{"id":64970,"date":"2021-11-22T00:20:00","date_gmt":"2021-11-21T23:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=64970"},"modified":"2026-01-18T19:33:26","modified_gmt":"2026-01-18T18:33:26","slug":"la-prigionia-e-il-suo-testamento-spirituale-parte-xi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64970","title":{"rendered":"Toschi: la prigionia e i tentativi di fuga dai campi di prigionia inglesi &#8211; Parte XI"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/strong><\/span><br><span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XX SECOLO<br>AREA:DIDATTICA<\/strong><\/span><br>parole chiave: Elios Toschi, prigionia, India<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Con l&#8217;affondamento del sommergibile Gondar, la guerra di Toschi, Giorgini e Brunetti si conclude. Gli uomini del Gondar finirono dapprima nel campo di prigionia di Geneifa, in Egitto, dove gi\u00e0 si trovavano i superstiti dei sommergibili Berillo, Rubino, Galvani ed Uebi Scebeli e di altre unit\u00e0 affondate durante l\u2019estate del 1940; successivamente vennero trasferiti in vari campi di prigionia dell\u2019India. <span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">Il <\/span><strong style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">capitano Armi Navali Gustavo Stefanini<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">, futuro amministratore delegato della OTO Melara, rimase prigioniero a Bangalore fino al 1946; il <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di fregata Mario Giorgini<\/span> <\/strong>rimase in prigionia fino all\u2019aprile 1946, mentre lo sfortunato comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Francesco Brunetti<\/span> <\/strong>venne rimpatriato nel 1944, durante la cobelligeranza. Ma queste sono altre storie.&nbsp;<\/span><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Yol-prison-camp.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Yol-prison-camp.png\" width=\"837\" height=\"1815\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">Non tutti di loro si rassegnarono a passare il resto della guerra dietro ad un reticolato: <\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>Elios Toschi<\/strong><\/span><span style=\"font-size: inherit;\">, dopo essere passato prima nell&#8217;inferno dei campi egiziani ed in seguito indiani di Ahmednagar e Ramgarh, dove tent\u00f2 le prime fughe, venne confinato ad un campo ai piedi dell&#8217;Himalaya chiamato <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">YOL, <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">per<\/span><em style=\"font-size: inherit;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> \u201cYoung Officers Leave\u201d<\/span><\/strong>. <\/em><span style=\"font-size: inherit;\">In realt\u00e0 si trattava di quattro campi (25, 26, 27 e 28) ognuno contenente cinque recinti. A sua volta ogni recinto conteneva una decina di dignitose baracche di legno con il tetto in eternit. In ogni baracca vi erano sei stanzette che ospitavano&nbsp; trentasei prigionieri italiani. In pratica un grande campo di prigionia alle falde dell&#8217;Himalaya, sicuramente pi\u00f9 dignitoso di quelli precedenti, se non altro per le condizioni igieniche. <strong><span style=\"color: #008000;\">YOL<\/span><\/strong> era riservato ai prigionieri pi\u00f9 problematici. gli irriducibili che avevano gi\u00e0 tentato pi\u00f9 volte di fuggire per tornare a combattere in Patria. Interessante un articolo su una rivista dell&#8217;epoca sulla tendenza (definita un hobby) a scappare degli Italiani prigionieri in quel campo. Gli italiani si ingegnavano costruendo strumenti, organizzandosi per avere una vita pi\u00f9 dignitosa, sotto gli occhi ammirati dei carcerieri indiani, che riferivano alle autorit\u00e0 britanniche, &#8220;<\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><em><span style=\"color: #008000;\">magnificando le risorse morali e l\u2019industriosit\u00e0 degli italiani<\/span><\/em><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">&#8220;. <\/span><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">Gli Inglesi certamente non gradivano ed in un rapporto, riportato da Giovanni Marizza in <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><em><span style=\"color: #008000;\">La storia dei diecimila soldati italiani prigionieri in India<\/span>, <\/em><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">scrissero<\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><em> \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">\u00e8 impossibile che gli italiani, noti nel mondo per la poca attitudine al lavoro, sappiano creare, senza complici e senza aiuti esterni, opere degne di figurare in una mostra di materiali di precisione<\/span><\/em><\/strong>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Di fatto dei prigionieri in mano agli inglesi, 33.302 vennero deportati in India, e di questi ben 10.000 ufficiali furono rinchiusi nel campo di <strong><span style=\"color: #008000;\">YOL<\/span><\/strong>, dove rimarranno fino alla fine del 1946. In quei campi, dopo l&#8217;8 settembre, furono suddivisi tra coloro che si dichiaravano disposti a collaborare e quelli che invece consideravano tale scelta un tradimento. Poco importante se avessero virtualmente aderito alla Repubblica di Sal\u00f2 o semplicemente perch\u00e9 non volessero collaborare. Questi ultimi furono internati nel campo 25, con razione ridotta a 900 calorie al giorno contro le 2900 degli altri. Alcuni non ce la fecero e riposano in quello che veniva chiamato il campo 29, ovvero il non lontano cimitero.&nbsp;<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/prigionieri-italiani-a-Yol.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 prigionieri-italiani-a-Yol.jpg\" width=\"844\" height=\"562\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">prigionieri italiani nel campo YOL&nbsp;<br><a href=\"https:\/\/www.giornaletrentino.it\/cronaca\/trento\/prigionieri-a-yol-storia-dimenticata-dei-trentini-in-india-1.912654\">Prigionieri a Yol storia dimenticata dei trentini in India &#8211; Trento &#8211; Il nuovo Trentino (giornaletrentino.it)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In India Toschi con l&#8217;amico <strong><span style=\"color: #008000;\">Camillo Milesi Ferretti<\/span><\/strong>, ex comandante del regio sommergibile Berillo, ritrova il <strong><span style=\"color: #008000;\">tenente di vascello Luigi Faggioni<\/span><\/strong>, anche lui un assaltatore, che lo aggiorna sulla missione vittoriosa del 26 marzo 1941 nella baia di Suda, a Creta, culminata con l\u2019affondamento dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">incrociatore britannico York<\/span><\/strong> ed il danneggiamento della petroliera <strong><span style=\"color: #008000;\">Pericles <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">che, inseguito, affond\u00f2 poi in un secondo tempo sulla via di Alessandria d&#8217;Egitto<\/span>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il periodo in India<br><\/span><\/strong><\/span><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/fuga-dallHimalaya-toschi.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 fuga-dallHimalaya-toschi.jpg\" width=\"199\" height=\"355\">Elios Toschi, nel libro &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">In<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Fuga dall&#8217;Himalaya<\/span><\/strong>&#8220;, racconta i tentativi di fuga che mette in atto sin dal suo arrivo in India, prima scappando da un treno assieme all&#8217;amico <strong><span style=\"color: #008000;\">Camillo Milesi Ferretti<\/span><\/strong>, ex comandante del <strong><span style=\"color: #008000;\">regio sommergibile Berillo<\/span><\/strong>. Riescono ad arrivare con un taxi al confine con la colonia portoghese ma vengono ricatturati ed internati in altri campi, durissimi, dove il clima estremo miete quotidianamente molte vittime, spesso nell&#8217;indifferenza dei carcerieri. La meta finale, YOL, un gruppo di campi alle falde dell&#8217;Himalaya.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo tra i prigionieri italiani incontra un viso familiare, il <strong><span style=\"color: #008000;\">tenente di vascello Luigi Faggioni<\/span><\/strong>, anche lui un assaltatore che aveva conosciuto al Serchio. Faggioni era un pilota di MTM, quei barchini esplosivi che avevano tranciato tante reti dei pescatori alla foce del fiume.&nbsp;<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Luigi-Faggioni.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Luigi-Faggioni.png\" width=\"840\" height=\"1159\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> il comandante Luigi Faggioni<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong> Luigi Faggioni,<\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\">comandante dell&#8217;azione contro Suda, ed altri cinque assaltatori della X Flottiglia MAS, piloti di <span style=\"color: #008000;\"><strong>barchini MTM<\/strong><\/span> (<strong><span style=\"color: #008000;\">sottotenente di vascello Angelo Cabrini, capo meccanico di seconda classe Alessio De Vito, capo meccanico di terza classe Tullio Tedeschi, secondo capo meccanico Lino Beccati, sergente cannoniere Emilio Barberi<\/span><\/strong>), a seguito della operazione, ricevettero la Medaglia d\u2019Oro al Valor Militare. Per chi avesse l&#8217;occasione, consiglio la visita del piccolo museo di Suda, dove esiste una bella sala storica dedicata all&#8217;azione degli Italiani durante la notte di Suda. Considerando che la Grecia era nemica dell&#8217;Italia durante la guerra fa pensare che in un altro Paese, si trovi spazio per ricordare queste pagine di storia, da noi spesso nascoste, quasi fossero espressioni di un Regime con il quale, in realt\u00e0, non avevano nulla a spartire.<\/span><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/MTM.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MTM.jpg\" width=\"841\" height=\"530\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">esemplare di MTM, Motoscafo da Turismo Modificato &#8211; ufficio storico della marina<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Faggioni<\/span> <\/strong>\u00e8 entusiasta e lo aggiorna sulla missione vittoriosa del 26 marzo 1941, condotta contro le navi britanniche nella baia di Suda, a Creta, e culminata con l\u2019affondamento dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">incrociatore britannico HMS York<\/span><\/strong> ed il danneggiamento della petroliera <strong><span style=\"color: #008000;\">Pericles <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">(nave che non sanno affonder\u00e0 in un secondo tempo sulla via di Alessandria d&#8217;Egitto a causa dei danni riportati durante l&#8217;attacco)<\/span>. Di fatto i barchini esplosivi raccolsero il primo successo prima dei siluri a lunga corsa, ideati e faticosamente sviluppati da Teseo Tesei e Elios Toschi. Un caso, visto che, dopo poco tempo, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, tre maiali avrebbero attaccato <strong><span style=\"color: #008000;\">Alessandria d&#8217;Egitto<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione GA3<\/span><\/strong>), affondando ben due navi da battaglia britanniche <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS&nbsp;Queen Elizabeth<\/span><\/strong>&nbsp;(33.550 t) e&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS&nbsp;Valiant<\/span><\/strong> (27.500 t) e danneggiando la <strong><span style=\"color: #008000;\">nave cisterna Sagona<\/span><\/strong>&nbsp;(7.750 t) ed il cacciatorpediniere&nbsp;<span style=\"color: #008000;\"><strong>HMS&nbsp;Jervis<\/strong><\/span> (1.690 t) &#8230; ma queste sono altre storie che abbiamo gi\u00e0 raccontato.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei campi di concentramento di YOL i prigionieri italiani, gli irriducibili, effettuano diversi tentativi di fuga, scavando lunghi tunnel, piccole opere di ingegneria, che falliscono spesso a seguito delle denunce di altri commilitoni. Un comportamento vigliacco che dimostra come possa scendere in basso l&#8217;animo umano, tradendo i propri colleghi e amici per piccoli vantaggi. Delusi&nbsp; e amareggiati, Toschi, Faggioni e Milesi decidono di organizzarsi da soli, senza condividere con nessuno il loro intendimento. Toschi, che ha appreso la lingua dai paria che fanno il lavori nel campo, studia la geografia del Paese, mettendo insieme pezzi di carte geografiche; comprende che l&#8217;unico modo per poter fuggire \u00e8 diventare quanto pi\u00f9 possibile simile a loro. Finalmente riescono a ultimare un tunnel sotterraneo, scavato da soli senza informare nessuno, che li porta oltre le recinzioni; c&#8217;\u00e8 voluto molto tempo e Toschi nel frattempo ha imparato la lingua locale con una certa capacit\u00e0, acquisendo dai poveri servitori indiani le informazioni necessarie per dirigersi, attraversando valichi al limite del possibile, verso l&#8217;Afghanistan o comunque verso aree in cui la presenza britannica non \u00e8 ben vista dalla popolazione locale. Comprende che l&#8217;unico modo per poter fuggire \u00e8 diventare quanto pi\u00f9 possibile simile a loro, nelle movenze, e nelle vesti che abilmente riproducono.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yol-monument-2-1024x711.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 yol-monument-2-1024x711.jpg\"><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/memoriale-fatto-dagli-italiani-a-YOL.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 memoriale-fatto-dagli-italiani-a-YOL.png\" width=\"838\" height=\"302\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">memoriale costruito dai prigionieri&nbsp;italiani a YOL &#8211; la parte superiore (simbolicamente delle ali) idealizza l&#8217;insaziabile voglia dell&#8217;Uomo di libert\u00e0 ed \u00e8 posta al di sopra della struttura di pietre inferiore, che&nbsp; rappresenta il campo di concentramento &#8211; foto da Twitter: hpatil@himan127<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Toschi<\/strong><\/span> studia la geografia del Paese mettendo insieme pezzi di carte geografiche e ipotizza di arrivare in Afghanistan attraversando i passi montani. Non ci sono mappe per questo ma conta sull&#8217;aiuto degli indigeni locali. Il racconto della loro fuga \u00e8 decisamente epico. Toschi racconta la loro odissea tra ghiacciai e foreste impenetrabili, attanagliati dalla fame e dalla stanchezza, con i piedi piagati dal lungo cammino, fasciati con le povere vesti, gli incontri con i locali, le loro usanze.&nbsp;Sotto un certo aspetto la lettura ricorda i resoconti scritti, decadi dopo, dalla splendida penna di <strong><span style=\"color: #008000;\">Tiziano Terzani<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un certo punto <strong><span style=\"color: #008000;\">Camillo Milesi<\/span> <\/strong>decide di lasciarli. Si rende conto che il viaggio sar\u00e0 troppo duro e gli sarebbe solo di impaccio &#8230; decide quindi di raggiungere in treno Bombay, affrontando un lungo viaggio in cui sa che potr\u00e0 essere facilmente intercettato dagli Inglesi. Il suo piano \u00e8 arrivare nella Goa portoghese per poi trovare un passaggio su un cargo diretto in Italia. La sua storia \u00e8 raccontata nel libro <strong><span style=\"color: #008000;\">\u201c20.000 rupie di taglia\u201d-<\/span><\/strong>&nbsp;Non si vedranno pi\u00f9 perch\u00e8 morir\u00e0 nel 1949, dopo il suo rientro.&nbsp;<\/p>\r\n<table style=\"height: 1038px;\" width=\"583\">\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Camillo-Milesi.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Camillo-Milesi.jpg\" width=\"835\" height=\"1108\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il comandante Camillo Milesi Ferretti raccont\u00f2 la sua storia di fuga nel libro&nbsp; \u201c20.000 rupie di taglia\u201d (1948) diario di guerra, prigionia e fuga da Yol. Sopravvissuto all&#8217;affondamento nel Mar Rosso del suo sommergile, R. Smg.&nbsp; Berillo fu catturato ed internato in India. Dopo tre tentativi di evasioni fallite, alla quarta, assieme ad Elios Toschi e Luigi Faggioni, nonostante una taglia di ventimila rupie sulla testa, camuffato da indigeno, raggiunge la citt\u00e0 portoghese di Goa dove viene ricatturato da agenti segreti inglesi. Riesce comunque a liberarsi per rientrare in Italia. Ci riuscir\u00e0 solo dopo la fine del conflitto riuscendo a raggiungere il Portogallo. Nel 1949 fu ritrovato morto dai suoi familiari, c&#8217;\u00e8 chi dice per un malore chi per un colpo di pistola alla testa &#8230; ci\u00f2 che colpisce \u00e8 che anche questa figura nobile sia stata volutamente cancellata dalla storia &#8230; quasi per coprire il suo spessore morale ed etico di ufficiale&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\r\n<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Toschi racconta: &#8220;<span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>I passi della catena Himalayana sono pi\u00f9 alti delle pi\u00f9 alte vette d&#8217;Europa. Preceduti da un pastore tibetano che siamo riusciti ad assoldare, Faggioni ed io stiamo trascinandoci da pi\u00f9 di un ora, tentando di risalirlo, su di uno scosceso lastrone a quota 4800 metri. Siamo a non pi\u00f9 di cento metri dal passo, ma dubitiamo di poterlo mai valicare. Le forze ci stanno abbandonando. Per salire solleviamo le nostre gambe, che non ci rispondono pi\u00f9, a forza di braccia. Il pastore, pochi metri pi\u00f9 in alto di noi, ci grida ogni tanto la solita pietosa bugia: \u00absiamo quasi arrivati\u00bb per ridarci coraggio. Quando ci sentiamo mancare, ci lasciamo cadere sulle rocce&nbsp;e vi restiamo distesi finch\u00e9 non sentiamo riemergere in noi la volont\u00e0 cosciente. Nevica. Il freddo \u00e8 intenso. Se non passiamo prima di notte, siamo spacciati.&nbsp;<\/b><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Tre mesi fa siamo fuggiti dal campo prigionieri di Yol dove siamo finiti entrambi, a pochi mesi di distanza, io dopo la spedizione d&#8217;Alessandria, Faggioni dopo Suda, la prima impresa vittoriosa dei mezzi d&#8217;assalto italiani nell&#8217;ultima guerra. Ieri, prima della nostra partenza per il balzo pauroso verso il Tibet, durante le lunghe ore di riposo e di attesa, egli mi ha raccontato ancora una volta le vicende&nbsp;incredibili, se non fossero vere, del prodigioso attacco.&nbsp;Come spesso accade, la prima vittoria alle nostre armi doveva venire dal fratello minore della famiglia dei mezzi d&#8217;assalto, dal figliol prodigo anzich\u00e9 dal primogenito, dal barchino invece che dal maiale. I barchini erano nati poco dopo i maiali.<\/span><\/strong>&#8221;&nbsp;&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Toschi e Faggioni continuano il loro viaggio, attraversando nuovi ghiacciai e dirupi paurosi; una notte, in attesa di attraversare un guado che li porter\u00e0 in salvo,&nbsp; arrivano ad un villaggio e vengono traditi da un indigeno locale. Stanchi e affamati, scoprono troppo tardi di essere stati traditi &#8230; probabilmente gli indigeni pensano di potersi impadronire delle rupie che hanno visto in possesso degli italiani. Toschi si accorge che qualcosa sta per succedere, prende dai calzini una manciata di banconote e, all&#8217;arrivo della polizia, prima di essere perquisito, platealmente le estrae dalla tasca e le strappa, buttandole in faccia ai presenti. Questo confonde i poliziotti che non procedono alla perquisizione, consentendo a Toschi di salvare il resto, utile per una futura fuga. Il ritorno a <span style=\"color: #008000;\"><strong>YOL<\/strong><\/span> avviene in Jeep e Toschi e Faggioni ritornano in quel campo ai piedi dell&#8217;Himalaya, che speravano di non vedere mai pi\u00f9, con tanta amarezza.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yol-campo-prigionieri-1024x711.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 yol-campo-prigionieri-1024x711.jpg\" width=\"1024\" height=\"711\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i reticolati dei campi di concentramento di YOL <br><a href=\"https:\/\/ilkiblog.blogspot.com\/2013\/07\/prigionieri-alle-falde-dellhimalaya.html\">Il blog della Biblioteca di Marradi: Prigionieri alle falde dell&#8217;Himalaya (ilkiblog.blogspot.com)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Passa del tempo e Toschi vuole fuggire nuovamente, ma Faggioni non se la sente pi\u00f9. Trover\u00e0 un nuovo compagno di fuga, il sottotenente Pasqualino Anastasio, un ufficiale atletico e motivato che, tra l&#8217;altro, parla molto bene l&#8217;urdu. Questa volta, grazie all&#8217;aiuto di un pastore locale, <strong><span style=\"color: #008000;\">Khala<\/span><\/strong>, riusciranno dopo nuove peripezie ad arrivare a Diu, un piccolo isolotto, dominio portoghese, nei pressi di Goa, sfruttando la rete ferroviaria, travestiti da Indiani del nord. Al loro arrivo in terra portoghese scopriranno per\u00f2 che la guerra \u00e8 finita e dovranno solo aspettare un cargo per poter tornare a casa &#8230; Sono passati sei anni.&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si sa molto sulla vita di Toschi nell&#8217;immediato dopoguerra. Si sa che con il compagno di corso, l&#8217;ammiraglio Gino Birindelli, nel 1973 aveva fondato \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Unione nazionale amici del soldato d&#8217;Italia<\/span><\/strong>\u00bb di cui non ho trovato pi\u00f9 traccia. Nel 1979, fu fra i soci fondatori dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ISTRID (Istituto Studi Ricerche Informazioni Difesa)<\/span><\/strong> e divenne Amministratore unico dell&#8217;EDIF (societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata, costituita il 15 ottobre 1979), che pubblicava il bollettino Informazione parlamentare Difesa. Alto funzionario della societ\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">OTO MELARA<\/span> <\/strong>(diretta da<strong><span style=\"color: #008000;\"> Gustavo Stefanini<\/span><\/strong>, che abbiamo gi\u00e0 conosciuto), incaricato di attivit\u00e0 promozionali per la vendita dei prodotti di questa azienda in particolare presso gli ambienti politici e militari italiani e anche all&#8217;estero.&nbsp;<span style=\"color: #000000;\">Elio Toschi si spense a Grottaferrata il 26 aprile 1989.&nbsp;<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Prima di chiudere questo racconto sulla sua vita, che avete pazientemente seguito, vi vorrei invitare a leggere il prossimo e ultimo articolo su di lui che descrive il suo testamento spirituale, una testimonianza di quegli anni tragici e delle speranze di quei giovani, uniti da quella profonda amicizia iniziata sotto il brigantino dell&#8217;Accademia Navale, che avevano una speranza per un mondo migliore.<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>@ copyright del testo dell\u2019autore andrea mucedola<\/strong><\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>immagini, se non diversamente attribuite,&nbsp; @Ufficio storico della Marina Militare<\/strong><\/span> <strong><span style=\"color: #008000;\">italiana&nbsp;<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>Bibliografia<br><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959<\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><br><span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, In Fuga oltre l\u2019Himalaya, Edizione EDIF, 1968<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV \/ I mezzi di assalto<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare<\/span><br><\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p>Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64753\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64775\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64885\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64895\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64966\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64967\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65136\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65166\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-21 maxbutton maxbutton-parte-ix\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65146\"><span class='mb-text'>PARTE IX<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-22 maxbutton maxbutton-parte-x\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64969\"><span class='mb-text'>PARTE X<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-23 maxbutton maxbutton-parte-xi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64970\"><span class='mb-text'>PARTE XI<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\"><br><\/span><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<!-- \/wp:post-content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA:DIDATTICAparole chiave: Elios Toschi, prigionia, India. Con l&#8217;affondamento del sommergibile Gondar, la guerra di Toschi, Giorgini e Brunetti si conclude. 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