{"id":48715,"date":"2020-11-22T00:06:37","date_gmt":"2020-11-21T23:06:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=48715"},"modified":"2025-08-25T14:47:06","modified_gmt":"2025-08-25T12:47:06","slug":"malta-lisola-fortezza-ed-il-piano-di-invasione-del-1940-parte-ii-di-gianluca-bertozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48715","title":{"rendered":"Il piano di invasione di Malta del 1940: le forze in gioco \u2013 parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MALTA &#8211; MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: piano di invasione, Malta, Regia Marina italiana, Royal Navy<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un altro problema da considerare erano i tempi di navigazione<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Le navi da guerra italiane, partite dal porto pi\u00f9 vicino in Sicilia, avrebbero raggiunto l&#8217;isola di Malta in otto ore mentre un convoglio di mezzi da sbarco avrebbe avuto bisogno di ben undici ore. Questo significava che l&#8217;impossibilit\u00e0 di percorrere la tratta durante le poche ore di buio di una corta notte estiva e le operazioni di imbarco delle truppe avrebbero richiesto quanto meno ventiquattro ore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/littorio2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 littorio2.jpg\" width=\"800\" height=\"514\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le potenti navi classe Littorio &#8211; ufficio storico marina militare<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 avrebbe dato un vantaggio notevole al nemico che sarebbe potuto essere avvisato in congruo anticipo dalla ricognizione aerea. Tenendo conto che navi francesi da Orano avrebbero raggiunto le acque maltesi in 30 ore mentre quelle inglesi da Alessandria d&#8217;Egitto in 36, la finestra di superiorit\u00e0 navale italiana nelle acque maltesi si sarebbe ridotta a una finestra di 24\/36 ore e poi si sarebbe dovuto combattere una difficile battaglia navale contro forze preponderanti o quantomeno equivalenti, essendo per lo pi\u00f9 vincolati da un convoglio di unit\u00e0 di trasporti molto lente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I possibili protagonisti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa Regia Marina italiana era quindi consapevole che uno sbarco a Malta sarebbe stato una buona mossa di apertura ma doveva affrontare una situazione non semplice.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Nave_Littorio_equipaggio.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Nave_Littorio_equipaggio.jpg\" width=\"848\" height=\"539\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN Littorio &#8211; ufficio storico marina militare<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli inizi del 1940 la flotta era formata da sei navi da battaglia, di cui due di nuovissima costruzione (<strong><span style=\"color: #008000;\">classe \u201cLittorio\u201d<\/span><\/strong>), anche se in addestramento iniziale, e quattro entrate in servizio nel periodo 1913-1916, ma rimodernate in modo significativo tra il 1935 e il 1940 (di cui due anche esse in addestramento iniziale). Inoltre sette incrociatori pesanti, i cosiddetti \u201cdiecimila\u201d, \u00a0e dodici incrociatori leggeri moderni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/san-giorgio-1940.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 san-giorgio-1940.jpg\" width=\"855\" height=\"665\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">San Giorgio &#8211; ufficio storico marina militare<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano anche in servizio un vecchio incrociatore corazzato (<strong><span style=\"color: #008000;\">San Giorgio<\/span><\/strong>), utilizzabile solo come batteria costiera, e due vecchi incrociatori leggeri di preda bellica (Bari e Taranto) impiegabili in ruoli minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><span style=\"color: #008000;\">Britannici<\/span> <\/strong>contrapponevano la flotta del Mediterraneo, con una componente di navi maggiori composta mediamente da 4-5 corazzate, una decina di incrociatori e una o due navi portaerei che comunque potevano essere rapidamente rafforzate da navi provenienti da altri mari. Dobbiamo infatti considerare che la situazione complessiva britannica nel campo delle \u201cgrandi navi\u201d era all\u2019inizio del 1940 di 15 corazzate, 8 portaerei e 57 incrociatori. Tra l\u2019altro le perdite avvenute nei primi scontri con i Tedeschi si erano limitate ad una corazzata e a due portaerei.\u00a0La <strong><span style=\"color: #008000;\">Marine Nationale<\/span><\/strong> aveva in servizio sette corazzate, una portaerei e 18 incrociatori, quasi tutte concentrate nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, ciascuno dei due nuclei di forze costituiva un avversario di tutto rispetto e riuniti sarebbero stati una forza soverchiante, anche tenendo conto della certezza che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Aeronautica italiana<\/span><\/strong> avrebbe potuto fornire un supporto molto limitato. Dati questi rapporti di forze si comprende perch\u00e9 <strong><span style=\"color: #008000;\">Supermarina<\/span><\/strong> considerasse il periodo 1942\/43 il primo momento utile per cui ci si potesse impegnare in un conflitto. Questo nell\u2019ipotesi che tutte le navi da battaglia ai lavori o in addestramento fossero pronte e la Marina tedesca avesse raggiunto una consistenza adeguata. Al loro completamento si sacrific\u00f2 lo sviluppo di altre componenti della flotta, consapevoli della scarsit\u00e0 di risorse e dell\u2019impossibilit\u00e0 di procedere alla loro contemporanea costruzione per limiti industriali e di risorse. Inoltre per quegli anni era sperabile che la Regia Aeronautica avrebbe sviluppato adeguate capacit\u00e0 antinave. In altre parole, fino a quella data non sarebbero stato possibile un\u2019invasione ma solo un colpo di mano anfibio cio\u00e8 un attacco da condurre con forze limitate, sbarcabili in 24 ore, che non sarebbe stato possibile alimentare. Una specie di azione da forze speciali con altissime possibilit\u00e0 di insuccesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Regia Marina italiana di quegli anni subordinava la creazione di forze anfibie e antisommergibili alla costituzione di un <strong><span style=\"color: #008000;\">nucleo da battaglia<\/span> <\/strong>nel presupposto, da me condiviso, che solo con grandi navi di rilevanti qualit\u00e0 offensive sarebbe stato possibile affrontare le forze navali anglofrancesi. Queste, se riunite, avrebbero infatti potuto impedire di rifornire la Libia e qualunque azione offensiva anfibia. Ci\u00f2 non vuol dire che si disconoscesse la necessita della componente di scorta convogli o anfibia. Infatti si procedette alla costruzione di prototipi e preserie per sperimentare i materiali ed avere pronti progetti da riprodurre per quando fosse giunto il momento. Per la componente di scorta si ordinarono il prototipo Albatros e le Torpediniere classe Orsa e, in parallelo, si effettuarono studi per il naviglio anfibio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/lst-adige.1jpg.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 lst-adige.1jpg.jpg\" width=\"847\" height=\"568\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN Adige &#8211; ufficio storico marina militare<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il prototipo <strong><span style=\"color: #008000;\">RN Adige<\/span><\/strong>, della fine degli anni venti, in grado di trasportare 700\/800 uomini per brevi tratte (non pi\u00f9 lunghe di una notte) e di sbarcarli con l&#8217;ausilio di una passerella prodiera dopo l&#8217;incaglio, la Regia Marina decise di sviluppare il concetto della nave da sbarco polifunzionale e nel 1934 vennero ordinate due navi da sbarco\/navi cisterna classe Sesia. Con un dislocamento di circa 1500 tonnellate, queste navi erano in grado di trasportare ciascuna un piccolo gruppo tattico di circa mille uomini, con una batteria di accompagnamento e una dozzina di carri L3 e, dati i tempi, una cinquantina di muli in stalli oppure, in alternativa, un gruppo di artiglieria campale motorizzato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/45_SESIA1934_002B-1024x663.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 45_SESIA1934_002B-1024x663.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sistemazioni logistiche permettevano alle truppe imbarcate di sopportare alcuni giorni di navigazione che unite alla velocit\u00e0 di dieci nodi e all&#8217;autonomia di alcune migliaia di miglia dava al complesso un discreto raggio d&#8217;azione. Erano navi di discreta efficienza nel ruolo, le cui curiose linee d&#8217;acqua decrescenti e il ponte di sbarco estensibile a manovra elettrica permettevano sbarchi anche su spiagge libere non facilissime da raggiungere. La polivalenza del disegno era data dalla capacit\u00e0 di agire come posamine, potendo trasportare un centinaio di mine di ormeggio e cinquecento metri cubi di acqua dolce, cosa che le rendeva idonee al rifornimento idrico delle isole. La discreta riuscita della prima coppia di navi port\u00f2 ad ordinarne un\u2019altra coppia che avrebbe reso possibile il trasporto di tutti i <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglioni del Reggimento San Marco<\/span><\/strong> con un gruppo omogeneo di navi da sbarco.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/battaglione-r-marina-san-marco-1918-1929-quando-san-marco-alza-la-coa-tute-le-bestie-sbasa-la-soa.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 battaglione-r-marina-san-marco-1918-1929-quando-san-marco-alza-la-coa-tute-le-bestie-sbasa-la-soa.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina della Regia Marina non escludeva operazioni anfibie ma la consapevolezza dei limiti industriali del Paese le limitava ad azioni del tipo colpo di mano con una forza a livello brigata\/reggimento, al massimo a livello di Divisione, precedendo lo sbarco di un consistente corpo di spedizione da sbarcare normalmente in banchina. Il fallimento di un\u2019azione analoga contro il porto di Cartagena fece comprendere la vulnerabilit\u00e0 di queste navi (come del resto delle successive LST americane) e si comprese che dovevano essere precedute da un\u2019ondata di sbarco trasportata da mezzi da sbarco pi\u00f9 piccoli e meno vulnerabili che dovevano eliminare le difese costiere. Si pianific\u00f2 la costruzione di 100 motolance con rampa abbattibile prodiera in grado ciascuna di trasportare una quarantina di uomini o un carro M11 e una ventina di bettoline posamine e cisterna del programma di costruzioni del 1939 che avrebbero potuto essere utilizzabili per operazioni anfibie pur con varie limitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi mezzi avrebbero dovuto permettere lo sbarco di una rediviva brigata marina (i battaglioni del San Marco) e di una divisione di fanteria, probabilmente la divisione Bari, che rinforzata da qualche mercantile per il trasporto di truppe e rifornimenti, sarebbe stata una forza senza equivalenti nel Mediterraneo e con pochi equivalenti nel mondo. Questa Forza anfibia nazionale, se adeguatamente armata e addestrata, sarebbe stata utile contro molti obiettivi greci e jugoslavi e contro Malta, se le difese non fossero aumentate eccessivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tuttavia L&#8217;entrata in guerra precipitosa imped\u00ec la formazione dei reparti e il loro addestramento. Furono infatti mobilitati solo due battaglioni del San Marco e la divisione Bari, che era stata appena formata e non aveva effettuato alcun addestramento, tanto meno anfibio, fu impiegata precipitosamente sul fronte albanese subendo, come prevedibile, perdite pesanti senza costrutto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine II parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48699\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48715\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48725\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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