{"id":5092,"date":"2017-03-13T00:10:39","date_gmt":"2017-03-13T00:10:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=5092"},"modified":"2023-07-05T19:41:13","modified_gmt":"2023-07-05T17:41:13","slug":"cartografia-delle-praterie-di-posidonia-di-paolo-colantoni-1995","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092","title":{"rendered":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino)"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 20<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: prateria di posidonia, geologia, morfologia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 18pt;\">Cartografia delle praterie di Posidonia<br \/>\n<\/span><\/strong>L\u2019importanza delle praterie a Posidonia oceanica nel contesto del Mediterraneo \u00e8 ormai talmente riconosciuta che non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun bisogno di insistere sulla necessit\u00e0 di approfondire la sua conoscenza e di promuovere azioni tendenti alla sua salvaguardia. Un primo indispensabile passo non pu\u00f2 che essere quello di definire dove siano situate le praterie, quale sia la loro estensione e quali le loro caratteristiche e tipologie. Oggetto di particolare attenzione deve essere la localizzazione dei limiti superiore ed inferiore delle praterie in quanto notoriamente sensibili ad ogni perturbazione dell\u2019ambiente e quindi buoni indicatori degli eventuali stati di sofferenza in atto. Si impone quindi la necessit\u00e0 di una accurata cartografia che definisca l\u2019estensione e le caratteristiche delle praterie in momenti precisi e che, se ripetuta, permetta di evidenziare e quantizzare l\u2019evoluzione nel tempo delle praterie stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Considerazioni generali &nbsp;<\/span><br \/>\n<\/strong>I problemi generali che pone la cartografia di un tratto di fondale marino sono essenzialmente legati a:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;estensione dell\u2019area da investigare ed i tempi necessari per l\u2019esecuzione dei rilievi<\/span><br \/>\n<\/strong>L\u2019importanza di questi due punti \u00e8 ovvia, specialmente per la programmazione della raccolta dati. Ovvia \u00e8 anche la loro interdipendenza, in quanto l\u2019ampiezza dell\u2019area di studio determina il tempo necessario per l\u2019esecuzione: entrambi pongono quindi i primi importanti vincoli che debbono guidare la scelta dei metodi di indagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scala della restituzione cartografica<\/span><\/strong><br \/>\nLa <em>scala<\/em> \u00e8 il punto pi\u00f9 importante di ogni indagine in quanto determina il dettaglio riportabile e quindi l\u2019accuratezza della raccolta dei dati e l\u2019utilit\u00e0 della carta. Assumendo infatti per esempio una precisione grafica media di 1 mm nella restituzione (in pratica non si scende mai al di sotto di 0,5 mm e quindi un valore attendibile pu\u00f2 essere 0,8-1 mm), per la stessa definizione di scala, sappiamo che 1 mm sulla carta alla scala 1:50.000 corrisponde nella realt\u00e0 a ben 50 metri. E\u2019 chiaro quindi che a questa scala le carte non possono riportare dettagli topografici di dimensioni inferiori a 50 m e quindi non c\u2019\u00e8 neppure la necessit\u00e0 di rilevarli con un\u2019accuratezza maggiore. Le carte avranno di conseguenza solo un valore molto indicativo (vedi ad esempio le prime carte francesi delle biocenosi redatte a questa scala da Molinier 1960, Picard 1965, Laubier 1966, ecc.). Alla scala 1:25.000 (1 mm = 25 m), che \u00e8 quella forse pi\u00f9 frequentemente usata in quanto a questa scala in Italia esiste una buona base cartografica che illustra con buon dettaglio tutto il territorio nazionale (Tavoletta dell\u2019I.G.M.), le rappresentazioni hanno ancora un valore generico di individuazione della presenza e dell\u2019estensione della Posidonia, ma non sono generalmente in grado di illustrare lo stato delle praterie, la loro tipologia e di costituire la base per l\u2019individuazione di fasi di evoluzione temporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per potere avere tutto questo occorre poter mappare con maggiore dettaglio e quindi utilizzare scale di rappresentazione pi\u00f9 grandi, come ad esempio le <strong><span style=\"color: #008000;\">Carte Tecniche Regionali (C.T.R.)<\/span><\/strong> alle scale 1:10.000 e 1:5.000 gi\u00e0 disponibili presso la maggior parte delle regioni italiane e redatte proprio per scopi di gestione ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La localizzazione in mare<\/span><\/strong><br \/>\nLa scelta della scala di lavoro porta inevitabilmente al problema della <strong><em>localizzazione in mare<\/em><\/strong>, che non va mai sottovalutato. Attualmente la tecnologia offre un\u2019ampia gamma di sistemi di posizionamento che vanno commisurati alla precisione richiesta, ricordando che la precisione \u00e8 sempre molto costosa e che molte volte pu\u00f2 anche essere inutile. Ritornando all&#8217;esempio della carta 1:25.000, pur assumendo una accuratezza grafica di 0,5 mm, non occorre richiedere infatti al sistema di posizionamento una precisione maggiore di 12,5 metri.&nbsp; Spesso interessa, pi\u00f9 che la <strong><span style=\"color: #008000;\">precisione assoluta<\/span><\/strong> (per esempio in termini di coordinate geografiche), la <strong><span style=\"color: #008000;\">precisione relativa <\/span><\/strong>e cio\u00e8 l\u2019accurata definizione dei punti rispetto ad un sistema di riferimento e la popolazione reciproca dei singoli elementi. Fondamentalmente poi \u00e8 la <strong><span style=\"color: #008000;\">ripetibilit\u00e0<\/span><\/strong> delle misure, la capacit\u00e0 cio\u00e8 di un sistema o di uno strumento di riprodurre in diverse condizioni operative e in tempi diversi gli stessi risultati di posizionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodi impiegati<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI principali metodi attualmente impiegati per il posizionamento in mare possono essere raggruppati in metodi ottici e in sistemi di radio posizionamento.&nbsp;Un terzo gruppo completamente slegato da ogni riferimento a terra \u00e8 quello che usa sistemi satellitari.&nbsp;Rientrano tra i sistemi ottici tutti quei sistemi di posizionamento che possono essere impiegati vicini a costa e che non sono altro che l\u2019adattamento al lavoro in mare di tecniche di rilevamento topografico in terra.<\/p>\n<p>I <strong><span style=\"color: #008000;\">sistemi di&nbsp;radio posizionamento<em>&nbsp;<\/em><\/span><\/strong>sfruttano invece la propagazione delle onde elettro magnetiche, offrendo i seguenti vantaggi:<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">portata, precisione e ripetibilit\u00e0 nel complesso superiori ai metodi ottici tradizionali<i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">operativit\u00e0 estesa alle 24 ore<i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">indipendenza teorica dalle condizioni meteorologiche<i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">possibilit\u00e0 di interfacciare registratori automatici di dati, elaboratori, plotter, ecc.<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sistemi sono ormai entrati nell&#8217;uso comune, ma \u00e8 bene precisare qualche principio generale.&nbsp;La portata e la precisione dei sistemi di posizionamento dipendono dalla frequenza e dalla potenza di emissione delle onde utilizzate, dalle condizioni di propagazione e dall&#8217;altezza delle antenne emittenti e riceventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sistemi si basano sulla ricezione di onde emesse o ripetute da apposite antenne poste in punti di ubicazione nota. Le misure vengono effettuate mediante il computo dei tempi di percorso delle onde o il confronto di fase. Da queste misure si ottengono linee di posizione la cui intersezione determina l\u2019ubicazione di un punto rispetto alle stazioni a terra. A seconda della geometria del reticolo generato dalle linee di posizione si distinguono metodi circolari e metodi iperbolici.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38308 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mini-ranger-motrola-TX.jpg\" alt=\"\" width=\"303\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mini-ranger-motrola-TX.jpg 956w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mini-ranger-motrola-TX-239x300.jpg 239w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mini-ranger-motrola-TX-768x964.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mini-ranger-motrola-TX-816x1024.jpg 816w\" sizes=\"(max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/>Fra gli strumenti di localizzazione pi\u00f9 utilizzati che operano con il metodo circolare rientra il <strong><span style=\"color: #008000;\">Motorola Miniranger<\/span><\/strong> che usa frequenze di 5, 4-9, 5 Ghz ed ha una precisione di +\/-3 m ed una portata di 37-120 km. In questo sistema l\u2019onda emessa si propaga in linea retta e le stazioni debbono di conseguenza essere in vista. Una limitazione alla portata \u00e8 quindi dovuta alla quota delle stazioni a terra. La frequenza impiegata classifica questo sistema tra i sistemi ad altissima frequenza e a corto raggio.&nbsp;Tra i sistemi ad alta frequenza si deve ricordare il <strong><span style=\"color: #008000;\">Syledis<\/span><\/strong> che opera a 420-450 Mhz ed \u00e8 in grado di superare la linea di vista. Ha una portata di 250 km ed una precisione nel raggio della visuale di +\/- 1 m. Il sistema pu\u00f2 essere operato in modo circolare o iperbolico ed \u00e8 in grado di scegliere tra pi\u00f9 stazioni a terra quelle capaci di dare la migliore geometria per la definizione del punto.&nbsp;I sistemi che operano nella banda delle basse frequenze (al di sotto di un Mhz) hanno lunga portata, ma la loro precisione \u00e8 di gran lunga inferiore a quella dei sistemi ad alta e media frequenza. Hanno quindi generalmente importanza per la navigazione e possono essere impiegati solo per rilevamenti che non necessitano di un\u2019elevata precisione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/NAUTICA-APPARECCHIATRURE-1200px-Loran_C_Navigator-1024x692.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 NAUTICA-APPARECCHIATRURE-1200px-Loran_C_Navigator-1024x692.jpg\" width=\"1024\" height=\"692\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;introduzione della navigazione satellitare civile negli anni &#8217;90 ha portato a un rapido abbandono nell&#8217;uso del Loran-C.&nbsp; Nel 2010 i sistemi statunitensi e canadesi furono chiusi, insieme alle stazioni condivise Loran-C \/ CHAYKA con la Russia. Alla fine del 2015, le catene di navigazione in gran parte dell&#8217;Europa furono disattivate &#8211; nella foto . Koden Loran C Navigator LR-770 &#8211; autore Morn the Gorn <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Loran_C_Navigator.jpg\">Loran C Navigator.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra questi sistemi il pi\u00f9 importante e noto \u00e8 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Loran C<\/span><\/strong> che, secondo il metodo iperbolico, con quattro stazioni (Istanbul, Crotone, Lampedusa e Barcellona) copre tutto il Mediterraneo. La frequenza utilizzata \u00e8 di 100 Khz ed ha una precisione massima di +\/- 50 metri che diminuisce per\u00f2 rapidamente man mano ci si allontani dalle linee di base.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per completare la sommaria panoramica dei sistemi di localizzazione occorre menzionare ancora il sistema satellitare. Il primo usato \u00e8 il sistema <strong><span style=\"color: #008000;\">Transit<\/span><\/strong> che utilizza i segnali inviati da sei satelliti in orbita polare attorno alla terra e sfrutta l\u2019effetto Doppler per determinare la posizione dei punti sulla terra. La sua copertura \u00e8 totale, ma offre la possibilit\u00e0 di un punto solo ad ogni passaggio di satellite (mediamente ogni 1,5 ore ma frequentemente gli intervalli sono maggiori) con una possibilit\u00e0 di errore di +\/- 43 metri insita nel sistema, alla quale va aggiunta quella derivante dalla misura della velocit\u00e0 della nave. Sfruttando pi\u00f9 passaggi di satelliti logicamente la precisione aumenta e rimanendo fissi in una stazione per ben 25-30 passaggi si pu\u00f2 raggiungere una precisione al di sotto dei 5 m.&nbsp;La mancanza di continuit\u00e0 del posizionamento con il sistema <strong><span style=\"color: #008000;\">Transit<\/span><\/strong> \u00e8 ovviata dal sistema <strong><span style=\"color: #008000;\">Navstar &#8211;<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Global Positioning System (G.P.S.)<\/span><\/strong> &#8211; che usa un numero tale di satelliti in orbita per cui da qualunque punto sulla terra siano sempre in vista almeno quattro satelliti contemporaneamente. Su questi \u00e8 quindi sempre possibile determinare il punto con il metodo della resezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019errore di posizionamento di un punto in movimento sar\u00e0 comunque di 20-30 metri (ndr negli anni, con la sospensione della coarse acquisition, il sistema pu\u00f2 fornire una precisione di circa 8 &#8211; 10 metri). Attualmente (ndr 1995) \u00e8 possibile per\u00f2 migliorare di molto la precisione usando una stazione a terra posta in un punto di coordinate note che continuamente \u201ccorregga\u201d i dati forniti dal G.P.S..&nbsp;Con questa configurazione (<strong><span style=\"color: #008000;\">G.P.S. Differenziale<\/span><\/strong>) si ottengono ottimi punti e il sistema tende a soppiantare ogni altro metodo di posizionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il costo delle operazioni<\/span><\/strong><br \/>\nPer accennare al problema economico si deve ricordare che il costo delle operazioni in mare \u00e8 sempre molto rilevante. Spesso si tende a rinunciare all&#8217;impiego di certe apparecchiature a causa dell\u2019eccessivo costo di acquisto e\/o di esercizio. Occorre tuttavia tener presente che ai fini dell\u2019accuratezza del lavoro non si possono ignorare le possibilit\u00e0 offerte dalla moderna tecnologia, anche se sono costose. L\u2019impiego dei mezzi pi\u00f9 idonei inoltre fa risparmiare tempo nella raccolta e nell&#8217;elaborazione dei dati che si ripercuote nell\u2019abbassamento dei costi totali delle operazioni. Non si pu\u00f2 in sostanza pensare di svolgere un buon lavoro in mare in tempi ragionevoli e con la dovuta precisione, se non si dispone di adeguati finanziamenti. <strong><span style=\"color: #008000;\">Occorre quindi poter sempre cercare un giusto equilibrio tra costi e bont\u00e0 del lavoro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Metodi di cartografia delle praterie a posidonia<\/span><br \/>\n<\/strong>I metodi utilizzabili per cartografare le praterie a Posidonia sono quelli stessi gi\u00e0 usati per riconoscere le caratteristiche fisiche dei fondali nelle ricerche di geomorfologia marina e nell&#8217;industria off-shore. Non esiste cio\u00e8 alcun metodo originale di rilevamento, per cui accingendosi alla mappatura, occorre soprattutto far buon uso di tecniche e metodologie gi\u00e0 consolidate per altri scopi.&nbsp;Meinesz et al. (1981) forniscono una buona analisi dei metodi utilizzati lungo le coste francesi che appare tuttora valida. Riteniamo comunque che i metodi di indagine su cui basare la cartografia possano cos\u00ec essere raggruppati:<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; telerilevamento;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; metodi ecografici;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; ispezioni subacquee.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Vediamoli nei dettagli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Telerilevamento<\/span><\/strong><\/span><em><br \/>\n<\/em>Lo studio dei fondali, e quindi la valutazione dell\u2019estensione delle praterie, pu\u00f2 iniziare dal cielo. Le tecniche di telerilevamento sono infatti gi\u00e0 ampiamente entrate nell&#8217;uso corrente per rilievi di oceanografia (specialmente oceanografia fisica) anche se \u00e8 sempre necessario tarare le immagini con risultati di analisi eseguite in loco (verit\u00e0 mare). Nel caso dello studio dei fondali esiste tuttavia una grave limitazione dovuta alla trasparenza dell\u2019acqua e risultati apprezzabili si possono attendere solo per profondit\u00e0 di pochi metri (2-15 m).&nbsp;I possibili metodi di telerilevamento sono quelli <em>satellitari<\/em> e quelli basati sullo studio di <em>foto aeree<\/em>.&nbsp;Per il problema specifico della cartografia della Posidonia le immagini da satellite sono molto interessanti ma la loro risoluzione attuale \u00e8 talmente modesta (dell\u2019ordine dei 100 metri) che il metodo pu\u00f2 avere significato solo a scala regionale per definire la presenza-assenza di praterie, dopo aver logicamente sempre tarato le immagini.&nbsp;Quando si vuole descrivere un habitat subacqueo, la profondit\u00e0 dell&#8217;acqua ha degli effetti molto significativi sulle misure tele rilevate, tanto da indurre a confondere la risposta spettrale della sabbia pura con quella di un substrato ricoperto di alghe, o dei vari substrati in genere. Con un\u2019opportuna procedura di correzione atmosferica \u00e8 tuttavia possibile sottrarre la frazione di segnale derivante dall&#8217;interazione della luce con l\u2019atmosfera nelle varie bande. In questo modo \u00e8 quindi possibile conoscere le propriet\u00e0 e le caratteristiche intrinseche dell\u2019acqua di mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Successivamente si pu\u00f2 procedere alla costruzione della mappa della vegetazione sommersa, mediante un\u2019elaborazione del dato satellitare multi spettrale orto-rettificato basata sul metodo di Lyzenga per la rimozione della risposta spettrale della colonna d\u2019acqua.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/vegetazione-sommersa.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5101\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/vegetazione-sommersa.jpg\" alt=\"vegetazione sommersa\" width=\"800\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/vegetazione-sommersa.jpg 400w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/vegetazione-sommersa-300x164.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><strong>I satelliti ad altissima risoluzione disponibili oggigiorno (ndr 2015) &nbsp;rendono disponibili a livello commerciale immagini multispettrali che permettono di studiare la distribuzione delle praterie di Posidonia nei nostri mari. In particolare il satellite WorldView-2 della DigitalGlobe, monta un sensore che associa ai 50 centimetri di risoluzione spaziale ben 8 bande multi-spettrali, risultando cos\u00ec il primo satellite commerciale ad alta risoluzione in grado di acquisire, oltre alle classiche bande del blu, verde, rosso ed infrarosso Vicino, quattro bande finora mai viste su un satellite ad altissima risoluzione: la costiera, la gialla, la red edge e la vicino infrarosso 2.&nbsp; da<\/strong><\/span> <a href=\"http:\/\/www.massimozotti.it\/2011\/05\/troviamo-la-posidonia-oceanica\">http:\/\/www.massimozotti.it\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto pi\u00f9 importante \u00e8 l\u2019utilizzo delle foto aeree che, con la limitazione imposta dalla penetrazione della luce, possono dare degli ottimi risultati specialmente per quanto riguarda il limite superiore delle praterie e le zone a bassa profondit\u00e0, ove d\u2019altra parte \u00e8 difficile operare con un\u2019imbarcazione.&nbsp;Se la restituzione della carta \u00e8 a piccola o media scala (per esempio a 1:25.000) e quindi lo scopo \u00e8 dare una prima indicazione dell\u2019estensione generale delle praterie senza dover produrre misure troppo precise, bastano delle normali fotografie scattate da un aereo. Queste dovranno logicamente essere corrette per le diverse distorsioni dovute all&#8217;angolo di ripresa e all&#8217;ottica impiegata, ma non occorrer\u00e0 alcun procedimento speciale per riportare le informazioni su una base cartografica idonea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fotogrammetria<\/span><\/strong><br \/>\nSe si vuole invece una restituzione accurata a scala maggiore occorre procedere con il metodo della fotogrammetria.&nbsp;Innanzitutto occorre che le fotografie siano riprese con un apparato fotogrammetrico e ad un\u2019opportuna scala (funzione dell\u2019ottica e dell\u2019altezza di volo). Importante \u00e8 poi scegliere l\u2019ora adatta per le fotografie in quanto l\u2019altezza del sole sull&#8217;orizzonte deve essere ottimale per una migliore penetrazione della luce e non determinare riflessi sulla superficie dell\u2019acqua. L\u2019operazione seguente \u00e8 quella di definire dei punti di riferimento a terra con metodi topografici che possano servire per il giusto orientamento e la restituzione in scala delle coppie stereoscopiche di fotografie. A questo proposti \u00e8 anche buona norma fare in modo che le immagini coprano possibilmente 1\/3 di mare e 2\/3 di terra per facilitare gli allineamenti con buoni punti a terra.&nbsp;Il procedimento di cartografia delle Posidonie, ed in particolare del loro limite superiore e di tutte le particolarit\u00e0 dei bassi fondali, viene quindi sviluppato secondo le normali procedure delle levate topografiche terrestri.&nbsp;La principale limitazione di questo metodo, come \u00e8 gi\u00e0 stato detto, \u00e8 data dalla trasparenza dell\u2019acqua, ma fin dove penetra la luce (10-20 metri al massimo), si possono avere delle ottime precisioni.&nbsp;L\u2019uso di pellicole speciali quali la <strong><span style=\"color: #008000;\">Water Penetration<\/span><\/strong> della Kodak (ormai introvabile) e l\u2019impiego di opportuni filtri possono aumentare le possibilit\u00e0 di questo metodo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Metodi ecografici<\/span><\/strong><em><br \/>\n<\/em>Un buon<strong><span style=\"color: #008000;\"> ecografo <\/span><\/strong>(nel migliore dei casi interfacciato con il sistema di posizionamento) non dovrebbe mai mancare su una barca da ricerca. Oltre a costituire un elemento di sicurezza per la navigazione, esso fornisce una prima indicazione della morfologia dei fondali e del loro andamento generale, oltre logicamente alla misura della profondit\u00e0.<br \/>\nLa carta batometrica costituisce d\u2019altra parte il primo documento per la conoscenza dei fondali sul quale eventualmente portare altre informazioni.&nbsp;Usato alla scala appropriata, un ecografo ad alta frequenza pu\u00f2 fornire anche indicazioni sulla presenza della Posidonia in quanto le praterie determinano echi irregolari spesso distinguibili da quelli dei fondali circostanti. La presenza di canali intra-mattes contribuisce inoltre a dare alle registrazioni un carattere irregolarmente tormentato.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Topas sub profiler<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interpretazione degli ecogrammi non \u00e8 tuttavia mai univoca e, utilizzando solo questo strumento, non si possono avanzare ipotesi sulla natura dei fondali. Pu\u00f2 orientare nell&#8217;interpretazione l\u2019utilizzo di un ecografo a bassa frequenza che dia indicazioni sull&#8217;assetto dell\u2019immediato sotto fondo (3,5 Khz, <em>Sub Profiler<\/em>). La sua utilit\u00e0 \u00e8 tuttavia limitata in quanto molto difficilmente l\u2019energia acustica riesce a penetrare al di sotto delle mattes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ecografo laterale <\/span><\/strong>comunemente noto come <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Side Scan Sona<\/span><span style=\"color: #008000;\">r<\/span><\/strong><\/span>, entrato da anni nell&#8217;uso comune per indagare le caratteristiche dei fondali e per la ricerca di oggetti sommersi, pu\u00f2 considerarsi lo strumento principale anche per la mappatura delle praterie a Posidonia. Esso \u00e8 stato usato a questo proposito da diversi Autori tra i quali Newton e Stefanon 1975, Cuvelier 1976, Cristiani 1980, Colantoni et al. 1979 e 1982, ecc..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema permette di ottenere un\u2019immagine acustica di una fascia pi\u00f9 o meno ampia di fondale dalla quale, data la caratteristica risposta acustica delle Posidonie, \u00e8 possibile evidenziare l\u2019estensione e le particolarit\u00e0 delle praterie e specialmente dei loro limiti e dei canali e depressioni intra-mattes, che possono cos\u00ec essere accuratamente mappati.&nbsp; Esistono diverse pubblicazioni e manuali sull&#8217;uso dell\u2019ecografo laterale (Belderson et al. 1972, Flemming 1976, Ingham 1975, ecc.) ma, data l\u2019importanza dello strumento, pensiamo sia opportuno soffermarci sulle sue caratteristiche generali e di impiego (Mazel 1985). Nell\u2019ecografo laterale, un dispositivo, detto comunemente \u201cpesce\u201d, sul quale sono montati lateralmente due trasduttori viene trainato dietro l\u2019imbarcazione per mezzo di un cavo elettromeccanico. Man mano che il \u201cpesce\u201d avanza i trasduttori emettono un segnale acustico e ne ricevono gli echi di ritorno. Gli impulsi sonori sono emessi fasci molto stretti nel piano orizzontale e molti ampi in quello verticale. L\u2019emissione raggiunge cos\u00ec solo una stretta striscia di fondale perpendicolare alla direzione del traino. I segnali di ritorno vengono quindi convertiti in energia elettrica ed inviati, tramite il cavo di traino, al registratore grafico in superficie.&nbsp;Qui nella maggioranza dei sistemi la corrente elettrica, passando attraverso una carta elettro sensibile, la annerisce con intensit\u00e0 proporzionale all&#8217;intensit\u00e0 dell\u2019eco ricevuto.&nbsp;Per mezzo di successive emissioni e ricezioni (scansione) si forma l\u2019immagine sonora del fondo (o sonogramma ) che viene registrata su due canali: di destra e di sinistra. Il centro della registrazione corrisponde al percorso del \u201cpesce\u201d mentre nel canale di destra vengono registrati gli echi provenienti dal trasduttore di destra e su quello di sinistra quelli del trasduttore di sinistra. Si ottiene cos\u00ec una rappresentazione che assomiglia molto ad una fotografia aerea inclinata o all&#8217;immagine che si avrebbe dagli obl\u00f2 laterali di un sommergibile che navigasse sopra il fondale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riconoscere bene le strutture del fondo che interessano, occorre una buona combinazione tra velocit\u00e0 di traino del pesce, scala della registrazione (<em>range<\/em>) e velocit\u00e0 di trascinamento della carta di registrazione (numero di linee per cm). Da questi parametri dipende infatti la grandezza apparente degli oggetti sui sonogrammi che non mostrano mai le loro proporzioni vere. Esiste quindi una distorsione legata alla velocit\u00e0 del traino del pesce ed un\u2019altra legata all&#8217;inclinazione della scala (<em>slant range<\/em>) che occorre correggere per riportare la rappresentazione nelle giuste proporzioni per essere cartografata. Attualmente vanno sempre pi\u00f9 diffondendosi dei sistemi che per mezzo di microprocessori incorporati sono in grado di correggere automaticamente le distorsioni e di rimuovere la colonna d\u2019acqua nelle registrazioni. In questo modo il primo arrivo degli echi dal fondo inizia da un punto, direttamente sotto il pesce, che costituisce lo zero della scala riportata all&#8217;orizzontale. Si ottengono cos\u00ec delle strisciate di immagini a scala omogenea nelle diverse direzioni che, se accoppiate ad un buon sistema di navigazione, possono essere montate a formare un mosaico del fondo marino secondo la stessa metodologia della fotografia aerea. Come ultima annotazione si deve ricordare che anche nell&#8217;ecografo laterale, come in tutti i sistemi acustici, il potere di risoluzione dell\u2019apparecchio, cio\u00e8 la distanza minima di due riflessioni che si possono individuare in una registrazione e quindi il dettaglio dell\u2019immagine prodotta, \u00e8 in funzione della lunghezza e della frequenza di emissione. I sistemi pi\u00f9 diffusi in commercio operano di solito con la frequenza di 100 Khz, ma vi sono anche apparecchi che, utilizzando 500 Khz, hanno una portata minore, ma un potere di risoluzione estremamente maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ispezioni subacquee<\/span><\/strong><em><br \/>\n<\/em>La possibilit\u00e0 di vedere sott&#8217;acqua l\u2019oggetto del proprio studio resta una delle prime conquiste alla quale aspira ogni ricercatore. L\u2019ispezione subacquea con uomini o mezzi teleguidati che permettano di avere una visione dei fondali \u00e8 quindi uno dei metodi pi\u00f9 idonei nella ricerca e nella mappatura. Ogni ispezione o immersione pu\u00f2 avvenire <em>per punti o per transetti<\/em> o strisciate. Le immersioni per punti sono particolarmente utili per verificare e tarare quanto evidenziato con i metodi elettroacustici o di telerilevamento. Hanno il grande vantaggio di permettere di distinguere le diverse tipologie e di effettuare osservazioni e misurazioni che aumentano il valore della mappatura. Il metodo dei transetti \u00e8 invece un vero sistema di rilevamento che permette una serie di osservazioni lungo un tracciato stabilito.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Le ispezioni di fondali possono essere eseguite da:<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; uomini immersi;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> &#8211;&nbsp; veicoli abitati;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> &#8211;&nbsp; veicoli non abitati (R.O.V.);<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"> &#8211;&nbsp; mezzi trainati.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_4548-e1446390624434.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-196\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_4548-e1446390624434.jpg\" alt=\"IMG_4548\" width=\"800\" height=\"600\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ricercatrice subacquea su prateria di posidonia &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso dell\u2019immersione di ricercatori subacquei, il metodo pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 usato \u00e8 quello di fare immersione in diverse stazioni possibilmente secondo un reticolo stabilito (regolare o casuale) e materializzare i punti con una boetta la cui ubicazione viene determinata in superficie dalla barca appoggio. Sono queste le tipiche immersioni di controllo e di valutazione di parametri descrittivi.&nbsp;Il metodo dei transetti o dei percorsi stabiliti \u00e8 stato invece ampiamente usato per eseguire delle vere mappature di dettaglio di aree ad estensione piuttosto limitata.&nbsp;Il percorso pu\u00f2 essere determinato da un\u2019imbarcazione che traina il subacqueo per mezzo di un\u2019ala subacquea (Harmelin e True, 1964), oppure seguito con una bussola in immersione (Astier 1972 e 1975), o materializzato da una sagola tesa tra corpi morti (Falconetti et al. 1974) o da una sagola piombata (Meinesz e Falconetti 1975, Meinesz et al., 1988).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ultimo caso la sagola serve anche per misurare le distanze, mentre negli altri casi i punti di interesse vengono segnalati con boette inviate in superficie dove si procede alla loro ubicazione. Il metodo dei transetti \u00e8 un metodo molto buono, di facile esecuzione e permette un estremo dettaglio nelle osservazioni. Trova per\u00f2 delle forti limitazioni nel lungo tempo necessario per l\u2019esecuzione e quindi nell&#8217;autonomia dei sommozzatori.&nbsp;Un metodo relativamente veloce \u00e8 stato usato nella mappatura delle praterie attorno all&#8217;isola di Ischia (Colantoni et al., 1982).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_4487-e1446390785140.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-197\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_4487-e1446390785140.jpg\" alt=\"IMG_4487\" width=\"850\" height=\"638\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">studio geologico canali intermatte su prateria di posidonia &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per eseguire i transetti \u00e8 stato infatti impiegato uno scooter subacqueo munito di bussola e contametri che ha permesso una navigazione subacquea autonoma e rapida. Una boa in superficie segnalava comunque sempre la posizione del mezzo e consentiva il controllo della posizione della barca appoggio, specialmente all\u2019inizio e alla fine di percorsi (Colantoni e Zucchini, 1979). L\u2019immersione di <strong><em><span style=\"color: #008000;\">veicoli abitati<\/span> <\/em><\/strong>\u00e8 stata utilizzata lungo le coste francesi da Meinesz e Laurent 1978, 1980, 1982 e da Augier e Boundouresque 1979 per seguire il limite inferiore delle praterie. Il metodo \u00e8 molto interessante ma trova le sue limitazioni nel posizionamento del sommergibile, che per essere preciso necessita di un sistema acustico complesso e costoso, e nella necessit\u00e0 di avere una nave appoggio di idonee caratteristiche. Il tutto si traduce in un costo esageratamente elevato rispetto agli altri sistemi e non giustificato dalla precisione del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2019impiego di <\/span><span style=\"color: #008000;\">veicoli non abitati filoguidati&nbsp; <\/span><\/strong>(<strong><span style=\"color: #008000;\">R.O.V.&nbsp; Remotely Operated Vehicle o R.C.V. per&nbsp;Remotely Controlled Vehicle<\/span><\/strong>) tende a soppiantare l\u2019intervento dei sommozzatori sugli alti fondali per la grande autonomia e il relativo basso costo delle operazioni. Si tratta in via generale dei veicoli teleguidati, azionati da motori elettrici o idraulici capaci di muoversi autonomamente sul fondo portando una o pi\u00f9 telecamere ed eventualmente una macchina fotografica. Un cavo ombelicale mantiene il contatto con la superficie, invia energia e trasmette i segnali alla barca appoggio ove \u00e8 possibile registrare le immagini e controllare, attraverso un monitor, il veicolo. Questi mezzi sono utili per ispezioni in aree ristrette, magari attorno ad un punto fisso, ma sono difficilmente in grado di compiere lunghi percorsi secondo transetti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38305 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/scorpio-rov-e1578061531408.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ROV della US Navy&nbsp; SCORPIO&nbsp; (Submersible Craft for Ocean Repair, Position, Inspection and Observation) \u00e8 un marchio di veicoli filoguidatisottomarini&nbsp; (ROV) prodotti dalla Perry Tritech utilizzati sia in ambito civile (off shore, immersioni scientifiche) che militare per il salvataggio di sommergibili sinistrati.&nbsp; Sebbene il design originale abbia pi\u00f9 di qualche decennio, costituisce la base per l&#8217;attuale generazione di ROV SCORPIO &#8211; photo credit US Navy by Photographer&#8217;s Mate 1st Class Daniel N. Woods. [Public domain] license, via Wikimedia Commons.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lunghezza dell\u2019ombelicale che devono trainare costituisce infatti un enorme freno al loro avanzamento e, salvo il caso dei veicoli pi\u00f9 potenti (tipo<strong><span style=\"color: #008000;\"> Scorpio<\/span><\/strong>), la distanza percorribile ne \u00e8 grandemente limitata. Ne consegue la necessit\u00e0 di seguire con un\u2019imbarcazione il veicolo nel suo percorso, ma, data la limitata velocit\u00e0 di avanzamento (sempre inferiore a 2 nodi), la manovra \u00e8 tutt&#8217;altro che facile, a meno che non si disponga di natanti muniti di due eliche, thruster, o addirittura di posizionamento dinamico, che permettano continui aggiustamenti di velocit\u00e0 e rotta. Il problema della localizzazione del veicolo \u00e8 infine l\u2019altro punto importante nell&#8217;impiego dei R.O.V.. L\u2019unico sistema attuale che dia garanzia di precisione \u00e8 infatti la navigazione acustica che prevede sensori sul mezzo subacqueo e sul mezzo di superficie. Sono inoltre necessari sofisticati sistemi di elaborazione dati e l\u2019interfaccia con precisi metodi di localizzazione di superficie: tutti elementi che comportano ovviamente un alto costo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38302 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"940\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine.jpg 1920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine-768x376.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine-1024x501.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/pluto-palla-gay-marine-1200x588.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pluto Palla con il suo inventore l&#8217;ingegner Guido Gay &#8211; ultimo modello realizzato dalla nota ditta Gay Marine &#8211; credit GayMarine <a href=\"https:\/\/azionemare.org\/plutopalla.php\">Attrezzature &#8211; Pluto Palla ROV &#8211; Azionemare<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ardizzone e Belluscio 1986, forniscono un esempio di impiego di un R.O.V. italiano (<strong><span style=\"color: #008000;\">Pluto della Gay Marine<\/span><\/strong>) per ottenere in situ informazioni bionomiche (Liguria). Sono stati impiegati per diversi scopi anche mezzi trainati da un\u2019imbarcazione. Da slitte striscianti sul fondo, come la <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Troika <\/span><\/em><\/strong>di J.Y. Cousteau usata per ottenere strisciate fotografiche, a dispositivi mantenuti in quota per ottenere registrazioni televisive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso di telecamere trainate a mezz&#8217;acqua la prima difficolt\u00e0 che sorge \u00e8 il mantenimento della quota che deve essere il pi\u00f9 possibile costante. La velocit\u00e0 di traino deve pure essere costante, ma anche piuttosto modesta, per non causare un grave decadimento dell\u2019intelligibilit\u00e0 delle immagini: tutto questo va a scapito della manovrabilit\u00e0 del mezzi di superficie. Rispetto al caso del veicolo autonomo, l\u2019ubicazione del mezzo trainato \u00e8 certamente pi\u00f9 facilitata. Se la lunghezza del traino non \u00e8 eccessiva, si possono infatti avere delle buone approssimazioni misurando la lunghezza del cavo (che fa tuttavia sempre catenaria) e la rotta percorsa per calcolare un offset rispetto al sistema di posizionamento in superficie che deve essere il pi\u00f9 possibile accurato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38306\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/laserscan_471.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/laserscan_471.jpg 471w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/laserscan_471-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sistema Laser Line Scan (LLS) monocromatico Northrup-Grumman SM-2000 integrato con tecnologia subacquea McCartney, di propriet\u00e0 e gestito da Science Applications International Corporation (SAIC). Immagine da Laser Line Scan Mapping, credit NOAA-OER.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/oceanexplorer.noaa.gov\/projects\/laser01\/laserlinescan.html\">NOAA Ocean Explorer: Laser Line Scan Mapping<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un nuovissimo sistema di prospezione che permette di ottenere immagini del fondo estremamente dettagliate \u00e8 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Laser Line Scan (LLS)<\/span><\/strong> sviluppato dalla societ\u00e0 americana <strong><span style=\"color: #008000;\">SAIC<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema che sfrutta la stessa operativit\u00e0 del <strong><span style=\"color: #008000;\">Side Scan Sonar<\/span><\/strong>, usa una sorgente laser per \u201cscansionare\u201d il fondo, una trasmissione mediante fibre ottiche ed un ricevitore di immagine a tubo fotomoltiplicatore. In questo modo si ottiene un\u2019altissima risoluzione, superiore di almeno un ordine di grandezza a quella dei migliori sonar e dei diversi dispositivi televisivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_5096\" aria-describedby=\"caption-attachment-5096\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5096\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia.png\" alt=\"mappa_posidonia\" width=\"800\" height=\"1030\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia.png 610w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia-233x300.png 233w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5096\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mappa tematica &#8211; photo credit universit\u00e0 di Genova<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Esempi di cartografia<br \/>\n<\/span><\/strong>Mappature di praterie di Posidonia sono state eseguite a diversa scala e con diversi mezzi. Ricordiamo l\u2019uso di foto aeree (Blanc e Jeudy de Grissac, 1978 e numerosi altri A.A.) specialmente per la definizione del limite superiore delle praterie, l\u2019utilizzo di un sommergibile abitato per seguire il limite inferiore (Meinesz, op. cit.), l\u2019impiego dell\u2019ecografo laterale (Cuvelier 1976, Gloux 1984, ecc.), l\u2019effettuazione di immersioni subacquee (Meinesz e Simonian 1983, Gili e Ros 1985, Bedulli et al. 1986, Boudouresque et al., 1985, ecc.) e l\u2019utilizzo di un veicolo autonomo o trainato (Ardizzone e Belluscio 1986).<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa maggioranza degli Autori non ha tuttavia utilizzato un sono metodo di indagine, ma ha integrato diverse metodologie.&nbsp;Colantoni ed al. 1982 per la mappatura della Posidonia attorno all&#8217;Isola d\u2019Ischia hanno utilizzato, per esempio, metodi ecografici (ecografo ad alta e bassa frequenza ed ecografo laterale) e immersioni subacquee eseguite per punti e per transetti per completare e controllare il rilievo elettroacustico. Meinesz et al. 1988 hanno invece utilizzato la fotografia aerea combinata con l\u2019immersione subacquea. E la serie di esempi potrebbe continuare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Conclusioni<\/span><br \/>\n<\/strong>Riassumendo quanto esposto, possiamo concludere che esistono diversi metodi di mappatura, ognuno dei quali presenta pregi e difetti. Non esiste cio\u00e8 un metodo unico buono per ogni situazione, ma ogni operatore dovr\u00e0 scegliere la migliore combinazione di pi\u00f9 sistemi che possa offrire il miglior risultato in funzione della precisione richiesta (scala della restituzione cartografica), del tempo necessario all&#8217;esecuzione e del costo dell\u2019operazione.&nbsp;Il seguente schema pu\u00f2 aiutare nelle scelte: i metodi vi sono stati elencati facendo una distinzione per zone di indagine e in ordine di importanza.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodi impiegati nella mappatura delle praterie a Posidonia<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Zona di indagine<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodo<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pregi<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Difetti<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Limite superiore<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\">Fotografia aerea<\/td>\n<td width=\"204\">Precisione, ottimo dettaglio, rapidit\u00e0<\/td>\n<td width=\"204\">Costo elevato<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immersione subacquei<\/td>\n<td width=\"204\">Buon dettaglio, basso costo<\/td>\n<td width=\"204\">Lunghezza delle operazioni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immagine da satellite<\/td>\n<td width=\"204\">Copertura regionale<\/td>\n<td width=\"204\">Scarsa risoluzione, alto costo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Zona centrale<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\">Ecografo laterale<\/td>\n<td width=\"204\">Precisione, buon dettaglio, rapidit\u00e0<\/td>\n<td width=\"204\">Necessit\u00e0 di interpretazione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immersione sub.<\/td>\n<td width=\"204\">Buon dettaglio<\/td>\n<td width=\"204\">Scarsa autonomia e raggio di azione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">R.O.V.<\/td>\n<td width=\"204\">Registrazione di immagini<\/td>\n<td width=\"204\">Difficolt\u00e0 di manovra e di localizzazione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Mezzi trainati<\/td>\n<td width=\"204\">Registrazione di immagini<\/td>\n<td width=\"204\">Difficolt\u00e0 operative<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immagini laser<\/td>\n<td width=\"204\">Registrazione di immagini ad altissima risoluzione<\/td>\n<td width=\"204\">Costo elevato<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Limite inferiore<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"204\">Ecografo laterale<\/td>\n<td width=\"204\">Precisione, buon dettaglio, rapidit\u00e0<\/td>\n<td width=\"204\">Necessit\u00e0 di interpretazione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">R.O.V.<\/td>\n<td width=\"204\">Registrazione di immagine, elevata autonomia<\/td>\n<td width=\"204\">Difficolt\u00e0 di localizzazione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immersione sub.<\/td>\n<td width=\"204\">Buon dettaglio<\/td>\n<td width=\"204\">Scarsa autonomia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Mezzi trainati<\/td>\n<td width=\"204\">Velocit\u00e0 di esecuzione<\/td>\n<td width=\"204\">Grande difficolt\u00e0 operativa su alti fondali<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Immagini laser<\/td>\n<td width=\"204\">Registrazione di immagini ad altissima risoluzione<\/td>\n<td width=\"204\">Costo elevato<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"204\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"204\">Veicoli abilitati<\/td>\n<td width=\"204\">Notevole quantit\u00e0 di dati raccolti<\/td>\n<td width=\"204\">Costo eccessivo, lentezza di operazioni<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto sopra esposto sembra di poter concludere che i sistemi pi\u00f9 accurati di cartografia delle Posidonie possano essere ricondotti all&#8217;uso della fotografia aerea (con restituzione fotogrammetrica) per il limite superiore e all&#8217;impiego dell\u2019ecografo laterale (possibilmente con correzione di immagine) per lo studio della zona centrale e del limite inferiore. Il tutto controllato e tarato da immersioni subacquee di ricercatori o di R.O.V., curando il miglior posizionamento possibile (radio posizionamento Motorola o Syledis).&nbsp;La tabella seguente fornisce infine una valutazione generale dei metodi impegnati.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Valutazione di metodi di cartografia delle Posidonie<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"159\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"94\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Limite<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Zona d\u2019indagine<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Precisione<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"85\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dettaglio<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"93\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Autonomia<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"77\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Costo<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"94\">superiore<\/td>\n<td width=\"138\">centrale<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Telerilevamento<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; Satellite<\/td>\n<td width=\"94\">x<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">s<\/td>\n<td width=\"85\">s<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">e<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; Foto aeree<\/td>\n<td width=\"94\">x<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">e<\/td>\n<td width=\"85\">e<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">e<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodi ecografici<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; ecogrammi verticali<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">x<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"85\">s<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">s<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; ecogrammi laterali<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">x<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">b<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; immagini laser<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">x<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">e<\/td>\n<td width=\"85\">e<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">e<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ispezioni subacquee<\/span><\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"93\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"77\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; subacquei<\/td>\n<td width=\"94\">x<\/td>\n<td width=\"138\">x<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"85\">e<\/td>\n<td width=\"93\">s<\/td>\n<td width=\"77\">s<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; veicoli abitati<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">s<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">e<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"159\">&#8211;&nbsp; R.O.V.<\/td>\n<td width=\"94\">&nbsp;<\/td>\n<td width=\"138\">x<\/td>\n<td width=\"85\">x<\/td>\n<td width=\"85\">s<\/td>\n<td width=\"85\">b<\/td>\n<td width=\"93\">e<\/td>\n<td width=\"77\">b<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">e = elevato &nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">b = buona &nbsp; &nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">s = scarsa<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;articolo \u00e8 stato estratto dalla pubblicazione &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">La Posidonia oceanica<\/span><\/strong>&#8220;, 1995, edito dalla Rivista Marittima e descrive il cammino della strumentazione e dei metodi oceanografici per cartografare le praterie di Posidonia oceanica. Dal 1995 la tecnologia si \u00e8 evoluta fornendo sistemi di posizionamento asserviti a <strong><span style=\"color: #008000;\">GIS<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">geographical information system<\/span><\/strong>, che offrono prestazioni all&#8217;epoca inimmaginabili. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">trattamento 3D<\/span><\/strong> delle immagini fotografiche e video delle strutture morfologiche trova applicazione sia nella caratterizzazione che nel monitoraggio dei fondali con presenza di posidonia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5104 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978.jpg 406w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Paolo Colantoni<\/span><\/strong>, gi\u00e0 professore ordinario di Geologia Stratigrafica e Sedimentologia dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, dopo essere stato per due volte Preside della Facolt\u00e0 di Scienze MM. FF.e NN., dal 2006 fu Professore Onorario per nomina del Ministero dell\u2019Istruzione, Universit\u00e0 e Ricerca Scientifica. Tra i primi in Italia utilizz\u00f2 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">immersione subacquea nella ricerca scientifica<\/span><\/strong>, in particolare, nell&#8217;ambito delle Scienze Geologiche ottenendo diversi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale. La sua intensa attivit\u00e0 di ricerca \u00e8 documentata da numerosissime pubblicazioni scientifiche riguardanti diversi aspetti dell\u2019Oceanologia che lo hanno portato a significative collaborazioni internazionali. In particolare, il Professor Colantoni fu Direttore di Ricerca in Geologia Marina del CNR, Presidente del <strong><span style=\"color: #008000;\">Comit\u00e9 de Penetration de l\u2019Homme sous la Mer<\/span> <\/strong>della Commissione per lo studio scientifico del Mediterraneo con sede a Monaco, ospite di J.Y. Cousteau a bordo della N\/O Calypso, ed osservatore scientifico nei sommergibili IFREMER per ricerche fino a 3000 metri di profondit\u00e0. Non ultimo tridente d&#8217;oro e Presidente dell&#8217;Accademia Internazionale di Scienze&nbsp; e Tecniche subacquee. Tutti noi ricordiamo Paolo Colantoni, recentemente scomparso (2015), con immutata stima ed affetto.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 20<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: prateria di posidonia, geologia, morfologia . Cartografia delle praterie di Posidonia L\u2019importanza delle praterie a Posidonia oceanica nel contesto del Mediterraneo \u00e8 ormai talmente riconosciuta che non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun bisogno di insistere sulla necessit\u00e0 di approfondire la sua conoscenza e di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2398,"featured_media":50546,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[791,121,793,546,576,204,658,209,92,547,792],"class_list":["post-5092","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geologia-marina","tag-biology","tag-cartografia","tag-cartography","tag-colantoni","tag-geology","tag-immersione-scientifica","tag-mediterranean-sea","tag-posidonia","tag-scientific-diving","tag-sedimenti","tag-transect"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  20 minuti. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: prateria di posidonia, geologia, morfologia . Cartografia delle praterie di Posidonia L\u2019importanza delle praterie a Posidonia oceanica nel contesto del Mediterraneo \u00e8 ormai talmente riconosciuta che non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun bisogno di insistere sulla necessit\u00e0 di approfondire la sua conoscenza e di [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-03-13T00:10:39+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-07-05T17:41:13+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2560\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1439\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione OCEAN4FUTURE\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"26 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione OCEAN4FUTURE\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/ad3962a4283da6a7ba5d2e66f435a340\"},\"headline\":\"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino)\",\"datePublished\":\"2017-03-13T00:10:39+00:00\",\"dateModified\":\"2023-07-05T17:41:13+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\"},\"wordCount\":5568,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg\",\"keywords\":[\"biology\",\"cartografia\",\"cartography\",\"Colantoni\",\"geology\",\"immersione scientifica\",\"Mediterranean Sea\",\"posidonia\",\"scientific diving\",\"Sedimenti\",\"transect\"],\"articleSection\":[\"Geologia\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\",\"name\":\"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg\",\"datePublished\":\"2017-03-13T00:10:39+00:00\",\"dateModified\":\"2023-07-05T17:41:13+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg\",\"width\":640,\"height\":360},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino)\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/\",\"name\":\"Ocean 4 Future\",\"description\":\"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":[\"Person\",\"Organization\"],\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\",\"name\":\"oceandiver\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"width\":472,\"height\":301,\"caption\":\"oceandiver\"},\"logo\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/ad3962a4283da6a7ba5d2e66f435a340\",\"name\":\"Redazione OCEAN4FUTURE\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione OCEAN4FUTURE\"},\"description\":\"\u00e8 composta da oltre 60 collaboratori che lavorano in smart working, selezionati tra esperti di settore di diverse discipline. Hanno il compito di\u00a0 selezionare argomenti di particolare interesse, redigendo articoli basati su studi recenti. I contenuti degli stessi restano di responsabilit\u00e0 degli autori che sono ovviamente sempre citati. Eventuali quesiti possono essere inviati alla Redazione (infoocean4future@gmail.com) che, quando possibile, provveder\u00e0 ad inoltrarli agli Autori.\",\"sameAs\":[\"http:\/\/www.ocean4future.org\"],\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/redazione-ocean4future\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore","og_description":"tempo di lettura:  20 minuti. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: prateria di posidonia, geologia, morfologia . Cartografia delle praterie di Posidonia L\u2019importanza delle praterie a Posidonia oceanica nel contesto del Mediterraneo \u00e8 ormai talmente riconosciuta che non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun bisogno di insistere sulla necessit\u00e0 di approfondire la sua conoscenza e di [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092","og_site_name":"OCEAN4FUTURE","article_published_time":"2017-03-13T00:10:39+00:00","article_modified_time":"2023-07-05T17:41:13+00:00","og_image":[{"width":2560,"height":1439,"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Redazione OCEAN4FUTURE","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@ocean4future","twitter_site":"@ocean4future","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione OCEAN4FUTURE","Tempo di lettura stimato":"26 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092"},"author":{"name":"Redazione OCEAN4FUTURE","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/ad3962a4283da6a7ba5d2e66f435a340"},"headline":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino)","datePublished":"2017-03-13T00:10:39+00:00","dateModified":"2023-07-05T17:41:13+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092"},"wordCount":5568,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg","keywords":["biology","cartografia","cartography","Colantoni","geology","immersione scientifica","Mediterranean Sea","posidonia","scientific diving","Sedimenti","transect"],"articleSection":["Geologia"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092","name":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino) &#8226; OCEAN4FUTURE autore","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg","datePublished":"2017-03-13T00:10:39+00:00","dateModified":"2023-07-05T17:41:13+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#primaryimage","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/praterie-posidonia-tavolara-scaled-e1767553278266.jpg","width":640,"height":360},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/5092#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Cartografia delle praterie di Posidonia di Paolo Colantoni (Universit\u00e0 di Urbino)"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/","name":"Ocean 4 Future","description":"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0","publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":["Person","Organization"],"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c","name":"oceandiver","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","width":472,"height":301,"caption":"oceandiver"},"logo":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/ad3962a4283da6a7ba5d2e66f435a340","name":"Redazione OCEAN4FUTURE","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/ba6774c3cc06933a10f7e80f4184a636b9f8fe6f86714a5b2c583173eaf54646?s=96&d=mm&r=g","caption":"Redazione OCEAN4FUTURE"},"description":"\u00e8 composta da oltre 60 collaboratori che lavorano in smart working, selezionati tra esperti di settore di diverse discipline. Hanno il compito di\u00a0 selezionare argomenti di particolare interesse, redigendo articoli basati su studi recenti. I contenuti degli stessi restano di responsabilit\u00e0 degli autori che sono ovviamente sempre citati. Eventuali quesiti possono essere inviati alla Redazione (infoocean4future@gmail.com) che, quando possibile, provveder\u00e0 ad inoltrarli agli Autori.","sameAs":["http:\/\/www.ocean4future.org"],"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/redazione-ocean4future"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5092","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2398"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5092"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5092\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5092"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5092"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5092"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}