{"id":4963,"date":"2016-10-16T08:00:50","date_gmt":"2016-10-16T08:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=4963"},"modified":"2023-05-07T15:12:35","modified_gmt":"2023-05-07T13:12:35","slug":"reportage-thailandia-1997-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963","title":{"rendered":"Reportage: Thailandia 1997 parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: THAILANDIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: immersioni, Thailandia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ao Nang<\/span><span style=\"color: #3366ff;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Eccoci arrivati ad <strong><span style=\"color: #008000;\">Ao Nang<\/span> <\/strong>dove ci hanno segnalato un diving singolare, o quanto meno atipico, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Free Land Diving<\/span><\/strong>. Il diving \u00e8 gestito da tre ragazzi italiani che, oltre alla loro attivit\u00e0 commerciale, nel tempo libero portano avanti numerose iniziative per la protezione dell\u2019ambiente tra cui la pulizia dei fondali dalle reti abbandonate e la posa di boe per l\u2019ormeggio delle barche, necessarie per evitare i danni causati dagli ancoraggi selvaggi sulle formazioni coralline.&nbsp;Il loro impegno si rivolge in particolare verso i ragazzi tailandesi delle scuole elementari ed ai loro insegnanti ai quali vengono messe a disposizioni barche ed attrezzature per rendere sempre pi\u00f9 partecipi le nuove generazioni dei problemi legati alla protezione dell\u2019ambiente marino.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ragazzi hanno un progetto di collaborazione con l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto Thetys<\/span><\/strong> per supportare il gruppo di ricerca <strong><span style=\"color: #008000;\">CHELON<\/span><\/strong>, impegnato in Thailandia per la protezione delle tartarughe.&nbsp;&nbsp;Lo sviluppo turistico di questa regione \u00e8 iniziato solo da pochi anni e, per un insieme di circostanze favorevoli, sta avvenendo sotto i vincoli imposti dall&#8217;Autorit\u00e0 del vicino parco naturale di <strong><span style=\"color: #008000;\">Khao Sok<\/span><\/strong>, la pi\u00f9 estesa foresta vergine della Thailandia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zona di mare antistante il villaggio di <strong><span style=\"color: #008000;\">Ao Nang<\/span> <\/strong>\u00e8 particolarmente ricca di isole, per lo pi\u00f9 disabitate ed ancora poco conosciute, che si formarono in Ere lontane quando imponenti formazioni rocciose emersero dal mare. Di esse \u00e8 restato solo il nucleo calcareo.&nbsp; Circondate da belle barriere coralline, pressoch\u00e9 vergini, in molte di queste isole sono presenti grotte marine naturali nelle quali \u00e8 possibile penetrare sia dal mare sia dalle pareti scoscese dalle quali \u00e8 possibile raggiungere, in arrampicata sportiva, alcune aperture e penetrare nei cunicoli interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019area, a differenza della vicina Phuket, \u00e8 ancora in parte sconosciuta al turismo di massa e si presenta quindi ideale per tutti coloro che desiderano effettuare una vacanza in un posto diverso dalle consuete mete turistiche.&nbsp;Basta uscire dai resort lungo la spiaggia e si entra subito in contatto diretto con la vita quotidiana dei locali; al mattino, i pescatori tornano dalla pesca e consegnano il pescato alle bancarelle del pesce che si alternano a quelle di frutta tropicale lungo le solo due strade che penetrano nell&#8217;interno della costa racchiudendo e limitando il piccolo centro abitato. Ai suoi confini, fra palme ed eucalipti, incomincia maestosa la foresta del parco di <strong><span style=\"color: #008000;\">Khao Sok<\/span><\/strong>; una giungla di salgariana descrizione riccamente frequentata da animali di tutti i generi: dall&#8217;orso tailandese al gatto leopardo, un felino parente stretto del gatto selvatico.&nbsp;Fra gli arbusti ed i corsi d\u2019acqua, come lungo i sentieri, si possono scorgere rettili di tutte le specie: dal piccolo <strong><span style=\"color: #008000;\">kling<\/span> <span style=\"color: #008000;\">dalla cresta rossa<\/span><\/strong> al <strong><span style=\"color: #008000;\">cobra reale<\/span><\/strong>, dai <strong><span style=\"color: #008000;\">varani<\/span> <\/strong>ai temibili <strong><span style=\"color: #008000;\">coccodrilli di acqua dolce<\/span><\/strong> che si spingono fino alle lagune paludose ricche di mangrovie in prossimit\u00e0 del mare.&nbsp;Pochi sanno che il parco naturale di <strong><span style=\"color: #008000;\">Khao Sok<\/span><\/strong> comprende alcune tra le pi\u00f9 antiche foreste della Terra. In particolare, vi sono vari fattori geologici e climatologici che forniscono una tipicit\u00e0 unica alla zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il parco si trova al di sopra della piattaforma geologica delle Sonda, l\u2019unica piattaforma continentale che rimase stabile rispetto all&#8217;Equatore per circa dieci milioni di anni mentre i continenti si spostavano nella loro deriva mutando condizioni climatiche ed ambientali sulla Terra. Da ci\u00f2 deriva che l\u2019attuale foresta tropicale \u00e8 singolarmente erede di un ecosistema tropicale vecchio di milioni di anni.&nbsp;Grazie a questa stabilit\u00e0 geologica, la zona non sub\u00ec mai gli effetti delle ere glaciali che alterarono invece la maggior parte delle vegetazioni della Terra. Inoltre, la costante presenza di acqua, favorita dal clima umido e caldo, forn\u00ec sufficiente umidit\u00e0 per far prosperare la foresta primordiale.&nbsp;Il fattore che contribu\u00ec all&#8217;alta diversificazione animale presente fu il ponte naturale che si cre\u00f2 durante il Pleistocene a causa dei movimenti delle zolle locali quando le acque scesero di circa 200 metri rispetto all&#8217;attuale livello del mare; le diverse specie animali poterono cos\u00ec migrare dalle aree vicine che erano state soggette ad una diversa evoluzione ed incrementarono cos\u00ec la diversit\u00e0 biologica.&nbsp;All&#8217;interno del parco si ritrovano ancora villaggi dove la civilt\u00e0 non \u00e8 ancora arrivata ed i pescatori ci raccontano di animali strani, di leggende legate alle superstizioni locali. Durante un giro alle cascate del parco, dove tra l\u2019altro \u00e8 possibile fare anche il bagno, vediamo un albero secolare di circa otto metri di diametro e quaranta di altezza. Intorno al tronco sono legati nastri e coroncine simili a quelle della case degli spiriti: sono eredit\u00e0 animistiche ancora molto vive nel tessuto sociale dei Thai per cui le meraviglie della natura hanno anch&#8217;esse uno spirito da rispettare.&nbsp;Se il parco merita certamente una visita, le isole non sono da meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Yawabon<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL&#8217; immersione&nbsp;che ci viene proposta \u00e8 una grotta all&#8217;isola di Koh Yawabon, un imponente muraglione di roccia calcarea che fuoriesce prepotentemente dal mare fino ad un\u2019altezza di circa ottanta&nbsp;metri, dando asilo a numerose specie di uccelli marini tra le quali la maestosa aquila bianca di mare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4986\" aria-describedby=\"caption-attachment-4986\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/sys_media_130581.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4986 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/sys_media_130581.jpg\" alt=\"sys_media_130581\" width=\"660\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/sys_media_130581.jpg 660w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/sys_media_130581-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4986\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Yawabon is an excellent photo station for &#8220;macro-maniacs&#8221;. There is a wide variety of nudibranches which make great photos. Un paradiso per fotografare i nudibranchi &#8211; photo credit www.adrex.com<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno dell\u2019isola si apre una grotta tutto sommato di dimensioni discrete, di circa sessanta metri di lunghezza in orizzontale contro una larghezza media di dieci,&nbsp; e ad una profondit\u00e0 variabile dai 12 ai 16 metri.&nbsp;Pu\u00f2 sembrare forse un controsenso l\u2019immergerci in una grotta oscura quando, tutto intorno, si pu\u00f2 assistere allo spettacolo meraviglioso offertoci dalle barriere coralline, per\u00f2 la formazione naturale nel suo insieme e l\u2019insistenza e l\u2019entusiasmo dei ragazzi del diving a volercela proporre ci convince.&nbsp;Un ingresso della grotta \u00e8 a circa dodici&nbsp;metri di profondit\u00e0; si presenta regolare con una larghezza di circa dieci metri orizzontalmente e circa sei metri verticalmente; penetrando si allarga fino a circa quattordici metri, presentando, lateralmente delle nicchie di circa un metro dove, penetrando con le luci delle nostre lampade, abbiamo subito le prime sorprese: cinque squali nutrice riposano immobili, infilati nelle fessure ed un bellissimo esemplare di pesce istrice (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Diodon Hytrix<\/span><\/em><\/strong>), uscito dal buio, ci attraversa tentando di fuggire alle nostre lampade. Spaventato, si gonfia visibilmente irritato dalla nostra intrusione, con le spine rizzate.&nbsp;Osservandolo e sapendo quale stress gli abbiamo involontariamente causato, mi ritornano in mente i racconti dei sub giurassici che si vantavano del numero di pesci Istrice afferrati per la coda in Mar Rosso; come \u00e8 noto questo genere di comportamento \u00e8 da condannare, ci sono stati casi provati in cui l\u2019animale, nello sforzo di gonfiarsi, sia morto.&nbsp;All&#8217;interno della grotta riconosciamo alcuni esemplari di pesce scatola cubico (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ostracion cubicus<\/span><\/em><\/strong>) di colorazione giallastra a macchie nere; si tratta di esemplari giovani probabilmente penetrati all&#8217;ingresso della grotta per cibarsi di piccoli invertebrati bentonici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_Yx4WBzw5eK0\"><div id=\"lyte_Yx4WBzw5eK0\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/Yx4WBzw5eK0\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Yx4WBzw5eK0\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/Yx4WBzw5eK0\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grotta prosegue regolarmente, tappezzata sul fondo da ricci diversi tra cui il riccio matita (<em><strong><span style=\"color: #008000;\">P<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><strong>hyllacandius Imperialis<\/strong>)<\/span><\/em>; nel punto centrale si pu\u00f2 notare, guardando verso l\u2019alto, la sacca d\u2019aria che conduce nella parte aerea della cavit\u00e0. Da l\u00ec \u00e8 possibile togliersi l\u2019attrezzatura e proseguire in arrampicata fino ad una finestra nella roccia che si affaccia a circa quaranta metri di altezza sul mare.&nbsp;Giunti in prossimit\u00e0 dell\u2019uscita, le sorprese non sono finite; un bellissimo esemplare di pesce scorpione raggiato (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Pterois radiata<\/span><\/em><\/strong>), nascosto dietro una stalagmite, \u00e8 in agguato attendendo che un branco di minuscoli pesci argentati, che sta pascolando su una formazione di madrepore a corna di cervo (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Acropora Sp.<\/span><\/em><\/strong>), si avvicini incautamente. &nbsp;E\u2019 uno dei punti pi\u00f9 suggestivi della grotta dove, da un lato, un arco di roccia fa penetrare un raggio di luce trasversalmente all&#8217;uscita primaria, e dall&#8217;altro un sifone porta ad un altra uscita laterale.&nbsp;Al di fuori troviamo una spiacevole sorpresa; in una grande nassa, probabilmente abbandonata da tempo, cinque grossi esemplari di <strong><span style=\"color: #008000;\">snapper<\/span><\/strong> (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Anisotremus surinamensis<\/span><\/em><\/strong>), si dibattono disperatamente cercando di uscire; per fortuna siamo in quattro e riusciamo a rigirare la nassa ed a tagliare i legacci di un portello laterale liberando i malcapitati da sicura e inutile morte.&nbsp;Il problema delle nasse abbandonate ci era stato riferito anche a <strong><span style=\"color: #008000;\">Pee Pee Don<\/span><\/strong> ma sembrerebbe che, grazie alla campagna governativa di responsabilizzazione dei pescatori, la situazione stia lentamente migliorando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immersione nella grotta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Yawabon<\/span><\/strong> \u00e8 particolarmente interessante, non solo per la spettacolarit\u00e0 degli incontri possibili, comune a molte immersioni locali, quanto all&#8217;atmosfera che vi regna; tecnicamente non \u00e8 molto difficile, anche se l\u2019impatto emotivo del buio di questo lungo tunnel, \u00e8 amplificato dalla frequenza degli incontri dei veri abitanti della caverna.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Sii<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci rechiamo quindi all&#8217;isolotto di <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Sii<\/span> <\/strong>(dove <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh<\/span><\/strong>, l\u2019avrete ormai capito significa isola mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Sii<\/span><\/strong> semplicemente quattro, la quarta isola). I pinnacoli di roccia all&#8217;estremit\u00e0 meridionale sono di solito casa di grandi branchi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Big Eye Snapper (<\/span><span style=\"color: #008000;\">Lutjanus lutjanus<\/span><\/strong>, Bloch 1790) e di giovani barracuda. Si possono osservare anche delle cernie tropicali di grandi dimensioni che vivono tra le rocce ma, per loro fortuna, sono ancora molto diffidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci hanno detto che purtroppo la pesca illegale \u00e8 ancora molto praticata anche nelle aree protette. Gli stessi diving fanno da guardiani ma non \u00e8 facile ed a volte pericoloso confrontarsi con pescatori senza scrupoli.&nbsp;La guida&nbsp;ci vuole mostrare come, in poche decine di metri orizzontali, si possa passare da una vasta superficie di acropore abitate da coloratissimi pesci, ad una parete verticale che scende rapidamente a quindici metri, costellata di cunicoli abitati da bellissime forme animali, ad un fondo sabbioso frequentato da grandi pesci che si aggirano fra torrioni di roccia ricoperti di gorgonie e di spugne a calice.&nbsp;Il tutto in un&#8217;acqua cristallina che si presta particolarmente per la fotografia subacquea e soprattutto la macro d nudibranchi e piccoli pesci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci immergiamo, facendoci trascinare dalla corrente nello stretto canale che taglia l\u2019isolotto in due; le acropore sono bellissime e si osservano degli splendidi esemplari di Pesce angelo arcobaleno (<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Pygoplites diacanthus<\/span><\/strong><\/em>) e di un pesce scorpione leggermente diverso da quelli osservati in precedenza, da queste parti chiamati leone, ed identificato come Pterois vetula.&nbsp;Un branco di Anthias rossi al pascolo fugge improvvisamente, richiamando la nostra attenzione verso il lato esterno della piattaforma madreporica:&nbsp;due piccoli e voraci squali pinna nera (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Carcharinus Melanopterus<\/span><\/em><\/strong>) sono a caccia.&nbsp;Non pericolosi per l\u2019uomo ma territoriali inizialmente rifuggono la nostra presenza per poi ritornarci sempre pi\u00f9 vicini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguendo, arriviamo alla parete verticale e scendiamo lentamente verso il fondo; come preannunciato si aprono lungo la parete rocciosa decine di piccole grotte, abitate da un\u2019intensa vita animale e vegetale, che talvolta bucano la montagna fino alla superficie; un gran numero di ricci diadema (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Diadema setosum<\/span><\/em><\/strong>) sono nascosti negli anfratti e ci rendono talvolta difficile l\u2019ingresso.&nbsp;Come \u00e8 noto la loro puntura e particolarmente dolorosa ed \u00e8 meglio evitarla, come \u00e8 meglio evitare i bellissimi ed urticanti crinoidi color giallo nero, presenti ovunque, e, soprattutto, un non altrettanto bello ma sicuramente pi\u00f9 pericoloso esemplare di pesce pietra (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Synanceia verrucosa<\/span><\/em><\/strong>) che scorgiamo, immobile in una concavit\u00e0, perfettamente mimetizzato in una colorazione verde militare. La sua presenza \u00e8 tradita, ironicamente, solo &#8230; dagli occhi.&nbsp;Da una statistica degli incidenti locali, ogni anno si registrano ancora un certo numero di incidenti causati da punture accidentali con le spine di questo pesce che, tutt\u2019altro che aggressivo, viene maldestramente urtato dagli incauti subacquei con conseguenze gravissime se non letali per i malcapitati.&nbsp;Una grossa cernia (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Epinephelus tauvina<\/span><\/em><\/strong>), di circa trenta chili, si concede per un attimo alla nostra vista prima di rintanarsi in una fessura mentre due razze a punti blu (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Taeniura Lymma<\/span><\/em><\/strong>) si nascondono al nostro passaggio timidamente sotto il sedimento di sabbia bianca.<span style=\"color: #000000;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal fondo escono come serpenti, i sottili steli allungati della gorgonia frusta (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Juncella juncea<\/span><\/em><\/strong>), denunciando la presenza di forti correnti nell\u2019area. Ce ne rendiamo conto, girando il promontorio; la corrente di circa un nodo non solo ci rallenta, ma riduce drasticamente la visibilit\u00e0.&nbsp;Penetriamo in un passaggio nella roccia che ci riporta sulla piattaforma di acropore iniziale; il fondo \u00e8 ricoperto di ghiaia colorata, ben diverso dal sedimento presente alla base della parete verticale; ne raccogliamo alcuni campioni che, al nostro rientro in Italia, agli occhi esperti di un amico geologo, ci riveleranno la presenza di forme granitiche ben diverse dalle rocce costituenti l\u2019isolotto.&nbsp;Alla sera, dopo una lauta cena presso un ristorante locale, la guida&nbsp;ci racconta delle lotte che tutt&#8217;oggi avvengono fra i pescatori locali e quelli malesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una notte di pochi anni fa, alla vicina isola di <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Pannyi<\/span><\/strong>, le barche dei pescatori locali, appartenenti al gruppo etnico degli zingari del mare, erano uscite improvvisamente in mare; poi, nel silenzio rotto solo dalla raffiche del monsone, si erano uditi lontano, nel buio, alcuni spari di fucile. Come se nulla fosse successo, i pescatori erano quindi tornati a terra, portando sulla fiancata delle long tailed boat i segni tangibili di uno scontro a fuoco. Era stato uno dei non rari scontri fra i clan dei raccoglitori di nidi ed i pescatori dell\u2019isola.&nbsp; Il giorno dopo, dei vecchi pescatori ci raccontarono che in un tempo passato, quando gli uomini combattevano sul mare da guerrieri, si spingevano fino in Malesia per combattere i feroci pirati, che ora, per fortuna, hanno quasi abbandonato del tutto le razzie degli antenati per limitarsi alla raccolta forse pi\u00f9 redditizia dei nidi di rondine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle parole dei ragazzi&nbsp;del diving traspare un grande amore per questa terra che li ha accolti amichevolmente e che loro rispettano e proteggono come se fosse la loro; sono entrati in perfetta simbiosi con il modo di vivere Thai che, alla fine ci sembra aver vinto, con saggezza e con l\u2019immancabile sorriso, il consumismo ed il continuo rincorrersi affannoso della societ\u00e0 occidentale.&nbsp;Il mare delle Andamane \u00e8 diventato la loro seconda casa e, sinceramente, camminando sulla spiaggia di Ao Nang al tramonto, sotto alcuni aspetti li capisco; nei momenti di libert\u00e0, con la loro barca a vela, si spingono pi\u00f9 a sud, fino alle secche di <strong><span style=\"color: #008000;\">Hin Daeng<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Hin Muang<\/span><\/strong> ed alle isole di <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Rok<\/span><\/strong> e di <strong><span style=\"color: #008000;\">Koh Turatao<\/span><\/strong>, ai confini con la Malesia, isole che non hanno nulla da invidiare alle forse pi\u00f9 famose ma certamente pi\u00f9 frequentate isole Similan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente interessante \u00e8 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">isola di Turatao<\/span><\/strong> che si trova nell&#8217;arcipelago delle \u201c51 isole\u201d, in prossimit\u00e0 della Malesia, a circa tre miglia dall&#8217;isola di Langkawi. <strong><span style=\"color: #008000;\">Turatao<\/span> <\/strong>prende il nome da un antica espressione malese che pu\u00f2 essere tradotta come \u201cisola antica, misteriosa e primitiva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ex colonia penale, divenuta parco nazionale nel 1972, ha mantenuto una natura selvaggia e ricca di fascino; le sue coste presentano numerose insenature nelle quali sfociano ruscelli, a tratti navigabili con il gommone, che penetrano nella fitta giungla rifugio nei secoli passati dei pirati locali.&nbsp;Essendo l\u2019impatto turistico ancora molto limitato, vista la distanza dai normali flussi turistici, le barriere coralline sono pressoch\u00e9 intatte e vale certamente la pena di effettuare qualche ora di navigazione, magari in barca a vela, per godere le sue bellezze naturali.&nbsp;Nella stagione del monsone da Nord-Est (da novembre a maggio), la variazione di direzione delle correnti marine crea nelle Andamane un massiccio aumento del zooplancton e, di conseguenza, favorisce l\u2019avvicinarsi dei grandi pelagici come lo squalo balena e le maestose mante; questi ultimi, un tempo facilmente avvistabili fin sotto costa a Phuket, sembrano attualmente preferire le isole meridionali come Terutao e le secche di Hing Daeng,&nbsp; evitando le aree turistiche sempre pi\u00f9 affollate ed invadenti.&nbsp;I vecchi pescatori sono per\u00f2 convinti che un giorno ritorneranno; forse, quando l\u2019Uomo, evitando la stupida ripetizione di errori gi\u00e0 compiuti altrove, imparer\u00e0 a rispettare maggiormente i propri compagni di viaggio su questo pianeta di cui troppo spesso ignora e tradisce l\u2019esistenza.&nbsp;Per ora, saggiamente, preferiscono incrociare nelle isole pi\u00f9 lontane, nel silenzio delle profondit\u00e0 marine, incuranti dei nostri problemi e dei nostri affanni. Non possono parlare&#8230; ma se potessero, giurerei che anche loro ci direbbero \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Mai Pen Rai<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nAndrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4953\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. &nbsp; . ARGOMENTO: REPORTAGE PERIODO: XX SECOLO AREA: THAILANDIA parole chiave: immersioni, Thailandia . Ao Nang Eccoci arrivati ad Ao Nang dove ci hanno segnalato un diving singolare, o quanto meno atipico, il Free Land Diving. Il diving \u00e8 gestito da tre ragazzi italiani che, oltre alla loro attivit\u00e0 commerciale, nel tempo libero portano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2380,"featured_media":64479,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[515,522,523,516,517,520,524,519,518,521],"class_list":["post-4963","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-reportage","tag-ao-nang","tag-carcharinus-melanopterus","tag-juncella-juncea","tag-khao-sok","tag-koh-poda","tag-koh-sii","tag-koh-tarutao","tag-koh-yawabon","tag-krabi","tag-pygoplites-diacanthus"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Ao Nang Eccoci arrivati ad Ao Nang dove ci hanno segnalato un diving singolare, o quanto meno atipico, il Free Land Diving. Il diving \u00e8 gestito da tre ragazzi italiani che, oltre alla loro attivit\u00e0 commerciale, nel tempo libero portano avanti numerose iniziative per la protezione dell\u2019ambiente tra cui la pulizia dei fondali dalle reti\u2026\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2016-10-16T08:00:50+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-05-07T13:12:35+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"806\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"491\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Andrea Mucedola\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Andrea Mucedola\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"12 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\"},\"author\":{\"name\":\"Andrea Mucedola\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13\"},\"headline\":\"Reportage: Thailandia 1997 parte II\",\"datePublished\":\"2016-10-16T08:00:50+00:00\",\"dateModified\":\"2023-05-07T13:12:35+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\"},\"wordCount\":2809,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png\",\"keywords\":[\"Ao Nang\",\"Carcharinus Melanopterus\",\"Juncella juncea\",\"Khao Sok\",\"Koh Poda\",\"Koh Sii\",\"Koh Tarutao\",\"Koh Yawabon\",\"Krabi\",\"Pygoplites diacanthus\"],\"articleSection\":[\"Reportage\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\",\"name\":\"Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png\",\"datePublished\":\"2016-10-16T08:00:50+00:00\",\"dateModified\":\"2023-05-07T13:12:35+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png\",\"width\":640,\"height\":390},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Reportage: Thailandia 1997 parte II\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/\",\"name\":\"Ocean 4 Future\",\"description\":\"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":[\"Person\",\"Organization\"],\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\",\"name\":\"oceandiver\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\",\"width\":472,\"height\":301,\"caption\":\"oceandiver\"},\"logo\":{\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13\",\"name\":\"Andrea Mucedola\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Andrea Mucedola\"},\"description\":\"ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), \u00e8 laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD - AIOSS).\",\"sameAs\":[\"http:\/\/www.ocean4future.org\"],\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/andrea-mucedola\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore","og_description":"Ao Nang Eccoci arrivati ad Ao Nang dove ci hanno segnalato un diving singolare, o quanto meno atipico, il Free Land Diving. Il diving \u00e8 gestito da tre ragazzi italiani che, oltre alla loro attivit\u00e0 commerciale, nel tempo libero portano avanti numerose iniziative per la protezione dell\u2019ambiente tra cui la pulizia dei fondali dalle reti\u2026","og_url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963","og_site_name":"OCEAN4FUTURE","article_published_time":"2016-10-16T08:00:50+00:00","article_modified_time":"2023-05-07T13:12:35+00:00","og_image":[{"width":806,"height":491,"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett.png","type":"image\/png"}],"author":"Andrea Mucedola","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@ocean4future","twitter_site":"@ocean4future","twitter_misc":{"Scritto da":"Andrea Mucedola","Tempo di lettura stimato":"12 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963"},"author":{"name":"Andrea Mucedola","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13"},"headline":"Reportage: Thailandia 1997 parte II","datePublished":"2016-10-16T08:00:50+00:00","dateModified":"2023-05-07T13:12:35+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963"},"wordCount":2809,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png","keywords":["Ao Nang","Carcharinus Melanopterus","Juncella juncea","Khao Sok","Koh Poda","Koh Sii","Koh Tarutao","Koh Yawabon","Krabi","Pygoplites diacanthus"],"articleSection":["Reportage"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963","name":"Reportage: Thailandia 1997 parte II &#8226; OCEAN4FUTURE autore","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png","datePublished":"2016-10-16T08:00:50+00:00","dateModified":"2023-05-07T13:12:35+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#primaryimage","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/IMG_6410-dett-e1739022218102.png","width":640,"height":390},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4963#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Reportage: Thailandia 1997 parte II"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/","name":"Ocean 4 Future","description":"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0","publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":["Person","Organization"],"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c","name":"oceandiver","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","width":472,"height":301,"caption":"oceandiver"},"logo":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13","name":"Andrea Mucedola","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","caption":"Andrea Mucedola"},"description":"ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), \u00e8 laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD - AIOSS).","sameAs":["http:\/\/www.ocean4future.org"],"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/andrea-mucedola"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4963","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2380"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4963"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4963\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4963"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4963"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4963"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}