{"id":75790,"date":"2025-12-08T00:01:44","date_gmt":"2025-12-07T23:01:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=75790"},"modified":"2026-06-06T19:23:42","modified_gmt":"2026-06-06T17:23:42","slug":"le-creature-degli-abissi-marini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/75790","title":{"rendered":"Creature degli abissi marini (rivisitato)"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: pesci abissali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi effettuiamo un viaggio nelle profondit\u00e0 del mare, nella zona oscura dove la luce solare non riesce a penetrare e le forme di vita si sono straordinariamente adattate. Attraverseremo la zona epipelagica, ancora illuminata, per entrare poi in quella mesopelagica e batipelagica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/suddivisione-pelagica.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 suddivisione-pelagica.png\" width=\"242\" height=\"709\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le zone pelagiche <\/span><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:Pelagiczone.svg\">Pelagic zone.svg &#8211; Wikipedia<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un viaggio negli abissi<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nOltre la zona illuminata del mare, si apre un mondo oscuro, al di sotto della zona epipelagica o fotica. Sebbene sia un ambiente ancora tutto da scoprire, gli scienziati ritengono che solo il 2% circa delle specie marine conosciute abiti l&#8217;ambiente pelagico e la maggior parte di loro vive nella colonna d&#8217;acqua. In particolare, gli organismi marini delle acque profonde abitano le zone bati-pelagiche (tra i 1.000 e i 4.000 metri di profondit\u00e0) e abisso-pelagiche (tra i 4.000 e i 6.000 m di profondit\u00e0) definite <strong><span style=\"color: #008000;\">afotiche<\/span><\/strong>, ovvero le regioni in cui non c&#8217;\u00e8 presenza di luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cosa ci possiamo aspettare?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSe potessimo visitarle di persona ci ritroveremmo avvolti, in un mondo freddo ed ostile, da una lenta e continua caduta di detriti, prevalentemente\u00a0organici, che precipitano per gravit\u00e0 dagli strati superiori della colonna d&#8217;acqua.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/BIOLOGIA-PESCI-ABISSI-Melanocetus_johnsonii1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 BIOLOGIA-PESCI-ABISSI-Melanocetus_johnsonii1.jpg\" width=\"327\" height=\"218\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il melanoceto o diavolo nero, \u00e8 un pesce abissale appartenente alla famiglia Melanocetidae. Questa specie \u00e8 diffusa in tutti gli oceani temperati o tropicali, fino ad una profondit\u00e0 di 4.500 metri. Le femmine hanno grandi denti ed un organo leggero su uno stelo tra gli occhi, l&#8217;illicio, provvisto sull&#8217;estremit\u00e0 di fotofori. Un organo che utilizza come esca luminosa per catturare le sue prede. I maschi sono molto pi\u00f9 piccoli ed hanno narici enormi che usano per &#8220;annusare&#8221; i loro compagni al buio &#8211; Autore Ryan Somma &#8211;\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/ideonexus\/2897239064\/in\/photostream\">https:\/\/www.flickr.com\/photos\/ideonexus\/2897239064\/in\/photostream <\/a><\/em><em><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Melanocetus_johnsonii1.jpg\">Melanocetus johnsonii1 &#8211; Melanocetus johnsonii \u2014 Wikipedia (wikipedia.org)<\/a><\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u201cneve\u201d marina ha un\u2019importanza notevole per la sopravvivenza delle forme di vita abissali, in quanto include il sedimento organico &#8211; composto da plancton, protisti (come le diatomee) &#8211; e materiale fecale ed inorganico trasportato dalle correnti. Il materiale precipitato si accumula nel tempo e pu\u00f2 raggiungere diversi centimetri, e pu\u00f2 impiegare settimane prima di raggiungere il fondo dell&#8217;oceano. Tuttavia, la maggior parte dei componenti organici viene consumata da microbi, zooplancton e altri animali filtratori entro i primi mille metri del loro viaggio, cio\u00e8 all&#8217;interno della zona epipelagica. Essa rappresenta la base degli ecosistemi mesopelagici e bentonici di acque profonde: poich\u00e9 la luce solare non pu\u00f2 raggiungerli, gli organismi delle acque profonde fanno molto affidamento sul precipitato come fonte energetica di sopravvivenza.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_2cbJFOAp0q4\"><div id=\"lyte_2cbJFOAp0q4\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/2cbJFOAp0q4\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2cbJFOAp0q4\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/2cbJFOAp0q4\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 18pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">Oltre la vista<br \/>\n<\/span><\/strong>I pesci di acque profonde si sono evoluti per sopravvivere in questa regione ostile. Non esistendo fonti di illuminazione, non possono fare affidamento esclusivamente sulla loro vista per localizzare prede e compagni e per evitare i predatori. Molti di questi organismi sono quindi ciechi e fanno affidamento ad altri sensi per cacciare le loro prede ma anche per evitare di essere catturati; ad esempio, alcuni pesci sono in grado di percepire variazioni della pressione locale legati al passaggio di altri animali ma anche odori per noi impercettibili. I sistemi sensoriali pi\u00f9 importanti sono solitamente l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">orecchio interno<\/span><\/strong> e la <strong><span style=\"color: #008000;\">linea laterale<\/span><\/strong>, che risponde alle variazioni della pressione dell&#8217;acqua consentendo di triangolare le prede. Il sistema olfattivo consente ai maschi di ricercare le femmine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/coryphaenoides-rupestris-.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 coryphaenoides-rupestris-.jpg\" width=\"492\" height=\"175\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I pesci topo della famiglia dei Macrouridae, sono pesci di acque profonde che a volte possono raggiungere pi\u00f9 di un metro di lunghezza. Vivono\u00a0 fino a 2200 metri di profondit\u00e0, normalmente vicino ai fondali marino, spingendosi anche in acque relativamente basse costiere. \u00c8 molto sensibile alle vibrazioni dell&#8217;acqua che potrebbero essere prodotte da prede come gamberetti o piccoli calamari e pesci. Distribuzione: Atlantico settentrionale: ad oriente, dall\u2019Islanda e dalla Groenlandia fino all\u2019Africa settentrionale (20\u00b0 Nord); ad occidente, dalla Groenlandia fino all\u2019 Isola di Andros (Bahamas) &#8211; Disegno di\u00a0 Coryphaenoides rupestris di Carl Nielsen <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Coryphaenoides_rupestris.jpg\">Coryphaenoides rupestris.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a> \u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la vista, quelli che non sono ciechi, hanno occhi grandi e sensibili che possono essere fino a 100 volte pi\u00f9 sensibili alla luce di quelli umani. Inoltre, gli organismi bioluminescenti sono in grado di produrre luce attraverso reazioni chimiche di alcune molecole (luciferine). In parole semplici, queste molecole subiscono un&#8217;ossidazione catalizzata da un enzima che produce un intermedio instabile che decade emettendo luce. Pi\u00f9 del 50% dei pesci di acque profonde, cos\u00ec come alcune specie di gamberetti e calamari, sono in grado di produrre il fenomeno della bioluminescenza. Circa l&#8217;80% di questi organismi possiede i fotofori, cellule ghiandolari che contengono batteri luminosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come fanno a sopravvivere a quelle alte pressioni?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUn altro aspetto interessante \u00e8 la loro capacit\u00e0 di sopravvivere alle alte pressioni. Come sappiamo, la pressione assoluta aumenta di un&#8217;atmosfera ogni 10 metri di profondit\u00e0 (un&#8217;atmosfera \u00e8 la pressione esercitata sulla superficie del mare dall&#8217;atmosfera sovrastante). Questo comporta che un pesce a 1.000 metri di profondit\u00e0 \u00e8 sottoposto ad una pressione di 1.001 atmosfere. Considerando che a 100 metri di profondit\u00e0 (101 atmosfere) la pressione \u00e8 di 10 Kg\/cm<sup>2<\/sup>, a 1000 metri la pressione \u00e8 di 100 Kg\/cm<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le specie di acque profonde si sono evolute adattandosi a livello cellulare e fisiologico per poter sopravvivere in ambienti con queste alte pressioni assolute che inibiscono i processi interni provocando un aumento interno di liquidi come l\u2019acqua, un componente chiave nei processi biologici, che \u00e8 molto suscettibile alle variazioni di volume, a causa dei costituenti del fluido stesso a livello cellulare. Per adattarsi a questo cambiamento, la struttura proteica dei pesci di acque profonde si \u00e8 evoluta producendo una percentuale maggiore di acidi grassi insaturi nelle membrane interne. Una delle scoperte pi\u00f9 significative \u00e8 stata che i pesci di acque profonde hanno sviluppato dei geni che consentono loro di produrre delle proteine \u200b\u200bantigelo che \u200b\u200bimpediscono la formazione di cristalli di ghiaccio nei fluidi corporei, una mutazione essenziale per la sopravvivenza alle fredde temperature delle profondit\u00e0 marine. Ricercatori dell\u2019Accademia delle Scienze cinese e del BGI-Qingdao, hanno scoperto che undici specie esaminate degli abissi oceanici possiedono una mutazione nel gene <strong><span style=\"color: #008000;\">rtf1<\/span><\/strong>, fondamentale per rendere pi\u00f9 efficiente la trascrizione genetica in ambienti ad alta pressione; un esempio di <strong><span style=\"color: #008000;\">evoluzione convergente<\/span><\/strong> attraverso la quale specie diverse hanno sviluppato soluzioni simili per affrontare le stesse sfide ambientali. Questa mutazione sembra essere comune sia tra le specie antiche, presenti da milioni di anni nelle zone abissali, sia tra quelle apparse dopo l\u2019estinzione dei dinosauri. Oltre i 3.000 metri sembrerebbero pi\u00f9 abbondanti le specie degli invertebrati rispetto ai vertebrati, probabilmente perch\u00e9 richiedono meno risorse alimentari e sono meno sensibili agli effetti della pressione sul sistema nervoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come si nutrono?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe loro vesciche natatorie se non assenti, sono scarsamente funzionali; questo comporta che i pesci batipelagici normalmente non intraprendono migrazioni verticali significative. Quando avvengono, ad esempio se spostati dalle correnti o se catturati da reti profonde, possono andare a sicura morte per lo scoppio delle loro vesciche natatorie. Un altro motivo ostativo agli spostamenti verticali \u00e8 il fatto che il riempimento delle vesciche a pressioni cos\u00ec elevate comporterebbe enormi costi energetici, difficilmente copribili con la scarsit\u00e0 dei nutrimenti. Insomma ci deve essere un serio motivo nutrizionale. A tal riguardo questi animali non sono molto selettivi nelle loro abitudini alimentari, ed afferrano tutto ci\u00f2 che gli si avvicina abbastanza. Avere grandi bocche con denti affilati e rastrelli branchiali sovrapposti aiuta ad impedire alle piccole prede ingerite di scappare.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_-0aVDOvb7xQ\"><div id=\"lyte_-0aVDOvb7xQ\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/-0aVDOvb7xQ\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-0aVDOvb7xQ\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/-0aVDOvb7xQ\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante il loro aspetto, gli abitanti degli abissi sono per lo pi\u00f9 pesci di piccole dimensioni, troppo piccoli per rappresentare una minaccia per gli umani. Ciononostante il loro aspetto mostruoso li rende affascinanti,\u00a0 esseri di un mondo ancora tutto da scoprire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cui prodest?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa domanda che alcuni si pongono \u00e8 quale utilit\u00e0 esiste nello studiare queste specie abissali. In realt\u00e0 questi studi potrebbero avere implicazioni importanti anche per la salute umana. Comprendendo come questi pesci si sono adattati alle condizioni estreme delle profondit\u00e0 marine, favorirebbe lo sviluppo di nuovi farmaci e trattamenti per molte patologie umane nonch\u00e8 per il trattamento dell&#8217;ipotermia e delle lesioni legate al freddo. Inoltre, come gli esseri umani, i pesci hanno due tipi di cellule fotorecettrici nei loro occhi: i bastoncelli ed i coni. I bastoncelli sono responsabili della visione in condizioni di scarsa illuminazione, mentre i coni sono invece coinvolti nella visione dei colori e nel rilevamento dei dettagli pi\u00f9 fini in condizioni di luce pi\u00f9 intensa. La comprensione dei meccanismi biologici che hanno portato alla mutazione di questi animali marini potrebbe consentire lo sviluppo di nuovi farmaci per trattare problemi di vista gravi come la degenerazione maculare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima un esemplare di\u00a0Pesce vipera (specie Chauliodus) che vive tra i\u00a0400 ed i 1000 metri di profondit\u00e0. Si tratta di\u00a0un feroce predatore, con zanne cos\u00ec grandi che la sua bocca non pu\u00f2 chiudersi su di esse e scivolano sulla parte anteriore del pesce quando chiude la bocca.\u00a0Il collo flessibile gli consente di piegare la testa all&#8217;indietro e sporgere la mascella inferiore per afferrare pesci, calamari e crostacei.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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