{"id":50170,"date":"2020-12-17T00:31:00","date_gmt":"2020-12-17T00:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=50170"},"modified":"2023-06-14T15:07:56","modified_gmt":"2023-06-14T13:07:56","slug":"50170","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50170","title":{"rendered":"Stabilit\u00e0 precaria nell&#8217;Indo-Pacifico &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: CINA<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: Sud Est asiatico, potere marittimo, asse russo-cinese<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Le relazioni con i principali Paesi<\/span><\/strong><br \/>\nPer quanto riguarda i principali contenziosi con gli altri Paesi asiatici, di cui ho gi\u00e0 riferito in miei precedenti articoli, questi vedono al centro delle dispute l\u2019area marittima che bagna le coste asiatiche pi\u00f9 orientali, sia per questioni di sovranit\u00e0 nazionale che, soprattutto, per questioni di sfruttamento delle importanti risorse marine presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il Mar Cinese, inoltre, anche l\u2019Oceano Indiano si sta configurando come spazio conteso da Pechino. In tale ambito, come scrive Peter Frankopan, \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2026 nell\u2019estate del 2016 il Pakistan ha annunciato che avrebbe speso cinque miliardi di dollari per l\u2019acquisto di otto sommergibili d\u2019attacco a propulsione diesel-elettrica dalla Cina \u2026<\/span><\/strong>\u201d 2. Queste relazioni politico-economiche in tema di armamenti navali hanno causato apprensione in India, notoriamente gi\u00e0 contrapposta sia al Pakistan che alla Cina per questioni territoriali. Non solo, la fornitura di capacit\u00e0 navali al Pakistan fornisce alla Cina un motivo in pi\u00f9 per \u201centrare\u201d nell\u2019Oceano Indiano, evidenziando le sue ambizioni anche in quell\u2019area.<\/p>\n<figure style=\"width: 603px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/301120-indo-pacifico5-1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 301120-indo-pacifico5-1.jpg\" width=\"603\" height=\"434\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"auto\" data-phrase-index=\"0\">Due jet da combattimento cinesi assegnati al teatro meridionale del PLA volano in formazione durante una missione di pattugliamento, 2 ottobre 2019. (eng.chinamil.com.cn\/Foto di Tang Jun<\/span> <span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"auto\" data-phrase-index=\"1\">)<\/span><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso, infatti, se da qualche anno nell\u2019area sono ormai \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">\u2026 sempre presenti almeno otto navi da guerra cinesi alla volta (in un\u2019occasione ce n\u2019erano di pattuglia addirittura quattrodici) \u2026 <\/span><\/strong>\u201d, ufficialmente per operazioni antipirateria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">India<\/span><\/strong><br \/>\nUna presenza che preoccupa Nuova Delhi, anche per l\u2019atteggiamento sempre pi\u00f9 aggressivo mostrato dagli equipaggi cinesi. Una crescente tensione che nel febbraio 2018 ha portato Pechino a denunciare le minacce subite da alcune navi cinesi, contro cui alcune unit\u00e0 indiane avrebbero indirizzato un colpo di avvertimento. La denuncia \u00e8 stata immediatamente smentita dalle autorit\u00e0 indiane. Nel marzo 2018, inoltre, alcune esercitazioni congiunte (Milan 2018) effettuate nella parte meridionale del Golfo del Bengala (isole Andamane e Nicobare), con la partecipazione di navi provenienti da 23 Paesi, tra cui India, Australia, Malesia, Myanmar, Nuova Zelanda, Oman e Cambogia, hanno innervosito le autorit\u00e0 cinesi a tal punto da aver rilasciato dichiarazioni infuocate, sottolineando come tali azioni avrebbero potuto portare le potenzialit\u00e0 di conflitto dalla terra al mare.&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Una situazione preoccupante che, come vedremo pi\u00f9 avanti, ha convinto Nuova Delhi ad abbandonare il tradizionale \u201cnon allineamento\u201d politico e militare, facendo schierare l\u2019India con gli Stati Uniti.<\/span> <\/strong>Allo scopo di monitorare l\u2019attivit\u00e0 dei sottomarini cinesi di passaggio l\u2019India ha, intanto, provveduto quest\u2019anno alla stesura di una rete di idrofoni e di rilevatori di anomalie magnetiche lunga circa 2.300 km, tra l\u2019isola di Sumatra e l\u2019arcipelago delle gi\u00e0 ricordate isole Andamane-Nicobare. La catena idrofonica, una versione pi\u00f9 moderna di quella impiegata durante la Guerra Fredda per la rilevazione dei movimenti dei sottomarini russi, verr\u00e0 impiegata anche dai velivoli ASW per la localizzazione dei sommergibili tramite triangolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Giappone<\/span><\/strong><br \/>\nIl <strong><span style=\"color: #008000;\">Giappone<\/span><\/strong>, come detto, vede ancora aperto il contenzioso con la Cina in relazione alla sovranit\u00e0 sulle disabitate isole Senkaku (o Diaoyu, come le chiamano i cinesi) rivendicate da Pechino in base a criteri storici e geografici. Senza entrare nel merito giuridico della questione, basti ricordare che Tokyo vorrebbe che il confine delle rispettive Zone Economiche Esclusive fosse identificato con la linea mediana dei confini marittimi, mentre Pechino afferma che la sua ZEE dovrebbe arrivare fino al limite della piattaforma continentale (canale di Okinawa). Si tratta, in estrema sintesi, di una sovrapposizione di circa 81.000 miglia nautiche quadrate di mare pescoso e con discrete riserve di idrocarburi. All\u2019interno di tale area si trovano le isole Senkaku. Nel novembre del 2013 la Cina ha unilateralmente deciso di istituire una <strong><span style=\"color: #008000;\">zona di identificazione di difesa aerea (ADIZ) s<\/span><\/strong>opra le isole contese, ribadendo cos\u00ec la propria posizione in merito alla sovranit\u00e0 sull&#8217;arcipelago. Detta zona si sovrappone completamente ad analogo spazio aereo istituito dal Giappone nel 1968 a protezione delle isole da possibili incursioni aeree. Allo scopo di rendere evidente l\u2019asserito abbandono di quelle isole da parte giapponese, inoltre, la Cina ha ultimamente innalzato il livello di presenza navale attorno all\u2019area contestata e all\u2019interno delle sue acque contigue. In un\u2019occasione un\u2019unit\u00e0 cinese stava perseguendo un peschereccio giapponese, e un\u2019unit\u00e0 della Guardia Costiera \u00e8 stata costretta a intervenire a difesa dei connazionali. Le ansie nipponiche sono quindi tutt\u2019altro che irragionevoli e infondate. Il Giappone sembra avere, comunque, le risorse economiche e tecnologiche per cercare di rispondere a queste sfide, sviluppando una capacit\u00e0 missilistica a lungo raggio e di proiezione navale, completate da una credibile difesa antimissile. Tuttavia, non manca chi teme che un Giappone politicamente pi\u00f9 attivo e nuovamente militarmente significativo possa costituire una minaccia per gli equilibri dell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, la crescita della flotta nipponica \u00e8 ancora vista con un certo sospetto. Che sia un retaggio delle note vicende dello scorso secolo o meno, l\u2019ostilit\u00e0 antinipponica in Asia \u00e8 ancora profonda e molto radicata, anche se la profonda mutazione operata da quel Paese nel secondo dopoguerra, e l\u2019enorme lavoro diplomatico sviluppato per la completa riabilitazione della propria identit\u00e0 storica e geopolitica, sembra abbiano dimostrato che il Paese dovrebbe aver compreso come controllare la propria sensibilit\u00e0 sui temi che riguardano la sua specificit\u00e0. Un tema che in passato l\u2019ha indotto a scelte rovinose. Dopo essere stato logorato per lungo tempo dal dilemma se puntare alla regionalizzazione, coltivando pi\u00f9 profonde relazioni con la Cina (fino ai primi anni novanta definite come l\u2019unico architrave della diplomazia nipponica) o se seguire la \u201cruota\u201d americana, assumendosi maggiori responsabilit\u00e0 politiche nell\u2019area, sembra quindi che l\u2019aggressivo atteggiamento cinese abbia fatto definitivamente pendere la bilancia di Tokyo a favore della seconda ipotesi. Ci\u00f2 ha portato ad aumentare il proprio arsenale complessivo, con un conseguente sensibile aumento delle spese per la difesa. Dopo aver da qualche tempo esteso la sua gi\u00e0 citata area di autodifesa il Giappone \u00e8 quindi passato alla costruzione di una moderna flotta d\u2019alto mare, che comporta la necessit\u00e0 di copertura aeronavale. Le portaerei non ci sono ancora, ma non \u00e8 detto che tarderanno molto ad arrivare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Russia<\/span><\/strong><br \/>\nLa<strong><span style=\"color: #008000;\"> Russia<\/span><\/strong>, potenza che sta lentamente riorganizzando e ammodernando la propria flotta (si parla di circa 20 navi impostate nel solo 2020) dopo la grave crisi patita alla fine dello scorso secolo, ha visto un graduale miglioramento dei suoi complessi rapporti con la Cina. Favorito dalla fine della gara per il primato nel mondo comunista, tale miglioramento delle relazioni ha permesso a Pechino di accedere alla tecnologia necessaria per iniziare lo sviluppo di una flotta moderna e competitiva e a Mosca di raccogliere oltre nove miliardi di euro di vendite di armamento navale. La sua transizione ancora in corso, comunque, si riflette sul coinvolgimento complessivo in Asia e sulla proiezione della sua flotta nel Pacifico. Ci\u00f2 nondimeno, pur nel ridimensionamento del suo impegno e al temporaneo abbandono forzato dei primitivi obiettivi di espansione della propria influenza, Mosca non intende rinunciare al proprio ruolo di importante Paese anche asiatico e affacciato sul Pacifico. Forte di complessivamente circa 60 unit\u00e0 navali di superficie e di 20 sottomarini (una componente, quella subacquea, ancora oggi potente e temibile) la Russia continua, quindi, a curare con assiduit\u00e0 le relazioni internazionali su quello scacchiere, sforzandosi di mantenere quelle tradizionali e di migliorare quelle eventualmente deteriorate. In tale ambito il presidente Putin, nel corso del recente incontro annuale del Valdai discussion club (Mosca 20-22 ottobre 2020), una sorta di Davos russo inaugurato nel 2004, si \u00e8 dichiarato possibilista riguardo un eventuale partenariato militare tra Russia e Cina, la cui cooperazione nel settore navale potrebbe servire a bilanciare la potenza navale degli Stati Uniti e alleati nell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Stati Uniti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPer quanto attiene agli Stati Uniti, nessuna amministrazione mette in discussione l\u2019interesse all\u2019Asia e al Pacifico, generalmente condiviso dall\u2019opinione pubblica. In tale ambito, nonostante Washington stia attraversando un periodo di generale tendenza alla riduzione del coinvolgimento internazionale, il livello dell\u2019impegno (anche militare) nell\u2019area non ha subito alcun tipo di ridimensionamento, anzi. A dispetto dei recenti afflati isolazionistici, Washington \u00e8 cosciente della propria supremazia militare, schiacciante e continuamente aggiornata, e intende continuare a influire ovunque si manifestino pericoli di conflitti e rivolgimenti, Indo-Pacifico in primis.<\/p>\n<figure style=\"width: 712px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/251120-cina6b.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 251120-cina6b.jpg\" width=\"712\" height=\"588\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il cacciatorpediniere missilistico Hohhot, facente parte di una flottiglia di cacciatorpediniere del PLA, naviga nelle acque del Mar Cinese Meridionale durante un&#8217;esercitazione marittima all&#8217;inizio di agosto 2020. (eng.chinamil.com .cn \/ Foto di Li Wei)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il mantenimento di una credibile e competitiva (anche sotto il profilo numerico) presenza navale ha un prezzo che gli USA non possono sostenere a lungo da soli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Alleati degli Stati Uniti<\/span><\/strong><br \/>\nEcco quindi che in attesa di cooperazione, per esempio, da parte degli alleati della NATO (Italia? Francia? Regno Unito? Germania?) cui \u00e8 stata chiesta la disponibilit\u00e0 ad essere presenti anche i quelle lontane acque, si \u00e8 formato un asse che cerca di arginare il crescente presenzialismo marittimo cinese nell\u2019area Indo-Pacifico, il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Quad<\/span><\/strong>\u201d composto da Stati Uniti, Australia, India e Giappone. Essi hanno avviato una collaborazione navale che, per alcuni osservatori, potrebbe rappresentare il nucleo di una NATO asiatica. Lanciata diversi anni fa dal primo ministro giapponese <strong><span style=\"color: #008000;\">Shinzo Abe<\/span><\/strong>, questa iniziativa di dialogo sulla sicurezza non era mai effettivamente decollata per non intaccare i rapporti con Pechino.&nbsp;Solo il recente acuirsi delle tensioni marittime regionali, e la postura pi\u00f9 aggressiva dei cinesi, ha permesso di imprimere una determinante spinta alla sua realizzazione. Un quadrilatero che si propone, quindi, come collaborazione per il contenimento strategico della Cina sulle migliaia di miglia marine rappresentate dal teatro Indo-Pacifico. Un\u2019iniziativa che ha esordito con un\u2019esercitazione navale in comune, un chiaro messaggio sussurrato direttamente all\u2019orecchio cinese.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte II&nbsp; &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Renato Scarfi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u201cPeace looks fragile in Asia\u201d, di Paul Dibb, uno dei massimi esperti militari del Pacific Rim e direttore del Centro per gli Studi Strategici di Camberra, sull\u2019International Herald Tribune 19 giugno 2002 (articolo ripreso anche dal New York Times)<\/p>\n<p>2 Peter Frankopan, Le nuove vie della seta, Mondadori, 2019, pag. 104<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/stabilit%C3%A0-precaria-nellindo-pacifico?fbclid=IwAR2cUbgovoKXEo9h0nMODm9t7cDOF1w_HDAHxNiurBrDlr1QH2mhntkuiXE\">articolo pubblicato originariamente su Difesaonline<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50168\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50170\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/50175\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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