{"id":73401,"date":"2023-03-07T00:01:55","date_gmt":"2023-03-06T23:01:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=73401"},"modified":"2026-03-20T13:40:17","modified_gmt":"2026-03-20T12:40:17","slug":"i-siluri-spuntati-dalle-origini-alla-seconda-guerra-mondiale-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73401","title":{"rendered":"Quale era la reale efficacia dei siluri degli anni\u00a0 \u201930 e \u201940? \u2013 parte III"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ARMI SUBACQUEE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: torpedini, siluri, esplosioni subacquee<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho premesso nell&#8217;articolo precedente, che i primi siluri presentavano numerosi problemi di impiego. Prima di entrare in merito alla questione, voglio premettere alcuni fattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mine navali: armi subacquee efficaci ma poco controllabili<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNonostante le torpedini avessero dato prova della loro letalit\u00e0 ed efficacia, non trovavano le simpatie degli Stati Maggiori delle Marine. Il loro uso era regolamentato internazionalmente dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione dell&#8217;Aia <\/span><span style=\"color: #008000;\">del 1907,<\/span><\/strong> realizzata a seguito del minamento effettuato, per la prima volta in acque internazionali, da parte della Marina imperiale nipponica per bloccare gli accessi ai porti zaristi durante la guerra russo\u2013giapponese (8 febbraio 1904 \u2013 5 settembre 1905).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sebbene le regole fossero chiare e concordate da tutti, questo non risolveva la loro indubbia pericolosit\u00e0<\/span><\/strong>: i casi di navi amiche che saltavano sulle mine per cattiva condotta della navigazione o per la rottura degli ancoraggi delle mine, erano spine nel fianco per gli ammiragliati che investivano a singhiozzo in sempre nuovi sistemi di contro misure.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Recovered_german_mine-1941.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"604\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">una mina navale spiaggiata a causa della rottura dell&#8217;ormeggio &#8211; Royal Navy official photographer, Pelman, L (Lt), Smith, J H (Lt) &#8211; archivi IWM <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Naval_Mine_Recovery_and_Disposal_Squad_at_Work,_Tayport_A6426.jpg\">Naval Mine Recovery and Disposal Squad at Work, Tayport A6426.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Siluri: un arma subacquea controllabile<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome abbiamo visto, la vera rivoluzione tattica, che era maturata a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, fu quella di sviluppare il <strong><span style=\"color: #008000;\">siluro<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">un\u2019arma subacquea autopropulsa<\/span> <\/strong>(a differenza della mina navale classica che era statica), lanciabile da navi, aerei e sommergibili ed in grado di percorrere, grazie ad un proprio sistema propulsivo, una traiettoria subacquea pi\u00f9 o meno diretta per colpire il bersaglio designato. &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nacquero i primi siluri propulsi ad energia elettrica, che si avvalevano di batterie\/accumulatori che alimentavano un motore a corrente continua. Sebbene silenziosi e poco visibili, ben presto i problemi legati alle batterie o agli accumulatori portarono i progettisti a ricercare un sistema propulsivo alternativo. Vennero quindi realizzati i primi siluri <strong><span style=\"color: #008000;\">a propulsione termica<\/span><\/strong> che sfruttavano una reazione esotermica per produrre gas caldi, impiegati da una macchina rotativa (turbina) o alternativa. Questi siluri necessitavano per\u00f2 di serbatoi per il combustibile e per il comburente che occupavano gran parte dello spazio interno riducendo lo spazio per le cariche.&nbsp; L&#8217;arrotondamento della testa aiut\u00f2, ma non era sufficiente &#8230; si doveva lavorare sulle dimensioni dell&#8217;arma, aumentandole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/siluro-schema-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 siluro-schema-1.png\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In estrema sintesi, il siluro era, ed \u00e8, costituito da una <strong><span style=\"color: #008000;\">testa<\/span> <\/strong>che contiene i sistemi di innesco e l\u2019esplosivo, da un compartimento serbatoi e motore, e da una parte finale che comprende le superfici di stabilizzazione orizzontali e verticali, i timoni di governo, e le eliche controrotanti azionate dall\u2019asse del motore.&nbsp;Un sistema d\u2019arma tutt\u2019altro che semplice che sin dall\u2019inizio dovette combattere con due problemi fondamentali: <strong><span style=\"color: #008000;\">la stabilit\u00e0 nelle tre dimensioni durante la sua corsa e l&#8217;affidabilit\u00e0 del congegno di attivazione della carica (accenditore)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In pratica, bisognava andare dritti ed attivarsi al momento giusto<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI primi siluri utilizzavano un&#8217;unica elica, ma questo comportava che il corpo del siluro tendeva a ruotare nella direzione opposta. La prima soluzione fu quella di utilizzare eliche controrotanti coassiali o eliche controrotanti ad albero parallelo.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il problema maggiore degli ingegneri era naturalmente quello di far mantenere al siluro una direzione costante dopo il lancio. <\/span><\/strong>La <strong><span style=\"color: #008000;\">WHITEHEAD<\/span><\/strong> adott\u00f2 nel 1895 il <strong><span style=\"color: #008000;\">principio del giroscopio<\/span><\/strong> per regolare i timoni verticali. &nbsp;Si tratta di un dispositivo rotante che, per effetto della&nbsp;legge di conservazione del momento angolare, tende a mantenere il suo asse di rotazione orientato in una direzione fissa. Se un giroscopio \u00e8 installato su una&nbsp;sospensione cardanica,&nbsp;che permette alla ruota di orientarsi liberamente nelle tre direzioni dello&nbsp;spazio, il suo asse si manterr\u00e0 orientato nella stessa direzione anche se il supporto dovesse cambiare l&#8217;orientamento.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/primo-giroscopio-siluro-whitehead.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 primo-giroscopio-siluro-whitehead.jpg\" width=\"1015\" height=\"582\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">giroscopio W &amp; Co della UK R.N., montato originariamente sui siluri Whitehead impiegati durante la I guerra mondiale &#8211; da asta Christie nel 2006<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: inherit;\">In parole semplici, al momento del lancio il giroscopio veniva impostato sulla direzione che il siluro doveva assumere una volta lasciato il sommergibile e, per l&#8217;effetto descritto, il suo asse restava orientato nonostante le sollecitazioni.&nbsp;La massa rotante del giroscopio manteneva quindi la direzione impostata <\/span>anche quando il siluro subiva delle influenze comportanti un cambio di direzione. In pratica, quando si accorgeva che l&#8217;anello e l&#8217;asse del giroscopio non erano pi\u00f9 allineati, tramite un collegamento ai due timoni verticali del siluro, riportava il siluro nella direzione corretta, correggendo la differenza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/torp_gyroscope.gif\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 torp_gyroscope.gif\" width=\"577\" height=\"513\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i timoni verticali del siluro correggevano, secondo l&#8217;angolo &#8220;comunicato&#8221; meccanicamente dal giroscopio, la rotta del siluro &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.pbs.org\/wgbh\/nova\/lostsub\/torpworks.html\">NOVA Online | Hitler&#8217;s Lost Sub | How an Automobile Torpedo Works (pbs.org)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo era continuo per cui il meccanismo del giroscopio &#8220;effettuava&#8221;, tramite i timoni, piccole regolazioni della direzione, mantenendo quindi il siluro sulla sua rotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un altro problema era il<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">controllo della profondit\u00e0<\/span><\/strong>.<\/span><br \/>\nPer valutare la <strong><span style=\"color: #008000;\">profondit\u00e0 della corsa del siluro<\/span><\/strong>, era inserito un <strong><span style=\"color: #008000;\">idrostato <\/span><\/strong>in grado di poter misurare la <strong><span style=\"color: #008000;\">pressione assoluta istantanea<\/span><\/strong>. Come \u00e8 noto, in superficie abbiamo una pressione di un atmosfera; scendendo in profondit\u00e0, alla pressione atmosferica si somma un decimo di atmosfera (0,1) ogni metro. Questo comporta che a cinque metri di profondit\u00e0 la pressione assoluta diventer\u00e0 di 1,5 atm, a dieci metri 2 atmosfere, etc., Attraverso le deformazioni della <strong><span style=\"color: #008000;\">membrana<\/span><\/strong> dell&#8217;idrostato (<strong><span style=\"color: #008000;\">diaframma<\/span><\/strong>) era quindi possibile valutare la <strong><span style=\"color: #008000;\">profondit\u00e0 effettiva<\/span><\/strong> e regolare l&#8217;inclinazione dei timoni orizzontali per riportarlo alla quota voluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In definitiva, lo scopo era di contrastare la tendenza del siluro ad oscillare su piano verticale (beccheggio) e stabilizzarsi alla profondit\u00e0 desiderata.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/torp_pendulum.gif\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 torp_pendulum.gif\" width=\"581\" height=\"521\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">grazie al pendolo venivano corrette le oscillazioni di beccheggio stabilizzando l&#8217;assetto verticale (mantenimento della quota) &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.pbs.org\/wgbh\/nova\/lostsub\/torpworks.html\">NOVA Online | Hitler&#8217;s Lost Sub | How an Automobile Torpedo Works (pbs.org)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa oscillazione sul piano verticale era piuttosto fastidiosa perch\u00e9 poteva portare il siluro a colpire il fondo o delfinare in superficie. Per ovviare al problema delle variazioni verticali, <strong><span style=\"color: #008000;\">Whitehead<\/span><\/strong> inser\u00ec un <strong><span style=\"color: #008000;\">pendolo<\/span><\/strong> che consentiva di percepire l&#8217;angolo verticale di beccheggio. Combinando le due informazioni (<strong><span style=\"color: #008000;\">profondit\u00e0 e beccheggio<\/span><\/strong>) si poteva quindi ottenere uno <strong><span style=\"color: #008000;\">smorzamento delle oscillazioni<\/span> <\/strong>ed impostare finemente i timoni di controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questo sistema fu utilizzato per il controllo dei siluri fino alla fine della seconda guerra mondiale e poteva ridurre gli errori di profondit\u00e0 da \u00b1 40 piedi (12 metri) a un minimo di \u00b1 6 pollici (0,15 m).<\/span><\/strong><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una curiosit\u00e0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il congegno di controllo non fu volutamente brevettato per molto tempo, essendo tale soluzione essenziale per la funzionalit\u00e0 dell&#8217;arma (influenzandone la letalit\u00e0). Non a caso fu chiamato per lungo tempo<\/span> <\/strong>&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">the secret<\/span><\/strong>&#8220;.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Whitehead_torpedo_General_Profile_The_Whitehead_Torpedo_U.S.N.1898-1024x217.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Whitehead_torpedo_General_Profile_The_Whitehead_Torpedo_U.S.N.1898-1024x217.jpg\" width=\"1024\" height=\"217\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il profilo generale del siluro Whitehead come illustrato in The Whitehead Torpedo, U.S.N. manuale pubblicato nel 1898. Si osserva: A war-head (testa in guerra), B air-flask (serbatoio aria compressa), B&#8217; immersion-chamber. nella parte posteriore C motore, D aperture di drenaggio, E albero motore,&nbsp; F congegno di direzione,&nbsp; G ingranaggio conico,&nbsp; H idrostato,&nbsp; I timoni verticali, K valvole di ricarica e arresto, M piastra alloggiamento motore, P primer-case, R timone orizzontale, U eliche contro rotanti, W acciarino, sicurezza e detonatore,&nbsp; Z fascia di rinforzo<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Whitehead_torpedo_General_Profile,_The_Whitehead_Torpedo_U.S.N.1898_(cropped).jpg\">Whitehead torpedo General Profile, The Whitehead Torpedo U.S.N.1898 (cropped).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un altro problema che assillava i progettisti era l&#8217;effettiva letalit\u00e0 del siluro<\/span><\/strong><\/span>&nbsp;<br \/>\nSe da un punto di vista tattico si trattava di un&#8217;arma decisamente innovativa, la sua capacit\u00e0 di offendere doveva essere garantita contro ogni ragionevole dubbio &#8230; e qui incominciarono i problemi.&nbsp;La <strong><span style=\"color: #008000;\">carica esplosiva<\/span><\/strong> del siluro, per essere sfruttata per il suo scopo, deve necessariamente essere attivata da un congegno chiamato <span style=\"color: #008000;\"><strong>acciarino<\/strong><\/span> (in inglese<strong><span style=\"color: #008000;\"> fuze o pistol<\/span><\/strong>), alloggiato in una cavit\u00e0 prodiera della testa in guerra del siluro. I primi acciarini erano <strong><span style=\"color: #008000;\">ad urto<\/span><\/strong> e, al momento dell\u2019impatto del siluro contro lo scafo nemico, il contatto fisico comportava la chiusura di un semplice circuito elettrico e la detonazione dell\u2019innesco e, in sequenza, della carica. Un sistema se vogliamo banale, assimilabile alla chiusura di un interruttore della luce, ma di fatto non ottimizzava gli effetti ricercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019ottimizzazione delle esplosioni subacquee<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nFacciamo un passo indietro: nel XVIII secolo, <strong><span style=\"color: #008000;\">David Bushnell, <\/span><\/strong>un giovane studente di Yale scopr\u00ec che la polvere da sparo poteva esplodere con effetti devastanti anche sott\u2019acqua. Per comprenderci, a causa della <strong><span style=\"color: #008000;\">detonazione<\/span><\/strong> di un esplosivo, per urto o per accensione, si genera un istantaneo violento rilascio di calore e di energia meccanica con conseguente liberazione di gas a temperatura molto elevata, comunemente chiamata<strong><span style=\"color: #008000;\"> esplosione<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per definizione, la detonazione subacquea di una carica esplosiva \u00e8 una reazione chimica esplosiva che avviene mediante la propagazione del fronte di fiamma ad una velocit\u00e0 supersonica, con la formazione di un&#8217;onda d&#8217;urto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il processo di detonazione si formano dei componenti reattivi gassosi ad elevate temperature (circa 3.000 gradi Celsius) e pressioni (circa 50.000 atmosfere) con una velocit\u00e0 di propagazione nell&#8217;intorno di 25.000 piedi al secondo. Nel momento in cui avviene, si genera un&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">onda d&#8217;urto<\/span> <\/strong>che si propaga sfericamente e rapidamente nel fluido circostante. Al centro della detonazione si genera una <strong><span style=\"color: #008000;\">bolla di gas<\/span> <\/strong>ad una velocit\u00e0 molto pi\u00f9 lenta (dell&#8217;ordine dei secondi contro i millisecondi dell&#8217;onda d&#8217;urto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza voler entrare nei dettagli (per chi volesse approfondire, consiglio la lettura del saggio di Poddighe <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>), \u00e8 sufficiente comprendere che la <strong><span style=\"color: #008000;\">pressione della bolla<\/span> <\/strong>che si genera \u00e8 proporzionale al valore risultante dall\u2019equazione <strong><span style=\"color: #008000;\">C<sup>0,5<\/sup>\/r<\/span><\/strong>, dove <strong><span style=\"color: #008000;\">C<\/span> <\/strong>\u00e8 il peso della carica e<span style=\"color: #008000;\"> <strong>r<\/strong><\/span> il suo raggio, un importante valore che \u00e8 chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">fattore di shock<\/span><\/strong>.&nbsp;La bolla di gas generata dall\u2019esplosione continuer\u00e0 a dilatarsi sotto forma sferica fino a che non raggiunger\u00e0 e superer\u00e0 la pressione di equilibrio rispetto a quella dell\u2019acqua circostante.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/migrazioen-onda-durto-Battigelli-Poddighe.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 migrazioen-onda-durto-Battigelli-Poddighe.png\" width=\"590\" height=\"546\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">migrazione delle onde esplosive &#8211; disegno dalle lezioni del gen. Battigelli &#8211; Accademia Navale<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il raggio della bolla sferica, raggiunto il suo massimo valore, tender\u00e0 quindi a diminuire secondo un fenomeno inverso a quello precedente sino a raggiungere un valore minimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno, ripetendosi in misura decrescente, comporta che la bolla di gas esegue una serie di oscillazioni. Queste pulsazioni s\u00ec annullano quando tutta l\u2019energia della bolla sar\u00e0 dissipata o quando raggiunger\u00e0 la superficie del mare. <strong><span style=\"color: #008000;\">Negli effetti delle esplosioni entrano quindi in gioco diversi fattori come il peso e il tipo della carica, la quota in cui avviene l&#8217;esplosione ed il fondo sottostante (incluse le caratteristiche elastiche di quest\u2019ultimo).<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Meccanismo dell&#8217;esplosione<\/span><\/strong><br \/>\nVediamo come viene attivata l&#8217;esplosione in un siluro. La carica esplosiva, per essere sfruttata per il suo scopo, deve necessariamente essere innescata da un congegno, chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">acciarino<\/span><\/strong> (in inglese <strong><span style=\"color: #008000;\">fuze<\/span><\/strong>), che ricorderete \u00e8 alloggiato in una cavit\u00e0 nella testa del siluro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come premesso, i primi acciarini erano <strong><span style=\"color: #008000;\">ad urto<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">,<\/span> innescandosi a seguito della chiusura di un circuito elettrico al momento dell\u2019impatto del siluro contro lo scafo nemico. Si comprese presto che questa non era per\u00f2 la soluzione ottimale in quanto gli effetti sulle strutture interessate dall&#8217;esplosione dipendono dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">distanza di detonazione dal bersaglio.<\/span><\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/acciarino-a-contatto-e-detonatore-tedesco.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 acciarino-a-contatto-e-detonatore-tedesco.jpg\" width=\"837\" height=\"545\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">acciarino a contatto a sinistra, detonatore a destra &#8211; siluro tedesco della II Guerra mondiale &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.subsim.com\/radioroom\/showthread.php?t=168725&amp;page=4\">TDC manuals (Real) &#8211; Page 4 &#8211; SUBSIM Radio Room Forums<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/acciarino-a-contatto-tedesco-II-WW.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 acciarino-a-contatto-tedesco-II-WW.jpg\" width=\"997\" height=\"563\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">dettaglio dell&#8217;acciarino a contatto &#8211; da <a href=\"https:\/\/www.subsim.com\/radioroom\/showthread.php?t=168725&amp;page=4\">TDC manuals (Real) &#8211; Page 4 &#8211; SUBSIM Radio Room Forums<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Si scopr\u00ec che gli effetti erano ben diversi<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl fattore distanza fu largamente studiato dai progettisti delle mine navali e poi applicato anche nello sviluppo dei siluri. Si not\u00f2 che, nel caso di esplosione <strong><span style=\"color: #008000;\">a contatto dello scafo<\/span><\/strong>, l\u2019onda d\u2019urto sfondava il fasciame e le relative strutture di sostegno, comportando l\u2019allagamento dei locali retrostanti. Se invece essa avveniva <strong><span style=\"color: #008000;\">a distanza dallo scafo<\/span><\/strong> si venivano a generare deformazioni, se non rotture, delle lamiere in corrispondenza della zona interessata e, per effetto della concussione, la messa fuori uso dei servizi della nave viciniori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene da s\u00e9 che fra questi due estremi vi era un numero illimitato di casi intermedi che erano legati anche ad altri effetti come la vicinanza del fondo del mare, il tipo di esplosivo, etc.. Un bel rebus considerando che le navi ricercano soluzioni di protezione sempre pi\u00f9 sofisticate. Si trattava di controcarene laterali, poste all&#8217;altezza della linea di galleggiamento e isolate dal volume interno della nave. Una parte della controcarena contenenti aria, mentre l&#8217;altra parte poteva essere riempita d&#8217;acqua. Qualora, un arma subacquea avesse colpito la nave, l&#8217;esplosione avrebbe interessato prima prima la parte della controcarena piena d&#8217;aria, e l&#8217;onda&nbsp; d&#8217;urto sarebbe stata invece assorbita dalla parte con acqua.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/controcarene-anto-siluro-.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 controcarene-anto-siluro-.png\" width=\"830\" height=\"710\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">schema di sezione di contro-carena anti siluro &#8211; autore fullofstars<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Anti-torpedo_bulge.svg\">Anti-torpedo bulge.svg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel periodo interbellico, la consapevolezza che le navi da guerra erano dotate di importanti sistemi di protezione sulle loro superfici verticali e subverticali (fiancate) pose quindi molti dubbi sulla reale efficacia delle esplosioni a contatto dello scafo provocate dall\u2019acciarino ad urto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi effettuati a partire dalla 1^ guerra mondiale dimostrarono che <strong><span style=\"color: #008000;\">la posizione pi\u00f9 conveniente per esaltare il danno era poco al di sotto dello scafo<\/span><\/strong>, ovvero dove l\u2019onda d\u2019urto avrebbe investito direttamente il pi\u00f9 importante elemento resistente, la <strong><span style=\"color: #008000;\">chiglia<\/span><\/strong>, sfruttando quindi al meglio le onde di pulsazione generate dall\u2019esplosione.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se nel tempo si cerc\u00f2 di migliorare la protezione inferiore delle carene con doppi, tripli ed anche quadruplici fondi, la parte inferiore della carena rimaneva sempre la parte debole della struttura della nave e l\u2019obbiettivo prioritario dell\u2019offesa, dove si poteva meglio concentrare la forza dell\u2019esplosione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/acciarimo-magnetiico-749x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 acciarimo-magnetiico-749x1024.jpg\" width=\"749\" height=\"1024\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;impiego di acciarini ad influenza permise di far esplodere il siluro ad una distanza prestabilita dallo scafo nemico, massimizzando gli effetti dell&#8217;esplosione. Nel disegno uno schema di parte di un acciarino magnetico di un siluro, Minkler Chester T. , brevetto del 2 aprile 1946, 114\/21.1, 102\/427. Il nucleo Permaloy sporgeva da entrambe le estremit\u00e0 della bobina da 480.000 giri. A differenza di quello impiegato sulle mine non era \u00e8 un magnetometro, ma piuttosto una bobina pickup (11) a induzione terrestre che pilotava un tubo a triodo con il solenoide di innesco (20) del circuito. In pratica era solo un generatore elettrico che, quando veniva raggiunta la soglia di variazione del campo magnetico, dava il via all&#8217;innesco &#8211;&nbsp; schema da <a href=\"http:\/\/www.prc68.com\/I\/Torpedoes.html\">Torpedoes (prc68.com)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La necessit\u00e0 di far esplodere le cariche ad una distanza ottimale, port\u00f2 alla sostituzione degli <strong><span style=\"color: #008000;\">acciarini ad urto<\/span><\/strong> con <strong><span style=\"color: #008000;\">acciarini magnetici<\/span> <\/strong>(dotati di sensori magnetici ispirati a quelli presenti sulle mine magnetiche tedesche). Il primo <strong><span style=\"color: #008000;\">acciarino ad influenza magnetica<\/span><\/strong> fu sviluppato negli anni &#8217;30 ma, come vedremo, i risultati bellici non furono considerati entusiasmanti. Spesso i siluri esplodevano prematuramente, rivelando alla nave attaccata la posizione del sommergibile, cosa che rendeva l&#8217;attaccante una facile preda. Nel prossimo articolo racconter\u00f2 alcuni episodi significativi che misero in crisi la reale efficacia di quest&#8217;arma.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine&nbsp; parte III &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Nota<\/span><\/strong><em><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nRingrazio la Rivista Marittima per la gentile concessione alla pubblicazione del saggio che \u00e8 stato arricchito di nuove informazioni e diviso in sei parti per facilitarne la lettura. A differenza della prima versione, ho escluso la situazione dei siluri italiani (contenuta nell&#8217;articolo pubblicato sulla Rivista Marittima, 2022) che riprender\u00f2 in un saggio dedicato.<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Poddighe, Sistemi di protezione subacquea nella 2^ G.M. Precedenti, scelte, tecnologie, aspetti costruttivi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Riferimenti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nEdwyn Gray, Nineteenth Century Torpedoes and Their Inventors, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland, (2004).<br \/>\nKarl Doenitz, Memoirs: Ten Years And Twenty Days Paperback, March 22, (1997).<br \/>\nDavid Wright, Habersham, Wolves Without Teeth: The German Torpedo Crisis in World War Two (2010), Electronic Theses and Dissertations.<br \/>\nCaly Blair, Hitler\u2019s U-Boat War: The Hunters 1939-1942. New York: Random House, (1996).<br \/>\nStephen Roskill, The War at Sea 1939-1945, Vol. II (Uckfield, East Sussex, United Kingdom, Naval &amp; Military Press, (1956).<br \/>\nBuford Rowland, William B.Boyd, U.S. NAVY Bureau of Ordnance in World War II, Chapter VI, the Library of the University of California, (1953).<br \/>\nOP 635 (1st Rev) &#8211; TORPEDOES MK 14 AND 23 TYPES manual.<br \/>\nWinston S. Churchill, The Second World War, Vol Two: Their Finest Hour (Boston: Houghton Mifflin, (1985).<br \/>\nMorison, Samuel, History of United States Naval Operations in World War II, Vol 10, The Atlantic Battle Won, May 1943-May 1945. Champaign, University of Illinois Press. ISBN 978-0252070617, (2002).<br \/>\nGian Carlo Poddighe, Sistemi di protezione subacquea nella Seconda guerra mondiale. Precedenti, scelte, tecnologie, aspetti costruttivi, (2018).<br \/>\nGiorgio Miovich, Sistemi d\u2019arma delle forze A\/S e subacquee con elementi di acustica subacquea, edizioni Accademia navale Livorno, (1978).<br \/>\nErminio Bagnasco, Maurizio Brescia, Sommergibili italiani 1940-1943 parte I Mediterraneo, Dossier Storia Militare, (2013)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune delle immagini presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82679\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82681\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73401\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a>&nbsp;<a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73375\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73386\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82627\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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