{"id":50213,"date":"2020-12-08T00:07:00","date_gmt":"2020-12-08T00:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=50213"},"modified":"2023-06-16T09:07:41","modified_gmt":"2023-06-16T07:07:41","slug":"50213","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50213","title":{"rendered":"Trovate tracce di  plastiche all&#8217;interno dei tessuti di organi del corpo umano"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA:<\/span> <span style=\"color: #008000;\">OVUNQUE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: microplastiche, nanoplastiche<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Biodesign Center for Environmental Health Engineering dell&#8217;Arizona State University (ASU),<\/span><\/strong> particelle microscopiche di plastica sono presenti in tutti i principali organi di filtraggio del nostro corpo. Durante degli esami autoptici, i ricercatori hanno trovato prove di <strong><span style=\"color: #008000;\">contaminazione da micro\/nanoplastiche<\/span><\/strong> in campioni di tessuto prelevati da polmoni, fegato, milza e reni umani.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/plastic-dinner-rev1-1024x865.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 plastic-dinner-rev1-1024x865.jpg\" width=\"1024\" height=\"865\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le plastiche sono ovunque &#8230; anche nei cibi e nelle bevande che mangiamo e beviamo quotidianamente. Non \u00e8 una sorpresa. Che cosa fare? &#8211; photo credit @andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Abbiamo rilevato queste sostanze chimiche della plastica in ogni singolo organo che abbiamo studiato<\/span><\/strong>&#8220;, ha affermato il ricercatore senior <strong><span style=\"color: #008000;\">Rolf Halden<\/span><\/strong>, direttore del <strong><span style=\"color: #008000;\">ASU<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questa notizia sicuramente non ci rassicura<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Come ricorderete da tempo si temeva che sostanze chimiche contenute nelle plastiche potessero avere un ruolo sulla salute, con effetti che andavano dal diabete all\u2019obesit\u00e0, dalle disfunzioni sessuali all&#8217;infertilit\u00e0. Questa scoperta, qualora confermata, alza l\u2019asticella sui rischi che queste particelle possono causare per la nostra salute. Ad esempio, come irritanti cancerogeni che potrebbero avere pi\u00f9 o meno la stessa invasivit\u00e0 dell\u2019amianto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Non \u00e8 sempre necessariamente la chimica che ci danneggia, a volte \u00e8 la forma e la presenza di particelle estranee nei nostri corpi<\/span><\/strong>&#8220;, ha detto <strong><span style=\"color: #008000;\">Halden.<\/span><\/strong> &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Sappiamo che l&#8217;inalazione di amianto porta a infiammazione e che pu\u00f2 portare al cancro<\/span><\/strong>&#8220;.&nbsp;Ricerche precedenti hanno dimostrato che negli Stati Uniti, in media, le persone ingeriscono circa cinque grammi di plastica ogni settimana, l&#8217;equivalente di una carta di credito.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/globalnews.ca\/video\/embed\/5358063\/\" width=\"700\" height=\"400\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">\u00c8 incoraggiante vedere la ricerca quantitativa di qualit\u00e0 eseguita sugli esseri umani per valutare gli effetti nocivi cumulativi di queste microplastiche<\/span><\/strong>&#8220;, ha detto un ricercatore. &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">D&#8217;altra parte, \u00e8 totalmente deprimente vedere cosa i consulenti scientifici nel nostro campo hanno riferito per cos\u00ec tanto tempo riguardo al consumo di plastica<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo studio, <strong><span style=\"color: #008000;\">Halden<\/span><\/strong> ed i suoi colleghi hanno analizzato quarantasette campioni di tessuto forniti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">Banner Neurodegenerative Disease Research Center dell&#8217;ASU (Arizona State University)<\/span><\/strong>, che ha costruito una banca del cervello e del corpo durante le sue ricerche sul morbo di Alzheimer. I ricercatori stavano specificatamente cercando la presenza di particelle cos\u00ec piccole da poter essere trasferite dal sistema digestivo al flusso sanguigno, dove &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">sarebbero circolate con il flusso sanguigno e sarebbero rimaste intrappolate in organi di filtrazione come i polmoni, i reni o il fegato<\/span>&nbsp;<\/strong>&#8221; ha spiegato Halden. Il team ha sviluppato una procedura per &#8220;estrarre&#8221; la plastica dai campioni di tessuto, quindi le ha analizzate utilizzando una tecnica spettrometrica.&nbsp;Pi\u00f9 precisamente i ricercatori stavano cercando particelle di nanoplastiche, con un diametro di 1 micron o 0,001 mm, una dimensione molto piccola se considerate che un capello umano ha un diametro di circa 50 micron.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/EMERGENZE-PLASTICA-The_breakdown_of_a_plastic_bottle_into_smaller_fragments_eventually_ending_up_as_micro-_and_nano-plastics.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 EMERGENZE-PLASTICA-The_breakdown_of_a_plastic_bottle_into_smaller_fragments_eventually_ending_up_as_micro-_and_nano-plastics.png\" width=\"640\" height=\"667\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Decomposizione di una bottiglia di plastica in frammenti pi\u00f9 piccoli, che alla fine diventeranno micro e nanoplastiche, entrando cos\u00ec nella nostra catena alimentare e nel nostro corpo &#8211; Autore European Environmental Agency (EEA) &#8211; Fonte<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/ds_resolveuid\/5681216d775c418388fb019ecb62d58e\">https:\/\/www.eea.europa.eu\/ds_resolveuid\/5681216d775c418388fb019ecb62d58e <\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_breakdown_of_a_plastic_bottle_into_smaller_fragments,_eventually_ending_up_as_micro-_and_nano-plastics.png\">The breakdown of a plastic bottle into smaller fragments, eventually ending up as micro- and nano-plastics.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il team di ricerca ha quindi creato un sistema di calcolo che potr\u00e0 aiutare altri scienziati a convertire le informazioni sui conteggi delle particelle di plastica in unit\u00e0 standard di massa e di area superficiale, valori importanti per poter valutare quanta nanoplastica \u00e8 presente in specifici organi umani. Secondo Halden questo contatore &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">creer\u00e0 un atlante dell&#8217;inquinamento umano<\/span><\/strong>\u201d di fatto una mappa di esposizione del corpo umano a questi contaminanti. <strong><span style=\"color: #008000;\">Purtroppo \u00e8 impossibile proteggersi completamente dall&#8217;ingestione delle nanoplastiche in quanto sono state riscontrate nei cibi (compreso il sale da cucina), nell&#8217;acqua del rubinetto, in quella in bottiglia ma anche nell&#8217;aria che respiriamo.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ricorderete abbiamo pubblicato a suo tempo diversi <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/44319\">articoli<\/a> che segnalavano la presenza di contaminanti plastici (<strong><span style=\"color: #008000;\">nanoplastiche<\/span><\/strong>) nei cibi di cui ci nutriamo. Ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 del Queensland, Australia, e dell\u2019Universit\u00e0 di Exter hanno trovato plastiche in campioni di cinque diversi animali marini: ostriche, gamberi, calamari, granchi e sardine. Lo studio, <a href=\"https:\/\/pubs.acs.org\/doi\/10.1021\/acs.est.0c02337\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quantitative Analysis of Selected Plastics in High-Commercial-Value Australian Seafood by Pyrolysis Gas Chromatography Mass Spectrometry<\/span><\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/pubs.acs.org\/doi\/10.1021\/acs.est.0c02337\"><strong>,<\/strong><\/a>&nbsp;\u00e8 stato pubblicato il 12 agosto 2020 sulla rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Environmental Science &amp; Technology<\/span><\/strong>. I grafici che seguono sono estratte dallo studio.<\/p>\n<figure style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/studio-nanoplastiche-australiano-2-1.gif\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 studio-nanoplastiche-australiano-2-1.gif\" width=\"600\" height=\"649\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">concentrazione dei diversi tipi di plastiche (PVC, PS, PP. PMMA e PE) nei tessuti a seconda degli alimenti marini (da sinistra, calamari, gamberi, ostriche, granchi e sardine) da Riferimento 1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la contaminazione da microplastiche nell&#8217;ambiente marino fosse diffusa era cosa nota ma non \u00e8 ancora chiaro il suo grado nella rete alimentare marina. Gli obiettivi dello studio erano quindi di andare oltre le tecniche di identificazione visiva e sviluppare e applicare un semplice metodo di estrazione e analisi quantitativa di un campione di pesci, crostacei e molluschi, utilizzando la spettrometria di massa gascromatografica per affinare il rilevamento della contaminazione plastica nei tessuti. Questo metodo ha consentito l\u2019identificazione e la quantificazione di tipi di plastiche come polistiroli, polietileni, polivinilcloruri, polipropilene e altri poli nella porzione commestibile di cinque diversi organismi marini: ostriche, gamberi, calamari, granchi e sardine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/studio-nanoplastiche-australiano-1.jpeg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 studio-nanoplastiche-australiano-1.jpeg\" width=\"1000\" height=\"538\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">da Riferimento 1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, il polivinilcloruro \u00e8 stato rilevato in tutti i campioni e il polietilene alla massima concentrazione totale compresa tra 0,04 e 2,4 mg g \u2013 1 di tessuto. Le sardine contenevano la pi\u00f9 alta concentrazione di massa plastica totale (0,3 mg g-1 di tessuto) e il calamaro la pi\u00f9 bassa (0,04 mg g-1 di tessuto). I risultati dello studio mostrano che la concentrazione totale di plastica sia altamente variabile tra le specie e che la concentrazione di microplastiche differisce tra gli organismi della stessa specie. Secondo lo studio in Australia, una persona media pu\u00f2 ingerire circa cinque grammi di plastica ogni settimana in base al consumo di cibi e bevande comuni, con molluschi e crostacei che contribuiscono a 0,5 g dell&#8217;assunzione settimanale totale.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/studio-nanoplastica-austr-1024x216.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 studio-nanoplastica-austr-1024x216.jpg\" width=\"1024\" height=\"216\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">tabella da Riferimento 1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo descritto nello studio sembra quindi essere un importante sviluppo nella standardizzazione delle tecniche di quantificazione delle particelle di plastica negli animali marini. Se questo pu\u00f2 sembrare uno sforzo accademico, in realt\u00e0 ha una ricaduta importante sulla nostra salute.&nbsp; Voglio essere chiaro. Non bisogna necessariamente smettere di mangiare gli animali marini&nbsp; ma bisogna far s\u00ec che l\u2019inquinamento che arriva in mare sia minore.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A questo punto il passaggio all\u2019impiego di posaterie, piatti e bicchieri realizzati in ceramica, metalli o altre materiali non plastici non \u00e8 pi\u00f9 una scelta ma una necessit\u00e0 consapevole.<\/span> <\/strong>Questo vale anche per gli eventuali imballi che dovrebbero essere evitati, rivolgendoci sempre pi\u00f9 a cibi sfusi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Impossibile?<br \/>\n<\/span><\/strong>Nulla \u00e8 impossibile se si vuole. Si tratta solo di rivedere le nostre abitudini e mitigare l\u2019impatto delle plastiche nei nostri corpi. Per l\u2019acqua che usiamo, un sistema di filtraggio ad osmosi adeguato pu\u00f2 ridurre se non eliminare queste particelle. Filtri analoghi possono essere messi sugli scarichi di lavatrici e lavastoviglie.&nbsp; Inoltre porre maggiore attenzione nel riciclo dei materiali palstici, comprese le mascherine anti COVID che stanno diventando un inquinamento preoccupante sia sul terreno che in mare. Si pu\u00f2 fare e dipende solo da noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Riferimenti<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/pubs.acs.org\/doi\/10.1021\/acs.est.0c02337\">Riberio, F. et al. 2020. Quantitative Analysis of Selected Plastics in High-Commercial-Value Australian Seafood by Pyrolysis Gas Chromatography Mass Spectrometry, Environ. Sci. Technol.<\/a><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/link.springer.com\/chapter\/10.1007\/978-3-030-55012-7_11\">Weis, J.; Andrews, C. J.; Dyksen, J. E.; Ferrara, R. A.; Gannon, J.; T.; Laumbach, R. J.; Lederman, P. B.; Lippencott, R. J.; Rothman, N.; C.; Najarian, T.; Weinstein, M.; Broccoli, A. J.; Robson, M. G.; Vaccari, D. A.; Young, L., Human health impact of microplastics and nanoplastics<\/a>. NJDEP-Science Advisory Board, 2015.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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