{"id":50376,"date":"2021-01-09T00:10:00","date_gmt":"2021-01-08T23:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=50376"},"modified":"2023-05-26T14:27:37","modified_gmt":"2023-05-26T12:27:37","slug":"50376","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50376","title":{"rendered":"La flotta di Stalin: la rinascita post zarista &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: RUSSIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Stalin, flotta russa<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br data-rich-text-line-break=\"true\"><em><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Mussolini nel 1929 dichiar\u00f2 che<\/span><\/strong><\/em><strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;<em>la Marina \u00e8<\/em>, in&nbsp;<em>tempo di pace<\/em>,&nbsp;<em>l&#8217;elemento che stabilisce la gerarchia tra gli Stati. <\/em><\/span><\/strong>In effetti prima della Seconda guerra mondiale, la forza degli Stati nella comunit\u00e0 internazionale era determinata in larga misura dalla potenza delle marine militari, gli unici strumenti in grado di garantire una proiezione di potenza globale.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/STORIA-NAVALE-RUSSA-640px-Tsesarevich_Postcard.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-NAVALE-RUSSA-640px-Tsesarevich_Postcard.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">nave da battaglia Tsesarevich dopo la battaglia nel Mar Giallo &#8211; data sulla fotografia 10 agosto 1904 &#8211; Autore sconosciuto &#8211; Fonte http:\/\/old-album.ru\/catalog\/photos\/foto_albomy\/D1540\/<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Tsesarevich_Postcard.jpg\">File:Tsesarevich Postcard.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo i programmi navali delle grandi potenze spesso permettono di identificare sia le linee maestre dichiarate che occulte delle rispettive politiche estere visto che, dato il loro costo, il connesso impegno industriale e la necessit\u00e0 di un arco di tempo pluriennale per la loro attuazione, sono un impegno tale che devono essere strettamente legati agli obiettivi principali di un Paese. Tutto ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per la Russia, un Paese la cui economia non \u00e8 basata sui traffici marittimi, praticamente autosufficiente per i quali la flotta sia in epoca zarista che sovietica ebbe la sola funzione di appoggiare la sua proiezione di potenza nazionale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/STORIA-NAVALE-MARINA-RUSSA-640px-Pervozvanny_class_diagrams_Brasseys_1912.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-NAVALE-MARINA-RUSSA-640px-Pervozvanny_class_diagrams_Brasseys_1912.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nave da battaglia per rivoluzione Classe Andrei Pervozvanny &#8211; Autore Sydney W. Barnaby (1855-1927) &#8211; Fonte&nbsp;<\/span><span style=\"color: #008000;\">Plate 58 in Brassey&#8217;s Naval Annual 1912 da<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\"><a class=\"external free\" href=\"https:\/\/archive.org\/details\/brasseysnavala1912brasuoft\" rel=\"nofollow\">https:\/\/archive.org\/details\/brasseysnaval&#8230;<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Pervozvanny_class_diagrams_Brasseys_1912.jpg\">Pervozvanny class diagrams Brasseys 1912.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle linee guida della politica estera di Mosca \u00e8 sempre stata la ricerca di un accesso ai mari caldi per aggirare il problema del congelamento dei mari circostanti (ma anche interni) dei porti russi durante i mesi invernali, per aver accesso agli scambi con il resto del mondo. Scambi fondamentali non tanto per motivi economici ma soprattutto come strumento per procurarsi i mezzi per acquisire all\u2019estero le tecnologie di cui il Paese era privo, e per non dipendere soltanto dalla produzione agricola interna che in pi\u00f9 occasioni fu drammaticamente carente.&nbsp;Che il bisogno fosse comunque occasionale \u00e8 dimostrata dalle ridotte dimensioni della flotta mercantile sovietica prebellica, non pi\u00f9 di 716 mercantili d\u2019altura per 1.315.766 tsl. che assicuravano il 5% del trasporto merci sovietico con ben 10778 chiatte e navi fluviali e lacuali, fondamentali per l\u2019economia del continente russo. Una flotta irrisoria per un Paese di quelle dimensioni e con quella popolazione. Per un raffronto la marina mercantile italiana era composta da 786 navi superiori alle 500 tsl, per un totale di 3.318.129 tsl.. Ne consegue che la costruzione di grandi flotte russe fu sempre espressione di una volont\u00e0 espansionista visto che i traffici marittimi non costituirono mai una necessit\u00e0 primaria e sarebbe stato comunque&nbsp; difficilissimo imporre un blocco navale totale ad un Paese che geograficamente si affaccia su due mari e due oceani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Russia, inoltre, \u00e8 scarsamente aggredibile dal mare in quanto 16000 km del suo sviluppo costiero \u00e8 costituito in gran parte dalle coste artiche, difficilmente raggiungibili e quasi perennemente ghiacciate. Per di pi\u00f9 le coste del Baltico e del Pacifico sono anch&#8217;esse bloccate dai ghiacci per almeno quattro mesi l\u2019anno. Inoltre, le propaggini baltiche e del Mar Nero in genere sono poco profonde e facilmente minabili al fine di tenere lontani eventuali avversari. In ogni caso i centri vitali del Paese, a parte San Pietroburgo, sono lontanissimi dal mare e una forza sbarcata potrebbe difficilmente raggiungerli. La geografia, se costituisce una protezione, \u00e8 comunque anche d\u2019ostacolo allo sviluppo di un forte potere marittimo in quanto le coste si aprono o su mari ghiacciati o su bacini chiusi e lontanissimi fra loro.&nbsp;Questo \u00e8 il motivo per cui la flotta russa \u00e8 sempre stata suddivisa in aliquote separate e impossibilitate a cooperare direttamente ed \u00e8 sempre stato difficile trasferire unit\u00e0 navali da un bacino all\u2019altro. Ci\u00f2 ha comportato che la sua potenza navale esprimibile \u00e8 sempre stata molto inferiore a quella che il numero e la qualit\u00e0 di navi e equipaggi poteva far pensare.&nbsp;I canali interni e i fiumi in parte alleggerirono il problema ma quelli costruiti sotto il regime zarista non erano adatti alle grandi navi da guerra. Anche se i Bolscevichi, usando il lavoro coatto, allargarono questi canali e scavarono il canale tra Mar Baltico ed il Mar Bianco, collegandoli al grande Volga, in realt\u00e0 l&#8217;isolamento del Mar Nero fu parzialmente risolto solo dopo la seconda guerra mondiale, con la costruzione del canale Volga-Don.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La Rinascita<\/span><\/strong><br data-rich-text-line-break=\"true\">Dopo la rivoluzione bolscevica della flotta zarista non rimase molto, dato che quasi tutte le unit\u00e0 efficienti furono distrutte o si rifugiarono all\u2019estero con buona parte dei quadri migliori. Gi\u00e0 nel 1921, comunque, il partito decise di ricostituire una flotta dedicata prevalentemente alla difesa costiera completando o riattando quelle unit\u00e0 esistenti in condizioni relativamente buone. Pur dovendo comunque radiare pi\u00f9 del 75% delle navi sopravvissute nel 1922, furono istituite due flotte:<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">Flotta del Baltico<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">1 corazzata classe Marat<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">1 incrociatore<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">8 cacciatorpediniere<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">9 sommergibili&nbsp;<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-family: arial; font-size: 1pt;\">a<\/span><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Flotta del Mar Nero&nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">1 incrociatore<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">2 cacciatorpedinere<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">2 sommergibili<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1926 altre due navi da battaglia poterono essere rimesse in servizio, cos\u00ec come un incrociatore, 13 cacciatorpediniere, 14 sommergibili della ex Flotta Imperiale. Inoltre, con la riattivazione dei cantieri navali, nel 1925 era stato avviato un piano per la ricostruzione della flotta mercantile e, nel 1926, fu approvata la costruzione di dodici sommergibili, 18 navi pattuglia\/torpediniere, 36 motosiluranti nonch\u00e9 il riprestino di due incrociatori, 4 cacciatorpediniere e poche altre unit\u00e0 prerivoluzionarie.&nbsp; Questo <strong><span style=\"color: #008000;\">piano fu rivisto nel 1929<\/span><\/strong>, con l\u2019aggiunta di altri 10 sommergibili, 16 motosiluranti e due monitor fluviali. In fase di studio fu ipotizzata la ricostruzione di tre navi da battaglia e di un incrociatore che erano rimasti sugli scali, ma non se ne fece nulla. Il concetto operativo si basava sulla difesa attiva, con un aggressivo impiego di sommergibili e di piccole unit\u00e0 per attaccare un&#8217;eventuale flotta di invasione, con la copertura di aerei con base a terra.&nbsp;La flotta doveva inoltre proteggere il lato a mare delle forze terrestri.&nbsp;Il <strong><span style=\"color: #008000;\">secondo piano quinquennale del 1933<\/span><\/strong> introdusse una svolta poich\u00e9 prevedeva ben 155 sommergibili, 248 motosiluranti, 49 cacciatorpediniere e 9 esploratori ma anche 4 incrociatori medio\/pesanti per creare, oltre alle forze necessarie per la difesa costiera (motosiluranti, torpediniere, sommergibili costieri), un nucleo di unit\u00e0 d\u2019altura moderne che permettesse una prima capacit\u00e0 di proiezione di potenza, avvalendosi della collaborazione tedesca, per i sommergibili, e italiana per le navi di superficie.&nbsp;Il <strong><span style=\"color: #008000;\">terzo piano quinquennale del 1938<\/span><\/strong> fu di gran lunga il pi\u00f9 ambizioso. Alla prima sessione del Consiglio Supremo dell&#8217;URSS, tenutasi nel gennaio 1938,&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Vja\u010deslav Michajlovi\u010d Molotov<\/span><\/strong>, Presidente del Consiglio del Commissariato del popolo, dichiar\u00f2 &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Il nostro potente stato sovietico deve avere una flotta oceanica degna della nostra grande missione e tale da soddisfare i suoi interessi<\/span> <\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole del premier sovietico riflettevano il punto di vista del governo sovietico, ovvero di Stalin, che aveva subito cambiamenti significativi riguardo allo sviluppo della Marina sovietica.<br \/>\n<br data-rich-text-line-break=\"true\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte I \u2013 continua<\/span><\/strong><br data-rich-text-line-break=\"true\"><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima Carta Postale (lettera aperta) con vista delle rovine del porto di Odessa bruciato ed i resti delle navi dopo che la folla aveva attaccata il porto il 29 giugno 1905 durante il celebre ammutinamento della corazzata Pot\u00ebmkin <bdi><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?search=Corazzata+Potiomkin&amp;title=Special:MediaSearch&amp;go=Go&amp;type=image\">Search media &#8211; Wikimedia Commons<\/a> &#8211; autore sconosciuto<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Odessa_Potemkin_mutiny.jpg\">Odessa Potemkin mutiny.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/bdi><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50376\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50262\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50267\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50280\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/47651\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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