{"id":64642,"date":"2021-10-17T00:20:00","date_gmt":"2021-10-16T22:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=64642"},"modified":"2025-12-29T07:34:12","modified_gmt":"2025-12-29T06:34:12","slug":"evoluzione-delle-caldaie-nella-regia-marina-a-partire-dagli-anni-30-ed-in-servizio-nella-marina-militare-italiana-sino-agli-anni-60","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/64642","title":{"rendered":"Evoluzione delle caldaie nella Regia Marina a partire dagli anni &#8217;30 ed in servizio nella Marina militare italiana sino agli anni &#8217;60."},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a>\r\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: XX SECOLO<br>AREA: MOTORI&nbsp; NAVALI<\/span><\/strong><br>parole chiave: caldaie, Regia Marina, Marina Militare italiana<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Se esaminiamo gli ultimi cinquant\u2019anni di vita della propulsione a vapore nella Marina militare italiana, 1930 \u2013 1980, limitandoci alle sole navi di linea e maggiori, si possono identificare due \u201cfamiglie\u201d di apparati, quelle di concezione e matrice inglese (<strong><span style=\"color: #008000;\">caldaie&nbsp; Ammiragliato<\/span><\/strong>) adottate dalla Regia Marina italiana (RI), e quelle di matrice e concezione statunitensi, adottate dopo la guerra dalla Marina militare italiana&nbsp; (MMI), sia per le navi cedute dalla US Navy sia per le nuove costruzioni.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/babcok-and-wilcox-caldaia.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 babcok-and-wilcox-caldaia.png\" width=\"855\" height=\"958\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La&nbsp; prima&nbsp; \u201cfamiglia&nbsp; si&nbsp; riferisce&nbsp; alle&nbsp; caldaie&nbsp; triangolari&nbsp; (<strong><span style=\"color: #008000;\">definite&nbsp; Regia&nbsp; Marina<\/span><\/strong>)&nbsp; a&nbsp; due&nbsp; o&nbsp; tre collettori&nbsp; con surriscaldatore (per la definizione si consideravano solo i collettori collegati con il collettore superiore). Gli&nbsp; schemi&nbsp; seguenti&nbsp; &nbsp;riguardano&nbsp; l\u2019apice&nbsp; dello&nbsp; sviluppo&nbsp; prebellico&nbsp; della&nbsp; produzione&nbsp; italiana&nbsp; (30&nbsp; anni&nbsp; di evoluzione che alla fine segnava gi\u00e0 un distacco dalle altre Marine): una produzione segnata da una certa miopia dell\u2019industria, ma anche condizionata dalla scarsit\u00e0 nel Paese di acciai di elevata qualit\u00e0, scarsit\u00e0 ancora pi\u00f9 acuta&nbsp; per&nbsp; manufatti&nbsp; quali&nbsp; tubi&nbsp; e&nbsp; collettori&nbsp; (con&nbsp; il&nbsp; difficile&nbsp; passaggio&nbsp; per&nbsp; questi&nbsp; dalla&nbsp; chiodatura&nbsp; alla saldatura, che avrebbe permesso pressioni di esercizio pi\u00f9 elevate e macchine piu leggere). Per&nbsp; inciso&nbsp; la&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">sezione&nbsp; triangolare&nbsp; delle&nbsp; caldaie&nbsp; di&nbsp; concezione&nbsp; e&nbsp; matrice&nbsp; inglese<\/span><\/strong>&nbsp; derivava&nbsp; dalla&nbsp; pi\u00f9&nbsp; antica combustione a carbone, con la possibilit\u00e0 di alimentare la fornace in contemporanea da due fronti).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella Regia Marina, per ragioni di peso e spazio, le caldaie a due collettori erano prevalentemente destinate alle unit\u00e0 di pi\u00f9 piccolo dislocamento, come torpediniere e caccia, e quelle a tre collettori &#8211; comunque pi\u00f9 evolute&nbsp; &#8211;&nbsp; alle&nbsp; unit\u00e0&nbsp; maggiori.<\/span> <\/strong>&nbsp;Le&nbsp; grandi&nbsp; dimensioni&nbsp; di&nbsp; queste&nbsp; caldaie&nbsp; impedivano&nbsp; spesso&nbsp; \u2013&nbsp; nelle&nbsp; unit\u00e0 minori,&nbsp; l\u2019 installazione&nbsp; affiancata,&nbsp; e&nbsp; lo&nbsp; sviluppo&nbsp; in&nbsp; verticale,&nbsp; con&nbsp; le&nbsp; caldaie&nbsp; appoggiate&nbsp; praticamente&nbsp; in chiglia, impediva l\u2019uso di doppi fondi, importanti per la protezione subacquea ma anche&nbsp; per l\u2019eventuale uso come serbatoi nafta, con pesanti ripercussioni sull\u2019autonomia, fattore critico delle unit\u00e0 italiane.&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-1.png\" width=\"855\" height=\"482\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Schematicamente la caldaia \u00e8 costituita da collettori di acciaio, collegati tra loro da fasci di tubi di acciaio (per quanto possibile ad elevata resistenza);&nbsp; tra i fasci tubieri \u00e8 ricavata la camera di combustione rivestita internamente,&nbsp; soprattutto&nbsp; nelle&nbsp; zone&nbsp; non&nbsp; interessate&nbsp; da&nbsp; tubi,&nbsp; da&nbsp; uno&nbsp; o&nbsp; pi\u00f9&nbsp; strati&nbsp; di&nbsp; mattoni&nbsp; refrattari, sigillati con pasta refrattaria.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-2.png\" width=\"852\" height=\"512\">L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">acqua di alimento<\/span><\/strong> era mantenuta ad elevata pressione, ovviamente superiore alla pressione di esercizio della caldaia, tramite una apposita pompa di elevate caratteristiche ed affidabilit\u00e0, ed arrivava al collettore superiore tramite uno o pi\u00f9 tubi, collegati e terminati in modo da poter distribuire uniformemente&nbsp; l\u2019acqua di alimento, relativamente pi\u00f9 fredda di quella gi\u00e0 in ciclo nella caldaia. L\u2019esigenza fondamentale era quella di mantenere l\u2019acqua in caldaia a livello il pi\u00f9 possibile costante, agendo sulla mandata delle(e) pompa(e) di alimento: l\u2019operazione, controllata&nbsp; attraverso&nbsp; i&nbsp; livelli, fu&nbsp; via via oggetto di automazione.&nbsp; Risultavano pieni di acqua (liquido) sia i fasci tubieri che i collettori inferiori. Il calore trasmesso dalla camera di combustione ai fasci tubieri, nell\u2019operare la vaporizzazione dell\u2019acqua la&nbsp; metteva&nbsp; in&nbsp; movimento&nbsp; (effetto&nbsp; termosifone),&nbsp; obbligandola&nbsp; a&nbsp; salire&nbsp; nei&nbsp; tubi&nbsp; pi\u00f9&nbsp; esposti&nbsp; alla&nbsp; fiamma&nbsp; ed&nbsp; a scendere&nbsp; in&nbsp; quelli&nbsp; pi\u00f9&nbsp; lontani,&nbsp; relativamente&nbsp; pi\u00f9&nbsp; freddi. Al&nbsp; variare&nbsp; dell\u2019attivit\u00e0&nbsp; di&nbsp; combustione&nbsp; e&nbsp; della produzione di&nbsp; vapore,&nbsp; il&nbsp; numero di&nbsp; tubi&nbsp; (o&nbsp; meglio&nbsp; file di&nbsp; tubi) in&nbsp; cui&nbsp; si verificava&nbsp; il&nbsp; moto&nbsp; ascensionale poteva variare, in aumento o diminuzione. Per assicurare in qualsiasi modo la discesa verso i collettori inferiori, anche con forte&nbsp; attivit\u00e0 di combustione, e quindi con una numero maggiore di file di tubi impegnate nel moto ascensionale, le caldaie erano dotate di una serie di tubi di maggior diametro sistemati esternamente alla camera di combustione, se non addirittura all\u2019 esterno dell\u2019 involucro.&nbsp; &nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sistemazione tipica era molto seguita nelle caldaie di matrice statunitense, ma molto pi\u00f9 limitata nelle caldaie di matrice inglese, tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">ammiragliato<\/span><\/strong> (le caldaie definite \u201ctipo&nbsp; Ammiragliato\u201d&nbsp; devono&nbsp; il&nbsp; loro&nbsp; nome&nbsp; ad&nbsp; un&nbsp; centro&nbsp; della&nbsp; Royal Navy&nbsp; dedicato&nbsp; al&nbsp; loro&nbsp; studio&nbsp; e&nbsp; soprattutto&nbsp; alle&nbsp; loro&nbsp; prove. La Marina tedesca, al momento della sua ricostituzione come&nbsp; Reichsmarine tent\u00f2&nbsp; di&nbsp; replicare&nbsp; questo&nbsp; centro,&nbsp; sviluppando&nbsp; progetti&nbsp; e&nbsp; conducendo prove preliminari molto avanzate per le caldaie ad altissima pressione;&nbsp; il troppo precipitoso passaggio alla fase di produzione e l\u2019installazione a bordo di tali apparati, con la&nbsp; chiusura prematura di tale centro e la mancata funzione di centro di formazione, condussero a risultati disastrosi, come gli apparati montati sui caccia delle classi Z.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-yarrow-3.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-yarrow-3.png\" width=\"841\" height=\"605\">Lo schema&nbsp; 1-3 permette&nbsp; di&nbsp; valutare&nbsp; le&nbsp; grandi&nbsp; dimensioni&nbsp; e&nbsp; la&nbsp; complessit\u00e0&nbsp; della&nbsp; fornace,&nbsp; con&nbsp; relativi refrattari:&nbsp; corrispondeva&nbsp; anche&nbsp; alle&nbsp; caldaie&nbsp; installate&nbsp; sui&nbsp; transatlantici&nbsp; veloci&nbsp; costruiti&nbsp; in&nbsp; Italia&nbsp; nella&nbsp; stessa epoca. Il vapore prodotto si raccoglieva nella sommit\u00e0 del collettore superiore dal quale veniva prelevato tramite un sistema in grado di separare nel possibile, attraverso un percorso di centrifugazione, liquido da vapore. Il vapore cosi prelevato, vapore saturo, passava quindi al surriscaldatore che lo trasformava in gas perfetto; il surriscaldatore era diaframmato in modo da formare in pratica due camere separate, unite da un fascio ad U;&nbsp; il vapore saturo entrava dalla parte a temperatura inferiore, perch\u00e9 pi\u00f9 lontana dalla camera di combustione e&nbsp; veniva&nbsp; poi&nbsp; convogliato alla&nbsp; parte&nbsp; a&nbsp; temperatura&nbsp; maggiore per essere poi inviato agli utenti. E\u2019 importante sottolineare che l\u2019aria comburente, in questo tipo di&nbsp; caldaie, veniva&nbsp; inviata&nbsp; alla&nbsp; camera di combustione tramite&nbsp; le&nbsp; stesse&nbsp; aperture&nbsp; dei&nbsp; polverizzatori,&nbsp; diaframmate&nbsp; in&nbsp; modo&nbsp; da&nbsp; creare&nbsp; turbolenza, attraverso lo stesso locale&nbsp; caldaie&nbsp; che&nbsp; veniva&nbsp; mantenuto.&nbsp; per&nbsp; mezzo&nbsp; di&nbsp; potenti&nbsp; ventilatori&nbsp; (elettrici&nbsp; in avviamento e turboventilatori a regime) in leggera sovrappressione. La sovrappressione del locale serviva anche a limitare la possibilit\u00e0 dei ritorni di fiamma. Il&nbsp; combustibile&nbsp; veniva&nbsp; introdotto&nbsp; in&nbsp; camera &nbsp;di&nbsp; combustione&nbsp; attraverso&nbsp; polverizzatori&nbsp; meccanici,&nbsp; il&nbsp; pi\u00f9 largamente usato era il <strong><span style=\"color: #008000;\">t<\/span><span style=\"color: #008000;\">ipo Mejani<\/span><\/strong>, sistemati nella parte frontale delle caldaie e spruzzanti per opportuna miscelazione nella turbolenza appositamente creata nell&#8217;aria comburente.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">numero dei polverizzatori<\/span> <\/strong>in uso era&nbsp; variabile in funzione della&nbsp; potenza&nbsp; richiesta&nbsp; e,&nbsp; nel&nbsp; caso&nbsp; di&nbsp; andature&nbsp; ridotte,&nbsp; venivano&nbsp; accesi&nbsp; a rotazione&nbsp; per&nbsp; mantenere&nbsp; uniformit\u00e0&nbsp; di&nbsp; temperatura. Si&nbsp; utilizzava&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">nafta&nbsp; densa<\/span><\/strong>, che&nbsp; doveva&nbsp; essere preriscaldata con vapore a bassa pressione per renderla sufficientemente fluida, generalmente messa in pressione con pompe a vitoni; la polverizzazione avveniva tramite piastrine&nbsp; rimuovibili, con fori diversi a seconda dell\u2019 attivit\u00e0 di combustine richiesta:&nbsp;&nbsp; le piastrine tendevano a sporcarsi ed otturarsi rapidamente per&nbsp; la&nbsp; cristallizzazione&nbsp; della&nbsp; nafta,&nbsp; soprattutto&nbsp; quando&nbsp; di&nbsp; non&nbsp; eccelsa&nbsp; qualit\u00e0,&nbsp; ed&nbsp; il&nbsp; sistema&nbsp; obbligava a continui interventi manuali complicati e pericolosi, &nbsp;di sostituzione dei polverizzatori, per manutenzione e sostituzione delle piastrine. Questo tipo di apparato motore, per conformazione e materiali, risult\u00f2 notevolmente pesante, di notevoli dimensioni, soprattutto in pianta, penalizzando molto le costruzioni prebelliche italiane, in special modo le siluranti dove in molti casi non si potevano istallare caldaie affiancate (sistemazione per madiere) ma solo in successione (sistemazione per chiglia).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Prima&nbsp; di&nbsp; continuare&nbsp; questa&nbsp; breve&nbsp; descrizione&nbsp; delle &nbsp;ultime&nbsp; caldaie&nbsp; MMI,&nbsp; \u00e8 opportuno&nbsp; ricordare&nbsp; che&nbsp; nel progetto e nella storia di questi apparati per lungo tempo si confrontarono due scuole, quella dei tubi dritti e&nbsp; quella&nbsp; dei&nbsp; tubi curvi,&nbsp; via&nbsp; via&nbsp; sempre&nbsp; pi\u00f9 sagomati<\/span><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;adozione di&nbsp; tubi&nbsp; dritti&nbsp; rispondeva&nbsp; alla&nbsp; prioritaria esigenza&nbsp; di&nbsp; sostituire&nbsp; pi\u00f9&#8217;&nbsp; facilmente,&nbsp; anche&nbsp; con&nbsp; mezzi&nbsp; di&nbsp; bordo,&nbsp; tubi&nbsp; scoppiati&nbsp; ed&nbsp; usurati&nbsp; (eliminando perdite di vapore) in un&#8217;epoca in cui non erano disponibili materiali di alta qualit\u00e0, mentre l&#8217;adozione di tubi&nbsp; curvi&nbsp; e&nbsp; poi&nbsp; via&nbsp; via&nbsp; sagomati&nbsp; &#8211;&nbsp; certamente&nbsp; di&nbsp; difficile&nbsp; sostituzione&nbsp; &#8211;&nbsp; che&nbsp; permettono&nbsp; un&nbsp; maggio sfruttamento&nbsp; del&nbsp; calore&nbsp; in&nbsp; caldaia&nbsp; ed&nbsp; un&nbsp; efficace&nbsp; controllo&nbsp; del&nbsp; passaggio&nbsp; dei&nbsp; gas&nbsp; caldi&nbsp; di&nbsp; combustione corrisponde alla progressiva disponibilit\u00e0 di tubi di acciaio speciale e di alta resistenza al calore. La&nbsp; pratica&nbsp; di&nbsp; sostituzione&nbsp; dei&nbsp; tubi&nbsp; con&nbsp; soluzioni&nbsp; di&nbsp; emergenza&nbsp; ed&nbsp; addirittura&nbsp; con&nbsp; mezzi&nbsp; di&nbsp; bordo&nbsp; fu progressivamente abbandonata,&nbsp; sostituita dall&#8217; altrettanto complicata e difficile procedura di otturazione delle due estremit\u00e0 dei tubi usurati (operazione che comportava ovviamente lo spegnimento delle caldaie interessate, il loro raffreddamento e&nbsp; la&nbsp; loro&nbsp; ventilazione&nbsp; per accedere&nbsp; ai&nbsp; collettori). In pratica procedure che necessitavano di vari giorni continuativi, con pesanti ripercussioni sull&#8217; approntamento dell&#8217;unit\u00e0.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-babcok-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-babcok-1.jpg\" width=\"851\" height=\"959\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio al secondo tipo di&nbsp; caldaia,&nbsp; la&nbsp; &#8220;matrice&nbsp; statunitense&#8221;,&nbsp; post bellico,&nbsp; limitato&nbsp; ai&nbsp; tipi&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">FW,<\/span><\/strong>&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">Foster Wheeler<\/span><\/strong>, segn\u00f2 anche una profonda rivoluzione dell&#8217;industria italiana, colmando un gap tecnologico ultra ventennale.&nbsp; La&nbsp; FW&nbsp; apr\u00ec una filiale in Italia&nbsp; e&nbsp; tutti&nbsp; e&nbsp; tre&nbsp; i&nbsp; principali&nbsp; costruttori&nbsp; di&nbsp; caldaie acquisirono le relative licenze e si adeguarono alle stesse.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come&nbsp; si&nbsp; pu\u00f2&nbsp; notare&nbsp; dagli&nbsp; schemi&nbsp; successivi&nbsp; siamo&nbsp; di&nbsp; fronte&nbsp; a&nbsp; soluzioni&nbsp; strutturali&nbsp; e&nbsp; forme&nbsp; totalmente diverse da quelle gi\u00e0 trattate in precedenza.<\/span><\/strong> Si \u00e8 persa la conformazione a sezione&nbsp; \u201ctriangolare\u201d, e siamo di fronte a caldaie pi\u00f9 compatte, sviluppate relativamente in verticale, con ridotta superficie in pianta, nelle quali il miglior controllo del passaggio dei gas combusti permetteva di ridurre l&#8217;uso dei refrattari e quindi il peso&nbsp; della&nbsp; caldaia,&nbsp; mentre&nbsp; le&nbsp; ridotte&nbsp; dimensioni&nbsp; in&nbsp; pianta&nbsp; ne&nbsp; permettevano&nbsp; la&nbsp; sistemazione&nbsp; affiancate&nbsp; per madiere (in larghezza)&nbsp; anzich\u00e9&nbsp; per chiglia (lunghezza).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-4.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-4.png\" width=\"837\" height=\"419\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo schema viene riportato anche come riferimento ad altri tipi di caldaie adottati dalla US Navy (<strong><span style=\"color: #008000;\">per esempio nave Aviere e nave Artigliere avevano caldaie Babcock<\/span><\/strong>) ma il tipo maggiormente impiegato nella MMI fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo D a focolare singolo<\/span><\/strong>, ed a questo si fa riferimento per gli approfondimenti (schema 2-2)&nbsp;<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-5.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-5.png\" width=\"834\" height=\"470\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In&nbsp; questo&nbsp; caso&nbsp; i&nbsp; collettori&nbsp; inferiori&nbsp; erano&nbsp; uno&nbsp; a&nbsp; sezione&nbsp; circolare,&nbsp; cui&nbsp; faceva&nbsp; capo&nbsp; il&nbsp; fascio&nbsp; vaporizzatore principale,&nbsp; ed&nbsp; altri&nbsp; due,&nbsp; novit\u00e0&nbsp; assoluta&nbsp; per&nbsp; l&#8217;Italia,&nbsp; erano a&nbsp; sezione&nbsp; quadrata, ai quali erano&nbsp; collegati&nbsp; due&nbsp; fasci,&nbsp; vere proprie pareti di tubi vaporizzatori, esposte al calore di irraggiamento, che servivano anche per raffreddare un fianco ed il dorso della caldaia ed a ridurre l&#8217;uso di materiali refrattari. Esistevano&nbsp; poi&nbsp; due&nbsp; altri&nbsp; collettori&nbsp; quadrati,&nbsp; di&nbsp; entrata&nbsp; ed&nbsp; uscita&nbsp; del&nbsp; surriscaldatore,&nbsp; di&nbsp; cui&nbsp; tratteremo&nbsp; in seguito.&nbsp;La&nbsp; scelta&nbsp; dei&nbsp; collettori&nbsp; quadrati&nbsp; era&nbsp; dovuta&nbsp; alla&nbsp; maggiore&nbsp; facilit\u00e0&nbsp; di&nbsp; accesso&nbsp; e&nbsp; lavoro&nbsp; per&nbsp; la mandrinatura dei tubi e la tenuta dei numerosi portelli di ispezione. Con&nbsp; queste&nbsp; caldaie,&nbsp; di&nbsp; costruzione&nbsp; nazionale,&nbsp; le&nbsp; cui&nbsp; varianti&nbsp; trovarono&nbsp; largo&nbsp; impiego&nbsp; nella&nbsp; Marina mercantile ed in costruzioni per l&#8217;estero, si colm\u00f2 un gap industriale di miopia e disattenzione delle solite lobbies&nbsp; che&nbsp; dominarono&nbsp; le&nbsp; commesse&nbsp; del&nbsp; ventennio, i&nbsp; cui&nbsp; indirizzi&nbsp; la&nbsp; Regia Marina aveva&nbsp; inutilmente&nbsp; cercato&nbsp; di opporsi: tra il 1937 ed il 1940 si svilupparono una serie di studi del GN sugli apparati motore delle contemporanee costruzioni estere, a cominciare dai transatlantici che in realt\u00e0 tutti avevano apparati motore di derivazione militare.<\/p>\r\n<div class=\"mw-mmv-above-fold\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/regia-nave-Littorio.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 regia-nave-Littorio.jpg\" width=\"840\" height=\"541\">\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Regia Nave Littorio in navigazione durante le prove in mare nel 1937, in una foto degli archivi federali tedeschi. La propulsione era a vapore con quattro gruppi turboriduttori alimentati dal vapore di otto caldaie tipo Yarrow\/Regia Marina alimentate a nafta in cui l&#8217;acqua fluiva attraverso tubi riscaldati esternamente dai gas di combustione, sfruttando cos\u00ec il calore sprigionato dai bruciatori, quello dalle pareti della caldaia e quello dei gas di scarico. Questo tipo di caldaia era il modello standard per le caldaie di grosse dimensioni, grazie anche all&#8217;impiego di acciai speciali in grado di sopportare temperature elevate e allo sviluppo di moderne tecniche di saldatura. L&#8217;apparato motore era protetto da cilindri corazzati singoli per ogni caldaia e per ogni ventilatore, mediante coperture corazzate a distanza sul ponte superiore e da diaframmi corazzati alla base; il sistema di protezione era coordinato alla corazzatura di murata sovrastante e alle strutture sottostanti del triplo fondo. Il motore forniva una potenza massima di 130 000 CV e consentiva la velocit\u00e0 massima di 31 nodi, con un&#8217;autonomia a velocit\u00e0 media 20 nodi di 3 920 miglia. da wikipedia<\/span><\/strong><\/p>\r\n<\/div>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Costruzioni all&#8217;altezza dei tempi, caldaie dove temperature e pressioni erano molto elevate e comportarono l&#8217;adozione di accorgimenti costruttivi e, soprattutto, acciai speciali resistenti ad alte temperature, finalmente resi disponibili dall&#8217;industria nazionale. <strong><span style=\"color: #008000;\">Una grande novit\u00e0 fu la modalit\u00e0 con cui veniva&nbsp; introdotta&nbsp; in&nbsp; caldaia&nbsp; l&#8217;aria&nbsp; comburente che,&nbsp; prelevata dai ventilatori (elettrici e turbo), non veniva immessa in locale ma sospinta in una intercapedine che circondava tutta la caldaia. <\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In&nbsp; tal&nbsp; modo si&nbsp; ottennero&nbsp; i vantaggi di preriscaldare l&#8217;aria comburente, di contribuire al raffreddamento della struttura e quindi ridurre pesi e volumi di refrattari ed isolamenti, evitando la sovrappressione del locale caldaie. Di fatto reso pi\u00f9 abitabile per il personale ma anche di maggiore semplicit\u00e0 costruttiva eliminando le garitte di accesso che dovevano compensare la differenza di pressione con gli altri locali navi. Anche se concepito per altri fini (rendimento termico e riduzione pesi) \u00e8 evidente il contributo di tale sistemazioni per ridurre (anche se non&nbsp; eliminare) la contaminazione in ambiente dei locali in condizioni di guerra NBC.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-6.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-6.png\" width=\"856\" height=\"569\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto alla sequenza e percorsi dei fluidi, l&#8217;acqua di alimento, prima di essere immessa nel collettore superiore, percorreva un fascio di tubi alettati, detto <strong><span style=\"color: #008000;\">economizzatore<\/span><\/strong>, sistemato all&#8217;uscita della caldaia, verso il&nbsp; fumaiolo,&nbsp; che&nbsp; recuperava il calore dei&nbsp; gas allo scarico. Un fascio tubiero che era comunque molto sollecitato, dovendo sopportare le pressioni di spinta delle pompe di alimento, che ovviamente dovevano mandare ad una pressione superiore a quella di esercizio della caldaia (pressioni dell&#8217;ordine superiore dei 50 kg\/cmq). Come tutte le parti e componenti delle caldaie, occorre tener conto degli spostamenti per dilatazione, pi\u00f9 complicati e difficili da affrontare quando siamo in presenza di materiali di diversa natura. Come indicato nell&#8217;assonometria precedente nello schema 2-3, uno degli elementi costruttivi tipici di queste caldaie era la complessit\u00e0 del collettore superiore, assolutamente diverso dal caso della &#8220;matrice inglese&#8221;: <strong><span style=\"color: #008000;\">era condizione necessaria ed indispensabile che il vapore (saturo) prelevato per il passaggio nel surriscaldatore fosse privo di gocce d&#8217;acqua allo stato liquido<\/span><\/strong>. L&#8217;eliminazione dell&#8217;acqua trascinata dal vapore saturo avveniva obbligando il vapore stesso ad un tortuoso percorso, prima attraverso dei <strong><span style=\"color: #008000;\">separatori a ciclone<\/span><\/strong> (separazione centrifuga) e poi attraverso <strong><span style=\"color: #008000;\">filtri a lamelle<\/span><\/strong> (separazione meccanica). Il <strong><span style=\"color: #008000;\">surriscaldatore<\/span><\/strong> era&nbsp; costituito&nbsp; da&nbsp; due&nbsp; fasci&nbsp; di&nbsp; tubi&nbsp; ad&nbsp; U,&nbsp; sistemati&nbsp; orizzontalmente,&nbsp; intestati&nbsp; su&nbsp; collettori quadrati posizionati parallelamente in verticale.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questa era una delle grandi differenze rispetto ai surriscaldatori delle caldaie della Regia Marina, che generalmente avevano un unico collettore diviso longitudinalmente in due camere grazie ad un diaframma.<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-7.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-7.png\" width=\"1042\" height=\"580\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale sistemazione permetteva l&#8217;adozione di materiali differenziati, pi\u00f9 idonei come, nel caso in esame, il <strong><span style=\"color: #008000;\">collettore di uscita<\/span><\/strong>, a pi\u00f9 elevata temperatura, era costruito in acciaio al cromo-molibdeno. In questi tipi di caldaie, e direi ad ulteriore complicazione ed affollamento del collettore&nbsp; superiore, era sistemato&nbsp; un&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">de-surriscaldatore<\/span><\/strong>,&nbsp; costituito&nbsp; da&nbsp; un&nbsp; tubo&nbsp; ad&nbsp; U&nbsp; posizionato&nbsp; nella&nbsp; parte&nbsp; bassa&nbsp; per&nbsp; tutta&nbsp; la lunghezza del collettore, in modo da rimanere sempre immerso nel liquido. Tale apparecchiatura aveva una duplice funzione: la pi\u00f9 importante era quella di mantenere costantemente un flusso di vapore attraverso il surriscaldatore, anche nel caso di variazioni di andatura e fermata dei principali utenti, le motrici.&nbsp;&nbsp; Era necessario preservare il surriscaldatore, posizionato nella zona pi\u00f9 critica della caldaia: il passaggio del vapore saturo attraverso il surriscaldatore aveva il compito di assorbire calore ed esercitava una funzione refrigerante nei confronti del fascio tubiero, posizionato in un ambiente con temperature oscillanti tra 900 e 1200*C. La seconda funzione del de-surriscaldatore, operativa, era quella di abbassare&nbsp; la&nbsp; temperatura&nbsp; di&nbsp; parte&nbsp; del surriscaldato&nbsp; (da&nbsp; 450\u00b0C&nbsp; a&nbsp; circa&nbsp; 300\u00b0C) tramite una valvola riduttrice a circa 30 kg\/cmq. Tali misure sul ciclo portavano a condizioni ottimali del vapore destinato all&#8217;azionamento dei macchinari ausiliari, permettendo che gli stessi fossero di costruzione pi\u00f9 leggera senza dover sempre ricorrere ad acciai speciali e strutture rinforzate; questa misura comportava comunque un miglioramento del rendimento del ciclo; il&nbsp; calore&nbsp; in&nbsp; eccesso&nbsp; veniva&nbsp; in&nbsp; tal&nbsp; modo&nbsp; recuperato&nbsp; cedendolo&nbsp; all&#8217; acqua&nbsp; di&nbsp; alimento&nbsp; in&nbsp; cui&nbsp; il de-surriscaldatore era immerso.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/caldaia-8.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 caldaia-8.png\" width=\"868\" height=\"575\"><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schema indicato, con il particolare del riscaldatore nafta, si riferisce al periodo sino agli anni &#8217;70, quando il<strong><span style=\"color: #008000;\"> combustibile per le caldaie navali<\/span><\/strong> (diverso e pi\u00f9 \u201craffinato\u201d da quello delle unit\u00e0 mercantili, in quanto pi\u00f9 fluido) era il <strong><span style=\"color: #008000;\">Navy Twenty Point<\/span><\/strong> (codifica NATO) sostituito poi, in fase finale dell\u2019era del vapore, dal gasolio, non&nbsp; tanto&nbsp; come&nbsp; misura&nbsp; ecologica&nbsp; ma da esigenze di standardizzazione logistiche di \u201ccombustibile unico\u201d. Anche se di breve durata, si tratt\u00f2 di un passaggio sostanziale, con importanti modifiche al ciclo ed alla condotta delle caldaie e degli apparati ausiliari.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Considerazioni sui rendimenti e la rischiosit\u00e0 di questi tipi di caldaie<\/span><\/strong><\/span><br>Il passaggio dalle <strong><span style=\"color: #008000;\">caldaie di \u201cmatrice inglese\u201d Tipo RM\/MMI<\/span><\/strong> alle <strong><span style=\"color: #008000;\">caldaie di \u201cmatrice statunitense\u201d Tipo FW<\/span><\/strong>, standardizzato sulle unit\u00e0 &nbsp;MMI della&nbsp; ricostruzione post bellica, fu reso possibile dall\u2019introduzione nell\u2019industria nazionale di nuove tecnologie, nuovi impianti, nuove tecniche di lavorazione e dal costante miglioramento delle caratteristiche meccaniche e metallurgiche dei materiali resi disponibili dalla siderurgia nazionale per la costruzione dei generatori di vapore. Il ricorso a materiali importati fu minimo e ridotto a casi di economia di scala nella richiesta, tale da non giustificare l\u2019avvio di una produzione nazionale anche se ne esisteva la possibilit\u00e0 (ad esempio casi isolati di pannelli di acciaio&nbsp; al cromo per il convogliamento dei gas di scarico). Le nuove caldaie permisero aumenti di rendimenti sino a valori prossimi sino allo&nbsp; 0,9 , grazie ad uno sfruttamento&nbsp; ottimale&nbsp; del&nbsp; calore&nbsp; sviluppato,&nbsp; per&nbsp; l\u2019aumentata&nbsp; pressione&nbsp; del&nbsp; flusso&nbsp; di&nbsp; aria&nbsp; comburente, diminuzione delle sezioni di passaggio dei gas combusti, riduzione del volume delle camere di combustione (o fornaci), aumento nella percentuale di superficie riscaldante irradiata, incremento della velocit\u00e0 dei gas combusti, tutti fattori che comportano l\u2019aumento del coefficiente di trasmissione del calore.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caldaie risultarono meno ingombranti anche per l\u2019adozione di bruciatori molto efficienti che permettevano di bruciare efficientemente grandi quantit\u00e0 di combustibile (all\u2019 epoca nafta), molto compatti ed in grado di adeguarsi rapidamente alle richieste per variazione di andatura (di cui le pi\u00f9 pericolose erano quelle in riduzione). Le caldaie stesse \u2013 per i ridotti volumi di acqua in ciclo \u2013 potevano adeguarsi rapidamente alle necessit\u00e0 di produzione di vapore. In&nbsp; base&nbsp; alla&nbsp; tardiva&nbsp; conoscenza&nbsp; delle&nbsp; esperienze&nbsp; tedesche e sufficiente&nbsp; edotti&nbsp; dei&nbsp; tentativi&nbsp; statunitensi, esistevano&nbsp; conoscenze&nbsp; e&nbsp; condizioni&nbsp; teorico\/tecniche per ulteriore miglioramento delle prestazioni dei generatori, sia come&nbsp; processo&nbsp; sia&nbsp; in&nbsp; relazione&nbsp; alla&nbsp; sempre&nbsp; nuova&nbsp; e&nbsp; migliore disponibilit\u00e0 dei&nbsp; materiali impiegabili. In realt\u00e0 la MMI punt\u00f2 sull\u2019affidabilit\u00e0 e durata, visto che tali teorici miglioramenti si sarebbero tradotti oltre che in un incremento dei costi di acquisizione ed installazione ed una complessit\u00e0 dei circuiti e delle&nbsp; installazioni non sempre&nbsp; favorevole in&nbsp; una&nbsp; unit\u00e0&nbsp; militare&nbsp; e&nbsp; negli&nbsp; spazi&nbsp; disponibili,&nbsp; oltretutto&nbsp; con maggiori difficolt\u00e0 di condotta.&nbsp;&nbsp;<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/nave-impavido-1-1024x607.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 nave-impavido-1-1024x607.jpg\" width=\"1024\" height=\"607\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La classe Impavido deriv\u00f2 dalla precedente classe Impetuoso di cui conservavano le linee generali dello scafo, ma con dislocamento e dimensioni leggermente incrementati, ampiamente automatizzate, sia nei sensori di scoperta, e negli impianti d&#8217;arma, che nell&#8217;apparato motore, e avevano una notevole stabilit\u00e0 di piattaforma, essendo dotate fra l&#8217;altro di ben tre coppie di pinne stabilizzatrici Denny Brown, e duttilit\u00e0 d&#8217;impiego, che le rendeva idonee ad operare in missioni di scorta al naviglio mercantile, e particolarmente adatte alla lotta antiaerea e antisommergibili. La propulsione era a vapore con quattro caldaie Foster Wheeler alimentate inizialmente a nafta, e due turbine collegati agli assi delle due eliche mediante due gruppi turboriduttori. L&#8217;apparato motore forniva una potenza di 70 000 hp, consentendo una velocit\u00e0 massima di 34 nodi ed un&#8217;autonomia di 5 000 miglia a 16 nodi.<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nelle caldaie <strong><span style=\"color: #008000;\">Foster Wheeler tipo D<\/span><\/strong>, e nel ciclo illustrato, le prestazioni raggiunte rendevano la condotta difficoltosa nelle continue variazioni tipiche di una nave militare, ed imponevano grande specializzazione ed esperienza da parte del personale addetto ed il continuo adeguamento delle apparecchiature di controllo, automazione e sicurezza. Come semplice riferimento ed esempio di queste difficolt\u00e0 tipiche dell\u2019impiego navale militare delle caldaie imbarcate sui cacciatorpediniere, basta ricordare che il collettore superiore, a livello, conteneva circa 1000 Kg di acqua e che un improvviso consumo e la diminuzione di livello corrispondente a soli 400 Kg portava a scoprire i legamenti dei&nbsp; primi&nbsp; fasci&nbsp; vaporizzatori, con gravi problemi di surriscaldamento e pericoli di avarie ed inutilizzazione della caldaia. Il tempo per vaporizzare 500 Kg di acqua era di circa 20\u201d, e tale era quindi il lasso di tempo a disposizione degli operatori non solo per percepire la diminuzione di livello ma anche per attuare i provvedimenti necessari e ripristinare i livelli. Un minimo di ritardo, ed un sempre possibile errore, avrebbe compromesso irrimediabilmente la&nbsp; caldaia.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non&nbsp; bastava&nbsp; certo&nbsp; dotare&nbsp; la&nbsp; caldaia&nbsp; di automatismi capaci di intervenire in tempi infinitesimi per agire su diversi fattori ed azioni (regolazione dell\u2019alimento, flusso d\u2019aria, combustibile) per ottimizzare ed adeguare la combustione, ma bisognava contare su&nbsp; personale allenato a gestire in qualsiasi modo l\u2019operazione. <\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le evoluzioni dell\u2019era del vapore hanno sempre giocato su fattori multipli e valori infinitesimali che portavano al miglioramento del ciclo, a maggiori rendimenti e pertanto ad una apparente diminuzione dei costi operativi (anche se a fronte di una maggiorazione dei costi costruttivi). Questa fu la strada seguita molto anticipatamente, forse precipitosamente, dalla Reichsmarine e poi \u2013 dopo le prime crisi energetiche \u2013 dagli armatori privati. Tipico \u00e8 il caso degli spillamenti progressivi di vapore durante l\u2019espansione che, anzich\u00e9 andare a cedere il suo contenuto termico nel condensatore, lo riportava direttamente nell\u2019acqua di alimento, ma l\u2019implementazione di tali processi ha portato a tante e tali complicazioni nell\u2019impianto (maggiori&nbsp; tubolature,&nbsp; preriscaldatori,&nbsp; valvole,&nbsp; automatismi,&nbsp; ecc.) tali da non renderli convenienti per impianti navali (militari), primariamente per ragioni di peso ed ingombro, secondariamente per ragioni di manutenzione.<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Giancarlo Poddighe<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: MOTORI&nbsp; NAVALIparole chiave: caldaie, Regia Marina, Marina Militare italiana. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all\u2019estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. 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