{"id":68699,"date":"2026-01-04T00:02:00","date_gmt":"2026-01-03T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=68699"},"modified":"2026-03-25T18:58:12","modified_gmt":"2026-03-25T17:58:12","slug":"sulle-onde-della-storia-romana-allarrembaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/68699","title":{"rendered":"Sulle onde della storia romana: all&#8217;arrembaggio"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA ROMANA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: CLASSICO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: classiarii, flotta romana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono purtroppo balzati agli onori della cronaca, per la pretestuosa ed illegale detenzione cui furono sottoposti in India, due <span style=\"color: #008000;\"><strong>Sottufficiali <i>Fucilieri di Marina<\/i> del Reggimento S. Marco<\/strong><\/span> che facevano parte dei nuclei di protezione che la Marina Militare italiana aveva imbarcato sulle navi mercantili italiane in navigazione nell\u2019Oceano Indiano per porle al riparo da ogni tentativo di assalto da parte dei pirati, la cui dolorosa faccenda si \u00e8 risolta solo recentemente.&nbsp;Ma chi sono questi sorprendenti militari, che si sono imposti all\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica nazionale per la loro fiera e composta imperturbabilit\u00e0 nonostante l\u2019interminabile protrarsi dell\u2019incertezza sulla loro sorte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti pensano che si tratti di una sottospecie di <i>marines<\/i>, come se il loro Reggimento fosse una pallida scimmiottatura italica del corpo statunitense. <strong><span style=\"color: #008000;\">In realt\u00e0 \u00e8 avvenuto l\u2019esatto contrario<\/span><\/strong>: se l\u2019origine dei <i>marines<\/i> americani&nbsp;viene fatta risalire al 1775, ad imitazione dell\u2019analogo corpo britannico fondato venti anni prima, in Italia la formale istituzione della fanteria di marina \u00e8 avvenuta fra il 1550 (i&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Fanti da Mar<\/i>&nbsp;della Serenissima<\/span><\/strong>) ed il 1713 (il&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Reggimento La Marina<\/i>&nbsp;in Sicilia<\/span><\/strong>) essendo stata preceduta dal reggimento costituito dal <strong><span style=\"color: #008000;\">doge Enrico Dandolo<\/span><\/strong> all&#8217;epoca della quarta crociata ed impiegato per gli sbarchi navali a Costantinopoli (1203-1204).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/onde02_nave_napoli-1024x605.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 onde02_nave_napoli-1024x605.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa \u00e8 storia recente, <strong><span style=\"color: #008000;\">perch\u00e9 i veri inventori della fanteria di marina sono stati gli antichi Romani<\/span><\/strong>. Prima di essi, le maggiori potenze navali del mondo antico concepivano i combattimenti in mare come delle azioni essenzialmente finalizzate alla distruzione delle navi avversarie mediante lo speronamento. In tale ottica, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">arte della battaglia navale<\/span><\/strong> si basava sull\u2019abilit\u00e0 dei comandanti nel far compiere alla propria nave delle repentine evoluzioni tali da schivare i rostri altrui e da portare invece la propria prora rostrata a speronare con la massima possibile potenza la fiancata di una nave nemica. Per tale motivo, le navi da guerra dovevano essere soprattutto veloci e molto manovriere, due qualit\u00e0 che potevano essere ottenute solo con un drastico contenimento dei pesi. Per gli equipaggi, in particolare, non essendo ovviamente possibile rinunciare ad imbarcare tutto il personale necessario per azionare i remi e per le manovre marinaresche, veniva ridotta allo stretto indispensabile la presenza degli uomini armati. Questi ultimi avevano peraltro dei compiti piuttosto limitati, dovendo provvedere al servizio d\u2019ordine in porto ed in navigazione, nonch\u00e9 a fronteggiare qualche improbabile esigenza di difesa in caso di abbordaggio nemico. Coerentemente, solo pochissime decine di fanti (con armatura pesante, come gli opliti dei Greci) venivano imbarcati sulle navi da guerra operanti nel Mediterraneo prima dell\u2019arrivo dei Romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ben diverso fu l\u2019approccio romano alle questioni navali: un approccio saldamente pragmatico, refrattario al futile fascino delle eleganti schermaglie in cui eccellevano i comandanti tradizionali, che combattevano in mare con l\u2019impegno agonistico di un fiorettista in una sfida all\u2019ultimo sangue.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i Romani le navi non erano affatto un\u2019arma da duello utilizzabile per esibire la propria superiore abilit\u00e0 nei confronti di un nemico da affondare o da mettere in fuga; le navi erano invece il mezzo indispensabile per affermare la potenza di Roma sul mare ed oltremare. L\u2019obiettivo era quindi il <strong><span style=\"color: #008000;\">dominio del mare (<i>imperium maris<\/i>)<\/span><\/strong>, poich\u00e9 questo consentiva di inibire gli attacchi nemici contro le proprie coste, di assicurare il regolare afflusso dei rifornimenti vitali trasportati lungo le rotte del traffico marittimo, e di mantenere sempre aperta la possibilit\u00e0 di effettuare degli interventi sulle altre coste ed isole del Mediterraneo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/067_Conrad_Cichorius_Die_Reliefs_der_Traianssaule_Tafel_LXVII-1024x610.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 067_Conrad_Cichorius_Die_Reliefs_der_Traianssaule_Tafel_LXVII-1024x610.jpg\" width=\"1024\" height=\"610\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fanteria di marina &#8230; Classiarii al lavoro durante la conquista della Dacia (colonna di Traiano, scena 67)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ottenere questo risultato, le navi da guerra dovevano disporre di un robusto contingente di uomini armati pronti al combattimento, sia in mare, contro il naviglio nemico, sia sulle coste ove si rendesse necessario uno sbarco romano. Questi reparti imbarcati potevano essere prelevati direttamente dalle legioni, in mancanza di alternative, ma risultava preferibile ch\u2019essi fossero costituiti prioritariamente da combattenti particolarmente adatti ad operare a bordo in modo protratto e disagiato, anche in condizioni meteomarine alquanto severe. Per tale motivo, nella primissima flotta romana, ingranditasi nel IV secolo a.C. in seguito alla cattura delle navi di Anzio, vennero imbarcati dei fanti forniti dalle alleate citt\u00e0 costiere della Campania, cio\u00e8 da uomini che possedevano fin dall\u2019infanzia una naturale familiarit\u00e0 con il mare e con le navi. Questa scelta estremamente razionale (tanto che un analogo criterio venne seguito fino a pochi anni fa per la nostra leva di mare) si riflesse sull\u2019iniziale denominazione dei combattenti imbarcati sulle navi romane:&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>socii navales<\/i><\/span><\/strong>, ovvero gli alleati navali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/onde02_classiari_palestrina-1024x610.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 onde02_classiari_palestrina-1024x610.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va anche detto che questi alleati, pur avendo l\u2019indispensabile \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">piede marino<\/span><\/strong>\u201d, non poterono subito recepire adeguatamente i dettami della disciplina romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 perlomeno quanto appare dal grottesco epilogo di un\u2019azione dimostrativa condotta nel Golfo di Napoli nel 311 a.C. da parte di una flotta romana comandata dal <strong><span style=\"color: #008000;\">duumviro navale Publio Cornelio<\/span><\/strong>. Sbarcati a Pompei per compiere un\u2019incursione nel territorio di Nocera, i&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>socii navales<\/i><\/span><\/strong>&nbsp;si dispersero disordinatamente nelle campagne per trarne delle prede, ma vennero poi assaliti dai contadini mentre tornavano indietro alla spicciolata, salvandosi solo in parte dopo una precipitosa fuga fino alle navi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fanteria di marina romana assunse una consistenza di rilievo ed una spiccata efficienza da quando i Romani dovettero armare la loro prima grande flotta di quinqueremi nei primi anni della prima guerra Punica. Su ogni quinquereme imbarcava infatti un manipolo (pari a due centurie) di fanti, chiamati da quel momento in poi&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>milites navales<\/i><\/span><\/strong>, anche se l\u2019antica denominazione continu\u00f2 ad essere utilizzata come sinonimo, prescindendo dal suo significato anacronistico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/onde02_classiario.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 onde02_classiario.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questi uomini a bordo, le flotte romane hanno vinto tutte le loro battaglie navali, ad eccezione di una sola (quella persa nel 249 a.C. nelle acque di Trapani per un errore di valutazione del console). Per dare una spiegazione ai perentori successi conseguiti in mare dai Romani contro le flotte delle pi\u00f9 esperte potenze navali dell\u2019epoca, gli storici antichi \u2013 ad iniziare da quelli greci, che amavano apparire esperti di cose navali \u2013 hanno ripetuto fino alla noia che, per compensare la loro scarsa destrezza in mare, gli stessi Romani avevano \u201ctrasformato le battaglie navali in battaglie terrestri\u201d: un paradosso che, nonostante la sua fuorviante assurdit\u00e0, continua ad essere bovinamente ripetuto ancor oggi, come se l\u2019ampio e stabile scenario delle manovre campali delle legioni avesse realmente potuto essere riprodotto sugli angusti tavolati dei ponti di coperta di navi che manovravano freneticamente, rollando e beccheggiando, sferzate dagli spruzzi di mare e lambite dalle fiamme dei principi d\u2019incendio provocati dai proiettili incendiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 i Romani non poterono ricorrere a nessun trucco scenico, dovendo inevitabilmente adattarsi alle peculiari caratteristiche dell\u2019ambiente navale ed all\u2019indomabile potenza degli elementi nell\u2019ambiente marittimo. Essi ebbero semplicemente una spiccata propensione per l\u2019arrembaggio, cio\u00e8 per una delle azioni pi\u00f9 marinaresche che si possano effettuare in mare contro un\u2019unit\u00e0 nemica. La manovra, in effetti, era tutt\u2019altro che semplice, poich\u00e9 occorreva prima di tutto schivare gli attacchi dei rostri nemici, poi portarsi ad affiancare l\u2019unit\u00e0 prescelta, il cui comandante non attendava certo passivamente il tentativo di abbordaggio, ma manovrava violentemente per allontanarsi al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miles-classiarii-672x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 miles-classiarii-672x1024.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo comunque riusciti ad affiancare la nave nemica, mentre saettavano i dardi e gli altri proiettili scagliati da entrambe le parti, i Romani lanciavano i loro grappini d&#8217;abbordaggio, chiamati&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>manus ferreae<\/i><\/span><\/strong>&nbsp;(mani di ferro), per agganciarli ai bastingaggi ed alarsi sotto fino al completo contatto fra le due fiancate. A quel punto i militi navali balzavano sul ponte di coperta dei nemici ed andavano rapidamente a neutralizzare ogni resistenza fino ad assumere il pieno controllo della nave arrembata, catturandola insieme al relativo equipaggio ed ai beni trasportati. Si trattava, nel complesso, di un bottino di elevato valore, che giustificava ampiamente la predilezione romana per l\u2019arrembaggio rispetto allo speronamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale era dunque, in poche parole, il ruolo principale dei militi navali romani nella fase pi\u00f9 calda di una battaglia navale. Questi uomini avevano comunque molti altri compiti, sia a bordo (ove erano addetti a tutte le armi, alle macchine belliche ed alle torri di combattimento), sia negli sbarchi navali e nelle susseguenti azioni terresti. Ma le loro operazioni anfibie e sulla terraferma saranno oggetto di uno dei successivi articoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dovrebbe bastare per introdurre l\u2019argomento, mostrando come questi reparti di <strong><span style=\"color: #008000;\"><i>milites navales<\/i><\/span><\/strong>&nbsp;(che saranno poi chiamati&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>classiarii<\/i><\/span><\/strong>&nbsp;in epoca imperiale) siano stati in tutto e per tutto la prima vera e propria fanteria di marina, intesa in senso moderno, e quanto essi abbiano contribuito alle plurisecolari vittorie navali di Roma.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Domenico Carro<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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