{"id":61604,"date":"2021-07-10T00:20:38","date_gmt":"2021-07-09T22:20:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=61604"},"modified":"2023-06-01T22:15:39","modified_gmt":"2023-06-01T20:15:39","slug":"la-nave-di-faro-il-bowesfield-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/61604","title":{"rendered":"Il relitto della nave di Torre Faro: il piroscafo Bowesfield &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: green;\">ARGOMENTO: RELITTI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: green;\">PERIODO: XIX SECOLO&nbsp;<br \/>\nAREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; SICILIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Bowesfield<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Identificare un relitto non \u00e8 sempre facile. Ci vuole molto lavoro di archivio seguito da immersioni a volte al limite del possibile. Oggi <strong><span style=\"color: #008000;\">Vincenzo Striano<\/span><\/strong> ci racconta la storia dell\u2019identificazione dei resti della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Bowesfield<\/strong><\/span>, uno dei relitti dello stretto di Messina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/FOTO-SUB-02-V.-STRIANO-1024x577.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 FOTO-SUB-02-V.-STRIANO-1024x577.jpg\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un relitto che era senza nome<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL&#8217;identificazione del relitto di Torre Faro \u00e8 stata realizzata per gradi, grazie alle risposte date ad alcuni interrogativi che riguardavano i relitti di due differenti piroscafi, affondati nelle acque nella periferia nord di Messina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andiamo per ordine. Sui fondali delle acque antistanti la <strong><span style=\"color: #008000;\">chiesa di Torre Faro<\/span><\/strong>, un borgo di pescatori a nord di Messina, si trovano due relitti: il primo ridotto a pochi resti \u00e8 denominato dai locali <span style=\"color: #000000;\">il <\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong><em>relittino<\/em><\/strong><\/span> e si trova a qualche decina di metri a nord della chiesa. Il <strong><em><span style=\"color: #008000;\">relittino<\/span><\/em><\/strong> consta di poche ossature della nave e presenta resti sparsi del carico tra i 10 ed i 30 metri di profondit\u00e0. Il secondo relitto si trova invece a circa un centinaio di metri di distanza, verso sud, ed appare in buono stato, adagiato in assetto di navigazione dai 30 ai 70 metri di profondit\u00e0 lungo un fondale di ghiaia e sabbia piuttosto ripido come diffusamente rilevabile su ambo le sponde dello Stretto. Il secondo relitto, quello pi\u00f9 profondo, \u00e8 chiamato tradizionalmente dai pescatori di Faro <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>U vapuri inglesi<\/em><\/strong><\/span>. Ma andiamo per ordine. In passato, veniva erroneamente pensato che questo relitto pi\u00f9 profondo fosse quello del vapore britannico <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Am\u00e9rique<\/span>,<\/em><\/strong> che dopo essere spiaggiato era scivolato lontano da costa per via della forte inclinazione dei fondali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune vecchie cartoline, pubblicate anche nella splendida raccolta \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Saluti da Messina, la citt\u00e0 antica<\/span><\/strong>\u201d di Vincenzo Pugliatti e Franz Riccobono, ritraggono chiaramente la nave arenata sulla spiaggia di Torre Faro: in una di queste, sulla prua della nave \u00e8 leggibile il nome <strong><span style=\"color: #008000;\">Am\u00e9rique<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 653px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/CARTOLINA-SALUTI-DA-MESSINA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 CARTOLINA-SALUTI-DA-MESSINA.jpg\" width=\"653\" height=\"416\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cartolina \u201cSaluti da Messina, la citt\u00e0 antica\u201d di Vincenzo Pugliatti e Franz Riccobono<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure style=\"width: 763px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DETTAGLIO-CARTOLINA-SALUTI-DA-MESSINA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DETTAGLIO-CARTOLINA-SALUTI-DA-MESSINA.jpg\" width=\"763\" height=\"519\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dettaglio cartolina \u201cSaluti da Messina\u201d in cui si legge la scritta Amerique<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recuperando notizie sulla nave<strong><span style=\"color: #008000;\"> Am\u00e9rique <\/span><\/strong>mostrata sulla cartolina, che era spiaggiata il 24 marzo del 1904, scopriamo che era un piroscafo, varato il 15 novembre 1879 a Dumbarton (Scozia) per la compagnia Fraissinet di Marsiglia: batteva quindi bandiera francese e non inglese. Era lunga 94,04 metri per 11 di larghezza. Una ricerca negli archivi delle biblioteche ha permesso di recuperare il numero della <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Gazzetta di Messina e delle Calabrie<\/em><\/strong><\/span> dove si racconta la vicenda del suo affondamento. La nave era partita da Marsiglia con un carico di merci varie: 200 sacchi di caff\u00e8, terraglie, oli minerali, farina, tessuti e cotone; la nave era diretta al Pireo, ma imboccando lo Stretto di Messina venne speronata dal piroscafo <strong><span style=\"color: #008000;\">Solferino<\/span><\/strong>, della <strong><span style=\"color: #008000;\">Navigazione Generale Italiana<\/span><\/strong>. La falla prodottasi nello scafo costrinse il comandante <span style=\"color: #008000;\"><strong>August Sanch\u00e9<\/strong><\/span> a dirottare la nave sulla spiaggia di Torre Faro, dove si aren\u00f2. Ci domandammo quindi se poteva essere veramente il relitto profondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;analisi dei documenti emerse per\u00f2 che l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Amerique<\/span><\/strong> batteva bandiera francese e non inglese e, esaminando la foto, valutammo che l\u2019occhio di cubia dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>A<\/em><em>meriqu<\/em>e<\/span><\/strong> era molto pi\u00f9 vicino alla coperta di quello del relitto pi\u00f9 profondo di Torre Faro che era invece pi\u00f9 in basso.<\/p>\n<figure style=\"width: 675px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/COMPARAZIONE-OCCHIO-DI-CUBIA-AMERIQUE-BOWESFIELD.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 COMPARAZIONE-OCCHIO-DI-CUBIA-AMERIQUE-BOWESFIELD.jpg\" width=\"675\" height=\"377\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Comparazione occhio di cubia Amerique-Bowesfield<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimensione misurata del relitto era inoltre di quasi venti metri pi\u00f9 corta di quella (di provenienza non conosciuta e di veridicit\u00e0 da appurare) indicata sul sito <a href=\"http:\/\/www.wrecksite.eu\">www.wrecksite.eu<\/a>, dove per\u00f2 gli altri dati esposti coincidevano con quelli reali della <strong><span style=\"color: #008000;\">Am\u00e9rique<\/span><\/strong><em>. <\/em>Un bel mistero<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre il relitto della nave di Torre Faro si trova a sud della chiesa, mentre il piroscafo francese, come visibile sulla cartoline, si aren\u00f2 a nord dell\u2019edificio. Di fatto la posizione dei resti sparsi del <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>relittino<\/em><\/strong><\/span>, coincidono con la posizione <em>dell&#8217;<\/em><span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Am\u00e9rique <\/em><\/strong><\/span><em>e, <\/em>fra i resti del carico del <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>relittino<\/em><\/strong>&#8211;<strong><em>Amerique<\/em><\/strong><\/span>, sono visibili alcune tegole, con incisa la provenienza dalla ditta dei <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Fratelli Guichard<\/em><\/strong>, <\/span>di <span style=\"color: #008000;\"><strong><em>S\u00e9on-St-Henry<\/em><\/strong><\/span><strong><em>,<\/em><\/strong> vicino Marsiglia, famosa a fine \u2018800 anche per il leone del suo marchio.<\/p>\n<figure style=\"width: 849px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/TEGOLA-CARICO-AMERIQUE.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 TEGOLA-CARICO-AMERIQUE.jpg\" width=\"849\" height=\"531\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una delle tegole del carico dell\u2019Amerique\u2013 Foto di Pietro Grioli<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta stabilito che il relittino \u00e8 quello dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Amerique<\/span><\/strong>, ci domandammo se il relitto pi\u00f9 profondo, a sud della Chiesa, fosse quello della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Solferino<\/strong><\/span> con cui il piroscafo francese era entrato in collisione. L\u2019articolo pubblicato il 25 marzo 1904 sulla <strong><span style=\"color: #008000;\">Gazzetta di Messina<\/span> <span style=\"color: #008000;\">e delle Calabrie<\/span><\/strong> sembr\u00f2 per\u00f2 smentire questa ipotesi, riportando che la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Solferino<\/strong><\/span>, sulla quale erano stati imbarcati sei marinai della <strong><span style=\"color: #008000;\">Am\u00e9rique<\/span><em>,<\/em><\/strong> rest\u00f2 per pi\u00f9 di un\u2019ora in balia delle correnti, e poi fece rotta per Messina.<\/p>\n<table style=\"height: 480px;\" width=\"615\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/GAZZETTA-MESSINA-E-CALABRIE-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GAZZETTA-MESSINA-E-CALABRIE-1.jpg\"><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/GAZZETTA-MESSINA-E-CALABRIE-2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GAZZETTA-MESSINA-E-CALABRIE-2.jpg\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 25-26 marzo 1904<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca negli archivi storici del <strong><span style=\"color: #008000;\">Miramar Ship Index<\/span><\/strong> conferm\u00f2 un ulteriore risultato definitivo; sebbene la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Solferino<\/strong> <\/span>fosse in origine un piroscafo inglese, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Carlton Tower<\/span><em>, <\/em><\/strong>ID No 1085054, varato il 10 agosto del 1881 dal cantiere Wigham Richardson &amp; Co<strong><em>, <\/em><\/strong>di Low Walker, nel 1881, e poi ceduto a Genova nel 1888 agli armatori <span style=\"color: #008000;\"><strong>Schiaffino &amp; Solari<\/strong><\/span> e successivamente alla <span style=\"color: #008000;\"><strong>Navigazione Generale Italiana<\/strong><\/span> nel 1891, la nave era per\u00f2 affondata il 15 maggio 1914 lungo le coste meridionali del Mediterraneo, a 20 miglia nautiche ad Ovest di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Sollum<\/strong> <\/span>nei pressi del confine tra Egitto e Libia. Il mistero permaneva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\"><strong>Finalmente la Bowesfield!<br \/>\n<\/strong><\/span>Avendo escluso che il relitto di Tore Faro sui fondali a sud della Chiesa fosse la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Solferino<\/strong><\/span>, bisognava indirizzare le ricerche sulla storia di un\u2019altra nave, di presunta costruzione alla fine del 1800 (deduzione derivante dalle forme dello scafo). Secondo voci diffuse fra la popolazione locale, dal relitto anni fa era stata asportata una targa. Secondo queste voci sulla targa sarebbe riportato <span style=\"color: #008000;\"><strong>Richardson &amp; Duck<\/strong><\/span> (o qualcosa di simile) e <span style=\"color: #008000;\"><strong>Stockton on Tees<\/strong><\/span>. Secondo altre voci, si pensa basate su reperti fotografici, sembra che sulla targa asportata ci fosse anche scritto <strong><span style=\"color: #008000;\">Yard 263<\/span><\/strong> e <span style=\"color: #008000;\"><strong>1881<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/GAZZETTA-MESSINA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 GAZZETTA-MESSINA.jpg\" width=\"682\" height=\"620\"><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, ben tre giornali italiani del tempo riportano l\u2019evento di un naufragio a Torre Faro: <span style=\"color: #008000;\"><strong>la Gazzetta di Messin<\/strong><em><strong>a<\/strong><\/em><\/span> del 22-23 Maggio 1892, <span style=\"color: #008000;\"><strong>L\u2019Imparziale<\/strong> <\/span>del 25 maggio 1892 e <span style=\"color: #008000;\"><strong>Politica e Commercio<\/strong> <\/span>del 23 maggio. Secondo questi quotidiani la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Bowesfield<\/strong><\/span> (chiamata, tuttavia, rispettivamente Bovvesfield, Bouvesfl\u00e9ld e Bomesfield) il 21 maggio 1892 urt\u00f2 gli scogli di Punta Peloro, al Faro, restando gravemente danneggiata e affondando. Secondo gli stessi giornali il mercantile<b><i>&nbsp;<\/i><\/b>portava un carico di carbone da Swansea ad Ancona (Bari per l\u2019Imparziale).<\/p>\n<table style=\"height: 236px;\" width=\"596\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/LIMPARZIALE.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 LIMPARZIALE.jpg\" width=\"311\" height=\"256\"><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/POLITICA-E-COMMERCIO.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 POLITICA-E-COMMERCIO.jpg\" width=\"246\" height=\"218\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti britanniche confermarono che il carico era proprio carbone e che la nave era diretta ad Ancona. L\u2019evento fu seguito e raccontato dalla cronaca inglese. Dal <span style=\"color: #008000;\"><strong>Northern Echo<\/strong> <\/span>apprendemmo che la collisione con le rocce avvenne alle 22.30 e che il Comandante <span style=\"color: #008000;\"><strong>George Bayley<\/strong><\/span>&nbsp; volontariamente diresse la prua della nave verso la costa, cercando cos\u00ec di salvarla.<\/p>\n<figure style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/FOTO-COMANDANTE-BAYLEY.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 FOTO-COMANDANTE-BAYLEY.png\" width=\"200\" height=\"274\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Foto del Comandante Bayley<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la testata <span style=\"color: #008000;\"><strong>Liverpool Mercury<\/strong><\/span>, il 25 maggio 1892, i palombari, sebbene ostacolati dalla forte corrente, individuarono nella stiva 1, a sinistra, una falla di circa 5 metri per 1, in cui si era incastrata una roccia lunga un metro. Il 31 maggio la situazione venne definita<span style=\"color: #008000;\"><strong> \u201csenza speranza\u201d<\/strong>. <\/span>Il 17 agosto sempre il <strong>L<span style=\"color: #008000;\">iverpool Mercury<\/span><\/strong> riport\u00f2 che, mentre era in corso un tentativo di recupero, i ponti si spezzarono e tutte le speranze di riportarla a galla svanirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche sui giornali italiani trovammo traccia del tentativo di recupero svolto da quattro palombari del piroscafo <span style=\"color: #008000;\"><strong>Utile<\/strong><\/span>. Si pu\u00f2 ragionevolmente supporre che l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Utile<\/span><em>,<\/em><\/strong> adibito al recupero di navi cui fanno riferimenti gli articoli, fosse quello utilizzato dalla <span style=\"color: #008000;\"><strong>Impresa Genovese di Salvataggi Marittimi<\/strong><\/span> gestita dalla ditta <strong><span style=\"color: #008000;\">Baghino Giuseppe e Figli<\/span><\/strong> di Genova. Questa ditta si era distinta solo tre anni prima per il recupero della nave inglese <span style=\"color: #008000;\"><strong>Sultan<\/strong><\/span>, una corazzata a tre alberi che era naufragata il 15 marzo 1889 a Malta, e per aver recuperato a Messina nel 1911, il <span style=\"color: #008000;\"><strong>San Giorgio<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nostre ricerche negli archivi confermarono quindi l\u2019esistenza del <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Bowesfield<\/span><\/strong><em>,<\/em><\/strong> (scafo numero 263) costruito nel cantiere <span style=\"color: #008000;\"><strong>Richardson, Duck &amp; Co. (gi\u00e0<\/strong> <strong>South Stockton Iron Ship-Building Co.<\/strong>)<\/span> di Thornaby (citt\u00e0 sita sull\u2019altra sponda del fiume Tees rispetto a Stockton).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <span style=\"color: #008000;\"><strong>Bowesfield<\/strong><\/span>, varata il 16 novembre 1880 e completata nel successivo mese dicembre, risult\u00f2 nelle fonti inglesi affondata a <strong><span style=\"color: #008000;\">Faro Point<\/span><\/strong> il 22 maggio 1892. La data 1881, iscritta sulla targa asportata dalla nave, avrebbe quindi potuto riferirsi al viaggio inaugurale o a qualche altra occasione ufficiale, successiva al completamento della nave. Altra ipotesi \u00e8 che il completamento della nave fosse stato previsto per l\u2019inizio del 1881, pertanto la targa sarebbe stata fusa con quella indicazione, ma la nave fu invece completata con qualche giorno di anticipo, nel dicembre 1880.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/SCHEDA-DELLA-NAVE-BOWES.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 SCHEDA-DELLA-NAVE-BOWES.jpg\" width=\"616\" height=\"197\">La nave cargo apparteneva ad una piccola societ\u00e0 armatrice, fondata a <strong><span style=\"color: #008000;\">Stockton<\/span><\/strong> da <strong><span style=\"color: #008000;\">F. Binnington<\/span><\/strong> ed altri soci, nel 1878, con l\u2019acquisto dallo stesso cantiere <em>Richardson, Duck &amp; Co<\/em>. della <strong><span style=\"color: #008000;\">Ashfield<\/span><\/strong><em>,<\/em> di 1537 tons. In seguito furono acquisite la <strong><span style=\"color: #008000;\">Bowesfield<\/span><\/strong> nel 1880, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Driffield<\/span><\/strong> nel 1882, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Elmfield<\/span><\/strong> nel 1883 e la <strong><span style=\"color: #008000;\">Fairfield<\/span><\/strong> nel 1884; tutte queste navi avevano pi\u00f9 o meno lo stesso tonnellaggio (range: 1.650 \u00b110%).<\/p>\n<figure style=\"width: 674px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/FOTO-DELLA-ELMFIELD.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 FOTO-DELLA-ELMFIELD.jpg\" width=\"674\" height=\"401\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Elmfield della flotta Binnington, una nave costruita dallo stesso cantiere e per lo stesso armatore della Bowesfield: sono numerosi i dettagli del piroscafo in comune con la nave di Faro.<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019aggiunta delle pi\u00f9 grandi <strong><span style=\"color: #008000;\">Glenfield<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Castlefield<\/span><\/strong> (notate la comune desinenza <em>field<\/em>, tanto da originare il nome <em>Field SS Co<\/em>. per la societ\u00e0 armatrice) la flotta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Binnington<\/span><\/strong> raggiunse il suo massimo sviluppo (sette unit\u00e0) nel 1891. Ma gi\u00e0 quattro anni dopo la flotta si ridusse a quattro sole unit\u00e0 e la compagnia fu rilevata da <strong><span style=\"color: #008000;\">E. Aston<\/span><\/strong>, che vendette alcune navi e, nei dieci anni successivi, acquist\u00f2 la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Holmfield<\/strong>, la <strong>Inglefield,<\/strong> la <strong>Kingfield <\/strong>e la <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Lynfield<\/span><em>.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Schell Registers and British Ocean Tramps di P. N. Thomas<\/span><\/strong>, nel 1914 due sole navi erano ancora in servizio, ma nel 1917 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Kingfield<\/span><\/strong> venne venduta a B. J. Sutherland e la <strong><span style=\"color: #008000;\">Linfield<\/span><\/strong> (secondo British Merchant Ships Sunk by U-boat in World War One di A. J. Tennent) venne affondata, mentre era in viaggio da Cardiff ad Alessandria, dal sottomarino tedesco <strong><span style=\"color: #008000;\">U-35<\/span><\/strong>, 32 miglia a sudest di Malta. La compagnia delle <span style=\"color: #008000;\"><strong>field<\/strong><\/span> non sopravvisse quindi alla Prima Guerra Mondiale, ma alcune delle sue navi sono ancora oggi nelle acque del Mediterraneo.&nbsp;Dai registi degli USA, emerge inoltre, che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Bowesfield, <\/span><\/strong>negli anni fra il 1887-1892, fece scalo anche oltreoceano.<\/p>\n<figure style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/REGISTRO-MYSTIC-SEAPORT.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 REGISTRO-MYSTIC-SEAPORT.jpg\" width=\"630\" height=\"672\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Estratto dal registro del \u201cMystic Seaport, The Museum of Americ and the Sea\u201d che tiene un archivio degli ingressi nei porti d\u2019America: la Bowesfield risulta essere stata iscritta nei registri d\u2019approdo tra il 1887 ed il 1892.<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla preziosa collaborazione con la biblioteca comunale di <strong><span style=\"color: #008000;\">Stockton<\/span><\/strong>, la <span style=\"color: #008000;\"><strong>Stockton Reference Library<\/strong><\/span>, abbiamo ritrovato la scheda delle misure della nave, redatta nel febbraio del 1891.<\/p>\n<figure style=\"width: 619px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/SCHEDA-FABBRICAZIONE-BOWESFIELD.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 SCHEDA-FABBRICAZIONE-BOWESFIELD.jpg\" width=\"619\" height=\"898\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scheda di fabbricazione della Bowesfield &#8211; Stockton reference Library<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla scheda si rilevano le dimensioni che risultarono compatibili con quelle misurate \u201cin situ\u201d sul relitto, anche dal nucleo subacqueo dei Carabinieri e da un team di dieci subacquei. I valori consentirono di confermare le misure di lunghezza, larghezza e pescaggio \u201cstimato\u201d riportate sul documento di fabbricazione e quindi risultarono coerenti con la nostra identificazione. Altro elemento importante \u00e8 il carico di carbone che ritrovammo nella stiva di prua del relitto. Si trattava del carico della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Bowesfield.<\/strong><\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 832px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/CANTIERI-TEES-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 CANTIERI-TEES-2.png\" width=\"832\" height=\"516\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I cantieri sul fiume Tees a Stockton, in un&#8217;immagine dell\u2019epoca &nbsp;&#8211; da Stockton Reference Library, A Brief History of the River Tees<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, l&#8217;analisi delle fonti e le immersioni ci hanno consentito di identificare questo relitto senza nome, che \u00e8 sottoposto a tutela ed \u00e8 considerato bene d\u2019interesse storico. Lo visiteremo virtualmente nella seconda parte di questo articolo.&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Vincenzo Striano&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nota<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Le ricerche sull\u2019identificazione del relitto e dei materiali&nbsp; fotografici e documentali a corredo dell&#8217;articolo sono state effettuate da Domenico Majolino, Vincenzo Agrillo e Lorenzo Deodato con il supporto del team di Ecosfera diving.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine in anteprima: acquerello raffigurante la Bowesfield (gentile concessione della Famiglia Bayley)<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/61604\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/61760\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: RELITTI PERIODO: XIX SECOLO&nbsp; AREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; SICILIA parole chiave: Bowesfield &nbsp; Identificare un relitto non \u00e8 sempre facile. Ci vuole molto lavoro di archivio seguito da immersioni a volte al limite del possibile. 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