{"id":73690,"date":"2022-06-17T00:01:12","date_gmt":"2022-06-16T22:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=73690"},"modified":"2023-07-16T15:03:14","modified_gmt":"2023-07-16T13:03:14","slug":"due-ingegnose-realizzazioni-dellingegner-cesare-laurenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73690","title":{"rendered":"Il bacino speciale galleggiante per il collaudo dei sommergibili dell\u2019ingegner Cesare Laurenti"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Salvataggio sommergibili, Laurenti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ingegnere italiano <strong><span style=\"color: #008000;\">Cesare Laurenti<\/span><\/strong>, prima maggiore del Genio Navale e, dal 1906, direttore dei cantieri navali FIAT S. Giorgio del Muggiano, \u00e8 ben noto per i sommergibili da lui progettati, caratterizzati dall\u2019avere nella zona centrale un doppio scafo resistente. Essi furono adottati dalla Marina italiana ed ebbero anche un buon successo di vendite alle Marine estere. Meno note sono due sue ingegnose realizzazioni che ebbero una vasta risonanza anche all\u2019estero: <span style=\"color: #008000;\"><strong>il bacino speciale galleggiante per il collaudo dei sommergibili,<\/strong> <\/span>che fu costruito a proprie spese dal cantiere S. Giorgio nel 1911, e <strong><span style=\"color: #008000;\">la nave appoggio, collaudo e recupero sommergibili Cear\u00e0<\/span><\/strong> costruita sempre dal cantiere S. Giorgio per conto della Marina brasiliana nel 1915\/16.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Laurenti-anto-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Laurenti-anto-1.jpg\" width=\"1011\" height=\"663\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 1 Il bacino Laurenti in una illustrazione pubblicata da Scientific American. Nell\u2019incisione sono rappresentati contemporaneamente sia un battello all\u2019interno del cilindro di pressione che un battello affondato appeso al bacino stesso, un evento che ovviamente non sarebbe mai accaduto. Nell\u2019inserto sono indicati: A \u2013 cilindro di pressura; B \u2013 casse di assetto; C \u2013 acqua di zavorra; D \u2013 sommergibile; E \u2013 tubo e cupola di collegamento con l\u2019esterno del cilindro; F \u2013 taccate di sostegno del sommergibile; H \u2013 paranchi elettrici.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In questo articolo ci occuperemo del<\/span> <span style=\"color: #008000;\">bacino speciale per il collaudo dei sommergibili<\/span><\/strong>.<br \/>\nNei primi anni del \u2018900 il sistema di collaudo della resistenza alla pressione in acque profonde dei sommergibili di nuova costruzione o di quelli sottoposti ad importanti lavori di raddobbo era, come lo defin\u00ec la rivista tecnica britannica <strong><span style=\"color: #008000;\">The Engineer<\/span><\/strong> in un articolo pubblicato a settembre del 1912, poco meno di \u201cun ripiego\u201d e non aveva quella \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">precisione che era la sola ad avere un valore scientifico tale da costituire una valida guida per i progettisti e i costruttori [di sommergibili]<\/span><\/strong>\u201d. Il metodo di collaudo consisteva nel sospendere il sommergibile da collaudare, privo di equipaggio, alle gru di uno o pi\u00f9 pontoni-biga ed immergerlo lentamente fino alla profondit\u00e0 desiderata, generalmente 40 o 60 m. In determinati punti all\u2019interno dello scafo erano disposti degli strumenti che registravano eventuali deformazioni o cedimenti delle strutture.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-2-1024x666.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-2-1024x666.jpg\" width=\"1024\" height=\"666\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 2 Il bacino Laurenti pronto al varo nel cantiere FIAT S. Giorgio del Muggiano nel 1911. Fonte A. Turrini, \u201cL\u2019opera di Cesare Laurenti, realizzazioni e progetti\u201d.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta riportato in superficie, il battello veniva ispezionato per rilevare eventuali infiltrazioni d\u2019acqua. Si trattava per\u00f2 di sistemi non completamente soddisfacenti, in quanto le deformazioni potevano verificarsi in zone non monitorate dagli strumenti, e le fonti delle vie d\u2019acqua createsi non sempre erano di facile individuazione; inoltre non era possibile capire a quale profondit\u00e0 si fossero creati i danni, n\u00e9 tantomeno verificare il funzionamento degli apparati interni, ad esempio se le pompe avrebbero funzionato correttamente anche alla massima profondit\u00e0, se il sistema ad aria compressa fosse in grado di svuotare le casse di immersione oppure se le loro paratie interne sarebbero state in grado di reggere le pressioni necessarie al loro svuotamento, cos\u00ec come il corretto funzionamento delle valvole e tubazioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-3-1024x552.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-3-1024x552.jpg\" width=\"1024\" height=\"552\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 3 Il varo del bacino. Fonte The Engineer<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le operazioni occorrenti per questo tipo di prova non erano n\u00e9 facili n\u00e9 brevi, richiedevano una calma assoluta di mare, la disponibilit\u00e0 di pontoni-biga e di rimorchiatori e non sempre potevano essere eseguite in prossimit\u00e0 del cantiere costruttore o del porto dove era di base il battello, essendo necessario eseguirle in aree di mare dove il fondale avesse la profondit\u00e0 adeguata.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-4.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-4.jpg\" width=\"890\" height=\"587\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 4 L\u2019estremit\u00e0 anteriore del bacino con la porta galleggiante chiusa prima del varo. Fonte The Engineer<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come riport\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">rivista statunitense \u201cScientific American\u201d<\/span><\/strong> a novembre del 1912, si doveva perci\u00f2 \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">guardare all\u2019Italia per la pi\u00f9 stupefacente realizzazione di un apparato ausiliario per sommergibili, una struttura che riunisce le qualit\u00e0 di un battello di salvataggio con quelle di un bacino di collaudo di una tipologia nuova ed estremamente utile<\/span><\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-5.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-5.jpg\" width=\"893\" height=\"592\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 5 La porta galleggiante del bacino in fase di apertura prima dell\u2019ammissione del sommergibile all\u2019interno del cilindro. Fonte The Engineer<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">bacino galleggiante speciale\u201d<\/span><\/strong>, come lo defin\u00ec la <strong><span style=\"color: #008000;\">Rivista Marittima nel 1911<\/span><\/strong>, quando era in costruzione, era sostanzialmente un cilindro a tenuta stagna che era in grado di accogliere al suo interno un sommergibile del dislocamento massimo in immersione di 500 t. Una volta introdotto il sommergibile e chiusa la porta galleggiante stagna del bacino, il cilindro veniva completamente allagato e l\u2019acqua era messa in pressione tramite delle pompe fino a raggiungere quella equivalente alla profondit\u00e0 di collaudo desiderata. Il battello era collegato con l\u2019esterno del cilindro tramite un tubo sormontato da una cupola che circondava la torretta del battello ed era resistente alla pressione; il tubo consentiva l\u2019ingresso e l\u2019uscita del personale preposto al controllo del sommergibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-6-1024x684.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-6-1024x684.jpg\" width=\"1024\" height=\"684\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 6 Il sommergibile Medusa sta per essere immesso nel cilindro di pressura. Fonte A. Turrini, \u201cL\u2019opera di Cesare Laurenti, realizzazioni e progetti\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il collaudo poteva essere eseguito con personale a bordo del battello, personale che era in costante contatto telefonico con l\u2019esterno e quindi poteva far interrompere la prova in qualsiasi momento. In questo modo il collaudo poteva essere eseguito in tutta sicurezza con personale a bordo. Il cilindro poteva resistere ad una pressione molto superiore a quella esistente alla massima profondit\u00e0 di immersione prevista per il sommergibile da collaudare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-7-1024x354.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-7-1024x354.jpg\" width=\"1024\" height=\"354\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 7 Vista in pianta e sezione laterale longitudinale del bacino Laurenti. Fonte A. Turrini, \u201cL\u2019opera di Cesare Laurenti, realizzazioni e progetti\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">bacino Laurenti<\/span><\/strong> era costituito da un lungo cilindro in acciaio ad alta resistenza munito lungo la sua lunghezza di alcune strutture parallelepipedi laterali che contenevano casse di assetto e i macchinari e gli accessori necessari. Ad una estremit\u00e0 il bacino era chiuso da una porta galleggiante di forma lenticolare basculante lateralmente sull\u2019asse verticale. L\u2019assetto del cilindro era modificato allagando le casse d\u2019assetto e la porta galleggiante ed esaurendole con pompe azionate da motori elettrici; un\u2019altra pompa azionata sempre elettricamente portava in pressione l\u2019acqua all\u2019interno del cilindro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-8.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-8.jpg\" width=\"723\" height=\"537\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 8 Le varie condizioni di assetto del bacino e del sommergibile: 1 \u2013 bacino chiuso e vuoto; 2 \u2013 bacino con porta aperta e cilindro parzialmente allagato; 3 \u2013sommergibile all\u2019interno del cilindro parzialmente allagato e 20 t di acqua nelle casse di assetto del bacino; 4 \u2013 il bacino posato sulle taccate del bacino in muratura; 5 \u2013 il cilindro chiuso e vuoto con il sommergibile all\u2019interno. Fonte The Engineer<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La corrente elettrica era generata da una \u201cstazione\u201d a vapore collocata in un casotto eretto sopra al cilindro. Per eseguire la prova di pressatura il bacino e il battello da collaudare erano introdotti in un bacino in muratura che veniva poi parzialmente esaurito. Allagando le sue casse di assetto il bacino veniva portato ad appoggiare sulle taccate del bacino in muratura, mentre il battello da collaudare rimaneva galleggiante. Con il bacino di collaudo saldamente appoggiato sulle taccate, la sua porta veniva aperta e il cilindro era parzialmente allagato per consentire l\u2019ingresso del battello. Una volta che il battello era all\u2019interno del bacino, se ne allagavano le casse di immersione per farlo posare saldamente sulle taccate disposte sul fondo del cilindro e veniva ulteriormente bloccato con appositi scontri per impedirne ogni movimento. Veniva poi collocato il tubo verticale sormontato da una cupola che avvolgeva la torretta del sommergibile. Il cilindro veniva quindi chiuso e completamente allagato con le pompe a bassa pressione, dopodich\u00e9 la pressione dell\u2019acqua veniva progressivamente aumentata dalla pompa ad alta pressione, fino a portarla a quella equivalente alla quota di collaudo desiderata. Con questo sistema, tutti i meccanismi del battello potevano essere azionati e collaudati nelle condizioni fisiche esattamente uguali a quelle operative. Non vi era alcun rischio n\u00e9 per il materiale n\u00e9 per il personale e il collaudo poteva essere eseguito direttamente nel cantiere di costruzione con praticamente qualsia condizione meteorologica.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-9-1-1024x612.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-9-1-1024x612.jpg\" width=\"1024\" height=\"612\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 9 Sezioni orizzontale, verticali e trasversali del bacino Laurenti. Fonte Rivista Marittima<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che per collaudare i battelli, il bacino di Laurenti poteva essere utilizzato per carenarli ed anche per sollevare un sommergibile affondato e trasportarlo in acque poco profonde. La manovra sarebbe consistita nel portare il bacino alla sua massima immersione ed assicurare ad esso il battello che sarebbe stato poi sollevato dalla forza ascensionale ottenuta svuotando le casse di assetto del bacino. Il bacino sarebbe stato quindi rimorchiato verso terra fintantoch\u00e9 il sommergibile non avesse toccato nuovamente il fondale. Ripetendo la manovra il battello avrebbe potuto essere portato su un fondale di circa 15 metri dove sarebbe stato sollevato e portato in superficie con l\u2019impiego di altri mezzi di sollevamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sottoline\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Rivista Marittima<\/span><\/strong>, dal momento che l\u2019operazione avrebbe richiesto un tempo molto lungo, essa avrebbe consentito di recuperare il battello ma difficilmente avrebbe permesso di salvarne l\u2019equipaggio a causa del rapido esaurimento dell\u2019ossigeno. Secondo l\u2019articolo le dimensioni del <strong><span style=\"color: #008000;\">bacino Laurenti<\/span><\/strong> erano: lunghezza massima di 70 m, larghezza massima esterna 11 m, altezza 7,5 m, diametro interno del cilindro era di 7 m. Il dislocamento a vuoto era di circa 500 t e quello a pieno carico di 925 t; in questo caso l\u2019immersione era di soli 3 m.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo quanto riporta invece <strong><span style=\"color: #008000;\">Alessandro Turrini<\/span> <\/strong>nel suo libro \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019opera di Cesare Laurenti, realizzazioni e progetti<\/span><\/strong>\u201d, le dimensioni erano: lunghezza fuori tutto 82,22 m, larghezza massima esterna 14 m, altezza massima 11,87 m, diametro interno del cilindro 8,1-8,6 m. La porta del cilindro presentava lungo la sua circonferenza una corona sporgente sulla quale erano riportate grosse guarnizioni di gomma. Per chiudere il cilindro la porta veniva portata ad appoggiare contro un risalto fissato all\u2019interno dell\u2019apertura del cilindro; a seconda che si eseguisse un collaudo oppure un carenaggio la porta era portata ad appoggiare al lato interno od esterno del risalto: nel primo caso la porta era tenuta in posizione dalla pressione dell\u2019acqua contenuta all\u2019interno del cilindro, nel secondo da quella dell\u2019acqua contenuta nel bacino in muratura.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/laurenti-anto-10.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 laurenti-anto-10.jpg\" width=\"811\" height=\"368\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fig. 10 Il bacino galleggiante per il collaudo dei sommergibili della marina tedesca Br\u00fckenbau Flender n\u00b0 21. Fonte: Scientific American<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si \u00e8 detto, il bacino Laurenti fu molto elogiato all\u2019estero; la gi\u00e0 citata rivista \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">The Engineer<\/span><\/strong>\u201d concluse il suo articolo affermando che \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">ancora una volta gli italiani si pongono all\u2019avanguardia nel campo dell\u2019architettura navale<\/span><\/strong>\u201d; la rivista \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Scientific American<\/span><\/strong>\u201d sottoline\u00f2 che nessun altro sistema utilizzato fino ad allora poteva reggere il confronto con l\u2019invenzione di Laurenti sia soddisfare le necessit\u00e0 dei sommergibili gi\u00e0 realizzati sia per fornire una guida per sviluppi futuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo alcuni anni in cui solamente l\u2019Italia utilizz\u00f2 il bacino galleggiante Laurenti, la Marina tedesca ne realizz\u00f2 due, di cui solamente uno, il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Br\u00fckenbau Flender n\u00b0 21<\/span><\/strong>\u201d, fu completato. Alla fine della Guerra Mondiale fu consegnato alla Gran Bretagna in conto delle compensazioni dovute per l\u2019autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow; il secondo, il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Br\u00fckenbau Flender n\u00b0 25<\/span><\/strong>\u201d, da consegnare anche se ancora incompleto, dopo aver spezzato il rimorchio durante il trasferimento in Gran Bretagna, fin\u00ec sulla costa olandese e fu venduto direttamente dalla Germania all\u2019Olanda, che probabilmente lo vendette per la demolizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bacino n\u00b0 21 era lungo 121 m e largo 12. Il bacino Laurenti del cantiere S. Giorgio rimase in attivit\u00e0 per molti anni e fu impiegato per collaudare i numerosi battelli che il cantiere costru\u00ec per conto della Marina italiana e di alcune straniere. Non \u00e8 noto quando fu dismesso, ma presumibilmente cess\u00f2 di essere utilizzati quando maggiori dimensioni dei nuovi sommergibili ne impedirono l\u2019introduzione nel cilindro. Nel 1915 l\u2019ingegner Laurenti applicher\u00e0 il cilindro di collaudo alla <strong><span style=\"color: #008000;\">nave appoggio sommergibili Cear\u00e0<\/span><\/strong> realizzata per conto della Marina brasiliana, di cui parleremo nella seconda parte di questo articolo.<\/p>\n<div dir=\"auto\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli<\/span><\/strong><\/div>\n<div dir=\"auto\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"auto\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"auto\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"auto\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/permalink.php?story_fbid=pfbid022xeiAPvYbvjrvh2G4qPcgxEKSD1hfxLQoLKbnAojvwCxab7f7yzNvD2bGVGeNfx5l&amp;id=268697916628235\">originariamente pubblicato sulla pagina del Laboratorio di storia marittima dell&#8217;universit\u00e0 di Genova<\/a><\/div>\n<div dir=\"auto\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">FONTI<br \/>\n<\/span><\/strong>Rivista Marittima, \u201cBacino galleggiante per prova e carenaggio di sommergibili\u201d, aprile 1911<br \/>\nScientific American, \u201cSalvage and Testing facilities for Submarines\u201d, 23 novembre 1912<br \/>\nScientific American, \u201cGerman Submarine Dry Dock and Testing Tank\u201d, 21 giugno 1919<br \/>\nThe Engineer, \u201cDock for Testing the Strength of Submarines Vessels\u201d, 27 settembre 1912<br \/>\nTony Booth, \u201cCox&#8217;s Navy: Salvaging the German High Seas Fleet at Scapa Flow 1924-1931, 2011<br \/>\nAidan Dodson, \u200eSerena Cant, \u201cSpoils of War: The Fate of Enemy Fleets after the Two World Wars\u201d, 2020<br \/>\nAlessandro Turrini, \u201cL\u2019opera di Cesare Laurenti, realizzazioni e progetti\u201d, Ufficio storico della Marina Militare, Roma 2002<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>testo e immagini fornite dall&#8217;autore&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: ITALIA parole chiave: Salvataggio sommergibili, Laurenti &nbsp; L\u2019ingegnere italiano Cesare Laurenti, prima maggiore del Genio Navale e, dal 1906, direttore dei cantieri navali FIAT S. 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