{"id":57471,"date":"2021-04-08T00:10:00","date_gmt":"2021-04-07T22:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=57471"},"modified":"2023-05-29T21:33:09","modified_gmt":"2023-05-29T19:33:09","slug":"57471","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/57471","title":{"rendered":"Come facevano gli ittiosauri a filtrare l&#8217;acqua salata?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: PALEONTOLOGIA<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: TRIASSICO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br>parole chiave: Ittiosauri<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span data-offset-key=\"9h02b-0-0\">Ci furono <\/span><span data-offset-key=\"9h02b-1-0\">Ere<\/span><span data-offset-key=\"9h02b-2-0\"> in cui gli oceani primordiali erano abitati da grandi mostri marini che predavano senza sosta inghiottendo grandi quantit\u00e0 di acqua di mare ogni volta che afferravano le loro prede. <\/span>Gli scienziati si sono spesso chiesti come questi animali potevano liberarsi di quella grande quantit\u00e0 di sale. Una risposta plausibile fu pubblicata nel 2018 sulla rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Live Science<\/span><\/strong> con la notizia dell\u2019individuazione sui crani fossili di questi rettili marini di condotti di possibili ghiandole del sale, organi necessari per rimuovere il sale in eccesso dai liquidi corporei.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/ittiosauro-cranio-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ittiosauro-cranio-1.png\" width=\"767\" height=\"575\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il cranio fossilizzato di Ichthyosaurus larkini, ospitato presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bristol in Inghilterra, potrebbe mostrare tracce di un condotto della ghiandola del sale, che avrebbe aiutato il temibile rettile a rimuovere il sale in eccesso dal suo sistema. Cerca la protuberanza circolare nella parte inferiore della lunga fessura (le narici) situata a destra dell&#8217;occhio e sopra i denti. Credito: Dean Lomax<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br>Che cos&#8217;erano gli Ittiosauri?<\/span><\/strong><\/span><br>Gli ittiosauri furono degli animali marini che si evolsero da un gruppo di rettili terrestri che ritornarono in mare, durante il Triassico inferiore, avendo uno sviluppo parallelo a quello degli antenati dei moderni delfini e delle balene. Questi animali, delle dimensioni medie di tre metri ma che potevano raggiungere i 16 metri, divennero particolarmente abbondanti nel Triassico superiore e nei primi periodi del Giurassico, fino a quando furono sostituiti ecologicamente nei periodi successivi del Giurassico e del Cretaceo da un altro gruppo di rettili acquatici predatori, i <strong><span style=\"color: #008000;\">Plesiosauria<\/span><\/strong>. Nel Cretaceo superiore gli ittiosauri si estinsero per ragioni ancora sconosciute. La presenza di fossili di questi mostri del mare ha permesso nel tempo di scoprire molti aspetti della loro vita.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/ittiosauro-cranio-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ittiosauro-cranio-2.png\" width=\"900\" height=\"586\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Schema del cranio di un ittiosauro dallo studio &#8220;<em>A second specimen of protoichthyosaurus applebyi reptilia ichthtyosauria and additional information on the genius ans species<\/em>&#8221; di Dean Lomax e Judy A. Massare, pubblicato su Paludicola 11(4): 164-178 April 2018\u00a9 by the Rochester Institute of Vertebrate Paleontology &#8211;<\/span> <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/36563805\/A_SECOND_SPECIMEN_OF_PROTOICHTHYOSAURUS_APPLEBYI_REPTILIA_ICHTHYOSAURIA_AND_ADDITIONAL_INFORMATION_ON_THE_GENUS_AND_SPECIES\">link&nbsp;<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come potevano questi rettili&nbsp; marini sopravvivere, ingoiando grandi quantit\u00e0 di acqua salata? Non avendo un sistema filtrante renale sufficiente l&#8217;unica soluzione plausibile \u00e8 che possedessero, come molti rettili marini attuali, le <strong><span style=\"color: #008000;\">ghiandole del sale<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia \u00e8 stata riferita al 78\u00b0 incontro annuale della <strong><span style=\"color: #008000;\">Society of Vertebrate Paleontology<\/span><\/strong>. La <strong><span style=\"color: #008000;\">paleontologa Judy A. Massare<\/span><\/strong>, professoressa emerita del Dipartimento di Scienze della Terra presso il College di Brockport, State University di New York, ha illustrato questa scoperta ottenuto analizzando i crani degli ittiosauri.&nbsp;Massare e i suoi colleghi hanno individuato su entrambi i lati del cranio, appena dietro le narici esterne, delle ghiandole che dovevano avere la funzione di rimuovere il sale. Tutto \u00e8 iniziato dalla scoperta di strane strutture ossee poste in prossimit\u00e0 delle narici esterne, che hanno fatto sospettare che potessero contenere un condotto della ghiandola salina.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Dean-Lomax.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Dean-Lomax.jpg\" width=\"900\" height=\"900\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dean Lomax, paleontologo e divulgatore<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ittiosauri non sono certo gli unici rettili ad avere queste ghiandole saline. D\u2019altronde i reni dei rettili non sono abbastanza evoluti come quelli dei mammiferi per rimuovere il sale in eccesso (ad esempio come quelli delle balene). Secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Judie Massare<\/span><\/strong> questi rettili marini svilupparono delle ghiandole saline per rimuovere il sale dai loro corpi, un\u2019eredit\u00e0 che ancor oggi ritroviamo nei rettili marini viventi, come tartarughe, serpenti marini e coccodrilli che possiedono delle ghiandole saline. Questo avviene anche in alcune alghe che possiedono dei filtri per eliminare la grande quantit\u00e0 di sale che possono assorbire dalle loro radici e che diventerebbe tossica per la loro sopravvivenza. In particolare, le <strong><span style=\"color: #008000;\">ghiandole del sale<\/span><\/strong> o <strong><span style=\"color: #008000;\">ghiandole saline<\/span><\/strong> sono organi tubolari altamente specializzati che si ritrovano in vari vertebrati ed organismi vegetali per mantenere sotto controllo le concentrazioni di sale che andando ad aumentare la concentrazione del siero sarebbero mal tollerate dall&#8217;organismo. In parole semplici questo valore, detto <strong><span style=\"color: #008000;\">osmolarit\u00e0<\/span><\/strong>, \u00e8 la misura del numero di particelle disciolte in un fluido che, per motivi fisiologici, deve essere contenuto.<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Un enigma ora svelato<\/span><\/strong><br>Gli scienziati non erano sicuri se gli antichi rettili marini, come gli ittiosauri, fossero forniti di ghiandole saline. La presenza di resti fossili di animali simili a calamari \u00e8 stata ritrovata spesso nelle costole degli ittiosauri, quindi ne consegue che questi predatori per nutrirsi dovevano necessariamente ingoiare acqua di mare insieme alle loro prede. Questo comportava che insieme alle prede veniva assunta molta acqua salata il cui sale doveva essere in qualche maniera eliminato. I paleontologi si sono concentrati a ricercare possibili aree a livello del cranio che avrebbero potuto contenere queste ghiandole del sale e la prima scoperta risale al 2012 quando fu pubblicata sulla <a href=\"https:\/\/paludicolavertpaleo.files.wordpress.com\/2018\/05\/8-4-wahl-2012.pdf\"><strong><span style=\"color: #008000;\">rivista Paludicola<\/span><\/strong>.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto inizi\u00f2 quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Bill Wahl<\/span><\/strong>, un paleontologo presso il Wyoming Dinosaur Center, identific\u00f2 le prime prove dell\u2019esistenza di ghiandole saline su un ittiosauro (<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Ophthalmosaurus natans<\/span><\/strong><\/em>) dal Wyoming, risalente al periodo Giurassico, un periodo compreso da circa 199 a 145 milioni di anni fa. In quell\u2019era geologica queste creature marine nuotavano in un gigantesco corso marino che copriva gran parte del Midwest e del sud degli Stati Uniti in un periodo da circa 100 milioni a circa 75 milioni di anni fa. La professoressa Judie Massare, che sta guidando il progetto, Bill Wahl e il loro collega Dean Lomax, paleontologo dell&#8217;Universit\u00e0 di Manchester in Inghilterra, hanno ora identificato delle ghiandole saline anche in altre specie del Giurassico, come <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Ichthyosaurus larkin<\/span><\/strong><\/em> e <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Ichthyosaurus somersetensis<\/span><\/strong>.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/ittiosauro-cranio-3.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ittiosauro-cranio-3.png\" width=\"970\" height=\"728\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un ittiosauro del genere Ichthyosaurus &#8211; Natural History Museum di Londra. Si possono notare le prove di un condotto della ghiandola salina osservando il minuscolo dosso circolare nella fessura (narici) a sinistra dell&#8217;occhio e sopra la mascella. Credito: Dean Lomax<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che i ricercatori hanno individuato sono &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">proiezioni precedentemente inspiegabili sulle ossa che indicano la posizione di un condotto di una ghiandola del sale nasale<\/span><\/em><\/strong>&#8220;, ha specificato Judie Massare a Live Science. Questo condotto si troverebbe in una una posizione privilegiata per servire una ghiandola salina che, essendo molle, non si \u00e8 conservata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo gli scienziati, mentre l&#8217;ittiosauro nuotava in quelle acque primordiali, l&#8217;acqua salata che passava sopra il cranio sarebbe stata interrotta dal bordo posteriore rialzato delle narici, creando dei vortici che avrebbero risciacquato la parte posteriore delle narici. Il team ha dimostrato che queste strutture ossee potrebbero quindi essere la prova dell&#8217;esistenza di queste ghiandole in quei grandi rettili marini, risultando abbastanza coerenti tra le diverse specie di ittiosauri. Il passo successivo sar\u00e0 quello di analizzare i resti fossili degli ittiosauri del periodo Triassico per verificare l\u2019esistenza di strutture simili anche in quegli antichi rettili marini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>immagine in anteprima di un <em>Dolichorhynchops Osborni<\/em> appartenente ai<\/strong><\/span> <strong><span style=\"color: #008000;\">Plesiosauria<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO: PALEONTOLOGIAPERIODO: TRIASSICOAREA: DIDATTICAparole chiave: Ittiosauri. 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