{"id":80249,"date":"2022-12-29T00:01:00","date_gmt":"2022-12-28T23:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=80249"},"modified":"2025-08-28T16:57:35","modified_gmt":"2025-08-28T14:57:35","slug":"80249","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/80249","title":{"rendered":"Con la Grande Guerra inizi\u00f2 a Brindisi l&#8217;epopea dei MAS"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO:\u00a0STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MARINA MILITARE ITALIANA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: MAS<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mese di marzo 2016 si commemor\u00f2 a Brindisi il centenario dell\u2019arrivo dei <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS<\/span><\/strong> le cui silhouette dovevano diventare familiari per tutti i brindisini di varie generazioni che avevano imparato a riconoscerli quando solcavano le tranquille acque del porto con il loro inconfondibile rombo. Questi veloci mezzi venivano seguiti dalle loro imponenti onde fino alle rive delle spiagge, mentre raggiungevano i loro posti di ormeggio all\u2019interno del porto militare. La loro presenza nella citt\u00e0 di Brindisi dur\u00f2 fino agli anni settanta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG.-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG.-1.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Tutto inizi\u00f2 nel 1916<br \/>\n<\/span><\/strong>In quel tempo di guerra, <strong><span style=\"color: #008000;\">Brindisi<\/span><\/strong> era la sede del <strong><span style=\"color: #008000;\">Comando Superiore Navale del Basso Adriatico<\/span><\/strong> retto dal<strong><span style=\"color: #008000;\"> contrammiraglio Umberto Cagni<\/span><\/strong>, e il mare Adriatico\u00a0era infestato dai temibili sommergibili austriaci che, con base nel porto di Durazzo, scorrazzavano facendo strage di convogli civili e di mezzi militari navali italiani.<\/p>\n<figure style=\"width: 206px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Umberto_Cagni_capitano_vascello-763x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Umberto_Cagni_capitano_vascello-763x1024.jpg\" width=\"206\" height=\"276\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">contrammiraglio Umberto Cagni<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La genialit\u00e0 degli ingegneri navali italiani era per\u00f2 riuscita a inventare e quindi a progettare con l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ingegnere livornese Attilio Bisio<\/span><\/strong>, una speciale barca torpediniera lignea propulsa da un motore a scoppio da 40 cavalli. Un mezzo navale incredibilmente economico, velocissimo e versatile, con duecento miglia di autonomia, fornito di un cannoncino da 75 mm e, soprattutto, due potenti e letali siluri, che avrebbero potuto colpire il nemico con massima efficienza, in mare aperto cos\u00ec come nei suoi stessi porti. Il mezzo navale, realizzato in poco tempo nei cantieri navali della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Societ\u00e0 Veneziana di Automobili Navali (SVAN) <\/strong><\/span>a Venezia, fu chiamato con il suo acronimo <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS, \u201cMotobarca Armata SVAN\u201d<\/span><\/strong>, dal nome dell\u2019azienda che per prima produsse quelle speciali imbarcazioni militari.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-2.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ai primi due prototipi (<strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 1 &#8211; Fig. 1 e MAS 2 &#8211; Fig. 2<\/span><\/strong>), si misero rapidamente in cantiere altre unit\u00e0 fino a costituire una prima squadriglia di otto MAS, affidata al <strong><span style=\"color: #008000;\">tenente di vascello Alfredo Berardinelli<\/span><\/strong> con la missione di esplorazione, attacco e caccia ai sommergibili ed agli altri mezzi navali nemici, sfruttando il grande potere offensivo e il fattore sorpresa che implicava il suo impiego.\u00a0Un\u2019arma completamente sconosciuta al nemico che non ebbe mai un\u2019idea esatta della sua effettiva potenzialit\u00e0, tanto che talvolta gli attribu\u00ec anche qualit\u00e0 al disopra delle reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019arrivo a Brindisi<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nEra il 28 marzo 1916 e l\u2019Italia era entrata nel suo secondo anno di guerra al fianco degli alleati dell\u2019Intesa contro l\u2019impero austro-ungarico, quando il <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 3<\/span><\/strong>, di solo 8 tonnellate e 15 metri, giunse da Venezia a Brindisi su di un carro ferroviario. Presto lo raggiunsero altri cinque e poi altri 6, fino al completamento dell\u2019intera flottiglia composta da 12 MAS.<\/p>\n<figure style=\"width: 635px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-3.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-3.jpg\" width=\"635\" height=\"428\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 3 &#8211; il MAS 5 del comandante Berardelli e il MAS 7 del comandante Gennaro Pagano di Melito<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu cos\u00ec che Brindisi divenne la base principale nel Basso Adriatico di quei mezzi navali, ri-denominati <strong><span style=\"color: #008000;\">Motoscafi Armati Siluranti<\/span><\/strong> o le \u201cStreghe\u201d, come confidenzialmente erano soprannominati dagli equipaggi, perch\u00e9 capaci di apparire improvvisamente, assalire, colpire e allontanarsi velocemente, senza possibilit\u00e0 di essere intercettati dal nemico.<\/p>\n<figure style=\"width: 641px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-4.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-4.jpg\" width=\"641\" height=\"441\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 7, Fig. 4<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 7 giugno di quello stesso anno 1916, il<strong><span style=\"color: #008000;\"> MAS 5<\/span><\/strong> del comandante<strong><span style=\"color: #008000;\"> Berardelli<\/span><\/strong> e il <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 7<\/span><\/strong> del comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Gennaro Pagano di Melito<\/span><\/strong> (Fig. 3 e Fig. 4), partirono dalla base di Brindisi e penetrarono la rada di Durazzo, affondando il piroscafo <strong><span style=\"color: #008000;\">Lokrum;<\/span><\/strong> le due piccole e fragili imbarcazioni furono rimorchiate fino alle vicinanze di Durazzo da due torpediniere protette al largo da quattro cacciatorpediniere francesi. Perlustrando la baia, i due motoscafi avvistarono un piroscafo, evidentemente carico, ed ognuno lanci\u00f2 un siluro, colpendo entrambi il bersaglio, ancorato a 150 e 250 metri di distanza.\u00a0Meno di venti giorni dopo, gli equipaggi di quei due stessi MAS riuscirono a portare a termine un\u2019altra missione nella notte tra il 25 e il 26 giugno, affondando nella stessa rada di Durazzo un altro piroscafo austriaco, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Sarajevo<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-5-.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-5-.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, nell\u2019Alto Adriatico, i MAS si riempirono di gloria; nel dicembre del 1917 i MAS 9 e 13 (Fig. 5), guidati rispettivamente, da <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Rizzo<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Ferrarini<\/span><\/strong>, affondarono nella rada di Trieste la corazzata austro-ungarica <strong><span style=\"color: #008000;\">Wien<\/span><\/strong> e danneggiarono la <strong><span style=\"color: #008000;\">Budapest<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella base di Brindisi, durante tutto l\u2019anno 1917, i MAS furono principalmente impiegati in operazioni di vigilanza e caccia ai sommergibili austriaci operanti nel Basso Adriatico e nei servizi di polizia costiera nelle acque prospicienti l\u2019Albania. Nel 1918 arrivarono a Brindisi i MAS di nuova generazione, pi\u00f9 pesanti meglio armati e con motori pi\u00f9 sicuri e pi\u00f9 silenziosi. Nella notte tra il 12 e il 13 maggio, i MAS 99 e100, comandati rispettivamente da <strong><span style=\"color: #008000;\">Gennaro Pagano Di Melito<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Mario Azzi<\/span><\/strong>, attaccarono un convoglio nemico e affondarono il piroscafo<strong><span style=\"color: #008000;\"> Bregenz<\/span><\/strong> di ben 4000 tonnellate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Capo di Stato Maggiore della Marina austro-ungarica, ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Nikolaus Horthy<\/span><\/strong>, pianific\u00f2 un\u2019incursione contro lo sbarramento navale di Otranto che ostruiva l\u2019accesso al mare aperto alla marina asburgica mantenendola confinata nell\u2019Adriatico. Per quella missione, il 9 di giugno 1918, la squadra navale austro-ungarica con le corazzate <strong><span style=\"color: #008000;\">Szent Istv\u00e1n<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Tegetthoff<\/span><\/strong> salp\u00f2 da Pola.<\/p>\n<figure style=\"width: 647px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-6.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-6.jpg\" width=\"647\" height=\"452\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 6<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso della Grande guerra ci furono numerose missioni per i MAS, alcune di successo e andate a vuoto; infine, in coincidenza con il secondo anniversario della prima missione, il 10 giugno del 1918, il <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 15<\/span><\/strong> (Fig. 6 e Fig. 7) del comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Rizzo<\/span><\/strong>, affiancato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 21<\/span><\/strong> del comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Giuseppe Aonzo<\/span><\/strong>, affond\u00f2 nelle acque di Premuda lungo le coste dalmate, la possente corazzata austriaca <strong><span style=\"color: #008000;\">Szent Istv\u00e1n<\/span><\/strong> facendo entrare i MAS italiani nella leggenda.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-7.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-7.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ricorderete, all\u2019alba del 10 giugno il capitano di corvetta Luigi Rizzo, impegnato con i Mas 15 e 21 in un\u2019operazione di dragaggio di mine al largo dell\u2019isolotto di Lutrosnjak, entr\u00f2 fortuitamente in contatto con la flotta austro-ungarica e, sfruttando al meglio le caratteristiche dei MAS, grazie ad un coraggioso ed occulto avvicinamento spinto fino ameno di 500 metri di distanza, riusc\u00ec ad affondare la corazzata <strong><span style=\"color: #008000;\">Szent Istv\u00e1n<\/span><\/strong>, fiore all\u2019occhiello della marina nemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il contraccolpo psicologico dell\u2019azione ebbe ripercussioni talmente forti, da impedire nel corso della Grande guerra qualsiasi altra operazione navale alla monarchia mitteleuropea. L\u2019azione \u00e8 ancora ricordata dalla Marina militare italiana che festeggia il 10 giugno la sua festa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-8.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-8.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il poeta <strong><span style=\"color: #008000;\">Gabriele D\u2019Annunzio<\/span><\/strong> che, con <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Rizzo e Costanzo Ciano<\/span><\/strong>, aveva partecipato alla \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Beffa di Buccari<\/span><\/strong>\u201d del <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 96<\/span><\/strong> (Fig. 8), assieme ai <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 94 e 95<\/span><\/strong> (Fig. 9), nella baia a sud di Trieste nella notte tra il 10 e l\u201911 febbraio 1918, non tard\u00f2 a coniare per quegli intrepidi motoscafi il motto: <strong><span style=\"color: #008000;\">Memento Audere Semper<\/span><\/strong> &#8211; Ricorda di Osare Sempre.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-95-FIG-9.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-95-FIG-9.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusa la Prima guerra mondiale, molti MAS restarono di base a Brindisi, che ne accolse anche di nuovi e pi\u00f9 efficienti. Da Brindisi i MAS furono impiegati anche nella Seconda guerra mondiale, alcuni di vecchia generazione, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tipo SVAN<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Tipo Baglietto<\/span><\/strong>, altri d\u2019ultima generazione, pi\u00f9 veloci e pi\u00f9 efficienti, che vennero denominati classe <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS 500<\/span><\/strong>. Se ne costruirono 76 unit\u00e0 in quattro serie successive della stessa Classe, identificati MAS 501 a MAS 576, che affiancarono i vecchi 24 MAS ancora in servizio, per un totale di 100 MAS.<\/p>\n<figure style=\"width: 647px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-10.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-10.jpg\" width=\"647\" height=\"392\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 10<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mezzi di questa nuova <strong><span style=\"color: #008000;\">classe 500<\/span><\/strong> (Fig. 10 &#8211; Fig. 11 &#8211; Fig. 12) avevano un dislocamento da 23 a 30 tonnellate ed erano propulsi da motori Isotta Fraschini Asso 1000 con una potenza da 2000 a 2300 HP, che gli permetteva di sviluppare una velocit\u00e0 massima intorno ai 42-44 nodi. Erano armati di due lanciasiluri da 450 millimetri, con 6 a 10 bombe di profondit\u00e0 e con due mitragliere da 13,2 e 20 millimetri, con un equipaggio composto da 9 a 13 uomini.<\/p>\n<figure style=\"width: 632px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-523-FIG-11.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-523-FIG-11.jpg\" width=\"632\" height=\"412\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 11<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<figure style=\"width: 651px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-523-FIG-12.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-523-FIG-12.jpg\" width=\"651\" height=\"435\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 12<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la Regia Marina nella Prima guerra mondiale aveva prodotto circa 400 MAS, il loro numero nel secondo conflitto mondiale fu di molto minore perch\u00e9, anche se molto veloci grazie al loro scafo stellato, erano poco marini e non potevano operare con il mare molto mosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo, la Regia Marina italiana incorpor\u00f2, con l\u2019identificazione iniziale da MAS 1D a MAS8D (Fig. 13), otto motosiluranti catturati nell\u2019aprile del 1941 alla marina jugoslava: erano <strong><span style=\"color: #008000;\">schnellboote<\/span><\/strong>, lunghi 28 metri e prodotti all\u2019inizio degli anni &#8217;30 in Germania che, a differenza dei MAS, avevano uno scafo ad U e, anche se leggermente pi\u00f9 lenti, erano pi\u00f9 robusti, sicuri, stabili e manovrabili, soprattutto in condizione di mare mosso.<\/p>\n<figure style=\"width: 652px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-2D-FIG-13.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-2D-FIG-13.jpg\" width=\"652\" height=\"378\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 13<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei mezzi furono replicati a Monfalcone, nei <strong><span style=\"color: #008000;\">Cantieri Riuniti dell\u2019Adriatico<\/span><\/strong> tra il 1942 e il 1943, e se ne costruirono 36 Tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">MS CRDA<\/span><\/strong> da 60 tonnellate (identificati con MS 11 a MS 16, MS 21 a MS 26 e MS 31 a MS 36 quelli della prima serie e con MS 51 a MS 56, MS 61 a MS 66 e MS 71 a MS 76 quelli della seconda serie). I 6 dei mezzi jugoslavi, MAS 3D a 8D, furono riclassificati e identificati con MS 41 a MS 46. Questo port\u00f2 il numero delle motosiluranti ad un totale di 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La Seconda guerra mondiale<\/span><\/strong><br \/>\nAnche durante la Seconda guerra mondiale, furono numerose le azioni condotte dai MAS e dai MS. Tra di esse quelle di maggior successo furono:<br \/>\n&#8211; il siluramento dell\u2019incrociatore <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Capetown<\/span><\/strong> l\u20198 aprile 1941 ad opera del MAS 213 comandato dal guardiamarina Valenza;<br \/>\n&#8211; l\u2019affondamento nel Mar Nero del sommergibile sovietico <strong><span style=\"color: #008000;\">Equoka<\/span><\/strong> il 19 giugno 1942;<br \/>\n&#8211; il danneggiamento dell\u2019incrociatore russo <strong><span style=\"color: #008000;\">Molotov<\/span><\/strong> a opera dei MAS 568 e 573 il 3 agosto 1942; l\u2019affondamento a opera dei MS 16 e MS 22 il 12 agosto 1942 del modernissimo incrociatore <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Manchester<\/span><\/strong> nella battaglia aeronavale di <strong><span style=\"color: #008000;\">Mezzo Agosto<\/span><\/strong> nel Mediterraneo centrale; nel corso della stessa i numerosi MAS partecipanti affondarono anche i piroscafi <strong><span style=\"color: #008000;\">Glenorchy, Saint Elisa, Rochester Castle, Almeria Likes e Wairangi<\/span><\/strong>;<br \/>\n&#8211; l\u2019affondamento del cacciatorpediniere <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Lightning<\/span> <\/strong>sulle coste algerine, il 12 marzo 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine, dei pochi MAS e dei 15 MS CRDA superstiti, cinque vennero ceduti alle marine vincitrici: quattro all\u2019Unione Sovietica e uno alla Francia mentre i rimanenti 9 continuarono a prestare servizio nella Marina Militare, destinati ad operare nelle acque dell&#8217;Adriatico e dello Ionio. In realt\u00e0 vennero declassati a semplici motovedette in base alle clausole del trattato di pace e quindi armati solo con le mitragliere. Poi, il 1\u00ba novembre 1952, venute meno le clausole pi\u00f9 restrittive del trattato, quei nove mezzi vennero riclassificati e riarmati di siluri, con la denominazione definitiva da 471 a 475 e da 481 a 484 dove il primo numero, il \u201c4\u201d, indicava \u201cmotosilurante\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/MAS-FIG-14-anni-70.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MAS-FIG-14-anni-70.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora e per gran parte degli anni &#8217;70, quei nove gloriosi MAS, modernizzati in versione motosiluranti MS e raggruppati nel Comando Motosiluranti (COMOS) di sede a Brindisi, continuarono la loro attivit\u00e0 addestrativa. Ricordo che noi giovani brindisini di allora, li potemmo ancora ammirare sulle tranquille acque del porto fino alla loro sostituzione con mezzi navali molto pi\u00f9 evoluti e sofisticati che rivoluzionarono le tattiche navali. Fu cos\u00ec che i <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS<\/span><\/strong> brindisini andarono in disarmo sostituiti da cannoniere e poi moderni aliscafi lanciamissili. Cinque di quei nove MAS furono posti in disarmo agli inizi degli anni &#8217;60 e i quattro restanti (472 &#8211; 473 &#8211; 474 e 481, in formazione nella Fig. 14), vennero radiati nel 1979, a quasi quarant\u2019anni dal loro varo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, si conservano ancora due MAS della Prima guerra mondiale: il MAS 15 (Fig. 7) del due volte medaglia d\u2019oro Luigi Rizzo, nel sacrario delle bandiere del Vittoriano a Roma, e il MAS 96 (Fig. 8) usato da Gabriele D\u2019Annunzio, conservato nel Vittoriale degli Italiani a Gardone. Altri due MAS della Seconda guerra mondiale: il 472 \u00e8 conservato a Marina di Ravenna e il 473 nel Museo Storico navale di Venezia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Giancarlo Perri<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Bibliografia<\/span><\/strong><br \/>\nArchivio dell\u2019Ufficio Storico della Marina Militare, Roma<br \/>\nFausto Leva, <em>La Marina Italiana nella Grande Guerra<\/em> &#8211; Vol. II, 1935<br \/>\nErminio Bagnasco, <em>I Mas e le motosiluranti italiane<\/em>, 1967<br \/>\nNino B. Lo Martire, <em>Brindisi ieri oggi e domani<\/em>, 1968<br \/>\nGiuseppe T. Andriani, <em>La Base navale di Brindisi durante la Grande Guerra<\/em>, 1993<br \/>\nArchivio di Stato di Brindisi, Il Castello, la Marina, la Citt\u00e0, 1998<br \/>\nGianfranco PERRI, <em>100 anni fa arrivarono a Brindisi i MAS<\/em>, 2016<br \/>\nGianfranco PERRI, <em>La Grande guerra e l\u2019epopea dei MAS: Brindisi nei primi anni \u201970 fu la loro ultima base<\/em> &#8211; su 7 Magazine, Brindisi 11 febbraio 2022<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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Attualmente \u00e8 docente di \u201cProgettazione di gallerie\u201d presso l\u2019Universit\u00e0 Centrale del Venezuela di Caracas. \u00c8 consulente e progettista di opere sotterranee nei vari paesi del Centro e del Sud America. Ha pubblicato due libri sulla progettazione di gallerie e un centinaio di paper tecnici e scientifici, in spagnolo, italiano ed inglese, la maggior parte dei quali presentati in convegni internazionali in molte regioni del mondo. Nel 2009 a Bari, ha ricevuto il Premio Internazionale \u201cPugliesi nel Mondo\u201d e nel 2010 dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Foggia, \u00e8 stato incluso tra i \u201cPugliesi illustri nel mondo\u201d.\u00a0 E' anche un appassionato studioso e impegnato divulgatore della storia di Brindisi sulla quale ha scritto diversi libri e saggi pubblicando molti articoli sul quotidiano \u201cSenzacolonne\u201d e sul settimanale \u201cil7 Magazine\u201d di Brindisi. 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Ha anche pubblicati i suoi lavori, a stampa o online sulle pagine web www.fondazioneterradotranto.it www.academia.edu e www.brindisiweb.it","sameAs":["http:\/\/www.gianfrancoperri.net"],"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/gianfranco-perri"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80249","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2429"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=80249"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80249\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/54959"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=80249"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=80249"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=80249"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}