{"id":70385,"date":"2022-03-19T00:00:00","date_gmt":"2022-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=70385"},"modified":"2023-06-30T17:02:15","modified_gmt":"2023-06-30T15:02:15","slug":"70385","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/70385","title":{"rendered":"Il recupero della capsula spia perduta &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SPIONAGGIO<\/span><\/strong><br>parole chiave: satelliti spia, Scripps, USN, CIA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno ricorder\u00e0 un film girato durante la guerra fredda, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ice Station Zebra<\/span><\/strong>, ispirato ad un romanzo del 1963 dello scrittore <strong><span style=\"color: #008000;\">Alistair MacLean<\/span><\/strong>, una storia di spionaggio di agenti americani e sovietici che gareggiano per recuperare un satellite spia schiantatosi nell&#8217;Artico. Il romanzo, ed il successivo adattamento cinematografico del 1968, sebbene raccontasse una storia fittizia, in realt\u00e0 si ispir\u00f2 ad un evento realmente accaduto, il recupero di una capsula di un satellite spia americano <strong><span style=\"color: #008000;\">CORONA,<\/span><\/strong> caduta nei pressi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Spitzbergen, Norvegia<\/span><\/strong>&nbsp;nell&#8217;aprile 1959.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1280px-KH-9_HEXAGON_satellite-1024x633.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 1280px-KH-9_HEXAGON_satellite-1024x633.jpg\" width=\"1024\" height=\"633\"><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ideazione artistica del satellite KH-9 HEXAGON, declassificata e rilasciata dal NRO il 17 settembre 2011 &#8211; U.S. National Reconnaissance Office<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:KH-9_HEXAGON_satellite.jpg\">KH-9 HEXAGON satellite.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Spiare dallo spazio<\/span><\/strong><\/span><br>In tempi in cui si parla di guerre spaziali, queste storie non sembrano cos\u00ec eclatanti eppure, in quegli anni caratterizzati dalla guerra fredda tra le due grandi superpotenze, le informazioni fotografiche provenienti dagli aere e satelliti spia fecero la differenza. Tutto inizi\u00f2 con la serie <strong><span style=\"color: #008000;\">CORONA,<\/span><\/strong> una serie di satelliti spia gestiti dalla CIA con l&#8217;assistenza dell&#8217;aeronautica militare statunitense (USAF), impiegati per la sorveglianza fotografica dell&#8217;Unione Sovietica e della Repubblica Popolare cinese in sostituzione degli <strong><span style=\"color: #008000;\">aerei spia U2<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini raccolte avrebbero consentito di produrre mappe di aree sensibili per il Dipartimento della Difesa, identificando aeroporti, stazioni missilistiche e forze navali e terrestre. Al momento del rientro i preziosi rullini fotografici venivano inviati a terra in un&#8217;apposita capsula che si dirigeva verso la zona di recupero. Alla quota di 18 km entravano in azione dei paracadute per rallentarne la discesa, e la capsula veniva presa \u201cal volo\u201d da un aereo, tramite un apposito sistema di recupero, oppure recuperata in mare. In realt\u00e0 oltre il 20% dei lanci fallirono e dei 144 satelliti, lanciati dal 1959 al 1972, solo 102 fornirono fotografie utilizzabili, anche se spesso di pessima qualit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MARINA-US-SATELLITE-HexagonSatelliteControlSection.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARINA-US-SATELLITE-HexagonSatelliteControlSection.png\" width=\"640\" height=\"376\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">vista esplosa del HEXAGON Satellite Control Section Figure 3-1 &#8211; Fonte&nbsp;<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/www.nro.gov\/Portals\/65\/documents\/foia\/declass\/FOIA%20for%20All%20-%20Releases\/F-2017-00070r.pdf\">https:\/\/www.nro.gov\/Portals\/65\/documents\/foia\/declass\/FOIA%20for%20All%20-%20Releases\/F-2017-00070r.pdf<\/a><span style=\"color: #008000;\"><strong>&#8211; Autore National Reconnaissance Office study<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">HEXAGON<\/span><\/strong><\/span><br>Gli sforzi di migliorare la sorveglianza dallo spazio con i satelliti&nbsp; portarono allo sviluppo di numerose classi di satelliti, sempre pi\u00f9 prestanti, tra cui la <strong><span style=\"color: #008000;\">KH 9 HEXAGON<\/span><\/strong>. Con una dimensione di circa 20 metri di lunghezza e oltre 3 di diametro, gli <strong><span style=\"color: #008000;\">HEXAGON<\/span><\/strong> erano i pi\u00f9 grandi satelliti spia che gli Stati Uniti avessero mai inviato nello spazio ed operarono dal 1971 all&#8217;inizio degli anni &#8217;80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto la serie <strong><span style=\"color: #008000;\">KH-9<\/span><\/strong> fu un passo avanti per la sorveglianza satellitare, impiegando un sistema allora molto sofisticato consistente in due fotocamere a specchio rotante <strong><span style=\"color: #008000;\">Perkin-Elmer &#8220;Twister&#8221;<\/span><\/strong> con obiettivi da 60 pollici, in grado di funzionare singolarmente o insieme per produrre immagini stereoscopiche. Le fotocamere potevano coprire un&#8217;area di 60\u00b0 su ciascun lato del veicolo spaziale, consentendo di coprire un\u2019area di 80 per 360 miglia con una risoluzione da due a sei piedi (60cm x 1,8mt). Il <strong><span style=\"color: #008000;\">KH-9<\/span><\/strong> includeva normalmente 4 capsule contenenti le pellicole fotografiche (una normale ed una agli infrarossi per vedere attraverso la copertura nuvolosa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto<strong><span style=\"color: #008000;\"> KH-9<\/span><\/strong> fu declassificato nel settembre 2011 e, il 26 gennaio 2012, il <strong><span style=\"color: #008000;\">National Museum of the United States Air Force<\/span><\/strong> ne espose un esemplare insieme ai suoi predecessori KH-7 e KH-8.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/A-KH-9-at-the-National-Museum-of-the-United-States-Air-Force-forward-section-1024x576.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 A-KH-9-at-the-National-Museum-of-the-United-States-Air-Force-forward-section-1024x576.jpg\" width=\"1024\" height=\"576\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il progetto KH-9 fu declassificato nel settembre 2011 e un modello \u00e8 ora esposto dal 2012 al National Museum of the United States Air Force &#8211; autore foto McChizzle &nbsp;<a class=\"extiw\" title=\"w:National Museum of the United States Air Force\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/National_Museum_of_the_United_States_Air_Force\">National Museum of the United States Air Force<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La prima missione KH-9<\/span><\/strong><\/span><br>Premessa la sua storia, oggi racconter\u00f2 una delle storie pi\u00f9 sorprendenti, ora declassificata, di quegli anni, il recupero negli abissi degli oceani di una delle capsule della prima missione <strong><span style=\"color: #008000;\">KH-9 HEXAGON<\/span><\/strong>.&nbsp;La prima missione <strong><span style=\"color: #008000;\">HEXAGON (M1201)<\/span><\/strong> decoll\u00f2 dalla base dell&#8217;USAF di <strong><span style=\"color: #008000;\">Vandenberg<\/span><\/strong>, California, il 15 giugno 1971. Dopo aver eseguito con successo la sua prima missione furono sganciate le capsule contenenti le immagini raccolte. Una di esse, a causa di un guasto al paracadute, precipit\u00f2 in mare ed affond\u00f2 nell&#8217;Oceano Pacifico a 4.900 metri di profondit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7748436152_fda5dd66ed_k-826x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 7748436152_fda5dd66ed_k-826x1024.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La capsula perduta<\/span><\/strong><br>La prima missione termin\u00f2 male. I piloti del <strong><span style=\"color: #008000;\">6594th Test Group della Hickam Air Force Base<\/span><\/strong>, Hawaii, responsabili del recupero a mezz&#8217;aria delle capsule, individuarono il primo oggetto in discesa. Non potendo recuperare la capsula, a causa del paracadute gravemente danneggiato, marcarono il punto di ammaraggio e i subacquei della marina americana&nbsp; riuscirono a recuperarla prima che affondasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sei giorni dopo, la seconda capsula venne agganciata in aria restituendo integro il suo carico prezioso ma il 10&nbsp; luglio, durante il recupero della terza capsula, si ripresent\u00f2 l\u2019inconveniente ai paracadute, in maniera ancora pi\u00f9 grave. In pratica il paracadute principale si stacc\u00f2, lasciandola precipitare ad oltre 400 piedi al secondo nell&#8217;oceano. A causa dei problemi con i paracadute, fu deciso di alleggerire la quarta capsula del suo carico, consentendone il recupero, il 16 luglio, con un C-130. Nonostante i problemi incontrati, la prima missione <strong><span style=\"color: #008000;\">HEXAGON<\/span><\/strong> fu definita un successo straordinario in quanto risult\u00f2 che le immagini contenute in una sola capsula coprivano pi\u00f9 di due terzi di tutti i siti missilistici sovietici conosciuti.<\/p>\n<figure style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1000px-Fairchild_C-119J_Flying_Boxcar_recovers_CORONA_Capsule_1960_USAF_040314-O-9999R-001.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 1000px-Fairchild_C-119J_Flying_Boxcar_recovers_CORONA_Capsule_1960_USAF_040314-O-9999R-001.jpg\" width=\"1000\" height=\"775\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un C119J, appositamente modificato per il recupero a mezz&#8217;aria di capsule spaziali che rientrano nell&#8217;atmosfera dall&#8217;orbita. Il 19 agosto 1960, questo aereo effettu\u00f2 il primo recupero a mezz&#8217;aria al mondo di una capsula di ritorno dall&#8217;orbita quando &#8220;afferr\u00f2&#8221; il paracadute a 8.000 piedi di altitudine 360 miglia a sud-ovest di Honolulu, Hawaii &#8211; photo credit US Air force<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;operazione di salvataggio<\/span><\/strong><\/span><br>La perdita di una capsula era per\u00f2 considerata un serio problema. La&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">CIA<\/span><\/strong>, autorizz\u00f2 l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Office of Special Projects<\/span><\/strong>, responsabile dei satelliti da ricognizione, ad effettuare indagini informali con la Marina sulla possibilit\u00e0 di recuperare l&#8217;oggetto dal fondo dell&#8217;oceano. Il 27 luglio fu effettuata una prima riunione con rappresentanti della <strong><span style=\"color: #008000;\">CIA, NRO, Air Force<\/span><\/strong>, nonch\u00e9 dell&#8217;industria per formalizzare i dettagli del recupero con la <strong><span style=\"color: #008000;\">marina statunitense<\/span> <span style=\"color: #008000;\">(USN)<\/span> <\/strong>che aveva maturato, dal 1958 al 1984, molte esperienze di lavori ad alte profondit\u00e0 impiegando i tre batiscafi <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste<\/span><\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7748443336_26c3a59639_k-1024x828.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 7748443336_26c3a59639_k-1024x828.jpg\" width=\"1024\" height=\"828\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gru di sollevamento sommergibile Trieste II (DSV-1). (Fonte: allegato al documento declassificato della CIA, Deep Sea Recovery of HEXAGON Recovery Vehicle 1201-3, datato 24 maggio 1972).<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Per ulteriori informazioni<\/span><a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/readingroom\/collection\/underwater-ice-station-zebra-recovering-secret-spy-satellite-capsule-16400-feet-below\">An Underwater Ice Station Zebra: Recovering a Secret Spy Satellite Capsule from 16,400 feet Below the Pacific Ocean | CIA FOIA (foia.cia.gov)<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vale la pena di ricordare la loro storia<\/span><\/strong><\/span><br>Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste I <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">era stato&nbsp;<\/span>costruito nel 1953 dal fisico svizzero <strong><span style=\"color: #008000;\">Auguste Piccard<\/span><\/strong> a Trieste, Italia, ed era stato poi acquistato dalla Marina degli Stati Uniti. Il battello ottenne la fama internazionale il 23 gennaio 1960 quando raggiunse il fondo della Fossa delle Marianne. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste I<\/span><\/strong> (nel 1963) e il <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste II<\/span><\/strong> (nel 1964) furono impiegati dalla USN per ispezionare il relitto del sottomarino a propulsione nucleare <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/15405\"><strong><span style=\"color: #008000;\">USS Thresher<\/span><\/strong><\/a> dopo che era affondato nell&#8217;Atlantico settentrionale il 10 aprile 1963. Una terza versione, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Trieste (DSV-1)<\/span><\/strong> era stata impiegato per l\u2019ispezione del relitto del <strong><span style=\"color: #008000;\">USS Scorpion<\/span><\/strong> dopo che il sottomarino nucleare era affondato il 22 maggio 1968 in situazioni misteriose a pi\u00f9 di 10.000 piedi d&#8217;acqua, a circa 400 miglia a sud-ovest delle Azzorre.<\/p>\n<figure style=\"width: 740px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/uss-scorpion-relitto-trieste.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 uss-scorpion-relitto-trieste.jpg\" width=\"740\" height=\"515\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il sottomarino affond\u00f2 nel 1968 e Ballard fotograf\u00f2 il relitto nel 1986 &#8211; Fonte www.history.navy.mil &#8211; photo credit USN <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:USS_Scorpion_(SSN-589)_H97221k.jpg\">USS Scorpion (SSN-589) H97221k.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendo il <strong><span style=\"color: #008000;\">DSV 1<\/span> <\/strong>mai stato impiegato oltre la profondit\u00e0 di 13.000 piedi, la <strong><span style=\"color: #008000;\">USN<\/span><\/strong> chiese di effettuare un&#8217;immersione di prova a 20.000 piedi per verificarne la possibilit\u00e0 di raggiungere in sicurezza quella quota di lavoro. Fondamentale sarebbe stato individuare il punto di impatto nel modo pi\u00f9 accurato possibile e quindi valutare l&#8217;effetto delle correnti sull&#8217;oggetto tenendo conto della forma, velocit\u00e0 di impatto e del presunto stato della capsula dopo l\u2019urto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio preliminare fu assegnato ad un team guidato dal dottor <strong><span style=\"color: #008000;\">Fred N. Spiess, Direttore del Marine Physical Laboratory (MPL), Scripps Institute of Oceanography<\/span><\/strong>, con il compito di&nbsp; determinare il punto iniziale di ricerca per posizionare dei trasponder acustici (<strong><span style=\"color: #008000;\">Deep Ocean Transponder &#8211; D.O.T.<\/span><\/strong>) sul fondo dell&#8217;oceano, necessari per permettere al DSV 1 di navigare all\u2019interno dell&#8217;area di ricerca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/kh-9-hexagon-pellicole.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 kh-9-hexagon-pellicole.jpg\" width=\"612\" height=\"476\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sullo sfondo la capsula, notare il nastro giallo ovvero il rotolo delle pellicole Eastman Kodak impiegate per le fotografie dallo spazio collegato alla giuntatrice da <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/readingroom\/docs\">404 | CIA FOIA (foia.cia.gov)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro dubbio che emerse fu se le pellicole sarebbero state ancora utilizzabili? La casa produttrice, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Eastman Kodak<\/span><\/strong>, immerse un rotolo di campione di pellicola per cinque giorni in un ambiente ad una pressione di circa 305 atmosfere e alla fine dichiar\u00f2 che una parte considerevole delle immagini avrebbe potuto essere recuperabile &#8230; solo se la squadra di salvataggio fosse riuscita a mantenere la pellicola protetta e bagnata fino alla sua lavorazione. Per impedire alla luce ambiente di rovinare la pellicola, l\u2019operazione sarebbe dovuta avvenire di notte. Inoltre, ad una profondit\u00e0 inferiore a 40 metri, i sommozzatori della USN avrebbero dovuto coprire la capsula con un telo oscurante, prima di riportarla in superficie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dsv1-recovery-plan.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 dsv1-recovery-plan.jpg\" width=\"738\" height=\"963\"><\/p>\n<figure style=\"width: 822px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/second-apagina-recovery-satelllite-dsv-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 second-apagina-recovery-satelllite-dsv-1.jpg\" width=\"822\" height=\"832\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">documento declassificato CIA estratto da<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/readingroom\/docs\/1971-07-28.pdf\">1971-07-28.pdf (cia.gov)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br>In sintesi l\u2019operazione fu giudicata fattibile e costo efficace<br><\/span><\/strong><\/span>L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Assistente Segretario della Marina per la Ricerca e Sviluppo<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert A. Frosch<\/span><\/strong>, accord\u00f2 il necessario supporto della Marina e lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Scripps<\/span><\/strong> rispose positivamente, specificando che il successo dell&#8217;operazione sarebbe per\u00f2 dipeso dalla localizzazione della capsula, cosa non garantita, a causa dell\u2019imprecisione della posizione dello splash down. Quanto affermato da Frosch sull&#8217;accuratezza del punto di impatto fu profetica poich\u00e9 esistevano opinioni ampiamente divergenti sulla sua posizione. Ad esempio il <strong><span style=\"color: #008000;\">Satellite Tracking Center<\/span><\/strong> aveva calcolato 3 punti di splash down: un punto originale, un punto successivamente modificato a causa di un errore di calcolo e un punto finale. Sulla base di diversi input, fu definita una zona di ricerca larga 1,5 miglia e lunga 8 miglia a 350 miglia a nord delle Hawaii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">USNS De Steiguer<\/span><\/strong>, una nave da ricognizione oceanografica dotata di un &#8220;pesce&#8221; rimorchiabile fino ad una profondit\u00e0 di oltre 20.000 piedi, sarebbe stata a disposizione del dottor Spiess dello Scripps dal 1 di ottobre per una ricerca nella zona di operazioni di dieci giorni. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">DSV 1<\/span><\/strong> avrebbe potuto iniziare le operazioni di recupero dopo il 5 ottobre.&nbsp;Tra i tanti dubbi c&#8217;era gli esiti dell\u2019urto della capsula contro la superficie del mare. <strong><span style=\"color: #008000;\">Quali sarebbero state le condizioni della capsula?<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Leonard B. Molaskey<\/span><\/strong>, responsabile dello studio del metodo per il recupero&nbsp; della capsula, sollev\u00f2 nuovi dubbi su che cosa avrebbero trovato sul fondo.&nbsp;I piani iniziali prevedevano di attaccare un gancio con un cavo alla capsula e di trasportarla verso la superficie, ma i timori che l&#8217;acqua di mare potesse aver indebolito gli elementi strutturali indusse il gruppo a respingere quell&#8217;idea. L&#8217;approccio si orient\u00f2 quindi verso un <strong><span style=\"color: #008000;\">design a \u201cbenna\u201d<\/span><\/strong> in modo da racchiudere in sicurezza la capsula prima di portarla in superficie. La conosceremo meglio nel prossimo articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p><strong>\n<\/strong><p><strong><\/strong><\/p>\n<p>Immagini e informazioni estratte da <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/readingroom\/docs\/1972-05-24.pdf\">1972-05-24.pdf (cia.gov)<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/70385\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/70398\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: SPIONAGGIOparole chiave: satelliti spia, Scripps, USN, CIA &nbsp; Qualcuno ricorder\u00e0 un film girato durante la guerra fredda, Ice Station Zebra, ispirato ad un romanzo del 1963 dello scrittore Alistair MacLean, una storia di spionaggio di agenti americani e sovietici che gareggiano per recuperare un satellite spia schiantatosi nell&#8217;Artico. 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