{"id":47698,"date":"2017-05-14T00:56:03","date_gmt":"2017-05-13T22:56:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=47698"},"modified":"2023-06-16T12:09:31","modified_gmt":"2023-06-16T10:09:31","slug":"47698","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/47698","title":{"rendered":"Dove nascono gli tsunami"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: white;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Georgia',serif;\"><br \/>\n<strong><span style=\"font-family: 'Georgia',serif; color: green;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-family: 'Georgia',serif; color: green;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: fondali marini&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Struttura dei fondali marini <\/span><\/strong><br \/>\nSe potessimo svuotare gli oceani, potremmo osservare direttamente un susseguirsi di catene montuose, chiamate &nbsp;dorsali medio-oceaniche che si snodano lungo la linea che separa i vari continenti. Ogni dorsale \u00e8 costituita da catene montuose parallele tagliate da faglie trasversali tra le quali si osserva una spaccatura del fondo oceanico. Da queste spaccature fuoriesce continuamente il magma proveniente dal mantello sottostante. Il magma raffreddandosi con l&#8217;acqua dell&#8217;oceano spinge lateralmente il materiale gi\u00e0 presente che si innalza aggiungendosi alle dorsali e creando crolli e smossamenti e, naturalmente, i terremoti sottomarini.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occasionalmente, ma non cos\u00ec raramente, si possono formare dei <span style=\"color: #008000;\"><strong>vulcani sottomarini<\/strong><\/span>. Il confine tra le placche genera delle vere e proprie spaccature che attraversano i fondali marini. Esse si ritrovano dove le differenze di densit\u00e0 sono grandi ad esempio nella Fossa delle Marianne, in quella di Porto Rico o nell&#8217;arco vulcanico posto lungo la grande faglia di Sumatra. L&#8217;aumento dei moti convettivi si verifica anche quando due placche si allontanano l&#8217;una dall&#8217;altra. Nel divario fra le faglie cos\u00ec prodotto, il magma si solleva e, incontrando l&#8217;acqua di mare (che ha una temperatura pi\u00f9 fredda) si raffredda e solidifica, unendo entrambi i bordi delle placche tettoniche e creando una nuova dorsale oceanica. Quando il fenomeno si ripete si ha un accumulo verticale che pu\u00f2 comportare la nascita di un vulcano sottomarino.&nbsp;Modificandosi continuamente &nbsp;la forma del fondo marino, se un terremoto avviene in prossimit\u00e0 del fondo allora parte di esso sar\u00e0 sollevato (o abbassato) e l&#8217;acqua di mare, essendo incomprimibile, sollever\u00e0 la superficie del mare.&nbsp;Questa violenta risalita delle masse d&#8217;acqua pu\u00f2 produrre una serie di onde anche di grandi dimensioni, ovvero quello che chiamiamo <strong><span style=\"color: #008000;\">tsunami<\/span>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Di seguito la sequenza delle fasi di uno tsunami da: <\/span><span style=\"color: #008000;\">Surviving a Tsunami \u2014 Lessons from Chile, Hawaii, and Japan di <\/span><span style=\"color: #008000;\">Brian F. Atwater, Marco Cisternas V., Joanne Bourgeois, Walter C. Dudley, James W. Hendley II, e Peter H. Stauffer &#8211; Fonte <a href=\"https:\/\/pubs.usgs.gov\/circ\/c1187\/\">U.S. Geological Survey, Circular 1187 vers.1.1.<\/a>&nbsp;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Tsunami\">Tsunami &#8211; Wikipedia<\/a>&nbsp;<\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Eq-gen3.svg\">Eq-gen3.svg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tsunami-uw-2.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tsunami-uw-2.png\" width=\"566\" height=\"322\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tsunami-uw-1.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tsunami-uw-1.png\" width=\"584\" height=\"321\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tsunami-uw-3.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tsunami-uw-3.png\" width=\"575\" height=\"367\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tsunami-uw-4-1024x661.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 tsunami-uw-4-1024x661.png\"><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica, \u00e8 un effetto simile a quello delle onde causate da un sasso lanciato in un laghetto che, creando un\u2019apertura nella superficie dell&#8217;acqua produce delle increspature in superficie.&nbsp;La lunghezza d&#8217;onda (ovvero la distanza tra&nbsp;una cresta all&#8217;altra)&nbsp; dipender\u00e0 dall&#8217;energia in gioco. Poich\u00e9 l&#8217;area colpita da un terremoto pu\u00f2 essere enorme, la lunghezza d&#8217;onda delle onde potrebbe essere eccezionale, raggiungendo poi distanze di centinaia di miglia. Ricorderete tutti gli effetti dei terribili tsunami del 2004 (Indonesia) e del 2010 (Cile). La <strong><span style=\"color: #008000;\">rappresentazione in basso<\/span> <\/strong>mostra i treni d&#8217;onda che attraversarono l&#8217;Oceano Pacifico partendo dalla costa occidentale del Pacifico, al largo del Cile. &nbsp;Il terremoto in Cile avvenne&nbsp;il 27 febbraio del 2010 con una magnitudo di 8,8&nbsp;per circa tre minuti risultando&nbsp;il pi\u00f9 forte terremoto dopo quello del 1960&nbsp;(9,5 M<small>w<\/small>, il pi\u00f9 forte mai registrato). Il sisma liber\u00f2 un&#8217;energia mille volte maggiore rispetto al terremoto di Haiti&nbsp;dello stesso anno&nbsp;e 30.000 volte maggiore del terremoto dell&#8217;Aquila (Italia). Fu&nbsp;lanciato un allarme tsunami&nbsp;per le coste del Cile e del Per\u00f9&nbsp;poi esteso alle coste dell Ecuador, della Colombia, di Panama e della Costa Rica. Gli effetti si sentirono &nbsp;anche in Antartide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">Questa lista racchiude alcuni tra i pi\u00f9 devastanti terremoti sottomarini:<\/strong><\/span><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">Data del terremoto<\/strong><\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">riferimento&nbsp; link dell&#8217;evento<\/strong><\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">epicentro e ipocentro del sisma&nbsp;<\/strong><\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">Magnitudine (Mw)<\/strong><\/span><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">note<\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>11 marzo 2011<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/2011_T%C5%8Dhoku_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">2011 T\u014dhoku earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro a 130 chilometri (81 mi) al largo della costa orientale della penisola di Oshika, T\u014dhoku, con ipocentro ad una profondit\u00e0 di 32 km (20 mi).&nbsp;<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">9,0<\/td>\n<td>considerato il pi\u00f9 forte terremoto conosciuto che &nbsp;ha colpito il Giappone<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>26 dicembre 2006<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/2006_Hengchun_earthquakes\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">2006 Hengchun earthquakes<\/a><\/td>\n<td>epicentro&nbsp; al largo della costa sud-occidentale di Taiwan, nello stretto di Luzon, che collega il Mar Cinese Meridionale con il Mar delle Filippine. &nbsp;<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">7,1<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>26 dicembre 2004<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/2004_Indian_Ocean_earthquake_and_tsunami\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">2004 Indian Ocean earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro al largo della costa nord-occidentale di Sumatra, in Indonesia.<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">9,3<\/td>\n<td>il terzo pi\u00f9 grande terremoto mai registrato nella storia che caus\u00f2 una devastazione diffusa della costa con una stima di circa 230.000 morti nei paesi in tutto il Golfo del Bengala e l&#8217;Oceano Indiano.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>4 maggio 1998<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>parte dell&#8217;isola di Yonaguni fu&nbsp;distrutta da un&nbsp;terremoto marino<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>22 maggio 1960<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1960_Valdivia_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1960 Valdivia earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro al largo della costa del centro-sud del Cile<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">9,5<\/td>\n<td>il pi\u00f9 forte terremoto mai registrato (le prime registrazioni incominciarono nel 1900)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>20 dicembre 1946<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1946_Nankaido_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1946 Nankaido earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro al largo della costa meridionale della penisola di Kii e Shikoku, in Giappone<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">8,1<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>7 dicembre 1944<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1944_T%C5%8Dnankai_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1944 T\u014dnankai earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro a circa 20 km al largo della costa della penisola di Shima in Giappone.<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">8,0<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>18 novembre 1929<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1929_Grand_Banks_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1929 Grand Banks earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro a Grand Banks, al largo della costa a sud di Terranova, nell&#8217;Oceano Atlantico<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">7,2<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>15 giugno 1896<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1896_Sanriku_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1896 Sanriku earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro al largo della costa nord-orientale Sanriku di Honshu, in Giappone<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">8,5<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>4 aprile 1771<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>epicentro presso Yaevama a Okinawa, Giappone<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">7,4<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>26 gennaio 1700<\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/1700_Cascadia_earthquake\" data-rich-text-format-boundary=\"true\">1700 Cascadia earthquake<\/a><\/td>\n<td>epicentro al largo di Vancouver Island a nord della California<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\">9,0<\/td>\n<td>uno dei pi\u00f9 grandi terremoti tramandati<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Esistono cause naturali che possono essere indotte da attivit\u00e0 antropiche? <\/span><\/strong><br \/>\nQuesto argomento \u00e8 molto delicato e controverso, specialmente dopo il recente sisma di Amatrice. Lascio agli esperti di settore fare le proprie valutazioni.<\/p>\n<figure style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/186499_1.jpg\" alt=\"186499_1\" width=\"1000\" height=\"750\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">zone sismiche &#8211; credit INGV <\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto &nbsp;parliamo di una zona che per sua natura giace in un area altamente sismica (color rosso nella mappa dell&#8217;INGV). In tutti gli Appennini la presenza di faglie in movimento ha da sempre causato devastanti terremoti: dall&#8217;Irpinia dell&#8217;80 all&#8217;Aquila nel 2009 fino al pi\u00f9 recente di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto (ma purtroppo non solo). I movimenti delle faglie causano periodicamente (e storicamente lo hanno sempre fatto) dei terremoti i cui effetti sul territorio sono pesanti da gestire. Se vogliamo gran parte dell&#8217;Italia ha questo problema essendo&nbsp;uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Perch\u00e9? <\/span><\/strong><br \/>\nLa sismicit\u00e0 della Penisola italiana \u00e8 legata alla sua posizione geografica collocata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica e sottoposta a forti spinte compressive che causano l&#8217;accavallamento delle placche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un fattore che sembrerebbe apparentemente solo geomorfologico e naturale ma, recentemente, sono state pubblicate delle evidenze scientifiche dalla rivista &#8216;Scientific American&#8217; che rivelano che i terremoti possono essere causati anche da attivit\u00e0 di fracking e da trivellazioni di petrolio e gas.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Maria Rita D&#8217;Orsogna<\/span><\/strong>, ricercatrice della California State University, che da anni segue tra gli Usa e l&#8217;Italia la problematica delle trivellazioni, ha rivelato a <a href=\"http:\/\/www1.adnkronos.com\/IGN\/Sostenibilita\/Risorse\/Terremoti-e-attivita-di-trivellazione-studi-rivelano-una-possibile-relazione_313635948068.html\">Adnkronos <\/a>una serie di casi accertati in tutto il mondo dove le attivit\u00e0 petrolifere furono collegate a movimenti tellurici attorno al sesto grado della scala Richter.&nbsp;Ad esempio, negli&nbsp;Stati Uniti molte aree sono state&nbsp;colpite da sciami sismici proprio nelle zone in cui veniva effettuato il fracking (Arkansas, Ohio, Oklahoma, Texas).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La ricercatrice italiana ha specificato&nbsp;che non \u00e8 detto che ad ogni trivellazione segua un attivit\u00e0 sismica che possa sfociare in un terremoto ma, visto che non si pu\u00f2 escludere questa possibilit\u00e0, in un Paese come l&#8217;Italia, sismicamente molto attivo, sarebbe meglio andare cauti.&nbsp;<\/span><\/strong>A creare problemi non sono solo le trivellazioni in s\u00e9 ma anche i pozzi di re-iniezione, utilizzati per re-iniettare ad alta pressione, nel sottosuolo, sostanze di scarico delle trivellazione andando ad interferire con gli equilibri sotterranei &#8211; aggiunge &#8211; &#8220;<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Sarebbe opportuno che la geologia si interrogasse sulla questione, per amore della conoscenza, visto che in Italia, a differenza di altri Paesi, non ci sono molti studi sulla sismicit\u00e0 indotta<\/span><\/strong><\/em>&#8220;.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&nbsp;esempio per tutti il <strong><span style=\"color: #008000;\">Royal Netherlands Meteorological Institute (Knmi)<\/span> <\/strong>che ha recentemente pubblicato un catalogo di casi di &#8220;terremoti indotti&#8221; causati dalla produzione di gas nel nord dell&#8217;Olanda. Si tratta di&nbsp; ben 688 eventi dal 1986 al 2011, di magnitudine massima 3.5 Richter, concentrati nella zona di Groningen, che hanno causato danni minori ma molte preoccupazioni alle popolazioni locali. &nbsp;Dal 2003, il governo olandese, raccogliendo le legittime preoccupazioni dei propri cittadini, ha iniziato a richiedere studi preventivi di compatibilit\u00e0 e di rischio sismico per le aree interessate da ulteriori azioni trivellative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">E in Italia a che punto siamo, visto che si \u00e8 data l&#8217;autorizzazione a delle esplorazioni in zone geologicamente instabili come nel canale di Sicilia? Un&#8217;analisi del rischio dovrebbe essere effettuata per poter armonizzare le necessit\u00e0 energetiche alla sicurezza sismica nelle aree interessate.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in anteprima: formazione di uno tsunami &#8211; autore Sam 1353&nbsp; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Tsunami_formation_.png\">File:Tsunami formation .png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: fondali marini&nbsp; . Struttura dei fondali marini Se potessimo svuotare gli oceani, potremmo osservare direttamente un susseguirsi di catene montuose, chiamate &nbsp;dorsali medio-oceaniche che si snodano lungo la linea che separa i vari continenti. 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