{"id":66814,"date":"2021-12-20T00:10:13","date_gmt":"2021-12-19T23:10:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=66814"},"modified":"2026-03-20T13:45:09","modified_gmt":"2026-03-20T12:45:09","slug":"66814","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66814","title":{"rendered":"Il piano dell&#8217;operazione C3\/Herkules per l&#8217;invasione di Malta: gli attaccanti &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MALTA &#8211; MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: piano di invasione, Malta, Regia Marina italiana, Royal Navy<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1942, sotto l\u2019energica direzione del <strong><span style=\"color: #008000;\">generale Ugo Cavallero<\/span><\/strong>, gli studi di pianificazione per la conquista di Malta impegnarono sempre pi\u00f9 seriamente gli Stati Maggiori delle tre Forze Armate del Regno.&nbsp;Il 21 febbraio il Capo di Stato Maggiore Generale invi\u00f2 le direttive per pianificare, ognuno per la propria competenza, le diverse fasi dell\u2019operazione \u201cC.3\u201d, il cui inizio sarebbe stato previsto per la fine di luglio, ovvero entro cinque mesi, oppure il 1\u00b0 agosto come annot\u00f2 Cavallero nel suo Diario. Cavallero, con l\u2019autorizzazione di Mussolini, chiese un contributo di pensiero anche ai tedeschi ed ai giapponesi che, nella guerra in Estremo Oriente, avevano acquisito grande esperienza nelle operazioni di sbarco.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/operazione-c3.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 operazione-c3.jpg\" width=\"726\" height=\"487\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La conquista di Malta secondo il piano di operazione presentato dallo Stato Maggiore del Regio Esercito italiano &#8211; Autore sconosciuto &#8211; Fonte&nbsp;<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38252939\/L_ESIGENZA_C_3_OPERAZIONE_HERCULES_E_IL_BLOCCO_DI_MALTA_NEL_CONTESTO_DELLA_GUERRA_IN_MEDITERRANEO_NEL_1942_Parte_1&amp;nav_from=130882a4-aeb6-4943-b8de-3355d6b665a1&amp;rw_pos=0\">L\u2019ESIGENZA \u201cC.3\u201d (OPERAZIONE \u201cHERCULES\u201d) E IL BLOCCO DI MALTA NEL CONTESTO DELLA GUERRA IN MEDITERRANEO NEL 1942 Parte 1 | Francesco Mattesini &#8211; Academia.edu<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu attentamente analizzata la configurazione costiera di Malta che, a causa delle alte scogliere, a strapiombo sul mare, e le alture a ridosso delle spiagge, non facilitava lo sbarco. Inoltre la presenza di una forte difesa costiera e arretrata (<strong><span style=\"color: #008000;\">Linea \u201cVictoria\u201d<\/span><\/strong>) riduceva la possibilit\u00e0 di sbarco solo&nbsp; a sette punti lungo la costa.&nbsp;Il piano finale si basava sulla sorpresa tattica ottenuta sbarcando le prime forze nel punto pi\u00f9 improbabile di tutti, le scogliere meridionali di <strong><span style=\"color: #008000;\">Dingli Cliff<\/span><\/strong>, che risultavano debolmente difese. Inoltre, si sarebbe cercato di assicurare una base nella zona <strong><span style=\"color: #008000;\">di Marsa Scirocco<\/span><\/strong>, in modo da garantire un adeguato flusso di uomini e mezzi nelle operazioni successive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Gli attaccanti&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\nIl <strong><span style=\"color: #008000;\">Corpo di Spedizione del Regio Esercito italiano<\/span><\/strong> aveva per <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante Tattico Superiore, il generale Vecchiarelli<\/span><\/strong> ed era costituito da tre Corpi d\u2019Armata: il <strong><span style=\"color: #008000;\">Corpo di aviosbarco<\/span><\/strong>,&nbsp; il <strong><span style=\"color: #008000;\">XXX<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">XVI Corpo di Armata<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Carlo_Vecchiarelli.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Carlo_Vecchiarelli.jpg\" width=\"612\" height=\"837\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo Vecchiarelli (Cingoli, 10 gennaio 1884 \u2013 Roma, 13 dicembre 1948) <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, il Corpo di Aviosbarco includeva la gloriosa <span style=\"color: #008000;\"><strong>Divisione Paracadutisti Folgore<\/strong><\/span>, composta da nove battaglioni paracadutisti, tre gruppi d\u2019artiglieria da 47\/32 ed un battaglione guastatori, la 7\u00b0 divisione paracadutisti tedesca da sei battaglioni paracadutisti, pi\u00f9 un battaglione pionieri ed un reggimento artiglieria, e la Divisione aerotrasportabile La Spezia da sei battaglioni fanteria, un battaglione mortai, una compagnia guastatori, un reparto esplorante e tre gruppi di artiglieria da 65\/17; in totale 24000 paracadutisti (di cui 11000 italiani) e 10500 fanti aerotrasportati della Divisione <strong><span style=\"color: #008000;\">La Spezia<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">XXX Corpo d\u2019armata<\/span><\/strong> era composto dalle Divisioni di fanteria Livorno, Superga e Friuli, ciascuna con sei battaglioni fanteria (rinforzati con lanciafiamme, mortai da 81 e 4 cannoni da 47), un battaglione mortai, un battaglione controcarro ( 2 compagnie semoventi L40 e una compagnia fucilieri armati con Solothurn (un fucile anticarro svizzero da 20mm), guastatori e rocciatori alpini, un reparto esploratori e tre gruppi di artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">XVI Corpo d\u2019armata<\/span> <\/strong>includeva le Divisioni di fanteria <strong><span style=\"color: #008000;\">Assietta e Napoli<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">,<\/span> normali divisioni fanteria rinforzate con armi contraeree e controcarro, mitragliatrici e nuclei di guastatori e rocciatori. Tutte erano supportate da&nbsp; reparti del genio e dei servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Tra le truppe di rinforzo erano compresi:<\/span><\/strong><br \/>\nun raggruppamento corazzato (con due battaglioni di carri M 13, un gruppo semoventi 75\/18, un battaglione motociclisti, un battaglione semoventi L40) ed un reggimento d\u2019artiglieria di corpo d\u2019armata (un gruppo da 149\/13 e due da 105\/28) e due gruppi contraerei (il primo da 90\/53 1 e l&#8217;altro da 75\/46), tre battaglioni di guastatori, un raggruppamento del Genio, il battaglione VV.FF. destinato a fornire gli operatori delle scale mobili installate su varie unit\u00e0 da trasporto e sbarco. Inoltre, erano previsti:<br \/>\nil <strong><span style=\"color: #008000;\">reggimento San Marco della Regia Marina<\/span><\/strong> su due battaglioni rinforzati (4 compagnie di fanteria, una compagnia da 81 ed una compagnia da 47), il <strong><span style=\"color: #008000;\">Battaglione P<\/span> <\/strong>(paracadutisti con 140 uomini organizzati in 6 squadre) ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">Battaglione N<\/span> <\/strong>(nuotatori d\u2019assalto su 400 uomini). Infine,<strong><span style=\"color: #008000;\"> il raggruppamento Camicie Nere da sbarco<\/span><\/strong> che era costituito da quattro battaglioni, un battaglione di armi di supporto ed un reparto guastatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Tedeschi avevano promesso il <strong><span style=\"color: #008000;\">Panzerabteilung z.b.V.66<\/span><\/strong> (zur besonderen Verwendung [per uso speciale]), un&#8217;unit\u00e0 tedesca parzialmente equipaggiata con dei carri armati catturati ai Russi. Inoltre, erano stati resi disponibili dieci carri armati pesanti KV-1 (47 t) e 1 KV-2 (54 t).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Almeno dieci motozattere italiane (mezzi da sbarco) erano state modificate con pavimentazione rinforzata e rampe interne per trasportare i veicoli russi. Altri carri armati dell&#8217;unit\u00e0 includevano dodici carri armati medi T-34 russi catturati, carri armati leggeri tedeschi corazzati (cinque VK 1601 e cinque VK 1801) pi\u00f9 dodici tedeschi Panzer IV G (vedi foto in alto) armati di cannoni da 75 mm. Erano stati anche offerti venti carri Panzer III, ma non si sa da quale unit\u00e0. Il totale delle truppe, compreso il <span style=\"color: #000000;\">Reggimento San Marco della Marina,<\/span> assommava quindi a circa 100.000 uomini, 104 carri armati, 88 semoventi, 360 mortai, 250 lanciafiamme, 300 pezzi d\u2019artiglieria, 238 cannoni controcarri da 47 mm, 120 mitragliere da 20 mm, 84 cannoni controcarro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era previsto che l\u2019aviazione dell\u2019Asse dovesse partecipare all\u2019operazione impiegando:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; da<strong><span style=\"color: #008000;\"> parte tedesca<\/span><\/strong>, a disposizione del <strong><span style=\"color: #008000;\">II Fliegerkorps<\/span><\/strong>, nove gruppi da bombardamento, tre gruppi da bombardamento (cacciabombardieri&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">Stuka<\/span><\/strong>), un gruppo &#8220;distruttori&#8221;, otto gruppi da caccia (due dei quali armati con bombe) da impiegare come cacciabombardieri, tre gruppi da ricognizione strategica, da 6 a 8 gruppi di velivoli da trasporto per le truppe aviotrasportate;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 <strong><span style=\"color: #008000;\">da parte italiana<\/span><\/strong>, a disposizione del <strong><span style=\"color: #008000;\">Comando Aeronautica della Sicilia e della 4\u00b0 Squadra Aerea in Puglia<\/span><\/strong>, 14 gruppi da bombardamento, sei gruppi da caccia, sette gruppi d\u2019assalto, tre gruppi di aerosiluranti, una squadriglia da ricognizione strategica, e sei gruppi di velivoli da trasporto da impiegare per il lancio e il trasferimento delle truppe aviotrasportate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Complessivamente, la consistenza delle forze aeree ritenute disponibili per la Esigenza \u201cC.3\u201d era di <strong><span style=\"color: #008000;\">1.583 velivoli<\/span><\/strong>, dei quali 1.128 da combattimento (486 da bombardamento, 411 da caccia, 195 d\u2019assalto, 36 aerosiluranti) e 455 di altro tipo (386 da trasporto, 27 alianti, 42 da soccorso).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-NAVALE-ITALIA-640px-Savoia-Marchetti_S.M.79_flight_in_formation.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-NAVALE-ITALIA-640px-Savoia-Marchetti_S.M.79_flight_in_formation.jpg\" width=\"640\" height=\"447\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fotografia scattata da Andrea Nicola (1916 &#8211; 1972), osservatore-fotografo della Regia Aeronautica nel periodo 1940\/1942<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Savoia-Marchetti_S.M.79_flight_in_formation.jpg\">File:Savoia-Marchetti S.M.79 flight in formation.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il SIAI Marchetti S.M.79 Sparviero era un trimotore ad ala bassa multiruolo, inizialmente progettato come aereo da trasporto civile veloce. Negli anni 1937-39 stabil\u00ec 26 record mondiali e fu, per un certo periodo, il pi\u00f9 veloce bombardiere medio del mondo. Costruito in legno, tela e metallo, si riconosceva per la tipica &#8220;gobba&#8221; dietro l&#8217;abitacolo, che ospitava la mitragliatrice da 12,7 e il relativo armiere.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In numeri, gli Italiani avrebbero fornito 890 aerei, dei quali 696 velivoli da combattimento (270 bombardieri, 222 caccia, 168 d\u2019assalto, 36 aerosiluranti), a cui se ne aggiungevano altri 194 (170 da trasporto, 24 da soccorso), mentre i Tedeschi mettevano a disposizione 693 aerei, dei quali 432 da combattimento (216 bombardieri, 189 caccia, 27 d\u2019assalto), a cui se ne aggiungevano altri 261 (216 da trasporto, 27 alianti, 18 da soccorso). Nel caso fosse stato necessario l\u2019aerotrasporto della <strong><span style=\"color: #008000;\">Divisione La Spezia<\/span><\/strong>, e per l\u2019inoltro di rifornimenti dopo la caduta dell\u2019aeroporto di Al Far, erano disponibili 300 alianti DFS230, 200 go242 e 12 Me321 non utilizzabili nelle campagne ma che avrebbero potuto sfruttare anche piccoli spazi di atterraggio all\u2019interno dell\u2019area aeroportuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Marina,<\/span><\/strong> con il concorso delle forze navali minori tedesche in Mediterraneo, aveva il compito di formare e proteggere i convogli di mezzi da sbarco dalle forze navali inglesi. La protezione indiretta ed il supporto di fuoco sarebbe stato affidato al <strong><span style=\"color: #008000;\">Comando Forze navali<\/span><\/strong> che includeva quattro navi da battaglia (<strong><span style=\"color: #008000;\">Littorio, Vittorio Veneto, Caio Duilio e Andrea Doria<\/span><\/strong>), quattro incrociatori pesanti, otto incrociatori leggeri e ventuno cacciatorpediniere. Le pi\u00f9 anziane, <strong><span style=\"color: #008000;\">Caio Duilio e Andrea Doria<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">,<\/span> avrebbero imbarcato ciascuna 200 colpi da 320 mm, riservati al tiro contro costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovevano partecipare alle scorte dei convogli, alle dipendenze della neo costituita <strong><span style=\"color: #008000;\">Forza Navale Speciale<\/span><\/strong> (11esima e 12esima Divisione Navale), 22 tra cacciatorpediniere e torpediniere (con un cacciatorpediniere tedesco), nove MAS, tre motovedette, dodici dragamine ed un avviso veloce, a cui si aggiungevano, da parte tedesca, le motosiluranti della 3\u00b0 Flottiglia e i moto dragamine della 6\u00b0 Flottiglia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/45_SESIA1934_002B-1024x663.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 45_SESIA1934_002B-1024x663.jpg\" width=\"1024\" height=\"663\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il Sesia in uscita dal mar piccolo, Taranto, nel dopoguerra<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un concorso doveva essere fornito dai sommergibili italiani e tedeschi, mantenuti in missione d\u2019agguato nei due bacini del Mediterraneo; i compiti sarebbero stati eseguiti agendo in stretta collaborazione con l\u2019aviazione delle 2 nazioni. Come mezzi da sbarco la Regia Marina, accanto alle quattro <strong><span style=\"color: #008000;\">motocisterne\/navi da sbarco classe Sesia<\/span><\/strong>, ottenne dai Tedeschi i piani costruttivi delle Marinef\u00e4hrprahm Type A da far riprodurre in Italia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-MARINA-TEDESCA-Bundesarchiv_Bild_101II-M2KBK-218-06_Frankreich_Landungsboot_im_Hafen.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-MARINA-TEDESCA-Bundesarchiv_Bild_101II-M2KBK-218-06_Frankreich_Landungsboot_im_Hafen.jpg\" width=\"640\" height=\"421\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> Foto di un Marinef\u00e4hrprahm a Auxerre, Francia 1942 &#8211; Fonte <a href=\"http:\/\/historisches-marinearchiv.de\/projekte\/landungsfahrzeuge\/marinefaehrprahm\/ausgabe.php?where_value=1150\">http:\/\/historisches-marinearchiv.de\/projekte\/,,,,\/marinefaehrprahm\/&#8230;<\/a> &#8211; autore Hirsche&nbsp; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Bundesarchiv_Bild_101II-M2KBK-218-06,_Frankreich,_Landungsboot_im_Hafen.jpg\">Bundesarchiv Bild 101II-M2KBK-218-06, Frankreich, Landungsboot im Hafen.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi mezzi da 220 tonnellate potevano portare fino a 200 fanti o tre o quattro carri medi o un carico equivalente e potevano sbarcarli direttamente in spiaggia grazie ad una rampa prodiera. Circa 65 di queste motozattere sarebbero state costruite entro il 1942 e circa 50 sarebbero state impiegabili per l\u2019invasione. Gli Italiani avevano nel frattempo messo a punto le cosiddette Motolance, si trattava di mezzi appositamente concepiti e costruiti in Italia in previsione di operazioni anfibie. Realizzate in acciaio, a doppi scafo e fondo piatto, con prora abbattibile, erano lunghe una dozzina di metri e capaci di fare 12 nodi, con due motori. Da proravia, per due terzi della lunghezza, vi era la &#8220;vasca&#8221;, ossia una zona adatta ad ospitare una trentina di uomini in assetto di guerra, protetti da piastre di acciaio da un centimetro, alte quanto bastava per giungere a circa 60 cm dal galleggiamento; sulla sinistra della vasca, a prora, vi era un arma da 13.2 mm.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/motolance-da-sbarco.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 motolance-da-sbarco.jpg\" width=\"800\" height=\"542\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Consegnate alla FNS dal giugno 1942, le M\/L erano state organizzate, in luglio (1942), su quattro flottiglie di 20 unit\u00e0 ciascuna, oltre 5 di riserva, comandate da Tenenti di vascello<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa 27 German MFP erano disponibili nel mar mediterraneo assieme a dodici catamarani Siebel, grossi traghetti\/pontoni capaci di trasportare 300 uomini o 100 tonnellate di carico o 10 autocarri, sei Pionierlandungsboote Type 39 capaci di 20 tonnellate di carico o due veicoli leggeri o 45 fanti, sei Pionierlandungsboote Type 40, versioni allargate Type 39 capaci di 40 tonnellate di carico, 3 o 4 veicoli leggeri o 80\/90 fanti ed una compagnia di 81 Sturmboot Type 39 (piccoli scafi con motore fuoribordo capaci di trasportare sei fanti e centinaia di gommoni capaci di trasportare fino a 25 uomini, alcuni motorizzati altri &#8230; a remi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Marina tedesca prevedeva di fornire il <strong><span style=\"color: #008000;\">Seeschlange<\/span><\/strong> (o &#8220;Sea Snake&#8221;), fondamentalmente un ponte galleggiante nave-terra progettato per l&#8217;operazione <strong><span style=\"color: #008000;\">Sea Lion<\/span><\/strong>, formato da una serie di moduli uniti che fungono da molo temporaneo.&nbsp;Accanto ad essi numerosi mezzi adattati dagli italiani tra cui <strong><span style=\"color: #008000;\">due traghetti ferroviari<\/span><\/strong> adattati al trasporto e sbarco di 4\/8 mezzi corazzati, <strong><span style=\"color: #008000;\">dieci navi passeggeri<\/span> <\/strong>capaci di trasportare da 800 a 1,400 uomini, <strong><span style=\"color: #008000;\">sei piccoli traghetti<\/span><\/strong> ciascuno capace di trasportare 400 uomini, <strong><span style=\"color: #008000;\">sei navi da carico<\/span><\/strong> ognuna con 3,000 ton di rifornimenti, <strong><span style=\"color: #008000;\">trenta motovelieri<\/span><\/strong> con 300 uomini ciascuno, altri 25 con 100 tonnellate di rifornimenti, 5 posamine con circa 500 uomini ciascuno,e 74 mezzi assortiti capaci da 30 a 75 uomini, Gli Italiani richiesero anche la cessione di <strong><span style=\"color: #008000;\">200 Sturmboote<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni motovelieri o grossi natanti avrebbero installato a prua una scala da pompiere, con opportuni dispositivi articolati di fissaggio, da impiegare per lo sbarco delle truppe in coste alte o rocciose, mentre altri mezzi, da far approdare su coste pi\u00f9 favorevoli, avrebbero utilizzato per lo sbarco di ponti a scivolo e di scale.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">nella foto in anteprima un incontro tra Mussolini e Hitler insieme ai rispettivi stati maggiori il 29-30 aprile 1942,&nbsp; per discutere la strategia mediterranea e nordafricana dell&#8217;Asse. Sono presenti il Maresciallo Ugo Cavallero e all&#8217;estrema destra il generale Antonio Gandin, capo pianificatore di Esigenza C3 \/ Operazione Herkules<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\"><strong>Fonti<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&#8211; Operazione C3. Malta, Libro di Mariano Gabriele<br \/>\n&#8211; <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38266520\/L_ESIGENZA_C_3_OPERAZIONE_HERCULES_E_IL_BLOCCO_DI_MALTA_NEL_CONTESTO_DELLA_GUERRA_IN_MEDITERRANEO_NEL_1942_PARTE_SECONDA\">L\u2019esigenza \u201cC.3\u201d (Operazione \u201cHERCULES\u201d) e il blocco di Malta nel contesto della guerra in Mediterraneo nel 1942<\/a> di Francesco Mattesini<br \/>\n&#8211; Caruana, Le tre previste invasioni di Malta<br \/>\n&#8211; Invasion of Malta, 1942 di John D. Burtt &amp; Davide Pastore, 2011<br \/>\n&#8211; The axis and the intended invasion of Malta in 1942; a combined planning endeavor di Alessandro Vivarelli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66814\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66819\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66822\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66829\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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