{"id":5785,"date":"2016-01-12T08:50:57","date_gmt":"2016-01-12T08:50:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=5785"},"modified":"2022-03-16T08:45:08","modified_gmt":"2022-03-16T07:45:08","slug":"5785","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5785","title":{"rendered":"Le trivellazioni dei fondali del mar Jonio e nel golfo di Taranto"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><div id=\"&quot;google_image_div&quot;\">\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: CONSERVAZIONE<br \/>\nPERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; MAR IONIO<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: Trivellazioni, mar ionio, Taranto<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio 2010 il ministero dello Sviluppo economico aveva scritto una nota all\u2019ENI, e per conoscenza al ministero dell\u2019Ambiente, &nbsp;in cui invitava la compagnia a presentare una richiesta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Valutazione dell&#8217;impatto ambientale<\/span> <\/strong>su un suo progetto inerente eventuali trivellazioni nel golfo di Taranto. Dopo quasi tre anni di silenzio, non avendo ricevuto alcun progetto dell\u2019ENI da valutare, nel dicembre scorso il ministero dell\u2019Ambiente ha scritto al ministero dello Sviluppo economico e all\u2019ENI&nbsp;spiegando che il progetto sar\u00e0 valutato quando sar\u00e0 presentato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/altri-permessi-e-concessioni-nel-mar-Jonio.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-5790 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/altri-permessi-e-concessioni-nel-mar-Jonio.png\" alt=\"altri-permessi-e-concessioni-nel-mar-Jonio\" width=\"776\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/altri-permessi-e-concessioni-nel-mar-Jonio.png 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/altri-permessi-e-concessioni-nel-mar-Jonio-300x271.png 300w\" sizes=\"(max-width: 776px) 100vw, 776px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto, qualora approvato, potrebbe prevedere l&#8217;installazione di piattaforme nel golfo di Taranto, coprendo un\u2019area complessiva lungo le coste occidentali della Puglia e della Basilicata. Le multinazionali che sembrerebbe abbiano ottenuto le concessioni per il trivellamento dei fondali sono l\u2019ENI (per la parte pugliese) e la Consul Service (per la parte lucana), alla quale nello scorso autunno avrebbe lasciato il posto l\u2019Appennine Energy srl.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimamente (ottobre 2015) il Ministero dell&#8217;Ambiente ha comunicato di <span style=\"color: #008000;\"><strong>non<\/strong><\/span> aver &nbsp;dato alcun via libera all\u2019ENI per fare perforazioni nel golfo di Taranto e che la notizia circolata su alcuni organi di stampa secondo cui il ministero avrebbe concesso un\u2019esclusione alla Valutazione di impatto ambientale (Via) ad un progetto ENI nello Ionio consentendo cos\u00ec le trivellazioni non trova fondamento. &nbsp;Il ministero ha dichiarato che non essendo il progetto mai stato presentato non si pu\u00f2 esprimere una valutazione e quindi dare una relativa autorizzazione (<a href=\"http:\/\/www.minambiente.it\/comunicati\/nessun-libera-alle-trivelle-nel-golfo-di-taranto\">fonte<\/a>). La situazione permane fluida visto che e&#8217; stata approvata la concessione Petrolcetic BR 274 EL al largo delle Tremiti, il giorno prima dell&#8217;arrivo della fascia protettiva. Uno statista italiano scomparso diceva che pensare male \u00e8 peccato ma spesso ci si azzecca &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rischio<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nChe succeder\u00e0 ora? Il pericolo non sembra essere finito ma solo demandato. La biologa <strong><span style=\"color: #008000;\">Rossella Baldacconi<\/span><\/strong>, in un articolo su Tarantonatura.it, ha analizzato attentamente i rischi connessi a queste attivit\u00e0. Per opportuna conoscenza di tutti, ne riassumiamo le parti principali invitando ad una attenta lettura dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.tarantonatura.it\/pagine\/Taranto%20subacquea\/Trivellazioni.htm\">originale<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto le attivit\u00e0 di &nbsp;la ricerca del petrolio nei mari italiani sono ancora in corso e prevedono la ricerca degli idrocarburi mediante sistemi air-gun per le prospezioni geofisiche come mezzi di generazione di onde attraverso un compressore che crea e fa esplodere una bolla d&#8217;aria sott&#8217;acqua. Queste onde vengono riflesse dal fondo e possono fornire informazioni sulla presenza o meno degli idrocarburi nel sottosuolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/gun-sismici.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 gun-sismici.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elevato livello sonoro raggiunto dalle esplosioni pu\u00f2 arrivare fino a 262 decibel e le onde sonore, nel loro percorso, investono gli organismi marini (Necton) che si trovano nelle vicinanze della sorgente con danni temporanei o permanenti anche gravi all&#8217;apparato uditivo. Nei casi pi\u00f9 severi, le onde provocano emorragie interne e la morte dell&#8217;animale che successivamente spiaggia sulle coste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottoressa <strong><span style=\"color: #008000;\">Baldacconi<\/span> <\/strong>riferisce che, oltre al danno biologico, ne deriva un danno economico per le economie locali. Un recente studio condotto nell&#8217;oceano Atlantico ha dimostrato che le catture del merluzzo bianco e dell&#8217;eglefino (<span style=\"color: #008000;\"><i><b>Melanogrammus aeglefinus<\/b><\/i><\/span>), conosciuto anche come <span style=\"color: #008000;\"><b>Asinello<\/b><\/span>&nbsp;o con il nome inglese <span style=\"color: #008000;\"><b>Haddock<\/b><\/span>, \u00e8 un pesce d&#8217;acqua salata, appartenente alla famiglia dei Gadidae)&nbsp;sono diminuite dal 40% all&#8217;80% in tutta l&#8217;area sottoposta a prospezione. Altri studi hanno evidenziato come l&#8217;impatto maggiore dell\u2019air-gun venga esplicato sulle uova, larve e avannotti delle specie ittiche che mostrano un alto tasso di mortalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa evidenza indica come gli effetti negativi degli air-gun possano essere disastrosi nelle aree scelte dagli animali marini per riprodursi e dove gli individui giovanili trascorrono le prime fasi della loro vita. Questo pu\u00f2 essere il caso del Golfo di Taranto che racchiude moltissime aree di nursery, considerate habitat prioritari di salvaguardia per la Convenzione di Barcellona e Habitat di interesse comunitario per la Direttiva Habitat.Tra le pi\u00f9 importanti nursery sono le praterie di Posidonia oceanica ed il coralligeno &#8230; .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una prima fase di prospezione segue la perforazione dei pozzi per l\u2019estrazione degli idrocarburi. La perforazione prevede l\u2019utilizzo di fanghi di perforazione costituiti da miscele acquose di polimeri che servono principalmente per lubrificare e raffreddare la trivella di perforazione che altrimenti riscaldandosi, per l&#8217;attrito potrebbe rompersi; convogliare in superficie i frammenti di terra e roccia (comunemente noti col termine tecnico inglese di <i style=\"font-size: inherit;\">cutting<\/i>) prodotti dall&#8217;azione dello scalpello; esercitare una contro pressione idrostatica al fondo foro e lungo le sue pareti scoperte (ossia non tubate) per contenere la fuoriuscita dei fluidi di strato&nbsp;ed evitare il rischio di una&nbsp;eruzione del pozzo; sostenere le pareti del foro onde evitarne franamenti facendo da&nbsp;&#8220;pannello&#8221; &#8220;intonacando&#8221; le pareti del pozzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ultimo i detriti della perforazione vengono espulsi &nbsp;con i fanghi sul fondo circostante andando a distruggere l\u2019ambiente biologico. &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Dopo la perforazione, sono stati riscontrate alte concentrazioni di metalli pesanti pericolosi come il cromo, l\u2019arsenico e il mercurio.<\/span><\/strong>&#8221; cita la Baldacconi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inquinamento permane anche durante il normale funzionamento della piattaforma petrolifera a causa del possibile riversamento in mare di idrocarburi di scarto, acque di lavaggio e rifiuti. Inoltre sembra che, per aumentare la produttivit\u00e0 dei pozzi, &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">vengono iniettate soluzioni acide ad alta pressione che contribuiscono all&#8217;inquinamento del sottofondo marino<\/span><\/strong>&#8220;. Inoltre, &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019estrazione petrolifera implica anche &nbsp;il rischio di possibili blowout ovvero fuoriuscite incontrollate di ingenti quantit\u00e0 di idrocarburi che possono disperdersi in mare provocando i noti disastri di cui troppo spesso abbiamo visto l&#8217;impatto ambientale tramite i mass media. &nbsp;Baldacconi cita &#8220;Se accadesse uno sversamento simile nel Golfo di Taranto, tutta l\u2019intera superficie marina pari a poco pi\u00f9 di 4200 miglia quadrate verrebbe invasa dal petrolio!<\/span><\/strong>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il petrolio, spinto dalle correnti arriva sulle coste, porta alla distruzione delle comunit\u00e0 marine litorali rocciose, sabbiose e lagunari con tempi di recupero lunghissimi, anche &nbsp;dell\u2019ordine di anni (vedasi il litorale della Louisiana) . Gli effetti a breve termine del petrolio sugli animali sono disastrosi e provocano soffocamento, avvelenamento e morte di tutti gli organismi che si vengono a trovare nella marea nera, dai minuscoli organismi planctonici ai pesci, rettili, mammiferi marini e uccelli acquatici.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/golfo-di-taranto-1024x683.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 golfo-di-taranto-1024x683.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche molto tempo dopo lo sversamento, gli idrocarburi persistenti possono accumularsi negli animali marini per poi bio-magnificarsi attraverso la rete trofica raggiungendo l\u2019uomo che si alimenta di pesci ed altri animali contaminati. In sintesi un avvelenamento lento e costante che pregiudicher\u00e0 il futuro delle nuove generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">La componente pi\u00f9 persistente e pericolosa del petrolio \u00e8 quella degli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che vengono facilmente accumulati dagli animali e dall&#8217;uomo all\u2019interno dei tessuti adiposi. All&#8217;interno dell\u2019organismo, gli IPA vengono convertiti da enzimi in composti pi\u00f9 reattivi che si legano al DNA e inducono errori nella trascrizione e nella replicazione della molecola.<\/span><\/strong>&#8221; Ci\u00f2 pu\u00f2 provocare l\u2019insorgenza di forme tumorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il rischio derivante dalle &nbsp;attivit\u00e0 di trivellazione non finisce qui &#8230; come segnalato da molti geologi, &nbsp;quando queste attivit\u00e0 sono svolte in zone a rischio sismico esse possono indurre sismi di magnitudo medio-bassa. Si pensi all&#8217;area siculo meridionale ove sussistono condizioni vulcanologiche profonde ad alto rischio che, se sollecitate, potrebbero indirettamente causare degli tsunami simili a quello che colp\u00ec Porto Empedocle.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/rischio-sismico-taranto.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 rischio-sismico-taranto.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il Golfo di Taranto \u00e8 caratterizzato da numerose faglie attive, e si trova proprio sulla linea di contatto delle due principali placche del Mediterraneo, la placca africana e la placca euroasiatica. &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Infine, nel promontorio compreso Crotone e Capo Rizzuto esiste una gigantesca mega-frana che si estende fino a grande profondit\u00e0. Attualmente il corpo franoso si muove molto lentamente ma l\u2019induzione di sismi potrebbe innescare violente frane sottomarine e maremoti.<\/span><\/strong>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un rischio che ci fa chiedere se il gioco valga la candela. Naturalmente se avete qualche rettifica o precisazione saremo &nbsp;lieti di pubblicarla. &nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se non diversamente indicato le schede sono state prodotte da Rossella Baldacconi<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #999999;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: CONSERVAZIONE PERIODO: XXI SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; MAR IONIO parole chiave: Trivellazioni, mar ionio, Taranto . 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