{"id":44014,"date":"2020-07-14T00:10:00","date_gmt":"2020-07-14T00:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=44014"},"modified":"2023-08-02T16:37:04","modified_gmt":"2023-08-02T14:37:04","slug":"hong-kong-pechino-e-il-mar-cinese-meridionale-di-renato-scarfi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/44014","title":{"rendered":"Hong Kong, Pechino e il mar Cinese meridionale"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR CINESE MERIDIONALE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Cina, equilibri geopolitici, Hong Kong&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: inherit; text-align: justify;\">Il 1 luglio 1997 <strong><span style=\"color: #008000;\">Hong Kong<\/span><\/strong> \u00e8 tornata alla Cina. A 23 anni da quell\u2019avvenimento senza precedenti sul piano economico, culturale, sociale e, ovviamente, politico che dopo 154 anni (trattato di Nanchino del 26 giugno 1843) ha visto ammainare l\u2019Union Jack dagli uffici pubblici, \u00e8 possibile fare un esame di quel difficilissimo matrimonio, iniziato con la promessa cinese di non influenzare la vita dei cittadini e la recente scoperta che, invece, le questioni locali sono state trattate da Pechino con mano pesante e il consueto autoritarismo.<\/span><\/p>\n<div class=\"region region-content\">\n<div id=\"block-system-main\" class=\"block block-system\">\n<div class=\"block-content\">\n<div id=\"node-13713\" class=\"node node-article node-promoted clearfix\">\n<div class=\"node-content clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\">Ma cosa \u00e8 (o era) Hong Kong?<br \/>\n<\/span><\/strong>Il pragmatismo britannico aveva fatto nascere un\u2019entit\u00e0 che non era classificabile n\u00e9 colonia n\u00e9&nbsp;<em>dominion<\/em>, ma definita come territorio dove venivano riconosciute la legge inglese (<em>common law, rules of equity, customary law<\/em>) ma anche le ordinanze del Governatore. Un\u2019entit\u00e0 in terra asiatica con una struttura economica, sociale e politica liberal-democratica analoga a quella del mondo occidentale. Un\u2019entit\u00e0 che con il tempo ha assunto una propria rilevanza e un proprio peso nell\u2019area del Pacifico, e non solo. Geograficamente parlando Hong Kong (o meglio Hiang Kian,&nbsp; le dolci lagune) \u00e8 la pi\u00f9 grande isola dell\u2019estuario del Si-Kiang. Nel 1860 Pechino fece ulteriori concessioni, permettendo l\u2019annessione a Hong Kong di una parte della penisola di Kow loon. Il successivo accordo che definiva l\u2019affitto per 99 anni a favore della Corona britannica si riferisce alla rimanente parte della penisola e alle 235 isolette circostanti. Questi nuovi territori sarebbero poi stati riconosciuti come parte integrante e inscindibile di Hong Kong nel corso delle trattative che hanno portato nel 1984 all\u2019accordo per la restituzione alla Cina di tutta l\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 poi la Cina, il paese territorialmente pi\u00f9 grande del mondo, il pi\u00f9 popoloso, economicamente fortissimo e, soprattutto, il pi\u00f9 omogeneo per cultura e lingua. Il mandarino, che era il linguaggio aulico della corte, \u00e8 oggi parlato da non meno del 70% dei cinesi, mentre il rimanente 30% parla sette altre lingue molto simili (come nelle lingue latine tra spagnolo e italiano). Un processo di unificazione linguistica e culturale che risale alla dinastia Qin (circa 220 a.C.). Nel documento preparato a suo tempo dalle due parti (per il Regno Unito Margareth Thatcher e per la Cina Deng Siao Ping) per il formale rientro di Hong Kong nell\u2019area cinese si legge che \u2026il sistema e la politica socialiste (cio\u00e8 cinese n.d.A.) non saranno applicati nella S.A.R. (<em>Special Administrative Region<\/em>) e il precedente sistema capitalista e di modo di vivere (cio\u00e8 di Hong Kong n.d.A.) rester\u00e0 invariato per 50 anni\u2026. Sappiamo oggi, alla luce dei recenti tristissimi fatti, che quelle promesse, pur costituendo un esempio di sinteticit\u00e0 e chiarezza (sulla carta), non sono state mantenute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, l\u2019accelerazione data da Xi Jinping alla \u201cnormalizzazione\u201d cinese di Hong Kong, nel palesare il desiderio di Pechino di bruciare le tappe nella sua opera di espansione politica e territoriale, espone la Cina alle giuste critiche politiche mondiali e alle prevedibili reazioni, specialmente del Regno Unito, ma non solo. Sotto il profilo economico, non sarebbe bizzarro se queste forti critiche comportassero anche un deciso calo di fiducia del mondo degli affari internazionali verso la \u201ccinesizzata\u201d Hong Kong. Una fiducia che Pechino, rispettando i patti liberamente sottoscritti, era riuscita a mantenere anche nel periodo immediatamente successivo all\u2019<em>handover<\/em>&nbsp;ma che questo gesto autoritario, giudicato sbagliato dal resto del mondo, potrebbe far crollare. Per comprendere l\u2019attuale valore economico di Hong Kong basti ricordare che figura tra i primi dieci centri finanziari mondiali per volume di scambi commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ma perch\u00e9 questa accelerazione? <\/span><br \/>\n<\/strong>Una prima risposta sta probabilmente nella storia dei cinesi, nel loro approccio alle relazioni internazionali e nella loro cultura politica. Nel \u2018700, per esempio, quando le potenze occidentali bussavano alle porte della Cina, al tempo ancora chiusa nel suo orgoglioso e diffidente isolazionismo, la Corona britannica invi\u00f2 una delegazione a Pechino, carica di molti e cospicui doni. L\u2019imperatore dell\u2019Impero di mezzo, l\u2019Imperatore di tutte le Cine, rispose ringraziando del cortese gesto di \u2026 sottomissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Quell\u2019approccio ultra nazionalista non \u00e8 cambiato<br \/>\n<\/span><\/strong>Un approccio che, tra le altre cose, vuole far dimenticare un relativamente recente passato ricco di umiliazioni per i trattati considerati iniqui e per la dura occupazione giapponese. Un approccio che ha come obiettivo l\u2019assimilazione di tutto il territorio geograficamente pertinente al pensiero e al modo di vivere cinese, eliminando \u201cpericolose\u201d derive occidentali. D\u2019altra parte, era illusorio credere che Pechino avrebbe potuto accettare a lungo che una relativamente piccola parte di Paese vivesse secondo regole non comuni alla restante parte, con il pericolo che ci\u00f2 potesse creare richieste di una liberalizzazione politica che l\u2019attuale classe dirigente cinese non ha intenzione di concedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019area cos\u00ec vasta e importante come il Pacifico, Hong Kong in versione liberale ha svolto e potrebbe continuare a svolgere un ruolo utilissimo di mediatore economico tra diverse visioni del mondo, proprio perch\u00e9 non vincolato da servit\u00f9 politiche o ideologiche. Un mediatore il cui obiettivo era e potrebbe essere soprattutto lo sviluppo, componente indispensabile per il benessere delle popolazioni. Ma ci\u00f2 non ha impedito a Pechino di imprimere una svolta autoritaria allo status di Hong Kong, minandone l\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il profilo geopolitico Hong Kong \u00e8 (o era) parte economicamente attiva di una vasta area, quella del Pacifico, dove gravitano quattro grandi potenze (USA, Russia, Cina e Giappone) e altre quattro o cinque medio-piccole. La decisione cinese di accelerare sulla strada autoritaria ha per\u00f2 incrinato il gi\u00e0 fragilissimo equilibrio della fiducia. Ci\u00f2 apre la possibilit\u00e0 di nuovi scenari, con preoccupanti implicazioni di carattere politico, militare ed economico. Una preoccupazione non peregrina, dato che, magari per recuperare voti per le prossime elezioni presidenziali, l\u2019Amministrazione Trump potrebbe giudicare utile mostrare i muscoli di fronte alle manifestazioni di assertivit\u00e0 dei cinesi e promuovere dimostrazioni di potenza che potrebbero innescare dure controreazioni da parte di Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dimostrazioni di potenza che potrebbero definitivamente incendiare un\u2019area gi\u00e0 sede di fortissime tensioni originate, ancora una volta, dal desiderio cinese di assumere nuovi e pi\u00f9 determinanti ruoli e responsabilit\u00e0 all\u2019interno della comunit\u00e0 internazionale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-44021 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1957\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-1024x783.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-768x587.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-1536x1174.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-2048x1565.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-180x138.jpg 180w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/U.S.-Navy-aircraft-assigned-Carrier-Air-Wing-14-CVW-14-fly-over-the-aircraft-carrier-USS-Carl-Vinson-CVN-70-1200x917.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quattordici velivoli Air Wing Air Quattordici (CVW-14) dell&#8217;USS CARL VINSON (CVN-70) volano in formazione durante uno spiegamento nel WESTPAC. Gli squadroni rappresentati sono: Fighter Squadron Eleven (VF-11) Red Rippers e VF-31 Tomcatters che pilotano il F-14A Tomcat; Squadrone antisommergibile Trentacinque (VS-35) in volo con l&#8217;S-3A Viking; Strike Fighter Squadron One-One-Three (VFA-113), First of the Fleet e VFA-25 Stingers che pilotano l&#8217;hornet F \/ A-18C; Squadrone tattico di guerra elettronica One-Three-Nine (VAQ-139) Cougars nel Prowler EA-6B; Carrier Airborne Early Warning Squadron One-One-Three (VAW-113) Black Eagles E-2 Hawkeye; e Attack Squadron One-Nine-Six (VA-196) con A-6E. &#8211; photo US Navy<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019area del Mar Cinese \u00e8, infatti, gi\u00e0 da tempo teatro primario del confronto tra la Marina dell\u2019Esercito di Liberazione Popolare (<strong><span style=\"color: #008000;\">People\u2019s Liberation Army Navy &#8211; PLAN<\/span><\/strong>), decisa a mettere complessivamente in discussione gli equilibri di forza nel bacino del Pacifico e i relativi concetti geopolitici e geostrategici, e la U.S. Navy, pi\u00f9 che mai determinata <strong><span style=\"color: #008000;\">a sostenere i principi della libert\u00e0 di uso del mare come presupposto indispensabile per lo sviluppo delle economie nazionali.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto \u00e8 vero che la Cina ha da tempo avviato iniziative unilaterali per \u201cproteggere\u201d le acque di suo interesse strategico cercando di impedire, al contempo, l\u2019accesso delle navi avversarie ai tratti di mare contesi. Parallelamente alla propria crescita qualitativa e quantitativa la Marina cinese ha quindi mostrato un atteggiamento sempre pi\u00f9 determinato nelle controversie per le numerose isole del Mar Cinese, importanti sia per le enormi riserve di risorse energetiche ma, soprattutto, per il loro valore strategico, essendo situate in posizione tale da permettere il controllo delle principali rotte dell\u2019area. Tali sono le disabitate isole Senkaku (o Diaoyu, come le chiamano i cinesi) contese con il Giappone, e le isole dell\u2019arcipelago delle Spratly, contese a Vietnam, Filippine, Cina, Malaysia,Taiwan e Brunei, ma trasformate dalla Cina in una base militare con piste aeree e missili antinave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aerei e navi cinesi, inoltre, hanno aumentato esponenzialmente la loro attivit\u00e0 in quelle acque, che pattugliano in maniera sempre pi\u00f9 aggressiva, proprio per sconsigliarne la navigazione da parte di unit\u00e0 \u201cnon gradite\u201d.&nbsp;A tale approccio si oppone la U.S. Navy, forte della sua tradizione navale di superficie e subacquea a cui va aggiunta una potentissima componente aerea della Marina<strong>.<\/strong>&nbsp;La possente flotta statunitense ormai da tempo assicura una robusta presenza nel Pacifico, impegno che \u00e8 frutto del concetto di uso del potere marittimo a sostegno di una politica che potremmo chiamare delle \u201cali di farfalla\u201d, dove la parte continentale degli Stati Uniti rappresenta il corpo, mentre le ali si estendono verso Est (Atlantico) e verso Ovest (Pacifico). Il gi\u00e0 forte impegno navale americano nell\u2019area, proprio a causa dell\u2019atteggiamento cinese, \u00e8 stato ultimamente aumentato, e ci\u00f2 ha richiesto un riassestamento globale della presenza statunitense sui mari del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se al momento la Cina non sembra avere l\u2019obiettivo di proiettare la sua forza politico-militare dall\u2019altra parte del globo, non si pu\u00f2 escludere che, una volta ottenuto il risultato nelle acque del Mar cinese, Pechino non desideri allargare i propri orizzonti strategici, intervenendo con la propria flotta militare in aree sensibili a lei completamente nuove. Un assaggio, in fondo, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato con la recente esercitazione navale avente lo scopo di approfondire le capacit\u00e0 navali congiunte, anche per operazioni antipirateria, che si \u00e8 svolta nelle acque dell\u2019Oceano Indiano (dove le navi militari cinesi sono presenti continuativamente dal 2009) e del Golfo di Oman lo scorso dicembre 2019, con la partecipazione di unit\u00e0 militari iraniane, russe e, appunto, cinesi. Una crescita qualitativa, quantitativa e operativa di una Marina che, diventata rapidamente la Forza Armata pi\u00f9 importante della Cina, appare come un efficace strumento di pressione scelto da Xi Jinping per far aumentare, in un\u2019ottica di lungo periodo, la capacit\u00e0 cinese di ottenere dei vantaggi diplomatici o di volgere le controversie internazionali a suo favore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sul teatro del Pacifico recita la propria parte anche il Giappone, altro attore marittimo regionale dotato di una flotta moderna e competitiva, che pur non schierando ancora una portaerei (indispensabile per un\u2019adeguata e pronta copertura aereonavale per ogni operazione in mare) potrebbe presto approvigionarla anche alla luce delle continue irritanti provocazioni cinesi. Lo scorso mese di marzo, per esempio, la Cina ha effettuato alcune manovre aeronavali che hanno comportato, a quanto si apprende dalle agenzie, anche delle penetrazioni nella <strong><span style=\"color: #008000;\">Air Defence Identification Zone<\/span><\/strong> giapponese, suscitando comprensibili allarmi. In tale ambito va sottolineato che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Japan Maritime Self-Defense Force (JMSDF)<\/span> <\/strong>ha un\u2019impostazione prevalentemente indirizzata alla protezione del proprio traffico commerciale e al mantenimento della libert\u00e0 di uso delle vie marittime e una consistenza che, al momento, sostanzialmente bilancia quella cinese. Ci\u00f2 nonostante, non si prevede che la sua capacit\u00e0 complessiva possa crescere significativamente nei prossimi anni, mentre quella cinese entro il 2030 potrebbe diventare non meno del 40% circa superiore all\u2019attuale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9097\" aria-describedby=\"caption-attachment-9097\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-9097 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/WO-AX398_CHINAU_9U_20150805163313.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"870\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/WO-AX398_CHINAU_9U_20150805163313.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/WO-AX398_CHINAU_9U_20150805163313-241x300.jpg 241w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9097\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le isole contese<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/mamvas.blogspot.com\/2015\/05\/las-islas-artificiales-que-podrian.html\">https:\/\/mamvas.blogspot.com\/2015\/05\/las-islas-artificiales-que-podrian.html<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La postura della flotta cinese, inoltre, appare, indirizzata alla proiezione di potenza e alla possibilit\u00e0 di acquisizione e controllo delle aree marittime di interesse strategico, come dimostrano le recenti esercitazioni navali cinesi, caratterizzate da attivit\u00e0 di assalto anfibio, svoltesi dal 1 al 5 luglio scorsi nelle acque comprese tra l\u2019isola di Hainan e l\u2019arcipelago delle isole Paracelso (sottratto al Vietnam nel 1974 e ancora oggetto di contenzioso). Un chiaro segnale che fa comprendere come Pechino non abbia alcuna intenzione di ammorbidire il suo approccio in quelle acque. L\u2019evento, che non ha fatto altro che accrescere le tensioni regionali, ha immediatamente sollevato forti reazioni e critiche da parte dei paesi rivieraschi con i quali la Cina ha contenziosi in corso da molti anni, in particolare Vietnam (ovviamente) e Filippine, che hanno inoltrato formale protesta per via diplomatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli Stati Uniti hanno fatto sentire la propria voce, attraverso una dura nota del Dipartimento della Difesa statunitense, con la quale si \u00e8 dichiarato \u201c<span style=\"font-size: 12pt;\"><em><strong><span style=\"color: #008000;\">\u2026 concerned about the People\u2019s Republic of China (PRC) decision to conduct military exercises around the Paracel Islands in the South China Sea on July 1-5. <\/span><span style=\"color: #008000;\">The designated area where the exercises are due to take place encompass contested waters and territory. Conducting military exercises over disputed territory in the South China Sea is counterproductive to efforts at easing tensions and maintaining stability. The PRC\u2019s actions will further destabilize the situation in the South China Sea. Such exercises also violate PRC commitments under the 2002 Declaration on the Conduct of Parties in the South China Sea to avoid activities that would complicate or escalate disputes and affect peace and stability. The military exercises are the latest in a long string of PRC actions to assert unlawful maritime claims and disadvantage its Southeast Asian neighbors in the South China Sea. The PRC\u2019s actions stand in contrast to its pledge to not militarize the South China Sea and the United States&#8217; vision of a free and open Indo-Pacific region, in which all nations, large and small, are secure in their sovereignty, free<\/span> <span style=\"color: #008000;\">from coercion, and able to pursue economic growth consistent with accepted international rules and norms. The Department of Defense will continue to monitor the situation with the expectation that the PRC will reduce its militarization and coercion of its neighbors in the South China Sea. We urge all parties to exercise restraint and not undertake military activities that might aggravate disputes in the South China Sea<\/span><\/strong><\/em><strong><span style=\"color: #008000;\">\u2026<\/span><\/strong><\/span>\u201d<sup>1<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Alla nota ufficiale sono seguiti i fatti: le portaerei Nimitz (CVN-68) e Ronald Reagan (CVN-76) sono state inviate nell\u2019area, insieme alle rispettive navi di scorta.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Marina statunitense continuer\u00e0 quindi a giocare un ruolo fondamentale nel contrastare una ancora giovane (e per molti versi inesperta) Marina cinese, in virt\u00f9 della possibilit\u00e0 di schierare una flotta potentissima, che pu\u00f2 vantare undici portaerei a propulsione nucleare (le pi\u00f9 grandi e potenti navi militari oggi esistenti), contro le due convenzionali della Cina (di cui una varata lo scorso anno). Le unit\u00e0 statunitensi pi\u00f9 recenti, classe Gerald Ford (ne sono previste complessivamente dieci e la prima \u00e8 stata varata nel 2013), hanno un dislocamento pari a oltre 100.000 tonnellate a pieno carico, vantano un\u2019autonomia limitata solamente dalle forniture di viveri, armi e dal carburante per gli aerei e imbarcano 75 F-35 in versione navale, oltre ad altri velivoli ed elicotteri. Una potenza impressionante se confrontata con l\u2019attuale consistenza cinese. Pechino, comunque, prevede che entro il 2030 potr\u00e0 schierare quattro portaerei e che, per il 2049, potr\u00e0 vantare una forza attiva di dieci portaerei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo la Russia, declassata da interprete globale a potenza regionale, ma la cui Marina \u00e8 ultimamente in forte crescita qualitativa, osserva i contendenti e intesse la sua tela di alleanze nell\u2019area dell\u2019Indo-Pacifico, in attesa di poter tornare a essere attore di primissimo piano in quel teatro. Dopo i problemi degli ultimi decenni, che avevano portato a una riduzione di un terzo della flotta nel Pacifico e alla distruzione di tutti i missili ICBM a est degli Urali, infatti, la flotta russa si \u00e8 riorganizzata con nuove navi, tant\u2019\u00e8 che la&nbsp;<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Voenno-morskoj Flot<\/span><\/strong><\/em>, nonostante recentemente sia stata numericamente&nbsp;<a href=\"https:\/\/improb.com\/best-military-navy-force\/\">surclassata<\/a> dalla Marina cinese, rappresenta ancora una delle pi\u00f9 potenti marine da guerra del mondo sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi i drammatici fatti di Hong Kong e le esercitazioni navali nel Mar Cinese meridionale sembrano essere solo gli ultimi due, in ordine di tempo, importanti tasselli chiarificatori della direzione che sta seguendo Pechino nelle questioni regionali. Un\u2019area che da decenni \u00e8 teatro di un complesso <em>puzzle<\/em>&nbsp;di dispute territoriali che vedono i paesi rivieraschi (Cina, Giappone, Vietnam. Corea del Sud, Filippine, Malesia, Taiwan e Brunei) rivendicare confini invisibili e il diritto a fruire dei tesori (quel tratto di mare \u00e8 ricchissimo di petrolio, gas e naturalmente pesce) che vi si trovano e vedono la U.S. Navy impegnata a far rispettare i principi di libera navigazione, a tutela del diritto internazionale e dei propri interessi nazionali. Su quelle acque, infatti, transita un terzo del traffico merci marittimo globale, per un valore di circa 5mila miliardi di dollari annuo. E un quarto di quelle merci sono americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A poco \u00e8 servita la decisione, nel 2016, del Tribunale di Arbitrato dell\u2019Aja, secondo cui le pretese cinesi rappresentavano una violazione del diritto internazionale. Pechino ha sempre fatto finta di nulla.<\/span><\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, in quella zona geopoliticamente sempre pi\u00f9 cruciale, la tensione continua a salire, creando il pericolo di un conflitto armato regionale, dal quale la U.S. Navy difficilmente potrebbe sottrarsi. \u00c8 indubbio che le recenti esercitazioni militari cinesi, effettuate in questo particolare momento di tensione aumentato dai fatti di Hong Kong, abbiano un carattere altamente provocatorio e che possano costituire la miccia che potrebbe innescare azioni e controreazioni potenzialmente devastanti per la sicurezza dell\u2019area, come \u00e8 indubbio che le manovre di assalto anfibio alimentino il timore che gli appetiti territoriali cinesi non siano stati ancora soddisfatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Si comprende, quindi, come questa delicata area rappresenti oggi uno dei punti caldi del mondo, con nuovi contrasti che si sommano ai vecchi e mai sopiti rancori, accrescendo i rischi dell\u2019attuale nuovo contesto geopolitico. In prospettiva futura essa rappresenta il nodo di grandi interessi economici e strategici che potrebbero aver conseguenze su altre aree a noi pi\u00f9 prossime, o su questioni di nostro diretto interesse.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Renato Scarfi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdendnote1\">\n<p><sub><sup>1<a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/hong-kong-pechino-e-il-mar-cinese-meridionale?fbclid=IwAR3eBCUTN4qm_lFH0n-mCaGC3iYvCXtl3WMqzUUjPkirB92ZERjBbwtMejU\">&nbsp;<\/a><\/sup><a href=\"https:\/\/www.defense.gov\/Newsroom\/Releases\/Release\/Article\/2246604\/peoples-republic-of-china-military-exercises-in-the-south-china-sea\/fbclid\/IwAR3ogXCEVRlvoV01iw_PPZx5-zik00MSnEUGujyh7kv1A_idgQwneiXQUFk\/\">https:\/\/www.defense.gov\/Newsroom\/Releases\/Release\/Article\/2246604\/peoples-republic-of-china-military-exercises-in-the-south-china-sea\/fbclid\/IwAR3ogXCEVRlvoV01iw_PPZx5-zik00MSnEUGujyh7kv1A_idgQwneiXQUFk\/<\/a><\/sub><\/p>\n<p>in anteprima berretto della marina popolare cinese &#8211; Hong Kong Museum of Coastal Defence, HKMCD, Shau Kei Wan, Hong Kong &#8211; autore Cyethansami <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HK_Shau_Kei_Wan_%E9%A6%99%E6%B8%AF%E6%B5%B7%E9%98%B2%E5%8D%9A%E7%89%A9%E9%A4%A8_Museum_of_Coastal_Defence_HKMCD_Navy_PLA_Cap_Badge_April-2012.JPG\">File:HK Shau Kei Wan \u9999\u6e2f\u6d77\u9632\u535a\u7269\u9928 Museum of Coastal Defence HKMCD Navy PLA Cap Badge April-2012.JPG &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><sub>articolo pubblicato originariamente su <a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/hong-kong-pechino-e-il-mar-cinese-meridionale?fbclid=IwAR3eBCUTN4qm_lFH0n-mCaGC3iYvCXtl3WMqzUUjPkirB92ZERjBbwtMejU\">Difesaonline.it<\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/sub><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: MAR CINESE MERIDIONALE parole chiave: Cina, equilibri geopolitici, Hong Kong&nbsp; . Il 1 luglio 1997 Hong Kong \u00e8 tornata alla Cina. 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E\u2019 stato collaboratore della Rivista Marittima e della Rivista informazioni della Difesa, con articoli di politica internazionale e sul mondo arabo-islamico. \u00c8 laureato in scienze marittime e navali presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa e in scienze internazionali e diplomatiche presso l\u2019Universit\u00e0 di Trieste e ha un Master in antiterrorismo internazionale. \u00c8 autore dei saggi \u201cAspetti marittimi della Prima Guerra Mondiale\u201d e \u201cIl terrorismo jihadista\u201d\",\"url\":\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/renato-scarfi\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Hong Kong, Pechino e il mar Cinese meridionale &#8226; OCEAN4FUTURE autore","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/44014","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Hong Kong, Pechino e il mar Cinese meridionale &#8226; OCEAN4FUTURE autore","og_description":"tempo di lettura:  11 minuti. . 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