{"id":64969,"date":"2021-11-19T00:05:00","date_gmt":"2021-11-18T23:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=64969"},"modified":"2026-01-18T19:32:32","modified_gmt":"2026-01-18T18:32:32","slug":"parte-viii-iride","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64969","title":{"rendered":"Missione Alessandria 2: l&#8217;affondamento del sommergibile Gondar &#8211; Parte  X"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br>parole chiave: R. Smg. Gondar, affondamento<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivano alle quattro del mattino a Villa San Giovanni, nello stretto di Messina dove li attende il sommergibile che era partito un giorno prima dalla Spezia. Ritirano l&#8217;unico bagaglio, una grossa cassa contenente una bombola d\u2019ossigeno caricata all&#8217;ultimo momento. Incontrano i loro secondi uomini, i <strong><span style=\"color: #008000;\">palombari Ragnati e Scappino<\/span><\/strong>; il <strong><span style=\"color: #008000;\">guardiamarina Cacioppo,<\/span><\/strong> che sar\u00e0 sul maiale con <strong><span style=\"color: #008000;\">Franzini<\/span><\/strong>, era gi\u00e0 con loro. E&#8217; fresco ed umido ed imbarcano su un rimorchiatore che li porter\u00e0 sul sommergibile. Nonostante stiano partendo per un\u2019azione di guerra contro la pi\u00f9 munita piazzaforte inglese del Mediterraneo, un&#8217;azione che sanno non potr\u00e0 avere un ritorno,&nbsp; sono tranquilli, come se &#8220;<span style=\"color: #008000;\"><strong><em>quanto sta per accaderci sia nell&#8217;ordine naturale delle cose.<\/em><\/strong><\/span>&#8220;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un rapido imbarco, il comandante del sommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">Francesco<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Brunetti<\/span><\/strong> dirige verso sud, per uscire da quelle acque ristrette dove non vuole avere incontri sgradevoli durante il giorno. Un&#8217;alba chiara, rosata, cristallina, comincia ad illuminare i contorni della terra ed il mare e si scorge la bianca vetta dell&#8217;Etna che appare accesa dalle prime luci del Sole.<br><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/classe.600.serie_.Adua_.modificati_I.smgg_.italiani-1963.1024-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 classe.600.serie_.Adua_.modificati_I.smgg_.italiani-1963.1024-2.png\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizia cos\u00ec un trasferimento di tre giorni attraverso il Mediterraneo centrale sempre in superficie. A 180 miglia da <strong><span style=\"color: #008000;\">Ras el Tin<\/span><\/strong>, il faro di Alessandria, il traffico mercantile si intensifica e Brunetti passa&nbsp; alla navigazione occulta navigando in immersione di giorno ed in superficie di notte. Passano altri due interminabili giorni, ma ormai sono a quaranta miglia da Alessandria in orario con la tabella di marcia. Incominciano le frenetiche manovre di preparazione per l&#8217;emersione. Sono tutti ansiosi di avere conferma radio sulla consistenza e la disposizione della flotta inglese nel porto.&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena emerso il sommergibile Gondar punta deciso su Alessandria per arrivare al punto di inizio il pi\u00f9 presto possibile. Una boccata d&#8217;aria prima di partire e ci\u00f2 che non si sarebbe voluto mai sentire &#8230; sale in torretta l&#8217;ufficiale di rotta con in mano un dispaccio: \u00ab<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Flotta inglese uscita al completo, rientrate Tobruk<\/span><\/strong><\/em>\u00bb. L\u2019amarezza coglie Toschi, mentre la tensione&nbsp; lo porta a<span style=\"font-size: inherit;\"> sfogare con gli altri la sua rabbia impotente. Una cosa comune. Devono tornare indietro.&nbsp;<\/span>Il Gondar inverte prontamente la rotta e dirige su Tobruk. Il timore \u00e8 che siano stati visti dal nemico che potrebbe scatenare la sua caccia sul battello. Il ricordo dell&#8217;Iride \u00e8 ancora vivo nella loro memoria.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed i loro timori prendono forma. Nel memoriale di Toschi inizia una descrizione dell&#8217;evento che non voglio riassumere in quanto non sarei in grado di poter dare le stesse sensazioni:&nbsp; <br>&#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Un sibilo acutissimo \u2014 il segnale della rapida immersione \u2014 sovrasta d&#8217;un subito il fracasso dei motori che si arrestano di colpo, mentre il sommergibile con tutti gli sfoghi d&#8217;aria gi\u00e0 aperti, dopo essersi dondolato, indeciso per alcuni secondi, come sopraffatto dall\u2019immenso fragore dell&#8217;acqua che entra in tutti i doppi fondi, rapido s&#8217;inabissa. Sparite le carte siamo tutti in piedi in un attimo nella camera comando. Brunetti sta scendendo come un bolide dalla torretta il cui sportello appare gi\u00e0 chiuso. Non attende neppure le nostre domande per spiegare: ha avvistato la massa oscura di qualche nave nemica a meno di 800 metri da noi.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ci hanno visti? \u00bb \u00ab Non credo \u2014 risponde \u2014 ma deve essere peggio, devono averci sentiti, perch\u00e9 stavano puntando diretti proprio su di noi \u00bb. Intanto scendiamo sempre pi\u00f9: sessanta&#8230; settanta&#8230; ottanta metri. Ci fermiamo, arrestando ogni macchinario per non fare il minimo rumore ed aspettiamo in silenzio ci\u00f2 che ci dir\u00e0 l&#8217;imperscrutabile fluido che ci circonda. Giunge, poco dopo, la risposta sonora, col rumore uniforme e scrosciante di due veloci eliche in moto. Si odono con nitidezza impressionante; e la nave che avanza, probabilmente un cacciatorpediniere, sta approssimandosi, verticalmente, sulle nostre teste. \u00c8 gi\u00e0 passata continuando la sua corsa a forte velocit\u00e0 mentre noi, cupi ed in silenzio, aspettiamo ancora qualche secondo, necessario alle bombe eventualmente lanciate per giungere fino alla quota di esplosione. Siamo scoperti? Saranno gi\u00e0 in marcia gli strumenti di morte? Saremo tra poco travolti in un caos orrendo? Personalmente non mi faccio troppe illusioni, perch\u00e9 l&#8217;esattezza con cui la nave nemica \u00e8 passata sopra di noi indica chiaro che \u00e8 munita di scandagli ultracustici coi quali ci ha nettamente individuati. Apparecchi oggi notevolmente precisi e sicuri lanciano nel mare onde sonore le quali, incontrando un ostacolo subacqueo, vengono riflesse come in una eco normale sullo stesso apparecchio emittente, che registra cos\u00ec la direzione e la distanza dell&#8217;oggetto individuato.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Esplorando con tali apparecchi in tutte le direzioni e alle varie quote le zone di mare ove si sospetta la presenza di un sommergibile, si giunge quasi sempre ad individuarlo con una buona approssimazione. Tale dev\u2019essere il nostro caso, come ho il tempo di riflettere nei pochi secondi di attesa per l\u2019eventuale esplosione delle bombe, mentre le mie mani, involontariamente, quasi a meglio sostenere l\u2019urto, afferrano, serrandole forte, due sbarre metalliche vicine ai miei fianchi. Uno, due, tre&#8230; cinque scoppi formidabili rompono riflessioni e silenzi e tutto sembra per sempre travolto nello schianto di una sovrumana tempesta.&nbsp;<\/span><\/em><\/strong><em><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>La luce scompare e nel buio pi\u00f9 completo si odono boati che l&#8217;orecchio umano non riesce quasi a sopportare senza ronzare e pulsare; i boati si prolungano, si ripetono una, due, mille volte in echi lontani e pi\u00f9 tragici, cavernosi, risvegliando i silenzi millenari delle profondit\u00e0 sottomarine. Scrosci immani di acqua sollevata e ricadente sotto l&#8217;impulso di pressioni enormi investono lo scafo da tuti i lati, ed il sommergibile, con tutta la massa delle sue settecento tonnellate, sembra una piuma in un vento ciclonico. Nell&#8217;interno, fragore di vetri ed apparecchi in frantumi si sommano a scricchiolii&nbsp;sinistri di chiodi e lamiere sollecitate fino allo spasimo.<\/b><\/span><\/span><\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Finalmente l&#8217;uragano che ci ha investiti sembra placarsi. Ma che sta accadendo di noi? Stiamo forse sprofondando per sempre? Chi pu\u00f2 dirlo nel buio o anche quando, accese le luci di sicurezza, riappaiono i manometri di profondit\u00e0, polso clinico dei sommergibili, dilaniati, polverizzati e le cui lancette contorte indicano profondit\u00e0 contrastanti ed enormi? Dove siamo? A che quota? Sta cadendo il sommergibile verso la quota dei fatali 150-170 metri oltre i quali l&#8217;enorme pressione dell&#8217;acqua produrrebbe lo schiacciamento totale ed immediato, od \u00e8 fermo? Che importa ai combattenti dell&#8217;arma invisibile e cieca, dove sta il nemico, se \u00e8 coraggioso o no, se si ritira od attacca, se \u00e8 debole o forte, quando essi sono nell&#8217;abisso, quando la loro lotta prima \u00e8 contro le immense forze, le inesorabili leggi della natura? La lotta non \u00e8 contro gli uomini, ai quali nulla \u00e8 possibile fare, n\u00e9 si ha una lotta tra gli uomini. \u00c8 la lotta contro le pressioni, diretta ad equilibrare spinte e pesi, condotta con manometri, aria ad alta pressione, velocit\u00e0 dinamiche, inclinazioni, forze portanti. L&#8217;uomo si congiunge in un connubio inumano col ferro e con le macchine, ed insieme freddamente, senza esaltazioni, senza gridi di vittoria e di dolore, senz&#8217;aria e senza sole, in uno sforzo comune gemono, si contorcono, riprendono a marciare o si arrestano per sempre, a seconda che la macchina cerebrale e i piccoli motori meccanici ed elettrici abbiano funzionato pi\u00f9 o meno bene. Quando \u00e8 l&#8217;uomo subacqueo che vince, il premio per la sua vittoria \u00e8 di poter fuggire alla chetichella dileguandosi senza acclamazioni n\u00e9 sorrisi, senza gloria, nelle immensit\u00e0 liquide, spesso senza neppure vedere la vittima.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Se perde, se viene colpito a morte, \u00e8 distrutto, annichilito di colpo. Sparisce per sempre nell&#8217;abisso in uno schianto orrendo, schiacciato, spappolato dalle lamiere che lo circondano, dall&#8217;acciaio che, piegato da pressioni enormi, si rinserra su di lui nella pi\u00f9 gelida stretta. Passata la tempesta, ritorniamo al pi\u00f9 assoluto silenzio. Fra gli innumeri manometri che tappezzano la camera-comando, dopo un&#8217;ansiosa ricerca durata qualche secondo, ne troviamo finalmente alcuni che sembrano funzionare e danno profondit\u00e0 variabili fra i cento e i centodieci metri. Siamo quindi caduti solo di una ventina di metri, ma stiamo andando gi\u00f9 a profondit\u00e0 normalmente ritenute molto pericolose e superiori a quelle di collaudo. Dai vari locali, separati completamente da noi dalle porte stagne, tutte chiuse per ragioni di sicurezza, il telefono annuncia ad intervalli i danni prodotti dalle esplosioni.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>Non sono n\u00e9 molti n\u00e9 gravi. Parecchi vetri infranti, globi elettrici rotti, apparecchi delicati, ma non essenziali fuori uso, aste metalliche delle valvole d&#8217;aria cesoiate dai rispettivi volantini in un titanico sforzo vibratorio, ma lo scafo, la vita dell&#8217;unit\u00e0, ha generalmente resistito bene.&nbsp;Solo a poppa, in uno dei passaggi degli assi porta eliche, il pressa trecce ha ceduto ed entra acqua, per ora in maniera non preoccupante. La luce diretta delle batterie \u00e8 gi\u00e0 riattivata e dopo un&#8217;affrettata pulizia dei rottami i locali riprendono un aspetto quasi normale. Sono gi\u00e0 passati dieci minuti e del nemico nessun indizio diretto; solo gli idrofoni danno una nave in moto a forte andatura in allontanamento. Probabilmente sta riprendendo distanza per ripetere la manovra precedente. A noi non resta che svolgere successivamente tutte le manovre previste in tali casi, per far s\u00ec che gli apparecchi acustici ci perdano nelle loro ricerche. Cominciamo col renderci assolutamente silenziosi, fermando tutti i motori di bordo compresi quelli principali di navigazione e portandoci a quote successivamente crescenti in modo che se il nemico si serve di idrofoni o di scandagli fino a cento metri perda le nostre tracce. Siamo sui centoventicinque metri ed a bordo non si sente il minimo fruscio.<\/b><\/span><\/span><\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Attendiamo, ma la prima delusione non si fa aspettare molto. Sentiamo contro lo scafo, distintamente, un fruscio indefinibile, un sibilo lievissimo ed acuto, quasi ultracustico, che si ripete ad intervalli e ci investe con sicurezza e precisione. \u00c8 evidentemente l&#8217;onda sonora di cui si serve il nemico per individuarci. Siamo ancora scoperti. Poco dopo l\u2019idrofonista annuncia che la nave nemica ha ripreso la corsa per il secondo lancio di bombe e che dirige su di noi con rilevamento sempre costante. Restiamo dapprima immobili, poi cerchiamo di fuggire con una corsa a tutta forza, mentre gli idrofoni segnalano la presenza di altre navi nemiche. E la manovra si ripete nella sua terribile uniformit\u00e0. Le bombe questa volta cadono un po\u2019 pi\u00f9 lontane e pi\u00f9 alte, ma, sullo scafo gi\u00e0 provato dalle prime esplosioni, questa nuova formidabile onda di pressione incomincia a provocare alcune infiltrazioni d&#8217;acqua nel locale motori ed a poppa. Il sommergibile si appesantisce con uniformit\u00e0 crescente, obbligandoci ad un continuo consumo d&#8217;aria ad alta pressione per alleggerirci rapidamente e non cadere troppo in basso. Continua cos\u00ec la nostra notte di tregenda senza una sosta, senza un respiro, sempre nel centro del vortice con la testa dolorante per la violenza delle esplosioni e per l&#8217;aumentata pressione d&#8217;aria nell\u2019interno della nave.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ogni mezz\u2019ora il nemico ritorna su di noi, con la costanza e la tenacia di chi \u00e8 sicuro che la preda non pu\u00f2 pi\u00f9 sfuggire, a gettare il suo carico d&#8217;esplosivo. Sentiamo di tanto in tanto il sibilo delle onde elettroacustiche ed invano continuiamo le nostre manovre per evitarle. Corse improvvise a tutta forza, rapidi cambiamenti di quota \u2014 dai 30 fino ai 140 metri \u2014 accostate, inversioni di marcia, tutto inutile, siamo sempre ripresi. Le ore passano lente, interminabili, in un&#8217;aria pesante e torbida, nella coscienza sempre pi\u00f9 certa di non poter evitare una tragica fine. Verso l\u2019una, una salva<\/span><\/em><\/strong> <strong><em><span style=\"color: #008000;\">di bombe ci coglie quasi in pieno; l&#8217;urlo, il boato, il fragore superano ogni immaginazione; l&#8217;acqua continua ad aumentare sempre pi\u00f9 nel locale motori e a poppa: malgrado le pompe siano sempre in moto, \u00e8 gi\u00e0 ad un livello preoccupante. L&#8217;aria delle bombole ad alta pressione \u00e8 a met\u00e0 della pressione normale e, d&#8217;ora in avanti, il suo abbassarsi seguir\u00e0 una legge iperbolica. Gli uomini dell&#8217;equipaggio sono meravigliosi. Non una voce, non un gesto, non un turbamento nei visi; solo serenit\u00e0, fiducia, calma. Essi che sono dei semplici, che poco o nulla comprendono della complicata battaglia tecnica che si sta svolgendo, per lo pi\u00f9 ignari anche delle poche possibilit\u00e0 che abbiamo di salvarci, all&#8217;oscuro della situazione perch\u00e9 rinchiusi nei loro locali, separati da noi, e che solo sanno della loro possibilit\u00e0 di essere polverizzati da un istante all&#8217;altro, non parlano se non per ripetere gli ordini che vengono dati e solo sorridono quando qualcuno di noi lancia una frase spiritosa per sollevare gli animi e rallegrare la scena.<\/span><\/em><\/strong>&#8220;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 drammatica. Non c&#8217;\u00e8 scampo: ci sono solo due scelte, attendere una sicura morte, affondando negli abissi, o tentare una risalita e mettere in salvo l&#8217;equipaggio.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Qui si tratta di lasciarsi cadere nel pi\u00f9 profondo del mare fino a farsi stritolare o di ritornare alla superficie per affondare egualmente il sommergibile e gettarsi in mare. Darsi alla morte che \u00e8 sotto di noi e che sembra attenderci avida sarebbe eroismo o pazzia? Forse entrambi, ma entrambi inutili. La vita, in certi casi, ha diritto di vincere.<\/span><\/em><\/strong>&#8221; Viene data aria, l&#8217;ultima aria, che entra a fiotti in tutti gli scompartimenti, aperta in un ultimo disperato sforzo per arrestare la caduta del battello.&#8221; <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ma il sommergibile non si ferma. Cade, cade sempre. La lancetta segna gi\u00e0 140 metri. Poco dopo 145&#8230; 150. Stiamo per essere schiacciati? La profondit\u00e0 massima di collaudo e sicurezza del sommergibile \u00e8 appena di 95 metri. Cade ancora, ma pi\u00f9 lentamente. Siamo perduti? &#8230; 155 metri&#8230; e finalmente si arresta. Chiudiamo l&#8217;aria, pi\u00f9 per abitudine che per necessit\u00e0, dato che la sua pressione di appena 20 chilogrammi \u00e8 ormai quasi uguale a quella dell&#8217;acqua. Cominciamo a risalire, dapprima molto lentamente, poi sempre pi\u00f9 in fretta, mentre svolgiamo i preparativi per l\u2019evacuazione e l&#8217;affondamento dell&#8217;unit\u00e0. Punto nero da risolvere \u00e8 l&#8217;apertura del portello della torretta, la cui asta di manovra \u00e8 stata tagliata da una esplosione. Prepariamo una lunga chiave per aprirlo mentre sblocchiamo completamente quello di prora in modo che giunti sui 30 metri, data la forte pressione interna, si apra spontaneamente diminuendo cos\u00ec di colpo la pressione stessa che impedirebbe l&#8217;apertura degli altri. Infatti, giunti alla quota prevista, per la pressione superiore dall&#8217;interno, il portello si apre e un colossale embolo d&#8217;aria sale alla superficie. Sono proprio l\u00ec presso la garitta, sotto il portello, per osservare il fenomeno ed avverto, poco prima, i marinai che sono intorno di allontanarsi e di tenersi bene afferrati. Invano: uno di essi, forse stupefatto dalle mie parole, forse gi\u00e0 troppo provato nei nervi, si avvicina all&#8217;improvviso proprio nel momento in cui si verifica l\u2019apertura. Viene letteralmente succhiato fuori dal gorgo che sale e sparisce per sempre. Ritorno in camera-comando con l&#8217;idea di controllare la pressione, ma gli eventi sono pi\u00f9 veloci di me. L&#8217;unit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 a galla e l&#8217;equipaggio sta evacuando attraverso il portello gi\u00e0 aperto, mentre tutto \u00e8 pronto per l\u2019affondamento immediato.&#8221;<\/span><\/em><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La sequenza delle immagini che vedrete di seguito sono gli ultimi momenti del sommergibile Gondar, scattate da un aereo Sunderland della RAF, ed \u00e8 conservata nell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Australian War Memorial Museum<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gondar-sin-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gondar-sin-2.png\" width=\"1008\" height=\"787\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong style=\"color: #000000; font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">Toschi<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000; font-size: inherit;\"> si reca a prora per controllare l&#8217;apertura del portello ed uscire in coperta; trova il portello gi\u00e0 aperto e tutti gli uomini sono fuori. Ma mentre risale la scala per uscire a sua volta, il portello si richiude a met\u00e0 sulla sua testa mentre un violento scroscio d\u2019acqua lo colpisce.<\/span><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gondar-sink-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gondar-sink-1.png\"><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gondar-sink-4.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gondar-sink-4.png\" width=\"999\" height=\"779\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong style=\"font-size: inherit;\"><em><span style=\"color: #008000;\">&#8220;Cerco invano di forzarlo per uscire; mi assale il dubbio, non molto plausibile, che la nave stia gi\u00e0 affondando, e, con la forza sovrumana di chi si sente preso in una trappola d&#8217;acciaio che sta cadendo nel baratro, m&#8217;incuneo tra la garitta ed il portello, lottando furiosamente per liberarmi. L&#8217;acqua continua ad entrare violenta mentre, in un ultimo sforzo, lacerandomi la pelle delle gambe in pi\u00f9 punti, riesco ad uscire dalla morsa.<\/span><\/em><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">&#8220;<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunto in coperta si rende conto che il sommergibile sta ancora galleggiando, i marinai sono in mare e il <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante Brunetti<\/span><\/strong> \u00e8 ancora in torretta per assicurarsi dell&#8217;autoaffondamento, probabilmente vuole morire con il suo sommergibile. Intanto due navi nemiche sono a meno di trecento metri e continuano a sparare contro il sommergibile. Fortunatamente il fuoco a distanze tanto ravvicinate non \u00e8 cos\u00ec preciso ad elevate distanze, e le salve cadono tutte lontane senza colpirli. Il sommergibile comincia ad affondare e Toschi si butta in mare mentre un aereo inglese, un Sunderland, lancia due bombe proprio in mezzo al gruppo dei naufraghi ancora vicini al sommergibile.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/HMS-STUART.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 HMS-STUART.png\" width=\"643\" height=\"949\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la corvetta HMAS Stuart raccoglie i naufraghi del Gondar<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esplosione lo stordisce, a causa della forte compressione addominale dovuta all&#8217;esplosione ravvicinata, gli sembra di morire risucchiato dagli abissi. Riesce per\u00f2 a riprendersi e, denudandosi degli abiti bagnati raggiunge la superficie, in tempo per vedere il sommergibile Gondar che s&#8217;inabissa sollevato con la prua in alto &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">come in un titanico sforzo per non morire<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. Si dirige verso la piccola corvetta, senza pensare se non &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">al crollo di tutto il mio lavoro, di tutte le mie speranze, di tutti i miei sogni e, mentre, allungo la mano per afferrare la scala di corda che pende dalla murata della corvetta, alzo gli occhi e incontro quelli altrettanto tristi, vergognosi e angosciati del mio compagno Franzini. Afferriamo quella corda. Per noi la guerra \u00e8 finita<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ironia della sorte il <strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">HMAS&nbsp;Stuart<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\"> stava rientrando ad Alessandria a causa di un tubo del vapore scoppiato. Vengono accolti con rispetto. Stefanini riporter\u00e0 in un suo scritto che il comandante dello Stuart era un vecchio pescatore che conosceva le regole del mare ed il rispetto per i naufraghi. Per completezza vale la pena di leggere la versione della HMAS Stuart che condusse l&#8217;attacco.&nbsp;<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La versione dell&#8217;HMAS Stuart<\/span><\/strong><\/span><br>Durante la notte tra il 29 e il 30 settembre, il cacciatorpediniere australiano <strong><span style=\"color: #008000;\">HMAS Stuart&nbsp;<\/span><\/strong>stava tornando ad Alessandria di Egitto a causa della rottura di un tubo del vapore. Per evitare di raggiungere il porto prima della luce del giorno, navigava effettuando una ricerca anti sommergibile&nbsp; a 16 nodi. Alle ore 2215 del 29, l&#8217;operatore ASDIC intercett\u00f2 un contatto a 3.000 iarde. Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Stuart<\/span><\/strong> aument\u00f2 immediatamente la velocit\u00e0 a 18 nodi. Alle 22:20 lanci\u00f2 sei cariche di profondit\u00e0 seguita un&#8217;altra scarica di cinque cariche. Incominciava cos\u00ec una caccia in cui il cacciatorpediniere rallentava a 12 nodi per ridurre al minimo il rumore. impediva il sonar. Alle ore 01:00 veniva lanciata una nuova carica seguita dopo un&#8217;ora da una salva di sei cariche di profondit\u00e0. Un quinto attacco veniva effettuato alle 03:50 con una singola carica di profondit\u00e0.<br>Alle ore 0625,&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMAS Stuart<\/span><\/strong> effettu\u00f2 un sesto ed ultimo attacco con cinque cariche di profondit\u00e0. Alle ore 0630, sopraggiunse un idrovolante Sunderland L. 2166 (Flying Lieutenant Alington) del 230 Squadron ed inizi\u00f2 a volteggiare sopra l&#8217;area. Alle ore 0925, il peschereccio armato <strong><span style=\"color: #008000;\">HMT Sindonis<\/span> <\/strong>arriv\u00f2 sulla scena di azione. Alle ore 0930, l&#8217;aereo sganci\u00f2 una singola bomba a circa 3.000 iarde dal cacciatorpediniere.<br>Alle ore 0940, il sommergibile italiano emerse sulla prua di dritta dello&nbsp; Stuart. Il cacciatorpediniere, pensando cercasse di fuggire (?), apr\u00ec il fuoco e l&#8217;equipaggio del <strong><span style=\"color: #008000;\">Gondar <\/span><\/strong>inizi\u00f2 ad abbandonare la nave. Mentre il cacciatorpediniere si avvicinava, una decina di esplosioni si verificarono all&#8217;interno del sottomarino (probabilmente cariche di affondamento) ed il Gondar affond\u00f2 di poppa alle ore 0950. Ventotto sopravvissuti furono prelevati dallo Stuart e diciannove dal Sindonis, tra cui il corpo dell&#8217;elettricista <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Longobardi<\/span><\/strong> che ricevette postumo la Medaglia d&#8217;oro al valore militare.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, tutti i naufraghi furono raccolti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">HMAS Stuart<\/span><\/strong>, che era stato l&#8217;artefice del affondamento con cariche di profondit\u00e0, e dal&nbsp;peschereccio <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS&nbsp;<\/span><\/strong><em><strong><span style=\"color: #008000;\">Sindonis<\/span><\/strong>. <\/em>Tutti i naufraghi si salvarono tranne un membro dell&#8217;equipaggio del <strong><span style=\"color: #008000;\">Gondar, il marinaio Luigi Longobardi<\/span><\/strong><em>.<\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Luigi_Longobardi-MOVM-768x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Luigi_Longobardi-MOVM-768x1024.jpg\" width=\"243\" height=\"324\">A <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Longobardi<\/span><\/strong> fu conferita una Medaglia d\u2019Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: <br>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Elettricista imbarcato su sommergibile attaccato con bombe di profondit\u00e0 da tre navi e un aereo avversari per dodici ore consecutive, si prodigava instancabilmente nell&#8217;espletare con bravura e decisione i compiti affidatigli. Determinatasi la necessit\u00e0 di emergere ed autoaffondare il sommergibile ormai inutilizzato dalle esplosioni delle bombe, dava prova di eccezionale coraggio e profondo senso del dovere, restando al proprio posto fino alle estreme possibilit\u00e0 onde contribuire alla salvezza dell\u2019unit\u00e0. Lanciatosi in mare negli ultimi istanti restava investito dallo scoppio delle bombe lanciate da aereo ed immolava la giovane vita per un estremo ideale di Patria che lo aveva trattenuto sulla nave oltre il dovere\u201d. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">(Mediterraneo Orientale, 30 settembre 1940)<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine X parte \u2013 continua<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>@ copyright del testo dell\u2019autore andrea mucedola<\/strong><\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>immagini, se non diversamente attribuite,&nbsp; @Ufficio storico della Marina Militare.<br><\/strong><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><span style=\"font-size: 8pt; color: #ffffff;\">.<\/span><br>Bibliografia<br><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959<\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><br><span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, In Fuga oltre l\u2019Himalaia, Edizione EDIF, 1968<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV \/ I mezzi di assalto<\/span><br><span style=\"color: #000000;\">Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare<\/span><br><\/span><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64753\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64775\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64885\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64895\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64966\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64967\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65136\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65166\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-21 maxbutton maxbutton-parte-ix\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65146\"><span class='mb-text'>PARTE IX<\/span><\/a><\/p>\r\n<p><a class=\"maxbutton-22 maxbutton maxbutton-parte-x\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64969\"><span class='mb-text'>PARTE X<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-23 maxbutton maxbutton-parte-xi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64970\"><span class='mb-text'>PARTE XI<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: DIDATTICAparole chiave: R. Smg. Gondar, affondamento &nbsp; Arrivano alle quattro del mattino a Villa San Giovanni, nello stretto di Messina dove li attende il sommergibile che era partito un giorno prima dalla Spezia. Ritirano l&#8217;unico bagaglio, una grossa cassa contenente una bombola d\u2019ossigeno caricata all&#8217;ultimo momento. 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Gondar, affondamento &nbsp; Arrivano alle quattro del mattino a Villa San Giovanni, nello stretto di Messina dove li attende il sommergibile che era partito un giorno prima dalla Spezia. Ritirano l&#8217;unico bagaglio, una grossa cassa contenente una bombola d\u2019ossigeno caricata all&#8217;ultimo momento. 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