{"id":80231,"date":"2023-01-09T00:02:00","date_gmt":"2023-01-08T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=80231"},"modified":"2025-04-14T19:11:24","modified_gmt":"2025-04-14T17:11:24","slug":"sulla-tragica-notte-di-taranto-un-estratto-del-saggio-di-francesco-mattesini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/80231","title":{"rendered":"Sulla tragica notte di Taranto: un estratto del saggio di Francesco Mattesini"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Taranto, Seconda Guerra Mondiale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019immediato dopoguerra si accesero molte discussioni sul fatto che il disastro di Taranto poteva essere imputato a un tradimento, da ricercare negli organi della Regia Marina [italiana]; ipotesi che trov\u00f2 convinti sostenitori in larghi strati dell\u2019opinione pubblica nazionale, ma che alla luce dei fatti deve essere respinta energicamente. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il motivo di quell\u2019umiliazione militare<\/span><\/strong>, che seguiva di pochi giorni il disastroso inizio delle operazioni del Regio Esercito sul fronte dell\u2019Epiro, in cui per gli Italiani esisteva il rischio di essere ricacciati in mare dai male armati ma combattivi soldati ellenici, <strong><span style=\"color: #008000;\">era da ricercare nella mentalit\u00e0 dei capi militari italiani, tendenti, per ingenuit\u00e0, faciloneria ed insipienza, a decantare le proprie scarse doti e a sottovalutare quelle che erano le qualit\u00e0 e le possibilit\u00e0 combattive del nemico.\u00a0<\/span><\/strong>Soprattutto era stato tenuto scarsamente conto della spregiudicatezza dei britannici nell\u2019inventare sempre nuove sorprese, frutto di una preparazione di addestramento e di tecnica perfetti, affinati in quattro secoli di storia navale ad alto livello, cui si aggiungeva un potenziale industriale notevole che permetteva l\u2019uso di mezzi e di armi sempre pi\u00f9 sofisticati. E ancora di pi\u00f9 rimarchevole era che il successo dell\u2019operazione \u201cJudgment\u201d fosse stato ottenuto da biplani antiquati e fatiscenti come gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Swordfish<\/span><\/strong>, che gli equipaggi avevano denominato \u201cgrovigli di fili\u201d perch\u00e9 tenuti insieme da complessi tiranti. Si trattava di aerei particolarmente sgraziati e di aspetto ridicolo, capaci al massimo di volare a 180 chilometri all\u2019ora, che a quell\u2019epoca corrispondeva a quella che poteva raggiungere un elettrotreno, non certo quella di velivoli moderni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARINA-UK-SWORDFISH-The_Royal_Navy_during_the_Second_World_War_A3168.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARINA-UK-SWORDFISH-The_Royal_Navy_during_the_Second_World_War_A3168.jpg\" width=\"839\" height=\"627\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>The Royal Navy during the Second World War Fitting the torpedoes on to the Fairey Swordfish aircraft during training for pilots for naval aircraft at HMS JACKDAW, Royal Naval Air Station, Crail, Fife &#8211; Autore<\/strong> <strong>Beadell, S J (Lt), Royal Navy official photographer &#8211; IWM A3168 Admiralty Official Collection\u00a0<\/strong><\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_Royal_Navy_during_the_Second_World_War_A3168.jpg\">The Royal Navy during the Second World War A3168.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle qualit\u00e0 combattive e alla determinazione dei britannici faceva, purtroppo, riscontro la leggerezza e la indecisione con cui da parte italiana era stata organizzata la sorveglianza e la difesa, non soltanto nella base di Taranto, ma, come abbiamo ampiamente dimostrato, anche nelle zone limitrofe dello Ionio e del Canale d\u2019Otranto. In tali condizioni di pressapochismo e di ingenuit\u00e0, l\u2019attacco britannico si svolse con la pi\u00f9 grande agevolazione e consegu\u00ec quel pieno successo che in esso avevano risposto i pianificatori dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione \u201cJudgment<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/taranto-dopo-lattacco-inglese-.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 taranto-dopo-lattacco-inglese-.jpg\" width=\"935\" height=\"531\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella foto della ricognizione aerea, fatta su Taranto dopo l&#8217;attacco dell&#8217;11 novembre 1940 da un velivolo Maryland della 431\u00b0 Flight, il Littorio colpito da tre siluri, con il ponte a prora dipinto a strisce trasversali bianche e rosse per l&#8217;identificazione da parte degli aerei nazionali, \u00e8 incagliato con la prua immersa. Le sono attorno navi ausiliarie di soccorso ed un sommergibile incaricato di fornire alla corazzata l&#8217;energia elettrica <strong>&#8211;<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO\">da saggio citato in riferimento<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la permanenza delle quasi totalit\u00e0 della flotta a Taranto pu\u00f2 essere, almeno in parte, giustificata, altre smagliature, riscontrabili nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione difensiva della base, non lo sono certamente. I varchi nelle istruzioni, attraverso i quali gli aerosiluranti britannici scelsero la posizione di lancio; la mancata\u00a0 installazione di 2.900 metri di reti parasiluri gi\u00e0 pronte nei depositi ma non sistemate per mancanza di ormeggi di boe, catene, ancore e gavitelli; la taratura delle reti a 10 metri di profondit\u00e0; la mancanza dell\u2019idrogeno che imped\u00ec la sostituzione dei palloni asportati dal vento; il difetto dei collegamenti con gli aerofoni che rendevano inefficace l\u2019impiego dei proiettori; la intensa, ma scarsa di risultati, reazione contraerea di circa trecento fra cannoni e mitragliatrici della base, e delle centinaia di\u00a0 bocche da fuoco delle unit\u00e0 della flotta, sono circostanze che non giustificano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/taranto-dopo-attacco-inglese-mar-piccol-.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 taranto-dopo-attacco-inglese-mar-piccol-.jpg\" width=\"842\" height=\"817\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mar Grande di Taranto. In questa immagine ripresa da un ricognitore Maryland della 431 \u00e8 visibile la corazzata Cavour semiaffondata con una forte perdita di nafta<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\"> &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO\">saggio citato in riferimento<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo perch\u00e9 mancano esse stesse di giustificazione, rientrando tutte nell\u2019insieme di un\u2019evidente incuria di preparazione e di mancanza di coordinamento, dovuta ad una generazione imprevidente riscontrabile a tutti i livelli, sia a Roma, che in periferia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Queste lacune, \u00e8 bene sottolinearlo, furono quindi le cause principale della tragedia di Taranto che per\u00f2, lo ripetiamo, non si sarebbe verificata se non si fossero trattenute le navi agli ancoraggi, permettendo alla flotta nemica di scorrazzare in lungo e in largo nel Mediterraneo centrale, per poi concedergli il momento pi\u00f9 opportuno per colpire.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cavour-risollevata-dopo-lattacco.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 cavour-risollevata-dopo-lattacco.jpg\" width=\"943\" height=\"641\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il Cavour risollevato dopo l&#8217;attacco britannico, con parti delle torri e tutti i cannoni smontati &#8211; <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO\">da saggio citato in riferimento<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, occorre considerare che la lezione di Taranto costitu\u00ec anche la base di studio per l\u2019attuazione del micidiale attacco giapponese contro la flotta statunitense del Pacifico, all\u2019ancora nella base di Pearl Harbour, nelle isole Haway. Operazione che la Marina nipponica, studi\u00f2 e pianific\u00f2 basandosi sulle informazioni ricevute nel maggio 1941, durante la visita a Taranto di una delegazione con a capo l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Asaka Nomura<\/span><\/strong>, e dagli addetti navali a Roma e a Londra, e che realizz\u00f2 il mattino del 7 dicembre 1941, con l\u2019impiego di ben trecentocinquanta aerei decollati da sei navi portaerei.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ammiraglio-Nomura-sul-Duca-dAosta-a-taranto-dopo-lattacco-inglese.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ammiraglio-Nomura-sul-Duca-dAosta-a-taranto-dopo-lattacco-inglese.jpg\" width=\"965\" height=\"613\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019ammiraglio Asaka Nomura, discute con il capitano di vascello Carlo Rogadeo, comandante dell\u2019incrociatore Duca d\u2019Aosta, maggio 1941 &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO\">saggio citato in riferimento<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dal punto di vista dell\u2019economia delle forze aeree impiegate e dalla media dei colpi messi a segno, l\u2019impresa di Taranto super\u00f2 di gran lunga quella attuata dai giapponesi contro Pearl Harbour, e resta nella storia della guerra aeronavale come un episodio dai risultati bellici di effetto straordinario. La vittoria di Taranto e quella di Pearl Harbour ebbero effetti strategici di grande portata per l\u2019agevolazione e la riuscita delle operazioni sul mare e sui fronti terrestri da parte dei britannici e dei giapponesi. Tuttavia, mentre i nipponici poterono sfruttare interamente il vantaggio conseguito, con la menomazione della flotta statunitense, per raggiungere tutti gli obiettivi che si erano prefissati, arrivando in quattro mesi a dominare il Pacifico ed a raggiungere i confini dell\u2019India e dell\u2019Australia, i britannici, dopo il successo dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione \u201cJudgment\u201d<\/span><\/strong>, non raggiunsero gli scopi che si erano prefissati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, pur avendo messo una seria ipoteca per il controllo del \u201cMare Nostrum\u201d, essi dovettero limitare l\u2019estensione della loro travolgente avanzata in Libia e rimandare tutti i progetti operativi da attuare contro l\u2019Italia, che riguardava la conquista di Pantelleria, di Rodi e, possibilmente, anche della Sicilia; impresa quest\u2019ultima pianificata nel dicembre 1940 allo scopo di riaprire la loro navigazione commerciale attraverso il Mediterraneo. E ci\u00f2 avvenne con le richieste di aiuto di Mussolini a Hitler, che avrebbe portato alla fine della formula della \u201cguerra parallela\u201d.\u00a0Il F\u00fchrer, dovette pertanto impegnare unit\u00e0 germaniche per tamponare le falle apertesi sui fronti dell&#8217;alleato meridionale. Inizi\u00f2 la sua opera di soccorso nella seconda met\u00e0 di dicembre inviando in Sicilia il 10\u00b0 Corpo Aereo (X Fliegerkorps), una grande unit\u00e0 con circa duecentoventi velivoli particolarmente addestrati per la guerra sul mare, a cui segu\u00ec, a partire dal febbraio 1941, il trasferimento in Libia di reparti terrestri fortemente motorizzati (5a Divisione Leggera), che poi avrebbero costituito la prima aliquota della famosa Afrika Korps del generale Erwin Rommel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto un&#8217;intera armata della Wehrmacht (12\u00aa), sostenuta adeguatamente da reparti della Luftwaffe (8\u00b0 Fliegerkorps) aveva cominciato ad affluire in Bulgaria, in previsione di un\u2019offensiva tedesca contro la Grecia, poi attuata, rapidamente, nell&#8217;aprile 1941. Ma fu soprattutto l&#8217;impiego del X Fliegerkorps che permise alla Marina italiana di riprendere fiducia nelle proprie possibilit\u00e0 offensive, appannate dal disastro di Taranto, dal successivo inconcludente combattimento di Capo Teulada, e della ritirata del grosso della flotta nei porti del Mar Ligure, per tenerla lontana dalla minaccia aerea proveniente dall&#8217;Isola di Malta; minaccia che, determinando seri danni all&#8217;incrociatore Pola e alla corazzata Cesare causati dai bombardieri Wellington del 148\u00b0 Squadron, aveva costretto le navi da battaglia ad abbandonare gli ancoraggi di Napoli per rifugiarsi in quelli ancora pi\u00f9 lontani di La Spezia e di Genova.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Hms-illoustrious-con-il-ponte-in-fiamme-gennaio-1941-dopo-attacco-aereo-italo-tedesco.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Hms-illoustrious-con-il-ponte-in-fiamme-gennaio-1941-dopo-attacco-aereo-italo-tedesco.jpg\" width=\"800\" height=\"667\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Illustrious con il ponte in fiamme durante l&#8217;attacco aereo italo-tedesco su Malta il 10 gennaio 1941 &#8211; Copyright: \u00a9 IWM. Original Source: http:\/\/www.iwm.org.uk\/collections\/item\/object\/205143579 \u00a9 IWM A 9793\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia l&#8217;intervento degli aerei tedeschi, che, con l\u2019appoggio degli aerei italiani, nei giorni 10 e 11 gennaio 1941 inflissero alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Mediterranean Fleet<\/span><\/strong> una dura lezione, danneggiando gravemente con sei grosse bombe la portaerei <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Illustrious<\/span><\/strong>, affondando l&#8217;incrociatore <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Southampton<\/span><\/strong> e colpendo il gemello <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Gloucester<\/span><\/strong>, serv\u00ec a tener confinate nel bacino orientale del Mediterraneo le navi britanniche fino alla met\u00e0 di aprile del 1941;\u00a0 ci\u00f2 permise alla Regia Marina di riprendere fiducia nei propri mezzi e quindi di riassumere un certo controllo del\u00a0 Mediterraneo centrale, con grande beneficio per la sicurezza del traffico con la Libia, che nel corso dell&#8217;inverno, in particolare tra la met\u00e0 di novembre e la met\u00e0 di gennaio, erano apparse seriamente minacciate.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Franco Mattesini<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">in anteprima le condizioni della corazzata Cavour, semisommersa dopo l&#8217;attacco 12 novembre 1940. <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Un mese dopo, la nave fu riportata in galleggiamento ma ci vollero sei mesi per ricondizionarla<\/span><\/span> &#8211; estratto dal saggio dell&#8217;autore citato<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO\"> https:\/\/www.academia.edu\/34935127\/LA_NOTTE_DI_TARANTO<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/francesco.mattesini.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 francesco.mattesini.jpg\" width=\"162\" height=\"148\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Francesco Mattesini, nato ad Arezzo (Italia) il 14 aprile 1936 si \u00e8 trasferito a Roma nel luglio 1951. Ha prestato servizio, come dipendente civile, allo Stato Maggiore dell&#8217;Esercito, 4\u00b0 Reparto, dal 1959 al 2000. E&#8217; collaboratore degli Uffici Storici della Marina Militare e dell&#8217;Ufficio Storico dell&#8217;Aeronautica per i quali ha prodotto venti libri e circa sessanta saggi.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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