{"id":44834,"date":"2020-09-16T00:10:46","date_gmt":"2020-09-15T22:10:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=44834"},"modified":"2026-05-16T09:40:12","modified_gmt":"2026-05-16T07:40:12","slug":"il-cimitero-delle-navi-fantasma-di-mallows-bay","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/44834","title":{"rendered":"Reportage: Il cimitero delle navi fantasma di Mallows Bay di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Mallows Bay, relitti, Potomac<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mallows Bay<\/span><\/strong> \u00e8 una piccola baia sul lato del Maryland del fiume Potomac. La baia circondata da boschi impervi, conserva la &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">pi\u00f9 grande flotta di relitti di navi nell&#8217;emisfero occidentale<\/span><\/strong>\u201d, che riposano in una regione umida e selvaggia che riserva ancora molti segreti. Attraversandola il silenzio \u00e8 interrotto solo dal fruscio degli animali che vi vivono indisturbati e dal rumore della barca che vi accompagna. Forse il modo migliore per visitarla \u00e8 la canoa che vi consente di entrare in punta di pagaia in quel grande cimitero di navi. <strong><span style=\"color: #008000;\">La storia della loro breve vita \u00e8 interessante e merita di essere raccontata.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/STORIA-US-Ghost_Fleet_of_Mallows_Bay_045_-_Grass_Growing_on_Wooden_Shipwreck.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-US-Ghost_Fleet_of_Mallows_Bay_045_-_Grass_Growing_on_Wooden_Shipwreck.jpg\" width=\"520\" height=\"347\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pi\u00f9 di un centinaio di relitti, ormai circondati o ricoperti da uno spesso manto verde di vegetazione, giacciono ormai perfettamente integrati nell\u2019ambiente nella baia di Mallows &#8211; autore Amaury Laporte <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ghost_Fleet_of_Mallows_Bay_045_-_Grass_Growing_on_Wooden_Shipwreck.jpg\">Ghost Fleet of Mallows Bay 045 &#8211; Grass Growing on Wooden Shipwreck.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia inizi\u00f2 il 2 aprile 1917, il giorno in cui il <strong><span style=\"color: #008000;\">presidente Thomas Woodrow Wilson<\/span><\/strong> dichiar\u00f2 guerra alla Germania imperiale. <strong><span style=\"color: #008000;\">Wilson<\/span><\/strong> ricopr\u00ec il suo incarico di presidente degli Stati Uniti durante un momento storico turbolento e cruciale come la Prima guerra mondiale. Nell&#8217;immediato dopoguerra gioc\u00f2 un ruolo importante alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Conferenza di pace di Parigi<\/span> <\/strong>in cui impose per primo gli Stati Uniti, per tanto tempo potenza economica e militare di secondo piano, in un ruolo dominante nello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Da mediatore ad interventista<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNegli anni dal 1914 al 1917 <strong><span style=\"color: #008000;\">Woodrow Wilson<\/span><\/strong> cerc\u00f2 sempre di tenere gli Stati Uniti fuori dalla guerra preferendo offrirsi come mediatore (senza grande successo da entrambe le parti). Quando la Germania riprese la guerra sottomarina senza limitazioni e fece un azzardato tentativo di portare dalla sua parte il Messico contro gli Stati Uniti, tramite il &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">telegramma Zimmermann<\/span><\/strong>&#8220;, Wilson decise di entrare in guerra come \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">belligerante alleato<\/span><\/strong>\u00bb.<sup id=\"cite_ref-42\" class=\"reference\"><\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-44847 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/President_Woodrow_Wilson_by_Harris__Ewing_1914-crop-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"721\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Thomas Woodrow Wilson, 28\u00b0 presidente democratico degli Stati Uniti fu un personaggio controverso. Da una parte considerato il principale promotore di una nuova pace e stabilit\u00e0 europea (cosa che gli valse il Nobel) dall&#8217;altra viene ricordato per il suo deciso incitamento alla segregazione razziale (era lui stesso razzista) e per la sua politica volta ad imporre la politica statunitense sulle nazioni del Centro e Sudamerica, dove l&#8217;Esercito degli Stati Uniti si rese talvolta complice di numerosi massacri &#8211; autore Harris &amp; Ewing <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Thomas_Woodrow_Wilson.jpg\">Thomas Woodrow Wilson.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una decisione combattuta che presentava un enorme complicazione: la necessit\u00e0 di spostare uomini, armi e rifornimenti di ogni tipo attraverso l&#8217;Oceano Atlantico sotto la minaccia continua di letali sommergibili. Tra il 1899 e il 1915 i cantieri navali statunitensi avevano varato solo 540.000 tonnellate di navi ma ora, per mantenere un grande esercito in Europa, se ne sarebbero dovute costruire per un totale di 6.000.000 di tonnellate in soli 18 mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un progetto innovativo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel febbraio 1917 l&#8217;ingegnere <strong><span style=\"color: #008000;\">Frederic Augustus Eustis<\/span><\/strong>, present\u00f2 un piano di costruzione a <strong><span style=\"color: #008000;\">William Denman<\/span><\/strong>, presidente del United States Shipping Board. Al posto di costose navi in \u200b\u200bacciaio, Eustis ipotizz\u00f2 un ampio programma di costruzione di navi in \u200b\u200blegno, pi\u00f9 veloce ed economico, che non avrebbe vincolato i cantieri navali richiedendo di fatto personale non particolarmente qualificato.\u00a0La proposta fu ben accettata e, con l\u2019approvazione del <strong><span style=\"color: #008000;\">presidente Wilson<\/span><\/strong>, fu avviata. I piani iniziali di Denman prevedevano la costruzione di ben mille navi a vapore in legno entro 18 mesi. Sulla base di un progetto standard, elaborato da <strong><span style=\"color: #008000;\">Theodore Ferris<\/span><\/strong>, capo architetto navale della <strong><span style=\"color: #008000;\">Emergency Fleet Corporation (EFC)<\/span><\/strong> (un&#8217;agenzia appartenente al neo-nato <strong><span style=\"color: #008000;\">United States Shipping Board<\/span><\/strong>) furono stabilite le caratteristiche di massima: lunghezza da 80 a 100 metri, alimentate da motori da 1.500 cavalli, in grado di raggiungere una velocit\u00e0 massima di 10 nodi e con una media di 3.500 tonnellate di carico, utilizzando per ognuna 500 chilometri di tavole di pino giallo o di abete Douglas.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-44850 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/schema-wooswn-ship-mallows.gif\" alt=\"\" width=\"2451\" height=\"1772\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">schema costruttivo delle navi &#8211; da <\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.cocatrez.net\/Water\/FerrisShips\/FerrisShips.html\">http:\/\/www.cocatrez.net\/Water\/FerrisShips\/FerrisShips.html<\/a><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lo storico <strong><span style=\"color: #008000;\">Shomette<\/span><\/strong>, tutti i componenti in legno sarebbero stati pretagliati, numerati e finiti secondo le specifiche prima della spedizione ai cantieri di fabbricazione. Inoltre, sarebbero state sviluppate nuove tecnologie per facilitare la produzione di massa e istituito un complesso nazionale di scuole per formare il personale. Era un compito arduo, ma ben presto 35 cantieri navali sulla costa del Pacifico, 33 sulla costa atlantica, 18 sulla costa del Golfo e uno sui Grandi Laghi ricevettero un contratto per costruire quelle navi. Si scopr\u00ec dopo che molti dei cantieri esistevano solo sulla carta, almeno fino all&#8217;aggiudicazione dei contratti. Furono quindi emessi ordini massicci per il legname nel luglio 1917, per costruire i primi 433 piroscafi in legno entro ottobre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci\u00f2 l\u2019avversione dell&#8217;industria siderurgica si trasform\u00f2 presto in una lotta burocratica fra lobbies e, nel novembre dello stesso anno, il caos si abbatt\u00e9 sul programma. Il legname cominci\u00f2 ad accumularsi nei cantieri navali, in gran parte \u00a0ancora verde o non tagliato secondo le specifiche (che spesso risultarono errate). Il 1 dicembre 1917, otto mesi dopo l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;America, la prima unit\u00e0, il <strong><span style=\"color: #008000;\">North Bend<\/span><\/strong>, fu varata nel Pacifico dopo 120 giorni di costruzione. Nel maggio 1918 il primo piroscafo in legno fu finalmente equipaggiato, sottoposto a prove in mare e consegnato pronto per il servizio effettivo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/STORIA-US-StateLibQld_1_147035_North_Bend_ship.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-US-StateLibQld_1_147035_North_Bend_ship.jpg\" width=\"480\" height=\"674\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ormeggio delle navi al North Bend <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:StateLibQld_1_147035_North_Bend_(ship).jpg\">https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:StateLibQld_1_147035_North_Bend_(ship).jpg<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le continue lotte burocratiche fra le diverse lobby portarono a far comparire sulla stampa nazionale statunitense accuse di cattiva gestione sulla gestione delle navi, mal costruite con legno non stagionato. Di fatto nell&#8217;ottobre 1918 erano state completate solo 134 navi ed altre 263 erano ancora a met\u00e0 dell\u2019opera. In pratica, quando la Germania si arrese l&#8217;11 novembre 1918, nessuna di loro aveva ancora attraversato l&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il dopo guerra<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe accuse del Congresso di inettitudine burocratica portarono ad una inchiesta che ebbe dei risultati scioccanti:\u00a0 delle 731 navi previste da contratto solo 98 erano state consegnate. Di queste, solo 76 avevano trasportato merci, principalmente nelle acque costiere del Pacifico. Emersero molte magagne costruttive &#8230; \u00e8 il caso di dire facevano acqua da tutte le parti. Nonostante tutto, compresa l\u2019indignazione del Congresso, la costruzione delle navi continu\u00f2 e, nel settembre 1919, 264 di loro erano operative, 195 avevano almeno una volta attraversato l\u2019Atlantico e 40 l&#8217;avevano fatto due volte. Il crollo economico mondiale del dopoguerra, le necessit\u00e0 di rivedere le soluzioni precedenti e, non ultima, l\u2019introduzione del motore diesel rese obsoleti gli impianti a vapore della flotta di legno. Fu cos\u00ec che il 27 dicembre 1920, lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Shipping Board<\/span><\/strong> decise di smaltire quella flotta che si avviava velocemente sul viale del tramonto: 285 navi che cadevano a pezzi per lo pi\u00f9 abbandonate lungo il fiume James in Virginia. Questa flotta, costata ai contribuenti americani tra 700.000 e 1.000.000 di dollari per nave, fu offerta in vendita in toto come una singola unit\u00e0 &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">cos\u00ec com&#8217;\u00e8 e dov&#8217;\u00e8<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel settembre 1922, 233 navi della flotta furono vendute per $ 750.000 alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Western Marine and Salvage Company (WM&amp;SC)<\/span><\/strong>, una societ\u00e0 di recupero di rottami metallici di Alexandria, Virginia. La compagnia chiese immediatamente al Dipartimento della Guerra il permesso di trasportare la flotta dal James al Potomac, dove sarebbe stata tenuta in un&#8217;area di ormeggio autorizzata dal governo di 1.500 acri al largo di <strong><span style=\"color: #008000;\">Widewater<\/span><\/strong>, Virginia, a circa 30 miglia da Washington, DC.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-44840 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-32.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"392\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-32.jpg 1000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-32-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-32-768x511.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le navi venivano incendiate per recuperare i metalli &#8211; Photo credit National Archives<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Widewater<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn quel grande parcheggio ogni nave sarebbe stata rimorchiata individualmente ad Alessandria per le demolizioni, parten<span style=\"color: #008000;\">d<\/span>o dai macchinari e altre attrezzature idonee alla rottamazione. Quindi, spogliata di tutto il possibile sarebbe rientrata all&#8217;ancoraggio, dove lo scafo sarebbe bruciato fino alla linea di galleggiamento, spogliato dei piccoli accessori rilasciati dal fuoco, trascinato in una vicina palude, bruciato ancora una volta e infine sepolto. Il sistema, per quanto studiato meticolosamente non funzion\u00f2, molti forse troppi, per essere casuali, incidenti portarono gli investigatori governativi a richiedere una rivalutazione completa del programma. Cinque mesi dopo WM&amp;SC present\u00f2 un piano rivisto che, nonostante le proteste degli abitanti locali, inizi\u00f2 il 21 settembre quando il <strong><span style=\"color: #008000;\">piroscafo Aberdeen<\/span><\/strong> fu sistematicamente spogliato di tutti gli accessori, arenato nella zona umida e bruciato sotto la linea di galleggiamento. L&#8217;esperimento fu un completo successo, anche se l\u2019impatto sulle vicine secche, frequentate dai pescatori, fu visibile. A met\u00e0 ottobre quattro navi erano state bruciate, ma solo due erano state spiaggiate. Gli altri due affondarono all&#8217;ancora, compromettendo la navigazione locale. Ancora una volta i pescatori locali protestarono e quando, il 15 ottobre, il governo annunci\u00f2 che a Widewater sarebbero state distrutte ben 218 navi, la protesta popolare aument\u00f2 a tal punto che le operazioni furono temporaneamente sospese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Da Widewater a Mallows bay<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nFu cos\u00ec che, nell&#8217;aprile 1924, la societ\u00e0 acquist\u00f2 566 acri di terreno agricolo che cingevano una piccola e remota rientranza sul litorale del Maryland di fronte a Widewater, conosciuta localmente come Mallows Bay. \u00a0Ben quattro linee di ferrovia marittima, moli, uffici, magazzini e dormitori dei lavoratori furono costruiti a Sandy Point, sul margine settentrionale della baia, per facilitare la rimozione e la sepoltura delle carcasse incendiate, ma le difficolt\u00e0 di WM &amp; SC proliferarono. La protesta popolare prolifer\u00f2 contro l&#8217;uso di Mallows Bay per la demolizione della flotta. Da un lato l&#8217;azienda che, a fronte delle spese crescenti, doveva ancora realizzare un profitto, dall\u2019altro i marinai e i pescatori locali e la US Navy stessa preoccupati che le navi a Widewater potessero ostacolare la navigazione, bloccando l&#8217;uscita strategica dal Washington Navy Yard.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-44839 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-22.jpg\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"371\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-22.jpg 1000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-22-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/mallows-bay-22-768x476.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 599px) 100vw, 599px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le navi di legno bruciate a Mallows Bay il 7 novembre 1925. Foto National Archives<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">WM&amp;SC<\/span><\/strong> fu costretta ad agire in modo drammatico e, il \u00a07 novembre 1925, 31 navi furono legate insieme in con un grande cavo d&#8217;acciaio e gli fu dato fuoco. Un rogo immane che fu scorto con preoccupazione dalla vicina base dei Marines di Quantico, Virginia, tanto che centinaia di loro accorsero per combattere l&#8217;incendio prima di venire informati che l\u2019azione era voluta. Le carcasse furono trasportate a <strong><span style=\"color: #008000;\">Mallows Bay<\/span><\/strong> e il processo di demolizione inizi\u00f2 di nuovo. Ma presto, come prima, a causa della cattiva gestione e pianificazione, il lavoro rallent\u00f2 a passo d&#8217;uomo. Nell&#8217;agosto 1929 WM&amp;SC aveva portato 169 navi della flotta di legno a Mallows Bay in attesa dello smantellamento finale. Con l&#8217;aggravarsi della depressione, le perdite divennero insostenibili e, nel marzo del 1931, l\u2019azienda cess\u00f2 definitivamente l&#8217;attivit\u00e0 senza provvedere allo smaltimento delle carcasse di Mallows Bay. Per ironia della sorte, nel dicembre 1934, un tribunale locale stabil\u00ec che le carcasse non appartenevano a nessuno e potevano essere &#8220;salvate&#8221; da chiunque. Questo comport\u00f2 un fiorire di attivit\u00e0 illecite a colpi di dinamite per il recupero dei rottami. Le attivit\u00e0 attirarono numerosi sciacalli e nacquero persino cinque bordelli galleggianti e non meno di 26 distillerie clandestine nelle vicinanze. Senza parlare del danno ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La fame di metallo nella seconda guerra mondiale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuando inizi\u00f2 la seconda guerra mondiale, il prezzo dei rottami metallici sal\u00ec alle stelle e il 28 giugno 1940 il governo federale cre\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Metals Reserve Company<\/span><\/strong> per recuperare circa 20.000 tonnellate di ferro da 110 scafi che erano ancora semiaffondati nella baia. Il progetto di recupero, assegnato alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Bethlehem Steel Corporation<\/span><\/strong>, assunse proporzioni industriali al punto che fu scavato un enorme bacino di carenaggio chiuso, realizzato utilizzando \u00a0giganteschi argini di terra e enormi cancelli galleggianti che potevano essere aperti e chiusi. Le navi potevano essere rimorchiate nel bacino, i cancelli chiusi, l&#8217;acqua pompata fuori lasciando i relitti a secco. A quel punto gli scafi in legno venivano bruciati completamente, lasciando solo i loro accessori di metallo. Un meccanismo che risult\u00f2 ancora una volta troppo costoso e, alla fine del 1943, era riuscita a distruggere meno di una dozzina di navi, recuperando solo una minima quantit\u00e0 di ferro. Il 22 settembre 1944, la Bethlehem, indebitata dallo sforzo, ordin\u00f2 la chiusura delle sue operazioni a Mallows Bay.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;epilogo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDopo due decenni di sforzi, la demolizione della flotta di navi a vapore in legno della <strong><span style=\"color: #008000;\">US Shipping Board<\/span><\/strong> giunse al termine. Circa 100 relitti semiaffondati rimasero nella baia, insieme a tanti rottami in parte bruciati delle altre navi. Avvennero nel tempo altri tentativi che si rivelarono inutili. Nel marzo 1993, con il supporto del St. Clements Island\/ Potomac River Museum di Colton Point, nel Maryland, lo storico e archeologo subacqueo <strong><span style=\"color: #008000;\">Donald G. Shomette<\/span><\/strong>, con una piccola sovvenzione dal Maryland Historical Trust, ha avviato uno studio per valutare le risorse marittime storiche esistenti a Mallows Bay, identificando, nei due anni successivi, 81 navi (tra cui la prima varata, la <strong><span style=\"color: #008000;\">North Bend<\/span><\/strong>). Da un punto di vista ambientale i relitti di Mallows Bay hanno modificato gli ecosistemi, anzi potremmo dire che ogni relitto \u00e8 diventato un mini-ecosistema, equivalente ad un gigantesco reef artificiale che ospita nuovamente creature fluviali e marine. Tra i fitti boschi di cedro rosso orientale, frassino verde, acero palustre rosso, circostanti le rive della baia, cervi e castori hanno preso nuovamente dimora, spostandosi a vivere sui relitti ormai irriconoscibili dalla copertura di vegetazione che li ha colonizzati. Nelle acque del fiume sono ricomparse in abbondanza le spigole striate, il pesce persico bianco, l&#8217;anguilla americana e molte altre specie di pesci, oltre a una variet\u00e0 di crostacei e molluschi, anfibi e rettili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una fine gloriosa per la flotta in legno di Mallows Bay, ritornata tra mille peripezie alla natura che la aveva generata.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in anteprima uno dei tanti relitti di questo cimitero di navi &#8211; autore Amaury Laporte<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ghost_Fleet_of_Mallows_Bay_005_-_Accomac_Shipwreck.jpg\">Ghost Fleet of Mallows Bay 005 &#8211; Accomac Shipwreck.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 18pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ringraziamento per la segnalazione su questa storia del mare al professor <strong><span style=\"color: #008000;\">Giorgio Bendoni<\/span><\/strong>, Senior Teaching Fellow all&#8217;Universit\u00e0 di Portsmouth, UK<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Donald G. Shomette<\/span><\/strong>, citato nell&#8217;articolo e autore di molti articoli su Mallows Bay, \u00e8 uno storico marittimo e archeologo subacqueo che vive a Dunkirk, nel Maryland. Il suo libro <strong><span style=\"color: #008000;\">The Ghost Fleet of Mallows Bay and Other Tales of the Lost Chesapeake<\/span><\/strong> \u00e8 stato recentemente pubblicato dalla Tidewater Publishers di Centreville, nel Maryland.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fonti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nShomette, Donald G. (Winter 2001). &#8220;The Ghost Fleet of Mallows Bay&#8221;. The Maryland Natural Resource. Archived from the original on April 20, 2011. Retrieved December 19, 2010.<br \/>\nPeck, Garrett (2012). The Potomac River: A History and Guide. Charleston, SC: The History Press. p. 145. ISBN 978-1609496005<br \/>\nKatz, Brigit. &#8220;New National Marine Sanctuary Will Protect Maryland&#8217;s &#8216;Ghost Fleet&#8217;<br \/>\nInteresting, Sometimes (18 April 2013). &#8220;The Ghost Fleet of Mallows Bay&#8221;<br \/>\nWikipedia (voci varie)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini sono prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore e le fonti o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: REPORTAGE PERIODO: XX SECOLO AREA: OCEANO ATLANTICO parole chiave: Mallows Bay, relitti, Potomac &nbsp; Mallows Bay \u00e8 una piccola baia sul lato del Maryland del fiume Potomac. 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