{"id":56804,"date":"2021-04-06T00:35:38","date_gmt":"2021-04-05T22:35:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=56804"},"modified":"2025-11-09T13:06:15","modified_gmt":"2025-11-09T12:06:15","slug":"i-preparativi-alla-base-di-betasom-per-operare-nellatlantico-occidentale-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/56804","title":{"rendered":"I preparativi alla base di BETASOM per operare nell\u2019Atlantico Occidentale &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: REGIA MARINA MILITARE ITALIANA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Romolo Polacchini, Regia Marina italiana, BETASOM, sommergibili<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nuovo ambiente operativo dell&#8217;Atlantico l\u2019attacco al traffico nemico, ovviamente non pi\u00f9 vincolato alla tattica di gruppo del &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">branco di lup<\/span><\/strong>i&#8221;, si frazionava in tante azioni singole contro navi mercantili isolate, azioni nelle quali l\u2019utilizzo del cannone assumeva importanza preponderante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Si verificavano cio\u00e8 le condizioni tattiche che i battelli italiani, per caratteristiche costruttive e per metodi di addestramento, avevano dimostrato di saper sfruttare efficacemente.<\/span> <\/strong>E finalmente arrivarono i meritati successi di cui la Regia Marina aveva un grande bisogno.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-13-polacchini-cattani-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-13-polacchini-cattani-1.jpg\" width=\"884\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bordeaux 19 novembre 1941 &#8211; Il capitano di vascello Romolo Polacchini Comandante Superiore di Betasom, saluta il sommergibile \u201cDa Vinci\u201d in partenza per la sua prima missione atlantica al comando del C.C. Luigi Longanesi Cattani<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In previsione di un intenso traffico esistente nelle zone di operazione e di una scarsa sorveglianza e difesa, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di Vascello Romolo Polacchini<\/span><\/strong> raccomand\u00f2 ai comandanti dei cinque sommergibili anche di fare particolarmente attenzione nell\u2019economia dei siluri, ricorrendo al cannone per dare alle navi silurate il colpo di grazia, in modo da risparmiare i loro preziosi siluri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando poi che i sommergibili <strong><span style=\"color: #008000;\">Finzi, Tazzoli e Morosini,<\/span><\/strong> non troppo moderni, avevano macchine e materiali piuttosto logori, e che <strong><span style=\"color: #008000;\">Morosini, Da Vinci e Torelli<\/span> <\/strong>avrebbero affrontato per la prima volta una navigazione prevista di oltre 10.000 miglia, fu posta particolare attenzione nei lavori di modifica, di verifica e revisione dei battelli. Questi lavori furono compiuti in tempi strettissimi sotto la direzione del validissimo <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo Servizio del Genio Navale, Maggiore Giulio Fenu<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-15.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-15.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, basandosi sull\u2019esperienza acquisita nelle precedenti missioni oceaniche e per venire incontro ai desideri espressi da ciascun comandante, furono apportate altre modifiche alle false torri di tutti i sommergibili, per rendere pi\u00f9 agevole la permanenza del personale in plancia e fare in modo che il servizio delle vedette fosse il pi\u00f9 efficace possibile. Fu proprio nelle trasformazioni che a tempo di record apport\u00f2 ai nostri battelli per aumentarne l\u2019autonomia e modificarne la torretta che l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ingegner Fenu<\/span><\/strong> mostr\u00f2 le sue migliori capacit\u00e0, suscitando l\u2019ammirazione anche dell\u2019ammiraglio D\u00f6nitz.\u00a0Durante la permanenza in bacino furono fatti sui sommergibili tutti i lavori ritenuti indispensabili per metterli nelle migliori condizioni di operativit\u00e0, apportando opportuni spostamenti di zavorra e revisionando le linee d\u2019asse e tutte le appendici della carena. Particolare attenzione fu posta ai motori termici, che furono curati in tutti i loro organi e nelle apparecchiature, oltre a mettere i motori ausiliari nella pi\u00f9 perfetta efficienza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Fecia-di-Cossato-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Fecia-di-Cossato-2.png\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista tattico <strong><span style=\"color: #008000;\">Polacchini<\/span><\/strong> richiese ai comandanti dei sommergibili di comunicare ogni avvistamento di navi nemiche con le rispettive rotte, per permettere a <strong><span style=\"color: #008000;\">BETASOM<\/span><\/strong> di analizzare le deviazioni del traffico nemico. Secondo gli ordini del Comando, nel caso di un incontro con una nave nemica, il sommergibile doveva limitarsi a mantenerne il contatto, chiedendo sempre alla Base il permesso di attaccare. Negli ordini di operazione di BETASOM fu per\u00f2 inizialmente lasciato ai comandanti dei sommergibili un margine di autonomia che li rendesse liberi di agire in base alle proprie osservazioni e supposizioni. In seguito, quando il Comando Superiore venne in possesso di utili notizie sul movimento del traffico, la condotta delle operazioni si svolse sotto la sua guida, trasmettendo di volta in volta alle unit\u00e0 in mare tutte le informazioni che il <strong><span style=\"color: #008000;\">c<\/span><span style=\"color: #008000;\">apitano di vascello Romolo Polacchini<\/span><\/strong> riteneva essere di ausilio e di indicazione per ottenere i maggiori successi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/successi-smg-beta-som.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 successi-smg-beta-som.jpg\" width=\"635\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie all\u2019impegno di <strong><span style=\"color: #008000;\">Polacchini<\/span> <\/strong>i sommergibili italiani, distolti dalla guerra al traffico dei convogli mercantili nell\u2019Atlantico Settentrionale e dirottati nella guerra al traffico isolato nell\u2019Atlantico Occidentale, finalmente furono messi in grado di ottenere notevoli successi. Questi furono lodati non solo da <strong><span style=\"color: #008000;\">MARICOSOM<\/span> <\/strong>e da <strong><span style=\"color: #008000;\">SUPERMARINA<\/span><\/strong>, ma anche dall\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio D\u00f6nitz<\/span><\/strong>, che un giorno chiese a Polacchini: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Come mai i sommergibili italiani hanno raggiunto negli ultimi tempi un tonnellaggio di naviglio nemico affondato superiore a quello dei sommergibili tedeschi?<\/span><\/em><\/strong>\u00bb, e il comandante di BETASOM rispose &#8211; ovviamente scherzando &#8211; &#8220;<em><strong><span style=\"color: #008000;\">che i sommergibili italiani erano \u2026 pi\u00f9 bravi di quelli tedeschi<\/span><\/strong><\/em>!&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nomi dei comandanti italiani che, coordinati da Polacchini, si coprirono di gloria nelle battaglie lungo le coste dell\u2019America Meridionale e le coste occidentali dell\u2019Africa, sono rimasti nella storia della Marina italiana per i loro successi, ottenuti con mezzi esigui nella guerra che pi\u00f9 si addiceva al loro temperamento e alla loro inclinazione. Polacchini comment\u00f2 cos\u00ec questi lusinghieri risultati: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">L\u2019attacco al traffico isolato quando \u00e8 intenso, \u00e8 quello che d\u00e0 maggiori risultati con rischi minori di quelli a cui si va incontro nella guerra al traffico convogliato sotto scorta; \u00e8 impiego sempre da preferirsi specialmente per i nostri sommergibili, date le loro caratteristiche costruttive e la preparazione e l\u2019allenamento del personale<\/span><\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-11.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-11.jpg\" width=\"629\" height=\"397\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e8 la Francia era un Paese occupato, Polacchini si preoccup\u00f2 anche di organizzare un\u2019adeguata difesa contro attacchi da parte della Resistenza, sia alla Base propriamente detta, sia alla sede del Comando Superiore spostata nel Ch\u00e2teau du Mulin d\u2019Ornon a Gradignan, sia negli altri Ch\u00e2teaux dove alloggiavano gli ufficiali e nel cosiddetto &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Campeggio<\/span><\/strong>&#8221; cio\u00e8 l\u2019ex colonia scolastica con le baracche dove erano acquartierati i sottufficiali, i marinai e gli equipaggi dei sommergibili al ritorno dalle missioni. Furono anche migliorate le difese da bombardamenti nei magazzini e nelle officine della Base e nei depositi di materiali, siluri e munizioni. I pi\u00f9 stretti collaboratori del nuovo Comandante Superiore della Base durante il suo potenziamento e la sua riorganizzazione furono il Capo di Stato Maggiore, <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di fregata Giuseppe Caridi<\/span> <\/strong>e l\u2019aiutante di bandiera, <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di corvetta Giovenale Anfossi<\/span><\/strong>, che rivestiva anche la carica di Capo dell\u2019Ufficio Operazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti del <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di vascello Polacchini<\/span><\/strong> con il <strong><span style=\"color: #008000;\">Gro\u00dfadmiral D\u00f6nitz<\/span><\/strong> furono apparentemente buoni ma sempre molto formali e D\u00f6nitz consider\u00f2 sempre gli uomini e i battelli italiani molto inferiori alla preparazione ed alla tecnologia tedesca. Polacchini aveva percepito questo sentimento avverso di D\u00f6nitz, ma avendo anche buone doti di diplomazia fece sempre buon viso a cattivo gioco. In seguito i risultati ottenuti avrebbero parlato per lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo molti anni dopo la fine della guerra, in una lettera dell\u2019aprile 1960, nella quale forniva al giornalista Marco Cesarini Sforza alcune precisazioni su un articolo a puntate pubblicato dal settimanale &#8220;Gente&#8221; sull\u2019epopea dei sommergibili italiani in Atlantico, espresse con decisione il proprio rammarico per l\u2019ingiusta opinione di D\u00f6nitz nei confronti degli italiani.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-17.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-17.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono le sue testuali parole al riguardo: \u00ab<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Rileggendo quello che ho scritto, mi sono accorto di aver tralasciato un argomento che costituisce l\u2019inizio del Suo articolo. S\u00ec, nel suo libro il Grandammiraglio D\u00f6nitz \u00e8 stato non solo ingiusto, come Lei ha scritto, nei riguardi dei sommergibili italiani, ma qualcosa di pi\u00f9 e di peggio. Ha, certo di proposito, voluto dimenticare l\u2019apporto dei sommergibili italiani alla cosiddetta \u201cBattaglia atlantica\u201d, apporto che, relativamente al numero delle Unit\u00e0 impiegate, fu veramente ragguardevole e degno della massima considerazione. D\u00f6nitz avrebbe dovuto ricordare i tanti riconoscimenti ed elogi che Egli ebbe a tributare ai sommergibili italiani, ai loro Comandanti, all\u2019Ammiraglio Parona ed a me, verbalmente ed a mezzo di decorazioni (due Croci di Ferro a me). Ha invece tutto dimenticato! E ha appena fatto il nome dell\u2019Ammiraglio Parona, per ragioni di amicizia personale e familiare, omettendo invece il mio nome, inspiegabilmente, per tante e tante ragioni<\/span><\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, a dispetto della scarsa stima per l\u2019alleato italiano, l\u2019ammiraglio D\u00f6nitz non esit\u00f2 nel momento del bisogno a chiedere a Polacchini di inviare a circa 4.000 miglia dalla Base quanti pi\u00f9 sommergibili poteva in soccorso dei naufraghi della <strong><span style=\"color: #008000;\">nave corsara tedesca Atlantis<\/span><\/strong>, che il 22 novembre 1941, mentre si trovava 350 miglia al largo dell\u2019Isola di Ascensione nell\u2019Atlantico Meridionale, fu sorpresa dall\u2019incrociatore britannico <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Devonshire<\/span><\/strong>, mentre stava rifornendo il sommergibile tedesco <strong><span style=\"color: #008000;\">U126<\/span><\/strong> e fu costretta ad autoaffondarsi. Anche la <strong><span style=\"color: #008000;\">nave rifornitrice tedesca Python<\/span><\/strong>, inviata sul posto dall\u2019Alto Comando tedesco insieme a tre U-Boot per raccogliere i naufraghi, fu a sua volta costretta ad autoaffondarsi il 1\u00b0 dicembre, essendo stata intercettata dall\u2019incrociatore britannico <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Dorsetshire<\/span> <\/strong>mentre era intenta a rifornire due U-Boot tedeschi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/hk_atlantis_01_in_indian_ocean.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 hk_atlantis_01_in_indian_ocean.jpg\" width=\"731\" height=\"446\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019Atlantis, famosa &#8220;nave corsara&#8221; della Kriegsmarine, era un incrociatore ausiliario lungo 155 metri, di 17.600 t.s.l. con un equipaggio di 349 unit\u00e0. Era dotato di : 6 cannoni da 150 mm; 1 cannone da 75 mm a prua; 2 cannoncini antiaerei binati da 37 mm; 2 cannoncini antiaerei binati da 20 mm; 4 tubi lanciasiluri da 533 mm sotto la linea di galleggiamento; 92 mine navali in un apposito compartimento. A poppa c\u2019erano 2 cannoni da 150 mm nascosti da una gru e da un finto cassero, gli altri erano dietro finte murate mobili all\u2019interno delle sovrastrutture e coglievano di sorpresa il naviglio nemico. Aveva anche una catapulta e due idrovolanti Arado Ar 196 in una stiva, uno pronto all\u2019uso e l\u2019altro da assemblare. Nelle sue stive portava anche una grande quantit\u00e0 di materiale per modificare la struttura e mimetizzarsi assumendo l\u2019aspetto di navi di dimensioni simili, ma battenti bandiera di paesi neutrali. C\u2019erano un finto fumaiolo; alberatura e picchi di carico ad altezza variabile; teloni e vernice; bandiere di nazioni non belligeranti; costumi per l\u2019equipaggio. Con questo materiale l\u2019Atlantis, poteva adottare fino a 26 silhouette differenti per ingannare la caccia nemica.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I 414 naufraghi delle due navi tedesche furono in un primo tempo imbarcati su zattere e scialuppe che vennero prese a rimorchio dai due U-Boot rimasti in zona e da altri due fatti convergere sul posto dall\u2019Alto Comando germanico, Poi, il 6 dicembre, i quattro sommergibili con a bordo un centinaio di naufraghi ciascuno fecero lentamente rotta verso Nord diretti alle basi tedesche in Francia, distanti circa 3.000 miglia. Fu subito evidente per\u00f2, che le condizioni di vita a bordo dei quattro U-Boot cos\u00ec sovraffollati erano pressoch\u00e9 impossibili, sia perch\u00e9 non potevano immergersi, sia per la scarsit\u00e0 dei viveri a bordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ammiraglio D\u00f6nitz dovette chiedere l\u2019intervento dei sommergibili italiani, che lui aveva sempre disprezzato soprattutto per le dimensioni che giudicava troppo grandi. Polacchini, non solo per spirito di collaborazione <strong><span style=\"color: #008000;\">ma soprattutto per il senso umanitario che aveva sempre contraddistinto la Regia Marina italiana (e lui personalmente)<\/span>, <\/strong>invi\u00f2 immediatamente in soccorso i sommergibili <strong><span style=\"color: #008000;\">Finzi, Tazzoli, Calvi e Torelli<\/span><\/strong> che si trovavano a BETASOM, dopo aver ridotto i loro equipaggi al minimo indispensabile in modo da poter imbarcare ciascuno 70 naufraghi tedeschi.\u00a0L\u2019incontro con i quattro sommergibili tedeschi avvenne al largo delle Isole di Capo Verde tra il 14 e il 18 dicembre, e sui nostri battelli furono trasbordati (con mare 4-5) 254 superstiti dei due affondamenti, che vennero tutti sistemati sottocoperta, per portarli a Saint Nazaire.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/atlantisi-naufraghi-su-smmg-italiano.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 atlantisi-naufraghi-su-smmg-italiano.jpg\" width=\"650\" height=\"371\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">arrivo a Bordeaux dei naufraghi tedeschi su un sommergibile italiano <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impresa portata a termine dai <strong><span style=\"color: #008000;\">capitani di corvetta De Giacomo, Fecia di Cossato, Giudice e Olivieri,<\/span><\/strong> tra i pi\u00f9 brillanti salvataggi in alto mare che si ricordino nella storia, fu molto apprezzata dal D\u00f6nitz, che decise di conferire loro la decorazione della Croce di Ferro di 1\u00b0 Classe ed a <strong><span style=\"color: #008000;\">Polacchini<\/span><\/strong> la Croce di Ferro di 2a Classe. La cerimonia ufficiale di consegna delle prestigiose onorificenze avvenne a BETASOM nel febbraio del 1942.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-16.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-16.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 la Base tedesca di Bordeaux era piuttosto vulnerabile agli attacchi aerei degli inglesi, a met\u00e0 del 1941 l\u2019ammiraglio D\u00f6nitz decise di costruire in un bacino interno a quello utilizzato dagli italiani (bassin \u00e0 flot n.1) un grande bunker di cemento armato in cui ricoverare i sommergibili. Questa immensa costruzione fu iniziata a settembre del 1941 e dur\u00f2 a lungo, ma fu operativa dopo pochi mesi. Nei suoi alveoli spesso alloggiarono anche i sommergibili italiani, poich\u00e9 la richiesta fatta dal capitano di vascello Polacchini a <strong><span style=\"color: #008000;\">SUPERMARINA<\/span><\/strong> di poter disporre di propri bunker non fu accolta per mancanza di maestranze e materiali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-2.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ottobre 1942, essendo ormai agibile il suo bunker, la Kriegsmarine costitu\u00ec e disloc\u00f2 a Bordeaux la <strong><span style=\"color: #008000;\">12a Unterseebootsflottille, una &#8220;Frontflottille&#8221; (flottiglia di combattimento) di U-Boote<\/span><\/strong>, sotto il comando del <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di corvetta Klaus Scholtz<\/span><\/strong>. Per la costruzione dell\u2019enorme bunker di Bordeaux per il ricovero dei sottomarini i Tedeschi impiegarono quasi due anni, utilizzando circa 6.000 uomini, per lo pi\u00f9 prigionieri di guerra. Realizzato con 600.000 metri cubi di cemento armato, il bunker si estende su una superficie di 42.000 metri quadrati e ha dimensioni davvero imponenti: 245&#215;162 metri. La costruzione \u00e8 alta 19 metri sopra l\u2019acqua, e ha un tetto spesso ben 5,6 metri nella zona in cui ci sono gli alveoli per custodire i sommergibili. Il bunker \u00e8 suddiviso in 11 celle collegate da una strada interna. Gli ingressi erano protetti da spesse saracinesche di acciaio. Gli 11 alveoli sono larghi dai 14 ai 20 metri a secondo delle loro funzioni: i primi 4 erano vere e proprie banchine per i sommergibili, mentre gli altri 7 erano dei bacini di carenaggio svuotabili con potenti pompe. Il tetto del bunker di cemento armato \u00e8 format da due strati, con quello superiore, distante 3 metri da quello inferiore, fatto di travi regolarmente distanziate tra loro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/betasom-4.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 betasom-4.jpg\" width=\"786\" height=\"650\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sistema di costruzione (&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">fangrost<\/span><\/strong>&#8220;) per fronteggiare le nuove e pi\u00f9 potenti bombe alleate, faceva in modo che le bombe perforanti esplodessero nello spazio tra i due tetti, usato come camera di scoppio, piuttosto che penetrare nel bunker principale sottostante. La demolizione di questa struttura, che durante la guerra resistette efficacemente agli attacchi aerei, \u00e8 praticamente impossibile, ed oggi \u00e8 stata riconvertita in museo e sede di mostre e manifestazioni culturali.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Marcello Polacchini\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #008000;\"><strong>testo e immagini fornite dall&#8217;autore\u00a0 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/56802\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a>\u00a0 <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/56804\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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