{"id":44693,"date":"2020-08-30T00:10:04","date_gmt":"2020-08-29T22:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=44693"},"modified":"2025-10-18T19:32:46","modified_gmt":"2025-10-18T17:32:46","slug":"le-eruzioni-recenti-ai-colli-albani-un-mito-moderno-di-ersilia-d-ambrosio-e-fabrizio-marra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/44693","title":{"rendered":"Le eruzioni recenti ai Colli Albani: un \u201cmito\u201d moderno di\u00a0Ersilia D\u2019 Ambrosio\u00a0e Fabrizio Marra"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Vulcani, Castelli Romani<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le scosse sismiche del 28 agosto 2020 hanno richiamato l&#8217;attenzione sull&#8217;area vulcanica dei Castelli Romani, una vasta area formatasi su un grande vulcano quiescente, sotto il quale le attivit\u00e0 continuano a fervere. Le scosse sismiche registrate sono quindi assolutamente giustificabili ma, grazie all&#8217;attento monitoraggio dell&#8217;INGV, la situazione \u00e8 costantemente valutata per la sicurezza della popolazione. Oggi pubblichiamo un eccellente articolo di due ricercatori che ci racconteranno la storia &#8220;recente &#8221; dei Colli Albani e scopriremo come le ultime eruzioni del super vulcano dei Castelli Romani si verificarono in tempi storici, in altre parole non cos\u00ec lontane nel tempo, geologicamente parlando.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-44701 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani.png\" alt=\"\" width=\"1300\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani.png 1300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani-300x150.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani-1024x512.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani-768x384.png 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/roma-vulcani-colli-albani-castelli-romani-1200x600.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 1300px) 100vw, 1300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fin dal XIX secolo \u00e8 stato ipotizzato che in tempi storici si fossero verificate eruzioni ai Colli Albani, il distretto vulcanico che sorge 20 km a sud-est di Roma.<\/span><\/strong> L\u2019episodio prodigioso riportato dallo storico latino Tito Livio che, nel racconto degli eventi connessi con la vittoria del re Tullo Ostilio sui Sabini (VIII a.C.), riferisce di \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">piogge di sassi sul monte Albano<\/span><\/em><\/strong>\u201d, era considerato una chiara testimonianza dei fenomeni eruttivi. Giuseppe Ponzi, esimio naturalista, estensore della prima cartografia geologica della citt\u00e0 di Roma, asser\u00ec ad una adunanza della Regia Accademia dei Lincei nell\u2019anno 1848, riportata nel Bollettino dello stesso anno: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Tito Livio non ha mancato di darci notizie di quella attivit\u00e0 vulcanica, e mi sembra chiaramente accennare al quarto periodo eruttivo alle eruzioni del Monte Pila, quando sotto Roma reale piovvero pietre sul monte laziale e una gran voce usc\u00ec dal bosco<\/span><\/em><\/strong>\u201d. Pi\u00f9 recentemente, tuttavia, la lava del <strong><span style=\"color: #008000;\">Monte Pila<\/span><\/strong> (attualmente noto come Monte Cavo) \u00e8 stata datata con il <a href=\"https:\/\/ingvvulcani.com\/glossario\/\">metodo\u00a0<sup>40<\/sup>Ar\/<sup>39<\/sup>Ar<\/a> ed ha rivelato un\u2019et\u00e0 di 265.000 anni\u00a0(Marra et al., 2003). Non pu\u00f2 essere questo, evidentemente, l\u2019edificio vulcanico al quale attribuire l\u2019ipotetica eruzione testimoniata dallo storico latino.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f5f77e;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodo 40Ar\/39Ar. Utilizza gli isotopi dell\u2019Argon, che a loro volta derivano dal decadimento del Potassio (K), un minerale molto comune nelle rocce vulcaniche. E\u2019 considerato il metodo di datazione pi\u00f9 affidabile e preciso in vulcanologia.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso numero del Bollettino della Regia Accademia dei Lincei \u00e8 pubblicato il resoconto della discussione tra lo studioso Michele Stefano De Rossi e altri accademici a proposito del rinvenimento \u201c<em><strong><span style=\"color: #008000;\">pi\u00f9 volte avvenuto nella massa del peperino e sotto esso<\/span><\/strong><\/em>\u201d di antiche monete romane. Riferendosi a studi gi\u00e0 pubblicati, \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">il referente dimostr\u00f2 constare fenomeni vulcanici esser avvenuti presso il monte albano ai tempi di Roma storic<\/span><\/em><\/strong>a\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44702 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/materiali-pietre-peperino-grigio1.gif\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"281\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">lastra di peperino da <i>lapis peperinus<\/i>\u00a0da<\/span><em><span style=\"color: #008000;\">\u00a0piper (<\/span><\/em><span style=\"color: #008000;\">pepe) \u00e8 una roccia della famiglia del <b>tufo<\/b>, di origine vulcanica (magmatica) usata anticamente per la realizzazione di acquedotti, cloache e carceri (carceri Mamertine) quindi molto resistente all\u2019acqua grazie alla sua buona struttura<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi sappiamo che\u00a0il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">peperino<\/span><\/strong>\u201d\u00a0in questione\u00a0\u00e8 il deposito piroclastico formatosi a seguito della penultima eruzione del centro vulcanico di Albano. Le\u00a0datazioni\u00a0condotte con il\u00a0<a href=\"https:\/\/ingvvulcani.com\/glossario\/\">metodo\u00a0<sup>14<\/sup>C<\/a>\u00a0sulle ossa di un uccello fossilizzato all\u2019interno del deposito e quelle del tipo\u00a0<sup>40<\/sup>Ar\/<sup>39<\/sup>Ar su singolo cristallo, hanno dimostrato che\u00a0tale deposito ha un\u2019et\u00e0 di circa 36.000 anni.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #fafa7d;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodo 40Ar\/39Ar. Utilizza gli isotopi dell\u2019Argon, che a loro volta derivano dal decadimento del Potassio (K), un minerale molto comune nelle rocce vulcaniche. E\u2019 considerato il metodo di datazione pi\u00f9 affidabile e preciso in vulcanologia.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #fafa7d;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodo del radiocarbonio o 14C. Utilizza gli isotopi del carbonio: il carbonio-14 (14C) radioattivo e il carbonio-12 (12C) stabile. In atmosfera, i due isotopi del carbonio sono contenuti in un rapporto che rimane costante anche negli organismi vegetali. Al momento della morte, sia negli organismi vegetali che animali, l\u2019isotopo 14C, instabile, inizia a decadere, trasformandosi in azoto-14, (14N), con un tempo di dimezzamento pari a 5730 anni, mentre l\u2019isotopo 12C non subisce trasformazioni; in conseguenza di ci\u00f2, col passare del tempo, il rapporto 14C\/12C diminuisce e dalla misura di questo rapporto \u00e8 possibile risalire all\u2019et\u00e0 dei resti di un organismo o del fossile che da esso si \u00e8 formato. Questo metodo \u00e8 so e largamente usato in archeologia. Pi\u00f9 limitatamente in geologia a causa del limitato intervallo temporale su cui \u00e8 applicabile, non oltre i 40.000\/60.000 anni. Si applica sul materiale organico, purch\u00e9 ben preservato. Richiede inoltre la selezione attenta del materiale che si sottopone a datazione.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 facilmente trovare una\u00a0spiegazione alternativa alla presenza di monete\u00a0subito al di sotto di esso (come peraltro lo stesso De Rossi aveva riportato), piuttosto che al suo interno, semplicemente\u00a0analizzando il contesto del rinvenimento. Il De Rossi ne diede infatti notizia contestualmente alla descrizione della scoperta \u201c<em><strong><span style=\"color: #008000;\">d\u2019una nuova tomba della necropoli arcaica albana coperta dalle eruzioni del peperino\u2026<\/span><\/strong>\u201d<\/em>\u00a0Una commissione di accademici, convocata alcuni mesi dopo per analizzare la scoperta, osserv\u00f2 che i loculi della necropoli erano scavati a m\u00f2 di cunicolo nello strato tenero (paleosuolo) al di sotto del deposito vulcanico litoide, come ampiamente rilevato in altri siti sepolcrali etruschi dell\u2019Alto Lazio. Il tesoretto di monete rinvenuto a poca distanza sarebbe stato, quindi, riposto in un piccolo cunicolo\u00a0scavato orizzontalmente nella parete affiorante.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44696 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"791\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig-1.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig-1-300x232.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig-1-768x593.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig-1-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 1 \u2013\u00a0Modello digitale del terreno nell\u2019area romana compresa tra il Tevere, l\u2019 Aniene e il Distretto Vulcanico dei Colli Albani (caldera del Tuscolano-Artemisio e crateri dell\u2019attivit\u00e0 recente). La freccia rossa indica il percorso delle presunte esondazioni del Lago di Albano in epoca romana. Sono riportati i toponimi citati nel testo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1988, i geocronologi <strong><span style=\"color: #008000;\">Dario Andretta<\/span> <\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">Mario Voltaggio<\/span><\/strong> pubblicarono su Le Scienze un\u00a0<em>excursus<\/em>\u00a0di\u00a0dati\u00a0<a href=\"https:\/\/ingvvulcani.com\/glossario\/\">geocronologici<\/a>, storico-letterari e geo archeologici che avvaloravano le ipotesi di eruzioni storiche ai Colli Albani. Un metodo di datazione pi\u00f9 moderno e comunemente usato dai vulcanologi (basato sul rapporto fra isotopi dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Argon,\u00a0<sup>40<\/sup>Ar\/<sup>39<\/sup>Ar<\/span><\/strong>) ha mostrato, di recente, come i dati geocronologici ottenuti da questi autori (e basati sul\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/ingvvulcani.com\/glossario\/\">metodo U-Th<\/a><\/span><\/strong>, generalmente usato per datare ossa e conchiglie e poco affidabile per rocce vulcaniche) fossero alquanto imprecisi e fornissero\u00a0et\u00e0 sistematicamente pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f5f584;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Metodo U\/Th. Si basa sul decadimento di alcuni isotopi della famiglia radioattiva dell\u2019Uranio-238. Tale metodo sfrutta il decadimento degli atomi di Uranio contenuti in un fossile o in una roccia. Si applica soprattutto alla datazione di sostanze ricche in carbonato di calcio (ossa, smalto di denti, stalattiti e stalagmiti, corallo, travertino, etc.). \u00c8 stato in passato anche applicato alla datazione di rocce vulcaniche, con scarso successo.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, nel caso dei prodotti del cono di scorie di Monte Fiore (Figura 1), a fronte di un\u2019et\u00e0 U\/Th di 11.400 anni (con un intervallo di errore di \u00b1 8000 anni), il metodo degli isotopi dell\u2019Argon diede un\u2019et\u00e0 di 278.000 \u00b1 5000 anni. Ultimi in ordine di tempo, all\u2019inizio degli anni 2000, i vulcanologi della Terza Universit\u00e0 di Roma hanno ritenuto di aver trovato le\u00a0evidenze delle eruzioni storiche e delle catastrofiche esondazioni del Lago di Albano\u00a0che, secondo la testimonianza dello storico greco Dionigi di Alicarnasso, si sarebbero verificate nel 398 a.C. L\u2019ipotesi di questi autori scaturiva per\u00f2 da due datazioni\u00a0<sup>14<\/sup>C compromesse da un errore metodologico. Gli studiosi, infatti, datarono col metodo del radiocarbonio non legno o osso, ma due\u00a0campioni di materiale terroso (paleosuolo) sottostante ad un deposito vulcanico, ottenendo et\u00e0 di circa 5000 anni\u00a0(Figura 2). Gi\u00e0 a partire dagli anni \u201980, tuttavia, \u00e8 noto in archeologia che la\u00a0datazione di campioni \u201cbulk\u201d\u00a0(ossia sul totale del materiale terroso che contiene anche una parte di materia organica di natura imprecisata) \u00e8 un procedimento del tutto inappropriato che\u00a0d\u00e0 luogo a risultati inattendibili. Tale metodo, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 utilizzato dai geocronologi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44698 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"637\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-2.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-2-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-2-768x478.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 2 \u2013\u00a0A sinistra \u00e8 riportato lo schema stratigrafico del sito in cui fu effettuata la datazione dei suoli<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">e successivamente quella dei depositi vulcanici. A destra sono mostrate le foto dei depositi campionati. La datazione diretta dei depositi primari affioranti nella sezione del GRA\/Appia Antica ha dimostrato che questi hanno et\u00e0 comprese tra 69.000 e 36.000 anni.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, non potendosi eliminare le contaminazioni recenti poich\u00e9 un\u00a0paleosuolo \u00e8 tutt\u2019altro che un \u201csistema chiuso\u201d, si ottengono\u00a0et\u00e0 sistematicamente pi\u00f9 giovani di quella reale. A dimostrazione di ci\u00f2,\u00a0il deposito vulcanico soprastante\u00a0i suoli datati 5.000 anni \u00e8 stato successivamente\u00a0datato 36.000 anni col <strong><span style=\"color: #008000;\">metodo\u00a0<sup>40<\/sup>Ar\/<sup>39<\/sup>Ar<\/span><\/strong>.\u00a0E\u2019 stato dimostrato, inoltre, attraverso correlazioni geocronologiche, petrografiche, geochimiche e il rilevamento di terreno su tutto l\u2019areale albano, che\u00a0questo \u00e8 il deposito dell\u2019ultima eruzione avvenuta ai Colli Albani\u00a0(Figura 3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44697 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-3.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-3.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-3-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-3-768x488.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-3-320x202.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 3 \u2013\u00a0Nella colonnina centrale sono mostrate le 7 unit\u00e0 eruttive di Albano e le cinque datazioni 40Ar\/39Ar effettuate sui prodotti prossimali. Nella planimetria \u00e8 mostrata la posizione dei diversi siti nei quali sono stati prelevati i campioni per le datazioni 40Ar\/39Ar dei depositi vulcanici e quelli per le datazioni 14C dei suoli ad essi interposti.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori datazioni effettuate sui suoli (figura 3) hanno dato et\u00e0 molto disparate, sistematicamente pi\u00f9 giovani di quelle delle unit\u00e0 primarie soprastanti ottenute con il metodo\u00a0<sup>40<\/sup>Ar\/<sup>39<\/sup>Ar, fino a mostrare et\u00e0 apparenti di poche migliaia di anni, analogamente a quanto avvenuto con le datazioni fatte all\u2019inizio degli anni 2000. <strong><span style=\"color: #008000;\">Tutti i depositi vulcanici presenti nella piana di Ciampino attribuiti ad eruzioni pi\u00f9 recenti di 36.000 anni e alle supposte tracimazioni, sono risultati essere quelli dell\u2019attivit\u00e0 del cratere di Albano avvenuta tra 69.000 e 36.000 anni fa.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste et\u00e0 cos\u00ec giovani sono state interpretate come l\u2019evidenza di eruzioni storiche e di messa in posto di\u00a0<a href=\"https:\/\/ingvvulcani.com\/glossario\/\">lahar<\/a>, depositi vulcanoclastici rimaneggiati in forma di colate di fango che si sarebbero originati a seguito delle tracimazioni del Lago di Albano e sarebbero proseguiti fino al 398 a.C., anno della conquista della citt\u00e0 di Veio, quando i Romani avrebbero deciso di costruire l\u2019emissario del Lago di Albano, proprio per impedire tali fenomeni disastrosi. Questi lahar, tracimando dal bordo nord-occidentale del cratere, avrebbero infatti inondato ripetutamente la piana di Ciampino (Figura 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 questi fenomeni catastrofici potessero avvenire, tuttavia,\u00a0le acque del lago avrebbero dovuto essere prossime al bordo craterico, come ipotizzato dai sostenitori di questa tesi. Lo studio delle caratteristiche costruttive dell\u2019opera idraulica romana ha, per\u00f2, dimostrato che\u00a0il livello del lago al momento dello scavo non poteva essere superiore a quello del tunnel stesso, cio\u00e8 ben 70 metri al di sotto del punto pi\u00f9 basso dell\u2019orlo craterico da cui dovrebbero tracimare le acque (Figura 4a). Gli autori di tale ipotesi, infatti, avevano posto come condizione necessaria per le tracimazioni che il livello del Lago Albano in epoca romana fosse molto pi\u00f9 alto di quello attuale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44699 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-4.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-4.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-4-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/castelli-romani-fig.-4-768x458.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 4 \u2013\u00a0a) topografia del Cratere di Albano e traccia del profilo A-B-C; b) Illustrazione dei resti del complesso monumentale all\u2019imbocco del tunnel emissario: in arancione \u00e8 evidenziato il cunicolo inclinato (tunnel adducente) che fu inizialmente scavato alcuni metri sopra il livello del lago, per poi connettersi con il tunnel emissario, secondo le modalit\u00e0 costruttive illustrate a fianco e descritte nel testo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scavo del tunnel fu eseguito da due squadre di \u201c<em>fossores<\/em>\u201d che lavoravano in direzioni contrapposte, l\u2019una dal lago, l\u2019altra dall\u2019esterno della cinta craterica (Figura 4b-i). Il tratto scavato dall\u2019interno del cratere verso l\u2019esterno partiva alcuni metri sopra il livello delle acque del lago, con una maggiore inclinazione verso il basso. Quanto rimane di questo \u201ccunicolo\u201d, inclinato di 35\u00b0 rispetto alla verticale, \u00e8 ancora visibile all\u2019imbocco del tunnel emissario (Figura 5d-d\u2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In corrispondenza del punto in cui lo scavo incontrava la prosecuzione ideale della galleria iniziata dall\u2019esterno, l\u2019inclinazione veniva\u00a0modificata cos\u00ec da renderla identica a quella della galleria opposta e farla proseguire fino all\u2019incontro dei due tunnel (Figura 4b-ii).\u00a0Questo metodo permetteva di scavare tutta la galleria a secco, partendo dai due versanti opposti e dimezzando i tempi d\u2019esecuzione. Completato il congiungimento,\u00a0il livello di base del cunicolo pi\u00f9 inclinato veniva abbassato, fino a fargli lambire la superficie del lago e\u00a0consentire l\u2019inizio del deflusso dell\u2019acqua\u00a0(Figura 4b-iii-iv). La quota del cunicolo inclinato permette, quindi, di stimare la\u00a0quota massima del livello dell\u2019acqua\u00a0al momento della realizzazione dell\u2019emissario (Figura 4b), che necessariamente non poteva essere pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44700 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-5.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"791\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-5.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-5-300x232.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-5-768x593.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/catelli-romani-fig.-5-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Figura 5 \u2013\u00a0a) Vista del Lago di Albano dal punto opposto rispetto all\u2019imbocco dell\u2019emissario. b \u2013 b\u2019) Foto e disegno della camera di manovra in corrispondenza dell\u2019imbocco dell\u2019emissario del lago monumentalizzata in et\u00e0 tardo repubblicana. c) Imbocco del tunnel originale realizzato nel 398 a.C. d-d\u2019) Foto e disegno del cunicolo adducente realizzato dai costruttori romani per iniziare lo scavo del tunnel sopra il livello delle acque del lago.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Ersilia D\u2019 Ambrosi <sup>1<\/sup>\u00a0e Fabrizio Marra <sup>2<\/sup><\/span><\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali-Direzione Musei Archeologici e Storico-Artistici.<br \/>\n<sup>2<\/sup>Istituto Nazionale di Geofisica\u00a0 e Vulcanologia.<\/p>\n<p>Articolo pubblicato originariamente da <a href=\"https:\/\/ingvterremoti.com\/\">https:\/\/ingvterremoti.com\/<\/a><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nBIBLIOGRAFIA<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Andretta, D., Voltaggio, M., 1988. La cronologia recente del vulcanismo dei Colli Albani. Le Scienze, 41, 243, 26-36.<\/p>\n<p>D\u2019Ambrosio, E., Giaccio, B., Lombardi, L., Marra, F., Rolfo, M.F., Sposato, A., 2010. L\u2019attivit\u00e0 recente del centro eruttivo di Albano tra scienza e mito: un\u2019analisi critica del rapporto tra il vulcano laziale e la storia dell\u2019area albana. In: Ghini G. Ed., Proceedings of Sesto Incontro di Studi sul Lazio e Sabina, Roma 4-6 Marzo 2009. Lazio e Sabina 6, Ed. Quasar Roma, 125-136.<\/p>\n<p>Funiciello, R., Giordano, G., De Rita, D., Carapezza, M.L., Barberi, F. 2002. L\u2019attivit\u00e0 recente del cratere del Lago di Albano di Castelgandolfo, Rendiconti Accademia dei Lincei, 13, 113-143.<\/p>\n<p>Funiciello, R., Giordano, G., De Rita, D., 2003. The Albano maar lake (Colli Albani Volcano, Italy): recent volcanic activity and evidence of pre-Roman Age catastrophic lahar events. Journal of Volcanology and Geothermal Research 123, 43-61.<\/p>\n<p>Giaccio, B., Marra, F., Hajdas, I., Karner D.B., Renne, P.R., Sposato A., 2009. 40Ar\/39Ar and 14C geochronology of the Albano maar deposits: implications for defining the age and eruptive style of the most recent explosive activity at the Alban Hills Volcanic District, Italy. Journal of Volcanology and Geothermal Research 185, 3, 203-213. doi:10.1016\/j.jvolgeores.2009.05.011<\/p>\n<p>Marra, F., Freda, C., Scarlato, P., Taddeucci, J., Karner, D.B., Renne, P.R., Gaeta, M., Palladino, D.M., Trigila, R. Cavarretta G. (2003) \u2013\u00a0 Post-caldera activity in the Alban Hills Volcanic District (Italy): 40Ar\/39Ar geochronology and insights into magma evolution, Bull. Volc., 65, 227-247.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: GEOLOGIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Vulcani, Castelli Romani &nbsp; Le scosse sismiche del 28 agosto 2020 hanno richiamato l&#8217;attenzione sull&#8217;area vulcanica dei Castelli Romani, una vasta area formatasi su un grande vulcano quiescente, sotto il quale le attivit\u00e0 continuano a fervere. 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