{"id":4589,"date":"2015-11-05T08:00:49","date_gmt":"2015-11-05T08:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=4589"},"modified":"2023-05-05T21:18:37","modified_gmt":"2023-05-05T19:18:37","slug":"reportage-malta-2015-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/4589","title":{"rendered":"Reportage: Spedizione Malta 2015 &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Malta<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Un p\u00f2 di storia<\/span><\/strong><br \/>\nOggi vi porto a Malta, o meglio nell&#8217;arcipelago delle isole maltesi. Collocate al centro del Mediterraneo, queste affascinanti isole offrono ai visitatori la possibilit\u00e0 di effettuare un viaggio nella storia: dai <strong><span style=\"color: #008000;\">templi dei Giganti<\/span><\/strong> (G\u2019Gantija temples) a Gozo, la cui costruzione \u00e8 precedente a quella delle piramidi di Egitto e rappresentano un esempio di templi megalitici antichissimi, ai resti delle civilt\u00e0 successive fenicie, greche, romane sparse nell&#8217;arcipelago fino alla dominazione araba che ha lasciato tracce indelebili nella lingua maltese e nella toponomastica locale. <strong><span style=\"color: #008000;\">Malta<\/span><\/strong> fu probabilmente inizialmente abitata da coloni provenienti dalla Sicilia che si mescolarono alle varie civilt\u00e0 per secoli. Con l\u2019avvento dei Crociati, l\u2019arcipelago divenne la spina nel fianco dell\u2019impero ottomano sfruttando la sua vicinanza alle rotte commerciali. Nel 1565, sub\u00ec un assedio, noto come il grande assedio di Malta, stretto dall&#8217;Impero ottomano per conquistare le isole ed eliminare &nbsp;il potente <strong><span style=\"color: #008000;\">Ordine ospedaliero di San Giovanni<\/span><\/strong>; la strenua difesa dei cavalieri e dei Maltesi obblig\u00f2 gli Ottomani a desistere dopo quasi quattro mesi di sanguinosi combattimenti. La sua posizione strategica, situata a sud della Sicilia e quasi equidistante dalle coste libiche e tunisine, le permise quindi di controllare il commercio tra le rotte occidentali e orientali del Mediterraneo, essendo dotata di eccellenti porti naturali che facevano dell&#8217;isola una roccaforte di notevole importanza strategica. Nel XVI secolo, il Mar Mediterraneo era sotto il controllo islamico, soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la sconfitta di Gerba.&nbsp;I corsari barbareschi, guidati dai loro feroci comandanti <strong><span style=\"color: #008000;\">Dragut<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Occhial\u00ec<\/span><\/strong>, compivano razzie e depredavano i convogli navali con ingenti danni per i Cristiani che non riuscivano o forse non potevano trovare accordi con l&#8217;Impero di Solimano il magnifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caduta dell&#8217;isola di Malta, ultimo baluardo della Cristianit\u00e0 nel Mar Mediterraneo, avrebbe potuto avere delle conseguenze disastrose per il futuro di tutta l&#8217;Europa. Per l&#8217;Impero ottomano la sconfitta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Malta<\/span><\/strong> fu un grave colpo anche sul piano finanziario poich\u00e9 l&#8217;economia turca si reggeva in quel periodo principalmente sulle razzie e sui bottini di guerra. Meno di un terzo dell&#8217;esercito ritorn\u00f2 a Costantinopoli e si narra che la flotta ottomana fu fatta entrare nel porto in piena notte per evitare che il popolo si rendesse conto dei danni subiti nella sconfitta militare. Di fatto, gli Ottomani non attaccarono mai pi\u00f9 Malta. L&#8217;eroica resistenza dei Cavalieri di Malta dimostr\u00f2 all&#8217;Europa che era possibile sconfiggere l&#8217;Impero ottomano e, ancora pi\u00f9 importante, si diffuse un comune sentimento di fiducia per il futuro del mondo occidentale.&nbsp;L&#8217;assedio \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi della storia militare e di maggior successo per i difensori. La stamina degli assediati e l\u2019uso da parte dei difensori di armi micidiali come il fuoco greco e potenti granate ridusse il divario numerico con gli assedianti e fece la differenza. Non ultimo, le imponenti fortezze, costruite su disegni dei migliori ingegneri dell\u2019epoca, fecero la loro parte creando un muro invalicabile per gli assedianti. Girovagando per Malta si possono ancora visitare i castelli che i cavalieri di San Giovanni eressero per proteggere l\u2019arcipelago dalla minaccia ottomana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Spedizione Malta &nbsp;2015<\/span><\/strong><br \/>\nLa spedizione 2015 si \u00e8 concentrata sulle aree costiere, ricche di suggestivi punti di immersione per accertare&nbsp;la presenza di esemplari marini endemici o comunque presenti in quella parte del Mediterraneo. Tenendo conto del ristretto tempo a disposizione ci siamo affidati all&#8217;esperienza del <strong><span style=\"color: #008000;\">Centro Sub Castelli di Fabrizio Capaldo<\/span><\/strong>, subacqueo OTS di grande esperienza e professionalit\u00e0 con il quale ho collaborato da anni per importanti campagne come il censimento italiano delle praterie della Posidonia (1995). Il professor Paolo Mariottini, biologo docente presso l\u2019universit\u00e0 Roma 3, ha fornito il necessario supporto scientifico per il riconoscimento delle specie marine insieme al fratello Mario, ingegnere elettronico ma profondo conoscitore di biologia marina.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8725-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4598 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8725-1.jpg\" alt=\"ocean DSC_8725 -1\" width=\"1181\" height=\"786\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8725-1.jpg 1181w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8725-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8725-1-1024x682.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1181px) 100vw, 1181px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">uno dei tanti relitti offerti dalle acque maltesi &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><br \/>\nMa incominciamo il nostro viaggio, vi racconter\u00f2 in breve la nostra spedizione. Come molti di voi sanno, le isole maltesi sono un ambiente ideale per le immersioni offrendo scogliere, grotte e relitti in prossimit\u00e0 della costa di grande interesse. La possibilit\u00e0 di spostarsi in diversi punti&nbsp; a seconda della direzione del moto ondoso, permette di sfruttare al massimo il tempo disponibile. La visibilit\u00e0 \u00e8 notevole e pu\u00f2 arrivare ad oltre 20 metri per cui la fotografia dei numerosi relitti pu\u00f2 dare molte soddisfazioni; inoltre la grande biodiversit\u00e0 di flora e fauna marina si presta per la fotografia macro ed ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I relitti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl primo giorno iniziamo a Wied iz Zurrieq, un villaggio nel sud&nbsp;di Malta. L&#8217;obiettivo \u00e8 visitare un relitto tra i pi\u00f9 noti nelle acque maltesi, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Um el Faroud<\/span><\/strong>. La nave era una petroliera di 3147 tonnellate ed&nbsp; una lunghezza di 110 metri, costruita dai cantieri Smith Dock Co. Ltd di Middlesbrough nel 1969, in Inghilterra, che oper\u00f2, tra l\u2019Italia e la Libia, fino al febbraio del 1995.&nbsp;Il 2 febbraio del 1995, mentre si trovava ancorata nel porto di Malta, sub\u00ec una violenta esplosione che cost\u00f2 la vita a ben nove lavoratori e la rese irreparabile. Per tre anni rimase ormeggiata nel porto della Valletta finch\u00e9, nel 1998, venne deciso di bonificarla ed affondarla nelle acque prospicienti Wied iz Zurrieq per trasformarla in un reef artificiale.&nbsp;L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Um el Faroud<\/span><\/strong> giace in due tronconi in posizione verticale su un fondale sabbioso a circa 35 metri di profondit\u00e0 e 200 metri dalla costa.&nbsp;Il relitto \u00e8 completamente accessibile al suo interno ma, a causa delle dimensioni della nave, spesso \u00e8 necessaria pi\u00f9 di una immersione per esplorarlo completamente. Partiamo da terra in prossimit\u00e0 dell\u2019approdo delle piccole barche che portano i turisti a visitare la vicina attrazione del Blue Grotto.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente troviamo un p\u00f2 di corrente di superficie che per\u00f2 ci abbandona appena scendiamo oltre i quindici metri. Uscendo dal piccolo fiordo facciamo rotta 230; lungo la rotta troviamo un piccolo monumento rappresentante l\u2019elmo di un palombaro posato dall\u2019Atlam Dive Club in ricordo del loro cinquantenario che ci conferma la direzione verso il relitto.&nbsp;La distanza del relitto \u00e8 circa 150&nbsp;metri dall&#8217;uscita del piccolo fiordo di partenza; essendo spezzato in due, inizialmente ci appare solo la poppa che sovrasta l\u2019unica elica che \u00e8 ancora ben visibile fuori del sedimento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8988-1focused.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4599 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8988-1focused.jpg\" alt=\"ocean DSC_8988 -1focused\" width=\"1181\" height=\"786\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8988-1focused.jpg 1181w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8988-1focused-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/ocean-DSC_8988-1focused-1024x682.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1181px) 100vw, 1181px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Sparisoma cretense &#8211; photo credit andrea mucedola<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\nSulla tuga poppiera, intorno ai 28 metri, siamo circondati da coloratissimi pesci pappagalli,<em><strong><span style=\"color: #008000;\"> Sparisoma cretense<\/span><\/strong><\/em> (Linnaeus, 1758), pesci appartenenti alla famiglia degli Scaridae.&nbsp;Non ci appaiono assolutamente spaventati dalla nostra presenza. Oltre a saraghi fasciati (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Diplodus vulgaris<\/span><\/em><\/strong>) di notevoli dimensioni, incontriamo un branco di barracuda (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Sphyraena<\/span><\/em><\/strong>) che ruotano intorno all&#8217;albero di maestra.&nbsp;La quantit\u00e0 di pesce \u00e8 notevole significando il rispetto del luogo che \u00e8 considerato protetto. Parlando in seguito con il diving di appoggio, lo <a href=\"http:\/\/www.stranddivers.com\/\">Strand diving services<\/a>, scopro che a Malta sono gli stessi diving a collaborare per la salvaguardia delle zone di immersione con la guardia costiera locale fornendo una sinergia che di fatto funziona contro i pescatori abusivi di qualsiasi tipo. &nbsp;Non sarebbe male creare questa sinergia anche nel nostro &nbsp;paese.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Scrobilatorventral2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4593\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Scrobilatorventral2-185x300.jpg\" alt=\"Scrobilatorventral2\" width=\"217\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Scrobilatorventral2-185x300.jpg 185w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Scrobilatorventral2.jpg 394w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"; color: #000000;\"><span style=\"color: #008000;\">Bursa scrobilator da <\/span><\/span><span style=\"; color: #000000;\"><span style=\"color: #008000;\">Malacologia Mediterranea: 2008-07-20<\/span><a href=\"https:\/\/cienciaymalacologia.blogspot.com\/2008_07_20_archive.html\"> (cienciaymalacologia.blogspot.com)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci spostiamo sul lato dritto; nuotando verso prora lungo i corridoi esterni, scorgiamo nel blu il secondo troncone del relitto &#8230; ma l\u2019aria comincia a scarseggiare (rimpiango di non avere un 18 litri per restare di pi\u00f9) e ritorniamo verso terra. L&#8217;occasione ci da la possibilit\u00e0 di ricercare una non comune se non rara conchiglia, la <em>Bursa scrobilator<\/em>,&nbsp; endemica in alcune aree dell\u2019Atlantico (Canarie, Coste africane) e la cui presenza nel Mediterraneo \u00e8 stata segnalata nel golfo di Napoli ed a Malta. &nbsp;Il nostro biologo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Paolo Mariottini<\/span><\/strong>, ce l&#8217;aveva descritta ma la ricerca non \u00e8 facile; alla fine, Paolo riesce a ritrovarla in una cavit\u00e0 nascosta &#8230; e sottolineo &#8230; ritrovarla perch\u00e9, anni prima, nello stesso luogo ne aveva avvistato un esemplare. Non male per la nostra prima giornata.<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Secondo giorno<\/span><\/strong><br \/>\nSveglia all&#8217;alba. Una colazione veloce prima di imbarcare il materiale per trasferirsi&nbsp; alla vicina isola di Gozo. Risiedendo a Buggiba, Malta, dobbiamo trasferirsi a Cirkewwa e d attraversare il breve braccio di mare per arrivare a Gozo. Una curiosit\u00e0, sul traghetto non si paga il biglietto iniziale da Malta a Gozo &#8230;.ovviamente si paga al rientro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci aspettano due immersioni vicino al celebre Azure Window : la prima al Blue Hole e la seconda alle scogliere oltre l&#8217;arco naturale raggiungibili attraverso uno stretto passaggio nella roccia che parte da una laguna interna verso &nbsp;il mare aperto. L&#8217;Azure window e&#8217; &nbsp;un vero paradiso per le sue caratteristiche geologiche che ne hanno fatto un palcoscenico per molti film (non ultimo nella serie televisiva <em>Game of Thrones<\/em>). Vedere per credere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/blue-hole-malta.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 blue-hole-malta.jpg\" width=\"650\" height=\"400\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sullo sfondo il famoso Azure Window, Gozo, in basso a sinistra l&#8217;ingresso del Blue Hole, una dolina naturale che scende fino a circa 20 metri dove presenta un&#8217;apertura subacquea verso l&#8217;esterno &#8211; autore sconosciuto &#8211; dal sito <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/yosoyempleo.es\/trabajar-en-malta\/\">&nbsp;Trabajar en Malta \u00bfQu\u00e9 debo hacer? (yosoyempleo.es)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambe i siti si trovano a Dwejra nel lato occidentale dell\u2019isola di Gozo che si raggiungono attraversando i paesi di Victoria e Saint Lawrenz, per poi dirigersi verso la destinazione finale di Dwejra. Una piazzola molto attrezzata accoglie i visitatori, sub e non, che possono cos\u00ec osservare l&#8217;arco naturale dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Azure Window<\/span><\/strong> e le incredibili scogliere e formazioni geologiche che lo circondano. Le rocce sedimentarie giallastre sono ricche di fossili e si riconoscono scheletri di echinodermi e bivalvi di epoche passate. La passeggiata \u00e8 d&#8217;obbligo anche per comprendere come ci dovremo muovere lungo lo stretto sentiero che ci condurr\u00e0 all&#8217;entry point. &nbsp;Una curiosit\u00e0, i pescatori locali raccontano che una coppia di delfini, in un tempo imprecisato, si stabil\u00ec nei pressi dell&#8217;arco azzurro, innamorata della bellezza e della limpidezza delle acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciamo i nostri spartani furgoni in prossimit\u00e0 dei bagni pubblici essendo il posto pi\u00f9 vicino alla prima immersione che effettueremo proprio al <strong><span style=\"color: #008000;\">Blue Hole<\/span><\/strong>. La distanza verso l\u2019entry point non \u00e8 molta ma accidentata ed avendo una trentina di chili di attrezzatura addosso non aiuta. La prudenza \u00e8 d&#8217;obbligo, sia per evitare cadute accidentali che pregiudicherebbero il proseguo della vacanza sia per salvaguardare le apparecchiature fotografiche.&nbsp;Arriviamo sulla verticale del buco e ci prepariamo in un tuffo verticale in&nbsp;un blu intenso di circa 20 metri. Alla sua base si apre verso l&#8217;esterno una ampia apertura dalla quale si pu\u00f2 fuoriuscire verso l\u2019esterno. La visibilit\u00e0 \u00e8 straordinaria e vediamo esemplari di giovani cernie che non sembrano essere troppo infastidite dalla nostra presenza. &nbsp;Nuotando all&#8217;esterno del Blue Hole, attraverso la sua apertura subacquea, giriamo a sinistra verso nord e scendiamo oltre i 30 metri \u2026 nuvole di castagnole (<strong><span style=\"color: #008000;\">Chromis chromis<\/span><\/strong>) corrono veloci inseguite da dentici (<strong><span style=\"color: #008000;\">Dentex dentex<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scendo brevemente lungo la parete per osservare degli splendidi <em>Labrus merula<\/em> (tordo), saraghi di vario tipo e&nbsp;piccole cavit\u00e0 frequentate da nuvole di pesci cardinali (Apogon imberbis) &#8230; ma il tempo \u00e8 tiranno: la profondit\u00e0 \u00e8 oltre i 50 metri e, per non limitare troppo il tempo di immersione, risalgo intorno ai trenta metri per meglio sfruttare l&#8217;aria residua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I colori delle pareti illuminate dalle torce sono bellissimi; guardando verso l\u2019alto vediamo la bellezza degli effetti del moto ondoso che frange sulle scogliere emerse. Rientrando nell&#8217;apertura, che ci riporta al <strong><span style=\"color: #008000;\">Blue Hole<\/span><\/strong>, osserviamo alcuni nudibranchi come il <strong><span style=\"color: #008000;\">Peltodoris atromaculata<\/span><\/strong>, conosciuto come vaccarella di mare a causa della sua colorazione pezzata del dorso. Dopo una quindicina di minuti di necessaria decompressione, fuoriusciamo e torniamo ai pulmini per spostarsi verso la non lontana laguna, chiamata anche la inland bay, dove consumiamo, in un piccolo ma accogliente caff\u00e8, un ottimo hamburger.&nbsp;Fa caldo e ci domandiamo come in ottobre avanzato si possa avere ancora una temperatura superficiale dell\u2019acqua di 26 gradi. Anche questo \u00e8 un vantaggio offerto dalle acque maltesi che raramente scendono di temperatura sotto i 15 gradi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4596\" aria-describedby=\"caption-attachment-4596\" style=\"width: 667px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Inland_sea-e1446646864246.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4596\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Inland_sea-e1446646864246.jpeg\" alt=\"Inland_sea\" width=\"667\" height=\"444\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4596\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;uscita della laguna blue &#8211; image credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nDopo un paio di ore, effettuiamo la seconda immersione partendo dal molo della piccola laguna interna. Attraversiamo un tunnel semi sommerso da dove \u00e8 possibile raggiungere nuovamente le scogliere esterne. Ci immergiamo poco prima dell\u2019apertura, su una profondit\u00e0 di sei metri; percorrendo lo stretto tunnel si scende lentamente a 16 e poi 26 metri. Nella prima parte, bisogna fare attenzione al passaggio delle barche dei turisti che attraversano il tunnel sulla verticale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;uscita cernie e saraghi si incrociano, ma non \u00e8 solo la vita acquatica ad attrarmi: l&#8217;eccellente visibilit\u00e0 consente di osservare la conformazione del fondale sottostante come da una galleria di teatro. Panettoni di roccia si susseguono fino ad un plateau intorno ai 50 metri resi ancor pi\u00f9 evidenti dal bianco del sedimento sabbioso. Un paradiso per gli amanti di geologia marina che possono&nbsp; apprezzare come le rocce di calcare (globigerine), che compongono il territorio circostante, siano state ritagliate nelle ere geologiche dagli effetti combinati del mare e del vento regalandoci fuori e dentro il mare uno scenario da favola. Non a caso il cinema e la televisione hanno preso spunto per ambientare in questi luoghi molti film ed fiction.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per oggi mi fermo \u2026 il nostro reportage continuer\u00e0 con le misteriose Saline, i <strong><span style=\"color: #008000;\">relitti di Xlendi e di Cirkewwa.<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>immagine in anteprima: Malta osservata dal satellite Hodoyoshi-1 autore Axelspace corporation &#8211; https:\/\/www.axelspace.com\/en\/hodoyoshi-1-images\/malta_\/<\/p>\n<p>PS L&#8217;Azure windows, nel mese di marzo 2017,&nbsp; \u00e8 crollato durante una delle forti tempeste che spesso colpiscono l&#8217;isola di Gozo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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