{"id":54929,"date":"2021-03-06T00:06:00","date_gmt":"2021-03-05T23:06:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=54929"},"modified":"2024-05-23T14:53:01","modified_gmt":"2024-05-23T12:53:01","slug":"54929","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/54929","title":{"rendered":"Storia di un peschereccio che ha affondato un sommergibile &#8211; Parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: STORIA NAVALE<br \/>\nPERIODO: XX SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR EGEO<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: nave civetta, Regia Marina italiana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccontiamo la storia di un uomo che con un peschereccio affond\u00f2 un sommergibile nemico &#8230; anzi ce lo racconter\u00e0 lui stesso, l<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8216;ammiraglio Scialdone, MOVM<\/span><\/strong>, in questo suo scritto originale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mar Egeo, 1941<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDa qualche tempo sono di base a Syra con una nave civetta.&nbsp;E&#8217; questo il pretenzioso nome che qualche umorista di <strong><span style=\"color: #008000;\">MARIEGEO<\/span><\/strong> ha voluto dare a quello che, prima che gli arsenalotti di Lero vi mettessero le mani, era un bel motopesca catanese quasi nuovo, di circa 33 tonnellate, intrappolato nell&#8217;Egeo all\u2019inizio del conflitto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/amm-luigi-bianchieri.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 amm-luigi-bianchieri.jpg\" width=\"842\" height=\"1078\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;ammiraglio Luigi Bianchieri, nel dicembre 1939 assunse il comando delle forze navali presenti nell&#8217;Egeo, mantenendo tale incarico fino al maggio 1942, e distinguendosi nella rioccupazione dell&#8217;isola di Castelrosso e nell&#8217;invasione dell&#8217;isola di Creta (Operazione Merkur) &#8211; ufficio storico della marina&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio <strong><span style=\"color: #008000;\">MAS<\/span><\/strong> era ai grandi lavori e ne aveva per pi\u00f9 di un mese. L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Luigi Biancheri<\/span><\/strong>, sempre sollecito del benessere dei dipendenti, per evitare a me ed alla parte del mio equipaggio non direttamente impegnata nelle riparazioni, di annoiarsi in un paesino cos\u00ec poco divertente come Lero, aveva provveduto a trasferirci sul <strong><span style=\"color: #008000;\">Sant&#8217;Antonio<\/span><\/strong> del quale avremmo costituito l&#8217;equipaggio militare, sette persone, che si sarebbe aggiunto a quello civile gi\u00e0 presente ma ormai, per vari motivi, ridotto a soli sette elementi. Per quel che ne potevo capire mi sembrava una gran bella barca tenuta molto in ordine e ci\u00f2 era facilmente spiegabile dato che il capitano ne era il proprietario e buona parte dell&#8217;equipaggio era costituito da suoi parenti.&nbsp;Aveva un motore a nafta a due cilindri che gli consentiva di filare poco pi\u00f9 di otto nodi ma che, ahim\u00e8, era anche la parte della barca meno sicura perch\u00e9 proveniva da un altro motopesca radiato per vetust\u00e0. Anche la bussola era una eredit\u00e0. Si trattava di uno strumento a quarte, non a gradi. Per tutto il tempo in cui sono rimasto a bordo quella bussola \u00e8 stata la mia croce: non sono mai riuscito ad abituarmici ed ogni volta per ordinare un cambiamento di rotta dovevo perdere molto tempo per trasferire i gradi in quarte, mezze quarte, quartine e punti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/bussola-con-quarte-e-quartine-1024x1022.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 bussola-con-quarte-e-quartine-1024x1022.jpg\" width=\"1024\" height=\"1022\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in questa vecchia bussola \u00e8 visibile la rosa dei venti divisa in settori, ottenuti dividendo gli otto venti classici (da Nord in senso orario: Tramontana, Greco, Levante, Scirocco, Ostro, Libeccio, Ponente, Maestro) in quattro Quarte ciascuno. La bussola del San&#8217;Antonio non doveva essere molto diversa ma era pi\u00f9 semplice e non aveva la suddivisione angolare&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0 avevo gi\u00e0 navigato su di una nave con una bussola come quella ma allora ero un ragazzo di 14 anni che passava una parte dell&#8217;estate a fare il mozzo su di un brigantino che trasportava sale dalla Sardegna in continente.&nbsp;In quell&#8217;epoca potevo avvicinarmi alla bussola solo per lucidarne gli ottoni e la sua suddivisione mi lasciava del tutto indifferente.&nbsp;Solo in Egeo, patria del vento, e sul Sant&#8217;Antonio, motoveliero da pesca, ho capito quanto fosse pratica per un pescatore, il cui lavoro \u00e8 condizionato dal vento, una suddivisione di quel tipo.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la prima visita a bordo invece il capitano mi aveva fatto una pessima impressione. Per una intera ora, tanto era durata la visita, non aveva fatto che parlarmi dei danni che la trasformazione aveva fatto alla sua barca, dei pericoli che loro, dei civili, avrebbero corso facendo i militari, della paga troppo bassa e cos\u00ec via.&nbsp;Mentre lui mugugnava, il Capitano del Genio della Flottiglia mi illustrava le trasformazioni fatte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; due ampi tratti delle murate erano stati tolti sostituendoli con false murate di tela, dipinte come il resto dello scafo. Sarebbe stato sufficiente un colpo di martello ai ganci a scocco per farle abbattere fuori bordo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; sulla coperta, dietro di esse, erano stati sistemati due lanciasiluri a molla, del tipo in uso nella prima guerra mondiale (fondi di magazzino insomma), e su di essi erano alloggiati due siluri. Tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire di loro \u00e8 che erano divertenti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; quello di sinistra era del tipo: &#8220;B &#8211; 30 &#8211; 1906&#8221; (dove &#8220;B&#8221; sta per bronzo, metallo in cui era costruita la testa, 30 indica i Kg. di esplosivo e 1906 l&#8217;anno di costruzione), senza guida-siluri, con una corsa di 900 metri alla velocit\u00e0 di 17 nodi, con una carica di fulmicotone. Allora non avevo idee chiare sul fulmicotone, l&#8217;unica cosa che sapevo \u00e8 che si tratta di un esplosivo estremamente instabile, ma il Capitano del Genio si era affrettato a rassicurarmi. Non vi era alcun pericolo, era sufficiente non urtate con violenza la testa e tenerla al fresco, magari d&#8217;estate coprirla con un paglietto di canapa da bagnarsi ogni tanto con acqua fresca;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; quello di destra era invece del tipo &#8220;A &#8211; 100 &#8211; 1911&#8221; (dove &#8220;A&#8221; sta per acciaio, 100 il peso dell&#8217;esplosivo, e in questo caso si trattava del buon onesto tritolo, e 1917 l&#8217;anno di costruzione, quasi avantieri!!!). Era munito di un guidasiluri non regolabile, velocit\u00e0 28 nodi, corsa 2.500 metri.<\/p>\n<figure style=\"width: 834px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sant-antonio-scialdone-siluri.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Sant-antonio-scialdone-siluri.jpg\" width=\"834\" height=\"1352\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">foto dell&#8217;autore <\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>Questo era l&#8217;armamento silurante.&nbsp;Per quello antisommergibile:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; due tramogge lanciabombe con 4 bombe A.S. ciascuna ed altre 8 bombe di riserva, identiche a quelle in dotazione alle unit\u00e0 di superficie. Tenuto conto per\u00f2 della bassa velocit\u00e0 del motopesca erano stati munite di gavitello di sughero che ne rallentava la discesa onde evitare di restare compresi nel cono dallo scoppio;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; due \u201ctubi C\u201d simili a quelli in dotazione ai MAS, prolungati per consentirne la rotazione al di sotto della chiglia, ovviamente molto pi\u00f9 immersa di quelle dei Mas.<\/p>\n<p>Infine l\u2019armamento antiaereo e di superficie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; una mitragliera da 20 mm a poppa, la stessa in dotazione al naviglio leggero (mascherata, in uno con le tramogge, da una grossa rete appesa ad asciugare all\u2019albero di poppa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; due mitragliatrici da 8 mm sul castello, sistemati in modo da poterle rapidamente rovesciare per nasconderle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, era stata particolarmente curata la parte logistica: contro l\u2019albero di maestra era stato costruito un casottino trasversale di 1,2 m per 2,3 m.&nbsp; In esso trovavano posto una cuccetta larga 58 cm,&nbsp; un lavabo e tre armadietti. Uno per i documenti, le carte e gli strumenti nautici e gli altri due per i miei oggetti personali. Un\u2019apposita tavoletta sovrapponibile al lavabo lo trasformava in un elegante tavolo da lavoro e da pranzo. Naturalmente l\u2019unico modo per poterlo utilizzare era quello di sedersi sul bordo della cuccetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando verso la caserma sommergibili, dove sono alloggiato ripenso a ci\u00f2 che ho visto e mi dico che poteva andarmi anche peggio, ma non ne sono proprio sicuro\u2026 Non so quali saranno i compiti affidati al Sant&#8217;Antonio. Non certo quelli di nave civetta. Potr\u00e0 s\u00ec attirare il nemico, ma certo non potr\u00e0 combatterlo. Ed allora? Forse all\u2019ammiraglio serve l\u2019affondamento di un pacifico motopesca? Non credo: vengono gi\u00e0 affondate tante navi che certo la distruzione di un motopesca non servir\u00e0 neppure a far scrivere due righe su di un bollettino di guerra\u2026 Ed allora? Bah! Staremo a vedere\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un paio di giorni dopo la nave \u00e8 pronta e riceve il primo ordine di operazioni: rimorchiare due MAS a Syra e trasportare benzina, olio e viveri per rifornire la piccola base MAS. E\u2019 un lavoro come un altro e non mi dispiace, ma se \u00e8 questo che devo fare, a che serve questo strano armamento? Continuo per un p\u00f2 con questo lavoro di trasporto e rimorchio ed incappo anche un paio di burrasche che mi fanno sudare un p\u00f2 freddo perch\u00e9 quando i fusti rompono le rizze e cominciano a rotolare per la coperta la situazione diviene piuttosto antipatica. Ma \u00e8 bene quel che finisce bene ed il lavoro procede. Si risparmia un sacco di benzina per il trasferimento dei MAS e questo \u00e8 molto importante per l\u2019Egeo, che di benzina disponibile ne ha veramente poca. Praticamente conduce la barca il personale mercantile con l\u2019aiuto dei miei due motoristi, degli altri militari il segnalatore e l\u2019 R.T. fanno a turno la radio, gli altri due si alternano nel fare il cuoco e la vedetta ed io &#8230; io ho il lavoro pi\u00f9 importante: sopporto le continue lagnanze del capitano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come provviste di viveri abbiamo molte lenticchie (col verme), della carne in scatola e delle gallette (col verme).&nbsp;&nbsp; Ammaestrati dall\u2019esperienza, in ogni isolotto abitato cerchiamo di comprare dell\u2019olio, di cui le isole greche abbondano anche in tempo di guerra, e un p\u00f2 di verdura. Quando viaggiamo senza rimorchio mettiamo in acqua una rete e prendiamo un po\u2019 di pesce che \u00e8 sempre il benvenuto. Ma dopo qualche tempo il programma cambia: scendiamo fino al canale di Caso per la sorveglianza antisommergibile. \u00c8 un lavoro che conosciamo bene perch\u00e9 \u00e8 quello che fanno abitualmente il MAS, ma un conto \u00e8 fare una notte di agguato e poi tornare in porto ed un altro \u00e8 pendolare nel canale per 12 giorni e 12 notti di fila.&nbsp; Ferma, un colpo indietro, ferma, idrofoni a mare, salpa idrofoni, avanti per un quarto d\u2019ora, ferma, indietro, ferma, idrofoni a mare e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre prima eravamo noi aiutare un p\u00f2 con l\u2019equipaggio mercantile, ora sono loro che aiutano noi: mentre i militari fanno la guardia alla radio e dagli idrofoni, i civili fanno la guardia in coperta, manovrano la barca e cucinano.&nbsp;&nbsp; Il capitano ha perfettamente compreso che ci\u00f2 che bisogna fare e governa da barca da solo mentre io sostituisco per quanto posso gli idrofonisti tormentati dagli spruzzi, dal vento e dal rollio. Dopo 12 giorni siamo sostituiti da due MAS che provengono dalla vicina Scarpanto.&nbsp; Rientriamo in porto e possiamo dormire&nbsp; per quattro giorni su di una cuccetta che non rolla e mangiare carne fresca, pecora o coniglio perch\u00e9 nelle isole non si trova altro, ma per noi \u00e8 festa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una festa che dura poco\u2026 Dopo quattro giorni siamo di nuovo nel canale di Caso. I MAS non ci sono\u2026 Ricominciamo la vigilanza\u2026Dopo due giorni si lesiona la camicia di un cilindro\u2026 \u00c8 un bel guaio\u2026 Siamo alla deriva e la corrente ci trascina adagio, ma non tanto adagio, verso sud e verso ponente, in pratica sotto Creta e verso il centro del Mediterraneo e sia a Sud che a Creta ci sono gli inglesi. Informiamo <strong><span style=\"color: #008000;\">MARIEGEO<\/span><\/strong> che ci chiede se siamo in grado di riparare l\u2019avaria. La risposta \u00e8 affermativa: a bordo c\u2019\u00e8 una camicia di ricambio. MARIEGEO da ricevuto e tutto finisce l\u00ec. Non possiamo metterci a chiacchierare, chiedere consigli, esprimere opinioni, la radio deve tacere, abbiamo gi\u00e0 parlato troppo e ad una decina di miglia da noi c\u2019\u00e8 Creta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Inglesi certo ci hanno gi\u00e0 sentiti e, dalle esperienze fatte, ho ben poca fiducia nella segretezza dei nostri cifrari. Gli Inglesi non sono certo degli sprovveduti, non hanno alcun bisogno di decifrare il messaggio. Anche se, per prudenza, abbiamo impiegato per trasmettere il nominativo di un MAS ai lavori, a cos\u00ec breve distanza anche il peggior radiogoniometro ed il pi\u00f9 sprovveduto dei telegrafisti possono rilevare la direzione di provenienza ed in quella direzione le vedette scopriranno non un MAS in navigazione ma un peschereccio fermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima domanda che mi pongo \u00e8 quindi: quanto ci metteranno a capire che siamo stati noi a trasmettere? E la seconda: vi saranno aerei o navi in zona pronte ad intervenire per chiarire la situazione? Se intervengono l&#8217;unica cosa che ci rimane da fare \u00e8 affondare gloriosamente con la bandiera al vento, ma non so perch\u00e9, l&#8217;idea di andare a fondo oggi non mi attira particolarmente. Meglio pensare a qualche altra cosa. E una idea mi viene. E&#8217; un p\u00f2 balorda ma in questo momento \u00e8 la migliore che ho: Capitano, metti subito in vela e metti in mare una rete. Il capitano capisce al volo. &nbsp;Risponde solo: <em>va bene, Signur\u00ec<\/em>, e non chiede spiegazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attivit\u00e0 diventa frenetica. Si apre la stiva, si tirano su le vele, le si inferiscono e le si issano. In una ventina di minuti siamo un onesto peschereccio che, dato il tempo relativamente buono, per economizzare il carburante, pesca alla vela. Naturalmente in testa all&#8217;albero sventola una bandiera greca. Al capitano dico di dirigere per la punta a Sud Est di Creta. Man mano che ci avviciniamo ci allarghiamo un poco, voglio che con un binocolo si veda bene sventolare la bandiera ma non si notino le nostre mascherature. Ora non si tratta pi\u00f9 che di pescare ed aspettare che finisca la riparazione che, stando in vela, procede meglio perch\u00e9 la barca rolla molto di meno. Ogni tanto ci fermiamo e tiriamo su la rete con qualche pesce, Vuol dire che se le cose vanno bene domani noi mangeremo il pesce, se vanno male &#8230; il pesce manger\u00e0 noi. Allah \u00e8 grande. Quando non posso fare pi\u00f9 nulla divento fatalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pian piano ci infiliamo tra la costa di Creta e l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">isolotto di Gaiduronisio<\/span><\/strong>. Anche sull\u2019isolotto vi \u00e8 una stazione di vedetta e questo mi tranquillizza. Ci vedono da nord e da sud e quello che vedono \u00e8 un peschereccio greco che pesca per prudenza molto sotto costa. Il tempo passa, il vento gira ed ora viene da nord. Si avvicina al tramonto e noi invertiamo la rotta ed accendiamo un fanale; non voglio che ci perdano di vista e magari preoccupati per noi mandino qualcuno a cercarci. Procediamo cos\u00ec per gran parte della notte, fino a che non sentiamo il piacevole rumore del motore che si mette in moto. &nbsp;Ormai abbiamo superato la punta estrema di Creta, spegniamo il fanale, ritiriamo la rete, ammainiamo le vele e scappiamo con la velocit\u00e0 del lampo, 8 nodi, forse mezzo nodo di pi\u00f9. Dico al capitano di andare a riposarsi e mi metto al timone mentre il cuoco tira fuori qualche scatoletta di carne e tre o quattro bottiglie di Rak\u00ec.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine Parte I&nbsp; &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Antonio Scialdone<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\"><em><br \/>\n<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[wpedon id=17555]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ti \u00e8 piaciuto questo articolo? Pensa se puoi fare una piccola donazione per sostenere il nostro progetto. Sostieni OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0. La donazione pu\u00f2 essere singola o puoi decidere di renderla automatica ogni mese. 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