{"id":48043,"date":"2019-05-13T00:21:43","date_gmt":"2019-05-13T00:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=48043"},"modified":"2026-07-17T22:55:14","modified_gmt":"2026-07-17T20:55:14","slug":"hormuz-bab-al-mandab-e-suez-i-tre-stretti-che-hanno-fatto-e-fanno-la-storia-dei-nostri-tempi-parte-ii-di-andrea-mucedola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043","title":{"rendered":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi &#8211; parte II di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX-XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANI<\/span><\/strong><br \/>parole chiave: Hormuz, Bab al Mandeb, Suez<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La protezione degli Stretti marittimi \u00e8 essenziale per il libero traffico in acque internazionali. Periodicamente leggiamo eventi in questi choke point che risvegliano l&#8217;attenzione su queste vie d&#8217;acqua facilmente minabili e insidiose. Iniziamo un viaggio virtuale partendo dal Golfo Arabico (o Persico) attraverso lo stretto di Hormuz, il braccio di mare attualmente di maggiore importanza strategica per le economie di tutto il mondo.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Hormuz<\/span><br data-rich-text-line-break=\"true\" \/><\/strong>Il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz sono cruciali non solo per la sicurezza regionale ma anche per l&#8217;economia globale. Le petroliere che trasportano circa 17 milioni di barili di petrolio al giorno, circa un terzo di tutto il petrolio scambiato via mare a livello globale, navigano in un apparentemente largo braccio di mare, tra secche e isole. Lo stretto di Hormuz \u00e8 anche fondamentale per il trasporto di gas naturale liquefatto, in particolare dal Qatar. Questo comporta che per le grandi economie occidentali e orientali, come Giappone e Cina (che importano grandi quantit\u00e0 di petrolio e gas), mantenere Hormuz aperto al traffico marittimo \u00e8 fondamentale. Le ultime dichiarazioni iraniane riecheggiano le precedenti minacce di chiudere lo Stretto di Hormuz all&#8217;inizio del 2012. Tuttavia, l&#8217;Iran ha spesso fatto marcia indietro sulla sua retorica conflittuale in quanto un blocco di Hormuz potrebbe non essere conveniente per nessun contendente. Ogni giorno, questo braccio di mare vede il passaggio di oltre il 20% della domanda mondiale di petrolio. 17 milioni di barili, prodotti per lo pi\u00f9 in Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Emirati e Iran. Un carico vitale per tutti i Paesi industrializzati che, secondo gli analisti, \u00e8 costato dal 1976 ad oggi oltre <strong><span style=\"color: #008000;\">otto trilioni di dollari<\/span><\/strong> solo per la sua protezione.<\/p>\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Stretto di Hormuz<\/span><\/strong> \u00e8 dal punto di vista geografico complesso. Tra secche e isole, le navi di passaggio sono costrette ad instradamenti che le portano nelle acque iraniane che offrono maggiori profondit\u00e0. Questo\u00a0garantisce di fatto alla Repubblica Islamica dell&#8217;Iran il controllo del transito che vede il passaggio di oltre <strong><span style=\"color: #008000;\">17 milioni di barili di petrolio al giorno<\/span><\/strong> verso l&#8217;Asia (soprattutto la Cina ed il Giappone) e, attraverso il Mar Rosso verso il Mar Mediterraneo. Praticamente il 20% del flusso mondiale, con una media di 14 petroliere al giorno.<br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-60375 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/strait-of-hormuz-sat-e1772292382379.png\" alt=\"\" width=\"543\" height=\"359\" \/>Passate quelle insidiose acque, proseguendo la nostra navigazione verso sud nell&#8217;oceano indiano, costeggeremo, si fa per dire, la penisola arabica e ci avvicineremo ad un&#8217;isola strategicamente molto importante, <strong><span style=\"color: #008000;\">Socotra<\/span><\/strong>, appartenente allo Yemen. Socotra ha una storia millenaria, sempre al centro dei traffici mercantili di popoli diversi. Nell&#8217;ottobre del 1967, sulla scia della dipartita britannica da Aden e dall&#8217;Arabia meridionale, il Sultanato di Mahra e gli altri stati del Protettorato di Aden furono aboliti. Il 30 novembre dello stesso anno, Socotra divenne quindi parte dello Yemen meridionale e, dopo l&#8217;unificazione yemenita del 1990, della Repubblica dello Yemen.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20769 alignright\" style=\"color: #ffffff; text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Strait-Hormuz-map.jpg\" alt=\"\" width=\"386\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Strait-Hormuz-map.jpg 512w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Strait-Hormuz-map-300x251.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto isolata, quasi una perla nell&#8217;oceano Indiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Socotra<\/span> <\/strong>\u00e8 un&#8217;isola lunga 132 km e larga 50 km che giace strategicamente a soli 240 km a est del Corno d&#8217;Africa e a 380 km a sud della penisola arabica. Conosciamo i tragici eventi che affliggono questo sfortunato Paese, ormai terra di scontro tra interessi iraniani e dei paesi arabi del Golfo. In questo frangente, gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di trasformare Socotra in un avamposto militare principale grazie alla sua posizione centrale nel Mar Rosso, Golfo di Aden e l&#8217;Oceano Indiano. Nel 2014, gli Emirati hanno infatti vinto un contratto d&#8217;affitto di 99 anni dell&#8217;isola dal presidente dello Yemen Abedrabbo Mansour Hadi, poco prima della sua fuga dal Paese e vi hanno schierato circa 12.000 membri del Comando Operazioni Speciali (SOC) per combattere i terroristi, con l&#8217;aiuto delle forze degli Stati Uniti. Questi operano in Afghanistan, in Libia e nello Yemen a fianco dell&#8217;esercito saudita. Sull&#8217;isoala cono in costruzione anche ancoraggi per le navi da guerra, una base aerea, un centro di comunicazione e comando, e strutture per la difesa aerea con batterie missilistiche shore-to-sea per difendere l&#8217;isola. Non ultima una grande caserma per le forze speciali dell&#8217;emirato. Alla sua ultimazione gli Emirati Arabi Uniti potranno quindi vantare la base militare pi\u00f9 moderna e sofisticata di qualsiasi nazione del Golfo Persico. Di fatto oggi Socotra \u00e8 l&#8217;unica regione yemenita senza scontri militari o attacchi che potrebbe garantire sicurezza marittima in un area dove da tempo esistono situazioni di instabilit\u00e0 dovute alla presenza di pirati, contrabbandieri e forze non regolari.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Verso il mar Rosso<\/span><\/strong><\/span><br \/>A questo punto la nostra rotta si pu\u00f2 idealmente dirigere ad ovest, verso il mar Rosso, seguendo\u00a0 gli instradamenti creati per contrastare il fenomeno della\u00a0 pirateria somala, o verso sud-est dirigendo verso un altro importante stretto, quello di Malacca. Tralasciando le rotte orientali, procediamo verso ovest, avvicinandoci in breve tempo verso un altro stretto, anch&#8217;esso\u00a0 politicamente molto sensibile, <strong><span style=\"color: #008000;\">Bab al Mandab.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-119358  alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/ship_0_0.jpg\" alt=\"\" width=\"587\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/ship_0_0.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/ship_0_0-300x175.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 587px) 100vw, 587px\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>U<span style=\"color: #008000;\">na fregata saudita fu vittima di un attacco terroristico il 31 gennaio 2017, mentre era in pattugliamento nel Mar Rosso, ad ovest del porto Hodeida dello Yemen. La barca esplosiva Houthi si scontr\u00f2 con la parte posteriore della nave da guerra saudita, causando l&#8217;esplosione ed un incendio nella parte poppiera della nave &#8211; Fonte<\/span> <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.israeldefense.co.il\/en\/node\/28929#google_vignette\">The USV Threat in the Red Sea | Israel Defense<\/a><\/strong><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Bab al Mandab<\/span><br data-rich-text-line-break=\"true\" \/><\/strong>B\u0101b el-Mandeb\u00a0(\ufe91\ufe8e\ufe8f \ufe8d\ufedf\ufee4\ufee8\ufeaa\ufe8f\u200e,\u00a0<em>B\u0101b al-Mandab<\/em>; la\u00a0<em>Porta del lamento funebre<\/em>) \u00e8 lo stretto naturale che congiunge il golfo di Aden con il mar Rosso. Nel punto pi\u00f9 stretto il Bab el-Mandeb ha una larghezza totale di circa 30 km. Nello stretto si trova l&#8217;isola di Perim che divide il canale in due sezioni di larghezza diversa. Il pi\u00f9 piccolo canale orientale si chiama Bab Iskander ed \u00e8 largo solo tre chilometri con una profondit\u00e0 massima di 30 metri. Il pi\u00f9 grande, quello occidentale, Daqqat al-M\u0101yy\u016bn, ha una larghezza di circa 25 km con una profondit\u00e0 massima di 310 metri ed \u00e8 usato dal traffico mercantile per il transito delle navi. Ho inserito questi dati non a caso. Rappresentano distanze che consentono movimenti rapidi, anche con mezzi leggeri, dalla costa yemenita per scopi militari offensivi.<\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-38345\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb.png\" alt=\"\" width=\"1066\" height=\"672\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb.png 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb-300x189.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Bab-el-Mandeb-320x202.png 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px\" \/><\/span><\/p>\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, potrebbero essere utilizzate queste basse profondit\u00e0 per posare ordigni navali allo scopo di bloccare il traffico del traffico mercantile. Non a caso lo stretto di <strong><span style=\"color: #008000;\">Bab al Mandab<\/span><\/strong> \u00e8 considerato uno degli stretti pi\u00f9 pericolosi del mondo. Da sempre area di pirati e contrabbandieri, negli ultimi vent&#8217;anni, con l&#8217;escalation della guerra in Yemen, lo stretto \u00e8 divenuto teatro di attacchi delle milizie Houthi contro navi mercantili con mezzi veloci e mine artigianali.\u00a0 Un attacco a scopo terroristico o un blocco con degli ordigni navali contro il traffico internazionale avrebbe conseguenze gravissime per le economie occidentali.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/MINE-HOUTHI-Yemen_Mine2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MINE-HOUTHI-Yemen_Mine2.jpg\" width=\"445\" height=\"329\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>mina navale a contatto Houthi, Yemen &#8211; da HI Sutton<\/strong><\/span> <strong><a href=\"http:\/\/www.hisutton.com\/Houthi_mines_in_Red_Sea.html\">H I Sutton &#8211; Covert Shores<\/a><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2013, 3,8 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo stretto ogni giorno. La situazione dello Yemen \u00e8 complicata ancora di pi\u00f9 dalla forte presenza di Al Qaeda nella Penisola Arabica (<strong><span style=\"color: #008000;\">AQAP<\/span><\/strong>, chiamata anche Al Qaeda in Yemen), che controlla alcuni territori nel sud del paese. <strong><span style=\"color: #008000;\">AQAP<\/span><\/strong> \u00e8 considerata oggi la divisione pi\u00f9 potente di tutta al Qaeda, autorizzata a compiere attacchi terroristici all&#8217;estero, anche in Occidente. Quanto sia fattibile politicamente un blocco dello stretto \u00e8 discutibile. Farlo vorrebbe dire costringere le forze internazionali ad agire direttamente sulla gi\u00e0 delicatissima situazione mediorientale, ponendo un limite alle aspettative degli Houthi (e quindi filo iraniane) nell&#8217;area.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il canale di Suez<\/span><\/strong><\/span><br \/>Proseguendo verso nord, arriviamo al\u00a0Canale di Suez, un canale artificiale che taglia l\u2019istmo omonimo, in territorio egiziano, collegando il Golfo di Suez con il Mediterraneo. Da Porto Said, a N, a Port Tawkif, a S, il canale \u00e8 lungo 191 km. Il <span style=\"color: #000000;\">canale fu<\/span>\u00a0inaugurato il\u00a017 novembre 1869 e, dal 1888, grazie alla\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione di Costantinopoli<\/span><\/strong>, \u00e8 stato eletto \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">zona neutrale<\/span><\/strong>\u201d e pu\u00f2 essere usato sia in periodo di pace sia di guerra, ovviamente non da Paesi in conflitto con l\u2019Egitto. Il transito delle navi \u00e8 organizzato in tre convogli alternati al giorno (da nord a sud. da sud a nord e ancora da nord a sud), che si incrociano al Grande Lago Amaro e al by-pass di\u00a0al-Balla. Le navi si susseguono a una distanza di circa un miglio marino, e la velocit\u00e0 da mantenere \u00e8 di circa nove nodi. Il transito quindi durava in media circa 15 ore.<br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-114747 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/suez-e1767626199913.jpg\" alt=\"\" width=\"973\" height=\"452\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni nave imbarca obbligatoriamente uno o due piloti, che sono responsabili del rispetto dell&#8217;ordine dei convogli e della puntualit\u00e0 dei passaggi ai vari posti di segnalazione, presenti ogni 10 km circa; a Ismailia si ha un cambio di pilota. Inutile dire che il canale\u00a0\u00e8 strategico per l&#8217;economia dell&#8217;Egitto e l&#8217;attenzione\u00a0\u00e8 sempre alta.\u00a0Il 6 agosto 2015 \u00e8 stato inaugurato il raddoppio di una parte del Canale di Suez. Grazie a questo ampliamento, 97 navi possono ogni giorno transitare rispetto alle precedenti 49, riducendo anche il tempo di transito, e non ci sono limiti nella dimensione delle imbarcazioni.\u00a0Secondo la <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S. Energy Information Agency<\/span><\/strong>, il Canale di Suez pu\u00f2 ora consentire il passaggio effettivo del 60% di tutte le navi cisterna nel mondo.<\/p>\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Voglio ricordare un episodio drammatico<\/span><\/strong><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel luglio del 1984, nella zona dei laghi Amari, a sud del canale di Suez, alcune esplosioni subacquee provocarono l\u2019interruzione della navigazione commerciale. Fu il risultato di un\u2019operazione terroristica pianificata su vasta scala che riport\u00f2 alla ribalta la minaccia delle mine navali e l\u2019urgenza di bonificare aree di grande importanza economica in tempi ristretti per ridurre il rischio di transito per le navi mercantili nella zona del canale. Il primo evento, mai chiarito nella sua entit\u00e0, avvenne il 9 luglio, ad un cargo russo, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Knud Jesperson<\/span><\/strong>. Dal 27 luglio, sei navi furono danneggiate pi\u00f9 o meno gravemente a causa dell\u2019esplosione di ordigni di natura non nota nel golfo di Suez. Tra di esse la liberiana <strong><span style=\"color: #008000;\">Midi sea<\/span><\/strong> e, poche ore pi\u00f9 tardi, al cargo giapponese <strong><span style=\"color: #008000;\">Meiyo Maru<\/span><\/strong>. Il giorno successivo furono danneggiate una nave panamense, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Bogorange XII<\/span><\/strong>\u00a0e la <strong><span style=\"color: #008000;\">Linera<\/span><\/strong>, una nave cipriota. Gli incidenti proseguirono nei giorni seguenti, lungo tutto il mar Rosso, creando il panico.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/mine-1984-locatiom.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 mine-1984-locatiom.jpg\" width=\"471\" height=\"510\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I Lloyds di Londra comunicarono che nessun marinaio era rimasto ferito ma che il transito nel canale era considerato pericoloso. Non essendoci prove concrete sulle cause degli incidenti, gli assicuratori londinesi avanzarono l\u2019ipotesi della presenza di mine navali nello stretto di Suez.\u00a0L\u2019ipotesi fu considerata probabile anche\u00a0 a seguito di una telefonata ad una agenzia di stampa internazionale, da parte di un fantomatico portavoce della \u201cJihad islamica\u201d che rivendic\u00f2\u00a0 la posa delle mine nel canale di Suez per ostacolare un presunto\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">e<\/span><span style=\"color: #008000;\">spansionismo dell\u2019imperialismo occidentale<\/span><\/strong> nell&#8217;area. I\u00a0 numerosi incidenti allarmarono non solo tutti gli Stati del Mar Rosso, interessati ai traffici nel canale e nello stretto di Suez, ma anche le compagnie armatoriali. Vennero inviati gruppi navali nazionali che lavorarono indipendentemente lungo il mar Rosso. Alcune esplosioni avvennero infatti anche in prossimit\u00e0 del <strong><span style=\"color: #008000;\">Bab Al Mandab, <\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;uscita meridionale del mar Rosso per entrare nel Golfo di Aden<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\">.<\/span> Questo evento marittimo va ricordato perch\u00e9 fu il primo intervento a livello internazionale per salvaguardare la sicurezza del traffico marittimo da una minaccia terroristica.\u00a0<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/mine-1984.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 mine-1984.jpg\" width=\"485\" height=\"606\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso specifico, la responsabilit\u00e0 fu assegnata alla Libia. Sebbene non siano mai stato confermato dai Libici, si\u00a0 presume che il Governo di Tripoli, per aumentare le sue pressioni sul governo egiziano, utilizz\u00f2 un traghetto mercantile, il <strong><span style=\"color: #008000;\">RoRo Ghat<\/span><\/strong>, per posare delle mine di costruzione sovietica. Tra l&#8217;altro Ghat \u00e8 il nome di una citt\u00e0-oasi\u00a0della antica regione del\u00a0Fezzan, nell&#8217;estremo sud-ovest della\u00a0Libia\u00a0presso il confine con l&#8217;Algeria. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi dell&#8217;origine libica in quanto in quel periodo le navi sovietiche si rifornivano in solo due basi del Mediterraneo, situate in Siria ed in Libia, Paesi con i quali Mosca manteneva un rapporto privilegiato. Secondo <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/resources\/csi\/studies-in-intelligence\/volume-66-no-2-june-2022\/libya-and-nautical-terrorism-revisiting-the-1984-naval-mining-of-the-red-sea-intelligence-challenges-and-lessons\/\">un rapporto della CIA<\/a> sono stati ricostruiti i movimenti del Ghat secondo le poche posizioni note della rotta della nave:\u00a0<\/p>\r\n<p style=\"text-align: left;\">6 luglio Transito verso sud attraverso il Canale di Suez<br \/>7 luglio Posizionamento di mine vicino al sistema di separazione del traffico a sud di Suez<br \/>9 luglio Primo (singolo) impatto con una mina nel Mar Rosso settentrionale (nave sovietica)<br \/>11 luglio Posa di mine a Bab al Mandeb<br \/>12-13 luglio Porto di Assab, Etiopia<br \/>17 luglio Probabilmente ad Assab<br \/>19 luglio Posa di mine nel Mar Rosso settentrionale<br \/>22 luglio Transito verso nord attraverso il Canale di Suez<br \/>23 luglio Ritorno in Libia<br \/>27 luglio Primo di una serie di impatti con mine nel Mar Rosso settentrionale<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le armi utilizzate, come fu possibile accertare dopo il ritrovamento ed il recupero di una di esse da parte degli Inglesi, erano relativamente moderne. Sebbene dotate di congegni sofisticati, contenevano una quantit\u00e0 di esplosivo minore di quanto previsto. Una conferma delle notizie pervenute dai servizi segreti britannici e statunitensi che avevano ricevuto delle indiscrezioni sul fatto che la Libia stava posando mine di fabbricazione sovietica. Secondo un\u00a0 rapporto della CIA, il tenente colonnello Viatcheslav Kondrachov, addetto militare sovietico in Giordania, rifer\u00ec alla sua controparte britannica il 10 agosto che Gheddafi stava posando mine sovietiche fornite alla Libia a met\u00e0 degli anni &#8217;60, sottolineando l&#8217;estraneit\u00e0 di Mosca in un&#8217;area in cui non voleva essere coinvolta, tra l&#8217;altro ribadendo che anche alcune navi mercantili sovietiche erano state tra le vittime.<\/p>\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image is-style-default\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/gr-14-miss-red-sea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"657\" height=\"219\" class=\"wp-image-6396\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/gr-14-miss-red-sea.jpg\" alt=\"gr 14 miss red sea\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/gr-14-miss-red-sea.jpg 657w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/gr-14-miss-red-sea-300x100.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 657px) 100vw, 657px\" \/><\/a>\r\n<figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>il RoRo Ghat e le mine libiche<\/strong><\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo i Sovietici non furono entusiasti di vedere che anche una loro nave mercantile era restata coinvolta in un incidente nel sud del Mar Rosso, dove loro mantenevano una base navale nelle isole Dahlak. Al di l\u00e0 del fatto, l&#8217;evento cre\u00f2 un precedente importante che nel tempo influenz\u00f2 le geopolitiche di sicurezza degli stretti.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/suez-canal.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 suez-canal.png\" width=\"481\" height=\"530\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Cui prodest?<\/span><\/strong><br data-rich-text-line-break=\"true\" \/>In sintesi, se in tutti e tre i choke point il blocco del traffico commerciale causerebbe notevoli danni economici, nel caso specifico dello stretto di Hormuz la situazione assumerebbe toni drammatici con conseguenze geopolitiche catastrofiche. Il rischio maggiore potrebbe derivare da uno scontro diretto tra l&#8217;Iran ed il mondo arabo ed i suoi alleati. Di fatto questa ipotesi appare poco probabile in quanto, a parte il maldestro episodio della Iran Ajr, il traffico mercantile attraverso lo stretto non \u00e8 stato mai bloccato nemmeno durante le fasi pi\u00f9 acute della guerra del Golfo. L&#8217;ipotesi di un blocco navale dello stretto a seguito di un conflitto aperto tra l&#8217;Iran ed il mondo arabo del Golfo potrebbe causare un effetto &#8220;palla di neve&#8221; che costringerebbe molti Paesi occidentali ed orientali ad entrare nel conflitto, pi\u00f9 o meno drasticamente, per salvaguardare questa via vitale. Un&#8217;altra possibile causa potrebbe essere il coinvolgimento occidentale a seguito di un&#8217;escalation nei rapporti tra Teheran e Tel Aviv. <strong><span style=\"color: #008000;\">Ma la domanda da porsi \u00e8: a chi converrebbe? I danni sarebbero per tutti, in particolare per i Paesi orientali che sono i maggiori usufruttari delle risorse caricate nel Golfo. Non mi riferisco solo ai prodotti\u00a0 petroliferi ma anche fertilizzanti, necessari per molti Paesi che dipendono da quelle forniture per la sopravvivenza delle loro economie. La protezione degli Stretti \u00e8 quindi fondamentale per il nostro futuro &#8230; il problema \u00e8 soprattutto economico ma su questo ci sarebbe molto da raccontare &#8230; ci torneremo presto.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>immagine in anteprima: cacciamine italiano si addestra con un moderno ROV per la ricerca di oggetti sul fondo &#8230; oggi come ieri, la vulnerabilit\u00e0 maggiore negli stretti strategici sono le mine<\/strong><\/span><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. .ARGOMENTO: GEOPOLITICAPERIODO: XX-XXI SECOLOAREA: OCEANIparole chiave: Hormuz, Bab al Mandeb, Suez. La protezione degli Stretti marittimi \u00e8 essenziale per il libero traffico in acque internazionali. Periodicamente leggiamo eventi in questi choke point che risvegliano l&#8217;attenzione su queste vie d&#8217;acqua facilmente minabili e insidiose. Iniziamo un viaggio virtuale partendo dal Golfo Arabico (o Persico) attraverso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2380,"featured_media":128679,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[1413],"tags":[],"class_list":["post-48043","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  10 minuti. .ARGOMENTO: GEOPOLITICAPERIODO: XX-XXI SECOLOAREA: OCEANIparole chiave: Hormuz, Bab al Mandeb, Suez. La protezione degli Stretti marittimi \u00e8 essenziale per il libero traffico in acque internazionali. Periodicamente leggiamo eventi in questi choke point che risvegliano l&#8217;attenzione su queste vie d&#8217;acqua facilmente minabili e insidiose. Iniziamo un viaggio virtuale partendo dal Golfo Arabico (o Persico) attraverso [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"OCEAN4FUTURE\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2019-05-13T00:21:43+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-07-17T20:55:14+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1100\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"825\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Andrea Mucedola\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@ocean4future\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Andrea Mucedola\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"16 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043\"},\"author\":{\"name\":\"Andrea Mucedola\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13\"},\"headline\":\"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi &#8211; parte II di Andrea Mucedola\",\"datePublished\":\"2019-05-13T00:21:43+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-17T20:55:14+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043\"},\"wordCount\":2594,\"commentCount\":1,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2019\\\/05\\\/pluto-gigas.jpg\",\"articleSection\":[\"Geopolitica e Storia contemporanea\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043\",\"name\":\"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2019\\\/05\\\/pluto-gigas.jpg\",\"datePublished\":\"2019-05-13T00:21:43+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-17T20:55:14+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2019\\\/05\\\/pluto-gigas.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2019\\\/05\\\/pluto-gigas.jpg\",\"width\":1100,\"height\":825},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/48043#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi &#8211; parte II di Andrea Mucedola\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/\",\"name\":\"Ocean 4 Future\",\"description\":\"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":[\"Person\",\"Organization\"],\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c\",\"name\":\"oceandiver\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/logo-ocean3.jpg\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/logo-ocean3.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/logo-ocean3.jpg\",\"width\":472,\"height\":301,\"caption\":\"oceandiver\"},\"logo\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/logo-ocean3.jpg\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13\",\"name\":\"Andrea Mucedola\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Andrea Mucedola\"},\"description\":\"ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), \u00e8 laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD - AIOSS).\",\"sameAs\":[\"http:\\\/\\\/www.ocean4future.org\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.ocean4future.org\\\/savetheocean\\\/archives\\\/author\\\/andrea-mucedola\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore","og_description":"tempo di lettura:  10 minuti. .ARGOMENTO: GEOPOLITICAPERIODO: XX-XXI SECOLOAREA: OCEANIparole chiave: Hormuz, Bab al Mandeb, Suez. La protezione degli Stretti marittimi \u00e8 essenziale per il libero traffico in acque internazionali. Periodicamente leggiamo eventi in questi choke point che risvegliano l&#8217;attenzione su queste vie d&#8217;acqua facilmente minabili e insidiose. Iniziamo un viaggio virtuale partendo dal Golfo Arabico (o Persico) attraverso [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043","og_site_name":"OCEAN4FUTURE","article_published_time":"2019-05-13T00:21:43+00:00","article_modified_time":"2026-07-17T20:55:14+00:00","og_image":[{"width":1100,"height":825,"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Andrea Mucedola","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@ocean4future","twitter_site":"@ocean4future","twitter_misc":{"Scritto da":"Andrea Mucedola","Tempo di lettura stimato":"16 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043"},"author":{"name":"Andrea Mucedola","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13"},"headline":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi &#8211; parte II di Andrea Mucedola","datePublished":"2019-05-13T00:21:43+00:00","dateModified":"2026-07-17T20:55:14+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043"},"wordCount":2594,"commentCount":1,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg","articleSection":["Geopolitica e Storia contemporanea"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043","name":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi - parte II di Andrea Mucedola &#8226; OCEAN4FUTURE autore","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg","datePublished":"2019-05-13T00:21:43+00:00","dateModified":"2026-07-17T20:55:14+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#primaryimage","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/pluto-gigas.jpg","width":1100,"height":825},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/48043#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Hormuz, Bab al Mandab e Suez: tre vie marittime che hanno fatto e fanno la storia dei nostri tempi &#8211; parte II di Andrea Mucedola"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#website","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/","name":"Ocean 4 Future","description":"Per una nuova cultura del mare e della marittimit\u00e0","publisher":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":["Person","Organization"],"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/4e1c26437054353074d7bb2efa77162c","name":"oceandiver","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg","width":472,"height":301,"caption":"oceandiver"},"logo":{"@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/logo-ocean3.jpg"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/#\/schema\/person\/252d25dcc5c002abcde7b2d4baa78f13","name":"Andrea Mucedola","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/befc97e7f9e17a6b60a3969a83be976bdb6f8fc3d0b55cb27b11ae85db4b6240?s=96&d=mm&r=g","caption":"Andrea Mucedola"},"description":"ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), \u00e8 laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD - AIOSS).","sameAs":["http:\/\/www.ocean4future.org"],"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/andrea-mucedola"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2380"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48043"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48043\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":132081,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48043\/revisions\/132081"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/128679"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}