{"id":65973,"date":"2021-12-08T00:01:21","date_gmt":"2021-12-07T23:01:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=65973"},"modified":"2023-05-24T19:16:50","modified_gmt":"2023-05-24T17:16:50","slug":"arabia-saudita-e-iran-la-strana-coppia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65973","title":{"rendered":"Arabia saudita e Iran: la strana coppia"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: INDOPACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Medioriente<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019equilibrio di potenza non \u00e8 elemento geopolitico compatibile con l\u2019area del Golfo Persico; quelli che furono i due pilastri mediorientali di contenimento sovietico di Nixon, <strong><span style=\"color: #008000;\">Arabia Saudita<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Iran<\/span><\/strong>, ormai da tempo tendono alla destabilizzazione dell\u2019area conducendo un conflitto ad intensit\u00e0 variabile e centrato sulle proxy wars in Yemen, Siria, Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da un lato Teheran continua a perseguire dal 1979 una politica di espansione che alimenta i settarismi, peraltro correttamente stigmatizzata gi\u00e0 nel 2004 da re Abdallah II di Giordania\u00b9 e fedele al velayat-e-faqih\u00b2, dall\u2019altro Riyadh, che ha finanziato diffusamente scuole coraniche di impronta conservatrice, tenta di guardare ad un futuro denso di incognite e legato alle performance di un management condizionato da sviste o interpretazioni difficilmente gestibili, come nel caso delle controverse vicende che hanno avvicinato il Siraq al wahhabismo saudita. Le defaillance di Riyadh non devono comunque far dimenticare le impasse iraniane con le deludenti elezioni irachene e le difficolt\u00e0 di Hezbollah in un Libano ormai pronto ad esplodere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aspetto religioso, politicamente parlando, \u00e8 deflagrato all\u2019inizio del 2016 con le manifestazioni iraniane conseguenti all\u2019esecuzione di Nimr al Nimr, importante religioso sciita, accusato dai sauditi di incitamento alla sovversione. L\u2019Iran ha ripetutamente imputato all\u2019Arabia Saudita di sostenere gruppi jihadisti per promuovere una visione sunnita conservatrice; Riyadh ha stigmatizzato le politiche espansionistiche iraniane indirizzate a sostenere le milizie armate Houthi in Yemen, un rischio inaccettabile per il Regno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l\u2019avvicendamento presidenziale di Washington l\u2019Arabia Saudita rimane strategicamente vincolata agli USA, bench\u00e9 sussista sia una certa riluttanza nel subire forme di ingerenza negli affari interni, secondo un\u2019alleanza fondata su rapporti clientelari, visto anche il processo di normalizzazione con Israele, utile sia a rendere fattibile l\u2019incremento dell\u2019influenza politica regionale, sia ad accentuare la percezione del rischio esistenziale rappresentato dall\u2019Iran presente a sud in Yemen e lungo il corridoio che giunge al Mediterraneo passando per Iraq, Siria e Libano, culla di Hezbollah, il partito di Dio plasmato dai pasdaran per traslare il focus del confronto con USA, Israele e Arabia Saudita nel Levante arabo. Geopoliticamente si pu\u00f2 affermare che degli accordi Sykes-Picot del 1916 sia rimasto ben poco; in quest\u2019ottica la mezzaluna sciita \u00e8 una semplificazione della realt\u00e0, visto che le alleanze iraniane rientrano nella logica della realpolitik. Interessante la postura tenuta dagli Emiratini in merito all\u2019acquisizione del 22% del giacimento offshore israeliano Tamar; per gli EAU Israele \u00e8 un concreto attore geopolitico capace di un\u2019influenza infinitamente superiore alle sue dimensioni, tanto da rendere possibili i contatti tra il Mossad ed i servizi segreti Sauditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo la politica iraniana segue nella stessa area due direttrici; la prima, come visto, terrestre, la seconda marittima che dal Golfo Persico congiunge il Mediterraneo attraverso Mar Arabico, Golfo di Aden, Mar Rosso e Canale di Suez, un contesto di cui Israele deve assicurarsi il controllo della profondit\u00e0 strategica. I segnali che provengono dai punti di crisi esistenti tra Arabia Saudita ed Iran, tra Turchia-Qatar e EAU-Egitto-Arabia Saudita, sembrano evidenziare un orientamento politico mosso da un concreto realismo pragmatista che sembra aver fatto intendere quali siano i conflitti impossibili da vincere, al netto delle posizioni di principio pro Fratellanza Musulmana: la politica di potenza esiste ancora, ma in questo momento economicamente non conviene. Realisticamente il tema del rispetto dei diritti umani non sembra poter costituire un serio sbilanciamento nella definizione dei rapporti tra i sauditi ed americani, malgrado le esigenze di scena impongano atteggiamenti e politiche apparentemente fondate sulla discontinuit\u00e0: gli USA assicurano, per quanto a loro adesso possibile, una protezione geografica estesa anche sugli Stretti e su diversi piani\u00b3, e nel contempo si assicurano una generosa porzione di risorse energetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Biden, che deve inviare segnali rassicuranti alle lobby interne americane avverse a Bin Salman paventando la diffusione di documenti riguardanti il coinvolgimento di Riyadh nell\u201911 settembre, non ha interloquito direttamente con il principe Mohammed, ma direttamente con il re, stanti anche i tentativi cinesi di intaccare nella penisola arabica l\u2019egemonia a stelle e strisce, secondo un paradigma prevalentemente economico. Il sistema difensivo saudita, dopo gli attacchi condotti contro le infrastrutture petrolifere saudite del 2019\u2074, \u00e8 stato rafforzato con lo schieramento di ulteriori batterie di missili Patriot, gestiti da un hardware controllato dagli USA; questo, tuttavia, non pu\u00f2 far dimenticare a nessuna delle parti in causa come il pivot americano sia ormai rivolto molto pi\u00f9 ad est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019area, la normalizzazione delle relazioni tra Paesi arabi ed Israele \u00e8 il frutto di una preparazione gestita dai sauditi in concorso con gli EAU, con cui i rapporti sono altalenanti specie per la determinazione dei quantitativi di greggio da estrarre, secondo i dettami di un\u2019alleanza strategica che ha sconsigliato a Riyadh, per gli Accordi di Abramo, di esporsi formalmente. Basti pensare all\u2019opportunit\u00e0 per Israele di condurre attivit\u00e0 diplomatiche riservate con i paesi aderenti agli accordi di Abramo per evitare apparenti appoggi all\u2019uno o all\u2019altro contendente nelle varie controversie.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/accordi-di-abramo.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 accordi-di-abramo.jpg\" width=\"610\" height=\"406\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">gli accordi di Abramo &#8211; il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, Ministro degli Esteri del Bahrain Dr. Abdullatif bin Rashid Al-Zayani, Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e Minister of Foreign Affairs degli United Arab Emirates Abdullah bin Zayed Al Nahyan firmano gli Abraham Accords gioved\u00ec 15 settembre 2020, alla South Lawn of the White House. (Official White House Photo by Shealah Craighead) &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:President_Trump_and_The_First_Lady_Participate_in_an_Abraham_Accords_Signing_Ceremony_(50345629858).jpg\">File:President Trump and The First Lady Participate in an Abraham Accords Signing Ceremony (50345629858).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro punto di faglia della politica saudita \u00e8 rappresentato dal Libano, a lungo nell\u2019orbita di Riyadh; la differenza con Teheran risiede proprio nella differente politica adottata: mentre gli iraniani per ogni investimento effettuato chiedono sempre una concreta contropartita, ai sauditi riesce finanche difficile ottenere un rendiconto di quanto elargito. Niente di pi\u00f9 comprensibile dunque che ipotizzare una difficile de-escalation tra i due Paesi, visto che anche Ankara risulta essere sempre pi\u00f9 pericolosamente pervasiva, e che in molte aree \u00e8 sempre pi\u00f9 palese la contrapposizione settaria e religiosa tra il sunnismo del Golfo e lo sciismo iraniano, favorito da una radicalizzazione che ha agevolato la percezione degli sciiti come agenti infiltrati da Teheran o da Hezbollah; una visione invasiva presente dal 1982, quando Khomeini decise di respingere il cessate il fuoco continuando la guerra contro l\u2019Iraq, inducendo i Paesi del Golfo a sostenere Saddam Hussein, trasformando la sacra difesa in lotta per la sopravvivenza accompagnata dal perenne senso sciita di solitudine strategica. In questo ambito la prospettiva di un\u2019unione confederale del Golfo\u2075 a guida saudita, osteggiata per\u00f2 da Kuwait, Oman di essenziale importanza per la sua capacit\u00e0 diplomatica e mediatrice, Qatar pragmaticamente riconciliato con gli altri paesi del GCC\u2076, ed EAU, successiva al Consiglio di Cooperazione, consentirebbe una pi\u00f9 efficiente reticolarit\u00e0 difensiva ed economica capace di assicurare una maggiore protezione agli appartenenti alla Penisola Arabica, attenti sia a prevenire l\u2019accrescimento dell\u2019influenza iraniana sia a contenere gli strascichi delle Primavere Arabe, trasformando le monarchie regionali in valide attrici economico strategiche ma sotto il controllo saudita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va comunque rammentato che la stabilit\u00e0 saudita dipende sia dall\u2019Amministrazione USA in carica\u2077, sia da <strong><span style=\"color: #008000;\">Vision 2030<\/span><\/strong>, il progetto del <strong><span style=\"color: #008000;\">principe Bin Salman<\/span><\/strong> che, se fallisse, potrebbe innescare un conflitto tribale atto a rinfocolare il jihadismo sconvolgendo l\u2019economia globale. Un eventuale collasso saudita alimenterebbe l\u2019influenza iraniana nell\u2019area: dall\u2019Iraq al Libano, dalla Siria allo Yemen; se \u00e8 vero che l\u2019Iran potrebbe tentare di sfruttare la debolezza saudita in Bahrain, esso stesso sarebbe posto a rischio dall\u2019instabilit\u00e0 che renderebbe incerte le vie marittime e commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confronto arabo-iranico deve tuttavia essere considerato anche alla luce delle condizioni in cui Teheran e Riyadh si trovano a fronteggiare situazioni legate agli effetti della pandemia, alla crisi economica ed ai troppi fronti regionali aperti e che ora richiedono pi\u00f9 di un impegno formale in Yemen ed in Iraq con il supporto diplomatico di Oman e Qatar. In questo contesto si collocano le iniziative multilateraliste statunitensi della diplomacy first relativamente al JCPOA iraniano, con prescrizioni pi\u00f9 restrittive rispetto al 2015 e con i gravami imposti dalle sanzioni americane, vista la volont\u00e0 saudita di considerare un bando totale sui progetti missilistici di Teheran, ed alla luce del fatto che un accordo nucleare flessibile legittimerebbe le aspirazioni regionali iraniane. Israele, EAU ed Arabia Saudita, di fatto, non accetteranno la riedizione del precedente accordo nucleare cos\u00ec spesso violato da Teheran. Tenuto conto che un accordo con l\u2019Iran incentiverebbe Arabia Saudita ed EAU a curare ulteriormente il loro programma nucleare, cui non \u00e8 estraneo il supporto cinese, nemmeno per quanto riguarda il rifornimento di greggio iraniano, va comunque considerato che Riyadh, potenziale produttore di uranio da risorse non convenzionali\u2078, valuterebbe attentamente un nulla di fatto a Vienna, dato che la fine delle negoziazioni avvicinerebbe il perseguimento di opzioni militari contro Teheran, che dovrebbe cooperare con l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica, presupponendo il sostegno americano ai paesi del Golfo. Insomma, per Riyadh l\u2019atomo degli Ayatollah \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ipotetico Iran nucleare rilancia l\u2019atomo israeliano funzionale quale deterrente, ed alimenta il timore di Riyadh di ritrovarsi vaso di coccio contornata da vasi di ferro. Sotto l\u2019ottica di un pragmatico do ut des, ha cominciato a prendere forma l\u2019ipotesi di una coesistenza competitiva sorretta da equilibrio di potenza, deterrenza e mutua convinzione che i reciproci sforzi nell\u2019area mediorientale abbiano condotto ad un estenuante ed inutile logoramento. Attenzione per\u00f2, si tratta per entrambe di un bisogno tattico, a medio termine, espressione di un equilibrio ora quanto mai labile, sia per le consistenze numeriche di uomini e mezzi a favore di Teheran, che si percepisce come entit\u00e0 imperiale completamente diversa dall\u2019accezione araba e caratterizzata da una demografia che conta circa il doppio dei soggetti rispetto agli altri Paesi d\u2019area messi insieme\u2079, sia dalla geografia che premia l\u2019Iran quale collegamento per Caucaso, Caspio, Russia, Afghanistan, penisola arabica, Cina, India e Sud Est asiatico. Non a caso Saeed Khatibzadeh, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha manifestato la disponibilit\u00e0 di Teheran a dialogare con Riyadh da dove Bin Salman ha mostrato toni conciliatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato i sauditi temono che una relativa normalizzazione dei rapporti irano-americani possa avvantaggiare Teheran depotenziando la liaison tra Riyadh e Washington, dall\u2019altro per gli iraniani la ripresa delle relazioni con i sauditi \u00e8 considerato come un dazio inevitabile per contenere gli effetti degli Accordi di Abramo e per prevenire un accerchiamento strategico nel Golfo. Un progresso nel dialogo tra sauditi e iraniani diventa cos\u00ec significativo anche per gli USA, che cercheranno di capitalizzare ogni possibile vantaggio strategico sia nei dialoghi viennesi, a cui \u00e8 direttamente interessato anche Israele, sia nei processi di distensione in atto, ma senza abbassare la guardia nel controllo del rispetto delle sanzioni riguardanti l\u2019esportazione del greggio: nel Golfo continuano ad essere frequenti sia attentati alla navigazione di navi israeliane, sia velleitari atti di forza iraniani frustrati dal potere navale americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma gli USA non sono l\u2019unico attore di rilievo:<\/span> <\/strong>le dinamiche internazionali hanno avvicinato Russia e Iran, ma non tanto da rendere l\u2019uno per l\u2019altro un reale alleato strategico; se Mosca da un lato guarda con interesse al <strong><span style=\"color: #008000;\">JCPOA<\/span><\/strong> al momento in una fase di stallo, e lancia messaggi moderatori a Gerusalemme perch\u00e9 non divampi un\u2019escalation tra Israele ed Iran, dall\u2019altro non intende rinunciare al controllo delle azioni di Teheran in Siria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Iran_Talks_Vienna_14_July_2015-JCPOA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Iran_Talks_Vienna_14_July_2015-JCPOA.jpg\" width=\"1024\" height=\"555\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Piano d\u2019azione congiunto globale, in inglese Joint Comprehensive Plan of Action, acronimo JCPOA, comunemente noto come accordo sul nucleare iraniano, \u00e8 un accordo internazionale sull\u2019energia nucleare in Iran che \u00e8 stato raggiunto a Vienna il 14 luglio 2015 tra l\u2019Iran, il P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite \u2013 Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti \u2013 pi\u00f9 la Germania) e l\u2019Unione europea &#8211; Iran nuclear deal: agreement in Vienna. From left to right: Foreign ministers\/secretaries of state Wang Yi (China), Laurent Fabius (France), Frank-Walter Steinmeier (Germany), Federica Mogherini (EU), Mohammad Javad Zarif (Iran), Philip Hammond (UK), John Kerry (USA) &#8211; Foto: Dragan Tatic<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Iran_Talks_Vienna_14_July_2015_(19067069963).jpg\">File:Iran Talks Vienna 14 July 2015 (19067069963).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, la condivisione russo-iranica di interessi regionali ed internazionali, in primis il contenimento di presenza ed influenza USA in MO, non evita limitazioni alla profondit\u00e0 delle relazioni, in un contesto che costringe la Teheran di Raisi, e segnatamente di Khamenei, ad intrattenere rapporti con Mosca e Pechino ed a voler migliorare i legami con i Paesi del Golfo. Se il JCPOA verr\u00e0 davvero rinnovato, l&#8217;Iran potr\u00e0 tornare a competere sul mercato petrolifero dove la Russia \u00e8 attore di peso nella regolazione dei prezzi, e tenendo in considerazione il fatto che il ritiro americano dall\u2019Afghanistan imporr\u00e0 una politica sinergica atta a prevenire il propagarsi delle minacce islamico radicali. Realisticamente, lo sviluppo di un dialogo russo-americano per ci\u00f2 che concerne il contesto siriano, sostenuto da un quid pro quo statunitense, agevolerebbe Mosca nello stabilire relazioni pi\u00f9 assertive con Teheran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Conclusioni<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">\u00c8 possibile pensare ragionevolmente all\u2019inizio di un periodo di relativa pace?<\/span><\/strong> Riteniamo di no. L\u2019accordo, se mai si giunger\u00e0 ad una liaison di questo tipo, avr\u00e0 natura tattica e contingente, limitata al momento di crisi che entrambi i Paesi, Iran e Arabia Saudita, a vario titolo, stanno vivendo. Che il ministro di uno Stato formalmente fallito, il Libano, esprima il suo libero pensiero contro l\u2019establishment del Regno Saudita, la dice lunga sulla solidit\u00e0 delle istituzioni e dei convincimenti politici, che hanno dovuto soggiacere all\u2019inevitabile reazione a catena scatenatasi nel Golfo. L\u2019espansione iraniana non pu\u00f2 non suscitare timori, come non pu\u00f2 evitarli la concreta possibilit\u00e0 che Teheran, presto o tardi, arricchisca il suo arsenale con armamento nucleare; con un canovaccio co\u00ec ricco di personaggi contrastanti, quello che oggi manca \u00e8 probabilmente un autore capace di dare corpo e sostanza razionali ad una situazione altrimenti priva di qualsiasi via d\u2019uscita.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gino Lanzara<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">pubblicato originariamente su <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/arabia-saudita-e-iran-la-strana-coppia\">DIFESAONLINE<\/a>&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Abdallah II<\/span> <\/strong>il governo iracheno avrebbe collaborato con Teheran e Siria per creare un asse sciita esteso fino al Libano ed in grado di sovvertire l\u2019equilibrio sunnita<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 Governo del Giureconsulto; la responsabilit\u00e0 di governo viene affidata all\u2019esperto della legge religiosa (faqih), che viene presentato alla stregua degli Imam, che per l\u2019Islam sciita sono figure venerabili e infallibili<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 Economico, politico, militare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4 \u00c8 stato accertato che i droni lanciati contro gli impianti della saudita ARAMCO provenivano dal Nord, e testimonierebbero un coinvolgimento iraniano, dato che il raggio era pari a 700 km, a conferma dell\u2019impossibilit\u00e0 della provenienza yemenita. Gli impianti sono situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell\u2019Est dell\u2019Arabia Saudita. L\u2019impianto di Abaiq tratta la materia prima dell\u2019oleodotto pi\u00f9 grande al mondo, Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura. Tra le armi utilizzate, vi erano anche velivoli di fabbricazione iraniana, nello specifico droni di tipo Delta Wing e missili Ya Ali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5 Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Consiglio di Cooperazione<\/span><\/strong> \u00e8 nato nel 1981 per fronteggiare la minaccia sovietica in Afghanistan, le Guerre del Golfo, la Guerra Iran Iraq, la Guerra contro l\u2019Iraq del 1990\/91<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6 summit GCC di Al Ula nel gennaio 2021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7 La nuova amministrazione americana ha determinato cambiamenti nella politica estera saudita: la riconciliazione con il Qatar nel gennaio 2021, l&#8217;offerta agli Houthi di un cessate il fuoco a gli Houthi in Yemen a marzo e l&#8217;inizio di dialogo con l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8 Secondo l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">AIEA<\/span><\/strong> ci sarebbero circa 283400 tonnellate di minerali contenenti uranio nei depositi di al-Jalamid, al-Khabra, Ghurayyah, Jabal Sayd e Umm Wu\u2019al<\/p>\n<p>9 Ottanta milioni a fronte dei 47 milioni degli altri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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