{"id":59461,"date":"2021-06-01T00:01:00","date_gmt":"2021-05-31T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=59461"},"modified":"2023-05-31T17:59:05","modified_gmt":"2023-05-31T15:59:05","slug":"il-mito-del-motore-unico-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/59461","title":{"rendered":"Il mito del motore unico: la soluzione di Del Proposto &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA<\/span><\/strong><br>parole chiave: sommergibili, motori&nbsp;<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle diverse ricerche sulla propulsione unica (o almeno della propulsione termica subacquea) in Italia venne seguito il concetto dell&#8217;impiego <strong><span style=\"color: #008000;\">di ossigeno puro<\/span><\/strong>, stoccato a bordo come supplemento della miscela comburente per il funzionamento dei motori endotermici che venivano normalmente usati in superficie.&nbsp;Nel caso della soluzione di <strong><span style=\"color: #008000;\">Del Proposto<\/span><\/strong> si seguiva comunque il concetto di soluzione ibrida che prevedeva, come sistema principale, l\u2019accumulo di energia sotto forma di aria compressa, sia come azionamento diretto sia come fornitura di aria comburente, ma non prevedeva l\u2019eliminazione completa della propulsione elettrica.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/IIctineo_II_replica_Barcelona_1997-1024x682.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 IIctineo_II_replica_Barcelona_1997-1024x682.jpg\" width=\"1024\" height=\"682\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il primo tentativo di un combustibile che bruciava in maniera anaerobica avvenne nel 1867, quando Narc\u00eds Monturiol svilupp\u00f2 con successo \u2013 nel sommergibile Ict\u00edneo II \u2013 un motore a vapore anaerobico (o indipendente dall&#8217;aria) alimentato chimicamente <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ictineo_II_replica_Barcelona_1997.jpg\">File:Ictineo II replica Barcelona 1997.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motori avrebbero dovuto essere infatti commutati in &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">funzionamento a ciclo chiuso<\/span><\/strong>&#8221; per la navigazione subacquea, quando il comburente sarebbe stato costituito da <span style=\"color: #008000;\"><strong>una miscela composta da gas di scarico<\/strong><\/span> (con un tentativo di depurazione) <strong><span style=\"color: #008000;\">con iniezione di ossigeno proveniente dalla riserva di bordo<\/span><\/strong>, costituita da bombole di O\u00b2 compresso in forma liquida o gassosa.&nbsp;Per la <strong><span style=\"color: #008000;\">propulsione a bassa rumorosit\u00e0 subacquea<\/span><\/strong> (condizione necessaria ed indispensabile per un\u2019unit\u00e0 da attacco) <strong><span style=\"color: #008000;\">era comunque necessario mantenere anche un motore elettrico su batterie, cosa che comportava da un lato un aumento non indifferente di volume e peso ma dall\u2019altro la disponibilit\u00e0 di un sistema di emergenza e di continuit\u00e0 operativa qualora si fossero esaurite le riserve di aria compressa e di ossigeno<\/span><\/strong>.&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Come \u00e8 intuibile i problemi relativi alla conservazione dell&#8217;ossigeno<\/span><\/strong> (forma e peso di stoccaggio delle bombole) <strong><span style=\"color: #008000;\">ed alla compensazione del peso dell&#8217;ossigeno consumato erano difficili da risolvere<\/span><\/strong>. Non ultimo il vero punto debole risiedeva, seppur sotto altri aspetti, nello scarico dei gas combusti (in questo caso complicato dal riciclaggio degli stessi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, i <strong><span style=\"color: #008000;\">sistemi a ciclo chiuso<\/span><\/strong> funzionarono con successo in laboratorio, sufficientemente sul banco di prova, ma male nelle prove a bordo (nel caso italiano solo su unit\u00e0 di superficie). Non sono disponibili informazioni su nessuna installazione a bordo di un sommergibile, e si hanno solo riferimenti in un uso particolare e specifico sui mezzi d\u2019assalto, comunque considerati \u201cmezzi a perdere\u201d.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Pochtovy.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Pochtovy.jpg\" width=\"569\" height=\"344\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel 1908 la Marina Navale dell&#8217;Impero Russo var\u00f2 il sottomarino Pochtovy che usava un motore a benzina alimentato con aria compressa. <span class=\"VIiyi\" lang=\"it\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"0\">Quarantacinque cilindri contenenti 350 piedi cubi (9,9 m\u00b3) di aria a 2.500 psi avrebbero dato al battello un&#8217;autonomia in immersione di 28 miglia nautiche su un motore.<\/span> <span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"1\">I gas di scarico erano scaricati tramite un tubo perforato sotto la chiglia.<\/span> <span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"2\">Il sistema si dimostr\u00f2 affidabile nelle prove ma i problemi di condensa e la scia rivelatrice prodotta dallo scarico non portarono ad ulteriori sviluppi e la barca fu demolita nel 1913 &#8211;<\/span><\/span> Autore non noto &#8211;&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Pochtovy.jpg\">File:Pochtovy.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un minimo di cronaca italiana, circoscrivendo il tema al possibile uso del motore diesel nella navigazione subacquea, la linea di sviluppo part\u00ec dall\u2019ipotesi <strong><span style=\"color: #008000;\">Del Proposto<\/span><\/strong> che prevedeva l\u2019installazione di un compressore ad alta pressione in testa al normale diesel di propulsione in superficie.&nbsp;Nella navigazione in superficie il compressore avrebbe caricato con aria a 200 kg\/cm2 una notevole (e pesantissima) batteria di bombole, mentre una volta in immersione l\u2019aria prelevata da tali banchi sarebbe stata utilizzata per far funzionare il compressore come motore ad aria compressa, per poi utilizzare la stessa aria motrice, dopo l\u2019espansione, come comburente nel motore diesel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema rimaneva, sempre e comunque, quello dello scarico dei gas combusti fuori bordo, che gi\u00e0 allora era considerato tra le difficolt\u00e0 maggiori da superare, tanto difficile da costituire il vero ostacolo anche nella successiva adozione dello snorkel. Sulla base dello schema Del Proposto, <strong><span style=\"color: #008000;\">Laurenti<\/span><\/strong> gi\u00e0 nel 1910 aveva preparato un progetto per un\u2019unit\u00e0 da 435 T di dislocamento con una potenza di ben 1700 HP, capace teoricamente di raggiungere la velocit\u00e0 di oltre 16 nodi in immersione con la propulsione combinata aria compressa\/MTP. A questo primo progetto segu\u00ec quello di un\u2019unit\u00e0 di 1000 Tonnellate di dislocamento, data per 21 nodi in superficie e oltre 16 nodi in immersione; le prove in mare, effettuate su un&#8217;unit\u00e0 ausiliaria, la <strong><span style=\"color: #008000;\">cisterna Acheronte<\/span><\/strong>, dimostrarono che l\u2019autonomia in immersione, malgrado la complicazione ed il peso di una enorme banco di bombole, sarebbe stata estremamente ridotta, e l\u2019applicazione del sistema non ebbe quindi seguito.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/nave-cisterna-Acheronte.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 nave-cisterna-Acheronte.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incompatibilit\u00e0 di questo sistema con le necessit\u00e0 operativa dei sommergibili, orient\u00f2 la Regia Marina \u2013 nell\u2019 ambito delle buone relazioni in atto con la Germania ed i rapporti gi\u00e0 in essere di fornitura,&nbsp; a valutare il <strong><span style=\"color: #008000;\">Sistema Krupp di rigenerazione<\/span><\/strong>, che risultava ancora in prova. Da questo primo spunto, tra le due guerre presero avvio i successivi studi che ebbero come protagonisti i fratelli <strong><span style=\"color: #008000;\">Ferretti<\/span> <\/strong>e l\u2019ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Minisini<\/span><\/strong>, che esplor\u00f2 la nicchia della propulsione dei<strong><span style=\"color: #008000;\"> mezzi di assalto<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 837px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/schema-rigenrativo-mmttpp.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 schema-rigenrativo-mmttpp.png\" width=\"837\" height=\"395\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">schema di sistema rigenerativo per l\u2019uso in immersione dei MM.TT.PP. (motori termici principali)&nbsp; in prova in Germania gi\u00e0 nel 1933&nbsp; (da U-BOAT, Rossler)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, l\u2019applicazione del ciclo rigenerativo, al di l\u00e0 degli incerti e non verificabili rapporti sul &#8220;mitico&#8221; <strong><span style=\"color: #008000;\">minisommergibile d\u2019assalto<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">SA 3<\/span><\/strong> che sarebbe stato costruito nello stabilimento di Baia del Silurifio italiano<em>, <\/em>un dato certo \u00e8 che, nel 1940, all&#8217;Universit\u00e0 di Stoccarda venne valutato un <strong><span style=\"color: #008000;\">diesel a ciclo chiuso (CCD). <\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">U<\/span>na proposta tanto avanzata come progetto di dettaglio del sistema integrato che port\u00f2, gi\u00e0 nel 1941, ad una prima installazione sull\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">U798<\/span><\/strong>.&nbsp; Si tratt\u00f2 di segreti relativi, in quanto il problema del motore unico e del circuito chiuso per i motori endotermici, era ampiamente dibattuto da tempo, sia a livello di seminari tecnici (come quelli periodici dell\u2019 <strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto della Vasca Navale<\/span><\/strong>) sia a livello di docenza neppure altamente specialistica, come nel caso del Comandante <strong><span style=\"color: #008000;\">Varoli Piazza<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Varoli Piazza<\/span><\/strong>, nelle sue lezioni del 1937 alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Scuola di Guerra Aerea<\/span><\/strong>, parlando delle caratteristiche dello strumento offensivo per eccellenza della Regia Marina, i sommergibili, sottoline\u00f2 come la costruzione degli stessi avesse delle criticit\u00e0, sia operative sia costruttive, per l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">esponente di peso<\/span><\/strong>, che sintetizzava nei seguenti parametri (in percentuale del totale)<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Scafo 45 %<\/span><\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Allestimento 14 %<\/span><\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Armamento 04 %<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">Apparato motore 29 %<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">Zavorra 08 %<\/span><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sintesi da cui appariva evidente lo squilibrio di tale distribuzione, quasi solo \u201ccosti\u201d, riferiti a tanti materiali e tanto equipaggio altamente specializzato, per portare per mare un <strong><span style=\"color: #008000;\">miserrimo 4% di armamento<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La costruzione di minisommergibili poteva non solo costituire, almeno a scopi difensivi, un enorme risparmio, ma anche riequilibrare se non ribaltare tali parametri, riservando un\u2019elevata percentuale all\u2019armamento di almeno due siluri.<\/span> <br><\/strong>Il relatore mise in risalto come, sino ad allora, la propulsione in immersione fosse identica per tutti i sommergibili esistenti,&nbsp; facendo ricorso a batterie di accumulatori e motori a corrente continua: gli accumulatori venivano caricati dagli stessi motori elettrici, impiegati come dinamo trascinate dai motori termici, una volta disaccoppiati dalle rispettive linee d\u2019assi, con l\u2019alternativa (incidentalmente tipica dei piccoli sommergibili) della sola propulsione elettrica e della carica delle batterie effettuata con mezzi esterni o &#8211; in forma autonoma e prolungata, in porto &#8211; da un gruppo elettrogeno di bordo a combustione interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il sistema a batterie di accumulatori era per\u00f2 viziato dall\u2019eccessivo peso, circa 100 Kg per ogni HP erogabile, con una capacit\u00e0 di energia estremamente limitata.<\/span><\/strong> Le massime velocit\u00e0 in immersione, non continuative, &nbsp;non superavano gli 8\/10 nodi, con un\u2019autonomia massima a questi spunti di circa un\u2019ora. Mantenendo basse velocit\u00e0 l\u2019autonomia poteva crescere esponenzialmente, fino a 20 ore ed anche oltre. In questo quadro, oltre agli esperimenti gi\u00e0 citati ed agli esempi che seguiranno, risulta evidente che si tratt\u00f2 di un tema all\u2019ordine del giorno in campo internazionale, anche di confronto e di valutazione costi\/benefici tra le soluzioni, riportando il tutto alla tecnologia ed all\u2019impiantistica disponibile nei diversi paesi. <strong><span style=\"color: #008000;\">Varoli Piazza gi\u00e0 nel 1937 si spingeva a considerare quale tendenza la realizzazione del \u201cmotore unico\u201d, tendenza che collocava addirittura tra due alternative ben definite<\/span><\/strong> (e quindi note e disponibili a livello di conoscenze).&nbsp;Curiosamente da parte sua non ci fu nessun accenno a studi e possibili soluzioni nazionali (come sarebbe stato il caso dei Ferretti) mentre nei pressoch\u00e9 contemporanei <strong><span style=\"color: #008000;\">Annali dell\u2019Istituto della Vasca Navale<\/span><\/strong> si accenn\u00f2 genericamente a studi in corso senza azzardare previsioni di validit\u00e0 ed applicabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte II &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gian Carlo Poddighe<\/span><\/strong><\/p>\n<p>in anteprima disegno originale del Ictine\u00f2 del 1858&nbsp; &#8211; Autore Narc\u00eds Monturiol &#8211; foto FCA00000 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ictineo_plan.GIF\">File:Ictineo plan.GIF &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/59460\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/59461\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/59462\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: ITALIAparole chiave: sommergibili, motori&nbsp;. 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