{"id":53897,"date":"2021-02-27T00:19:00","date_gmt":"2021-02-27T00:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=53897"},"modified":"2023-05-28T15:45:02","modified_gmt":"2023-05-28T13:45:02","slug":"53897","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/53897","title":{"rendered":"La cantieristica navale tedesca durante la II guerra mondiale: efficienza ed innovazione e capacit\u00e0 di nuove costruzioni a fronte delle perdite e dell&#8217;incremento del potenziale offensivo \u2013 parte II\u00a0"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<br>PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><br><\/strong>parole chiave: Sommergibili, Kriegsmarine<br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">C\u2019\u00e8 una tecnologia pre ed una tecnologia \u2013 applicata, post 1945.<\/span><\/strong><br>In realt\u00e0 la seconda guerra mondiale fu condotta, e vinta, con gli stessi mezzi e relativamente poche evoluzioni della tecnologia degli anni trenta con cui era iniziata. Lo sviluppo tecnologico tedesco \u00e9 uno dei grandi paradossi della storia militare moderna. In Germania, uno stato moderno, con una lunga preparazione alla guerra al contrario degli Stati Uniti (che non lo furono se non dopo il 1942 e tra l&#8217;altro non bene), che ebbe uno sviluppo tecnologico ed industriale avanzato rispetto agli standards della fine degli anni 30, le Forze Armate tedesche non godettero appieno di questo investimento e del suo potenziale. Essi non furono tradotti in capacit\u00e0 industriale ed a poco a poco le forze armate tedesche si trovarono prive di armi adeguate (nemmeno parlare di moderne) e di quanto altro avevano bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente gli scienziati tedeschi erano all\u2019avanguardia nel preconizzare le armi del futuro, che in un modo o nell\u2019altro videro la luce nei decenni successivi, ma le forze armate tedesche non ricevettero mai quantit\u00e0 adeguate di sistemi ed armi tradizionali, necessarie per la condotta della guerra del momento. Solo in un disperato sforzo finale, ed in quantit\u00e0 limitate ed ininfluenti, si riusc\u00ec a far qualcosa nella direzione giusta, per modificare l\u2019equilibrio tecnologico delle forze in campo, ma in quella fase la situazione, con il logoramento della Germania accerchiata, era gi\u00e0 troppo a favore degli alleati per essere invertita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">La Germania si dissangu\u00f2 per progetti al limite delle conoscenze del tempo, in vista di applicazioni militari che non si concretizzarono, non portando vantaggi n\u00e8 tattici n\u00e8 strategici di alcun tipo. <br><\/span><br><\/strong>La progettazione di sommergibili, iniziata in forma \u201ccoperta\u201d per le limitazioni del&nbsp; trattato di Versailles, gi\u00e0 prima dello scoppio della 2^ Guerra Mondiale risentiva di questa dispersione e della scarsa aderenza a scelte dottrinali; a continuazione un quadro dei principali progetti, in gran parte abortiti, che dispersero le risorse e sono poi il riscontro tra la citata differenza tra le unit\u00e0 subacquee iscritte nei registri navali tedeschi (4.712) e quelli effettivamente consegnati (1.160-1.171 a seconda delle fonti) con un abnorme fenomeno di quasi 3600 unit\u00e0 non completate o neppure impostate sullo scalo (anche se in molti casi erano stati approvvigionati i materiali od addirittura approntate sezioni delle stesse, dato il tipo di costruzione decentrata adottato).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Kriegsmarine<\/span><\/strong> si dissangu\u00f2 perch\u00e9 subordinata, ma anche per mancanza di visione e tattiche capaci di evoluire con la minaccia. Basta citare gli sforzi profusi per modificare e riallestire quattro sommergibili antiaerei per il pattugliamento del golfo di Biscaglia. Dovevano essere la trappola decisiva per gli aerei alleati e si pens\u00f2 di dotarli di nuove armi, come razzi Anti Aerei non guidati, ma alla fine furono dotati solo di armi leggere, oltre ad avere grandi limitazioni operative; subirono gli attacchi aerei al pari degli altri battelli ed alla fine dovettero essere riconvertiti alla configurazione di attacco originale.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/VII_C_U-Boot_Flak-1024x683.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 VII_C_U-Boot_Flak-1024x683.jpg\" width=\"1024\" height=\"683\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fu progettato un tipo di sommergibile per contrastare la minaccia aerea, concettualmente&nbsp; simile al ruolo svolto dalla divisione antiaerea meccanizzata dell&#8217;esercito tedesco, che doveva fornire la difesa aerea per le unit\u00e0 circostanti. Gli U-Boot Flak erano intesi come unit\u00e0 mobili di difesa aerea per altri U-Boot nelle vicinanze &#8211; autore Noop1958 &#8211; <a href=\"https:\/\/de.wikipedia.org\/wiki\/Datei:VII_C_U-Boot_Flak.jpg\">Datei:VII C U-Boot Flak.jpg \u2013 Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un episodio, una nicchia, ma un esempio importante che ha riguardato quattro unit\u00e0, che avrebbero potuto dare ben altro contributo e non disperdere risorse e materiali che erano scarsi e pregiati: progetti che assorbirono risorse, umane e materiali, che sarebbe stato necessario e vantaggioso, per l\u2019economia bellica, spendere in armamenti convenzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La fantasia nazista delle armi segrete, assolute, prevalse sugli indirizzi e la strategia militare, contribuendo alla sconfitta imminente ma allo stesso tempo mascherandola a fini propagandistici.&nbsp;<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso ha una spiegazione nella condotta demagogico\/politica della guerra, gestita da gerarchi, che dopo i prorompenti successi iniziali si stabilizz\u00f2 per prendere poi una piega negativa; si cullarono nell\u2019idea che la rinomata scienza tedesca sarebbe stata in grado di fare magie, sfornando una serie di armi segrete straordinarie per ribaltare l\u2019andamento delle operazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cosi non fu, come tutti sappiamo, anche per lo scollamento tra ricerca, molto frazionata, ed applicazione industriale delle nuove tecnologie, penalizzata anche dalla mancanza di materiali pregiati.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso della mancata applicazione dello sviluppo tecnologico tedesco ha anche una \u201cmotivazione\u201d pi\u00f9 legata alla <strong><span style=\"color: #008000;\">casta militare<\/span><\/strong>: le forze armate tedesche non erano isolate, avulse allo spirito ed alla propaganda nazista ed alle motivazioni nazionali e nazionaliste degli anni 30. Inseguirono pertanto il primato tecnologico come tale, senza per\u00f2 curarsi della sua diffusione, del suo assorbimento nella struttura militare, e meno ancora della sua applicazione concreta nella produzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine degli anni trenta erano state messe a punto le armi necessarie ed adeguate per la guerra che si avvicinava e che i Tedeschi preconizzavano; <strong><span style=\"color: #008000;\">invece di concentrarsi sulla preparazione e gestione della guerra che il regime imponeva, i vertici militari presero la decisione di compiacere il regime, spingendosi oltre la soglia tecnologica del momento per mantenere la Germania all\u2019avanguardia nella corsa al riarmo<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scoppio della guerra (che probabilmente fu troppo anticipato dal regime nazista rispetto alla pianificazione militare in atto) la <strong><span style=\"color: #008000;\">ricerca tedesca<\/span> <\/strong>era veramente avanzata su missili, aerei a reazione, sistemi di propulsione navale (non solo per i sommergibili, anzi..) ma non si seppe sfruttarla in termini pratici, di collegamento con gli utilizzatori (le forze armate). Si cerc\u00f2 di fare ricorso a questa base di partenza solo quando le sorti del conflitto cambiarono al peggio; in sintesi, non si poteva vincere il conflitto degli anni quaranta con le armi degli anni cinquanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il risultato fu il disastro economico, industriale e militare a cui abbiamo gi\u00e0 accennato ovvero la carenza di risorse, le interferenze politiche, le sovrapposizioni, l\u2019impossibilit\u00e0 di condizionare e programmare in tempi certi la ricerca scientifica avanzata (in un Paese per di pi\u00f9 isolato dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale) che di fatto privarono le Forze Armate tedesche di qualsiasi vantaggio da questo straordinario ed immenso investimento.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/German_v80_midget_submarine.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 German_v80_midget_submarine.jpg\" width=\"615\" height=\"404\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il V-80 (in tedesco: Versuchs-U-Boot V 80) era un mini sommergibile sperimentale da 76 tonnellate e l&#8217;unico rappresentante del progetto tedesco di tipo V prodotto per la Kriegsmarine della Germania nazista. Il prototipo fu completato nel 1940 dalla Friedrich Krupp Germaniawerft a Kiel. Il battello con un equipaggio di quattro persone fu progettato per testare il sistema di propulsione a turbina a base di perossido di idrogeno Walter. La sua autonomia era di 50 Nm a 28 nodi-Fonte www.defence.pk <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:German_v80_midget_submarine.jpg\">German v80 midget submarine.jpg &#8211; Wikipedia<\/a>&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per la guerra sottomarina vale l\u2019affermazione che in realt\u00e0 la guerra fu condotta e vinta con gli stessi mezzi e con poche evoluzioni della tecnologia degli anni trenta, con cui era iniziata: <strong><span style=\"color: #008000;\">ci\u00f2 traspare anche dalla lettura delle memorie dell&#8217;Ammiraglio Doenitz<\/span><\/strong>, che non dimentichiamo nel corso della sua carriera pass\u00f2 ad essere pi\u00f9 un gerarca che un ufficiale di marina.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale per la crisi dei siluri all\u2019inizio della guerra, vale per lo sviluppo degli <strong><span style=\"color: #008000;\">E-boote<\/span> <\/strong>verso la fine del conflitto (tipo XXIII che si possono prendere ad esempio, per sfatare alcuni dei miti che riguardano l\u2019evoluzione e l\u2019applicazione di una avanzata tecnologia tedesca). Essi furono impostati in ritardo, quindi senza poter influenzare le operazioni in mare, ma furono i precursori dei sottomarini degli anni 60\/70.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/German_E-Boat_S_204_surrenders_at_Felixstowe_on_13_May_1945.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 German_E-Boat_S_204_surrenders_at_Felixstowe_on_13_May_1945.jpg\" width=\"800\" height=\"607\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il battello tedesco Schnellboot (&#8220;E-boat&#8221;) S 204 battente bandiera bianca di resa presso la base delle forze costiere HMS Beehive, Felixstowe, Suffolk (Regno Unito), il 13 maggio 1945. I due E-Boat tedeschi S 204 e S 205 da la 4a Schnellboot-Flotilla fu scortata da dieci MTB britanniche. A bordo dell&#8217;S 205 c&#8217;era il contrammiraglio Erich Breuning, che era stato responsabile delle operazioni dell&#8217;E-Boat e che firm\u00f2 lo strumento di resa. Da notare la pantera nera dipinta sulla fiancata dell&#8217;S 204 che aveva a bordo il KKpt Kurt Fimmen (CO 4th Schnellboot-Flotilla) e il KptLt Bernd Rebensburg (Ia Op\/Operations-Officer of the Staff of F\u00fchrer der Schnellboote\/FdS)- autore della foto Lt. J.E. Russell, Royal Navy official photographer &#8211; Fonte IWM&nbsp; A28558<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:German_E-Boat_S_204_surrenders_at_Felixstowe_on_13_May_1945.jpg\">German E-Boat S 204 surrenders at Felixstowe on 13 May 1945.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra sui mari, e soprattutto quella sottomarina, era gi\u00e0 persa prima del 1943, senza che da parte tedesca si fossero o si potessero introdurre mezzi e novit\u00e0 tali da cambiare il corso delle operazioni, sia per le nuove tattiche di guerra anti sommergibili (pi\u00f9 importanti ancora dei ritrovati elettronici e delle nuove armi) sia e soprattutto per il divario esistente nella produzione di navi tra i due bandi (studio al riguardo, del resto gi\u00e0 noto e pubblicato). Nel corso del 1943, gli Alleati, servendosi del radar e di sistemi di intercettazione delle comunicazioni dei sommergibili su onde corte, riuscirono a limitarne in modo sempre pi\u00f9 drastico l&#8217;impiego di superficie, fino ad impedirlo praticamente del tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I sommergibili allora disponibili erano troppo lenti in immersione, sia in fase di attacco sia di disimpegno dalla reazione avversaria. Solo all&#8217;inizio del 1943, e con incolmabile ritardo, la Kriegsmarine riusc\u00ec faticosamente a suggerire un cambio all\u2019alto comando, a puntare veramente alla modernizzazione della componente sottomarina.<\/span><\/strong> Lo sviluppo dei sommergibili tedeschi si mosse lungo due direttrici, una obbligata, per risultati a breve, con l\u2019evoluzione del gi\u00e0 collaudato tipo VII C (incremento profondit\u00e0 massima raggiungibile e migliori qualit\u00e0 nautiche in superficie) sino al tipo VII C\/42, e l&#8217;altra pi\u00f9 strategica e di maggior respiro, segnata dall&#8217;elaborazione di un progetto completamente nuovo, relativo ad un sommergibile oceanico dotato di elevata velocit\u00e0 di immersione, nella speranza che fosse resa possibile dall&#8217;impiego della turbina<strong><span style=\"color: #008000;\"> WALTER a perossido di idrogeno<\/span> <\/strong>(designazione del progetto, U-Boote Type XVIII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sapeva delle difficolt\u00e0 di messa a punto di questo sistema propulsivo e dell\u2019impossibilit\u00e0 pratica di giungere ad una produzione di massa, per cui parallelamente si prospett\u00f2 la possibilit\u00e0 di installare nello scafo di un sommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">WALTER XVIII <\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">(<\/span>di forme adatte a conseguire elevate prestazioni in immersione) un apparato motore elettrico potenziato (batteria di accumulatori tre volte maggiore e potenza elettrica installata due volte e mezza superiore che sul tipo IX C), in modo da poter disporre rapidamente di un sommergibile oceanico con elevata velocit\u00e0 in immersione (massima 18 nodi) ed elevata autonomia di navigazione coi motori elettrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sommergibile, in grado di svolgere efficacemente la sua attivit\u00e0 d&#8217;attacco anche in completa immersione, divenne noto come <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XXI<\/span><\/strong>. Questo sommergibile, che impiegava un apparato motore utilizzante componenti base lungamente collaudati (e quindi di elevata affidabilit\u00e0) poteva essere realizzato in un tempo notevolmente ridotto rispetto al tipo XVIII, e d&#8217;altra parte superava largamente le prestazioni subacquee e l&#8217;efficacia bellica del tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">VII C\/42<\/span><\/strong> (con l&#8217;unica eccezione della profondit\u00e0 massima raggiungibile, essendo questa legata alla tempestiva fornitura di lamiere da corazza per lo scafo resistente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel luglio 1943, a guerra sottomarina gi\u00e0 compromessa, l\u2019ammiraglio Doenitz approv\u00f2 la costruzione in grande serie del <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XXI<\/span><\/strong>, oceanico, ma allo stesso tempo si pens\u00f2 di metter in cantiere, superando lo scetticismo relativo a piccoli battelli costieri con propulsione <strong><span style=\"color: #008000;\">WALTER (tipi XVII G, XVII B e XXII)<\/span><\/strong>, uno scafo del <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XII<\/span> <\/strong>che, conservando le forme esterne, sostituisse la turbina WALTER con un motore elettrico potenziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questo (costoso) tentativo, nella scia di quelli gi\u00e0 citati, si rivel\u00f2 infruttuoso e fu necessario un notevole incremento del dislocamento, al fine di poter accogliere la batteria di accumulatori e l&#8217;impianto diesel-elettrico, di incidenza particolarmente rilevante per una cos\u00ec piccola unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">D<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">Doenitz<\/span><\/strong> era molto meno interessato ai piccoli sommergibili che non a quelli oceanici, necessari per la guerra in Atlantico, ma riconobbe nel nuovo modello proposto una possibilit\u00e0 per un pi\u00f9 intenso impiego nel Mediterraneo e nel Mar Nero (a cui sino allora si era opposto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto completo fu pronto alla fine di luglio del 1943: ricevette la denominazione di <strong><span style=\"color: #008000;\">U boote type XXIII<\/span><\/strong>. Anche in questo caso, per confermare l\u2019assioma che la 2^ guerra mondiale fu combattuta con i mezzi e la tecnologia della fine degli anni 30, fu previsto fin dove possibile l&#8217;impiego di macchine ed apparati gi\u00e0 disponibili e collaudati. Come motore diesel fu scelto, ad esempio, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">MWM RS34 S<\/span><\/strong> a sei cilindri, della potenza di 580 H.P., sviluppato fin dal 1938 quale generatore a bordo delle <strong><span style=\"color: #008000;\">BISMARK<\/span><\/strong>. Come motore elettrico fu scelto quello gi\u00e0 installato sui tipi <strong><span style=\"color: #008000;\">VII C<\/span><\/strong> (salvo alcune modifiche minori), e come batteria un impianto dimezzato rispetto a quello dei tipi<strong><span style=\"color: #008000;\"> IX C<\/span><\/strong>, costituito cio\u00e8 da 62 (anzich\u00e9 124) accumulatori tipo MAL 740, per\u00f2 a doppie celle, per ottenere la necessaria tensione di 240 V.<br>I tubi lanciasiluri furono due impianti a stantuffo da sette metri del tipo correntemente in produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XXIII<\/span> <\/strong>si contava di poter ottenere la stessa autonomia in superficie, un\u2019autonomia in immersione quadruplicata ed una velocit\u00e0 in immersione doppia rispetto a quelle del tipo II C, l&#8217;altro sommergibile costiero allora in servizio nella marina tedesca. Con l\u2019introduzione dello <strong><span style=\"color: #008000;\">Schnorchel<\/span><\/strong> avrebbe potuto operare anche restando sempre in immersione, al riparo dell\u2019offesa aerea e quindi senza armamento contraereo n\u00e9 ponte di coperta. Si calcolava per questo sommergibile un tempo di sviluppo e di allestimento di soli sette mesi per il primo battello (prototipo) e si contava sulla fornitura mensile di 20 battelli a partire dal marzo del 1944. Sulla base di queste previsioni, Doenitz decise, all&#8217;inizio di agosto del 1943, di sostituire la prevista costruzione in serie dei battelli WALTER costieri con quella del <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XXIII<\/span><\/strong> (elettrici), e di puntare sin da allora completamente sul battello sottomarino elettrico di nuova concezione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Bundesarchiv_Bild_146-2008-0212_Uboot_Hecht_S_171_ex_U_2367.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Bundesarchiv_Bild_146-2008-0212_Uboot_Hecht_S_171_ex_U_2367.jpg\" width=\"800\" height=\"520\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sommergibile U boote XXIII &#8211; S 171, Bundesmarine 01.10.1957-30.09.1968, mit Unterbrechung 19.10.62 bis Mai 1963, Weltkriegs-U-Boot U 2367, Typ XXIII &#8211; Fonte Sammlung von Repro-Negativen accession number Bild 146-2008-0212 &#8211; autore non noto <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Bundesarchiv_Bild_146-2008-0212,_Uboot_Hecht_(S_171,_ex_U_2367).jpg\">Bundesarchiv Bild 146-2008-0212, Uboot Hecht (S 171, ex U 2367).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I battelli avrebbero dovuto essere costruiti per la maggior parte in cantieri esteri, sulle coste del Mediterraneo e del Mar Nero; per la necessit\u00e0 di impiego tedesche nel Mare del Nord era previsto di affidare le costruzioni alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Deutsche Werft<\/span><\/strong> di Amburgo-Finkenwerder, allo stesso tempo capocommessa anche per quanto riguardava tutte le costruzioni nei cantieri esteri, con un interessante capitolo relativo all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il 20 settembre 1943 la Deutsche Werft ricevette un contratto per la produzione di un totale di 140 battelli del tipo XXIII. Di questi,<\/p>\n<ul>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">50 avrebbero dovuto essere realizzati ad Amburgo-Finkenwerder,<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">30 ciascuno nei cantieri Ansaldo di Genova e nell&#8217;arsenale di Tolone,<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">15 ciascuno nei Cantieri Riuniti dell&#8217;Adriatico di Monfalcone ed a Nicolajev sul Mar Nero.<\/span><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensava inoltre di poter eventualmente utilizzare anche l\u2019arsenale di Odessa, in quel momento sotto amministrazione romena. A seguito dei poco felici sviluppi della situazione militare tedesca in Ucraina all&#8217;inizio del 1944, fu deciso di rimpiazzare Odessa e Nicolajev con i cantieri di Linz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui i battelli del tipo XIII sarebbero stati spediti nel Mar Nero attraverso il Danubio, come era gi\u00e0 stato fatto in precedenza per sei piccoli scafi del tipo II B. Verso la fine del 1944 divenne chiara l&#8217;impossibilit\u00e0 di rispettare l&#8217;irrealistica pianificazione per la produzione di unit\u00e0 subacquee, d\u2019 altra parte non pi\u00f9 fondamentali per gli sviluppi della guerra. Il comitato per le costruzioni navali dispose perci\u00f2 per la riduzione del programma tipo XXIII a 140 battelli, per i quali sembrava assicurata la possibilit\u00e0 di acquisizione del materiale da costruzione. A causa dei ritardi nelle consegne, il compito della Deutesche Werft doveva limitarsi al completamento di 49 battelli, che furono effettivamente consegnati entro l&#8217;aprile del 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa dell&#8217;ulteriore peggioramento della situazione bellica tedesca, furono rivisti in seguito anche i termini di consegna per i cantieri Germaniawerft di Kiel: il numero delle unit\u00e0 fu drasticamente ridotto, fino al cosiddetto &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">programma di emergenza<\/span><\/strong>&#8221; del febbraio 1945, che prevedeva la costruzione solo di quei battelli di cui fossero gi\u00e0 pronte le sezioni da assemblare: <strong><span style=\"color: #008000;\">in tutto 25 unit\u00e0 del tipo XIII, di cui 11<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">con rivestimento ALBERICH<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cito l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ALBERICH<\/span><\/strong> per ricordare una delle evoluzioni tecnologiche nel campo delle costruzioni navali, e della guerra sottomarina; era costituito da uno strato di gomma e fungeva da assorbente acustico, per proteggere gli Uboote dai sistemi di localizzazione nemici (<strong><span style=\"color: #008000;\">ASDIC<\/span><\/strong>) basati sulla riflessione delle onde sonore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sommergibili <strong><span style=\"color: #008000;\">tipo XXIII<\/span><\/strong> sopravvissuti alla guerra, furono lungamente studiati da tutte le marine alleate, che ne derivarono tecniche operative e concetti costruttivi; non solo quelli sopravvissuti, in quanto per contribuire alla ricostruzione dell&#8217;arma subacquea della Bundesmarine, nel corso dl 1956 furono recuperati in Germania due sommergibili del tipo XIII affondati alla fine del conflitto, l\u2019U 2365 e l&#8217;U 2367.&nbsp;Bench\u00e9 avessero riposato per oltre 11 anni sotto pi\u00f9 di 50 metri d\u2019acqua, essi si rivelarono in eccellenti condizioni di conservazione, tanto che fu possibile alla Howaldtswerke di Kiel di rimetterli in completa efficienza in meno di un anno, con un aspetto pressoch\u00e9 identico all&#8217;originale i due sommergibili furono rimessi in servizio con i nomi di <strong><span style=\"color: #008000;\">HAI<\/span><\/strong> (ex U 2365) ed <strong><span style=\"color: #008000;\">HECHT<\/span><\/strong> (ex U 2367).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi hanno prestato servizio come battelli-scuola nella marina della Repubblica Federale per circa altri dieci anni, raggiungendo il limite operativo, stupefacente per sommergibili di cos\u00ec piccole dimensioni, di quasi 25 anni. <span style=\"color: #008000;\"><strong>Proprio il tipo XXII, ed il suo sviluppo, preso provocatoriamente come esempio, dimostrano che i maggiori successi non furono nella ricerca indirizzata verso armi e sistemi avanzati<\/strong><\/span> (che videro la luce, applicati in un altro contesto, negli anni 50) <span style=\"color: #008000;\"><strong>ma nella corretta applicazione di un modesto sviluppo tecnico.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno sviluppo recepito dall\u2019industria, come ad esempio l\u2019adozione e razionalizzazione di una tecnologia e di sistemi sviluppati ed applicati negli anni 30, quando, al pari degli alleati, i tedeschi riuscirono in pochi casi a concentrarsi sulla produzione in massa e sul miglioramento sino al limite estremo degli armamenti degli anni trenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutti gli altri casi i nazisti applicarono anche nella ricerca militare (e navale) il mito del super uomo, inseguendo il primato tecnologico come tale, a livello poco pi\u00f9 che teorico o dimostrativo, senza per\u00f2 centrare l\u2019obbiettivo della sua diffusione, del suo assorbimento nella struttura militare e della sua applicazione nella struttura industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, la ricerca e l\u2019evoluzione tecnologica rappresentano un successo solo se applicate e recepite dallo sviluppo industriale, per trasformarsi in sistemi idonei ed affidabili, nel caso in esame, per le operazioni militari.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gian Carlo Poddighe&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">foto copertina <span class=\"itemImageCaption\">U9, sommergibile tipo IIB &#8211; la foto appartiene alla collezione dell&#8217;Imperial War Museums HU 1012 (collection no. 5003-04) &#8211; autore foto non noto&nbsp;<br><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:U-9_IWM_HU_1012.jpg\">U-9 IWM HU 1012.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<aside class=\"itemAsideInfo\">\n<div class=\"itemTagsBlock\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/53895\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/53897\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia e ricerche&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p>&#8211;&nbsp; US Naval Institute, Annapolis &#8211; Books, articles and publ.<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;IWM &#8211; London<br>&#8211;&nbsp; U-Boot Archives, Sylt (Prof. H. Bredow)<br>&#8211;&nbsp; National Arch. And Rec. Adm., Washington DC &#8211; Rec. U Boats warfare<br>1939\/45<br>&#8211;&nbsp; Ufficio Storico Marina Militare italiana &#8211; Sommergibili in Atlantico<br>&#8211;&nbsp; Kaaiser Fund.<br>&#8211;&nbsp; Rower &#8211; Axis Submarine Success<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Rower &#8211; Chronology of war at sea<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Churchill &#8211; La 2^ Guerra Mondiale<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;J.P. Mallman Showell &#8211; U Boats under the swastika<br>&#8211;&nbsp; Bekker &#8211; The German Navy<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;C. Bekker &#8211; Hitler\u2019s naval war<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;K. D\u00f6nitz &#8211; Ten years and tenti Days<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Gr\u00f6ner &#8211; German Navy 1815\/1945 &#8211; vol 2<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;H. Bodo &#8211; U Boats in action<br>&#8211;&nbsp; Lohmann and Hildebrand &#8211; Kriegsmarine 1939\/45<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Macintyre &#8211; The battle of the Atlantic<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Rossler &#8211; The U-Boat<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Ruge &#8211; Sea warfare 1939-45<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;U. Gabler &#8211; Construcci\u00f2n de Submarinos<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Preston &#8211; Submarines<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;Lucas &#8211; La 2^GM vista dai tedeschi<br>&#8211;&nbsp;&nbsp;R.C. Stern &#8211; Tipe VII U-Boats<br>&#8211;&nbsp; V.E. Tarrant &#8211; The U- Boats offensive 1914-1945<br>&#8211;&nbsp; ONI &#8211; Naval German Vessel of WW2<br>&#8211;&nbsp; Gudmundur Helgason &#8211; U-web &#8211; U-Boat war 1939\/45<br>&#8211;&nbsp; R. Winklareth Naval Shipbuilders of the world<br>&#8211;&nbsp; Showell German Navy Handbook<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO: STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: OCEANO ATLANTICOparole chiave: Sommergibili, Kriegsmarine. C\u2019\u00e8 una tecnologia pre ed una tecnologia \u2013 applicata, post 1945.In realt\u00e0 la seconda guerra mondiale fu condotta, e vinta, con gli stessi mezzi e relativamente poche evoluzioni della tecnologia degli anni trenta con cui era iniziata. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all\u2019estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. 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Transitato all\u2019industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilit\u00e0 per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell\u2019industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV. E\u2019 stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed \u00e8 stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all\u2019OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed \u00e8 stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in societ\u00e0 editoriali. 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