{"id":83318,"date":"2023-03-30T00:01:00","date_gmt":"2023-03-29T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=83318"},"modified":"2025-12-01T08:21:32","modified_gmt":"2025-12-01T07:21:32","slug":"immergersi-tra-i-relitti-della-campagna-di-gallipoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83318","title":{"rendered":"Immergersi tra i relitti della campagna di Gallipoli &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DARDANELLI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: relitti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle alture della penisola di Gallipoli si scorgono, a nord-ovest, sorgere scure e massicce dalle acque dell\u2019Egeo l\u2019isola greca di Samotracia e quella turca di G\u00f6k\u00e7eada (o \u0130mroz Adas\u0131) \u2013 che durante la Prima Guerra Mondiale era greca e si chiamava Imbros. Dall\u2019altra parte, verso sud, il canale dei Dardanelli segna come un ampio fiume il confine tra Europa e Asia; la sua importanza strategica \u00e8 marcata dalle tante fortezze che ne presidiano le sponde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camminando sulle cime di queste colline, tra i profumi intensi e i colori verdi e bruni della macchia mediterranea, ci si pu\u00f2 imbattere in un tratto di trincea, in un imponente cannone, o nelle lapidi bianche e ordinate di un cimitero militare: a oltre 100 anni di distanza sono le vestigia delle battaglie che insanguinarono questa penisola, trasformata in un\u2019enorme fortezza a cielo aperto nel 1915.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/gruppo-spedizione-Dardanelli-ottobre-2022.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gruppo-spedizione-Dardanelli-ottobre-2022.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i componenti della spedizione <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in effetti, ci si rende ben presto conto di trovarsi in un vero e proprio sacrario che custodisce, in una quiete a malapena rotta da gruppi di rispettosi visitatori, la memoria \u2013 oltre che le spoglie \u2013 di quanti persero la vita da una parte e dall\u2019altra del fronte. Pu\u00f2 stupire la quantit\u00e0 di idiomi che si ascoltano: <strong><span style=\"color: #008000;\">Ellis Ashmead-Bartlett<\/span><\/strong>, corrispondente di guerra al seguito della Spedizione Alleata ai Dardanelli per conto della <em>London Newspapers<\/em>, la defin\u00ec \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">la battaglia delle Nazioni<\/span><\/strong>\u201d per via della variet\u00e0 di provenienze dei soldati: accanto ai britannici e ai francesi vi erano scozzesi, irlandesi, australiani, neozelandesi, sikh, punjabi, gurkha, algerini, zuavi, senegalesi e marocchini. L\u2019esercito ottomano, affiancato da quello tedesco, dimostr\u00f2 una capacit\u00e0 di difesa incrollabile e, dopo oltre otto mesi di combattimenti, le forze alleate dovettero ritirarsi, lasciando sul campo un numero di vittime pari al tributo pagato dal fronte opposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu <strong><span style=\"color: #008000;\">Mustaf\u00e0 Kemal<\/span><\/strong>, valoroso comandante nella Campagna di Gallipoli e in seguito primo Presidente della Repubblica Turca, cos\u00ec amato dal suo popolo da ricevere nel 1934 il nome di Atat\u00fcrk (il Padre dei Turchi), ad accogliere i caduti di ogni nazione dichiarando: \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Riposate in pace qui, per noi non c\u2019\u00e8 differenza tra i Johnny e i Mehmet che giacciono fianco a fianco nella nostra Terra. Quando hanno perso la vita nel nostro Paese, sono diventati anch\u2019essi nostri figli.<\/span><\/strong>\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_1898-monumento-ad-Ataturk-a-Chunuk-Bair-768x1024.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 IMG_1898-monumento-ad-Ataturk-a-Chunuk-Bair-768x1024.jpeg\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">statua di Mustaf\u00e0 Kemal (Atat\u00fcrk) a Chunuk Bair &#8211; foto dell&#8217;autrice<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La campagna era nata come un\u2019impresa navale, pianificata dall\u2019Ammiragliato Britannico in accordo con la Marina Francese. L\u2019obiettivo era quello di forzare lo Stretto dei Dardanelli, aprendo un nuovo fronte che avrebbe allentato quello del Caucaso e lo scontro nel cuore dell\u2019Europa nella convinzione che si sarebbe arrivati ad una rapida resa di Costantinopoli e alla riapertura per gli alleati russi di una via di comunicazione con il Mar Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione dell\u2019intervento navale fu presa all\u2019unanimit\u00e0 dal <strong><span style=\"color: #008000;\">Consiglio di Guerra britannico<\/span><\/strong> il 13 febbraio 1915. Sarebbero state impiegate corazzate di vecchia generazione, cosiddette <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>pre-dreadnought<\/em><\/span><\/strong>, come la <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Majestic<\/em><\/span><\/strong> e la <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Canopus<\/em> <\/span><\/strong>che potevano essere tolte dal principale scacchiere di guerra dove di fatto avevano compiti operativi secondari. Ma insieme a queste, si sarebbe inviata la prestigiosa <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Queen Elisabeth<\/em><\/span><\/strong>, la prima di cinque nuove corazzate e una delle pi\u00f9 potenti navi della flotta britannica, che con i suoi cannoni da 15 pollici poteva bombardare le fortezze turche mantenendosi a distanza dalle batterie costiere nemiche. E inoltre due <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>semi-dreadnought<\/em><\/span><\/strong> come l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Agamennon<\/em><\/span><\/strong> e la <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Lord Nelson<\/em><\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La commissione che nel 1917 esamin\u00f2 la Campagna dei Dardanelli mise in evidenza la vaghezza del piano approvato dal Consiglio: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">come si poteva pensare che una flotta conquistasse una penisola o catturasse e occupasse una citt\u00e0 come Costantinopoli?<\/span><\/em><\/strong>\u201d. Di fatto c\u2019era grande fiducia, e forse non del tutto mal riposta, nell\u2019effetto che la potenza navale britannica avrebbe di per s\u00e9 avuto su un Impero Ottomano da tempo in declino. Sotto il comando dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Sackville Carden<\/span><\/strong> una flotta mai vista prima nel Mediterraneo fece rotta a met\u00e0 febbraio verso la bocca dei Dardanelli. Una prima offensiva per bombardare le fortezze turche fu lanciata il 19 febbraio, una seconda il 25. Con un\u2019efficace tattica elusiva, l\u2019esercito ottomano scompariva durante i bombardamenti per riapparire appena questi terminavano, la sua artiglieria si concentrava sui dragamine, rendendo molto difficili le loro operazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 18 marzo 1915 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio De Robeck<\/span><\/strong>, che aveva sostituito il troppo incerto <strong><span style=\"color: #008000;\">Carden<\/span><\/strong>, sferr\u00f2 l\u2019attacco principale entrando nei Dardanelli con un primo gruppo di dieci corazzate, seguito a distanza di un miglio da un secondo gruppo di navi sotto comando francese e infine da una terza linea di navi britanniche.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/canakkale_zaferi_osmanli_basininda_boyle_yer_almisti.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 canakkale_zaferi_osmanli_basininda_boyle_yer_almisti.jpg\" width=\"706\" height=\"424\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La nave Bouvet urta una mina il 18 marzo,1915\u00a0 &#8211; Wikimedia Commons<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/French_battleship_Bouvet_capsizes_killing_over_600_men_after_having_struck_a_mine_in_the_Dardanelles_on_18_March_1915_during_the_Battle_of_Gallipoli-wikimedia.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 French_battleship_Bouvet_capsizes_killing_over_600_men_after_having_struck_a_mine_in_the_Dardanelles_on_18_March_1915_during_the_Battle_of_Gallipoli-wikimedia.jpg\" width=\"640\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in poco tempo si capovolge portando con se 600 uomini\u00a0<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:French_battleship_Bouvet_capsizes,_killing_over_600_men,_after_having_struck_a_mine_in_the_Dardanelles_on_18_March_1915_during_the_Battle_of_Gallipoli._(12558878113).jpg\">French battleship Bouvet capsizes, killing over 600 men, after having struck a mine in the Dardanelles on 18 March 1915 during the Battle of Gallipoli. (12558878113).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo circa due ore e mezza di fuoco incrociato, un colpo dell\u2019artiglieria pesante turca centr\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">nave francese <em>Bouvet,<\/em><\/span><\/strong> facendone esplodere i depositi delle munizioni e affondandola in meno di due minuti insieme a oltre 600 uomini di equipaggio. Altri incidenti funestarono la lunga giornata, alla fine della quale il bilancio delle forze anglo francesi era di tre navi perse e una quarta gravemente danneggiata.\u00a0Ignorando l\u2019effetto che i bombardamenti avevano avuto sul fronte ottomano, si decise di sospendere l\u2019operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado <strong><span style=\"color: #008000;\">Churchill<\/span> <\/strong>avesse dichiarato che \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">inevitabili perdite erano da mettere in conto<\/span><\/em><\/strong>\u201d, il timore di altri affondamenti spinse alla risoluzione che la flotta da sola non poteva conquistare i Dardanelli, era necessario attendere l\u2019arrivo dell\u2019esercito per organizzare un\u2019offensiva congiunta. Tra gli alti comandi a Londra si era a lungo discusso dell\u2019opportunit\u00e0 di affiancare all\u2019azione navale uno sbarco di forze armate nella Penisola di Gallipoli. Il pi\u00f9 contrario a questa scelta era stato il <strong><span style=\"color: #008000;\">Ministro della Guerra Lord Kitchener<\/span><\/strong>, che riteneva sbagliato togliere Divisioni da altri fronti e che inizialmente aveva osteggiato l\u2019intera campagna. <strong><span style=\"color: #008000;\">Non era stato il solo, diversi ammiragli avevano manifestato forti perplessit\u00e0 sul piano delineato dal Primo Lord dell\u2019Ammiragliato Winston Churchill, ma alla fine il giovane e brillante uomo politico aveva avuto la meglio sulla visione pi\u00f9 pragmatica dei militari.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora la decisione di interrompere le operazioni in attesa dello sbarco contrari\u00f2 Churchill prima di tutti: il tempo necessario per organizzarlo andava a scapito di qualsiasi ipotesi di effetto sorpresa, ma non si poteva forzare il giudizio degli ammiragli sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Denominata <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Mediterranean Expeditionary Force<\/em><\/strong><\/span>, la spedizione che segu\u00ec fu la pi\u00f9 grande operazione del suo genere mai concepita fino ad allora. Dopo un periodo di addestramento in Egitto, una quantit\u00e0 di imbarcazioni di ogni genere si radun\u00f2 nella baia di Mudros, nell\u2019isola di Lemnos, scelta come base delle operazioni. Insieme a corazzate, incrociatori e numerose navi militari, vi erano imbarcazioni da diporto, caicchi, pescherecci\u2026 pronti a trasportare a terra uomini, merci e animali. Il 25 aprile alcune decine di migliaia militari sbarcarono in diversi punti della penisola, tra questi gli uomini della 29ma divisione, una delle migliori unit\u00e0 dell\u2019esercito britannico, due divisioni australiane e neozelandesi gi\u00e0 di stanza in Egitto denominate <strong><span style=\"color: #008000;\">ANZAC (Australian and New Zealand Army Corps) <\/span><\/strong>che celebreranno su questa penisola la nascita della loro leggenda, e poi una divisione francese e una divisione della Royal Navy. Si riteneva che in breve tempo la Penisola sarebbe stata conquistata e le postazioni armate sullo stretto neutralizzate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/forte-di-Canakkale-768x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 forte-di-Canakkale-768x1024.jpg\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">cannoni e obici turchi &#8211; museo di Cannakale &#8211; foto dell&#8217;autrice<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, gli errori di valutazione furono molti e nefasti, a incominciare dal fatto che l\u2019esercito ottomano, sotto il comando del <strong><span style=\"color: #008000;\">generale tedesco Otto Liman von Sanders<\/span><\/strong>, aveva avuto tutto il tempo per organizzare la difesa di una penisola, scelta originariamente perch\u00e9 priva di guarnigioni militari sulle coste nord-occidentali. Ma vi fu anche una sottostima delle forze messe in campo dai turchi e della loro tenace capacit\u00e0 di difesa. Un altro grave problema era la mancanza di carte dettagliate del territorio per elaborare una strategia di attacco che sfruttasse al meglio le potenzialit\u00e0 delle divisioni in campo, oltre a consentire la sopravvivenza sul posto: c\u2019era acqua? c\u2019erano strade? e abitazioni? non si sapeva nulla. I molti interrogativi erano alla base della mancanza di un realistico piano di azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pendii che dalla cresta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Sari Bahir<\/span><\/strong> scendono al mar Egeo sono segnati da gole e dirupi scavati nel tempo dall\u2019azione del vento, della pioggia e delle tempeste invernali sulla tenera roccia calcarea.\u00a0Gli sbarchi avvennero in punti dai quali era molto difficile poter avanzare verso l\u2019interno, non parliamo di poter attraversare la penisola verso le fortificazioni sui Dardanelli. Sotto il tiro costante del nemico, che dall\u2019alto delle ripide pareti godeva di una mobilit\u00e0 ben protetta, le truppe giungevano a terra a bordo di lance e pontoni sui quali erano cos\u00ec stipate, spalla contro spalla, che a volte non si riusciva nemmeno ad alzare il fucile per difendersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Era un facile tiro al bersaglio per i turchi, una carneficina per gli alleati:<\/span><\/strong> molti soldati morivano senza aver nemmeno messo piede a terra, altri annegavano sotto il peso delle attrezzature saltando dalle imbarcazioni prima che queste avessero raggiunto le acque basse.\u00a0Quelli che riuscivano a sbarcare erano costretti a scavarsi rapidamente un riparo sotto le cenge di roccia e da qui sferrare attacchi frontali dagli esiti deleteri. La sola operazione che si svolse con successo fu lo sbarco della divisione francese sulla costa asiatica, dove non si incontr\u00f2 nessuna resistenza. Alla fine di quella tragica giornata nessuno degli obiettivi era stato raggiunto. Incominci\u00f2 da quel momento quella drammatica guerra di trincea che gi\u00e0 si conosceva sul fronte occidentale, ma in questo caso in un territorio remoto, disabitato e sconosciuto, la cui discontinuit\u00e0 rendeva estremamente difficili delle offensive coordinate: appena un gruppo risaliva una gola perdeva contatto con i compagni anche solo 50 metri pi\u00f9 in l\u00e0. Obiettivi apparentemente a portata di mano diventavano, in queste condizioni, impossibili da raggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c\u2019erano i turchi, incrollabili nella loro difesa e comandati da militari lucidi e infaticabili, come <strong><span style=\"color: #008000;\">Mustaf\u00e0 Kemal<\/span><\/strong> che il territorio lo conosceva bene e sapeva sempre come e dove rispondere agli attacchi nemici.\u00a0Il ruolo della Marina cambi\u00f2 rispetto ai piani originari, in attesa di una terza fase nella quale \u2013 neutralizzate via terra le difese ottomane sui Dardanelli \u2013 avrebbe raggiunto trionfalmente Costantinopoli e il Mar di Marmara. A quella fase, tuttavia, non si arriv\u00f2 mai.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/hms-irresistible-affondamento-nei-dardanelli-wikipedia-1024x714.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 hms-irresistible-affondamento-nei-dardanelli-wikipedia-1024x714.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La fine del HMS Irresistible. Il 18 marzo la nave urt\u00f2 una mina navale che caus\u00f2 vasti allagamenti ed il blocco dei motori. Alla deriva fin\u00ec nel raggio dei cannoni turchi, che la colpirono a morte. I tentativi di rimorchiarla fallirono ed alla fine il suo equipaggio fu evacuato mentre la nave affondava portando con se circa 150 marinai &#8211; da Lot-11259-15: WWI \u2013 Royal Navy. Royal Navy battleship, HMS Irresistible, May 4, 1915. She was hit by Turkish artillery then sunk by a mine from Turkish minelayer Nusret. George C. Bain Collection. Courtesy of the Library of Congress, LC-USZ62-110854. (2016\/10\/14) &#8211; National museum of the U.S. Navy &#8211;\u00a0 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Lot-11259-15_(30238939981).jpg\">File:Lot-11259-15 (30238939981).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le unit\u00e0 da guerra della Marina pattugliavano la costa, trasportando il Quartier Generale da un avamposto all\u2019altro, e soprattutto coprendo o anticipando le azioni militari con pesanti bombardamenti a distanza delle linee ottomane.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_1945-Canakkale-nave-museo-mine-1024x768.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 IMG_1945-Canakkale-nave-museo-mine-1024x768.jpeg\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mine ormeggiate turche conservate al museo di Cannakale &#8211; foto dell&#8217;autrice<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione cambi\u00f2 ulteriormente quando, nel mese di maggio, fecero la loro comparsa i sommergibili. Sistemi di scansione dei fondali erano ancora allo studio, non si conosceva a sufficienza la propagazione delle onde sonore in acqua, e le navi erano del tutto impotenti di fronte ad una minaccia che proveniva dalle profondit\u00e0 marine. Ben due sottomarini inglesi, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">E14<\/span><\/strong> del <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante Edward Boyle<\/span><\/strong> e l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">E11<\/span><\/strong> del <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante Martin Nasmith<\/span><\/strong>, avevano raggiunto il Mar di Marmara attraverso i Dardanelli tra la fine di aprile e il mese di maggio, affondando un buon numero di imbarcazioni turche, diffondendo ottimismo tra gli Alleati e panico a Costantinopoli. Ma quando il 25 maggio il <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante tedesco Otto Hersing<\/span><\/strong> a bordo del <strong><span style=\"color: #008000;\">sommergibile U21<\/span><\/strong> affond\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">corrazzata <em>Triumph<\/em><\/span><\/strong>, il panico invase anche la Marina anglo-francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">De Robeck<\/span><\/strong>, che gi\u00e0 aveva spostato il suo Quartier Generale dalla <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Queen Elisabeth<\/em><\/span><\/strong> alla <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Lord Nelson<\/em><\/span><\/strong>, si trasfer\u00ec in gran fretta sul <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Triad<\/em><\/span><\/strong>, un\u2019imbarcazione da diporto che prima della guerra navigava pacificamente nel Bosforo. Le navi pi\u00f9 importanti furono ritirate nella baia di Mudros, lasciando un vuoto lungo le coste che le truppe alleate in trincea percepirono come un segno di fallimento. E sotto gli occhi dei soldati di entrambe le parti del fronte, due giorni dopo l\u2019affondamento della <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Triumph<\/em><\/span><\/strong> fu la volta della <strong><span style=\"color: #008000;\">corrazzata <em>Majestic<\/em><\/span><\/strong> colpita da un siluro dello stesso <strong><span style=\"color: #008000;\">U21<\/span><\/strong>. Il 4 luglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Hersing<\/span><\/strong> colp\u00ec un\u2019ultima volta, per affondare il mercantile francese <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Carthage<\/em><\/span><\/strong>, infine lasci\u00f2 le acque dei Dardanelli alla volta del Mar Adriatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sommergibili inglesi della classe E continuarono a percorrere i Dardanelli, non senza incidenti e affondamenti, raggiungendo comunque il risultato di spostare il trasporto dei rinforzi ottomani dall\u2019acqua alla terra, lungo percorsi complessi che richiedevano tempi molto pi\u00f9 lunghi.\u00a0Ma per gli Alleati fu sufficiente l\u2019azione dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">U21<\/span> <\/strong>per sconvolgere i piani della Marina e demoralizzare ulteriormente gli animi, facendo percepire sempre pi\u00f9 imminente e necessaria la conclusione di questa offensiva.\u00a0In autunno, dopo un nuovo sbarco in agosto, un numero enorme di vittime e l\u2019inverno che incombeva con condizioni di vita insopportabili in trincea, non erano stati raggiunti nemmeno gli obiettivi di quel lontano 25 aprile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/DSC01530-la-baia-di-Suvla-dalle-alture-della-penisona-di-Gallipoli-1024x675.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DSC01530-la-baia-di-Suvla-dalle-alture-della-penisona-di-Gallipoli-1024x675.jpg\" width=\"1024\" height=\"675\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">foto della baia di Suvla &#8211; foto dell&#8217;autrice<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai primi di dicembre si incominciarono ad evacuare le truppe dalle baie di Suvla e Anzac, e poco dopo da Cape Helles.\u00a0 Malgrado i timori degli alti comandi, fu l\u2019operazione meglio organizzata dell\u2019intera Campagna: si concluse il 9 gennaio senza lasciare sul campo nemmeno un morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Marina Cappabianca<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83318\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/83437\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: REPORTAGE PERIODO: XXI SECOLO AREA: DARDANELLI parole chiave: relitti &nbsp; Dalle alture della penisola di Gallipoli si scorgono, a nord-ovest, sorgere scure e massicce dalle acque dell\u2019Egeo l\u2019isola greca di Samotracia e quella turca di G\u00f6k\u00e7eada (o \u0130mroz Adas\u0131) \u2013 che durante la Prima Guerra Mondiale era greca e si chiamava Imbros. 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