{"id":46546,"date":"2020-09-06T00:10:48","date_gmt":"2020-09-05T22:10:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=46546"},"modified":"2023-08-29T16:33:36","modified_gmt":"2023-08-29T14:33:36","slug":"il-centenario-del-terremoto-del-6-e-7-settembre-1920-in-garfagnana-e-lunigiana-di-filippo-bernardini-e-romano-camassi-ingv-bologna-carlo-meletti-ingv-pisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/46546","title":{"rendered":"Il centenario del terremoto del 6 e 7 settembre 1920 in Garfagnana e Lunigiana di Filippo Bernardini e Romano Camassi (INGV Bologna), Carlo Meletti (INGV Pisa)"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA (TOSCANA)<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: terremoti, sismologia, storia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Una impressionante sequenza di terremoti distruttivi<\/span><\/strong><br \/>\nSe si guarda alla seconda met\u00e0 degli anni \u201910 del secolo scorso possiamo decisamente affermare che si tratt\u00f2 di un periodo molto complicato e difficile per l\u2019ancora giovane stato italiano: in primo luogo a causa del primo conflitto mondiale (la Grande Guerra) a cui anche l\u2019Italia prese parte a partire dal 1915, ma anche per la terribile pandemia di influenza spagnola (a proposito di pandemie e emergenze sanitarie) che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone in tutto il mondo e che si stima abbia causato circa 600.000 morti solo nel nostro paese. Oltre a ci\u00f2, in quegli anni ci si misero anche i terremoti a tormentare le stremate popolazioni dello stivale, con diverse scosse distruttive, a partire da quella catastrofica che nel gennaio 1915 devast\u00f2 la Marsica e buona parte dell\u2019Abruzzo, provocando oltre 32.000 vittime (di cui circa 10.000 nella sola Avezzano, completamente rasa al suolo). Quello del 1915 in Italia centrale fu solo l\u2019inizio e negli anni successivi, dal 1916 al 1920, una serie impressionante di forti terremoti interess\u00f2 in particolar modo l\u2019Appennino settentrionale, colpendo a pi\u00f9 riprese un\u2019area estesa tra Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria. Per alcuni di questi eventi, come si pu\u00f2 vedere dalla figura seguente, le aree di danneggiamento si sovrapposero parzialmente, causando un grave cumulo di effetti che per alcune localit\u00e0 comportarono estesi e ripetuti danneggiamenti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-46563 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/terremoto-lunigiana.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"760\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/terremoto-lunigiana.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/terremoto-lunigiana-300x253.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/terremoto-lunigiana-768x649.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I terremoti dell&#8217;Appennino settentrionale dal 1916 al 1920<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>La Toscana e l\u2019Emilia Romagna furono tra le regioni maggiormente colpite: dopo i terremoti del 17 maggio (Mw 5.8) e 16 agosto 1916 (Mw (5.8) nel Riminese, del 26 aprile 1917 (Mw 6.0) nell\u2019Alta Valtiberina, del 10 novembre 1918 (Mw 6.0) nell\u2019Appennino forlivese, il 29 giugno 1919 il terremoto colp\u00ec con gravissimi effetti il Mugello (Mw 6.3). <strong><span style=\"color: #008000;\">Ma non era finita.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_46547\" aria-describedby=\"caption-attachment-46547\" style=\"width: 823px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46547 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-1_terremoti1916-1920-copia.png\" alt=\"\" width=\"823\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-1_terremoti1916-1920-copia.png 604w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-1_terremoti1916-1920-copia-300x201.png 300w\" sizes=\"(max-width: 823px) 100vw, 823px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46547\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 1. In mappa sono riportate, come da catalogo CPTI15 (Rovida et al., 2016), le aree interessate dalla serie di forti terremoti che colpirono l\u2019Appennino settentrionale tra il 1916 e il 1920. Furono a pi\u00f9 riprese colpite 5 regioni italiane: Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana e Liguria.<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meno di 15 mesi pi\u00f9 tardi, <strong><span style=\"color: #008000;\">nel<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">settembre del 1920<\/span> <span style=\"color: #008000;\">si verific\u00f2 quello che \u00e8 considerato l\u2019evento pi\u00f9 forte non solo di quella serie di scosse ma anche dell\u2019intero Appennino settentrionale<\/span><\/strong>. Il terremoto colp\u00ec due aree adiacenti situate nell\u2019estremo nord-ovest della Toscana e ben definite da un punto di vista storico-geografico: la <strong><span style=\"color: #008000;\">Garfagnana<\/span><\/strong>, area della provincia di Lucca corrispondente all\u2019alta valle del fiume Serchio compresa tra le Alpi Apuane, a ovest, e l\u2019Appennino settentrionale, a est; la Lunigiana, corrispondente all\u2019area del bacino idrografico del fiume Magra, per lo pi\u00f9 in Toscana (provincia di Massa-Carrara) e in misura minore in Liguria (provincia di La Spezia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La forte scossa del 6 settembre<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa sequenza inizi\u00f2 il giorno 6 settembre con alcune scosse minori. Particolarmente forte fu quella avvertita alle ore 16.05 locali (anche allora era in vigore l\u2019ora legale, perci\u00f2 queste corrispondevano alle 15:05 solari italiane e alle 14:05 GMT). Questo evento fu avvertito non solo in Garfagnana e in tutta l\u2019area apuana, ma anche lungo la costa della Versilia e in un\u2019ampia area fino a Pisa, Firenze, Genova e addirittura Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scossa del 6 settembre sul Corriere della Sera<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_46548\" aria-describedby=\"caption-attachment-46548\" style=\"width: 632px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46548 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-2_Corsera-7-settembre.jpg\" alt=\"\" width=\"632\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-2_Corsera-7-settembre.jpg 320w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-2_Corsera-7-settembre-300x235.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 632px) 100vw, 632px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46548\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 2. La segnalazione della scossa del 6 settembre, registrata da diversi osservatori e avvertita in buona parte dell\u2019Italia [Corriere della Sera, 7 settembre 1920, p. 4].<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto agli effetti in area epicentrale, il geologo <strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo De Stefani<\/span><\/strong>, che in Garfagnana possedeva una casa a Pieve Fosciana (LU) dove si trovava in quel periodo, cos\u00ec descrisse la scossa del pomeriggio del 6 settembre:<br \/>\n\u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">A Pievefosciana, dove ero, precedette un breve rombo uniforme [\u2026] che termin\u00f2 con vibrazioni ondulatorie le quali a me parvero, forse per la situazione del luogo, dirette tra E e O [\u2026] di 6 secondi. Le vibrazioni furono lievi [\u2026] Si produsse qualche cretto nelle case gi\u00e0 danneggiate nel 1916 e qualche caduta di cornicione anche a Massa, ma la popolazione, forse abituata, non si spavent\u00f2 gran fatto [\u2026] A Villa [Collemandina], a differenza di altri luoghi, la gente spaurita vegli\u00f2 a lungo nella notte, la quale circostanza accenna ad un locale risentimento maggiore; purtroppo si ritir\u00f2 a dormire nelle case verso mattina. A Fivizzano invece molti per paura uscirono presto la mattina dopo, e questo li salv\u00f2.<\/span><\/em><\/strong>\u201d [De Stefani, 1920].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scossa principale del 7 settembre<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019evento principale avvenne infatti nella prima mattina di marted\u00ec 7 settembre, alle ore 7:55 locali (le 5:55 GMT), e fu cos\u00ec potente da essere registrato da tutti gli osservatori italiani ed europei dell\u2019epoca.&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_46549\" aria-describedby=\"caption-attachment-46549\" style=\"width: 636px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46549 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-3-Corsera-8-settembre.jpg\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-3-Corsera-8-settembre.jpg 454w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-3-Corsera-8-settembre-300x264.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46549\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 3. Le prime corrispondenze con le notizie del disastroso terremoto del 7 settembre [Corriere della Sera, 8 settembre 1920].<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caus\u00f2 effetti distruttivi in tutta l\u2019Alta Garfagnana e in parte della Lunigiana, su un\u2019area di circa 160 km a cavallo delle province di Lucca e di Massa-Carrara, ma i danni, inclusi quelli pi\u00f9 moderati e leggeri, si estesero a un\u2019area molto pi\u00f9 vasta, comprendente gran parte della Toscana nord-occidentale, l\u2019Appennino emiliano e la Liguria orientale. La scossa fu avvertita in quasi tutta l\u2019Italia centro-settentrionale, dall\u2019Umbria fino alle Alpi lombarde e a Trento, dalle Marche al Piemonte e fino alla Costa Azzurra. Sulla base delle registrazioni strumentali dell\u2019epoca e della distribuzione degli effetti macrosismici (ampiamente documentati), si stima che l\u2019evento principale abbia raggiunto una magnitudo Mw pari a 6.5, analoga a quella del terremoto del Friuli del 6 maggio 1976 o del recente terremoto del 30 ottobre 2016 in Italia centrale (Norcia). Gli effetti della scossa principale ci vengono descritti ancora una volta da De Stefani, sempre a Pieve Fosciana: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Una prima fase per intensit\u00e0 del precedente rombo e per lunghezza ed energia delle seguenti vibrazioni ondulatorie fu del tutto identica a quella del pomeriggio precedente. Dopo breve rombo parvemi che le ondulazioni procedessero fra E e O o viceversa, ma ad un tratto segu\u00ec come per esplosione un istantaneo impulso sussultorio [\u2026] ne segu\u00ec a meno di un secondo, lo sfacelo dei camini, delle altane, dei casamenti col rumore relativo. All\u2019impulso tenne dietro un movimento ondulatorio di 10 a 16\u201d pi\u00f9 lungo e pi\u00f9 intenso del primo periodo, che ritocc\u00f2, per cos\u00ec dire, le rovine gi\u00e0 avvenute\u2026<\/span><\/em><\/strong>\u201d. [De Stefani, 1920].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zona dei massimi effetti distruttivi si estese dalla zona di Fivizzano (MS), in Lunigiana, alla zona di Villa Collemandina (LU), in Alta Garfagnana, dove gli effetti raggiunsero o superarono il grado IX della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). I massimi effetti toccarono il grado X MCS in alcuni piccoli villaggi montani, come Capraia (LU), Montecurto (MS), Vigneta (MS) e Villa Collemandina (LU), i cui abitati furono quasi del tutto rasi al suolo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46550\" aria-describedby=\"caption-attachment-46550\" style=\"width: 2022px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46550 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920.jpg\" alt=\"\" width=\"2022\" height=\"1215\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920.jpg 2022w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920-1024x615.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920-1536x923.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-4-VillaCollemandina_1920-1200x721.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2022px) 100vw, 2022px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46550\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 4. La devastazione causata dal terremoto a Villa Collemandina (LU) in una cartolina d\u2019epoca. Questo villaggio fu uno dei pi\u00f9 colpiti, quasi totalmente distrutto; vi furono 27 vittime e un centinaio di feriti [Immagine e informazioni tratti dal volume \u201cProgetto terremoto in Garfagnana e Lunigiana\u201d a cura di Imbesi et al. (1986)].<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le localit\u00e0 che subirono gravi danni e distruzioni furono centinaia. Fra queste, una delle pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 colpite fu Fivizzano, dove la scossa danneggi\u00f2 gravemente e rese inagibili quasi tutti gli edifici esistenti; moltissimi furono i crolli parziali e numerosi anche i crolli totali. Cos\u00ec viene descritta Fivizzano dall\u2019inviato del Corriere della Sera due giorni dopo il terremoto: \u201c[\u2026] <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Fivizzano non \u00e8 raso al suolo come certe prime notizie hanno fatto credere; per\u00f2 \u00e8 tutto una minaccia immanente di rovina. Sono precipitati una decina di edifici e degli altri nessuno \u00e8 rimasto illeso: sono tutti feriti, irreparabilmente. Crepe enormi fendono le muraglie, e anche le strade sono separate da fessure profonde [\u2026] Fu ventura che la scossa [\u2026] avvenisse in un\u2019ora in cui la maggior parte degli abitanti erano fuori casa\u2026<\/span><\/em><\/strong>\u201d [Corriere della Sera, 9 settembre 1920]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il comune di <strong><span style=\"color: #008000;\">Fivizzano<\/span><\/strong> si contarono 45 vittime e circa 500 feriti. Fra i paesi pi\u00f9 gravemente danneggiati e semidistrutti anche Piazza al Serchio (LU), Giuncugnano (LU), Casola in Lunigiana (MS), Castiglione di Garfagnana (LU), Gramolazzo (LU), Vagli Sopra (LU) e Vagli Sotto (LU), Sillano (LU), San Romano in Garfagnana (LU), solo per citarne alcuni. Gravemente danneggiata anche Barga (LU), importante centro della Garfagnana celebre per il suo Duomo romanico che domina la vallata del Serchio. Circa il 75% degli edifici della cittadina riport\u00f2 danni pi\u00f9 o meno gravi, molti i crolli. La parte pi\u00f9 colpita del paese fu quella pi\u00f9 bassa compresa tra piazza Salvi e porta Macchiaia fino alla chiesa di San Felice, il cui campanile croll\u00f2 completamente, danneggiando in modo grave gli edifici vicini, tra i quali il palazzo comunale. La parte alta del paese invece riport\u00f2 danni pi\u00f9 lievi. Il duomo (collegiata di San Cristoforo) rimase in piedi, sebbene gravemente danneggiato: la cupola maggiore e la volta della cappella centrale crollarono, ci furono danni gravi nell\u2019abside e al magnifico pulpito; il campanile divenne pericolante e la facciata riport\u00f2 una lieve spiombatura.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46551\" aria-describedby=\"caption-attachment-46551\" style=\"width: 2018px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46551 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-5-Fivizzano_1920.jpg\" alt=\"\" width=\"2018\" height=\"1506\"><figcaption id=\"caption-attachment-46551\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 5. Le rovine di Piazza Garibaldi (all\u2019epoca Piazza del Campo) a Fivizzano (MS) [immagine tratta dal volume \u201cProgetto terremoto in Garfagnana e Lunigiana\u201d a cura di Imbesi et al. (1986)]<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Castelnuovo di Garfagnana, principale centro della vallata, nonostante la vicinanza all\u2019epicentro, sub\u00ec danni minori rispetto ai centri vicini. Danni molto gravi interessarono invece il versante emiliano dell\u2019Appennino. <strong><span style=\"color: #008000;\">Il comune maggiormente danneggiato fu Villa Minozzo, in provincia di Reggio Emilia<\/span><\/strong>. Il capoluogo riport\u00f2 solo danni di media entit\u00e0, ma alcune frazioni furono semidistrutte dalle scosse.<\/p>\n<p><figure id=\"attachment_46554\" aria-describedby=\"caption-attachment-46554\" style=\"width: 678px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46554 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6b-rovine-Fivizzano.jpg\" alt=\"\" width=\"678\" height=\"916\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6b-rovine-Fivizzano.jpg 678w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6b-rovine-Fivizzano-222x300.jpg 222w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46554\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 6. Nel numero del 19 settembre 1920 dell\u2019Illustrazione Italiana c\u2019\u00e8 un\u2019intera pagina intitolata \u201cIl terremoto del 6-7 settembre in Versilia e Garfagnana\u201d. Qui due immagini delle rovine di Fivizzano (MS). [Archivio EDURISK].<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-46553 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6a-rovine-Fivizzano.jpg\" alt=\"\" width=\"662\" height=\"946\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6a-rovine-Fivizzano.jpg 662w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-6a-rovine-Fivizzano-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 662px) 100vw, 662px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019area dei danni di media e lieve entit\u00e0 fu molto vasta e comprese la Riviera ligure di levante fino a Genova, la Versilia, le zone montane del Parmense, del Modenese, del Pistoiese e la provincia di Pisa. Numerose furono le citt\u00e0 dove furono segnalati danni come lesioni in diversi edifici, cadute di comignoli e di cornicioni: Pisa, Lucca, Livorno, Viareggio, Massa, Carrara, Pistoia, Genova, La Spezia, Parma, Modena. In citt\u00e0 come Firenze, Siena, Bologna, Ferrara, Reggio nell\u2019Emilia, Piacenza, Pavia, Cremona, la scossa fu avvertita fortemente causando panico tra le popolazioni, ma senza danni apprezzabili.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46555\" aria-describedby=\"caption-attachment-46555\" style=\"width: 2000px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46555 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920.jpg\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"2000\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920.jpg 2000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-65x65.jpg 65w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-7-PQ-CPTI15-DBMI15_1920-1200x1200.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2000px) 100vw, 2000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46555\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 7. Distribuzione degli effetti del terremoto del 7 settembre 1920 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) La fonte dei dati \u00e8 DBMI15; a questo link si pu\u00f2 visualizzare anche l\u2019elenco completo delle localit\u00e0 con le intensit\u00e0 assegnate: <a href=\"https:\/\/emidius.mi.ingv.it\/CPTI15-DBMI15\/event\/19200907_0555_000\">https:\/\/emidius.mi.ingv.it<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza del terremoto insieme alla natura montuosa del territorio colpito produssero anche numerose frane e cadute di massi: nelle famose cave di marmo di Carrara, sulle Alpi Apuane, una frana uccise alcuni operai cavatori; un altro imponente movimento franoso si verific\u00f2 sul versante nord orientale del monte Cusna, in provincia di Reggio Emilia, e travolse diversi paesi andando ad aggravare i danni gi\u00e0 causati dalla scossa. Altri effetti sull\u2019ambiente naturale interessarono gli acquiferi della zona epicentrale, dove si registrarono intorbidamenti e variazioni di portata delle acque di sorgente in numerose localit\u00e0. Alla scossa principale seguirono moltissime repliche, che si protrassero con frequenza decrescente per molti mesi, fino all\u2019agosto del 1921. Il terremoto caus\u00f2 complessivamente la morte di 171 persone e il ferimento di altre 650, oltre ad alcune migliaia di sfollati. Il numero di vittime fu relativamente basso se rapportato alla violenza della scossa e all\u2019ampiezza dell\u2019area in cui ci furono effetti distruttivi e gravi danni. Ci\u00f2 dipese innanzitutto dal fatto, accennato anche dal De Stefani e dal corrispondente del Corriere della Sera, che la scossa principale era stata preceduta il giorno prima dalla forte scossa delle 16:05; questa era stata avvertita da tutti con spavento e aveva spinto moltissime persone a pernottare all\u2019aperto. Inoltre, l\u2019economia della zona era basata prevalentemente sull\u2019agricoltura e sull\u2019allevamento, e quando avvenne la scossa principale molti si trovavano gi\u00e0 al lavoro nei campi, mentre nelle case c\u2019erano prevalentemente anziani e bambini.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46556\" aria-describedby=\"caption-attachment-46556\" style=\"width: 1378px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46556 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-8-soldati-a-Fivizzano.jpg\" alt=\"\" width=\"1378\" height=\"668\"><figcaption id=\"caption-attachment-46556\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 8. I soccorsi a Fivizzano (MS) ad opera dell\u2019esercito (Illustrazione Italiana, 19 settembre 1920)[Archivio EDURISK].<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I soccorsi dopo il terremoto furono resi difficili sia dall\u2019interruzione delle linee telegrafiche sia dalle interruzioni della viabilit\u00e0 a causa delle frane e delle cadute di massi. L\u2019area dell\u2019alta Garfagnana e dell\u2019alta Lunigiana \u00e8 infatti una zona montuosa caratterizzata da ripidi rilievi e versanti spesso scoscesi.&nbsp;Le difficolt\u00e0 di insediamento e la morfologia dell\u2019area rendevano l\u2019economia della zona povera e particolarmente vulnerabile alla crisi economica di quegli anni post-bellici. Inoltre, come capita abbastanza diffusamente in area rurale appenninica, l\u2019edilizia della zona era povera e semplice, caratterizzata da edifici costruiti per lo pi\u00f9 con i materiali pi\u00f9 facilmente e immediatamente reperibili in loco (pietre e ciottoli di fiume), spesso poveri e di scarsa qualit\u00e0, a cui si aggiungeva una manutenzione altrettanto scarsa, se non del tutto inesistente. Questi elementi non solo favorirono la gravit\u00e0 dei danni e la diffusione delle distruzioni, ma resero anche molto lenta e difficoltosa l\u2019opera di ricostruzione, che risult\u00f2 in molti casi inefficiente. Come sottolineato da Guidoboni et al. (2007) \u201cil cambio della classe dirigente non miglior\u00f2 la qualit\u00e0 delle ricostruzioni: le grandiose politiche pubbliche del governo fascista potevano difficilmente adattarsi alla paziente e capillare opera di ricostruzione e valorizzazione di cui necessitavano le zone colpite\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46557\" aria-describedby=\"caption-attachment-46557\" style=\"width: 1433px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46557 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia.jpg\" alt=\"\" width=\"1433\" height=\"1502\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia.jpg 1433w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia-286x300.jpg 286w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia-977x1024.jpg 977w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia-768x805.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Figura-9-caprignana-vecchia-1200x1258.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1433px) 100vw, 1433px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46557\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 9. I ruderi della chiesa di Caprignana Vecchia, vecchio borgo montano del comune di San Romano in Garfagnana (LU). Il borgo fu distrutto e abbandonato a seguito del terremoto del 1920; le sue rovine ancora oggi rappresentano una traccia ben visibile degli effetti di quel lontano evento [Archivio EDURISK]<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La pericolosit\u00e0 sismica<\/span><\/strong><br \/>\nL\u2019area interessata dal terremoto del 1920 \u00e8 tra quelle a maggiore pericolosit\u00e0 sismica in Toscana (figura 10). Tutta la catena appenninica e i bacini quaternari di Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Casentino fino alla Val Tiberina (formatisi anche per l\u2019azione delle faglie che generano i forti terremoti) sono rappresentati con i colori pi\u00f9 accesi corrispondenti a valori di scuotimento del suolo pi\u00f9 forti. La mappa riporta la stima delle accelerazioni che ci si aspetta che possano verificarsi o essere anche maggiori 1 volta ogni 10 terremoti che si avvertono in un certo punto, mediamente ogni 50 anni (tecnicamente \u00e8 quella che chiamiamo la probabilit\u00e0 di eccedenza del 10% in 50 anni). Vuole anche a dire che in queste aree con i colori pi\u00f9 accesi i forti terremoti sono pi\u00f9 frequenti rispetto alle altre aree, dove sono comunque possibili, sebbene pi\u00f9 rari, forti terremoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La pericolosit\u00e0 sismica \u00e8 quindi una stima probabilistica, definita utilizzando al meglio le informazioni disponibili su sorgenti sismogenetiche, sismicit\u00e0, caratteristiche della propagazione dei terremoti.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pericolosit\u00e0 sismica da poco pi\u00f9 di dieci anni determina in Italia le sollecitazioni che un progettista deve considerare per progettare correttamente un edificio o una struttura che deve poter resistere ad un terremoto senza crollare. I crolli a cui assistiamo dopo forti terremoti sono quasi sempre dovuti a edifici vecchi, non progettati sismicamente sicuri o mal costruiti. La prevenzione inizia verificando lo stato dei molti edifici in queste condizioni esistenti in Italia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_46558\" aria-describedby=\"caption-attachment-46558\" style=\"width: 920px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46558 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Fig.-10-pericolosita-sismica-Toscana.png\" alt=\"\" width=\"920\" height=\"1012\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Fig.-10-pericolosita-sismica-Toscana.png 920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Fig.-10-pericolosita-sismica-Toscana-273x300.png 273w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Fig.-10-pericolosita-sismica-Toscana-768x845.png 768w\" sizes=\"(max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-46558\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 10. Pericolosit\u00e0 sismica della Toscana: valori di scuotimento attesi con una probabilit\u00e0 di essere superati pari al 10% in 50 anni. <a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/zonesismiche.mi.ingv.it\">Dati MPS04<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Un terremoto cento anni dopo<br \/>\n<\/span><\/strong>Le ricorrenze centenarie dei terremoti che fra 1916 e 1920 hanno interessato l\u2019Appennino Settentrionale sono un\u2019importante occasione per iniziative di sensibilizzazione dei cittadini al tema del rischio, per promuovere conoscenza, diffondere informazione e riflettere sull\u2019importanza della comunicazione. Insieme alla decima edizione della campagna nazionale \u201cIo Non Rischio\u201d, convertita quest\u2019anno in modalit\u00e0 digitale per rispettare rigorosamente le regole di distanziamento fisico che ci siamo dati in questi mesi,&nbsp; il centenario del terremoto del 1920 \u00e8 al centro e punto di arrivo di un progetto quinquennale di educazione al rischio (\u201cCento anni dopo: Appennino Settentrionale. L\u2019Italia [sismica] dei 100 anni\u201d), promosso da INGV e DPC, che ha coinvolto e coinvolge numerose scuole del Pesarese e del Riminese, dell\u2019Alto Forlivese, del Mugello e di Garfagnana e Lunigiana, in una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunit\u00e0 locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio. Progetto che si completa proprio in questo travagliatissimo anno scolastico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"https:\/\/ingvterremoti.com\/2020\/09\/06\/il-centenario-del-terremoto-del-7-settembre-1920-in-garfagnana-e-lunigiana\/\">articolo pubblicato su INGV <\/a>cura di Filippo Bernardini e Romano Camassi (INGV Bologna), Carlo Meletti (INGV Pisa) con Licenza Creative Commons&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n&#8211; Cavasino A. (1935). I terremoti d\u2019Italia nel trentacinquennio 1899-1933. Mem. R. Uff. Centr. Meteor. e Geof., Appendice, s.3, v.4.<br \/>\n&#8211; De Stefani C. (1920). Il terremoto del settembre 1920 nella provincia di Massa. Mem. Soc. Lunig. G. Cappellini, (2), 1-2.<br \/>\n&#8211; Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell\u2019area Mediterranea (760 a.C.-1500). INGV. doi: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.6092\/ingv.it-cfti5\">https:\/\/doi.org\/10.6092\/ingv.it-cfti5<\/a><br \/>\n&#8211; Guidoboni E., Valensise G. (2011). Il peso economico e sociale dei disastri sismici negli ultimi 150 anni, Bologna, Ingv-Bononia University Press, 550 pp.<br \/>\n&#8211; Imbesi G., Marcellini A., Petrini V., Di Passio C. e Ferrini M. [a cura di] (1986). Progetto terremoto in Garfagnana e Lunigiana, CNR-GNDT, Regione Toscana, Firenze, 152 pp.<br \/>\n&#8211; Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D\u2019Amico S., Conte S., Rocchetti E. (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. INGV doi:http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-DBMI15 (<a href=\"http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-DBMI15\">http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-DBMI15<\/a>)<br \/>\n&#8211; Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. INGV doi:http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-CPTI15 (<a href=\"http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-CPTI15\">http:\/\/doi.org\/10.6092\/INGV.IT-CPTI15<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Licenza Creative Commons<\/span> <\/strong><\/span><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\" wp-image-46559 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/creatiove-common.jpg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"96\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/creatiove-common.jpg 182w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/creatiove-common-180x74.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Quest\u2019opera \u00e8 distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione \u2013 Non opere derivate 4.0 Internazionale.<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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