{"id":51384,"date":"2021-01-16T00:05:28","date_gmt":"2021-01-15T23:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=51384"},"modified":"2023-05-26T14:41:42","modified_gmt":"2023-05-26T12:41:42","slug":"51384","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51384","title":{"rendered":"La storia della Valfiorita &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO:&nbsp; STORIA NAVALE<br>PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR TIRRENO MERIDIONALE&nbsp;<\/span><br><\/strong>parole chiave: relitto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo parlato in un articolo passato del Valfiorita, una motonave che termin\u00f2 la sua ultima navigazione nei pressi dello Stretto di Messina. Ci \u00e8 pervenuto un dossier piuttosto interessante che ci racconta con ancora maggiori dettagli la sua storia.&nbsp; Un riferimento in pi\u00f9 per chi volesse recarsi su quel relitto. La motonave <span style=\"color: #008000;\"><strong>Valfiorita <\/strong><\/span>era stata commissionata ai cantieri <span style=\"color: #008000;\"><strong>Franco Tosi<\/strong><\/span> di Taranto nel 1939 dalla <span style=\"color: #008000;\"><strong>Industrie Navali Soc. Anonima \u2013 I.N.S.A.<\/strong> <\/span>di Genova ed approntata presso il Molo 82. La consegna prevista inizialmente per il mese di luglio del 1942 venne rimandata pi\u00f9 volte a causa di ritardi accumulati durante la costruzione anche a causa delle difficolt\u00e0 di reperimento di tutte le attrezzature ed i materiali necessari per il suo completamento. Fu finalmente varata il 5 luglio del 1942 e sottoposta alle prove di navigazione nei giorni seguenti. Fu solo il 17 settembre che la Valfiorita, alle 08:00 del mattino, venne ufficialmente consegnata all\u2019armatore e contestualmente requisita dalla Regia Marina.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/documentia-armatorialii-valfiorita.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 documentia-armatorialii-valfiorita.png\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <span style=\"color: #008000;\"><strong>Valfiorita<\/strong><\/span> era una moderna nave da trasporto lunga 144,47 e larga 18,65 metri, con un\u2019altezza al ponte principale e al ponte di riparo rispettivamente di 8,98 e 11,85 metri con una stazza lorda di 6.200 tonnellate. La propulsione era assicurata dalla sua grande elica, mossa da un motore Tosi diesel a due tempi ad 8 cilindri da 6700 cavalli che poteva far navigare la nave ad una velocit\u00e0 massima di 14-15 nodi. Essendo in tempo di guerra, ne era stato previsto l&#8217;impiego come trasporto merci e truppe per il contingente italiano destinato alla Campagna d&#8217;Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Regia Marina aveva fatto equipaggiare la motonave di un armamento difensivo costituito da un cannone da 120\/45 mm e tre mitragliatrici antiaeree da 20 mm. Per rendere inoltre meno facile l&#8217;individuazione della nave da parte di navi e aerei nemici era stato installato anche un impianto nebbiogeno a cloridrina che avrebbe dovuto nascondere il trasporto dietro una spessa cortina di fumo.<\/p>\n<figure style=\"width: 656px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/valfiorita-in-allestimento.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 valfiorita-in-allestimento.jpg\" width=\"656\" height=\"641\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Valfiorita in allestimento \u2013 Archivio Mauro Millefiorini<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Il primo viaggio<\/span><br><\/strong>Il suo viaggio inaugurale prevedeva, partendo dal porto di Taranto, il trasporto di uomini e mezzi sia italiani che tedeschi fino al porto di Bengasi, citt\u00e0 della Libia che all&#8217;epoca era colonia italiana. Le procedure di carico della nave erano iniziate il 20 settembre e durarono sette giorni. Grazie al rapporto del <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di fregata Ernesto Porcari<\/span><\/strong> (incaricato della perizia sui danni della motonave) sappiamo che a bordo della Valfiorita vennero stivate 4.171 tonnellate di merci, compresi 77 mezzi italiani, 206 moto italiane, 95 automezzi tedeschi tra cui anche alcune moto, 16 cannoni e 14 vetture. Vennero anche imbarcati 110 soldati italiani (tra cui quattro ufficiali e quattro sottufficiali) e 100 soldati tedeschi compresi due ufficiali e 9 sottufficiali. La partenza da Taranto avvenne il 3 ottobre 1942 alle 15:10 sotto il comando militare del <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano di corvetta Giuseppe Folli<\/span><\/strong>, dalle costruzioni in Mar Grande, e la motonave venne presa in custodia dalla scorta costituita dalle tre cacciatorpediniere <strong><span style=\"color: #008000;\">Pigafetta,<\/span><\/strong> nave comando della scorta, <strong><span style=\"color: #008000;\">Camicia Nera<\/span> <\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">Saetta<\/span><\/strong>. La navigazione fu tranquilla fino a sera poi con il calare del buio iniziarono a farsi sentire gli inglesi: poco prima della mezzanotte fu dato l&#8217;allarme aereo e successivamente furono accesi i nebbiogeni di bordo. Poco dopo un aereo a bassissima quota sganci\u00f2 un siluro colpendo la nave sul lato sinistro verso poppa in corrispondenza della stiva numero 5, provocando un grosso squarcio sull\u2019opera viva dello scafo e procurando immediato allagamento delle stive numero 5 e numero 6 che si estese poi anche alla galleria dell&#8217;asse dell&#8217;elica. A seguito del siluramento, 31 persone tra cui un ufficiale di bordo, 13 civili e 17 militari, senza alcun ordine del Comandante, si calarono in mare con una scialuppa di salvataggio, che si rovesci\u00f2 causando la perdita di due civili che furono dati per dispersi. I naufraghi di questo episodio, furono recuperati dal <strong><span style=\"color: #008000;\">cacciatorpediniere Saetta<\/span><\/strong>. Nonostante i danni subiti, la galleggiabilit\u00e0 della nave fu mantenuta e la Valfiorita riusc\u00ec a raggiungere Corf\u00f9 con i propri mezzi la mattina del 4 ottobre. Da Corf\u00f9, il 25 novembre, dopo aver eseguito alcune riparazioni sommarie, la motonave pot\u00e8 rientrare a velocit\u00e0 ridotta verso Taranto dove arriv\u00f2 il giorno successivo, rimanendo in rada fino al 1 dicembre, prima di essere portata in bacino per i necessari lavori di manutenzione in cantiere, lavori che durarono fino alla met\u00e0 del 1943.<\/p>\n<p>Interessante il&nbsp;rapporto di attacco della RAF:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;Il 3 ottobre 1942, la motonave Valfiorita di 6000 tonnellate di stazza diretta a Bengasi da Taranto, \u00e8 stata avvistata fuori da capo Santa Maria di Leuca da uno spitfire da ricognizione a lunga autonomia.<\/span><\/strong><\/em> <em><strong><span style=\"color: #008000;\">La stessa notte, tra il tre e il 4 ottobre, sono stati inviati quattro Wellington del sessantanovesimo squadron di base a Malta, di cui due armati con bombe e due armati con siluri per attaccare il convoglio. Sono state sganciate 4 bombe da 1.000 libbre da 3.500-4.000 piedi che hanno mancato il bersaglio anche se uno dei proiettili \u00e8 caduto a sole 150 Yard dalla poppa della nave. In un attacco a bassissima quota (110 feet) il Wellington HX605 \u201cL\u201d pilotato dal sottotenente WH Matthews, sganciava il suo siluro da circa 700 Yard colpendo la Valfiorita a poppa; un grosso bagliore rosso \u00e8 stato visto a mezza nave. L\u2019aereo di Matthews rimaneva colpito dai colpi della contraerea che ne determinarono la perdita al rientro in atterraggio al campo di Luqa per danni gravi al sistema idraulico.<\/span><\/strong>&#8220;<\/em><\/p>\n\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/rapporto-attacco-1-raf-valfiorita.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 rapporto-attacco-1-raf-valfiorita.jpg\" width=\"578\" height=\"1138\">\n\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sopra e sotto &#8230; estratto del rapporto d\u2019attacco della RAF sulla ricognizione dello Spitfire BR 662 e del suo avvistamento del convoglio con il Valfiorita e la descrizione dell\u2019attacco dei Wellington e della perdita all\u2019atteraggio del velivolo colpito dalla contraerea della Valfiorita. National Archives AIR -27-611_1 \u2013 AIR 27-607_10<\/span><\/strong><\/p>\n\n\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/rapporto-attacco-2-raf-valfiorita.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 rapporto-attacco-2-raf-valfiorita.jpg\">&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Le mitragliatrici contraeree della Valfiorita<\/span><br><\/strong>Dal rapporto della RAF si evince che le <strong><span style=\"color: #008000;\">3 mitragliatrici 20\/70 della Oerlikon<\/span><\/strong> furono previste dal progetto originale della costruzione della Valfiorita, ma il 22 settembre del 1942 la Regia Marina italiana richiese, attraverso la Direzione degli Armamenti, il rinforzo delle piazzole antiaeree per poter installare degli affusti quadrinati di mitragliatrici tedesche, le <strong><span style=\"color: #008000;\">Flakvierling 38<\/span> <\/strong>da 20mm (<strong><span style=\"color: #008000;\">Flak<\/span><\/strong> \u00e8 la forma abbreviata di <strong><span style=\"color: #008000;\">Fliegerabwehrkanone<\/span><\/strong>, cannone antiaereo). Le tre piazzole antiaeree erano collocate all\u2019estrema prua, a mezza nave e sulla tughetta di poppa.<\/p>\n\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/flak-38.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 flak-38.jpg\" width=\"800\" height=\"580\">\n\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Soldati della Divisione Panzergrenadieren &#8220;Gro\u00dfdeutschland si addestrano all\u2019uso di una postazione Flak 38 \u2013 Bundesarchiv Bild 183-J08339 &#8211; Autore foto Schwahn 5.11.1943&nbsp;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Bundesarchiv_Bild_183-J08339,_Ausbildung_an_der_Vierlings-Flak.jpg\">Bundesarchiv Bild 183-J08339, Ausbildung an der Vierlings-Flak.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggiornamento della contraerea a bordo della nave fu motivato dalla necessit\u00e0 di incrementare la capacit\u00e0 difensiva con una maggiore cadenza di fuoco per 1.800 colpi al minuto, e con una &nbsp;maggiore portata di tiro, fino a 2.200 metri di altezza, utilizzando il munizionamento da 20 x 138mm B (belted case), <span style=\"color: #008000;\"><strong>Long Solothurn<\/strong><\/span> prodotto dalla Svizzera Solothurn fin dai primi anni \u201930. Tra i militari tedeschi imbarcati sul Valfiorita, si trovavano certamente anche i serventi delle tre postazioni antiaeree. Questo tipo di aggiornamento d\u2019arma fu adottato anche sulla torpediniera classe Ciclone e sulle motosiluranti posamine classe Canguro 74 e 75.<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong><br>fine parte I&nbsp; &#8211; continua<\/strong><\/span><\/p>\n<p>testo e foto forniti dall&#8217;autore sulla base della ricerca effettuata&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51384\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51404\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51427\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO:&nbsp; STORIA NAVALEPERIODO: XX SECOLOAREA: MAR TIRRENO MERIDIONALE&nbsp;parole chiave: relitto &nbsp; Abbiamo parlato in un articolo passato del Valfiorita, una motonave che termin\u00f2 la sua ultima navigazione nei pressi dello Stretto di Messina. 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Ha da sempre dedicato tutto il suo tempo libero al Mare di cui \u00e8 amante appassionato, alla fotografia ed alla video ripresa amatoriale. Dopo aver visitato numerosi siti al di fuori del Mediterraneo, negli ultimi anni si divide tra il Golfo di Napoli e lo Stretto di Messina del quale si \u00e8 profondamente innamorato. Ed \u00e8 proprio nello Stretto che, grazie a Domenico Majolino, ha cominciato il percorso della subacquea tecnica per raccontare con le immagini le sue meraviglie sommerse sempre con maggiore consapevolezza e sicurezza. 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