{"id":73375,"date":"2023-03-14T00:01:35","date_gmt":"2023-03-13T23:01:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=73375"},"modified":"2026-03-20T13:37:11","modified_gmt":"2026-03-20T12:37:11","slug":"i-siluri-spuntati-dalle-origini-alla-seconda-guerra-mondiale-parte-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73375","title":{"rendered":"I siluri spuntati: un pasticciaccio nella Kriegsmarine &#8211; parte IV"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ARMI SUBACQUEE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: torpedini, siluri<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ottimi comandanti e armi spuntate<\/span><\/strong><br \/>\nSubito dopo lo scoppio delle ostilit\u00e0, l&#8217;Ammiragliato britannico invi\u00f2 diverse portaerei nelle acque ad ovest delle isole britanniche per contrastare la penetrazione dei sommergibili tedeschi nell&#8217;Atlantico e fornire un&#8217;adeguata scorta ai convogli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le navi alleate disponevano del <span style=\"color: #008000;\"><strong>sistema ASDIC<\/strong><\/span>, tra cui i modelli 123, 144Q e 147, costituito in parole semplici da un trasmettitore-ricevitore che inviava un&#8217;onda sonora altamente direzionale attraverso l&#8217;acqua; in pratica se l&#8217;onda sonora colpiva un oggetto sommerso veniva riflessa e raccolta dal ricevitore rivelandone la presenza. Conoscendo la velocit\u00e0 di propagazione del suono in acqua e la durata del tempo dalla trasmissione alla ricezione dell&#8217;eco , era quindi possibile calcolare la distanza del contatto subacqueo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ASDIC<\/span><\/strong> non era in grado di discriminare gli echi superficiali (esisteva in altre parole una zona d&#8217;ombra), la tattica degli U-Boot si basava principalmente su attacchi effettuati in superficie. Ci\u00f2 comportava che le vedette e, soprattutto, gli aerei da pattugliamento erano i pericoli maggiori per gli U-boot.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 settembre 1939, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kapit\u00e4nleutenant Glattes<\/span><\/strong>, comandante dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-39<\/span><\/strong>, individu\u00f2 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Ark Royal<\/span><\/strong> e fu in grado di avvicinarsi inosservato al prestigioso bersaglio navale. <strong><span style=\"color: #008000;\">Glattes<\/span> <\/strong>lanci\u00f2 tre siluri in sequenza, tutti con acciarini magnetici, che per\u00f2 esplosero prematuramente prima di colpire la portaerei (3).&nbsp;L&#8217;attacco rivel\u00f2 alle unit\u00e0 di scorta la posizione del sommergibile ed i cacciatorpediniere britannici iniziarono la loro caccia.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Le cariche di profondit\u00e0 lanciate dai tre cacciatorpediniere di scorta, <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Faulknor, HMS Foxhound e HMS Firedrake<\/span><\/strong>, danneggiarono l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-39<\/span><\/strong> cos\u00ec gravemente che Glattes fu costretto ad emergere e ordinare l&#8217;abbandono nave.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">L&#8217;intero equipaggio di 44 persone fu salvato.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo tesoro dell\u2019evento (anche se c\u2019\u00e8 da domandarsi come lo avesse saputo), due giorni dopo il comandante dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-29<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Otto Schuhart<\/span><\/strong>, avendo avvistato la portaerei <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Courageous<\/span><\/strong>, decise di utilizzare tre siluri con acciarini ad urto. Questa volta la scelta fu felice in quanto due dei siluri colpirono la nave sul lato sinistro esplodendo. La nave perse l&#8217;alimentazione elettrica, si capovolse e affond\u00f2 in soli 20 minuti purtroppo con la perdita di 519 membri dell&#8217;equipaggio, compreso il suo comandante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il precedente attacco all&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Ark Royal<\/span><\/strong> da parte dell&#8217;U-39, avvenuto il 14 settembre, e l&#8217;affondamento del <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Courageous<\/span><\/strong> tre giorni dopo spinse la Royal Navy a ritirare tutte le portaerei dagli approcci occidentali, cosa che si rivel\u00f2 essere il maggior successo della marina tedesca per quattro anni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/HMS-Ark-Royal-in-affondamento-1941-1024x721.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 HMS-Ark-Royal-in-affondamento-1941-1024x721.png\" width=\"1024\" height=\"721\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il 13 novembre 1941, mentre ritornava a Gibilterra, la HMS Ark Royal venne colpita da un siluro lanciato dal sommergibile tedesco U-81 al comando del Kapit\u00e4nleutnant Friedrich Guggenberger. Dopo diverse ore di agonia, il 14 novembre 1941, durante il traino verso Gibilterra si capovolse sulla dritta ed affond\u00f2 &#8211; Fonte IWM&nbsp; A6334<\/strong> &#8211; autore Beadell, S J (Lt), Royal Navy official photographer<\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_Royal_Navy_during_the_Second_World_War_A6334.jpg\">The Royal Navy during the Second World War A6334.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro evento di malfunzionamento dei siluri si verific\u00f2 dopo l&#8217;impresa di <strong><span style=\"color: #008000;\">Prien <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">a<\/span>&nbsp;Scapa Flow. Dopo la perdita della <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Royal Oak<\/span><\/strong>, l&#8217;Ammiragliato britannico decise di evacuare la base, distribuendo la flotta navi nelle basi di Loch Ewe (costa occidentale della Scozia), Firth of Forth e Firth of Clyde. <strong><span style=\"color: #008000;\">D\u00f6nitz<\/span><\/strong>, prevedendone l\u2019uso nelle zone settentrionali della Scozia, invi\u00f2 due sommergibili, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-56<\/span><\/strong> e l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-59<\/span><\/strong>, con l&#8217;intenzione di mantenere costante la pressione nell&#8217;offensiva contro l\u2019UK Home Fleet.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/zahn_wilhelm.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 zahn_wilhelm.jpg\" width=\"240\" height=\"353\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Wilhelm Zahn, comandante del U 56<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 ottobre il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kapit\u00e4nleutnant Wilhelm Zahn<\/span><\/strong>, comandante dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-56<\/span><\/strong>, avvist\u00f2 una formazione importante, con le corazzate <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Rodney, HMS Nelson, l&#8217;incrociatore da battaglia HMS Hood<\/span> <\/strong>ed una dozzina di cacciatorpediniere di scorta. <strong><span style=\"color: #008000;\">Zahn<\/span><\/strong> eluse lo schermo dei cacciatorpediniere e lanci\u00f2 i suoi siluri contro il <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Nelson<\/span><\/strong>. La salva di tre siluri con acciarini a contatto, pur urtando lo scafo, non esplosero. L&#8217;ennesimo e ripetuto malfunzionamento che port\u00f2 la marina tedesca sia a sospendere l&#8217;impiego dei siluri, per cercare di comprendere le cause di tali anomalie, sia alla decisione di impiegare <strong><span style=\"color: #008000;\">mine navali ad influenza magnetica<\/span><\/strong>, per colpire il traffico marittimo in entrata e uscita dagli accessi a &nbsp;Loch Ewe, Firth of Forth e Firth of Clyde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Di fatto, tra l\u2019ottobre 1939 ed il 1 marzo 1940 l&#8217;U-Bootwaffe fu in grado, grazie ai sui sommergibili, di circondare la Gran Bretagna di campi minati offensivi, deponendo migliaia di ordigni negli ingressi dei porti britannici principali. Una tattica sicuramente efficace che trov\u00f2 la Royal Navy talvolta impreparata a controbattere la minaccia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/stephen-roskill.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 stephen-roskill.jpg\" width=\"207\" height=\"313\">Secondo il capitano di vascello medico <strong><span style=\"color: #008000;\">Stephen Roskill (1)<\/span><\/strong>, storico ufficiale della Royal Navy dal 1949 al 1960 (autore citato dallo stesso D\u00f6nitz nelle sue memorie), in meno di sei mesi dall&#8217;inizio della guerra, 115 navi per oltre 400.000 tsl furono perse a causa delle <strong><span style=\"color: #008000;\">mine navali<\/span><\/strong>. Per ironia anche l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Nelson<\/span><\/strong>, scampato ai siluri di Zahn, urt\u00f2 una <strong><span style=\"color: #008000;\">mina<\/span><\/strong> al largo di Loch Ewe, riportando gravi danni allo scafo.&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Le mine navali, per un p\u00f2, divennero quindi di gran lunga pi\u00f9 affidabili dei siluri le cui prestazioni non erano ancora ottimali.<\/span><\/strong> L\u2019impiego delle mine ebbe un tale successo che l&#8217;estuario del Tamigi fu per molto tempo &#8220;affollato&#8221; dai relitti delle navi gravemente danneggiate che finivano in secca lungo gli argini del fiume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera crisi dei siluri tedeschi si svolse nell&#8217;aprile 1940, durante l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione anfibia<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Weser\u00fcbung<\/span><\/strong>, fase iniziale dell&#8217;invasione della Norvegia e della Danimarca. Ad assistere le navi di superficie della Kriegsmarine e combattere le unit\u00e0 della Royal Navy c&#8217;erano otto gruppi tattici di sommergibili, un numero significativo della forza operativa dell&#8217;U-Bootwaffe, che includevano battelli costieri (da tipo II A a D), ma anche oceanici (tipo VII A-C). La marina tedesca distribu\u00ec, da Narvik alle Orcadi, un totale di oltre 30 sottomarini (4)&nbsp;ed un gruppo venne schierato nel Canale della Manica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si trattava ancora dell&#8217;impiego dei battelli tedeschi nella tattica detta a <strong><span style=\"color: #008000;\">&#8220;branchi di lupi&#8221; (Rudeltaktik)<\/span><\/strong>, che fu ordinata diversi mesi dopo, ma di sommergibili che operavano<strong><span style=\"color: #008000;\"> indipendentemente<\/span><\/strong> nell\u2019area assegnata. <strong><span style=\"color: #008000;\">Con una forza di tale consistenza l&#8217;U-Bootwaffe avrebbe dovuto bloccare facilmente la marina britannica ma non ci riusc\u00ec, in gran parte a causa dei malfunzionamenti degli acciarini dei loro siluri.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il 15 aprile il <strong><span style=\"color: #008000;\">British Expeditionary Force (BEF)<\/span><\/strong> salp\u00f2 per Narvik, l&#8217;Alto Comando Navale e il <strong><span style=\"color: #008000;\">BdU<\/span><\/strong>&nbsp;(<strong><span style=\"color: #008000;\">Befehlshaber der Unterseeboote<\/span><\/strong> &#8211; Comando sommergibili tedesco) comandato dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Karl D\u00f6nitz<\/span><\/strong> avevano opinioni divergenti su dove esattamente sarebbero sbarcati gli Inglesi. L&#8217;Alto Comando considerava pi\u00f9 probabili i fiordi di Lavangen e Gratengen, a nord di Narvik, ma <strong><span style=\"color: #008000;\">D\u00f6nitz<\/span><\/strong> riteneva che sarebbe avvenuto nel Bygdenfjord, sempre a nord di Narvik, ma ad una distanza maggiore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Kapitaenleutnant-Guenther-Prien.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Kapitaenleutnant-Guenther-Prien.jpg\" width=\"1024\" height=\"1001\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gunther Prien, sebbene fosse rimasto in mare per meno di due anni, fu tra migliori comandanti di U-Boot della seconda guerra mondiale: in 238 giorni trascorsi in mare, affond\u00f2 30 navi nemiche per un tonnellaggio complessivo di 193.808 t. L&#8217;ammiraglio Karl D\u00f6nitz disse di lui, che egli \u00ab<em>era tutto ci\u00f2 che un uomo doveva essere: una grande personalit\u00e0, piena d&#8217;impegno, energia e gioia di vivere, totalmente dedito al dovere<\/em>\u00bb &#8211; autore Schulze, Annelise (Mauritius) &#8211; Fonte Bundesarchiv Bild 183-2006-1130-500 &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Bundesarchiv_Bild_183-2006-1130-500,_Kapit%C3%A4nleutnant_G%C3%BCnther_Prien.jpg\">Bundesarchiv Bild 183-2006-1130-500, Kapit\u00e4nleutnant G\u00fcnther Prien.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettivamente il 15 aprile 1940, <strong><span style=\"color: #008000;\">Gunther Prien<\/span><\/strong>, comandante dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-47 <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">ed uno dei migliori comandanti di U-Boot&nbsp;della seconda guerra mondiale<\/span>, protagonista dell&#8217;impresa di Scapa Flow, arriv\u00f2 a <strong><span style=\"color: #008000;\">Bydgenfjord<\/span><\/strong> ed individu\u00f2 tre grandi trasporti britannici (circa 30.000 tsl ciascuno) e molti altri minori che sbarcavano truppe su pescherecci. Immediatamente lanci\u00f2 otto siluri con acciarino ad urto contro i bersagli, praticamente immobili in banchina per le operazioni di sbarco, ma nessun siluro esplose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non fu un fatto isolato in quanto, il giorno precedente, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Kapit\u00e4nleutnant Herbert Schultze<\/span><\/strong>, comandante dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">U-48<\/span><\/strong> (il sommergibile che sarebbe diventato in seguito il sommergibile di maggior successo della Kriegsmarine con 312.000 tonnellate affondate in quasi sei anni), aveva attaccato con suoi siluri senza successo la corazzata <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Warspite<\/span><\/strong>, veterana dello Jutland, vicino a Westfjord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 19 aprile <strong><span style=\"color: #008000;\">Gunther Prien<\/span> <\/strong>si avvicin\u00f2 alla <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Warspite<\/span><\/strong> e lanci\u00f2 una salva di due siluri che ancora una volta non esplosero. Non si tratt\u00f2 solo di eventi \u201csfortunati\u201d. Il mancato affondamento dei trasporti e delle navi da guerra britanniche aggrav\u00f2 il bilancio delle perdite che la Royal Navy stava infliggendo alle navi da guerra tedesche, nonch\u00e9 ai mercantili di rifornimenti. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il giorno successivo Prien avvist\u00f2 un convoglio a sud-ovest di Westfjord, ma decise di non attaccare perch\u00e9 aveva perso ogni fiducia nei suoi siluri.<\/span><\/strong> D\u00f6nitz racconta nelle sue memorie che il comandante del sommergibile si present\u00f2 infuriato nel suo ufficio gridando: \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Herr Admiral, non ci si poteva aspettare che combattessi con una spada di legno<\/span><\/strong>&#8221; (2). A l\u00ec a poco avrebbero compreso il problema &#8230; che non era solo loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine IV parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em><br \/>\n<\/em><em>Ringrazio la Rivista Marittima per la gentile concessione alla pubblicazione del saggio che \u00e8 stato arricchito di nuove informazioni e diviso in sei parti per facilitarne la lettura. A differenza della prima versione, ho escluso la situazione dei siluri italiani (contenuta nell\u2019articolo pubblicato sulla Rivista Marittima, 2022) che riprender\u00f2 in un saggio dedicato.<\/em><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Note<\/span><\/strong><br \/>\n(1) Stephen Roskill, The War at Sea 1939\u20101945, Vol. II (Uckfield, East Sussex, United Kingdom, Naval &amp; Military Press, (1956)<br \/>\n(2) David Wright, Habersham, &#8220;Wolves Without Teeth: The German Torpedo Crisis in World War Two&#8221; (2010). Electronic Theses and Dissertations. Cap. 5<br \/>\n(3) <span style=\"font-size: inherit;\">Clay Blair, Hitler&#8217;s U boat war: the hunters 1939-1942, Random House publishing Group, (2010)<br \/>\n(4) tra cui <strong><span style=\"color: #008000;\">U-43, U-67, U-68, U-69, U-79, U-81, U-96 U-105, U-124, U-126, U-127, U-129, U-131, U-201, U-205, U-206, U-331, U-332, U-372, U-375, U-402, U-431, U-434, U-451, U-453, U-557, U-558, U-562, U-563, U-565, U-574, U-575, U-584, U-652, U-752<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Riferimenti<\/span><br \/>\n<\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">Clay Blair, Hitler&#8217;s U boat war: the hunters 1939-1942, Random House publishing Group, (2010)<br \/>\n<\/span>Edwyn Gray, Nineteenth Century Torpedoes and Their Inventors, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland, (2004).<br \/>\nKarl Doenitz, Memoirs: Ten Years And Twenty Days Paperback, March 22, (1997).<br \/>\nDavid Wright, Habersham, Wolves Without Teeth: The German Torpedo Crisis in World War Two (2010), Electronic Theses and Dissertations.<br \/>\nCaly Blair, Hitler\u2019s U-Boat War: The Hunters 1939-1942. New York: Random House, (1996).<br \/>\nStephen Roskill, The War at Sea 1939-1945, Vol. II (Uckfield, East Sussex, United Kingdom, Naval &amp; Military Press, (1956).<br \/>\nBuford Rowland, William B.Boyd, U.S. NAVY Bureau of Ordnance in World War II, Chapter VI, the Library of the University of California, (1953).<br \/>\nOP 635 (1st Rev) \u2013 TORPEDOES MK 14 AND 23 TYPES manual.<br \/>\nWinston S. Churchill, The Second World War, Vol Two: Their Finest Hour (Boston: Houghton Mifflin, (1985).<br \/>\nMorison, Samuel, History of United States Naval Operations in World War II, Vol 10, The Atlantic Battle Won, May 1943-May 1945. Champaign, University of Illinois Press. ISBN 978-0252070617, (2002).<br \/>\nGian Carlo Poddighe, Sistemi di protezione subacquea nella Seconda guerra mondiale. Precedenti, scelte, tecnologie, aspetti costruttivi, (2018).<br \/>\nGiorgio Miovich, Sistemi d\u2019arma delle forze A\/S e subacquee con elementi di acustica subacquea, edizioni Accademia navale Livorno, (1978).<br \/>\nErminio Bagnasco, Maurizio Brescia, Sommergibili italiani 1940-1943 parte I Mediterraneo, Dossier Storia Militare, (2013)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82679\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82681\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73401\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a>&nbsp;<br \/>\n<a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73375\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/73386\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/82627\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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