{"id":64885,"date":"2021-10-25T00:08:24","date_gmt":"2021-10-24T22:08:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=64885"},"modified":"2026-01-18T19:27:54","modified_gmt":"2026-01-18T18:27:54","slug":"64885","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64885","title":{"rendered":"Toschi e Tesei: la realizzazione del primo prototipo di S.L.C. &#8211; Parte III"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO:&nbsp;STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<br \/>\nAREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Toschi, Tesei, fisiologia subacquea, prototipo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle domande che Toschi e Tesei si posero maggiormente fu come si sarebbe comportato il fisico umano quando costretto a respirare per ore ossigeno puro, sottoposto a pressioni maggiori di quelle atmosferiche, immerso in acque fredde e nel buio pi\u00f9 completo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gamma-1024x963.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gamma-1024x963.jpg\" width=\"1024\" height=\"963\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: inherit;\">Voglio ricordare che negli anni &#8217;30 andare sott\u2019acqua era un&#8217;avventura nuova e sconosciuta per molti. C\u2019era la casta dei palombari, ma il loro duro lavoro era comunque legato al battello appoggio o alle banchine; l\u2019idea di potersi muovere autonomamente, se non per emergenza, con un apparecchio di respirazione autonomo era lontana da realizzare.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Davis_Submerged_Escape_Apparatus-659x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Davis_Submerged_Escape_Apparatus-659x1024.jpg\" width=\"846\" height=\"1314\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Davis Submerged Escape Apparatus noto anche come DSEA &#8211; Autore Geni &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Davis_Submerged_Escape_Apparatus.jpg\">Davis Submerged Escape Apparatus.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>I primi sistemi rebreather<\/strong><\/span><br \/>\nSebbene esistessero prototipi di un primo tipo di rebreather ad ossigeno, ideati da <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert Davis<\/span><\/strong>, responsabile della Siebe Gorman and Co. Ltd., ispirati al precedente sistema Fleuss, la loro affidabilit\u00e0 era molto discutibile. Il primo tipo di rebreather ad ossigeno era stato inventato nel 1910, ma venne adottato dalla Royal Navy solo nel 1927 come apparato di fuga di emergenza per gli equipaggi di sottomarini (<strong><span style=\"color: #008000;\">Davis Submerged Escape Apparatus <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">noto anche come<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"> DSEA<\/span><\/strong>). L&#8217;apparecchio comprendeva una sacca di respirazione\/galleggiamento in gomma, che conteneva un contenitore di idrossido di bario per fissare il CO<sub>2<\/sub> espirato e, in una tasca all&#8217;estremit\u00e0 inferiore del sacchetto, una bombola in acciaio, che conteneva circa 56 litri di ossigeno ad una pressione di 120 bar, dotata di una valvola di controllo e collegata alla sacca anteriore respiratoria. L&#8217;apertura della valvola permetteva il flusso dell&#8217;ossigeno nel sacco, caricandolo alla pressione dell&#8217;acqua circostante. Il contenitore di idrossido di bario era all&#8217;interno della sacca respiratoria ed era collegato ad un boccaglio da un tubo corrugato flessibile da cui l&#8217;operatore poteva respirare. Nello stesso periodo fu sviluppato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">tenente di vascello Momsen<\/span> <\/strong>della Marina statunitense, un altro dispositivo di fuga di emergenza dai sommergibili, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Momsen&#8217;s lung,<\/span><\/strong> che riciclava il gas respiratorio utilizzando un filtro contenente calce sodata per rimuovere l&#8217;anidride carbonica. Il polmone era inizialmente riempito di ossigeno e collegato a un boccaglio da due tubi contenenti valvole unidirezionali, una per l&#8217;inspirazione e l&#8217;altra per l&#8217;espirazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/SUBACQUEA-Momsen_lung.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 SUBACQUEA-Momsen_lung.jpg\" width=\"840\" height=\"925\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un membro dell&#8217;equipaggio della USS V-5 (SC 1), Al Rosenkotter, esce dal portello di fuga del sottomarino indossando il dispositivo di respirazione di emergenza &#8220;Momsen Lung&#8221; durante le prove in mare del sottomarino nel luglio 1930. Il dispositivo di respirazione di emergenza prese il nome dal suo inventore, pioniere del salvataggio sottomarino della Marina degli Stati Uniti Cdr. Charles &#8220;Swede&#8221; Momsen. Il sottomarino V-5 fu successivamente ribattezzato USS Narwhal (SS 167) Fonte e autore Marina degli Stati Uniti, fotografo sconosciuto &#8211; Dominio pubblico<br \/>\n<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Momsen_lung.jpg\">Momsen lung.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Toschi e Tesei<\/span> <\/strong>conoscevano anche gli studi di fisiologia del medico italiano <strong><span style=\"color: #008000;\">Rodolfo Margaria<\/span><\/strong> sulle interazioni tra ossigeno e biossido di carbonio e le gravi problematiche che causavano ma queste conoscenze erano ancora agli inizi ed i risultati a volte contrastanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/tesei-e-i-cavalieri-subacquei_TOSCHI-ELIOS.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tesei-e-i-cavalieri-subacquei_TOSCHI-ELIOS.jpg\">Non a caso Toschi, nel suo libro \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">T<\/span><span style=\"color: #008000;\">esei e i cavalieri subacquei<\/span><\/strong>\u201d, descrive con una certa padronanza e semplicit\u00e0 i problemi dell\u2019immersione ad ossigeno, facendo comprendere che, dietro al loro lavoro, c\u2019erano <strong><span style=\"color: #008000;\">gi\u00e0 delle conoscenze dei problemi ma bisognava per\u00f2 trovare delle nuove soluzioni<\/span><\/strong>. La conoscenza tecnica traspare anche dalla descrizione del concetto di funzionamento dei respiratori a circuito chiuso e di come viene eliminata l&#8217;anidride carbonica prodotta dalla respirazione umana, mescolata nel sacco con l&#8217;ossigeno puro e poi assorbita, ad ogni ciclo respiratorio, attraversando una capsula di calce sodata. In altre parole, la teoria era nota ma non esisteva ancora una tecnologia efficace: era tutto ancora da sviluppare per effettuare lunghe operazioni di assalto in immersione. Ciononostante furono identificate le specifiche tecniche identificate che riguardavano \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">un respiratore di autonomia almeno quintupla del precedente e con assoluta regolarit\u00e0 di erogazione dell&#8217;ossigeno e dell&#8217;assorbimento della anidride carbonica<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/belloni.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 belloni.jpg\" width=\"261\" height=\"327\">Toschi e Tesei si rivolsero quindi al <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante Angelo Belloni<\/span><\/strong>, una mente decisamente geniale nel campo, che con entusiasmo si gett\u00f2 a capofitto nell&#8217;impresa. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Comandante Belloni<\/span><\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/2825\">di cui ricorderete un precedente articolo<\/a>, aveva ideato numerose invenzioni come la&nbsp; vasca Belloni per la fuoriuscita dai sommergibili in avaria ed il cappuccio Belloni, in tela gommata e munito di due oculari in vetro rotondi, che andava indossato sulla testa a modo di piccola campana pneumatica. Sebbene di carattere vulcanico e poco convenzionale, era l&#8217;uomo giusto al momento giusto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/sperimentazione-cappuccio-belloni.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 sperimentazione-cappuccio-belloni.png\" width=\"810\" height=\"758\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sperimentazione del cappuccio Belloni &#8211; Il cappuccio era accoppiato ad un respiratore Davis o ad una bombola e permetteva quindi la respirazione senza dover stringere il boccaglio tra i denti, cosa quanto mai utile in caso di fuoriuscita da un sommergibile. Come vedremo fu sua l&#8217;invenzione anche di quello che pass\u00f2 alla storia come vestito Belloni, una tuta in gomma spessa che i Gamma indossavano sopra le lane e le tute da lavoro. Ma lo vedremo pi\u00f9 avanti.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tesei e Toschi<\/span> <\/strong>iniziano cos\u00ec una sperimentazione su s\u00e9 stessi, utilizzando la vasca di decompressione della Flottiglia sommergibili, costruita per i palombari colpiti da embolia. In questo Tesei \u00e8 avvantaggiato essendo brevettato palombaro. I medici li osservano dagli obl\u00f2, prendono le loro pulsazioni, misurano la pressione del sangue, prima e dopo le prove, e si allenano a lunghe apnee. In questo Tesei batte anche numerosi palombari di mestiere e arriva quasi a quattro minuti sotto gli occhi preoccupati di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Le prime buone notizie<\/span><\/strong><br \/>\nDopo non pi\u00f9 di un mese dall\u2019invio del loro progetto al Ministero della Marina vengono chiamati dal comandante Gonzaga che comanda la flottiglia sommergibili di Spezia. \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Ce l&#8217;avete fatta, il progetto \u00e8 stato approvato ed ho ricevuto ordini precisi per la costruzione dei primi due esemplari<\/em>\u201d<\/span><\/strong>.&nbsp;Per ragioni di segretezza (oltre agli inventori lo sanno solo l&#8217;ammiraglio comandante dell&#8217;Arsenale ed il comandante Gonzaga) dovranno fare tutto da soli con l&#8217;ausilio di una squadra di quindici operai specializzati del <strong><span style=\"color: #008000;\">Balipedio del Muggiano<\/span><\/strong>. Dovranno lavorare di notte ma continueranno a mantenere gli incarichi ufficiali sui loro sommergibili. Se da un lato c\u2019\u00e8 soddisfazione, si nota una certa preoccupazione da parte di Gonzaga che per\u00f2 verr\u00e0 a breve sostituito dal comandante Bisciani. Il primo passo \u00e8 stato fatto ma ora comincia la parte pi\u00f9 difficile: passare da un\u2019idea ad un prototipo funzionante.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/BALIPEDIO-MUGGIANO.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 BALIPEDIO-MUGGIANO.png\" width=\"925\" height=\"581\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sopra e sotto, l&#8217;area dove sorgeva il Balipedio del Muggiano <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutti i giovani ufficiali di ogni tempo, si scontrano subito con la realt\u00e0; curioso che nonostante siano passati quasi cento anni i problemi siano spesso sempre gli stessi, burocrazia e gerarchia, che mettono a rischio la necessaria riservatezza. Pi\u00f9 si allunga la catena di autorizzazioni da avere e pi\u00f9 difficile sar\u00e0 mantenere il segreto. Nonostante il sostegno di Bisciani e del Comando sommergibili di Supermarina ci vuole tempo per avere due vecchi siluri ed una squadra di operai al Balipedio. Per fortuna tra di essi non manca l\u2019entusiasmo, nonostante siano costretti anche loro a lavorare di notte. Il loro capotecnico, <strong><span style=\"color: #008000;\">Perfetti<\/span><\/strong>, si dimostrer\u00e0 un elemento chiave per la costruzione del primo prototipo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto vengono ricercati i materiali speciali da imbarcare: dalla bussola al motore elettrico, alle batterie accumulatori. Le sfide maggiori sono il loro peso e dimensioni. In particolare il motore, che dovrebbe essere costruito ad hoc ma i tempi sarebbero troppo lunghi. Lo trovano a Milano, prelevandolo da un vecchio ascensore di costruzione svizzera fuori uso. Non sar\u00e0 facile adattarlo e saranno costretti ad assottigliarne la carcassa fino a ridurlo alla ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Toschi&nbsp;<\/span><\/strong> racconta \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Intanto lo scafo esterno, montato in tre sezioni diverse, da tre squadre di operai distinte, sta prendendo forma. Ci preoccupiamo quindi degli uomini che dovranno cavalcarlo. Stare a cavalcioni di un cilindro di mezzo metro di diametro si palesa subito abbastanza scomodo. Inoltre bisogna proteggere le gambe ed i piedi sospesi nel vuoto all&#8217;esterno e tutto il corpo dall&#8217;urto frontale dell\u2019acqua. Mettiamo a punto dei sedili di legno provvisori abbastanza comodi ed uno scudo trasparente molto arrotondato per proteggere gli uomini e non offrire all\u2019acqua una resistenza eccessiva. La parte pi\u00f9 complessa \u00e8 quella di garantire all&#8217;apparecchio una certa sensibilit\u00e0 di assetto longitudinale e di equilibrio generale pesi-spinte. <\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Abbiamo previsto la possibilit\u00e0 di allagare e vuotare due casse compenso a prua ed a poppa, pi\u00f9 una cassa di rapida immersione &#8211; come per i sommergibili &#8211; manovrabile con estrema rapidit\u00e0. Lo spostamento della acqua fra le due casse estreme e lo svuotamento di tutte \u00e8 stato previsto con aria compressa. Questa per\u00f2 non consente, per il suo eccesso di pressione, una regolazione sufficientemente graduale; \u00e8 subito chiaro che dovremo cambiare sistema e ricorrere a pompette elettriche. Nel frattempo sono arrivate le prime tre o quattro bussole di diverso tipo, ma abbiamo per tutte grosse difficolt\u00e0. Sull\u2019apparecchio sono immerse in un campo per esse impossibile, al centro di una massa metallica notevole ed in mezzo a correnti variabili in continuazione. Occorrer\u00e0 farne approntare una particolarmente schermata e compensata se non vogliamo scambiare il Nord con il Sud<\/em><\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo quasi quattro mesi i quattro componenti che costituiranno lo scafo sono pronti e passano un\u2019intera notte a montarli. Al mattino, esausti, vorrebbero arrendersi ma il <strong><span style=\"color: #008000;\">capotecnico Perfetti<\/span><\/strong>, con i due suoi aiutanti, non vogliono mollare. Dice &nbsp;\u00ab <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>non andremo via finch\u00e9 non avremo finito<\/em><\/span><\/strong> \u00bb. &nbsp;Ci riescono a mezzanotte ed il mezzo, sospeso in aria al cavo d&#8217;acciaio del carro ponte che lo trasporta verso la vasca di prova, sembra \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>un tozzo sigaro irto d&#8217;aculei e d\u2019ornamenti dissimmetrici<\/em><\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/messa-a-mare-siluro.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 messa-a-mare-siluro.jpg\" width=\"862\" height=\"575\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">messa a mare degli S.L.C.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo calano in acqua con religiosa cautela, come per un battesimo. \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Galleggia liberamente appena appruato d\u00ec qualche grado: primo sospiro di sollievo. Proviamo le eliche che girano regolarmente, mentre lo tratteniamo a braccia perch\u00e9 non parta in avanti. Poi allaghiamo le casse interne e lo vediamo sparire lentamente sotto acqua. Aprendo l&#8217;aria compressa vuotiamo le casse ed esso, docile, ritorna nella sua posizione iniziale. I controlli pi\u00f9 importanti sono gi\u00e0 fatti. Lo risolleviamo con la gru. Appena fuori dell\u2019acqua, prima delusione. Due perdite d&#8217;acqua notevoli sono chiaramente denunciate dalla ricaduta d&#8217;acqua verso l\u2019esterno di quella entrata durante l&#8217;immersione. Sembra una cosa banale, una cosa secondaria, ma noi sappiamo per esperienza quanto sia difficile ottenere la tenuta dei mezzi subacquei: ci coster\u00e0 certo un duro lavoro<\/em>.<\/span><\/strong>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; gi\u00e0 l&#8217;alba quando, dopo averlo coperto con un telone si precipitano al bar pi\u00f9 vicino al Balipedio per un mattiniero cappuccino con abbondante scorta di \u00ab brioches \u00bb.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine III parte \u2013 continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">@ copyright del testo dell&#8217;autore andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">@ immagini, se non diversamente attribuite,&nbsp; gentilmente concesse dall&#8217;Ufficio storico della Marina Militare<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n&#8211;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Bibliografia<br \/>\n<\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959<\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Elios Toschi, In Fuga oltre l\u2019Himalaia, Edizione EDIF, 1968<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV \/ I mezzi di assalto<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare<\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64753\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64775\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64885\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64895\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64966\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64967\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65136\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65166\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-21 maxbutton maxbutton-parte-ix\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/65146\"><span class='mb-text'>PARTE IX<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-22 maxbutton maxbutton-parte-x\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64969\"><span class='mb-text'>PARTE X<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-23 maxbutton maxbutton-parte-xi\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64970\"><span class='mb-text'>PARTE XI<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. ARGOMENTO:&nbsp;STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Toschi, Tesei, fisiologia subacquea, prototipo . 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