{"id":65948,"date":"2021-12-07T00:10:39","date_gmt":"2021-12-06T23:10:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=65948"},"modified":"2023-06-12T19:05:51","modified_gmt":"2023-06-12T17:05:51","slug":"brindisi-durazzo-parte-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65948","title":{"rendered":"Brindisi al tempo dello scisma d\u2019occidente sotto i re durazzeschi &#8211; Parte III"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: STORIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: XIII &#8211; XIV SECOLO<br \/>\nAREA: SUD ITALIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Brindisi, Durazzo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena eletto antipapa, nel 1378, <strong><span style=\"color: #008000;\">Clemente VII<\/span><\/strong> consider\u00f2 Brindisi, sapendolo centro storico cristiano di fama pietrina, come sede di sua giurisdizione ed ebbe molto a cuore accaparrarsi la piena adesione della sua chiesa arcivescovile dove, proprio nel 1378 era morto l\u2019arcivescovo domenicano <strong><span style=\"color: #008000;\">Pietro Giso<\/span><\/strong>, detto Pino, presule di Brindisi fin dal 1352.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Clemente VII, il 7 febbraio 1379, elesse arcivescovo di Brindisi tal Gorello, che fu detto anche Guglielmo, gi\u00e0 poderoso tesoriere della basilica di San Nicola di Bari e scismatico convinto.<\/p>\n<figure style=\"width: 720px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/urbano-VI.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 urbano-VI.jpg\" width=\"720\" height=\"720\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Urbano VI<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">papa Urbano VI<\/span><\/strong> oppose a tale nomina illegittima quella, di fatto solo teorica, di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Marino del Giudice<\/strong><\/span>, trasferendolo dalla diocesi di Cassano, da dove era gi\u00e0 stato cacciato da Clemente VII e sostituito con <strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Cumano<\/span><\/strong>. Ma Marino mai si pot\u00e9 insediare a Brindisi, e neanche a Taranto, dove fu poi nominato da Urbano VI, e dove invece si insedi\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">Martino<\/span><\/strong>, gi\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">vescovo di Tricarico<\/span><\/strong>, nominato dall\u2019antipapa Clemente VII e poi sostituito da <strong><span style=\"color: #008000;\">Matteo Spina<\/span><\/strong>, gi\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">arcivescovo di Trani<\/span><\/strong>, che gli successe dopo la morte. Per l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">arcidiocesi di Brindisi<\/span><\/strong>, l\u201911 giugno 1382, <strong><span style=\"color: #008000;\">Papa Urbano Vl<\/span><\/strong> elev\u00f2 ad <strong><span style=\"color: #008000;\">arcivescovo Riccardo Ruggieri<\/span><\/strong>, un uomo prudente, in seguito molto stimato anche dal<strong><span style=\"color: #008000;\"> re Ladislao di Durazzo<\/span><\/strong>, che esercit\u00f2 l\u2019incarico, pi\u00f9 o meno da titolare, fino al 1409.<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/re-Ladislao-di-Durazzo.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 re-Ladislao-di-Durazzo.jpg\" width=\"800\" height=\"642\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">re Ladislao di Durazzo<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti a <strong><span style=\"color: #008000;\">Brindisi<\/span><\/strong>, come del resto a Otranto e in tutta la Puglia, <strong><span style=\"color: #008000;\">Clemente VII<\/span> <\/strong>aveva le spalle coperte dal favore della <strong><span style=\"color: #008000;\">regina di Napoli Giovanna I d\u2019Angi\u00f2<\/span> <\/strong>e, inoltre, aveva rapidamente distribuito favori, dignit\u00e0, onori e aggiudicazioni di beni e prebende a canonici, abati, presbiteri e chierici, onde la maggioranza del clero appoggi\u00f2 lo scisma contro l\u2019iracondo Papa Urbano VI, che non pot\u00e9 far null\u2019altro che inviare come legato pontificio il <strong><span style=\"color: #008000;\">cardinale Gentile de Sangro<\/span><\/strong> che dichiar\u00f2 nominalmente illegittimi tutti gli appartenenti al clero aderenti allo scisma. Seguita, nel 1381, la deposizione e imprigionamento della scomunicata regina Giovanna I d\u2019Angi\u00f2 ad opera di Carlo III di Durazzo, incoronato re dal papa Urbano VI, appena esploso lo scisma d\u2019occidente nel 1378, <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi I d\u2019Angi\u00f2 varc\u00f2 le Alpi il 13 giugno del 1382 e scese in armi in Italia per rivendicare il trono di Napoli<\/span><\/strong> assegnatogli in eredit\u00e0 da Giovanna I e conferitogli dall\u2019antipapa Clemente VII con una formale incoronazione.<\/p>\n<figure style=\"width: 605px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Luigi-I-dAngio.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Luigi-I-dAngio.jpg\" width=\"605\" height=\"821\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi I d&#8217;Angi\u00f2<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In risposta a quell\u2019azione angioina, <strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo III di Durazzo<\/span><\/strong> ord\u00ec l\u2019assassinio della <strong><span style=\"color: #008000;\">regina Giovanna I d\u2019Angi\u00f2<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">&nbsp;<\/span>che fu freddamente eseguito il 17 luglio del 1382 e che implic\u00f2 anche l\u2019uccisione di vari cortigiani e tra di loro la dama di corte <strong><span style=\"color: #008000;\">Angela Buccella da Brindisi<\/span><\/strong>.&nbsp;Dopo un periplo lungo la penisola italiana, Luigi I d\u2019Angi\u00f2 giunse in Puglia, dove ricevette l\u2019aiuto di molti nobili pugliesi e <strong><span style=\"color: #008000;\">acquis\u00ec il principato di Taranto<\/span><\/strong>, citt\u00e0 in cui il 30 agosto s\u2019intitol\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">re di Sicilia<\/span><\/strong> e in cui rimase a lungo in attesa di rinforzi.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-ITALIA-ARAGONA-The_Conquest_of_Naples_by_Charles_of_Durazzo_MET_DT373.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-ITALIA-ARAGONA-The_Conquest_of_Naples_by_Charles_of_Durazzo_MET_DT373.jpg\" width=\"640\" height=\"247\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La conquista di Napoli da parte di Carlo III di Durazzo. All&#8217;avvicinarsi delle truppe di Carlo, Giovanna schier\u00f2 una debole difesa ponendo a capo delle milizie stanziate ad&nbsp;Aversa&nbsp;il quarto marito&nbsp;Ottone di Brunswick. Carlo si port\u00f2 sotto le mura di Napoli e, il 16 luglio 1381, entr\u00f2 nella capitale, sconfiggendo Ottone. Giovanna, asserragliata in&nbsp;Castel dell&#8217;Ovo, fu assediata per un mese prima di cadere nelle mani del nemico. Con la presa del trono di Napoli e la caduta della regina, Carlo vendic\u00f2 la morte del principe&nbsp;Andrea, fratello del&nbsp;re d&#8217;Ungheria&nbsp;Luigi I il Grande&nbsp;e primo marito di Giovanna, assassinato nel 1345 da una congiura di Palazzo della quale fu accusata la stessa sovrana. Cos\u00ec, nel 1382, Carlo cinse la corona di Napoli assumendo il nome di Carlo III. &#8211; autore<\/span> <span style=\"color: #008000;\" title=\"Italian, Florentine, late 14th century\">Master of Charles of Durazzo<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_Conquest_of_Naples_by_Charles_of_Durazzo_MET_DT373.jpg\">The Conquest of Naples by Charles of Durazzo MET DT373.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi guerreggi\u00f2 contro le varie citt\u00e0 rimaste filo durazzesche, tra le quali anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Brindisi<\/span><\/strong> dove, a quel tempo ancora favorita dalle concessioni disposte fin dal 1381 da Carlo III per la sua recuperazione economica e sociale, era sindaco <strong><span style=\"color: #008000;\">Angelo de Pondo<\/span><\/strong>, era governatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Aloysio Pagano<\/span><\/strong> ed era capitano del castello <strong><span style=\"color: #008000;\">Cosmo de Tarmera<\/span><\/strong>. Quando nel 1383 Luigi I d\u2019Angi\u00f2 si present\u00f2 con il suo esercito alle porte della citt\u00e0, Brindisi tent\u00f2 di resistergli, ma fu assediata presa e saccheggiata barbaramente. Poi, a fine <strong><span style=\"color: #008000;\">luglio 1384<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi I d\u2019Angi\u00f2<\/span> <\/strong>ottenne pacificamente<strong><span style=\"color: #008000;\"> Bari<\/span><\/strong>, dove nomin\u00f2 capitani, giustizieri e vicer\u00e9. Quindi, assedi\u00f2 e prese Bisceglie e, dopo essersi accordato con parte dei cittadini contrari ai Durazzeschi, evit\u00f2 che i suoi soldati la saccheggiassero.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Alberico_da_Barbiano.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Alberico_da_Barbiano.png\" width=\"599\" height=\"805\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Alberico da Barbiano (Barbiano, 1349 \u2013 Citt\u00e0 della Pieve, 26 aprile 1409) \u00e8 stato un condottiero e capitano di ventura italiano. Fu conte di Cunio, signore di Castel Bolognese, Conversano, Cotignola, Dozza, Giovinazzo, Granarolo, Lugo, Montecchio Emilia, Nogarole Rocca, Tossignano e Trani, Gonfaloniere della Chiesa, senatore di Roma e gran connestabile del Regno di Napoli. Di lui Ariodante Fabretti, nelle<\/strong> <strong>Biografie dei capitani venturieri dell\u2019Umbria, scritte ed illustrate con documenti, vol. 1, Montepulciano, 1842, p. 109, disse<\/strong><\/span> \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">L\u2019Italia osservava con dispetto quelle vaganti orde d\u2019avventicci, scapigliate, feroci, bramose non altro che di preda, e rotte ad ogni improntitudine: [\u2026] aspettava un genio che a quelle disordinate milizie mostrasse in che \u00e8 locata la gloria, e dove l\u2019infamia; le trascinasse nelle aperte campagne, le mettesse in militare ordinanza, e le spignesse salde, compatte e meglio agguerrite a mutare i destini delle citt\u00e0, a volgere in fuga scompigliata fanti e cavalli stranieri. Venne il genio cui sospirava l\u2019Italia: venne Alberico da Barbiano.<\/span><\/em><\/strong>\u00bb&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, nel corso della battaglia di Bisceglie, combattuta contro il capitano durazzesco <strong><span style=\"color: #008000;\">Alberigo da Barbiano<\/span><\/strong> il 13 settembre, <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi d&#8217;Angi\u00f2<\/span><\/strong> fu vinto rimanendo anche ferito e dopo pochi giorni, il 20 settembre del 1384, mor\u00ec a Bari, forse proprio in seguito alle ferite riportate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il <strong><span style=\"color: #008000;\">re Carlo III di Durazzo<\/span><\/strong>, finalmente consolidato sul trono di Napoli fu assassinato in Ungheria nel 1386, il regno rest\u00f2 sotto il potere di sua moglie, l\u2019energica <strong><span style=\"color: #008000;\">Margherita di Durazzo<\/span><\/strong>, madre reggente di Ladislao e Brindisi, gi\u00e0 scorporata dal principato di Taranto, fu presa da Raimondo Orsini Del Balzo, anche se durante gli anni che dur\u00f2 la reggenza dipese nominalmente dal governo di Margherita.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Carlo_dAngio-Durazzo_Re_di_Napoli.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Carlo_dAngio-Durazzo_Re_di_Napoli.jpg\" width=\"678\" height=\"694\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ritratto del Re Carlo III di Napoli, nato come Carlo d&#8217;Angi\u00f2-Durazzo (1345-1386) da Scipione Mazzella <i>Descrittione del Regno di Napoli<\/i>, Napoli, 1601, p. 445.<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Carlo_d%27Angi%C3%B2-Durazzo_Re_di_Napoli.jpg\">Carlo d&#8217;Angi\u00f2-Durazzo Re di Napoli.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reggenza di <strong><span style=\"color: #008000;\">Margherita di Durazzo<\/span><\/strong> fu per\u00f2 abbastanza convulsa ed instabile a causa dei contrasti sorti con il papa Urbano VI e per colpa delle costanti minacce d\u2019invasione del regno da parte dei pretendenti angioini al trono, che finalmente si materializzarono nel 1390 quando le armi angioine riuscirono nel tentativo di strappare Napoli ai Durazzeschi, insediandovi, e per quasi dieci anni, Luigi II d\u2019Angi\u00f2, il quale nel 1394, sulle orme del padre, saccheggi\u00f2 Brindisi, rea di essere rimasta fedele ai Durazzeschi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-ITALIA-ARAGONA-Margherita_regina_di_Napoli.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-ITALIA-ARAGONA-Margherita_regina_di_Napoli.jpg\" width=\"640\" height=\"853\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dettaglio del monumento funerario della regina Margherita di Durazzo, Cattedrale di Salerno &#8211; autore <bdi>Franciscus3008 &#8211; <\/bdi>Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Margherita_regina_di_Napoli.jpg\">Margherita regina di Napoli.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principato di Taranto fu infeudato al filoangioino <strong><span style=\"color: #008000;\">Raimondo Orsini Del Balzo<\/span><\/strong> che, oltre alla contea di Lecce portatagli in dote dalla moglie <strong><span style=\"color: #008000;\">Maria d\u2019Enghien<\/span><\/strong>, si era gi\u00e0 preso anche Brindisi, e molti dei suoi domini sopravvissero allo stesso Luigi II d\u2019Angi\u00f2 che glieli aveva concessi.&nbsp;Infatti, quando nel 1399 l\u2019angioino fu detronizzato da Ladislao di Durazzo che si rimpossess\u00f2 del trono, il principe Raimondo non esit\u00f2 a cambiare di bando alleandosi con il restaurato re.&nbsp;In questo modo, non solo conserv\u00f2 per s\u00e9 il principato, la contea di Lecce e altri possedimenti gi\u00e0 acquisiti, ma ottenne anche le citt\u00e0 di Otranto, Nard\u00f2, Ugento, Gallipoli, Oria, Mottola, Martinafranca e tutte le altre terre della Terra d\u2019Otranto gi\u00e0 possedute dai precedenti principi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo Brindisi, Barletta e Monopoli, furono dal re Ladislao infeudate a sua madre Margherita di Durazzo, che dopo sette anni, nell\u2019ottobre del 1406, cedette la signoria su Brindisi a cambio di Palazzo San Gervasio con il relativo castello e la terra di Stigliano.&nbsp;Tutto il potentato di Raimondo, alla sua morte avvenuta nel 1407, fu ereditato dal suo giovanissimo primogenito Giovanni Antonio Orsini Del Balzo e fu mantenuto in reggenza dalla madre Maria d\u2019Enghien che, una volta vedova, aveva pensato bene di sposarsi con il pure vedovo, ed ex nemico, re Ladislao.&nbsp;Il 15 settembre del 1409, il papa Gregorio XII nomin\u00f2 arcivescovo di Brindisi <strong><span style=\"color: #008000;\">Vittore, arcidiacono di Castellaneta<\/span><\/strong>, in successione a Riccardo Ruggeri, morto. Vittore mor\u00ec molto presto e, il 1\u00b0 marzo del 1411, il papa nomin\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">Paolo Romano<\/span><\/strong>.&nbsp;A causa della malattia di Vittore prima, e a causa dell\u2019assenza in sede di Paolo dopo, nell\u2019arcidiocesi di Brindisi in quegli anni esercit\u00f2 il vicariato generale <strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea<\/span><\/strong>, episcopo della chiesa crisopolitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, nel 1412, le acque per l\u2019arcidiocesi di Brindisi s\u2019intorpidirono nuovamente e la posizione dell\u2019arcivescovo Paolo Romano divenne precaria e la chiesa brindisina ricadde nell\u2019anarchia con l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">antipapa Giovanni XXIII<\/span><\/strong>.&nbsp;Questi il 28 novembre depose Paolo Romano, nominando arcivescovo di Brindisi <strong><span style=\"color: #008000;\">Pandullo<\/span><\/strong>, abate benedettino di Santa Maria di Montevergine in Avellino. Pandullo mor\u00ec nel dicembre del 1414 e Giovanni XXIII, il 9 febbraio 1415, nomin\u00f2 suo successore <strong><span style=\"color: #008000;\">Aragonio Malaspina<\/span><\/strong>, arciprete di Albenga.&nbsp;Finalmente, il concilio di Costanza depose l\u2019antipapa Giovanni XXIII, poi il papa Gregorio XII rinunci\u00f2 volontariamente e quindi, il Sacro Collegio elesse al pontificato di Roma <strong><span style=\"color: #008000;\">Otto Colonna<\/span><\/strong>, con il nome di <strong><span style=\"color: #008000;\">Martino V<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">sancendo quell\u2019elezione, la fine dello scisma<\/span><\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/martino-V.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 martino-V.jpg\" width=\"828\" height=\"1024\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Martino V &#8211; Scuola veneta <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Papa_Martino_V.jpg\">Papa Martino V.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 febbraio 1418, il nuovo papa trasfer\u00ec <strong><span style=\"color: #008000;\">Aragonio Malaspina<\/span><\/strong> all\u2019arcivescovato di Taranto e ristabil\u00ec alla diocesi di Brindisi l\u2019arcivescovo Paolo Romano, rientrando cos\u00ec la chiesa brindisina, dopo quarant\u2019anni, nella normalit\u00e0.&nbsp;In quei torbidi quarant\u2019anni ch\u2019era durato lo scisma, e gi\u00e0 nei vari decenni precedenti: \u00ab <strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8230; i costumi del clero latino e greco di Brindisi dovettero essere alquanto corrotti, se la regina Giovanna I comand\u00f2 al Giustiziere&nbsp; di Terra d\u2019Otranto di dichiarare decaduti dai privilegi e dalle immunit\u00e0 ecclesiastiche tanto i chierici greci quanto quelli latini, se ammoniti per tre volte dall\u2019arcivescovo di Brindisi, non tornassero a vivere vita pi\u00f9 costumata, essi che erano di condizione vile, di fama pessima, mai occupati negli uffici divini e sempre immersi in negozi profani&#8230;<\/span><\/em><\/strong>\u00bb <em>-Nicola Vacca-<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto nel 1414 il re Ladislao di Durazzo, sal\u00ec sul trono di Napoli la sorella di questi, <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanna II di Durazzo<\/span><\/strong>, una donna volubile che imprigion\u00f2 per un breve periodo gli Orsini Del Balzo, cio\u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">Maria d\u2019Enghien<\/span><\/strong> divenuta vedova di Ladislao e i suoi ancor giovani figli, salvo poi restituire loro la contea di Lecce, altri possedimenti e, nel 1420, anche il principato di Taranto, quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Orsini Del Balzo<\/span> <\/strong>divenne maggiorenne.&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">In quello stesso anno, 1420, Brindisi fu assaltata dall&#8217;esercito di Luigi III d&#8217;Angi\u00f2, pretendente al regno di Napoli<\/span><\/strong> e non ancora favorito dalle grazie della regina Giovanna II, la quale concesse alla citt\u00e0 vari ed ampi privilegi in riconoscimento e ringraziamento della fedelt\u00e0 in quell\u2019occasione, manifesta verso di lei.&nbsp;Nonostante quelle tante turbolenze, in quegli anni Brindisi cerc\u00f2 di sopravvivere mantenendo una sua, pur limitata e precaria, economia e in qualche modo rimase al margine delle feroci contese di palazzo che afflissero il sempre lontano trono di Napoli \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8230; <em>il popolo conserv\u00f2 la tradizione che nella magna ruga scutariorum, la strada delle ferrarie oggi via Cesare Battisti, perch\u00e9 spaziosa pi\u00f9 delle altre, vi esercitavano il loro mestiere fonditori di bronzo, fabbri e armaioli. Credo non sia inutile ricordare che in Brindisi, ancora nel 1417, vi era una meravigliosa armeria di tutte sorti d\u2019armi e in tanto numero che potevano in un momento armare un grand\u2019esercito&#8230;<\/em><\/span><\/strong>\u00bb&nbsp; <em>Nicola Vacca<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 22 febbraio 1423 mor\u00ec l\u2019arcivescovo di Brindisi Paolo Romano e il papa Martino V nomin\u00f2 a suo successore il <strong><span style=\"color: #008000;\">napoletano Pietro Gattula<\/span><\/strong>, vescovo di Sant\u2019Agata, che rimase presule di Brindisi per quindici anni, fino alla sua morte, nel 1437. <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanna II di Durazzo<\/span><\/strong>, dedita al libertinaggio, si spos\u00f2 pi\u00f9 volte e pi\u00f9 volte cambi\u00f2 di favoriti e di amanti, alternandoli tra i vari aspiranti feudatari e possibili pretendenti al trono, durazzeschi, angioini e, novit\u00e0, anche aragonesi. E tra di loro, Luigi III d\u2019Angi\u00f2 e Alfonso V d\u2019Aragona, i quali si cimentarono in una lunga ed estenuante lotta armata per la successione all\u2019ambito trono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il potente <strong><span style=\"color: #008000;\">principe Orsini Del Balzo<\/span><\/strong>, cerc\u00f2 di mantenersi fuori da quella contesa, ma poi un suo vecchio nemico, <strong><span style=\"color: #008000;\">Giacomo Caldora<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">,<\/span> nominato duca di Bari, si alle\u00f2 con Luigi III d\u2019Angi\u00f2 a quel tempo pretendente a ereditare il trono di Napoli, ed assieme riuscirono a impossessarsi del ricco e strategico principato, Oria e Brindisi incluse, mentre Giovanni Orsini Del Balzo pot\u00e9 comunque mantenere le citt\u00e0 di Taranto, Lecce, Rocca, Gallipoli, Ugento, Minervino, Castro, Venosa e Bari.&nbsp;Quindi, spinto da quegli eventi a parzializzarsi a favore del contendente aragonese, il principe spodestato riusc\u00ec a non far capitolare il castello di Oria e quello di Brindisi, in cui si asserragli\u00f2 e dove lo raggiunse la notizia dell\u2019improvvisa malattia e morte di Luigi III d\u2019Angi\u00f2, avvenuta per malaria il 12 novembre del 1434. Decise quindi di passare immediatamente all\u2019offensiva e si riprese con le armi la citt\u00e0 di Brindisi tenuta dai due<strong><span style=\"color: #008000;\"> generali<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #008000;\">Minucci Camponesc<\/span>o<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Onorato Gaetano<\/span><\/strong> di Giacomo Caldora.&nbsp;La regina Giovanna II, ormai anziana, dispose nel proprio testamento che alla sua morte la corona passasse a Renato I d&#8217;Angi\u00f2, fratello del deceduto Luigi III d\u2019Angi\u00f2. Quindi, il 2 febbraio 1435 mor\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I partigiani di Alfonso, e primo tra loro Giovanni Orsini Del Balzo, incoraggiati da quelle due morti scesero apertamente in campo combattendo contro il nuovo aspirante angioino, Renato d\u2019Angi\u00f2. La lotta armata tra i due bandi cruenta e alterna, dur\u00f2 per ancora altri sette anni, nel corso dei quali si susseguirono e si moltiplicarono devastazioni e saccheggi finch\u00e9, il 2 giugno del 1442, <strong><span style=\"color: #008000;\">Alfonso d\u2019Aragona<\/span><\/strong> entr\u00f2 vittorioso in Napoli, mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Renato d\u2019Angi\u00f2<\/span> <\/strong>ritorn\u00f2 in Francia, sancendo la fine del dominio angioino sul regno di Napoli.&nbsp;In quegli ultimi lunghi sette anni, la citt\u00e0 di Brindisi per sua fortuna non soffr\u00ec altri disagi particolari, mantenendosi sempre sotto il dominio feudale del rafforzato principe di Taranto e solo dovette contribuire alle lotte fornendo a quel principe i soldati di volta in volta a lui richiesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il secondogenito casato angioino sul regno di Napoli &#8211; quello dei Durazzeschi che era seguito a pi\u00f9 di cent\u2019anni anni di esoso e poi sempre pi\u00f9 deteriorato corrotto e caotico governo angioino &#8211; conclusosi dopo ben sessant\u2019anni anni di un \u201cnon governo\u201d a Napoli, lasci\u00f2 Brindisi in uno stato veramente pietoso, conseguente al prolungato periodo calamitoso iniziato con lo scoppio dello scisma d\u2019occidente: sessant\u2019anni nel corso dei quali, a lotte, saccheggi, incendi, carestie e quant\u2019altro, propri delle guerriglie urbane e delle guerre civili, si erano susseguiti anche l\u2019alluvione, la peste e il terremoto. Eppure, nonostante il nuovo status politicamente pi\u00f9 stabile e militarmente pi\u00f9 tranquillo che il controllo aragonese avrebbe garantito per il regno e per la citt\u00e0 di Brindisi, altri cataclismi funesti si profilavano sull\u2019immediato orizzonte della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">principe di Taranto Giovanni Orsini Del Balzo<\/span><\/strong>, signore di Brindisi, forse preoccupato dalla potenza in franca ascesa dei Veneziani e dall\u2019idea che quelli potessero dal mare impadronirsi con facilit\u00e0 di Brindisi, o forse timoroso di una possibile invasione via mare del re Alfonso d\u2019Aragona con il quale aveva deteriorato i rapporti e che da Brindisi avrebbe potuto prendere il suo principato, matur\u00f2 e attu\u00f2 nel 1449 uno stratagemma strano quanto malaugurato, che alla fine doveva rivelarsi funesto in estremo per Brindisi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8230; L\u00e0 dove l\u2019imboccatura del canale era attraversata da una catena assicurata lateralmente alle torrette site sulle due sponde, fa affondare un bastimento carico di pietre, ed ottura siffattamente il canale da permetterne il passaggio solo alle piccole barche. Non l\u2019avesse mai fatto! Di qui l\u2019interramento del porto, causa grave della malaria e della mortalit\u00e0 negli abitanti. Meglio forse, e senza forse, sarebbe stato se alcuno dei temuti occupatori si fosse impadronito di Brindisi, prima che il principe avesse potuto mandare ad effetto il malaugurato disegno.&nbsp;Fu facile e poco costoso sommergere un bastimento carico di pietre e i posteri solo conobbero la fatica e il denaro che abbisogn\u00f2 per estrarlo e render libero nuovamente il canale. Pi\u00f9 dannosa ai cittadini fu questa precauzione del principe, che temeva di perdere un brano del suo stato, che non tutte le antecedenti e seguenti devastazioni. L\u2019opera inconsulta del principe fu naturalmente malveduta dalla citt\u00e0, la quale prevedeva le tristi conseguenze. Ma il fatto era compiuto&#8230;<\/span><\/strong>\u00bb <em>&#8211; Ferrando Ascoli-<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, sullo scorcio di dicembre del 1456, come ricorderete un terribile terremoto interess\u00f2 una buona parte del regno, e <strong><span style=\"color: #008000;\">Brindisi<\/span> <\/strong>fu tra le citt\u00e0 pi\u00f9 colpite \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\"> &#8230; e la rovina coperse e seppell\u00ec quasi tutti i suoi concittadini\u2026 e rest\u00f2 totalmente disabitata&#8230; e al terremoto segu\u00ec la peste, la quale invase la citt\u00e0 e tronc\u00f2 la vita a quel piccolo numero di cittadini ch\u2019erano sopravvissuti al primo flagello..<\/span><\/strong>.\u00bb <em>&#8211; Andrea Della Monica-<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;Gianfranco Perri<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima: affresco a Napoli, chiesa di Santa Maria Incoronata di Roberto d&#8217;Oderisio raffigurante il matrimonio della regina Giovanna I d&#8217;Angi\u00f2 con Luigi di Taranto<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Giovanna_I_d%27Angi%C3%B2,_matrimonio_con_Luigi_di_Taranto.jpg\">Giovanna I d&#8217;Angi\u00f2, matrimonio con Luigi di Taranto.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>Ascoli F. <\/em>La storia di Brindisi scritta da un marino\u20101886<\/p>\n<p><em>Babudri F. <\/em>Lo scisma d&#8217;Occidente e i suoi riflessi sulla Chiesa di Brindisi-1955<\/p>\n<p><em>Babudri F. <\/em>Oria e lo scisma d&#8217;Occidente-1956<\/p>\n<p><em>Carito G. <\/em>Brindisi Nuova guida\u20101994<\/p>\n<p><em>Della Monaca A. <\/em>Memoria historica dell\u2019antichissima e fedelissima citt\u00e0 di Brindisi\u20101674<\/p>\n<p><em>Kiesewetter A.<\/em>&nbsp; Il principato di Taranto tra Raimondo Orsini Del Balzo, Maria d\u2019Enghien e re Ladislao d\u2019Angi\u00f2 Durazzo-2009<\/p>\n<p><em>Moricino G. <\/em>Antiquit\u00e0 e vicissitudini della citt\u00e0 di Brindisi dalla di lei origine sino al 1604<\/p>\n<p><em>Perri G. <\/em>Brindisi nel contesto della storia\u20102016<\/p>\n<p><em>Schipa M. <\/em>Puglia in et\u00e0 angioina-1940<\/p>\n<p><em>Sirago M. <\/em>Il porto di Brindisi dal Medioevo all&#8217;unit\u00e0-1996<\/p>\n<p><em>Tafuri G.B. <\/em>Riflessi del grande scisma d&#8217;Occidente in Terra d&#8217;Otranto-1967<\/p>\n<p><em>Vacca N. <\/em>Brindisi ignorata\u20101954<\/p>\n<p>Wikipedia per molte immagini&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65973\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65945\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65948\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA PERIODO: XIII &#8211; XIV SECOLO AREA: SUD ITALIA parole chiave: Brindisi, Durazzo . 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