{"id":76134,"date":"2022-09-18T00:01:00","date_gmt":"2022-09-17T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=76134"},"modified":"2023-05-21T10:44:03","modified_gmt":"2023-05-21T08:44:03","slug":"marittimita-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/76134","title":{"rendered":"Marittimit\u00e0 romana &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA ROMANA<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: VIII SECOLO &#8211; IV SECOLO a.C.<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br>parole chiave: marittimit\u00e0, Roma<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Romolo<\/span><\/strong> prescelse il colle sul quale fondare la Citt\u00e0 Eterna, quel sito era immerso in uno scenario spiccatamente acquatico, del tutto simile a quanto Tito Livio ci ha descritto parlando della leggendaria esposizione dei due gemelli <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Lo storico <em>ab Urbe condita<\/em> precisa, infatti, che la cesta con i neonati figli di Rea Silvia venne abbandonata vicino al bordo della palude formata dalle acque del Tevere, laddove queste lambivano il Palatino, in un punto ancora riconoscibile in epoca augustea per la presenza del Fico Ruminale. Gli antichi Romani sapevano che non era stata un\u2019anomala piena del fiume a provocare quello straripamento: si trattava di un allagamento cronico, che alimentava delle paludi permanenti \u2013 non guadabili a piedi \u2013 nelle depressioni vallive attigue all\u2019ansa immediatamente a sud dell\u2019isola Tiberina<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Questo concorde convincimento delle fonti antiche \u00e8 stato accolto senza difficolt\u00e0 da tutti gli studiosi successivi, fino all\u2019epoca moderna<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<figure style=\"width: 967px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/01-1_velabri.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 01-1_velabri.jpg\" width=\"967\" height=\"900\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Area attorno al Palatino nel VIII sec. a.C. (da G. Cozzo [8]; rielaborazione D. Carro)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il carattere palustre della predetta area nel VIII secolo a.C. risulta inoltre comprovato dalla geologia<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> e dall\u2019archeologia<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Nella nascente Roma, in effetti, i tre pi\u00f9 occidentali dei sette colli erano in origine bagnati e reciprocamente separati dalle acque del Tevere, abbondantemente spanse nel Velabro e nella valle Murcia. Il Palatino, in particolare, dalla sua posizione centrale dominava l\u2019area pianeggiante compresa fra le sue pendici occidentali e l\u2019ansa del fiume<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, consentendo di esercitarvi in via esclusiva il controllo delle peculiari e redditizie attivit\u00e0 che vi si svolgevano fin dall\u2019epoca protostorica: sulla riva, il fiorente commercio del sale \u2013 destinato alla Sabina<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> \u2013 e delle altre merci che affluivano in quel privilegiato nodo di traffico<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>; sul fiume, il lucroso servizio di traghetto di uomini e merci fra la riva latina e quella etrusca. Tale servizio poteva infatti sfruttare le favorevolissime condizioni presenti in quello specifico punto, ove il sensibile rallentamento della corrente consentiva l\u2019attraversamento in sicurezza di zattere e chiatte con carichi pesanti, mentre l\u2019espansione delle acque a ponente dell\u2019ansa aveva creato un ancoraggio naturale<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> per i mezzi navali adibiti a traghetto, per altri natanti e per eventuali navi giunte col\u00e0 per motivi di commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla singolare posizione strategica del Palatino, affacciato su quello che era allora il pi\u00f9 importante crocevia della nostra Penisola, la nuova citt\u00e0 attrasse dalle regioni confinanti \u201cuna turba indiscriminata \u2013 di uomini liberi e di schiavi \u2013 avida di novit\u00e0\u201d <a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Questo fu, secondo Livio (e nulla ci induce a dubitarne), il nucleo originario del popolo Romano: una moltitudine composita e socialmente eterogenea, che non includeva principalmente contadini e pastori <a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, secondo il trito stereotipo, ma gente di ogni provenienza, inclusa una discreta percentuale di avventurieri, trafficanti e fuorilegge. Si trattava dunque di una popolazione che assommava in s\u00e9 una gamma di esperienze ben pi\u00f9 ampia e variegata di quanto acquisibile nell\u2019idilliaco ambito rurale, essendo pertanto perfettamente predisposta a cogliere e valorizzare le inconsuete opportunit\u00e0 che si aprivano in quel nuovo e promettente contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi <strong><span style=\"color: #008000;\">Quiriti<\/span><\/strong> iniziarono quindi ad esercitare il loro ruolo di cittadini romani stando praticamente con i piedi nel Tevere ed avendo davanti agli occhi, quale spettacolo pi\u00f9 abituale e familiare, proprio l\u2019ampia distesa di quelle acque e le relative scene navali. \u00c8 abbastanza logico attribuir loro anche la consapevolezza del collegamento immediato di quelle stesse acque con il mare, visto che gli Etruschi \u2013 da cui essi trassero conoscenze e costumi \u2013 gestivano delle intense attivit\u00e0 navali nel Tirreno. In ogni caso, non appena i Romani assunsero il controllo delle rive del breve corso del fiume a valle della citt\u00e0, essi fondarono la loro prima colonia proprio alla foce, ovvero sul primo lembo di costa marittima da essi posseduto.<\/p>\n<figure style=\"width: 980px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/01-4_ostia.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 01-4_ostia.png\" width=\"980\" height=\"956\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le foci del Tevere dal VII sec. a.C. ad oggi (da P. Bellotti [15]; rielaborazione D. Carro)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione attribuisce la fondazione di Ostia al quarto re di Roma, Anco Marzio (640-616 a.C.), che vi realizz\u00f2 anche le saline<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Di questa prima colonia dell\u2019et\u00e0 regia l\u2019archeologia non ha finora trovato alcuna traccia, per il semplice motivo che la foce del fiume si era recentemente spostata <a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, portandosi in prossimit\u00e0 dello stretto cordone litoraneo che divideva lo Stagno di Ostia dal mare. In quella posizione il terreno era ancora troppo esiguo ed instabile per potervi edificare delle consistenti strutture urbane. La primissima <strong><span style=\"color: #008000;\">Ostia<\/span> <\/strong>dovette dunque essere solo un avamposto <a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> utile per controllare l\u2019accesso marittimo all\u2019Urbe ed anche per dotarla di proprie saline, anzich\u00e9 dipendere da quelle dello Stagno di Maccarese, che erano in mano etrusca. Sappiamo infatti che pochi anni dopo, intorno al 600 a.C., lo Stagno di Ostia fu improvvisamente invaso dall\u2019acqua di mare ed ebbe, solo a partire da quel momento, una componente salina. \u00c8 possibile (ed anche abbastanza verosimile) che la rottura del cordone litoraneo sia stata deliberatamente provocata dai Romani <a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, che poi allestirono e sfruttarono le saline ostiensi. \u00c8 comunque interessante notare che l\u2019ampio specchio d\u2019acqua messo in comunicazione con il mare doveva risultare anche idoneo ad essere in parte sfruttato come ancoraggio di fortuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prescindendo dalla pur elevata valenza economica delle nuove saline, la finalit\u00e0 primaria della fondazione di Ostia fu evidentemente quella di fornire a Roma un accesso sicuro al mare, creando uno scalo \u201cper le grandi navi e per i marinai che sul mare si procacciano da vivere\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Proprio in quegli anni l\u2019ancoraggio ostiense accolse le navi dei Focesi che si trasferivano verso la costa meridionale della Gallia per fondarvi Marsiglia. In tale occasione questi Greci strinsero con i Romani un legame di amicizia ed alleanza destinato a permanere saldissimo, grazie al costante sostegno fornito dai Marsigliesi agli impegni bellici di Roma<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Le altre navi che dovevano approdare normalmente ad Ostia erano di certo quelle impiegate per i traffici marittimi diretti all\u2019Urbe<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/01-2_portotiberino-1024x835.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 01-2_portotiberino-1024x835.jpg\" width=\"1024\" height=\"835\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Portus Tiberinus in et\u00e0 arcaica (da F. Coarellii [5]; rielaborazione D. Carro)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ormeggio di queste navi a Roma si semplific\u00f2 nel corso del VI secolo a.C., quando la bonifica delle <strong><span style=\"color: #008000;\">paludi dei Velabri<\/span><\/strong> \u2013 con la costruzione della <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Cloaca Maxima<\/em><\/span><\/strong> \u2013 venne portata a termine, lasciando a ponente dell\u2019isola Tiberina quella profonda insenatura che costitu\u00ec il<strong><span style=\"color: #008000;\"><em> Portus Tiberinus<\/em><\/span><\/strong>, cio\u00e8 il primo vero e proprio porto fluviale della citt\u00e0. L\u2019insenatura, la cui forma ed estensione risulta comprovata dall\u2019orientamento degli antichissimi templi eretti attorno ad essa e dal percorso aggirante della <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Cloaca Maxima<\/span><\/strong> <a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><strong>[19]<\/strong><\/a><\/em>, fu completamente interrata solo in epoca augustea, quando le incessanti operazioni di carico e scarico delle navi fluviali si svolgevano nel modo migliore presso le ben pi\u00f9 ricettive strutture portuali dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Emporium<\/em><\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine Parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Domenico Carro<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\"><br>Note<br><\/span><\/strong><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Liv. 1, 4.<br><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Marco Terenzio Varrone accenna alle paludi dei due Velabri (maggiore e minore), precisando che essi venivano attraversati dalle barche che traghettavano i passeggeri a pagamento (Varro <em>ling.<\/em> 5, 44 e 156). Analoghi accenni alle antiche paludi, alle barche ed ai relativi nocchieri sono presenti anche in epoca augustea (Tib. 2, 5, 33-34; Prop. 4, 9, 5-6; Ov. <em>fast.<\/em> 6, 405-414).<br><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. R. Venuti, <em>Accurata e succinta descrizione topografica delle antichit\u00e0 di Roma &#8211; Parte prima<\/em>, Roma 1763, pp. 1-2; F. Nardini, <em>Roma antica, Tomo II<\/em>, Roma 1838, p. 249; A. Nibby, <em>Roma nell&#8217;anno MDCCCXXXVIII, Parte I &#8211; Antica<\/em>, Roma 1838, pp. 3 e 44-46.<br><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> A. Verri, <em>Sulla natura del terreno di Roma a sinistra del Tevere<\/em>, in \u201cBollettino della Societ\u00e0 Geologica Italiana\u201d, 28 (1909), 1, pp. 191-195.<br><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> I percorsi delle vie pi\u00f9 antiche costeggiavano le pendici dei colli ai lati delle paludi: F. Coarelli, <em>Il Foro Boario<\/em>, Roma 1992, p. 34.<br><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> L\u2019area di mercato \u2013 Foro Boario <em>ante litteram<\/em> \u2013 era strettamente connessa al pi\u00f9 antico pomerio della citt\u00e0 (Tac. <em>ann.<\/em> 12, 24, 2).<br><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Merce avviata lungo l&#8217;antichissima via Salaria (Plin. <em>nat.<\/em> 31, 89; Fest. p. 436 L), che iniziava probabilmente proprio in quell&#8217;area: F. Coarelli, <em>Il Foro<\/em> \u2026 cit., pp.&nbsp; 107-111.<br><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> G. Cozzo, <em>Il luogo primitivo di Roma<\/em>, Roma 1935, pp. 7-8, 135 e 187.<br><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Id., <em>ibid.<\/em>, pp. 135-136; F. Coarelli, <em>Il Foro <\/em>\u2026 cit., pp. 23 e 236-237.<br><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Liv. 1, 8.<br><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Attorno al Palatino non vi erano nemmeno dei terreni idonei per coltivare quanto necessario alla citt\u00e0 (Strabo 5, 3, 2), n\u00e9 per assicurare dei pascoli soddisfacenti (G. Cozzo, <em>Il luogo <\/em>\u2026 cit., pp. 5-6).<br><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> &nbsp;Cic. <em>rep.<\/em> 2, 18; Liv. 1, 33, 9; Plin. <em>nat.<\/em> 31, 89.<br><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Prima del VII sec. a.C. il fiume sfociava \u201cnei pressi dell\u2019attuale alveo di Fiumicino\u201d: C. Giraudi, C. Tata, L. Paroli, <em>Carotaggi e studi geologici a Portus: il delta del Tevere dai tempi di Ostia Tiberina alla costruzione dei porti di Claudio e Traiano<\/em>, in \u201cThe Journal of Fasti Online\u201d, 80 (2007), p. 3.<br><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> F. Di Rita , A. Celant, C. Conati Barbaro, <em>Interazioni tra clima, ambiente e uomo nell\u2019evoluzione olocenica del delta del Tevere: dati paleobotanici e ritrovamenti archeologici<\/em>, in \u201cRendiconti Online della Societ\u00e0 Geologica Italiana\u201d, 18 (2012), pp. 21-22.<br><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> P. Bellotti, G. Calderoni, F. Di Rita, M. D\u2019Orefice, C. D\u2019Amico, D. Esu, D. Magri, M. Preite Martinez, P. Tortora, P. Valeri, <em>The Tiber river delta plain (central Italy): coastal evolution and implications for the ancient Roman Ostia settlement<\/em>, in \u201cThe Holocene\u201d, 21-7 (2011), pp. 1114-1115<br><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Frammento sulla fondazione di Ostia, dagli <em>Annali<\/em> di Ennio (Fest. P. 259 M).<br><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Iust. 43, 3,4; Solin. 2, 51. Lo stesso Giustino riferisce che i Marsigliesi aiutarono attivamente i Romani in tutte le guerre (Iust. 43, 5, 3).<br><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> F. Coarelli, <em>Il Foro <\/em>\u2026 cit., p. 120.<br><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Il Tempio di Portuno dominava la banchina meridionale; quelli di <em>Fortuna<\/em> e <em>Mater Matuta<\/em> erano a nord-est. Cfr. F. Coarelli, <em>Il Foro <\/em>\u2026 cit., p. 242.<a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/76134\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/76454\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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