{"id":45079,"date":"2020-09-23T00:05:25","date_gmt":"2020-09-23T00:05:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=45079"},"modified":"2026-05-16T09:35:08","modified_gmt":"2026-05-16T07:35:08","slug":"il-sommozzatore-corallaro-un-mestiere-unico-al-mondo-di-roberto-barbieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45079","title":{"rendered":"Il sommozzatore corallaro, un mestiere unico al mondo di Roberto Barbieri"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: UOMINI DI MARE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: PESCA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Corallo rosso, Sardegna, pesca, Alghero<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per millenni il corallo rosso del Mediterraneo occidentale \u00e8 stato pescato da arabi, catalani, provenzali \u2026 con semplici attrezzi. Tronchi di legno, singoli o a croce, zavorrati da pietre e con attaccati tanti brandelli di rete da pesca. Questi attrezzi venivano trascinati da barche a vela e remi sopra gli scogli coralligeni, distruggendo tutto, e raccogliendo quei pochi rami di corallo che rimanevano attaccati alle maglie delle reti. I fondali marini della Sardegna occidentale erano, e lo sono tuttora, uno dei luoghi pi\u00f9 importanti per la pesca del corallo rosso. <strong><span style=\"color: #008000;\">Alghero<\/span><\/strong> nei secoli ha fatto di questa pesca una risorsa importante, e con questa pesca (e successivo commercio e lavorazione del pescato) catalani, liguri, siciliani e campani si sono arricchiti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45084 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pesca-tradizionaledel-corallo-con-croce-di-SantAndrea.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"620\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pesca-tradizionaledel-corallo-con-croce-di-SantAndrea.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pesca-tradizionaledel-corallo-con-croce-di-SantAndrea-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pesca-tradizionaledel-corallo-con-croce-di-SantAndrea-768x465.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pesca tradizionale del corallo con croce di Sant\u2019Andrea<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passano i secoli. Nel 1954 arriva ad Alghero il primo subacqueo corallaro. Si chiama <strong><span style=\"color: #008000;\">Leonardo Fusco<\/span> <\/strong>ed \u00e8 di Palinuro. Si accorge che negli anfratti delle falesie di Capo Caccia e Punta Giglio c\u2019\u00e8 un p\u00f2 di corallo ed inizia a raccoglierlo. Lo strumento che consente la respirazione autonoma subacquea \u00e8 l\u2019erogatore, messo a punto dieci anni prima, in Francia, dal mitico <strong><span style=\"color: #008000;\">Jacques-Yves Cousteau<\/span><\/strong> e dall\u2019ing. <strong><span style=\"color: #008000;\">Emile Gagnan<\/span><\/strong> (si chiamava Aqualung). Prima di quella rivoluzione epocale dell\u2019esplorazione subacquea, potevano accedere ai fondali marini solo i palombari (vincolati per\u00f2 alla superfice dalla manichetta dell\u2019aria) o i militari che usavano il respiratore a ossigeno (che non consentiva per\u00f2 di superare i 10\/15 metri ed era alquanto pericoloso). Sistemi inutili per pescare il corallo rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019uso del nuovo erogatore il sommozzatore \u00e8 finalmente libero, respira normale aria, compressa in una o pi\u00f9 bombole. A patto di rispettare i tempi e le tappe di risalita, pu\u00f2 effettuare immersioni sicure fino ad un limite di 40\/60 metri (limite che varia fisiologicamente da soggetto a soggetto). La notizia che Fusco ha trovato corallo nel mare di Alghero si propaga velocemente. Ed arrivano cos\u00ec i primi e pi\u00f9 famosi subacquei dell\u2019epoca. Pi\u00f9 che subacquei corallari, sono met\u00e0 pionieri di una disciplina che sta nascendo e met\u00e0 avventurieri. Raschiano dagli anfratti di Capo Caccia il poco corallo rimasto e poi si accontentano di recuperare e vendere le cassette di munizioni buttate in questo mare alla fine dell\u2019ultima guerra. Ed \u00e8 cosi che un giorno due di loro, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ennio Falco<\/span> <\/strong>ed<strong><span style=\"color: #008000;\"> Alberto Novelli<\/span><\/strong>, entrambi napoletani, scoprono la grande grotta sommersa di Nereo. E\u2019 grande come una cattedrale gotica, ha dieci ingressi diversi e le pareti e la volta sono tappezzate di grandi rami di corallo rosso. Racconta quella scoperta, romanzandola notevolmente, un articolo della neonata rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Mondo Sommerso a firma di Renata Falangola<\/span><\/strong>. E\u2019 il 29 agosto del 1959 e i due subacquei gi\u00e0 citati insieme a <strong><span style=\"color: #008000;\">Cesare Olgiaj<\/span><\/strong>, compiono un\u2019impresa rimasta insuperata e che, con il senno e le conoscenze di oggi, fu un\u2019autentica pazzia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45092 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ovelli-e-falco-corollari.png\" alt=\"\" width=\"1132\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ovelli-e-falco-corollari.png 1132w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ovelli-e-falco-corollari-300x204.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ovelli-e-falco-corollari-1024x695.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ovelli-e-falco-corollari-768x521.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1132px) 100vw, 1132px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Novelli and Falco ritornano in superficie trionfanti dopo aver effettuato l&#8217;immersione record a 131 metri nel mare di Nisida (Napoli) &#8211; foto Mondo Sommerso ottobre 1959\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avevano gi\u00e0 vinto, nel 1956, il record di immersione in apnea superando la barriera dei 40 metri. Adesso volevano battere il record di immersione ad aria. Nel mare di Nisida scendono tutti e tre insieme fino ad oltre 131 metri di fondo e risalgono vivi. Ne parleranno tutti i giornali del mondo. Nessun subacqueo, da allora, ha superato quel limite respirando aria ed \u00e8 risalito a raccontarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema sta nel fatto che l\u2019aria (composta per il 21% di ossigeno e per il 78% di azoto) \u00e8 perfetta per essere respirata fino a profondit\u00e0 di 50\/60 metri (con notevoli variabilit\u00e0 individuali), ma ha due pericolosi effetti se si supera questo limite: l\u2019ossigeno diventa sempre pi\u00f9 tossico (fino ad uccidere) e l\u2019azoto diventa sempre pi\u00f9 narcotico (ebrezza di profondit\u00e0) fino a togliere ogni lucidit\u00e0 mentale al subacqueo ed esponendolo a rischi anche mortali.<\/p>\n<p><a class=\"components-button components-snackbar__action is-tertiary\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45079\">Visualizza articolo<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45083 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-libro-scritto-da-Leonardo-Fusco.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-libro-scritto-da-Leonardo-Fusco.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-libro-scritto-da-Leonardo-Fusco-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Il-libro-scritto-da-Leonardo-Fusco-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il libro scritto da Leonardo Fusco<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma torniamo ad Alghero ed ai corallari<\/span><\/strong><br \/>\n<\/span>Ripulita la grotta di Nereo, sembrava che il corallo rosso fosse finito. Poi ci si accorse che ce n\u2019era, e tanto, ma era nelle secche profonde al largo, proprio al limite delle immersioni con l\u2019autorespiratore ad aria, ed anche oltre. Inizio cos\u00ec una vera e propria corsa all\u2019oro dove i corallari si contendevano tra loro e con le barche coralline (che continuavano a pescare con i metodi tradizionali) i ricchi banchi di corallo. La coesistenza dei due sistemi di pesca non fu per nulla pacifica ed in Sardegna dur\u00f2 circa trent\u2019anni (fino al 1989 quando venne finalmente abolito l\u2019uso dannosissimo dello strascico, o <strong><span style=\"color: #008000;\">croce di Sant\u2019Andrea o \u201cingegno\u201d<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27997 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/corallo-ingegno.png\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/corallo-ingegno.png 424w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/corallo-ingegno-300x234.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/>A quei tempi ogni subacqueo corallaro faceva due immersioni al giorno anche a 70\/90 metri, cercando di sopportare l\u2019ubriacatura dell\u2019azoto e sopportando le immancabile embolie (bend) che lasciavano come postumi articolazioni doloranti ed irrigidite. Era come un lavoro di miniera. Il corallaro scendeva con 3\/5 bombole sulle spalle ed un luce sulla testa per vedere ci\u00f2 che faceva. Con una semplice piccozza rompeva la roccia sotto la base di un ramo di corallo e poi lo deponeva delicatamente in una cesta, o coppo, che teneva appeso al collo. Quando la cesta era piena, o quando l\u2019aria stava finendo, risaliva. Era tutto artigianale, dalla manutenzione degli erogatori alle tappe e tempi di decompressione spesso molto fai da te. I pi\u00f9 esperti conoscevano le tabelle della US Navy o quelle in uso presso la societ\u00e0 Comex di Marsiglia, ma poi le adeguavano alle loro particolari esigenze. Questo perch\u00e9 ancora oggi le immersioni fatte dai corallari non hanno uguali nel mondo. Le immersioni professionali profonde (oltre 50 metri) usano infatti altre tecniche, molto pi\u00f9 sofisticate e complesse. Soltanto nella pesca del corallo il sommozzatore effettua l\u2019intera immersione da solo, senza vincoli di controllo e di sicurezza e senza un operatore esperto pronto ad intervenire in caso di pericolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni \u201960 e \u201970, in piena epopea di pesca all\u2019oro rosso, molti corallari hanno lasciato le loro vite nel fondo del mare. Compreso <strong><span style=\"color: #008000;\">Ennio Falco<\/span><\/strong>, morto a 38 anni facendo corallo a S. Teresa. Era il 1969. Da una parte il miraggio di trovare uno scoglio intatto, ricoperto da un bosco di grandi rami di corallo, spingeva i subacquei sempre pi\u00f9 ai limiti, aumentando il rischi di incidenti. Dall\u2019altra, le attrezzature erano ancora poco affidabili e le tabelle di decompressione incerte. In pratica, se dopo un\u2019immersione profonda per un dato tempo, il corallaro risaliva e non aveva conseguenza, quella era la sua tipologia di immersione.<br \/>\nIn quegli anni, proprio perch\u00e9 si trattava di una professione notoriamente rischiosa, la societ\u00e0 svizzera Omega regal\u00f2 alla citt\u00e0 di Alghero una camera iperbarica quadriposto. Per i corallari (allora non erano ancora iniziate le immersioni turistiche) si tratt\u00f2 di un grandissimo regalo. Ma, collocata nell\u2019ospedale civile, non venne mai utilizzata. Gli amministratori di allora dimostrarono cinico disinteresse per la categoria dei corallari, salvo piangere lacrime di coccodrillo quando ne moriva uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poi il limite arriv\u00f2 comunque, perch\u00e9 ripulito tutto il corallo tra i 60 e gli 80 metri (e l\u2019ingegno continuava a fare la sua parte), quello che rimaneva era troppo fondo per le immersioni ad aria. Nessuno dei cercatori d\u2019oro rosso poteva essere cos\u00ec pazzo da andare oltre questo limite. Accadde per\u00f2 un fatto nuovo. Nei primi anni \u201970 i francesi misero a punto una miscela respiratoria adatta per le immersioni profonde. La soluzione era l\u2019uso di un gas dalle caratteristiche molto particolari: l\u2019elio. L\u2019elio deve il suo nome al fatto che fu identificato per la prima volta nella corona solare. Il sole e tutte le stelle ricavano la loro energia dalla trasformazione idrogeno-elio. E\u2019 un gas inerte, leggero e chimicamente molto stabile. Non ha, come l\u2019azoto, effetto narcotico, e non forma molecole (come l\u2019ossigeno o l\u2019azoto) ma si presenta in singoli atomi. Queste caratteristiche lo rendono perfetto per sostituire l\u2019azoto nelle miscele respiratorie per immersioni profonde. Non crea narcosi e la sua leggerezza facilita notevolmente lo sforzo respiratorio del subacqueo in immersione. Pertanto dagli anni \u201970 i corallari iniziarono ad usare le miscele \u201ctrimix\u201d ovvero composte da ossigeno, elio ed azoto. Ebbero in questo modo accesso ai ricchi banchi coralligeni fino a 120\/130 metri di profondit\u00e0. Nel <strong><span style=\"color: #008000;\">trimix<\/span><\/strong> per immersioni profonde, \u00e8 necessario ridurre la percentuale di ossigeno presente nella normale aria e le varie percentuali dei gas debbono essere calcolate accuratamente. Ad esempio per un\u2019immersione in sicurezza a meno 100 metri, i gas possono essere cos\u00ec miscelati: 12% di ossigeno, 28% di azoto e 60% di elio. Unica vera controindicazione il costo elevato dell\u2019elio (circa 20\/30 euro al mq), ma con l\u2019uso di questo gas le immersioni a corallo diventarono molto, molto pi\u00f9 sicure e permisero finalmente ai subacquei corallari di arrivare vivi all\u2019et\u00e0 della pensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, l\u2019ultima innovazione tecnica, in ordine di tempo, fu l\u2019uso del <strong><span style=\"color: #008000;\">rebreather<\/span><\/strong>, ovvero di un autorespiratore a parziale recupero dei gas espirati. Il rebreather \u00e8 meno ingombrante e pi\u00f9 leggero da portare sulle spalle rispetto alle pesanti bombole da 18 litri di volume. Permette inoltre una maggiore autonomia sia sul fondo che in risalita. Richiede per\u00f2 una attenta e costante manutenzione, soprattutto nel sistema di filtraggio dell\u2019anidride carbonica e nel dosaggio dell\u2019ossigeno.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10109\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/2013-corallo-elba-e1769183887896.jpg\" alt=\"\" width=\"928\" height=\"615\" \/>l&#8217;oro rosso &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giornata di un subacqueo corallaro inizia la mattina presto perch\u00e9, lavorando lontano dalla costa, \u00e8 pi\u00f9 probabile che non ci sia vento e che il mare sia calmo. Negli anni scorsi il punto di immersione veniva controllato dalla telecamera del R.O.V. (Remotely Operated vehicle) un minisommergibile filoguidato utile per esplorare il fondale e che ottimizza il lavoro del corallaro consentendogli di non immergersi a vuoto. Ogni corallaro ne aveva a bordo uno. Oggi \u00e8 vietato perch\u00e9 \u00e8 troppo facile farne un uso disonesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Calato un segnale (pedagno) ed aiutato dall\u2019esperto marinaio, il corallaro si veste ed entra in acqua. La discesa \u00e8 veloce, aiutato da una pesante zavorra. Nel tragitto verso il fondo respira normale aria per poi passare alla miscela trimix. Ha a disposizione circa 15 minuti per staccare con delicatezza dalle pareti coralligene i rami pi\u00f9 grandi di corallo rosso, quelli con almeno un centimetro di diametro alla base. Poi sgancia un segnale che corre verso la superficie e riempie d\u2019aria un secchio rovesciato o un bidone di plastica per aiutarsi nella risalita. Intanto il marinaio, che ha seguito le fasi dell\u2019immersione controllando le bolle che salgono lentamente in superficie, cala una robusta cima guida, utile come appoggio al corallaro per le prime due ore di decompressione. Poi il corallaro terminer\u00e0 la decompressione nella camera iperbarica a bordo della barca (in gergo si dice che effettua il \u201csalto in camera\u201d), mentre il marinaio diriger\u00e0 verso il porto. Ogni anno i corallari effettuano, durante la stagione di pesca, circa 80\/100 di immersioni. Gli incidenti che purtroppo accadono, sono in realt\u00e0 rari, se rapportati al numero di immersioni. Il vero rischio sta nel fatto che in questo tipo di immersioni lavorative profonde non vincolate, il margine di errore \u00e8 minimo. Ovvero un piccolo dettaglio che va storto o un momentaneo malore pu\u00f2 trasformarsi in tragedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corallaro ha un solo modo per aumentare la sicurezza durante l\u2019immersione: standardizzare la procedura d\u2019immersione in ogni sua fase e ridondare l\u2019attrezzatura (doppi computer, doppi erogatori, doppi segnalatori, e magari due marinai,\u2026). Ci sono professioni che hanno percentuali di rischio decisamente maggiori. Per esempio un vigile del fuoco, per quanto esperto e preparato, deve ogni volta che interviene operare in circostanze e contesti sempre diversi e per lui nuovi, con rischi imprevedibili. Mentre il corallaro deve solo ripetere ogni giorno una sequenza ben collaudata. Deve per\u00f2 anche saper rinunciare all\u2019immersione se il tempo peggiora, se si accorge che c\u2019\u00e8 troppa corrente, se la sera prima ha fatto tardi o se c\u2019\u00e8 scappata una birra. E qui si apre un altro argomento. Chi realmente guadagna dalla pesca del corallo rosso sono i commercianti. Il corallaro non guadagna quanto dovrebbe dal suo lavoro anche perch\u00e9 le spese per questa pesca sono ingenti. Bisogna pagare la tassa annuale, mantenere la barca, pagare un esperto e fidato marinaio, comprare i costosi bomboloni di elio, rinnovare l\u2019attrezzatura tecnica,\u2026e quindi, ogni giorno utile si deve lavorare. Un\u2019immersione rimandata sono soldi persi. Ed allora il corallaro qualche volta\u2026rischia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45095 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/dino-robotti.jpg\" alt=\"\" width=\"906\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/dino-robotti.jpg 906w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/dino-robotti-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/dino-robotti-768x475.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 906px) 100vw, 906px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il corallaro Dino Robotti recentemente scomparso ad Alghero<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da poco \u00e8 morto, durante un\u2019immersione di lavoro nel mare di Alghero, il corallaro <strong><span style=\"color: #008000;\">Dino Robotti<\/span><\/strong>. 38 anni. Sommozzatore di grande esperienza, era figlio di corallaro e era anche OTS (Operatore Tecnico Subacqueo), la figura professionale specializzata in lavori subacquei di ogni tipo. Anche chi scrive \u00e8 un OTS e conosce le problematiche di questo settore. Questa specifica figura professionale si forma in corsi molto difficili e selettivi ed acquisisce le competenze per operare sott\u2019acqua in condizioni anche estreme: scarsa o nulla visibilit\u00e0, inquinamento, freddo, alta profondit\u00e0,\u2026ma sempre con elevati standard di sicurezza. Per\u00f2, come gi\u00e0 detto, le immersioni profonde a corallo sono uniche come tipologia, e non possono essere affrontate con le tutte le norme degli standard professionali perch\u00e9 sarebbero costosissime. Espongono pertanto il corallaro al rischio, sia pure basso, di un malfunzionamento dell\u2019attrezzature o di un malore durante l\u2019immersione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade anche che, dopo un triste incidente, ci siano giornalisti o non addetti ai lavori che propongono l\u2019uso del ROV per la pesca diretta del corallo. Personalmente penso che sarebbe un disastro. Le leggi italiane a tutela delle specie marine vengono rispettate pochissimo e la vigilanza \u00e8 difficile e scarsa. Liberalizzare l\u2019uso del ROV significherebbe in pratica consentire a chiunque, ovunque e tutto l\u2019anno, di pescare corallo rosso a proprio piacimento. Gi\u00e0 ora il corallo viene abbondantemente pescato di frodo con lo stesso ROV o con ingegni artigianali. E controllare tutto l\u2019alto mare \u00e8 molto difficile. In realt\u00e0 da alcuni decenni \u00e8 in atto una vera guerra per il corallo: da una parte il mestiere tradizionale del corallaro, dall\u2019altra chi vorrebbe la pesca robotizzata. Intanto cresce la pesca abusiva e chi ci rimette \u00e8 sempre il mare. Inoltre, il ROV non consente una pesca selettiva, come invece fa il sommozzatore, e non potr\u00e0 mai avere la \u201cmanualit\u00e0\u201d del colpo di piccozza del corallaro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6356\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"width: 418px;\" aria-describedby=\"caption-attachment-6356\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45082 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Fausto-Zoboli-foto-anni-60.jpg\" alt=\"\" width=\"418\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Fausto-Zoboli-foto-anni-60.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Fausto-Zoboli-foto-anni-60-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Fausto-Zoboli-foto-anni-60-768x581.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Fausto-Zoboli-foto-anni-60-180x138.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fausto Zoboli, foto anni \u201960<\/span><\/strong><\/p>\n<\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"color: #008000;\">E\u2019 proprio il mestiere del corallaro, unico al mondo, che in qualche modo deve essere salvaguardato<\/span>\u00a0<\/span><br \/>\n<\/strong>Come? La regione sarda avrebbe molti modi. Dovrebbe intanto favorire il ricambio generazionale di questo mestiere ed attivare corsi di formazione per OTS e per l\u2019uso delle miscele. Dovrebbe formare anche il \u201cmarinaio\u201d del corallaro. Dovrebbe prevedere quote di pesca ed eliminare la stagionalit\u00e0 della pesca (che peraltro non \u00e8 oggi finalizzata a tutelare il periodo riproduttivo dell\u2019animale, ovvero inizio estate). E poi potrebbe aiutare economicamente il corallaro, diminuendo la tassa di concessione annuale o agevolando l\u2019acquisto dell\u2019elio, cos\u00ec come si aiutano altre categorie di pescatori nell\u2019acquisto delle reti. Anche Alghero dovrebbe in qualche modo tutelare questa pesca tradizionale e ricordare il contributo che i sommozzatori corallari hanno dato alla storia mondiale dell\u2019esplorazione sottomarina. Il mare di Alghero \u00e8 stato protagonista in questa avventura proprio come lo fu, per secoli, con la tradizionale pesca delle barche coralline. Alghero dovrebbe essere fiera di questa storia, e come minimo raccontarla in un Museo del Mare. E\u2019 proprio il basso numero dei corallari autorizzati e la loro pesca selettiva che consente al rosso corallo di esistere e resistere nei fondali della Sardegna occidentale. Ma questo mestiere non \u00e8, come qualcuno vuol far credere, in estinzione. Il rosso corallo della Sardegna ha un alto valore economico e giustifica pienamente il mantenimento della figura tradizionale del sommozzatore corallaro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45080 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ceramica-artistica-di-Alberto-Cuniberti.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"684\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ceramica-artistica-di-Alberto-Cuniberti.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ceramica-artistica-di-Alberto-Cuniberti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/ceramica-artistica-di-Alberto-Cuniberti-768x513.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ceramica artistica di Alberto Cuniberti<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non modifichiamo questi equilibri con l\u2019uso scriteriato del ROV. Un utilizzo, quello del ROV, che non \u00e8 voluto dalla maggior parte dei corallari in attivit\u00e0, ed a cui lo stesso <strong><span style=\"color: #008000;\">Dino Robotti<\/span><\/strong> era fermamente contrario.\u00a0E poi non dimentichiamo che dobbiamo rivolgerci al mare sempre con rispetto. Il corallo rosso \u00e8 lo scheletro di un animale marino, cos\u00ec come l\u2019avorio sono i denti degli elefanti, i pettini per capelli sono (erano) carapaci di tartarughe e le pellicce morbide e bianche sono ci\u00f2 che resta di un piccolo di foca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 mai giusto uccidere animali selvaggi per trasformali in gingilli, soprammobili, cornetti scaramantici, orecchini, braccialetti o pellicce. E se proprio lo si vuole fare, perch\u00e9 dietro non c\u2019\u00e8 solo un\u2019economia ma anche una tradizione ed una professione, che lo si faccia almeno rispettando giuste norme, giuste leggi e il buonsenso.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Roberto Barbieri<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nAlcune delle immagini sono prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore e le fonti o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: UOMINI DI MARE PERIODO: PESCA AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: Corallo rosso, Sardegna, pesca, Alghero &nbsp; Per millenni il corallo rosso del Mediterraneo occidentale \u00e8 stato pescato da arabi, catalani, provenzali \u2026 con semplici attrezzi. 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