{"id":54849,"date":"2021-02-14T00:10:00","date_gmt":"2021-02-14T00:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=54849"},"modified":"2026-10-03T09:30:20","modified_gmt":"2026-10-03T07:30:20","slug":"54849","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/54849","title":{"rendered":"Scoperti cumuli di rifiuti nelle profondit\u00e0 dello stretto di Messina"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<br \/>\nPERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO \u2013 STRETTO DI MESSINA<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: canyon, stretto di Messina, rifiuti<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rifiuti marini sono una minaccia ambientale emergente che colpisce tutti gli oceani del mondo, compreso il fondale marino profondo, dove l&#8217;estensione del fenomeno \u00e8 ancora in gran parte sconosciuta. Ricorderete le immagini scattate da Vescovo nella fossa delle Marianne che mostrarono rifiuti plastici giunti anche nel luogo pi\u00f9 profondo del pianeta.<\/p>\n<figure style=\"width: 644px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Messian-2-782x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Messian-2-782x1024.jpg\" width=\"644\" height=\"844\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">da studio citato<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia di oggi riguarda un recente studio pubblicato sulla rivista <a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.1088\/1748-9326\/abc6d4\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Environmental Research Letters<\/span><\/strong><\/a> da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall\u2019Universit\u00e0 di Barcellona che ha visto coinvolti molti centri di ricerca tra cui diversi enti italiani, come l\u2019Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l\u2019Universit\u00e0 di Cagliari e l\u2019Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Lo studio, che come sempre invito a leggere in originale, ha rivelato la distribuzione dei macro-rifiuti all&#8217;interno dei canali dello Stretto di Messina (Mediterraneo centrale).\u00a0La lettiera \u00e8 apparsa spesso disposta in grandi accumuli formati da centinaia di elementi di origine terrestre, mescolati a detriti vegetali e di sedimento a grana grossa. Una quantit\u00e0 impressionante di rifiuti che pu\u00f2 essere spiegata dalla forte urbanizzazione dell&#8217;area costiera e dalla sovrapposizione dei trasporti sedimentari dalla sorgente alle profondit\u00e0 marine.\u00a0La scoperta sottolinea come tale inquinamento sia una delle principali minacce, spesso trascurate, anche per gli ecosistemi di acque profonde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Marine debris<\/span><\/strong><br \/>\nI rifiuti marini sono una delle alterazioni antropiche pi\u00f9 diffuse negli oceani del mondo, documentati in tutti gli ambienti marini, dalle acque superficiali costiere alle aree pi\u00f9 remote del pianeta fino alle pianure abissali.\u00a0Mentre i media danno una grande attenzione ai detriti plastici e microplastici, galleggianti e spiaggiati, la loro distribuzione nella cosiddetta lettiera bentonica, soprattutto per le acque profonde, \u00e8 ancora poco nota. Si tratta di un notevole lacuna in quanto i fondali marini stanno diventando tra i pi\u00f9 grandi depositi di rifiuti del pianeta, essendo di fatto i raccoglitori finali di detriti di qualsiasi genere provenienti da fonti terrestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Mar Mediterraneo<\/span> <\/strong>\u00e8 considerato uno dei siti con la pi\u00f9 alta densit\u00e0 di rifiuti marini bentonici al mondo a causa della forte urbanizzazione costiera e dell\u2019intenso traffico marittimo, Un accumulo favorito dal limitato scambio d&#8217;acqua attraverso lo Stretto di Gibilterra che fanno del mare nostrum un mare quasi chiuso.\u00a0Lo studio ha riguardato i rifiuti solidi urbani marini nello Stretto di Messina, che \u00e8 una delle aree geologicamente pi\u00f9 attive del Mediterraneo centrale. Il suo peculiare contesto geomorfico \u00e8 caratterizzato da una ripida catena montuosa molto vicino alla costa, drenata da brevi e ripidi alvi di torrenti (denominati localmente fiumare) in grado di trasportare grandi quantit\u00e0 di materiali durante i flash-flood stagionali.\u00a0La distribuzione verso le profondit\u00e0 dello stretto di Messina \u00e8 facilitata dalla pendenza medio alta del fondale marino (10\u00b0) e da una fitta rete di drenaggio di canyon sottomarini che, a causa della mancanza di una piattaforma continentale, favoriscono un forte trasporto sedimentario dalla sorgente agli abissi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Metodi di acquisizione<\/span><\/strong><br \/>\nI ricercatori hanno effettuato misure di batimetria con sonar multibeam durante diverse crociere oceanografiche effettuate tra il 2005 e il 2009 a bordo della R\/V Universitatis CoNISMa, della R\/V Urania-CNR e di una piccola imbarcazione (Calafuria-CoNISMa) impiegata per effettuare i rilievi su basso fondale. I dati sono stati acquisiti con sistemi multibeam a frequenze diverse (50, 100 e 455 kHz) secondo diversi intervalli batimetrici. Da questi rilievi sono emerse testimonianze sugli effetti delle forti correnti sottomarine che sono in grado di erodere il fondale marino. Durante le campagne oceanografiche RITMARE 2016 e PASC (effettuate dal 15 ottobre al 1 novembre 2016 a bordo della R\/V Minerva Uno del CNR) sono state effettuate numerose investigazioni utilizzando il veicolo filoguidato Pollux III.<\/p>\n<table style=\"width: 99.3241%;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; width: 100%;\" width=\"642\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/pollux-III-rov.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 pollux-III-rov.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ROV Pollux III \u00e8 utilizzato per la prospezione visiva dei fondali attraverso un cavo comandato da bordo che guida il veicolo subacqueo e pu\u00f2 operare fino ad una profondit\u00e0 massima di 300 metri di profondit\u00e0. E&#8217; dotato di una fotocamera digitale (Sony CCD 1\/3\u2032), una fotocamera ad alta definizione (Sony HDR-HC7), un sistema di posizionamento (USBL) che garantiscono registrazioni dettagliate e georeferenziate con una precisione di \u00b1 2 metri<\/span><\/strong><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, con il ROV sono state eseguite delle indagini dettagliate su entrambi i lati dello Stretto, perpendicolari al canale assiale principale per l&#8217;effettuazione di transetti video.\u00a0Grazie all&#8217;analisi integrata delle immagini video, dei dati morfo-batimetrici e del Side Scan Sonar (SSS), gli sono state scoperte aree con una quantit\u00e0 inaspettata di rifiuti bentonici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/fondali-messina.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 fondali-messina.jpg\" width=\"1107\" height=\"781\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Localizzazione dei dati e imaging del fondale marino. (a) Batimetria dello Stretto di Messina (vista 3D) con rete di drenaggio fluviale (linee blu) (b, c) Mappe delle pendenze delle aree di studio rispettivamente sui margini siciliano e calabrese, con localizzazione dei transetti ROV (linee nere). Le mappe del sito sono state generate con QGIS Versione 2.18. La mappa del riquadro a sinistra \u00e8 costituita dai dati di rilievo GEBCO creati utilizzando QGIS versione 2.18 &#8211; da studio citato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Geomorfologia e caratteristiche del fondale marino dello Stretto di Messina<\/span><\/strong><br \/>\nLa morfologia dello Stretto di Messina pu\u00f2 essere descritta come una ripida valle, dove la morfologia subacquea prolunga quella terrestre. Il Canyon di Messina corre lungo tutto lo stretto, collegando il versante continentale siciliano (ad ovest) e calabrese (ad est). Su entrambi i lati dello Stretto, i ripidi pendii sottomarini presentano una fitta rete di piccoli canali da erosione, spesso legati morfologicamente alle bocche di fiumara, che convogliano verso il centro del Canyon di Messina. Queste caratteristiche erosive mostrano una diversa morfologia sui due lati dello stretto. Sul margine \u00a0siciliano di Tremestieri, i canali sottomarini hanno un andamento rettilineo, formando \u00a0canali fino alla profondit\u00e0 di 300\u2013400 m, dove si verifica una marcata diminuzione dei gradienti alla base di un ripido pendio (fino a 20 \u00b0 \u201325 \u00b0). Le immagini ottenute dalle passate SSS mostrano che la base del pendio \u00e0 caratterizzata da linee di retrodiffusione parallele al pendio, con detriti a grana grossa. Immediatamente a valle, le immersioni con ROV mostrano che prevale il sedimento sabbioso, soprattutto nel transetto pi\u00f9 profondo, con solo piccole chiazze (di pochi metri quadrati) di ciottoli e massi. Sul margine calabrese di Reggio Calabria il contesto \u00e8 pi\u00f9 complesso, con alcune zone caratterizzate da canali senza testa a circa 400 metri di profondit\u00e0 (ad esempio lungo il Canale Sant&#8217;Agata) mentre altre zone sono morfologicamente caratterizzate da un numero minore di canali ma di maggiori dimensioni, come il canale San Gregorio.\u00a0Questo canale \u00e8 caratterizzato da un canyon largo da 500 a 1200 m. I dati SSS disponibili lungo il canale di San Gregorio mostrano la presenza di un intreccio di zone di flussi di detriti a grana grossa. Le immagini ROV confermano la presenza di ghiaia, ciottoli e occasionalmente grandi massi in corrispondenza di aree ad alto backscatter. Complessivamente, le immersioni ROV mostrano che i canali di San Gregorio e Sant&#8217;Agata sono dominati da sedimenti ghiaiosi, specialmente nei punti di immersione meno profondi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Fig.-2-messina.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Fig.-2-messina.jpg\" width=\"641\" height=\"698\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Caratteristiche del fondo marino, distribuzione e composizione dei rifiuti marini. (a) Tipi di fondali marini e (b), categorie di rifiuti marini per ogni transetto (posizione nella Fig. 1). La dimensione dei grafici a torta in (b) \u00e8 proporzionale all&#8217;abbondanza della lettiera (D = densit\u00e0 totale della lettiera e D (h) = densit\u00e0 della lettiera degli articoli pesanti, entrambi espressi come articoli \/ 10 m). (c) Composizione complessiva dei rifiuti marini osservati lungo tutte le immersioni ROV nei canyon dello Stretto di Messina. La mappa in (b) \u00e8 stata generata con QGIS Versione 2.18 (https:\/\/www.qgis.org\/it\/site). Le immagini satellitari sono state ottenute dalle mappe aeree di Bing, utilizzando il plug-in QGIS OpenLayers (<a href=\"https:\/\/github.com\/sourcepole\/qgis-openlayers-plugin\">https:\/\/github.com\/sourcepole\/qgis-openlayers-plugin<\/a>). &#8211; da studio citato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Distribuzione e composizione dei rifiuti solidi urbani marini (MMSW)<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Le immagini dei rifiuti urbani hanno fatto il giro dei media: quasi 4000 elementi sono stati contati lungo 7 transetti ROV, che hanno esplorato una distanza lineare totale di 6.420 m. La distribuzione della lettiera \u00e8 eterogenea, con concentrazioni pi\u00f9 elevate all&#8217;interno dei canali siciliani rispetto a quelli calabresi. Si osserva un aumento complessivo dell&#8217;abbondanza di rifiuti all&#8217;interno di ogni singolo canale con l&#8217;aumento della profondit\u00e0, che a sua volta \u00e8 associato a una diminuzione dei gradienti di pendenza. Per quanto riguarda la composizione, la categoria pi\u00f9 diffusa \u00e8 la plastica morbida (sacchetti e imballaggi di plastica), rappresentando il 52,4% dei rifiuti totali della lettiera, seguita dalla plastica dura che rappresenta il 26,1%.\u00a0Sebbene non sia un compito banale determinare la fonte esatta dei rifiuti marini, la tipologia degli elementi osservati suggerisce che la maggior parte dei rifiuti di origine antropica nello Stretto di Messina proviene da fonti terrestri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/messina-fig-1-rifiuti-1024x578.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 messina-fig-1-rifiuti-1024x578.jpg\" width=\"1114\" height=\"629\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le foto estratte dalle riprese video ROV mostrano esempi di accumuli di rifiuti bentonici osservati all&#8217;interno dei canali nello Stretto di Messina, tra cui: mattoni (a), pneumatici, vestiti e grandi oggetti metallici (b), piccoli (c) e grandi (d ) tumuli di MMSW, a volte formati intorno a oggetti di grandi dimensioni come un&#8217;auto sepolta (d) &#8211; da studio citato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, i comuni articoli in plastica dura includono bottiglie e bicchieri, ma anche giocattoli, assorbenti igienici, tubi corrugati e di grondaia, tubi da giardino, scatole di prese elettriche e persino alcune persiane. Sono stati osservati anche materiali da costruzione come mattoni e pali di cemento, soprattutto sul margine calabrese. Il materiale in legno \u00e8 per lo pi\u00f9 rappresentato da assi e frammenti di mobili in legno, mentre le lettiere metalliche spesso includono oggetti di grandi dimensioni. Il cattivo stato di conservazione dei rifiuti e il loro parziale infangamento non ha consentito sempre di identificarne la composizione (9,2% dell&#8217;intera distribuzione).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/stretto-messina-spazzatura-892x505-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 stretto-messina-spazzatura-892x505-1.jpg\" width=\"1111\" height=\"629\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nelle foto dello studio anche un&#8217;imbarcazione ancora identificabile con il nome sulla fiancata<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Degno di nota, \u00e8 stata rinvenuta un&#8217;auto infangata sotto il sedimento a 510 m nel canale San Gregorio, mentre resti di quattro piccole imbarcazioni sono osservate nel canale 1 di Tremestieri tra 580 e 520 m di profondit\u00e0. Una di queste \u00e8 stata identificata come una piccola imbarcazione appartenente ad una struttura turistica situata nella costa siciliana. Escludendo i rifiuti leggeri (plastica morbida e carta), che potrebbero aver percorso potenzialmente lunghe distanze, essendo facilmente trasportabili dalle correnti di fondo, l&#8217;abbondanza di rifiuti pesanti rimane notevolmente superiore rispetto a quelle segnalate in altri sottomarini canyon del Mar Mediterraneo. A questo proposito, si ritiene che questo trasporto di detriti sia favorito dalle fiumare. Come \u00e8 noto il clima locale \u00e8 caratterizzato da contrasti stagionali molto forti. Le fiumare hanno estreme variazioni annue dello scarico a mare, con letti asciutti in estate e flussi violenti delle acque durante i periodi di intense piogge. Sulle valli fluviali questi eventi meteorologici mobilitano volumi fino a centinaia di migliaia di m3 di sedimento in tempi brevissimi, a causa della combinazione delle forti pendenze e di fattori litologici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/stretto-messina-fondale.v1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 stretto-messina-fondale.v1.jpg\" width=\"1111\" height=\"712\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">impronta umana nei fondali dello stretto &#8211; da studio citato\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disposizione caotica dei depositi a grana grossa (con massi maggiori di 50 cm) misti a detriti vegetali e rifiuti pesanti lascia ipotizzare un trasporto per gravit\u00e0 sedimentaria come recentemente osservato anche nel Canyon di Monterey (California). Sebbene non siano disponibili dati di velocit\u00e0 per i flussi sedimentari nello Stretto di Messina, una velocit\u00e0 di transito del flusso maggiore di 4 metri al secondo, per una corrente innescata da una frana sottomarina presso il Canyon Gioia (a nord dello Stretto di Messina), fu stimata a seguito della rottura di un cavo avvenuta nel 1997. Considerando le pendenze pi\u00f9 ripide dei canali dello Stretto di Messina, \u00e8 ragionevole ipotizzare velocit\u00e0 simili o addirittura superiori per i flussi sedimentari nell&#8217;area di studio. Il recupero di rifiuti urbani sul Canyon assiale di Messina a 1000\u20131100 m di profondit\u00e0\u00a0 dimostra che i flussi di sedimento per gravit\u00e0 pi\u00f9 grandi sono in grado di spazzare l&#8217;intero canale affluente. Questi grandi eventi potrebbero essere stati innescati da forti terremoti che colpirono questa zona come l&#8217;evento sismico del 1908 che gener\u00f2 un flusso che produsse rotture di cavi fino a 230 km dallo Stretto di Messina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gli autori ritengono sia comunque necessario approfondire le ricerche nello Stretto per ottenere una visione complessiva della distribuzione dei rifiuti urbani sottomarini che, unita ad indagini post-evento (terremoti, tempeste,&#8230;), sarebbe fondamentale per comprendere il tempo di permanenza dei rifiuti bentonici in quest&#8217;area.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\"><span style=\"font-size: 20px;\">Riferimento<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><em>The quest for seafloor macrolitter: a critical review of background knowledge, current methods and future prospects<\/em> &#8211; autori\u00a0<span data-authors=\"\"><span class=\"nowrap\">Miquel Canals<sup>1<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Christopher K Pham<sup>2<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Melanie Bergmann<sup>3<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Lars Gutow<sup>3<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Georg Hanke<sup>4<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Erik van Sebille<sup>5<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Michela Angiolillo<sup>6,7<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Lene Buhl-Mortensen<sup>8<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Alessando Cau<sup>9<\/sup><\/span>,\u00a0<span class=\"nowrap\">Christos Ioakeimidis<sup>10<\/sup><\/span><span class=\"reveal-container reveal-plus-icon reveal-closed reveal-enabled\"><a class=\"reveal-trigger small ml-05 d-ib keyboard-focus-only\" tabindex=\"0\" aria-expanded=\"false\"><span class=\"reveal-trigger-label d-ib\" data-reveal-text=\"Show full author list\" data-reveal-label-alt=\"Hide full author list\">Show full author list &#8211; <\/span><\/a><\/span><\/span><span class=\"wd-jnl-art-pub-date\">Published 19 January 2021<\/span>\u00a0\u2022\u00a0<span class=\"wd-jnl-art-copyright\">\u00a9 2021 The Author(s). Published by IOP Publishing Ltd<\/span><br \/>\n<span class=\"wd-jnl-art-breadcrumb-title article-toolbar-anchor\"><a class=\"event_breadcrumb\" href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/journal\/1748-9326\" data-event-action=\"Title link\">Environmental Research Letters<\/a><\/span>,\u00a0<span class=\"wd-jnl-art-breadcrumb-vol nowrap\"><a class=\"event_breadcrumb\" href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/volume\/1748-9326\/16\" data-event-action=\"Volume link\">Volume 16<\/a><\/span>,\u00a0<span class=\"wd-jnl-art-breadcrumb-issue\"><a class=\"event_breadcrumb\" href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/issue\/1748-9326\/16\/2\" data-event-action=\"Issue link\">Number 2<\/a><br \/>\n<\/span><strong>Citation: <\/strong>Miquel Canals\u00a0<em>et al<\/em>\u00a02021<br \/>\n<em>Environ. Res. Lett.<\/em>\u00a0<b>16<\/b>\u00a0023001<strong>DOI<\/strong>\u00a010.1088\/1748-9326\/abc6d4<br \/>\nOriginal content from this work may be used under the terms of the\u00a0<a class=\"webref\" href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/4.0\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Creative Commons Attribution 4.0 license<\/a>. Any further distribution of this work must maintain attribution to the author(s) and the title of the work, journal citation and DOI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 20px;\">Fonti<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Pierdomenico, M., Casalbore, D. &amp; Chiocci, F.L. <em>Massive benthic litter funnelled to deep sea by flash-flood generated hyperpycnal flow<\/em>s. Sci Rep 9, 5330 (2019). <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1038\/s41598-019-41816-8\">https:\/\/doi.org\/10.1038\/s41598-019-41816-8<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO \u2013 STRETTO DI MESSINA parole chiave: canyon, stretto di Messina, rifiuti . 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