{"id":45968,"date":"2018-07-01T00:12:57","date_gmt":"2018-06-30T22:12:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=45968"},"modified":"2026-06-03T07:56:53","modified_gmt":"2026-06-03T05:56:53","slug":"45968","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45968","title":{"rendered":"Breve storia dei mezzi subacquei &#8211; parte IV"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sommergibili, sottomarini, batiscafi<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Impiego dei mezzi subacquei ricreativi e scientifici<\/span><span style=\"color: #0000ff;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Gli sviluppi in campo militare consentirono nel tempo di realizzare mezzi subacquei sempre pi\u00f9 performanti divenuti poi di uso comune anche nel mondo civile, sia per attivit\u00e0 scientifiche\u00a0 che ricreative.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il mini sommergibile C-Explorer 5 offre una gamma infinita di opportunit\u00e0: dall&#8217;esplorazione delle profondit\u00e0 degli oceani al ricreativo per gli operatori turistici che vogliono offrire alla loro clientela un&#8217;esperienza sottomarina. Questo battello subacqueo pu\u00f2 operare fino a 200 metri di profondit\u00e0 portando cinque persone di equipaggio <\/span><\/strong>Nel mondo civile\u00a0i mezzi subacquei sono molto diversi fra loro ed sono stati adattati alle diverse esigenze. Le nuove tecnologie hanno aperto anche nuovi impieghi in campi, come quello turistico che un tempo erano considerati impensabili.\u00a0Questo sviluppo incominci\u00f2 negli anni &#8217;80 e, gi\u00e0 nel 1996, esistevano nel mondo pi\u00f9 di cinquanta battelli privati che servivano circa due milioni di passeggeri all&#8217;anno. Il settore turistico intu\u00ec che dare la possibilit\u00e0 a tutti di poter vedere il fondo marino e le sue creature era un business da non perdere. I costi iniziali per l&#8217;acquisto di questi mezzi poteva essere ammortizzato in poco tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno, non \u00e8 raro ritrovarli nelle zone di villeggiatura tropicali, dove, grazie alla buona visibilit\u00e0 subacquea, trasportano i villeggianti a scoprire, stando comodamente all&#8217;asciutto, le bellezze delle profondit\u00e0 marine. Questi sommergibili sono di norma alimentati a batteria ed impiegati nei primi 100 metri d\u2019acqua (oltre non avrebbe ovviamente senso a causa della diminuzione della luce ambientale). La maggior parte di essi trasporta dai 25 ai 50 passeggeri alla volta effettuando anche dieci immersioni al giorno. Nel design, questi sommergibili rassomigliano a quelli impiegati nella ricerca scientifica e nell&#8217;off-shore, con grandi obl\u00f2 che permettono ai turisti di poter osservare l\u2019esterno. \u00a0L&#8217;effetto scenico \u00e8 decisamente garantito.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Atlantis XIV \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi sommergibili impiegati nel settore turistico nel mondo. Ad oggi circa dodici milioni di turisti hanno effettuato un immersione a bordo di un battello Atlantis nel mondo <\/span><\/strong>Nel 2005, il pi\u00f9 grande sottomarino ad uso turistico era l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Atlantis XIV<\/span><\/strong> dislocato a Waikiki nelle Hawaii, con la possibilit\u00e0 di trasportare sessantaquattro passeggeri e tre membri dell&#8217;equipaggio (due guide e un pilota) fino a cinquanta metri di profondit\u00e0. Il sommergibile, nella foto a lato, \u00e8 ancora in servizio ed appartiene alla flotta della compagnia\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlantissubmarines.com\/\">Atlantis Submarines<\/a>\u00a0che correntemente impiega ben dodici battelli dislocati ad Aruba, Barbados, Cozumel, Guam, e nelle Hawaii a Waikiki, Maui, e Kona.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I mezzi senza pilota<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-ROV_WORK_CLASS-III-576x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 OCEANOGRAFIA-ROV_WORK_CLASS-III-576x1024.jpg\" width=\"376\" height=\"668\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><b>ROV work class III usato per lavori ad alta profondit\u00e0 &#8211; autore Giancarlo Icolari <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:ROV_WORK_CLASS.jpg\">ROV WORK CLASS.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni &#8217;70 del secolo scorso, si assistette allo sviluppo di veicoli subacquei senza equipaggio filo guidati \u00a0dall&#8217;esterno (ROV). Storicamente il primo veicolo capace di navigare sott&#8217;acqua fu un siluro costruito da Luppis-Whitehead Automobile in Austria nel 1864, ma il <strong><span style=\"color: #008000;\">primo ROV<\/span><\/strong>, dotato di un ombelicale di guida, fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">POODLE<\/span><\/strong>, costruito da Dimitri Rebikoff nel 1953. La Marina degli Stati Uniti fu la prima a credere nello sviluppo e costruzione dei primi ROV che furono inizialmente usati per la ricerca e il recupero di ordigni subacquei riducendo i rischi per gli operatori subacquei. Nel 1960 la US Navy finanzi\u00f2 un progetto basato su tecnologia<strong><span style=\"color: #008000;\"> ROV<\/span><\/strong>, chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">CURV<\/span> <\/strong>(<strong><span style=\"color: #008000;\">Cable-Controlled Underwater Recovery Vehicle<\/span><\/strong>), ossia di un mezzo \u00a0subacqueo controllato con un cavo; questo progetto diede la possibilit\u00e0 di portare a termine importanti missioni e salvataggi come il recupero \u00a0della bomba nucleare B28RI persa nel 1966 nello schianto di un B-52 nel Mar Mediterraneo al largo della Spagna ed il salvataggio dei piloti del sommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">PISCES III<\/span><\/strong> da parte del <strong><span style=\"color: #008000;\">ROV CURV III<\/span> <\/strong>nel 1973.<br \/>\nIn quell&#8217;occasione il ROV fu usato per attaccare un cavo di acciaio al sommergibile in distress per poi riportarlo in superficie.\u00a0Il passo successivo fu l&#8217;utilizzo di questa tecnologia nel campo petrolifero. Le imprese commerciali intuirono le notevoli potenzialit\u00e0 di questi strumenti nelle operazioni petrolifere offshore.\u00a0\u00a0Dal 1980, i ROV sono diventati essenziali per lo sviluppo ad alta profondit\u00e0 dei giacimenti petroliferi; grazie alle moderne tecnologie sono oggi in grado di lavorare fino a 10.000 m di profondit\u00e0.\u00a0I mezzi sono guidati da un pilota che, seduto comodamente nella sua cabina di bordo, pu\u00f2 osservare tramite la telecamera del ROV tutto ci\u00f2 che vede il veicolo ed operare con sicurezza dirigendolo con le eliche di propulsione. Essi sono dotati di propri motori per la propulsione e possono essere equipaggiati con diversi tipi di telecamere e potenti bracci idro-meccanici per eseguire diversi tipi di lavoro (come l&#8217;apertura di valvole, etc).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tempi relativamente pi\u00f9 recenti (negli anni &#8217;80) sono stati sviluppati\u00a0mezzi completamente autonomi (<strong><span style=\"color: #008000;\">UUV &#8211; unmanned underwater vehicle<\/span><\/strong>) che essendo autonomi non necessitano un collegamento continuo con una nave madre. Non necessitando di umani questi mezzi si prestano ad operare in aree dove possono esistere pericoli\u00a0 per i subacquei, come le zone di guerra dove possono esistere ordigni, o con pericoli naturali come risorgenze gassose ad alta temperatura, anche a grandi profondit\u00e0. La grande praticit\u00e0 degli <strong><span style=\"color: #008000;\">UUV<\/span><\/strong> consiste che i mezzi, una volta rilasciati in mare, eseguono i compiti assegnati secondo le istruzioni, pre-caricate tramite un programma, in totale indipendenza. Ne esistono di molti tipi e dimensioni, dalle poche decine di centimetri a oltre sei metri. Vengono normalmente usati in campo civile per la caratterizzazione \u00a0del fondo marino, specialmente \u00a0nelle ricerche in campo oceanografico ed archeologico, e per l\u2019ispezione delle pipeline delle piattaforme petrolifere e dei cavi telefonici o elettrici sul fondo del mare. I dati raccolti \u00a0vengono normalmente scaricati al termine della missione e quindi valutati attraverso l&#8217;analisi della registrazione dei dati acustici necessari per costruire le mappature sonar ad alta definizione del fondale.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Il primo UUV fu\u00a0sviluppato presso il Laboratorio di Fisica Applicata dell&#8217;Universit\u00e0 di Washington, nel 1957 da Stan Murphy, Bob Francois e, Terry Ewart.\u00a0<\/span><\/strong>Lo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Special Purpose Vehicle Underwater Research<\/span><\/strong>&#8220;, o <strong><span style=\"color: #008000;\">SPURV<\/span><\/strong>, fu utilizzato per studiare dati fisici subacquei. Altri UUV furono sviluppati dal MIT \u00a0(Massachusetts Institute of Technology) nel 1970.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Con gli\u00a0anni il loro impiego si \u00e8 moltiplicato grazie alla sempre maggiore capacit\u00e0 di integrazione ed elaborazione dei dati e dei sistemi di bordo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5943 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/salmoni.png\" alt=\"salmoni\" width=\"516\" height=\"516\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/salmoni.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/salmoni-150x150.png 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/salmoni-50x50.png 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 516px) 100vw, 516px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine sonar ad alta definizione di tre zavorre di cemento raccolte da un AUV &#8211; foto dell&#8217;autore\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In campo civile, l&#8217;industria del petrolio e del gas li usa per ottenere \u00a0mappe dettagliate del fondo marino prima di iniziare la costruzione di infrastrutture sottomarine. Anche la ricerca pura ne ha giovato notevolmente; gli scienziati li usano per studiare i laghi, il mare, e il fondo dell&#8217;oceano. Anche la loro autonomia non \u00e8 pi\u00f9 un problema. Alcuni mezzi autonomi subacquei hanno un&#8217;endurance \u00a0di mesi; in questo caso possono essere programmati per riemergere ad orario e scaricare via satellite i dati oceanografici raccolti e quindi per riprendere la loro missione. La modularit\u00e0 di questi mezzi consente di imbarcare una variet\u00e0 di sensori sia per misurare i parametri fisici nel volume d&#8217;acqua che l&#8217;inquinamento chimico. Alcuni sensori consentono anche di valutare la densit\u00e0 e le concentrazioni di ittiofauna in determinate aree. Forse l&#8217;uso pi\u00f9 classico degli UUV \u00e8 la raccolta di dati sulle morfologie dei fondali. Utilizzando <strong><span style=\"color: #008000;\">Side Scan Sonar (SSS)<\/span><\/strong> parametrici ad altissima risoluzione si possono \u00a0ottenere immagini tridimensionali dei fondali che trovano interesse in numerosi campi, dal militare allo scientifico (archeologico, geologico, industriale, etc). <strong><span style=\"color: #008000;\">In sintesi, da gusci di legno e pelle ai maneggevoli UUV, il progresso dei mezzi subacquei ha camminato pari passo con la storia dell\u2019Uomo. Nessuno sa che cosa ci riserver\u00e0 il domani ma con questi mezzi avremo la possibilit\u00e0 di monitorare meglio il mare, di studiarlo per comprenderne i suoi meccanismi e poterlo preservare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">immagine in anteprima un ROV al lavoro in un impianto sottomarino di petrolio e gas. Il ROV utilizza una chiave di coppia per regolare una valvola su una struttura sottomarina. immagine caricata da Frank van Mierlo, donata al public domain dal Vice Presidente di Oceaneering, Mr. Duncan McLean. <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:ROV_working_on_a_subsea_structure.jpg\">File:ROV working on a subsea structure.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/09183\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <\/strong><strong><a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/09202\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45963\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <\/strong><strong><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45968\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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