{"id":83630,"date":"2025-08-31T00:01:54","date_gmt":"2025-08-30T22:01:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=83630"},"modified":"2026-07-09T17:10:19","modified_gmt":"2026-07-09T15:10:19","slug":"i-cantieri-navali-di-ravenna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83630","title":{"rendered":"I cantieri navali di Ravenna e le grandi navi ellenistiche &#8211; parte II di Domenico Carro"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: I SECOLO<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>parole chiave: Caligola, Gaio Giulio Cesare Germanico<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In epoca antica, la felice posizione di Ravenna al centro di un\u2019ampia laguna comunicante con il mare [29], in una situazione alquanto simile a quella che conosciamo per Venezia, venne apprezzata da Cesare durante ed allo scadere del suo lungo proconsolato in Gallia [30]. Fu poi suo figlio adottivo a sfruttare in grande stile le potenzialit\u00e0 portuali e cantieristiche di quel sito [31], per costruirvi gran parte della flotta necessaria all\u2019avvio della guerra Sicula [32].<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ottaviano-Augustus-as-Pontifex-Maximus-.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ottaviano-Augustus-as-Pontifex-Maximus-.jpg\" width=\"308\" height=\"433\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ottaviano, pontefice massimo, I secolo<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ottaviano<\/span><\/strong> non sarebbe ricorso a Ravenna, in posizione talmente decentrata rispetto alla primaria aerea di operazioni nel basso Tirreno se le relative capacit\u00e0 cantieristiche non fossero gi\u00e0 comprovate. \u00c8 peraltro possibile che fra le navi ch\u2019egli fece costruire a Ravenna nell\u2019inverno 39-38 a.C. vi fossero anche delle liburne, visto che due anni dopo egli si imbarc\u00f2 su una di quelle unit\u00e0 quando sub\u00ec un imprevisto attacco navale nelle acque di Taormina [33]. Quando egli torn\u00f2 nell\u2019Adriatico per la guerra Dalmatica, la sua flotta impegnata nella cattura delle navi dei Liburni che si erano dati alla pirateria deve aver nuovamente utilizzato Ravenna come base logistica [34].<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/faber-navalis-ravenna--1024x578.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 faber-navalis-ravenna--1024x578.png\" width=\"496\" height=\"280\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nave in costruzione a Ravenna ad opera del faber navalis Publio Longidieno (Museo Nazionale di Ravenna. Foto D. Carro)<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva scelta di tale citt\u00e0 come sede di una delle due maggiori flotte permanenti istituite da Ottaviano Augusto dopo la vittoria aziaca risult\u00f2 coerente con le esperienze precedentemente maturate e comport\u00f2 l\u2019esecuzione di grandi lavori per rendere pienamente efficiente la nuova base navale [35].<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il potenziamento dei cantieri navali fu una conseguente necessit\u00e0: esso venne anche favorito dall\u2019onda di dinamismo e di benessere che invest\u00ec l\u2019intera regione alto-adriatica all\u2019epoca dei primi Cesari [36], nonch\u00e9 dalla crescente presenza a Ravenna di maestranze specializzate. Queste ultime furono anche alimentate dall\u2019afflusso di operai, marinai e classiari provenienti dall\u2019altra sponda del mare e recanti con s\u00e9 anche le abilit\u00e0, le competenze e le tradizioni navali dei Liburni [37]. Le fonti epigrafiche, ancorch\u00e9 riferibili soprattutto al II e III secolo, confermano tali dati ed evidenziano la tendenza dei membri degli equipaggi a rimanere a Ravenna anche dopo il congedo, divenendone quindi cittadini a tutti gli effetti [38]. A margine dobbiamo osservare che, non essendo rimasta traccia delle analoghe iscrizioni del I secolo [39], non potremmo attenderci di trovare epigrafi di membri degli equipaggi delle Deceres Liburnicae di Caligola.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/navali-aravenna-carro-1024x593.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 navali-aravenna-carro-1024x593.png\" width=\"1114\" height=\"645\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bassorilievo della Colonna Traiana che mostra, alle spalle dell\u2019imperatore (in piedi, a poppa della propria nave praetoria), i tetti a volta dei navalia di Classe, base navale di partenza della flotta romana all\u2019inizio della seconda campagna Dacica. (Foto D. Carro)<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni ulteriori dati sui cantieri navali di Ravenna sono desumibili dalle fonti iconografiche: in particolare, l\u2019esistenza di una fiorente attivit\u00e0 cantieristica civile (rappresentata dal <strong><span style=\"color: #008000;\">faber navalis Longidieno<\/span><\/strong>) per il naviglio mercantile e la capacit\u00e0 di realizzare anche navi di grandi dimensioni, come le onerarie maggiori e probabilmente anche le robuste lapidariae [40].\u00a0Dall\u2019iconografia abbiamo anche una possibile vista dei navalia della base navale di Classe: essi sono rappresentati sullo sfondo della scena della colonna Traiana relativa alla partenza della flotta per la seconda guerra Dacica [41]. Quel bassorilievo \u00e8 stato peraltro giudicato come la pi\u00f9 sicura illustrazione antica di navalia romani [42].<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le grandi poliremi ellenistiche<\/span><\/strong><\/span><br \/>Per poter parlare di poliremi occorre innanzi tutto aver ben chiaro che di realmente chiaro su tale argomento non possediamo nulla [43]. Gli antichi avevano dinnanzi agli occhi qualcosa di talmente evidente, che non ritennero utile descrivere le ovviet\u00e0; ma quello spettacolo ci \u00e8 purtroppo precluso. Sull\u2019iconografia non possiamo mettere la mano sul fuoco [44], mentre le varie ipotesi moderne continuano a destare alterne perplessit\u00e0 [45], non configurando quella limpida ed immediata evidenza che sembra aver caratterizzato l\u2019antica concezione del remeggio [46]. Ai nostri fini sar\u00e0 allora sufficiente prendere la numerazione che contraddistingue i vari tipi di navi [47] dell\u2019antichit\u00e0 greco-romana come un non meglio definibile indice della loro potenza remiera e, di conseguenza, della loro grandezza. Fino a prova contraria parrebbe comunque logico continuare ad accogliere il verosimile limite di due o al massimo tre livelli di scalmiere [48] per tutte le poliremi superiori alle triremi [49].<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La corsa al gigantismo delle poliremi inizi\u00f2, com\u2019\u00e8 noto, con la rivalit\u00e0 fra gli ambiziosi ex-luogotenenti di Alessandro Magno che si impossessarono delle pi\u00f9 appetibili regioni del suo effimero impero. Inizi\u00f2 Tolomeo Sotere, cui venne attribuita la realizzazione di navi da XII [50], dopo aver combattuto contro Antigono Monoftalmo e suo figlio Demetrio Poliorcete, che costruirono invece navi da XV e da XVI [51]. Una nave altrettanto potente potrebbe poi essere stata efficacemente utilizzata dal figlio di quest\u2019ultimo, Antigono Gonata [52]. I limiti massimi furono raggiunti da Tolomeo II Filadelfo (il costruttore della Biblioteca, del Museo e del Faro di Alessandria), che si dot\u00f2 di una flotta imponente, le cui unit\u00e0 maggiori furono due XXX [53], e da Tolomeo IV Filopatore che cerc\u00f2 di compensare la propria inconsistenza con due colossi navali: un\u2019unit\u00e0 marittima da XL (tessaracontera) [54] ed un mega-panfilo fluviale (thalamego) [55]. Di tutte le gigantesche poliremi ellenistiche, ci sono pervenute delle specifiche descrizioni solo per queste ultime due, nonch\u00e9 per quella che nel frattempo era stata costruita da Gerone II avvalendosi del genio di Archimede (la Siracusia) [56]: create per smania di ostentazione di grandeur, all\u2019atto pratico si dimostrarono tutte inutilizzabili [57].<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/tessarakonteres-.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tessarakonteres-.jpeg\" width=\"611\" height=\"202\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">tessaracontera<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre anche osservare che conosciamo queste sconcertanti super-poliremi attraverso pochissime fonti antiche ed in assenza di altri riscontri. Ad esempio, le monete emesse da <strong><span style=\"color: #008000;\">Tolomeo I<\/span><\/strong> e dal suo avversario <strong><span style=\"color: #008000;\">Demetrio Poliorcete<\/span><\/strong> mostrano una prora di nave sostanzialmente simile a quella della quinquereme che comparve qualche decennio dopo sulla prima monetazione romana [58]: solo le navi combattenti vere e proprie [59] furono dunque considerate idonee e credibili quale emblema del potere marittimo.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/tetradracma-di-demetriopolicete-1024x530.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tetradracma-di-demetriopolicete-1024x530.jpg\" width=\"1105\" height=\"572\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">tetradracma di Demetrio Poliorcete<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 nonostante, i regni ellenistici conservarono il gusto delle grandi poliremi allestite in modo sfarzoso [60], come si vide con le regie unit\u00e0 (da XVI) dei sovrani di Macedonia \u2013 Filippo V [61] e Perseo [62] \u2013 e con le navi di Cleopatra VII: quelle utilizzate come panfili regali [63] e quelle armate insieme ad Antonio per tentare di sbarcare in Italia. Le dimensioni delle maggiori navi (deceremi [64]) di questa flotta, fermata e sconfitta ad Azio, sono palesate dalle impronte lasciate dai loro rostri sul basamento del monumento eretto da Ottaviano a Nicopoli [65].<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la battaglia navale di Azio, le grandi navi catturate in quelle acque vennero conservate per qualche tempo nella flotta imperiale creata a <strong><span style=\"color: #008000;\">Forum Iulii (Fr\u00e9jus)<\/span><\/strong> [66], mentre nelle nuove flotte permanenti di Miseno e Ravenna rimase tutta la gamma delle navi vittoriose, dalle quinqueremi [67] alle liburne, oltre ad una esareme come nave ammiraglia [68]. Delle gigantesche poliremi ellenistiche sopravvisse solo il ricordo, con un\u2019ammirazione condizionata dalle riserve sulla loro valenza bellica e sulle loro effettive qualit\u00e0 nautiche [69].<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte II &#8211; continua<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Domenico Carro<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">articolo parte del saggio dell&#8217;autore\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.romaeterna.org\/roma\/deceres.html\">DECERES LIBURNICAE (romaeterna.org)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Note<\/span><\/strong><br \/><b>[29]<\/b>\u00a0Strab. 5,1,7; Proc.\u00a0<i>B.G.<\/i>\u00a01,1; cfr. Vitr. 1,4,11 e Sil. 8,601-2; Magnani 1998, p. 183; Venturini 2008, pp. 33-34.<br \/><b>[30]<\/b>\u00a0In quegli anni Cesare stabil\u00ec diverse volte il proprio quartier generale invernale a Ravenna: Caes.\u00a0<i>civ.<\/i>\u00a01,5,5; Flor.\u00a0<i>epit.<\/i>\u00a01,45,22; Suet.\u00a0<i>Iul.<\/i>\u00a030-31; App.\u00a0<i>civ.<\/i>\u00a02,32.<br \/><b>[31]<\/b>\u00a0Per l\u2019abbondanza di legni necessari per le navi e per la presumibile presenza di carpentieri qualificati (Alfieri 1968, p. 205; Gnoli 2003, p. 5; Cirelli 2013a, p. 114).<br \/><b>[32]<\/b>\u00a0Ottaviano trasse da Ravenna diverse navi ivi costruite nell\u2019inverno 40-39 a.C. e vi mise in cantiere molte altre unit\u00e0 nel successivo inverno 39-38 (App.\u00a0<i>civ.\u00a0<\/i>5,78 e 80).<br \/><b>[33]<\/b>\u00a0App. civ. 5,111. La flotta di Ottaviano era costituita dalle 120 navi cedute da Antonio, oltre alle navi ravennati che il primo dovrebbe aver lasciato a Taranto nel precedente autunno (App.\u00a0<i>civ.<\/i>\u00a05,93 e 95).<br \/><b>[34]<\/b>\u00a0Redd\u00e9 1986, p. 350; Kos 2012, p. 94; Kurilic 2012, p. 115.<br \/><b>[35]<\/b>\u00a0Bermond Montanari 1961, p. 17; Magnani 2001, p. 39; Gnoli 2003, p. 6. Lavori emblematici furono la fossa Augusta e l\u2019imponente faro (Plin.\u00a0<i>nat.<\/i>\u00a03,119 e 36,12).<br \/><b>[36]<\/b>\u00a0<i>\u201c\u00c8 questa, con tutta evidenza, l\u2019et\u00e0 d\u2019oro della regione e dei suoi traffici.\u201d<\/i>\u00a0(Panciera 2006b, p. 703).<br \/><b>[37]<\/b>\u00a0Gran parte di questo personale era originario della Dalmazia e della Pannonia: Tac.\u00a0<i>hist.<\/i>\u00a03,12,1 e 3,50,3; Ferrero 1878, p. 45; Forni 1968, p. 269; Bonino 1978, p. 30; Parma 2002, pp. 323-325.<br \/><b>[38]<\/b>\u00a0Susini 1961, pp. 37-38; Gnoli 2003, pp. 5-6.<br \/><b>[39]<\/b>\u00a0Susini 1961, pp. 36.<br \/><b>[40]<\/b>\u00a0Bonino 1978, pp. 33 e 36-38.<br \/><b>[41]<\/b>\u00a0\u00c8 stato argomentato in modo convincente che quella partenza sia avvenuta proprio da Ravenna (Mazzarino 1979, pp. 179-182).<br \/><b>[42]<\/b>\u00a0Rankov 2013, pp. 39 e 47.<br \/><b>[43]<\/b>\u00a0Non vi sono delle reali certezze nemmeno sulla trireme, nonostante l&#8217;interessante tentativo di ricostruzione sperimentale della\u00a0<i>Olympias<\/i>: cfr. Ingravalle 1990, p. 68, e Servello 1990, p. 88.<br \/><b>[44]<\/b>\u00a0<i>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Non credo autorevole siffatta iconografia e non mi compiaccio di fondarmici su. Tuttod\u00ec nell\u2019araldica noi vediamo leoni ed aquile e draghi e liocorni e consimili bestie da blasone che in natura non fur mai. Guai se tenendo conto di quelle immagini fantastiche ripetute si ardisse costruire una fauna medioevale!<\/span><\/strong>\u201d<\/i>\u00a0(Vecchj 1892, p. 11)<br \/><b>[45]<\/b>\u00a0Redd\u00e9 1980, pp. 1036-1037.<br \/><b>[46]<\/b>\u00a0Con le ipotesi attualmente prevalenti, per esprimersi in modo rigoroso occorrono almeno quattro definizioni diverse a seconda della taglia delle unit\u00e0: II-III, IV-VIII, IX-XVI, da XX in su (Basch 1987, p. 344).<br \/><b>[47]<\/b>\u00a0Per i Romani: <strong><em><span style=\"color: #008000;\">bireme, trireme, quadrireme, quinquereme, ecc., dette in gergo tecnico diere (o dicrota), triere, tetrere, pentere<\/span><\/em><\/strong>, ecc., e contraddistinte dal simbolo del corrispondente numero romano sopralineato.<br \/><b>[48]<\/b>\u00a0Fori di uscita dei remi. Evito di parlare di \u201cordini di remi\u201d, espressione foriera di equivoci data la sua apparente equivalenza con l\u2019identica locuzione latina (dal controverso significato).<br \/><b>[49]<\/b>\u00a0<i>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Concedo fino a due ordini di palchi sovrapposti nelle massime antiche poliremi e nei dromoni di Bisanzio; pi\u00f9 in l\u00e0 non so andare colla guida del buon senso<\/span><\/strong>\u201d<\/i>\u00a0(Vecchj 1892, p. 12). Alcuni ammettono anche la possibilit\u00e0 di un terzo livello, come per le triremi (Avilia et al. 1989, p. 142).<br \/><b>[50]<\/b>\u00a0Plin.\u00a0<i>nat.<\/i>\u00a07, 208.<br \/><b>[51]<\/b>\u00a0Plut.\u00a0<i>Demet.<\/i>\u00a020,4 e 43,4-5. Queste poliremi non comparvero alla battaglia navale di Salamina di Cipro (307 a.C.), in cui si fronteggiarono le navi di linea dell\u2019epoca (quinqueremi e quadriremi), anche se Demetrio vi schier\u00f2 anche qualche unit\u00e0 da VI e da VII (Diod. 19,49-52). Cfr. Polyaen. 4,7,7.<br \/><b>[52]<\/b>\u00a0Athen. 5,44. Questa nave, di cui si conosce decisamente poco, potrebbe coincidere con la polireme da IX citata da Paus. 1,29,1.<br \/><b>[53]<\/b>\u00a0Athen. 5,36. Oltre alle due XXX, vi erano una XX, quattro XIII, due XII, quattordici XI, trentasette VII, cinque VI, seguite dai tipi pi\u00f9 comuni.<br \/><b>[54]<\/b>\u00a0Athen. 5,37. Va respinta l\u2019ipotesi che si trattasse di un catamarano (Basch 1987, p. 352 ; Janni 1996, p. 437; Bonino 2003, p. 113).<br \/><b>[55]<\/b>\u00a0Athen. 5,38 -39.<br \/><b>[56]<\/b>\u00a0Athen. 5,40-44. Gerone, alleato di Roma dal 263 a.C., si liber\u00f2 di quella nave troppo ingombrante inviandola in dono a Tolomeo III Evergete.<br \/><b>[57]<\/b>\u00a0Plut.\u00a0<i>Demet.<\/i>\u00a043,4; Vecchj 1892, p. 59; Basch 1987, p. 346 e 353; Bonino 2003, p. 156 e 172-173.<br \/><b>[58]<\/b>\u00a0Morello 2008, pp. 3, 6 e 9.<br \/><b>[59]<\/b>\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Quadriremi e, soprattutto, quinqueremi<\/span><\/strong>, spesso accompagnate da alcune unit\u00e0 maggiori come navi ammiraglie: <strong><span style=\"color: #008000;\">esaremi (o exaremi o sex-remi<\/span><\/strong> secondo Muratori 1740, p. 784) e <strong><span style=\"color: #008000;\">septiremi<\/span><\/strong>.<br \/><b>[60]<\/b>\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Mitridate VI Eupatore<\/span><\/strong>, re del Ponto, non fu da meno. Sappiamo infatti che solo all\u2019inizio della sua terza guerra contro i Romani egli decise di togliere dalle sue navi\u00a0<i>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">gli sfarzosi appartamenti per le donne, i baldacchini d&#8217;oro ed i bagni per le concubine<\/span><\/strong>\u201d<\/i>\u00a0(Plut.\u00a0<i>Luc.<\/i>\u00a07, 5).<br \/><b>[61]<\/b>\u00a0Al termine della II guerra Macedonica i Romani la lasciarono al re sconfitto perch\u00e9 la giudicarono di difficile manovra (Liv. 33,30,5; Pol. 18,44,6).<br \/><b>[62]<\/b>\u00a0Questa nave, catturata al termine della III guerra Macedonica, venne portata a Roma ed immessa, con altre grandi poliremi macedoni, nei Navalia del Campo Marzio (Liv. 45,35,3 e 45,42,12; Pol. 36,5,7; Plut.\u00a0<i>Aem.<\/i>\u00a030,2).<br \/><b>[63]<\/b> Sono ricordati il panfilo fluviale (thalamego) utilizzato per una crociera sul Nilo con Cesare (Suet.\u00a0<i>Iul.<\/i>\u00a052,1; App.\u00a0<i>civ.<\/i>\u00a02,90) e la splendida nave a bordo della quale incontr\u00f2 Antonio in Cilicia (Plut.\u00a0<i>Ant.<\/i>\u00a026).<br \/><b>[64]<\/b>\u00a0Cass. Dio 50,23,2; Plut.\u00a0<i>Ant.<\/i>\u00a061 e 64.<br \/><b>[65]<\/b>\u00a0Murray 2007, pp. 446 e 449.<br \/><b>[66]<\/b>\u00a0Tac.\u00a0<i>ann.<\/i>\u00a04,5. Questa sistemazione dovrebbe essere avvenuta intorno al 29 a.C. (anno del trionfo di Ottaviano dopo la guerra Aziaca), ovvero una settantina di anni prima delle deceremi di Caligola.<br \/><b>[67]<\/b>\u00a0Sotto i primi Cesari, le quinqueremi rimasero in numero consistente, come si evince dal progetto della fossa Neronis (Suet.\u00a0<i>Nero<\/i>\u00a031).<br \/><b>[68]<\/b>\u00a0\u00c8 ben nota la Ops della flotta di Miseno (CIL X, 3560 e 3611), ma non \u00e8 escluso che ve ne fosse una anche a Ravenna (Bonino 1978, p. 32).<br \/><b>[69]<\/b>\u00a0Questo giudizio sembra aver influenzato l\u2019aneddoto moralistico della nave immaginaria del re Eeta: enorme e ricolma di palazzi e giardini, ma destinata ad affondare miseramente nei primi marosi incontrati (Max. Tyr. 30).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83628\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83630\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83633\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83696\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83919\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a><\/p>\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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