{"id":66032,"date":"2022-03-03T00:06:24","date_gmt":"2022-03-02T23:06:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=66032"},"modified":"2026-01-04T20:56:42","modified_gmt":"2026-01-04T19:56:42","slug":"66032","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/66032","title":{"rendered":"Come il consumo di krill delle balene pu\u00f2 aiutare la sopravvivenza degli oceani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<br \/>\nAREA: OCEANI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Balene<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"VIiyi\" lang=\"it\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"0\" data-number-of-phrases=\"2\">Un <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41586-021-03991-5\">nuovo studio<\/a><\/span><\/strong>, pubblicato sulla <strong><span style=\"color: #008000;\">rivista Nature<\/span><\/strong>, ha rilevato che misticeti, come le balene azzurre e le megattere, mangiano in media tre volte pi\u00f9 cibo ogni anno rispetto a quanto stimato in precedenza dagli scienziati.<\/span> Avendo s<span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"1\" data-number-of-phrases=\"2\">ottovalutato quanto mangiano queste balene, gli scienziati potrebbero anche aver sottovalutato la loro importanza per la salute e la produttivit\u00e0 degli oceani.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un problema aggravatosi nel XX secolo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa riduzione del numero di esemplari di balene si aggrav\u00f2 nel XX secolo a causa della caccia indiscriminata effettuata negli oceani di tutto il mondo. Le baleniere incominciarono a dotarsi di armi micidiali sostituendo gli arpioni a mano con quelli&nbsp; a punta esplosiva che venivano sparati da cannoni. Le navi baleniere cacciavano in maniera industriale appoggiandosi a navi officina che potevano lavorare le carcasse direttamente in mare, macellando&nbsp; questi giganti del mare per il loro olio, che veniva usato per accendere lampade, lubrificare auto e produrre margarina. In soli sei decenni, all&#8217;incirca la durata della vita di una balenottera azzurra, gli esseri umani hanno portato la popolazione di balenottere azzurre da 360.000 a soli 1.000. Si stima che in un secolo i balenieri uccisero almeno due milioni di balene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa perdita in termini di esemplari ha causato uno squilibrio delle biodiversit\u00e0. In un recente studio&nbsp; Matthew Savoca, un ecologo di Stanford,&nbsp; e i suoi colleghi hanno, per la prima volta, stimato con precisione la quantit\u00e0 di&nbsp; krill, piccoli gamberetti che costituiscono il cibo delle balene. Circa 430 milioni di tonnellate ogni anno, circa il doppio di tutto il krill che ora esiste negli oceani,&nbsp; il doppio in peso di tutto il pesce che la pesca attuale cattura ogni anno. <strong><span style=\"color: #008000;\">La riduzione nei consumi ha anche causato una diminuzione delle eiezioni di questi animali che, ricche di ferro, agivano come letame, fertilizzando acque altrimenti impoverite e favorendo il&nbsp; nutrimento delle specie ittiche.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/balene-defecazione-1024x647.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 balene-defecazione-1024x647.jpg\" width=\"1024\" height=\"647\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">poich\u00e9 le balene mangiano pi\u00f9 di quanto si pensasse in precedenza, emettono una quantit\u00e0 di feci maggiore di quanto ritenuto.&nbsp; Espellendo escrementi, le balene aiutano a mantenere i nutrienti chiave vicino alla superficie, alimentando le fioriture del fitoplancton che assorbe il carbonio che costituisce la base delle reti trofiche oceaniche. Senza balene, quei nutrienti affondano pi\u00f9 facilmente sul fondo marino, il che pu\u00f2 limitare la produttivit\u00e0 in alcune parti dell&#8217;oceano,&nbsp; limitando la capacit\u00e0 degli ecosistemi oceanici di assorbire l&#8217;anidride carbonica che contribuisce al riscaldamento del pianeta. Credito: Elliott Hazen con permesso NOAA\/NMFS 16111 <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uccisione di tutte queste balene ha in qualche modo causato un disastro ecologico. Secondo&nbsp;Savoca la degradazione degli ecosistemi pu\u00f2 essere&nbsp; ripristinata. La valutazione sui quantitativi di krill consumati pu\u00f2 essere oggi dedotta grazie alle tecnologie sviluppate nell&#8217;ultimo decennio. Grazie ai droni si possono fotografare le balene che si nutrono, consentendo ai ricercatori di valutare le quantit\u00e0 ingurgitate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si possono utilizzare sonar per misurare le dimensioni dei branchi di krill e le la marchiatura degli esemplari consente di tracciare le balene in profondit\u00e0 sott&#8217;acqua. Usando questi dispositivi, il team di Savoca ha calcolato che questo tipo di balene mangia tre volte di pi\u00f9 di quanto i ricercatori avessero precedentemente pensato. Sebbene digiunino per due terzi dell&#8217;anno, sopravvivendo grazie ai depositi adiposi,&nbsp; nei circa 100 giorni in cui si nutrono sono incredibilmente efficienti. Una balenottera azzurra potrebbe inghiottire 16 tonnellate di krill.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/researchers-find-whale-consumo-delle-balene-1024x580.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 researchers-find-whale-consumo-delle-balene-1024x580.jpg\" width=\"1024\" height=\"580\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Misurazioni sul campo che informano il consumo di prede da parte dei balenotteri ed il riciclaggio dei nutrienti. Foto scattate con i permessi NOAA 16111, 14809, 23095 e ACA 2015-011 e 2020-016. Credito: Alex Boersma <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando che i balenieri dell&#8217;era industriale hanno massacrato questi giganti del mare, la quantit\u00e0 di krill non consumata dovrebbe aggirarsi intorno a 380 milioni di tonnellate. Paradossalmente studi successivi hanno dimostrato che il numero di krill era invece crollato di oltre l&#8217;80%.&nbsp;La spiegazione di questo paradosso coinvolge il ferro, un minerale di cui tutti gli esseri viventi hanno bisogno in piccole quantit\u00e0. L&#8217;oceano atlantico settentrionale riceve ferro dalle sabbie del Sahara, cosa che non avviene in quello antartico dove il ghiaccio ricopre le terre immerse.&nbsp;Gran parte del ferro \u00e8 contenuto all&#8217;interno del krill e le balene, quando mangiano,&nbsp; lo assimilano e poi lo rilasciano nei loro escrementi. Il ferro defecato stimola quindi la crescita del fitoplancton, che a loro volta alimentano il krill, che a sua volta nutre le balene, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il team di Savoca stima che la morte di alcuni milioni di balene dell&#8217;era industriale abbia privato gli oceani di centinaia di milioni di tonnellate di escrementi, circa 12.000 tonnellate di ferro. Secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Kelly Benoit-Bird<\/span><\/strong>, biologa marina del Monterey Bay Aquarium Research Institute, California, \u00e8 un importante promemoria di come &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">le specie sfruttate fanno parte di una rete complessa, con molti effetti a cascata dalle nostre azioni&#8221;. Uccidere una balena lascia un buco nell&#8217;oceano che \u00e8 molto pi\u00f9 grande della creatura stessa&#8221;<\/span><\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/consumo-misticeti-studio-savoca-1024x800.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 consumo-misticeti-studio-savoca-1024x800.png\" width=\"1024\" height=\"800\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">a. Visualizzazione di un esempio di balena bowhead (Ba. mysticetus) che mostra come \u00e8 stata calcolata la filtrazione dell&#8217;acqua. b. Acqua filtrata al giorno per un singolo bowhead (Ba. mysticetus) e balena franca nordatlantica (Eu. glacialis). I grafici della densit\u00e0 illustrano l&#8217;intero ambito di tutte le simulazioni giornaliere con l&#8217;altezza che rappresenta la probabilit\u00e0 relativa di ciascun output; i boxplot mostrano i quartili di questi output con la linea spessa che rappresenta la mediana e la regione ombreggiata che rappresenta l&#8217;intervallo Q1-Q3 (25\u00b0-75\u00b0 percentile) di tutte le tariffe giornaliere modellate. Per ogni specie, la distribuzione pi\u00f9 bassa rappresenta un giorno di foraggiamento a basso sforzo (10\u2009h di alimentazione) e la distribuzione pi\u00f9 alta rappresenta un giorno di foraggiamento ad alto sforzo (15\u2009h di alimentazione). c. Preda consumata al giorno per un singolo bowhead e balena franca nordatlantica. I grafici di densit\u00e0 illustrano l&#8217;intero ambito di tutte le simulazioni giornaliere con l&#8217;altezza che rappresenta la probabilit\u00e0 relativa di ciascun output; i boxplot mostrano i quartili di questi output con la linea spessa che rappresenta la mediana e la regione ombreggiata che rappresenta l&#8217;intervallo Q1-Q3 (25\u00b0-75\u00b0 percentile) di tutte le tariffe giornaliere modellate. Per ogni specie, la distribuzione pi\u00f9 bassa rappresenta un giorno di foraggiamento a basso sforzo (10\u2009h di alimentazione) e la distribuzione pi\u00f9 alta rappresenta un giorno di foraggiamento ad alto sforzo (15\u2009h di alimentazione).<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene all&#8217;inizio del 2020, siano state avvistate 58 balene blu nelle acque sub-antartiche, con un significativo aumento rispetto agli anni precedenti, il loro&nbsp; numero \u00e8 ancora basso.&nbsp;Nel 1990, l&#8217;oceanografo <strong><span style=\"color: #008000;\">John Martin<\/span><\/strong> propose di seminare l&#8217;oceano antartico con minerali di ferro per consentire al fitoplancton di crescere, aumentando l&#8217;assorbimento dell&#8217;anidride carbonica che favorirebbe il&nbsp; raffreddamento del pianeta,&nbsp; rallentando il ritmo del riscaldamento globale. I ricercatori hanno testato questa teoria in ben tredici esperimenti, &#8220;seminando&#8221; ferro in piccole aree oceaniche, dimostrando la conseguente crescita del plancton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Savoca<\/span><\/strong> e i suoi colleghi pensano che lo stesso approccio potrebbe essere utilizzato per la conservazione degli oceani. Il team ha intenzione di testare gli effetti della fertilizzazione del ferro sulle reti alimentari delle balene. Un&#8217;idea che non piace ad alcuni scienziati e gruppi ambientalisti per timore che il ferro potrebbe innescare fioriture di alghe tossiche. <strong><span style=\"color: #008000;\">Sa<\/span><span style=\"color: #008000;\">voca \u00e8 convinto invece che&nbsp;svolgendo in maniera artificiale il ruolo che le balene facevano prima di essere cacciate fino quasi all&#8217;estinzione, si potrebbero ripristinare ecosistemi perduti da tempo<\/span><\/strong>, come quelli che sono scomparsi quando i mammut e altre forme di mega fauna terrestri si estinsero decine di migliaia di anni fa.&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ECOLOGIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANI parole chiave: Balene . 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