{"id":76256,"date":"2022-08-31T00:01:06","date_gmt":"2022-08-30T22:01:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=76256"},"modified":"2026-04-20T20:30:16","modified_gmt":"2026-04-20T18:30:16","slug":"76256","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/76256","title":{"rendered":"Comprendere il nucleare"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: FONTI ENERGETICHE<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>parole chiave: nucleare, impianti di nuova generazione<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda che tutti ci poniamo \u00e8 se potremmo produrre la stessa quantit\u00e0 di potenza consumata attualmente nel mondo senza i combustibili fossili, sfruttando altre risorse energetiche con nuove tecnologie allo stato dell&#8217;arte. Attualmente solo circa il 15% dell&#8217;energia totale (qualcuno si azzarda a dire 17\/20% in prospettiva) \u00e8 prodotto da fonti diverse da quelle fossili; in pratica un 6 % dalle centrali nucleari, un altro 6 % dalle centrali idroelettriche e il restante 3% suddiviso fra solare, eolico e biomasse.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Comprendiamo meglio il nucleare<\/span><\/strong><\/span><br \/>Una soluzione percorribile \u00e8 l&#8217;utilizzo di nuovi impianti nucleari. Sull&#8217;argomento ci sono molte avversioni da parte dell&#8217;opinione pubblica, nate nel secolo scorso a seguito del grave incidente avvenuto alla centrale di Cernobyl. Ritengo opportuno chiarire, in questo breve articolo, alcuni punti al fine di comprendere i reali pro e i contro di questa soluzione.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che differenzia l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">energia nucleare,<\/span><\/strong> da altre fonti alternative ai fossili, \u00e8 il fatto che questa <strong><span style=\"color: #008000;\">non \u00e8 una fonte rinnovabile<\/span><\/strong>. Innanzitutto chiariamo che le attuali centrali impiegano la <strong><span style=\"color: #008000;\">fissione nucleare<\/span><\/strong>, un processo di disintegrazione durante il quale nuclei pesanti, come quelli dell\u2019uranio e del plutonio, bombardati con neutroni, si dividono in due frammenti, entrambi di carica positiva, che si respingono con violenza allontanandosi con elevata energia cinetica. L&#8217;energia viene quindi convertita, attraverso una serie di meccanismi, in energia elettrica. Le attuali <strong><span style=\"color: #008000;\">centrali a fissione<\/span> <\/strong>producono energia attraverso la scissione di atomi pesanti fissili, solitamente Uranio 235 (U235) o Plutonio 239 (Pu239). L&#8217;U235 e il Pu239, oltre a non essere rinnovabili, sono scarsamente presenti sul nostro pianeta. Per sostituire l&#8217;energia elettrica attualmente prodotta con combustibili fossili si era calcolato che servirebbero 9000 reattori per i quali si stimava che le scorte di U238 e Pu239 si sarebbero esaurite in meno di 5 anni. Alla luce di queste stime l\u2019energia atomica non sarebbe sembrata la strada da percorrere per sostituire le fonti fossili ed infatti, sino alle pi\u00f9 recenti scoperte,\u00a0 i\u00a0 reattori di 4^ generazione, suddivisi in ben 6 tipologie e famiglie (che portano a prevedere anche una prossima 5^generazione) era prevista una diminuzione del numero di reattori, con quelli in costruzione in numero inferiore a quelli gi\u00e0 esistenti che si stanno progressivamente avvicinando al termine della loro vita operativa. I sei sistemi prescelti di 4^ generazione sono contrassegnati dalle sigle: <strong><span style=\"color: #008000;\">GFR (Gas-cooled fast reactor system), LFR (Lead-cooled fast reactor system), MSR (Molten salt reactor system), SFR (Sodium-cooled fast reactor system), SCWR (SuperCritical water-cooled reactor system), VHTR (Very high temperature reactor system)<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Va compreso che il problema della scarsit\u00e0 delle riserve di U235 e Pu239, che ho accennato, potrebbe essere risolto dai <strong><span style=\"color: #008000;\">reattori nucleari veloci autofertilizzanti<\/span><\/strong>. In questi reattori il materiale fissile \u00e8 misto a materiale non fissile che, nel corso del funzionamento, viene trasformato anch&#8217;esso in combustibile nucleare. Nei <strong><span style=\"color: #008000;\">reattori autofertilizzanti<\/span><\/strong>, gli atomi di U238 vengono trasformati dal bombardamento con neutroni veloci, cio\u00e8 non rallentati dal moderatore (da cui il nome di <strong><span style=\"color: #008000;\">reattori veloci<\/span><\/strong>), in atomi di Pu239, fissile, che pertanto viene continuamente rifornito. L&#8217;importanza dei reattori autofertilizzanti \u00e8 dovuta al fatto che sono al punto di superare la fase sperimentale e &#8211; facilmente riproducibili &#8211; potrebbero fornire globalmente altrettanta energia di quanta ne producano complessivamente le centrali idroelettriche, termoelettriche e nucleari convenzionali oggi in funzione.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I reattori di 4 generazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>Il progresso tecnologico, fattore che dovrebbe essere sempre al centro di ogni dibattito ed analisi sulla transizione energetica, fornisce anche un\u2019altra lettura visto che sono gi\u00e0 oltre la fase di studio i reattori di 4^ generazione (se non di 5^ generazione), che potrebbero portare ad una rivalutazione di questa risorsa energetica. Al momento numerose tecnologie competono fra loro per affermarsi in termini di sicurezza, produttivit\u00e0 e durabilit\u00e0. Il passaggio pi\u00f9 evidente e promettente sembra quello delle \u201c<span style=\"color: #008000;\"><strong>Centrali a fusione<\/strong><\/span>\u201d. La tecnologia attuale, ormai ampiamente diffusa, \u00e8 quella delle <strong><span style=\"color: #008000;\">centrali a fissione<\/span> <\/strong>dove un elemento chimico pesante (U238, Pu239) viene opportunamente \u201cbombardato\u201d con dei neutroni fino a che avviene la fissione, ovvero fino a che il nucleo atomico si divide.<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/centrale-nucleare-a-fissione.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 centrale-nucleare-a-fissione.jpg\" width=\"960\" height=\"720\" \/><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">schema di massima di una centrale nucleare &#8211; Fonte blog <\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/berenicepallotta.blogspot.com\/\">https:\/\/berenicepallotta.blogspot.com\/<\/a><\/span><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi <strong><span style=\"color: #008000;\">reattori a fissione di 4^ generazione<\/span><\/strong> differiscono nel funzionamento e nei fluidi refrigeranti che vengono impiegati nella centrale, acqua (leggera, pesante o super critica), gas, sodio, metallo liquido, sali fusi o altro e, senza entrare in dettagli o in complicati tecnicismi, l&#8217;evoluzione di ognuno di questi sistemi pu\u00f2 portare a miglioramenti nell&#8217;efficienza, nel livello di sicurezza, nella semplificazione e quindi nella riduzione dei costi dell&#8217;impianto. Gli attuali nuovi reattori a fissione di 4^ generazione differiscono nel funzionamento e nei fluidi refrigeranti che vengono impiegati nella centrale, acqua (leggera, pesante o super critica), gas, sodio, metallo liquido, sali fusi o altro e, senza entrare in dettagli o in complicati tecnicismi, l&#8217;evoluzione di ognuno di questi sistemi pu\u00f2 portare a miglioramenti nell&#8217;efficienza, nel livello di sicurezza, nella semplificazione e quindi nella riduzione dei costi dell&#8217;impianto.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong><span style=\"color: #008000;\">centrali a fusione<\/span><\/strong> invece sono basate sul principio fisico opposto, cio\u00e8 l&#8217;unione di due elementi chimici leggeri (<strong><span style=\"color: #008000;\">deuterio, trizio<\/span><\/strong> che sono abbondantissimi sulla Terra), la stessa reazione che avviene naturalmente nelle stelle. Il problema di fondo, difficile ma in via di soluzione, \u00e8 l\u2019innesco, per il quale bisogna raggiungere temperature intorno ai 100 milioni di gradi (sei volte quella all&#8217;interno del Sole), ma la soluzione sembrerebbe essere arrivata dal confinamento della <strong><span style=\"color: #008000;\">fusione<\/span><\/strong> all&#8217;interno di un campo magnetico per evitare il contatto con i materiali che non potrebbero resistere a tali temperature.\u00a0Dominare e diffondere la fusione porta ad avere a disposizione enormi quantit\u00e0 di energia, inoltre la parte radioattiva del combustibile, il <strong><span style=\"color: #008000;\">trizio<\/span><\/strong>, verrebbe trasformata in <strong><span style=\"color: #008000;\">neutroni e alfa non radioattivi<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Queste centrali risulterebbero intrinsecamente pi\u00f9 sicure, risulterebbe impossibile un aumento incontrollato della radioattivit\u00e0, ed i combustibili impiegati non sono interessati dal problema della proliferazione nucleare<\/strong>.<\/span><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Screenshot-2023-06-06-175428-1024x356.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-06-06-175428-1024x356.png\" width=\"1050\" height=\"365\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in attesa degli impianti a fusione la IV generazione \u00e8 molto vicina e consentir\u00e0 di mandare in pensione molti impianti di vecchie generazioni ancora in uso<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne i reattori a fusione sono il traguardo tecnologico a cui tendono le pi\u00f9 grandi eccellenze mondiali nella ricerca in ambito energetico. Questi sono i <strong><span style=\"color: #008000;\">principali progetti, italiani e internazionali<\/span><\/strong>, per la ricerca sulla\u00a0fusione a confinamento magnetico:<\/p>\r\n<ul>\r\n<li><b><a href=\"https:\/\/cfs.energy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Commonwealth Fusion Systems<\/a><\/b>\u00a0(CFS), spin-out del <strong><span style=\"color: #008000;\">MIT<\/span><\/strong><\/li>\r\n<li><b><a href=\"https:\/\/www.psfc.mit.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Plasma Science and Fusion Center<\/a>\u00a0<\/b>(PSFC) del\u00a0<span style=\"color: #008000;\"><b>MIT<\/b><\/span><\/li>\r\n<li><b><a href=\"https:\/\/www.dtt-project.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Divertor Tokamak Test<\/a>\u00a0<\/b>(DTT), progetto dell\u2019<span style=\"color: #008000;\"><b>Enea,<\/b><\/span> Frascati (Italia)<\/li>\r\n<li><a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/it\/comunicato-stampa\/8628\/eni-e-cnr-assieme-per-lo-sviluppo-sostenibile-e-la-valorizzazione-della-ricerca-in-italia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b>CNR<\/b><\/a> \u201cEttore Maiorana\u201d di Gela (Italia).<\/li>\r\n<\/ul>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo \u00e8 di realizzare <span style=\"color: #008000;\"><b>la prima centrale a fusione<\/b><\/span>\u00a0in grado di immettere in rete energia elettrica <strong><span style=\"color: #008000;\">a zero emissioni di gas clima-alteranti<\/span><\/strong>. Non \u00e8 fantascienza e si\u00a0 prevede di arrivare a mettere in funzione <strong><span style=\"color: #008000;\">il primo reattore pilota\u00a0SPARC<\/span> <span style=\"color: #008000;\">nel 2025<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>Le prospettive sul nucleare sembrano quindi molto promettenti ma ancora una volta, e soprattutto in Italia, subiamo il nefasto influsso del terrorismo ambientale, spesso sfruttato dalla politica, che ha caratterizzato gli ultimi 40 anni, relegandoci a fanalino di coda del mondo globalizzato. Fattore da sottolineare \u00e8 il fatto che sono stati enfatizzati <strong><span style=\"color: #008000;\">oltre misura<\/span><\/strong> gli incidenti attribuiti all&#8217;uso dell&#8217;energia atomica, fra i pi\u00f9 tristemente noti e gravi quelli di Cernobyl e di Fukushima, e non altre circostanze concomitanti.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/cernobyl.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 cernobyl.jpeg\" width=\"1058\" height=\"705\" \/><\/p>\r\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il <b>disastro di Chernobyl<\/b> fu un incidente nucleare che avvenne la notte del 26 aprile 1986 nel reattore n\u00ba 4 della centrale nucleare di Chernobyl, nell&#8217;allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, non causato da un errore tecnico ma umano &#8211; Foto di Pawe\u0142 &#8216;pbm&#8217; Szubert <br \/><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Chernobyl_-_power_plant_-_reactor_4_02.jpg\">Chernobyl &#8211; power plant &#8211; reactor 4 02.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso del <strong><span style=\"color: #008000;\">disastro nucleare di Cernobyl<\/span><\/strong> una serie di fattori diversi ha concorso all&#8217;evento: l&#8217;inconcepibile ed inadeguata preparazione e competenza dei tecnici che comport\u00f2 l&#8217;incidente, i difetti di progettazione che rendevano la centrale intrinsecamente instabile, e la volont\u00e0 di sottodimensionare l&#8217;accaduto da parte delle autorit\u00e0. All&#8217;epoca l&#8217;Ucraina faceva parte del blocco sovietico e l&#8217;economia centralizzata dell&#8217;URSS non era mai riuscita a tenere il passo di quella liberale, in termini di produttivit\u00e0. Alla centrale di Cernobyl era stato chiesto di produrre troppo per rispettare i piani di crescita dettati a tavolino dal governo. Va aggiunto come il sistema totalitario al potere imponesse una forte censura, ritenuta necessaria a mantenere il consenso, con la conseguenza che l&#8217;opinione pubblica riceveva un\u2019informazione molto parziale e di parte e si sapeva ben poco di ci\u00f2 che accadeva realmente nel Paese.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/EMERGENZA-NUCLEARE-Visit_to_the_Fukushima_Dai-ichi_Nuclear_Power_Plant_6234793576.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 EMERGENZA-NUCLEARE-Visit_to_the_Fukushima_Dai-ichi_Nuclear_Power_Plant_6234793576.jpg\" width=\"836\" height=\"558\" \/><\/p>\r\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fukushima assunse un&#8217;improvvisa notoriet\u00e0 mondiale quando, a seguito del terremoto dell&#8217;11 marzo 2011, seguito da un maremoto, si verific\u00f2 un grave incidente alla centrale nucleare situata a 60 Km di distanza. Nella foto un serbatoio di stoccaggio liquido danneggiato nella centrale nucleare a causa dello tsunami &#8211; Fonte: <a class=\"external free\" style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.iaea.org\/NewsCenter\/Multimedia\/Imagebank\/index.jsp\" rel=\"nofollow\">http:\/\/www.iaea.org\/NewsCenter\/&#8230;\/index.jsp<\/a>\u00a0&#8211; <bdi>Photo Credit: Giovanni Verlini <\/bdi><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #0000ff;\"><bdi><a class=\"external text\" style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.flickr.com\/people\/35068899@N03\" rel=\"nofollow\">IAEA . <\/a><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Visit_to_the_Fukushima_Dai-ichi_Nuclear_Power_Plant_(6234793576).jpg\">Visit to the Fukushima Dai-ichi Nuclear Power Plant (6234793576).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/bdi><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben diverso l&#8217;incidente di <strong><span style=\"color: #008000;\">Fukushima<\/span><\/strong> in Giappone che, insieme a quello di Cernobyl, \u00e8 stato l&#8217;unico a raggiungere il livello 7, ovvero il massimo della gravit\u00e0 nella scala INES dell&#8217;IEA (a<span style=\"color: #008000;\"><strong>nche se la quantit\u00e0 di radiazioni disperse a Fukushima \u00e8 stata dieci volte inferiore a quella di<\/strong> Cernobyl<\/span>). Certo parliamo di un contesto ben diverso, sia storicamente (impianti pi\u00f9 moderni) con un livello di innovazione tecnologica da decenni ai vertici mondiali. Inoltre, la situazione politica e economica giapponese \u00e8 ben diversa da quella dell&#8217;URSS degli anni \u201880; il Giappone \u00e8 un modello di democrazia riconosciuto in tutto il mondo, si distingue per libert\u00e0 di informazione ed un ottimo grado di scolarizzazione della popolazione, bassa corruzione.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In estrema sintesi, le circostanze dell&#8217;evento di Fukushima sono parecchio differenti dal precedente: mentre a Cernobyl si tratt\u00f2 di negligenza a tutti i livelli &#8211; dalla progettazione alla gestione- a Fukushima l&#8217;incidente si \u00e8 verificato a seguito di un maremoto indotto dal pi\u00f9 forte terremoto mai registrato nella storia giapponese. Comunque sia anche in questo caso, nonostante il pronto intervento e la competenza degli operatori, fu il \u201csistema\u201d a minimizzare la portata dell&#8217;accaduto, con effetto frenante su quanto si sarebbe potuto fare tempestivamente per contenere i danni. <strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;evento di Fukushima \u00e8 un <em>case study<\/em> che dimostra che gravi incidenti possono verificarsi anche nei contesti dove sembrano meno probabili, ma anche che le conseguenze, pure in ambiti ristretti, sono contenibili, considerando che l\u2019evoluzione tecnologica porta verso la riduzione del fattore radioattivo, il rischio pi\u00f9 temuto dalle popolazioni. <\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">E in Italia?<\/span><\/strong> <br \/>Per quanto riguarda l\u2019Italia, sotto il mandato del governo Draghi, si sono visti spiragli per un cambio di politica: mentre l\u2019ENI \u00e8 associata al MIT negli Stati Uniti nel pi\u00f9 promettente dei programmi di reattori a fusione, l\u2019alternativa nucleare \u00e8 stata toccata dal Presidente del Consiglio come\u00a0 parte dell\u2019esigenza di differenziare il mix energetico dell\u2019Italia, per ridurre la dipendenza dal gas russo. \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">L\u2019impegno tecnico ed economico, ha detto Draghi, \u00e8 concentrato sulla fusione a confinamento magnetico, che attualmente \u00e8 l\u2019unica via possibile per realizzare reattori commerciali in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile<\/span><\/em><\/strong>\u00bb entrando nel dettaglio della strategia europea per le energie nucleari a fusione che, come ho accennato, \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">prevede l\u2019entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione nel 2025-2028<\/span><\/strong>\u00bb. Una soluzione sviluppata dal Consorzio <span style=\"color: #008000;\"><strong>EUROFUSION<\/strong><\/span>, che gestisce fondi <strong><span style=\"color: #008000;\">EURATOM<\/span><\/strong> pari a <strong><span style=\"color: #008000;\">oltre 500 milioni di euro<\/span><\/strong> per il periodo tra il 2021 e il 2025.<\/p>\r\n<p>Un&#8217;alternativa che va rivalutata guardando al futuro.<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gian Carlo Poddighe<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In anteprima: schema ipotetico di una centrale nucleare a fusione, 2020 autore e fonte Dipartimento Editoriale del laboratorio di ricerca navale (Naval Research Laboratory Publishing Department) <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:IFE_Power_Plant.png\">IFE Power Plant.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e la fonte o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: FONTI ENERGETICHEPERIODO: XXI SECOLOAREA: DIDATTICAparole chiave: nucleare, impianti di nuova generazione &nbsp; La domanda che tutti ci poniamo \u00e8 se potremmo produrre la stessa quantit\u00e0 di potenza consumata attualmente nel mondo senza i combustibili fossili, sfruttando altre risorse energetiche con nuove tecnologie allo stato dell&#8217;arte. 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