{"id":79476,"date":"2022-12-07T00:01:32","date_gmt":"2022-12-06T23:01:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=79476"},"modified":"2023-05-20T16:21:41","modified_gmt":"2023-05-20T14:21:41","slug":"un-punto-di-situazione-sulla-libia-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/79476","title":{"rendered":"Un punto di situazione sulla Libia &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: LIBIA<\/span><\/strong><br>parole chiave: Mar Mediterraneo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La divisione tra il <strong><span style=\"color: #008000;\">Governo di Unit\u00e0 Nazionale (Gnu)<\/span><\/strong> di <strong><span style=\"color: #008000;\">Abdul Hamid Dbeibah<\/span><\/strong> e il Governo di Stabilit\u00e0 Nazionale (Gns) di <strong><span style=\"color: #008000;\">Fathi Bashagha<\/span><\/strong>, che ha garantito elezioni in un impossibile breve tempo, sta influenzando sia le dinamiche interne sia le alleanze con gli interpreti regionali <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> tanto da rendere quanto mai ipotizzabile e prossima una traumatica spartizione territoriale <a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Uno dei quesiti pi\u00f9 pressanti consiste nel comprendere quale rilevanza continui ad avere Bashagha per Haftar, a fronte della capacit\u00e0 di manovra sotterranea di Dbeibah. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei campanelli d\u2019allarme \u00e8 legato alla nomina alla presidenza della NOC del filo emiratino <strong><span style=\"color: #008000;\">Farhat Bengdara<\/span><\/strong>, ex governatore della Banca centrale libica della Jamahiriya (2006-2011), al posto di Mustafa Sanallah, su indicazione di Dbeibah. La sostituzione, utile a contenere il malcontento popolare, ha anche rinforzato i legami tra Dbeibah e Haftar, permettendo sia la fine del blocco petrolifero e la ripresa dell\u2019export, sia un controllo pi\u00f9 capillare sulle entrate petrolifere soddisfacendo cos\u00ec le richieste di Turchia ed EAU di ricevere benefici dal settore estrattivo. Non \u00e8 un caso che il petrolio abbia ripreso a scorrere dopo che <strong><span style=\"color: #008000;\">Farhat Bengdara<\/span><\/strong>, nuovo presidente della <strong><span style=\"color: #008000;\">NOC<\/span><\/strong>, ha annunciato&nbsp;la revoca delle restrizioni in tutti i giacimenti petroliferi e nei terminal di esportazione,&nbsp;bloccati per volont\u00e0 di Haftar, deciso a sostituire Dbeibah con Bashagha.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> La fine del blocco, con la ripresa delle esportazioni di petrolio, \u00e8 <em>imprevedibilmente<\/em> arrivata dopo&nbsp;il <em>coup de th\u00e9\u00e2tre<\/em> per cui, non potendo combattere un nemico ci si \u00e8 alleati.<\/span> <\/strong>Scoppiata l\u2019amicizia tra Dbeibah e Haftar, cos\u00ec come tra Aguila Saleh<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, ed il Presidente Erdogan ed il Presidente del Parlamento turco Mustafa Sentop, \u00e8 stato inevitabile procedere ad un rimpasto alla NOC, pagato dal vecchio titolare Sanallah, accompagnato dalla promessa di ministeri chiave ad Haftar e agli EAU nel GNU tripolino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente come a queste condizioni l\u2019autonomia della NOC venga a mancare, anche alla luce del fatto che la compagnia rimane vincolata alle decisioni politiche di un esecutivo privo di approvazione parlamentare: non c\u2019\u00e8 dubbio che la sua credibilit\u00e0 dipender\u00e0 da una difficile stabilit\u00e0 legata all\u2019incremento della produttivit\u00e0 <a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> e dalla dubbia neutralit\u00e0 che politicamente sar\u00e0 capace di dimostrare. Va comunque detto che il riavvicinamento turco ai libici orientali non significa che Ankara abbia fatto venir meno il suo sostegno a Dbeibah secondo un paradigma gi\u00e0 adottato in chiave transalpina, per cui l\u2019aiuto offerto a tutti assicura, Legge di Murphy <em>docet<\/em>, o per lo meno dovrebbe permetterlo, una vittoria certa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il multilateralismo di facciata di Parigi non \u00e8 riuscito a mascherare i tentativi unilaterali di consolidamento delle proprie posizioni in Libia:&nbsp;nel 2011, la Francia ha sostenuto i ribelli influenzando la nuova istituzione politica, mentre nel 2014 ha dato man forte a Khalifa Haftar. Malgrado i fallimenti conseguiti, che avrebbero dovuto consigliare una maggiore, umile ed assennata ponderazione, ora Parigi sta cercando di parcellizzare la Libia per poter controllare almeno il Fezzan. Insomma, volendo divagare, si pu\u00f2 dire che in ambedue i campi regni una sorta di schizofrenia del potere che, secondo i principi della geometria variabile, cerca di accontentare ambedue i contendenti. Tra i personaggi che animano la scena politica, il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif Al Islam, merita una menzione speciale, soprattutto per ci\u00f2 che il suo nome ancora incarna. Nel 2011 presagisce la fine, teme la parcellizzazione di uno Stato involutivamente pronto a tornare alla dimensione tribale. Provvidenzialmente amnistiato, decide di concorrere per la Presidenza dello Stato incontrando peraltro una non disprezzabile accoglienza popolare. Non \u00e8 Saif l\u2019uomo che spezza il potere in due, anzi, \u00e8 visto come un suo <em>mediatore <\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup><strong>[9]<\/strong><\/sup><\/a>; se il <em>giovane <\/em>Gheddafi vuole prendere quota come soggetto politico a pieno titolo, deve puntare alla provincia di Sabha, la capitale del Fezzan, che ospita sia il pi\u00f9 grande giacimento petrolifero libico, sia un <em>melting pot<\/em> di milizie che non riconoscono n\u00e9 Tripoli n\u00e9 Tobruk. Il gioco politico delle parti vede l\u2019Italia in disparte e votata all\u2019opzione diplomatica, laddove tutti gli altri attori hanno preferito optare per quella militare sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Libia \u00e8 diventata il punto di scontro delle varie controversie regionali alimentate dall\u2019anarchia generata dal ripiegamento politico americano. Gli EAU fronteggiano la Turchia, divenuta forse troppo presente nelle dinamiche del Golfo, mentre la Russia tenta di indebolire la posizione di Ankara nel nord della Siria<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> in concorso con le dinamiche geopolitiche che hanno visto protagonisti <strong><span style=\"color: #008000;\">Grecia, Israele, Francia, Egitto e Iran<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Teheran ha offerto ad Haftar sostegno militare antiturco. In Libia si \u00e8 combattuto a lungo per contenere l\u2019influenza regionale di Ankara tra Crimea e Nagorno Karabakh, tra Mosul e la Palestina, <strong><span style=\"color: #008000;\">nel Sahel in chiave antifrancese o nel Mar Rosso in versione antisraeliana<\/span><\/strong>. Vista l\u2019impasse bellica russa, Ankara alza posta e pretese, chiedendo il riconoscimento della propria posizione quale snodo energetico fondamentale tra Africa ed Europa<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>, segnatamente verso Italia e Grecia, rivendicando le risorse giacenti in acque cretesi sfortunatamente per la Grecia, ricomprese prima nella profondit\u00e0 strategica di Davuto\u011flu e poi nelle linee azzurre della Mavi Vatan <a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/ZEE-TURCHIA-LIBIA.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ZEE-TURCHIA-LIBIA.png\" width=\"956\" height=\"501\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Le zone ZEE del mediterraneo orientale da <a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/energia\/cipro-turchia-grecia-libia-e-non-solo-il-risiko-delle-zee-del-mediterraneo\/\">Fonte<\/a> Startmag.it<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito l\u2019Egitto, per normalizzare i rapporti con la Turchia, ha richiesto il ritiro militare di Ankara dalla Libia, oltre a rivedere gli accordi di esplorazione del gas nel Mediterraneo orientale <a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. Del resto, il Cairo e Ankara sono in attrito da quando al-Sisi <a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> \u00e8 salito al potere nel 2013 deponendo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Fratello Musulmano Mohammed Morsi.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per memoria, mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Egitto, EAU e Russia<\/span> <\/strong>hanno sostenuto <strong><span style=\"color: #008000;\">Haftar<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Turchia, Italia e Qatar<\/span><\/strong> hanno sostenuto il <strong><span style=\"color: #008000;\">GNA di Tripoli<\/span><\/strong>.<br>Fondamentale dunque tentare di creare punti di faglia nell\u2019asse russo-turco, tentando di indebolire la presenza di Mosca in Cirenaica permettendo una politica proattiva sia da parte egiziana che da parte francese. Non c\u2019\u00e8 dubbio che la Turchia abbia saputo comunque reagire confrontandosi con americani, russi, iraniani: ci\u00f2 che \u00e8 stata la Siria per la Turchia non \u00e8 stata la Libia per l\u2019Italia, in cui la querelle della <em>Quarta Sponda <\/em>non ha praticamente mai trovato grosso spazio, sostituita dall\u2019idea spesso indefinita di un <strong><span style=\"color: #008000;\">Mediterraneo Allargato<\/span><\/strong>, sicuramente pi\u00f9 affascinante ma drammaticamente lontano dalle ricche sponde libiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti guardare alla perdita di peso politico italiano in Nord Africa negli ultimi 20 anni, misurabile nei rapporti, oltre che con Tripoli, anche con Egitto e Tunisia. Da inquadrare in questo contesto le ipotesi di investimenti di marca <strong><span style=\"color: #008000;\">ENI<\/span><\/strong>, che fa leva sulle sue indubbie capacit\u00e0 esplorative e sulle potenzialit\u00e0 legate agli impianti gi\u00e0 esistenti che garantiscono l\u2019accesso al mercato domestico e d\u2019esportazione europea. L\u2019Italia rimane commercialmente il primo partner della Libia, con un peso economico di gran lunga superiore a quello turco grazie alle capacit\u00e0 del <em>cane a sei zampe, <\/em>ancora una volta preziosa chiave di volta delle relazioni tra governi <a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Ma l\u2019ondivaga e <em>bicefala <\/em>politica libica sar\u00e0 in grado di assicurare i volumi di prodotti energetici pattuiti?<\/strong><\/span><br>\u00c8 fuori di dubbio che i maggiori successi italiani a partire dal 2011 siano stati conseguiti dal potere diplomatico e contrattuale dell\u2019ENI, dato che quello dello Stato \u00e8 stato rivolto su altri fronti che, tuttavia, non sembrano sempre considerare con attenzione la presenza ravvicinata di uno stato produttore di greggio ma potenzialmente gi\u00e0 fallito. L\u2019<em>entente<\/em> tra Dbeibah e Haftar, che in qualche modo \u00e8 finalmente riuscito ad entrare a Tripoli, non sembra poter assicurare grosse certezze ma solo instabilit\u00e0 fomentata dalle milizie dell\u2019occidente libico.&nbsp;Gi\u00e0 nel luglio scorso il<strong><span style=\"color: #008000;\"> Lybia Herald<\/span><\/strong> ha riportato la notizia per cui il governo tripolino stava valutando di ridurre le esportazioni del 25% a favore del mercato interno, ipotesi poi smentita<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. Quel che non si pu\u00f2 dimenticare \u00e8 anche lo spostamento degli equilibri NATO indotti dalla crisi ucraina, che porter\u00e0 ad un ribilanciamento delle forze nell\u2019est Europa, lasciando frontiere meridionali e punti energetici meno protetti in carenza di dirigenze politiche nazionali alla stregua di quelle di de Gasperi, Moro, Andreotti capaci di intavolare negoziati con i regimi nordafricani. L\u2019attuale crisi economica riflette la pochezza delle realt\u00e0 politiche ed il perpetuarsi delle lotte di potere; dal 2014 non c\u2019\u00e8 stato un bilancio unificato ed approvato in via parlamentare malgrado i flussi di denaro abbiano continuato a scorrere dalla banca centrale verso i ministeri secondo la logica della reiterata provvisoriet\u00e0. Ma quale dei due governi finanziare? Il dinaro libico \u00e8 in costante calo mentre si profila una crisi alimentare resa pi\u00f9 acuta dalla guerra russo-ucraina.&nbsp;I conflitti susseguitisi sul campo non solo hanno devastato il Paese,&nbsp;ma hanno avuto un costo finanziario esorbitante di oltre 600 miliardi di dollari, dove i blocchi petroliferi, sottratti spesso al controllo di Haftar dai mercenari Wagner<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>, hanno soffocato un\u2019economia impossibilitata al risparmio con un\u2019infrastruttura sociale al collasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, gli scontri tra milizie rivali avvenuti l\u2019estate passata non hanno fatto altro che confermare un generale quadro di incontrollabile instabilit\u00e0 dove non si intravvede soluzione politica globale e coerente. Conclusioni, forse.. La politica richiede la presenza di partiti che, al momento, non esistono lasciando il campo ai gruppi armati. Una Libia stabile avrebbe i mezzi per produrre ricchezza, ma trascinerebbe un\u2019economia in parte sottosviluppata e con un\u2019educazione alla dialettica politica soffocata da 40 anni di regime. L\u2019intervento armato internazionale del 2011 ha aperto di fatto un portale di crisi in cui nessuno, forte dell\u2019esperienza afghana ed iraqena, ha inteso inoltrarsi, lasciando cos\u00ec la Libia in balia di s\u00e9 stessa e del suo DNA decentralizzato e tribale, refrattario alle soluzioni aggreganti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le elezioni, quando potranno svolgersi, porteranno alla formazione di una costellazione incontrollabile di partiti; rimane quindi l\u2019interrogativo di base: <strong><span style=\"color: #008000;\">\u00e8 possibile una soluzione politica in un Paese dove la politica non esiste ed il popolo \u00e8 unito solo dal malcontento?<\/span><br><\/strong>Di fatto al momento la Libia, dipendendo da forze esterne per la gestione interna, \u00e8 in balia di dinamiche politiche esogene.<strong><span style=\"color: #008000;\"> Un ritorno immediato alla guerra sembra essere al momento fuori discussione, dato che i maggiori egemoni sono distolti dal conflitto ucraino; questo, tuttavia, non preclude la possibilit\u00e0 di mobilitazioni interne contro Dbeibah a cui converrebbe percorrere la strada del consenso negoziato in chiaro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gino Lanzara<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immagine in anteprima, Tripoli, 23 agosto 2011. Un combattente, con due fucili di Kalashnikov, calcia una palla di fronte a un edificio che sta bruciando nel complesso del Bab al-Aziziyah, il quartier generale di Kadhafi, caduto in mano agli insorti &#8211; autore Philippe De Poulpiquet, <i>Le Parisien da <a href=\"https:\/\/www.poy.org\/69\/06\/ae02.php\">Award of Excellence | Impact 2012 \u2013 Arab Uprisings (poy.org)<\/a><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br>Note<\/span><\/strong><\/span><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, al momento, soprattutto Turchia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>La Turchia, grazie ai reparti dell\u2019esercito libico da lei addestrati ed ai droni Bayraktar Tb2 tripolitani ha&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/notizie-mondo-questa-settimana-guerra-ucraina-russia-aiea-libia-scholz-macron-morawiecki\/129016\">impedito<\/a>&nbsp;a Bashagha di prendere Tripoli con la forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Saleh \u00e8 noto per il rifiuto di due accordi firmati con la Turchia nel 2019: il primo consentiva il l\u2019addestramento ed il supporto delle forze libiche da parte turca; il secondo delineava i confini marittimi tra il due paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Da 1,2 milioni bdp al giorno a due milioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Tim Eaton, Chatam House<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Vd. inizio contemporaneo dell\u2019offensiva di Haftar verso Tripoli e di Assad verso Idlib<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>L&#8217;UE ha&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ekathimerini.com\/news\/1194757\/eu-rejects-legality-of-turkey-libya-memorandum\/\">ribadito<\/a>&nbsp;la sua opposizione all&#8217;accordo Turchia-Libia del 2019, poich\u00e9 ritenuto non in grado di produrre alcuna conseguenza per gli Stati terzi. Il Ministro turco \u00c7avu\u015fo\u011flu, incurante delle critiche, ha affermato che <em>i paesi terzi non hanno il diritto di interferire<\/em>, dato che poi il tutto si pone come un modello di cooperazione <em>win-win<\/em> tra <em>due paesi sovrani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> Ankara \u00e8 condizionata da quella che considera l&#8217;ingiustizia delle isole greche dell&#8217;Egeo poste di fronte alla sua costa.&nbsp;Secondo Soner Cagaptay, direttore del programma di ricerca turco presso il Washington Institute for Near East Policy, <em>Questo fa parte della pi\u00f9 ampia politica turca del Mediterraneo orientale, che si sente bloccata dai vecchi avversari Atene e Nicosia che si allineano con Israele e l&#8217;Egitto<\/em>. &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> Secondo Atene vale il patto stipulato nel 2020 con l\u2019Egitto, che individua le zone specifiche.&nbsp;Le obiezioni greche all&#8217;accordo turco-libico consistevano nel fatto che veniva ignorata la pretesa greca di una&nbsp;ZEE attraverso l&#8217;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.al-monitor.com\/originals\/2020\/11\/greece-crete-naval-base-tensions-turkey-east-mediterranean.html\">isola di Creta<\/a>.&nbsp;Secondo Erdogan gli accordi con la Libia portano a stabilire che <em>Cipro greca, Egitto, Grecia e Israele non possono stabilire una linea di trasporto del gas senza prima ottenere il permesso dalla Turchia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> Secondo al Sisi <em>la Sirte \u00e8 una linea rossa<\/em> invalicabile a pena di scatenare un intervento militare.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Di particolare importanza i Med Dialogues dei primi di dicembre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> la Libia potrebbe svolgere un ruolo determinante nella crisi energetica causata dall&#8217;invasione russa.&nbsp;Il gruppo mercenario Wagner, nel tentativo di impedire alla Libia di fornire risorse all\u2019Europa, ha sequestrato diversi giacimenti petroliferi durante la guerra civile conclusa nel 2020.&nbsp;L&#8217;Eni sta cercando di aumentare le sue importazioni di gas libico in risposta all&#8217;invasione russa.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> Finanziati dagli EAU<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/79471\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/79476\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"956\" height=\"501\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/ZEE-TURCHIA-LIBIA.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-88250\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/ZEE-TURCHIA-LIBIA.png 956w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/ZEE-TURCHIA-LIBIA-300x157.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/ZEE-TURCHIA-LIBIA-768x402.png 768w\" sizes=\"(max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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