{"id":80321,"date":"2023-01-17T00:05:59","date_gmt":"2023-01-16T23:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=80321"},"modified":"2026-04-01T09:05:14","modified_gmt":"2026-04-01T07:05:14","slug":"difesa-e-controllo-delle-frontiere-marittime-genovesi-secc-xvi-xviii-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/80321","title":{"rendered":"Difesa e controllo delle frontiere marittime genovesi (secc. XVI-XVIII) &#8211; Parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVI-XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR LIGURE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Genova<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> 3. La componente terrestre: isolamento e fortificazioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa Repubblica aveva una frontiera terrestre che si poggiava, a nord, sulla catena appenninica. Su questo fronte il governo genovese nei secoli dell\u2019et\u00e0 moderna port\u00f2 avanti una politica di difesa improntata sulla necessit\u00e0 di risparmiare risorse, sia militari che finanziarie: una strategia che aveva il proprio baricentro nell\u2019isolamento, ossia nella riduzione al minimo indispensabile delle vie di comunicazione con la Pianura Padana, presidiando con fortificazioni le poche esistenti (i massimi esempi in tal senso sono costituiti dal forte di Gavi sulla strada per Milano e dalla fortezza del Priamar a Savona \u2013 al contempo baluardo difensiva sul fronte terra e sul fronte mare \u2013 posizionata allo sbocco della strada che scende dal colle di Cadibona) (Rossi 2003, p. 39). Per le frontiere marittime una politica di difesa basata sull\u2019isolamento era, come \u00e8 facile intuire, poco praticabile, perch\u00e9 il mare \u00e8 lo spazio aperto per eccellenza: una via di comunicazione con pochi passaggi obbligati, difficile da controllare e quasi impossibile da chiudere, soprattutto quando, come nei casi ligure e c\u00f2rso, abbondano i litorali ricchi di approdi. Il principio dell\u2019isolamento pot\u00e9 essere applicato solo ad una delle problematiche di cui abbiamo parlato prima: la difesa contro la minaccia rappresentata potenze europee (vera o presunta che fosse). In ambito marittimo ridurre le vie di accesso da parte di un\u2019armata straniera alla Liguria e alla Corsica voleva dire, al contempo, evitare di realizzare scali artificiali di grandi dimensioni e proteggere i pochi porti naturali capaci di accogliere una flotta durante le operazioni di sbarco di un esercito invasore. Da qui deriv\u00f2 una politica volta ad impedire lo sviluppo di infrastrutture portuali e, soprattutto a partire dal primo Seicento (in seguito dall\u2019onda emotiva provocata dall\u2019occupazione spagnola del marchesato di Finale nel 1602), la particolare attenzione dedicata alla difesa dei due principali punti sensibili delle Riviere, la rada di Vado e al golfo di La Spezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la<strong><span style=\"color: #008000;\"> rada di Vado e il porto di La Spezia<\/span><\/strong> erano gli unici due porti naturali in grado di ospitare una grande flotta, nel caso dei bastimenti corsari barbareschi ogni approdo rappresentava un problema: le coste liguri e c\u00f2rse erano esposte nella loro interezza alle incursioni dei legni armati dalle Reggenze di Algeri, Tunisi e Tripoli. <strong><span style=\"color: #008000;\">Genova reag\u00ec a questa condizione di vulnerabilit\u00e0 strutturale varando, nella seconda met\u00e0 del Cinquecento e nel primo Seicento, un vasto programma di fortificazione dei litorali.<\/span> <\/strong>Ci\u00f2 port\u00f2 alla formazione di un cordone pressoch\u00e9 continuo di torri, forti e fortezze, realizzato grazie al contributo economico e materiale delle comunit\u00e0 locali e, per il caso della Corsica, di patrizi genovesi e notabili isolani.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Torre-di-Caldano-Corsica-particolare-di-un-atto-notarile-conservanti-nellArchivio-di-Stato-di-Genova.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Torre-di-Caldano-Corsica-particolare-di-un-atto-notarile-conservanti-nellArchivio-di-Stato-di-Genova.jpg\" width=\"1071\" height=\"1392\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Piazzeforti, fortezze, borghi murati, fortilizi (spesso definiti \u201ccastelli\u201d) e torri sono ancora adesso un tratto caratteristico del paesaggio costiero ligure e c\u00f2rso, vestigia di quello che Marco Lenci ha definito come \u00abl\u2019imponente complesso di difesa costiero facente capo alla Repubblica di Genova\u00bb (Lenci 2006, p. 88).<\/span><\/strong> Un complesso realizzato in risposta alla minaccia barbaresca, ma funzionale anche per far fronte ad altre problematiche: le fortificazioni costiere costituivano infatti una rete capillare deputata tanto alla difesa quanto ai controlli fiscali e sanitari. In linea di massima le guarnigioni che presidiavano queste fortificazioni erano composte da truppe dell\u2019esercito regolare (per le installazioni maggiori) e truppe locali (per le installazioni minori). Nel secondo caso possiamo fare una distinzione fra i reparti locali in servizio permanente (come le squadre di soldati \u00ababitanti\u00bb, \u00aba piedi\u00bb e a \u00aba cavallo\u00bb c\u00f2rse) e la milizia territoriale, che serviva con un sistema di turnazione ed era mobilitata in massa solo in caso di emergenza. Si trattava di truppe di fanteria, con la sola eccezione di cinque piccole squadre di cavalli leggeri (o soldati a cavallo) \u2013 di stanza nelle aree pianeggianti della costa orientale della Corsica e a Sarzana \u2013 concepite come forze di reazione immediata, e non a caso localizzate in zone nelle quali erano pi\u00f9 praticabili gli spostamenti via terra (Beri 2011b, pp. 87-94; Giacomone Piana e Dellepiane 2004, pp. 80-102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">4. La componente navale: la Marina da guerra<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Il controllo degli spazi marittimi liguri e c\u00f2rsi e la protezione dei litorali del Dominio di Terraferma e della Corsica era lo scopo stesso dell\u2019esistenza delle forza navali della Repubblica. La Marina da guerra genovese era una realt\u00e0 composita, formata in parte da una flotta statale permanente, in parte da imbarcazioni private impiegate in caso di necessit\u00e0 o armate per specifici scopi e in parte, per alcuni periodi, da unit\u00e0 che stavano a met\u00e0 strada fra il pubblico e il privato, fra il servizio permanente e quello temporaneo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/W.-Van-de-Velde-il-Giovane-Admiral-of-Genoa-1655-National-Maritime-Museum-of-Greenwich-1024x760.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 W.-Van-de-Velde-il-Giovane-Admiral-of-Genoa-1655-National-Maritime-Museum-of-Greenwich-1024x760.jpg\" width=\"1071\" height=\"795\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La storia della Marina genovese si pu\u00f2 suddividere, a grandi linee, in tre periodi, di durata secolare \u2013 il Cinquecento, in Seicento e il Settecento \u2013 caratterizzati da un diverso rapporto fra componente statale e privata.<\/span><br \/>\n<\/strong>Nel Cinquecento la Repubblica non ritenne mai necessario dotarsi di una forza navale statale che non fosse puramente simbolica, potendo contare, in caso di necessit\u00e0, sulle galee della famiglia Doria e degli altri assentisti al servizio dell\u2019alleata Spagna. Lo stuolo permanente di galee rappresent\u00f2 costantemente una forza di modestissima entit\u00e0, oscillando fra le due-tre unit\u00e0 della seconda met\u00e0 del Cinquecento e lei sei-sette del pieno Seicento, esso tuttavia possedeva il pregio di essere completamente statale, ossia finanziato al 100% dall\u2019erario; probabilmente la prima flotta del genere nell\u2019Europa dell\u2019et\u00e0 moderna. Per avere un\u2019idea del rapporto di forze tra la componente pubblica e quella privata nel XVI secolo, si tenga presente che nel 1571 le galee degli assentisti al servizio della Spagna di base a Genova (escludendo quindi quelle inquadrate nelle flotte dei regni di Napoli e Sicilia) erano 24, mentre lo stuolo statale ne contava solo tre (Borghesi 1973; Lo Basso 2003, pp. 206-311; Barbero 2010, pp. 623-634). Nel corso del Seicento il ridimensionamento della squadra degli assentisti e un parziale desiderio di sganciamento dall\u2019alleanza spagnola e di recupero della potenza marittima medievale \u2013 proprio del partito navalista \u2013 port\u00f2 a nuovi intendimenti nel campo della politica navale. Da ci\u00f2 derivarono: l\u2019incremento dello stuolo permanente, l\u2019allestimento di una squadra di navi da guerra di linea (o \u00abgaleoni\u00bb) e l\u2019esperimento delle galee di libert\u00e0. L\u2019allestimento di galee di libert\u00e0, avviato nel 1636, prese origine da un\u2019iniziativa privata e dall\u2019idea di armare galee ciurmate con soli rematori liberi (quindi senza schiavi e forzati) reclutati fra le comunit\u00e0 della riviere attraverso un sistema di leva marittima. Dopo le prime favorevoli esperienze il numero di queste unit\u00e0 crebbe, raggiungendo il massimo di nove alla met\u00e0 del secolo. Si trattava di armamenti non permanenti, la cui consistenza numerica vari\u00f2 di anno in anno in relazioni a fattori contingenti. Ma gi\u00e0 nel 1658, pochi anni dopo il periodo di maggior fortuna, l\u2019esperimento fu accantonato, e anche la squadra di navi di linea \u2013 che raggiunse un massimo di quattro unit\u00e0 destinate per lo pi\u00f9 alla scorta di convogli \u2013 rappresent\u00f2 niente pi\u00f9 che una rapida parabola racchiusa nel breve volgere di mezzo secolo. Agli esordi del Settecento la forza navale genovese era nuovamente ridotta alle sole galee dello stuolo ordinario, sei in tutto (dopo essere arrivate ad un massimo di otto durante il Seicento); una cifra destinata peraltro a dimezzarsi nel corso del secolo (Calcagno 1973; Lo Basso 2003, pp. 252-266).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa flotta striminzita era inadeguata per affrontare le problematiche connesse alla necessit\u00e0 di proteggere e controllare gli spazi marittimi in un quadro, quello settecentesco, caratterizzato dalla fine della secolare alleanza con la Spagna, da una nuova e pi\u00f9 intensa conflittualit\u00e0 intraeuropea (con relativa presenza di corsari nel mar Ligure) e dallo scoppio di una quarantennale insurrezione in Corsica. Le guerre di Corsica (1729-1768), in particolare, posero in forma nuova il problema della lotta al contrabbando marittimo \u2013 nella misura in cui Genova tent\u00f2 a pi\u00f9 riprese di sottoporre l\u2019isola a blocco navale, allo scopo di interdire il flusso di rifornimenti che dal continente raggiungeva gli scali controllati dai sollevati \u2013 determinando al contempo una condizione di instabilit\u00e0 nel sistema di difesa e controllo delle frontiere marittime della Repubblica, conseguenza della perdita, de facto, di quel antemurale del mar Ligure che la Corsica rappresentava. La strategia adottata dalla Repubblica fu quindi quella di puntare sull\u2019armamento straordinario di bastimenti mercantili noleggiati stagionalmente nelle comunit\u00e0 marittime delle Riviere liguri. Non si trattava di una novit\u00e0 assoluta: gi\u00e0 nel Seicento l\u2019armamento privato era una forma molto diffusa di reazione spontanea alla minaccia barbaresca ed era praticato normalmente dalla Repubblica per: dotare le galee di unit\u00e0 leggere di conserva adatte alle operazioni di caccia; sostenere i bastimenti armati dalla Casa di San Giorgio (a cui competevano i poteri di polizia fiscale) nella lotta al contrabbando; pattugliare le coste durante le emergenze sanitarie e incrementare, al bisogno, gli effettivi della squadra di navi di linea. La novit\u00e0 sta nelle dimensioni che tale strumento assunse nel Settecento e nella frequenza con cui fu utilizzato, tanto da essere \u2013 in un particolare ambito operativo, quello della caccia ai corsari barbareschi \u2013 istituzionalizzato attraverso la costituzione della Compagnia di Nostra Signora del Soccorso, una confraternita sui generis a direzione statale nata allo scopo di raccogliere fondi da investire nell\u2019allestimento di unit\u00e0 da guerra (Calcagno 2010, pp. 489, 491, 492, 495, 496, 512, 527-529; Assereto 2011, pp. 150-151; Beri 2011a, 2011b pp. 183-219; 2013 pp. 19-23, 2016a, 2016b)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">5. Conclusioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nConcludo con due brevi considerazioni di ordine generale. Lo stato genovese d\u2019et\u00e0 moderna era un organismo leggero, e questa sua \u201cleggerezza\u201d \u00e8 stata spesso tradotta in termini esclusivamente negativi, cio\u00e8 di uno stato minimo, povero di risorse, dotato di apparati inadeguati, assente, poco efficiente. Penso invece che, alla luce di quanto ho esposto, si debba proporre una diversa linea interpretativa, pi\u00f9 attuale, che vede nella \u201cleggerezza\u201d non necessariamente un handicap. Dal punto di vista della capacit\u00e0 di difesa e di controllo Genova fra XVI e XVIII secolo ha infatti compensato la pochezza dei suoi apparati attraverso il ricorso alle risorse private e\/o locali sia sotto il profilo dell\u2019organizzazione ordinaria e permanente (come nel caso della costruzione e gestione delle fortificazioni costiere) sia di quella straordinaria e temporanea (come nel caso delle risorse navali mobilitate nelle emergenze belliche, sanitarie e di ordine pubblico), stabilendo un rapporto virtuoso fra centro e periferia che si basava sul binomio consenso-reciprocit\u00e0. E all\u2019interno di questo rapporto la leggerezza dello stato, e la bassa pressione fiscale ad essa correlata, costituivano l\u2019elemento cardine, in assenza del quale gli aspetti virtuosi del rapporto sarebbero venuti meno. Siamo in presenza, in definitiva, di uno stato leggero, minimo, \u00e8 vero, ma non per questo assente e poco efficiente, anzi: gli studi pi\u00f9 recenti dimostrano il contrario.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Emiliano Beri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">testo tratto dalla relazione presentata al convegno internazionale &#8220;Navi genovesi nel Secolo dei Genovesi&#8221;, Archivio di Stato di Genova, 6 aprile 2018&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Riferimenti bibliografici<br \/>\n<\/span><\/strong><\/strong><span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Assereto, Giovanni (2011), \u201cPer la comune salvezza dal morbo contagioso\u201d. I controlli di sanit\u00e0 nella Repubblica di Genova, Novi Ligure, Citt\u00e0 del silenzio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Barbero, Alessandro (2010), Lepanto. La battaglia dei tre imperi, Roma-Bari, Laterza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2010), \u201cG\u00eanes et la Corse entre insurrection et guerre de succession d\u2019Austriche (1741-1748)\u201d, in Anne Brogini et Maria Ghazali (sous la dir. de), Des marges aux fronti\u00e8res, les puissances et les \u00eeles en Mediterran\u00e9e \u00e0 l\u2019\u00e9poque moderne, Paris, Garnier, pp. 287-342.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2011a), \u201cGenova e le marinerie del suo Dominio di fronte ai corsari di Pasquale Paoli (1755-1768)\u201d in Enza Pelleriti (a cura di), Fra terra e mare: sovranit\u00e0 del mare, controllo del territorio, giustizia dei mercanti, Soveria Mannelli, Rubbettino, pp. 95-119<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2011b), Genova e il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768), Novi Ligure, Citt\u00e0 del silenzio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2013), \u201cLa marine g\u00e9noise dans les guerres de la Corse (1729-1768)\u201d, in Chronique d&#8217;Histoire Maritime, publication de la Soci\u00e9t\u00e9 Fran\u00e7aise d\u2019Histoire Maritime, n. 74, pp. 17-26.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2015), \u201cD\u00e9fense et contr\u00f4le des littoraux de la Corse g\u00e9noise (XVIe -XVIIIe si\u00e8cles)\u201d, in Anne Brogini e Maria Ghazali (sous la dir. de), La M\u00e9diterran\u00e9e au prisme des rivages. Menaces, protections, am\u00e9nagements en M\u00e9diterran\u00e9e occidentale (XVIe-XXIe si\u00e8cles), Paris, Bouch\u00e8ne, pp. 99-109<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2016a): \u201cLa lotta al contrabbando nel teatro marittimo c\u00f2rso durante il medio Settecento fra polizia, intelligence e diplomazia\u201d, in Livio Antonelli e Stefano Levati (a cura di), Contrabbando e legalit\u00e0: polizia a difesa di privative, diritti sovrani e pubblico erario, Soveria Mannelli, Rubbettino.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Beri, Emiliano (2106b), \u201cLa Compagnia di Nostra Signora del Soccorso: iniziativa privata e potere pubblico di fronte all&#8217;emergenza barbaresca nella Genova del Settecento\u201d, in Enza Pelleriti (a cura di), Per una ricognizione degli stati di eccezione. Emergenze, ordine pubblico e apparati di polizia in Europa: le esperienze nazionali (secc. XVII-XX), Soveria Mannelli, Rubbettino.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Biagioni, Marco (2001), I corsari barbareschi contro Genova e il Levante ligure. Secc. XVI-XVII: incursioni, difese, schiavit\u00f9, riscatti, rinnegati, La Spezia, Luna.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Borghesi, Vilma (1973), \u201cIl Magistrato delle galee (1559-1607)\u201d, in Guerra e commercio nell&#8217;evoluzione della marina genovese tra XV e XVII secolo, Genova, Centro per la storia della tecnica in Italia CNR, pp. 187-223.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Giancarlo (1973), La navigazione convogliata a Genova nella seconda met\u00e0 del Seicento, in Guerra e commercio nell&#8217;evoluzione della marina genovese tra XV e XVII secolo, Genova, Centro per la storia della tecnica in Italia CNR, pp. 265-392.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2007), \u201cNel bel mezzo del Dominio\u201d. La comunit\u00e0 di Celle Ligure nei Sei-Settecento, Ventimiglia, Philobiblon.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2008), \u201cAl pregiudizio de la giurisdizione si aggiunge il danno pecuniario. Genova e la piaga del Finale nel XVII secolo\u201d, in Societ\u00e0 e Storia, n. 121, pp. 499-535.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2010), \u201cLa lotta al contrabbando nel mare Ligustico in et\u00e0 moderna: problemi e strategie dello Stato\u201d, in Mediterranea, n. 20, pp. 479-532.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2013), \u201cGenova, San Giorgio e il pattugliamento delle coste liguri a fini fiscali nel XVII secolo\u201d, in Livio Antonielli e Stefano Levati (a cura di), Controllare il territorio. Norme, corpi, conflitti tra Medioevo e Prima guerra mondiale, Soveria Mannelli, Rubbettino, pp. 189-212.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2015), \u201cUne pr\u00e9occupation r\u00e9currente pour G\u00eanes: la d\u00e9fense de la rade de Vado aux XVIe-XVIIIe si\u00e8cles\u201d, in Anne Brogini et Maria Ghazali (sous la dir. de), La M\u00e9diterran\u00e9e au prisme des rivages. Menaces, protections, am\u00e9nagements en M\u00e9diterran\u00e9e occidentale (XVIe-XXIe si\u00e8cles), Paris, Bouch\u00e8ne, pp. 45-58.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calcagno, Paolo (2016), \u201cMinacce dal mare: Genova e l\u2019intensificazione della corsa durante le guerre di Luigi XIV\u201d, in Enza Pelleriti (a cura di), Per una ricognizione degli stati di eccezione. Emergenze, ordine pubblico e apparati di polizia in Europa: le esperienze nazionali (secc. XVII-XX), Soveria Mannelli, Rubbettino.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Calvino, Nilo e Sarchi, Aldo (1980), Corsari, sbarchi e fortificazioni nell\u2019estremo Ponente ligure, Sanremo, Casabianca.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Cevini, Paolo (1984), La Spezia, Genova, Sagep.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Fara, Amelio (1983), La Spezia, Roma-Bari, Laterza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Fara, Amelio (1986), Il forte Santa Teresa nel Golfo della Spezia, Lerici, ENEA.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Fedozzi, Giorgio (1998), Corsari e pirati in Liguria. Le scorrerie dei predoni turchi e barbareschi, i saccheggi, le deportazioni, la schiavit\u00f9 e i riscatti, Imperia, Dominici.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Forti, Leone Carlo (1992), Fortificazioni ed ingegneri militari in Liguria (1684-1814), Genova, Compagnia dei Librai.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Giacomone Piana, Paolo e Dellepiane, Riccardo (2004): Militarium. Fonti archivistiche e bibliografia per la storia militare delle Repubblica di Genova (1528-1797), della Repubblica Ligure (1797-1805) e della Liguria napoleonica (1805-1814), Savone, Daner.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Graziani, Antoine-Marie (2000), \u201cLes ouvrages de d\u00e9fense en corse contre le turcs (1530-1650)\u201d, in Antoine-Marie Graziani et Michel Verg\u00e9-Franceschi (sous la dir. de), La guerre de course en M\u00e9diterran\u00e9e (1515-1830), Paris-Ajaccio, Presses de l&#8217;Universit\u00e9 Paris Sorbonne-Piazzola, pp. 73-158.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Graziani, Antoine-Marie (2001), \u201cLa menace barbaresque en Corse et la construction d\u2019un syst\u00e8me de d\u00e9fense (1510-1610)\u201d, in Revue d\u2019histoire maritime, nn. 2-3 (2001), pp. 141-162<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Lenci, Marco (2006), Corsari. Guerra, schiavi, rinnegati nel Mediterraneo, Roma, Carocci.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Lo Basso, Luca (2003), Uomini da remo. Galee e galeotti del Mediterraneo in et\u00e0 moderna, Milano, Selene.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Lo Basso, Luca (2007), \u201cGli asentisti del re. L\u2019esercizio privato della guerra nelle strategie economiche dei Genovesi (1528-1716)\u201d, in Rossella Cancila (a cura di), Mediterraneo in armi (secc. XV-XVIII), Quaderni Mediterranea, pp. 397-428.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Lo Basso, Luca (2011), \u201cUna difficile esistenza. Il duca di Tursi, gli asientos di galee e la squadra di Genova tra guerra navale, finanza e intrighi politici (1635-1643)\u201d, in Manuel Herrero S\u00e1nchez, Yasmina Roc\u00edo Ben Yessef Garfia, Carlo Bitossi, Dino Puncuh (coor.), G\u00e9nova y la Monarqu\u00eda Hisp\u00e1nica (1528-1713), Genova, Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria, pp. 819-846.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Marmori, Franco (1976), Fortificazioni nel golfo della Spezia, Genova, Stringa.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Pacini, Arturo (1990), I presupposti politici del \u201csecolo dei genovesi\u201d. La riforma del 1528, Genova, Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Pacini, Arturo (1999), La Genova di Andrea Doria nell\u2019impero di Carlo V, Firenze, Olschki.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Pacini, Arturo (2013), &#8220;Desde Rosas a Gaeta&#8221;: la costruzione della rotta spagnola del Mediterraneo occidentale nel secolo XVI secolo, Milano, F. Angeli.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Rossi, Luisa (2003), Lo specchio del Golfo. Paesaggio e anima della provincia spezzina, Sarzana, Agor\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">&#8211; Serpentini, Antoine-Laurent (2008), \u201cAspects du syst\u00e8me d\u00e9fensif de la Corse g\u00e9noise \u00e0 l\u2019\u00e9poque moderne\u201d, in Bruno Anatra et alii (a cura di), Contra Moros y Turcos. Politiche e sistemi di difesa degli Stati mediterranei della Corona di Spagna in Et\u00e0 Moderna, Cagliari, Istituto di Storia dell\u2019Europa mediterranea CNR, pp. 297-298.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/80309\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/80321\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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