{"id":8021,"date":"2018-04-22T01:00:43","date_gmt":"2018-04-22T00:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=8021"},"modified":"2025-11-10T14:08:28","modified_gmt":"2025-11-10T13:08:28","slug":"i-palombari-della-regia-marina-e-le-procedure-dimmersione-nella-seconda-meta-dellottocento-parte-i-di-fabio-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/8021","title":{"rendered":"I palombari della Regia Marina e le procedure d\u2019immersione nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA DELLA SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: DALLE ORIGINI AL XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: PALOMBARI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: palombari, scafandri, tecniche, metodologia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 20px;\">Dalle campane ai primi scafandri<\/span><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Molti di voi hanno sentito parlare delle campane subacquee,\u00a0 camere a tenuta stagna sostenute da un cavo, provviste di un&#8217;apertura sul fondo, che venivano calate sott&#8217;acqua come base di appoggio per un gruppo di subacquei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vennero descritte per la prima volta in antichit\u00e0 da Aristotele\u00a0nella sua opera &#8220;<i>Problemi<\/i>&#8220;, nel IV secolo a.C.. <img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-36283 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/lorena_bell.jpg\" alt=\"\" width=\"161\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/lorena_bell.jpg 161w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/lorena_bell-121x300.jpg 121w\" sizes=\"(max-width: 161px) 100vw, 161px\" \/>La prima campana subacquea moderna risale al 1535 e si deve a <strong><span style=\"color: #008000;\">Guglielmo da Lorena (vedi disegno a lato)<\/span><\/strong>, all&#8217;ingegnere Francesco De Marchi e dell&#8217;architetto Leonardo Bufalini. Fu proprio il <strong><span style=\"color: #008000;\">De Marchi<\/span><\/strong>, eclettico personaggio del suo tempo, che nel 1535 effettu\u00f2 un&#8217;impresa straordinaria: l&#8217;immersione nel lago di Nemi alla ricerca delle grandi navi dell&#8217;Imperatore Caligola di cui era nota la presenza nel lago. Voglio sottolineare che questi primi esperimenti furono fatti in Italia. Nel tempo il loro impiego si diffuse e furono utilizzate per uso commerciale dai pescatori di spugne e per il<strong><span style=\"color: #008000;\"> <a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/11040\">recupero di alcuni dei cannoni della nave svedese Vasa<\/a><\/span><\/strong>. I tempi di permanenza erano ovviamente limitati e, solo nel 1690, <strong><span style=\"color: #008000;\">Edmund Halley<\/span> <\/strong>svilupp\u00f2 una campana dotata di un obl\u00f2 per l&#8217;esplorazione subacquea che riceveva l&#8217;aria grazie ad un tubo collegato alla superficie. Oggi il nostro storico della subacquea, <strong><span style=\"color: #008000;\">Fabio Vitale<\/span><\/strong> ci racconta il fantastico viaggio dell&#8217;esplorazione subacquea, dalle prime campane subacquee ai fantasiosi scafandri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/18zbi3x45xixajpg.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8039\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/18zbi3x45xixajpg.jpg\" alt=\"18zbi3x45xixajpg\" width=\"751\" height=\"641\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/18zbi3x45xixajpg.jpg 719w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/18zbi3x45xixajpg-300x256.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 751px) 100vw, 751px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il primo diving helmet di Edmond Halley, tardo XVII secolo &#8211; HDS<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni dalla sua invenzione, l\u2019uso dello scafandro era praticato in totale assenza di conoscenze circa le conseguenze dovute all&#8217;esposizione del corpo umano agli effetti della pressione. Ben prima delle apparecchiature da palombaro erano usate per i lavori subacquei le\u00a0campane. Questi marchingegni altro non erano che una sorta di bicchiere capovolto portato sott&#8217;acqua. L\u2019aria intrappolata nella campana (apparecchiatura sperimentata a partire dalla seconda met\u00e0 del Cinquecento) permetteva ad un uomo di calarsi nelle profondit\u00e0 fino a toccare il fondale per brevi operazioni volte per lo pi\u00f9 al recupero di oggetti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-A.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8022\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-A.jpeg\" alt=\"FIGURA A\" width=\"624\" height=\"874\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. A &#8211; la Campana di Charles Spalding 1775 HDS\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1775 troviamo la <strong><span style=\"color: #008000;\">Campana di Charles Spalding<\/span><\/strong>, dal nome del suo realizzatore, un droghiere scozzese di Edimburgo la cui storia ben rappresenta quel periodo pionieristico. Ebbe il grande merito di migliorare una campana gi\u00e0 esistente, quella di Halley, risolvendo il problema della manovrabilit\u00e0. All&#8217;epoca non era facile spostare dalla superficie queste campane e Spalding ide\u00f2 un sistema di zavorre che, attraverso delle carrucole, permetteva agli occupanti della campana di farla salire o scendere. Ebbe un notevole successo ma pag\u00f2 caro il rischio di questa nuova attivit\u00e0 intrapresa. Infatti, nel 1783, durante alcune immersioni su un relitto nella Baia di Dublino, Charles Spalding e suo figlio morirono per avvelenamento da anidride carbonica.\u00a0In epoca pi\u00f9 tarda (nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento) saranno introdotti i cassoni, che permetteranno a intere squadre di operai di lavorare sul fondale in un ambiente asciutto perch\u00e9 privato dell\u2019acqua attraverso l\u2019immissione di aria compressa.\u00a0Si poterono cos\u00ec compiere grandiosi lavori di scavo e costruzioni di fondamenta per ponti, moli, strutture portuali, ecc.\u00a0In entrambi i casi, gli uomini erano esposti agli effetti della pressione.\u00a0Normalmente le profondit\u00e0 non erano particolarmente elevate ma comunque capitava di superare i dieci metri di profondit\u00e0, magari con tempi di esposizione alla pressione anche abbastanza lunghi.\u00a0Una volta in superficie poteva accadere che il malcapitato fosse colto da un attacco di embolia (anche mortale). In questi casi il referto parlava spesso di \u201ccolpo apoplettico\u201d essendo appunto del tutto sconosciuti gli effetti della respirazione dell\u2019aria a pressioni maggiori di quella atmosferica.\u00a0Fu la stessa identica cosa anche per i primi palombari che non avevano la minima idea di come l\u2019attivit\u00e0 di immersione potesse comportare una qualche modificazione all\u2019interno del proprio corpo. L\u2019uomo sott&#8217;acqua era uguale all&#8217;uomo sulla terra, tutto quello che poteva accadere era visto come un problema meccanico: gli incidenti erano la conseguenza dello sforzo richiesto dall&#8217;attivit\u00e0 subacquea a un fisico non adatto o l\u2019accidente in questione era nel destino o nei problemi relativi all&#8217;inquinamento dell\u2019aria respirata.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-B.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8023\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-B.jpeg\" alt=\"FIGURA B\" width=\"850\" height=\"596\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-B.jpeg 509w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-B-300x210.jpeg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FIGURA-B-400x280.jpeg 400w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. B \u2013 Incisione raffigurante un palombaro al lavoro in carena. Era questa la situazione pi\u00f9 pericolosa per incorrere nel \u201ccolpo di ventosa\u201d, incidente spesso fatale per il palombaro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 da qui che nasce il proverbiale coraggio di questa particolare categoria di marinai e che l\u2019immaginario collettivo ha sempre considerato come uomini molto speciali. In effetti, ci voleva molto coraggio per mettersi dentro uno scafandro e affrontare non solo il buio, il freddo, la fatica, il pericolo dell\u2019annegamento o dell\u2019asfissia ma anche misteriosi malesseri cui ogni tanto qualche palombaro soggiaceva. Il coraggio di affrontare l\u2019ignoto richiede sicuramente doti particolari. In seno alla Marina, nei primissimi anni, c\u2019era comunque una certa salvaguardia dovuta al prevalente utilizzo dei palombari all&#8217;interno dei bacini portuali e che portava ad effettuare immersioni in profondit\u00e0 relativamente limitate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le prime procedure di immersione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCon l\u2019avanzare delle scoperte scientifiche del fisiologo francese Paul Bert, divulgate in un suo lavoro del 1878, si cominciarono ad adottare delle procedure d\u2019immersione che, se rispettate, avrebbero dovuto evitare qualunque problema dovuto alla eliminazione dell\u2019azoto in fase di risalita.\u00a0E\u2019 molto interessante, soprattutto per gli odierni subacquei, dare un\u2019occhiata alla procedura adoperata tra i palombari della Regia Marina Italiana fino ai primi anni del Novecento ed estratta dall&#8217;analisi dei manuali e di altre pubblicazioni dell\u2019epoca:<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"407\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">OPERAZIONI PER LE IMMERSIONI<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"407\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">METODO ADOTTATO<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Discesa a fondo del palombaro<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Con velocit\u00e0 uniforme percorrendo due metri della profondit\u00e0 da raggiungere in un minuto primo<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Venuta a galla del palombaro<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Con velocit\u00e0 uniforme impiegando un minuto primo per ogni metro della profondit\u00e0 raggiunta qualunque essa sia stata<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Tempo di permanenza del palombaro sott\u2019acqua, in rapporto alla profondit\u00e0 raggiunta<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nessuna norma<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Quantit\u00e0 di aria da fornirsi dalla pompa per il palombaro<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nessuna norma speciale, solo un generico richiamo al fatto che alla pompa ci debbano essere due serventi<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Genere di pompe da usarsi nelle immersioni<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Tipo Rouquayrol-Denayrouze del sistema Giffard<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: left;\" width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Numero dei cilindri di pompe da mettersi in opera alle singole e varie profondit\u00e0<\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: left;\" width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nessuna norma speciale<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Numero degli uomini ai volani<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nessuna norma speciale, solo la generica istruzione che i due serventi alla pompa non lasciano mai di pompare, tranne al comando espresso della guida.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Numero dei giri delle pompe al minuto primo<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nessuna norma<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Profondit\u00e0 raggiunta dai palombari<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">In media fino a metri trenta<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Soccorsi ai palombari<\/span><\/td>\n<td width=\"407\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Previsti solo i soccorsi in casi di asfissia e annegamento del palombaro, non si fa alcun cenno all&#8217;embolia gassosa.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fabio Vitale<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\">immagini HDS<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima campana impiegata per il recupero di oggetti dal Vasa &#8211; museo di Stoccolma &#8211; autore Dmitry G. &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:EU-SE-Stockholm-Djurg%C3%A5rden-Vasa_Museum-Cauldron.JPG\">EU-SE-Stockholm-Djurg\u00e5rden-Vasa Museum-Cauldron.JPG &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/8021\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/8028\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/8449\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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