{"id":42414,"date":"2025-05-27T00:02:00","date_gmt":"2025-05-26T22:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=42414"},"modified":"2025-05-16T21:28:51","modified_gmt":"2025-05-16T19:28:51","slug":"42414","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/42414","title":{"rendered":"La campagna oceanografica del HMS Challenger"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: dal XIX secolo ad oggi<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Storia dell&#8217;oceanografia<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La campagna oceanografica del <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Challenger<\/span><\/strong> avvenuta nel 1870 dur\u00f2 1.000 giorni e coprendo oltre 68.000 miglia nautiche. Molti la considerano la prima vera spedizione oceanografica perch\u00e9 produsse in maniera sistematica un&#8217;enorme quantit\u00e0 di informazioni sull&#8217;ambiente marino. Gli scienziati identificarono molti nuovi organismi e raccolsero dati in 362 stazioni oceanografiche sulla temperatura e chimica del mare, sulle correnti compresa la bio fauna (plancton) da loro trasportata, spingendosi anche a raccogliere campioni\u00a0 sul fondo dell&#8217;oceano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42418\" aria-describedby=\"caption-attachment-42418\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-42418 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/41_history_1-challenger.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/41_history_1-challenger.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/41_history_1-challenger-300x125.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/41_history_1-challenger-768x320.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-42418\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">un illustrazione dal rapporto scientifico della campagna oceanografica del HMS Challenger<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati scientifici del viaggio furono pubblicati in un rapporto di missione che fu scritto in ben cinquanta volumi per 29.500 pagine, che necessit\u00f2 di 23 anni per essere compilato. La documentazione scritta dai membri della spedizione Challenger forn\u00ec una ricca descrizione della flora, della fauna e delle culture delle terre visitate, corredata da un nuovo strumento, la fotografia, che arricch\u00ec l&#8217;illustrazione scientifica.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f5f067;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-17640 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/thompson-vaughan.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"283\" \/><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il primo scienziato che rifer\u00ec di aver studiato il plancton marino fu un chirurgo e naturalista dilettante, John Vaughan Thompson che, nel 1828, si dilettava nel suo tempo libero a rimorchiare una rete a maglie fini per raccogliere animali marini al largo dell&#8217;Irlanda. I suoi studi portarono alla prima descrizione delle fasi di vita dei granchi. Charles Darwin utilizz\u00f2 una rete simile per raccogliere gli organismi marini durante il suo viaggio a bordo del Beagle, dal 1831 al 1836.<img decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/800px-Joseph_Dalton_Hooker_NLM3-686x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 800px-Joseph_Dalton_Hooker_NLM3-686x1024.jpg\" width=\"245\" height=\"365\" \/>Nel 1847 un altro scienziato, Joseph Hooker, riconobbe per primo che le diatomee, raccolte nelle reti non erano animali ma piante e, soprattutto intu\u00ec che esse avevano un ruolo ecologico nel mare, come le piante verdi sulla terra ferma.<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><\/span><strong style=\"font-family: inherit; color: #1e1e1e;\"><span style=\"color: #008000;\">Una curiosit\u00e0<br \/>\n<\/span><\/strong><strong style=\"font-family: inherit; color: #1e1e1e;\"><span style=\"color: #008000;\">il termine <em>plancton,<\/em> \u00a0una parola greca (\u03c0\u03bb\u03b1\u03b3\u03ba\u03c4\u03cc\u03bd) che significa <i>vagabondo<\/i>), \u00e8 una categoria ecologica che comprende quel complesso di bio-organismi acquatici galleggianti che, non essendo in grado di\u00a0 muoversi autonomamente, vengono trasportati passivamente dalle correnti e dal moto ondoso.<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\"> Il termine fu coniato nel 1887 da Victor Hensen, un professore dell&#8217;universit\u00e0 di Kiel che guid\u00f2 anche la prima spedizione oceanografica interamente dedicata alle raccolte quantitative di plancton a bordo del National. Il termine plancton fu definito in modo pi\u00f9 critico nel 1890 da Ernst Haeckel, e oggi la parola comprende tutti gli organismi alla deriva incluse piante (fitoplancton), animali (zooplancton) e batteri (bacterioplancton).<\/span><\/strong><\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lo sviluppo dell&#8217;oceanografia<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Molte altre spedizioni seguirono la spedizione del <strong><span style=\"color: #008000;\">H.M.S. Challenger<\/span><\/strong> e alcune portarono importanti contributi all&#8217;oceanografia biologica. <strong><span style=\"color: #008000;\">John Murray<\/span><\/strong> organizz\u00f2 \u00a0la spedizione di <strong><span style=\"color: #008000;\">Michael Sars<\/span><\/strong> del 1910 e nel 1912 fu coautore, con lo scienziato norvegese <strong><span style=\"color: #008000;\">Johan Hjort<\/span><\/strong>, di un testo\u00a0di\u00a0oceanografia generale, <em><span style=\"color: #008000;\"><strong>The Depths of the Ocean<\/strong>, <\/span><\/em>che divenne un caposaldo nella letteratura scientifica specifica. Le monografie su diversi gruppi di zooplancton divennero disponibili alla fine del diciannovesimo secolo e cominciavano ad apparire le prime guide tassonomiche sul fitoplancton. La fine del 1800 e l&#8217;inizio del 1900 segnarono anche l&#8217;istituzione di diversi laboratori marini e oceanografici, molti dei quali furono fondati da biologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa, lo zoologo tedesco <strong><span style=\"color: #008000;\">Anton Dohrn<\/span><\/strong> fond\u00f2 la <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Stazione Zoologica di Napoli<\/span><\/em><\/strong> nel 1872; la stazione era unica in quel momento e le sue strutture divennero presto disponibili anche per scienziati di altri Paesi. In seguito la<strong><span style=\"color: #008000;\"><em> Marine Biological Association <\/em><\/span><\/strong>del Regno Unito apr\u00ec un laboratorio a Plymouth, in Inghilterra, nel 1888. Nel 1906, il <strong><span style=\"color: #008000;\">principe Alberto I di Monaco<\/span><\/strong> istitu\u00ec il celebre museo oceanografico ed un acquario per ospitare le collezioni realizzate dalle sue navi da ricerca.<\/p>\n<figure id=\"attachment_39998\" aria-describedby=\"caption-attachment-39998\" style=\"width: 646px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39998\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/agassiz-louis-geologo.png\" alt=\"\" width=\"646\" height=\"831\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/agassiz-louis-geologo.png 547w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/agassiz-louis-geologo-233x300.png 233w\" sizes=\"(max-width: 646px) 100vw, 646px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-39998\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L<\/span><span style=\"color: #008000;\">ouis Agassiz<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli Stati Uniti, <strong><span style=\"color: #008000;\">Louis Agassiz<\/span><\/strong>, un biologo, zoologo, paleontologo e ittiologo svizzero, fond\u00f2 il primo laboratorio biologico marino sulla costa orientale degli Stati Uniti nel 1873. Il laboratorio fu in seguito (nel 1888) trasferito a <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Woods Hole<\/span> <\/em><\/strong>dove \u00e8 ancora in attivit\u00e0. Durante questo periodo, sempre a Woods Hole, <strong><span style=\"color: #008000;\">Spencer Baird<\/span><\/strong> inizi\u00f2 la prima di una serie di ricerche dedicate allo studio dei problemi della pesca.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Woods_Hole_Oceanographic_Institution_emblem.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Woods_Hole_Oceanographic_Institution_emblem.png\" \/><span style=\"font-size: 14pt;\">Una curiosit\u00e0<\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Come viene ricordato sul logo del WHOI, nel 1930 fu ufficialmente istituito il <\/span><\/strong><\/strong><a style=\"font-weight: 600; font-family: inherit;\" href=\"http:\/\/www.whoi.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Woods Hole Oceanographic Institution.<\/a><strong><span style=\"color: #008000;\"> La Woods Hole Oceanographic Institution \u00e8 un&#8217;organizzazione privata e non profit di ricerca, di studio e di educazione dedicata alle scienze marine e alla produzione di relative opere ingegneristiche, che collabora attivamente con la Marina degli Stati Uniti, gestendone anche alcuni mezzi oceanografici come il sottomarino speciale Alvin.\u00a0<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1905, sulla costa occidentale, <strong><span style=\"color: #008000;\">William Ritter<\/span><\/strong> fond\u00f2 un&#8217;organizzazione di ricerca che, nel 1924, divenne la <a href=\"https:\/\/scripps.ucsd.edu\/\"><b><i><span style=\"color: #008000;\">Scripps Institution of Oceanography <\/span><\/i><\/b><\/a>ancor oggi sita a La Jolla, San Diego, California. La Scripps Institution of Oceanography \u00e8 uno dei centri pi\u00f9 antichi e pi\u00f9 grandi per la ricerca scientifica della terra e dell&#8217;oceano. Ogni anno centinaia di ricercatori internazionali vi conducono ricerche scientifiche sia nei laboratori che in mare a bordo delle sue navi da ricerca oceanografiche. E&#8217; possibile visitare all&#8217;interno dell&#8217;istituto il <strong><span style=\"color: #008000;\">Birch Aquarium<\/span><\/strong> che fa anch&#8217;esso parte della University of California, San Diego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fisheries_oceanography_program_structure.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-17650\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fisheries_oceanography_program_structure.jpg\" alt=\"fisheries_oceanography_program_structure\" width=\"750\" height=\"393\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fisheries_oceanography_program_structure.jpg 2193w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fisheries_oceanography_program_structure-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fisheries_oceanography_program_structure-1024x536.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Oceanografia applicata alla pesca<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPer quanto riguarda lo sviluppo della storia dell&#8217;oceanografia applicata alla biologia marina, quella delle <strong><span style=\"color: #008000;\">scienze della pesca<\/span><\/strong> divenne un branca a parte, fondata negli Stati Uniti nel 1890 da <strong><span style=\"color: #008000;\">Alexander Agassiz<\/span><\/strong>, figlio di Louis Agassiz, e in Scozia da C. Macintos, che consideravano<strong><span style=\"color: #008000;\"> l\u2019oceanografia biologica come un mezzo per migliorare le tecniche commerciali<\/span><\/strong>. Nel 1902 fu istituito il <strong><span style=\"color: #008000;\">Consiglio internazionale per l&#8217;esplorazione del mare (CIEM)<\/span> <\/strong>sotto il patrocinio del <strong><span style=\"color: #008000;\">re Oscar II di Svezia<\/span><\/strong>. Questa organizzazione tent\u00f2 \u00a0inizialmente, anche se con poco successo, di integrare gli studi fisici degli oceani con indagini biologiche sui pesci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">CIEM<\/span><\/strong> non fu in grado di imporre una legislazione efficace in materia di controllo degli stock in via di estinzione o di pesca eccessiva e l&#8217;organizzazione non fu altrettanto innovativa nello sviluppo di nuove tecniche di pesca. Dopo la guerra, sponsorizz\u00f2 spedizioni nel Mare del Nord e nell&#8217;Atlantico settentrionale, pagate dalle istituzioni nazionali di ciascun paese partecipante. Le strategie di gestione della pesca tendevano a concentrarsi su modelli economici basati sull&#8217;abbondanza e sulla cattura dei pesci, ignorando la biologia del mare. I testi classici sulla pesca si occupavano principalmente degli effetti del raccolto su dimensioni della popolazione ittica (ad esempio sulle dinamiche delle popolazioni ittiche sfruttate di Beverton e Holt, 1957).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aumento della popolazione umana e l&#8217;aumento della domanda di risorse alimentari spinsero la pesca commerciale ad espandere le flotte pescherecce, rendendo pi\u00f9 efficiente le tecniche impiegate. D\u2019altro lato l\u2019impoverimento delle risorse, a causa dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">overfishing<\/span><\/strong>, ha spinto gli scienziati ad analizzare i rapporti tra pescato e riproduzione e mettere in relazione l\u2019influsso dei cambiamenti climatici in particolare con l\u2019aumento delle temperature globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Oceanografia multidisciplinare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCon lo sviluppo tecnologico le campagne oceanografiche si moltiplicarono. Il progresso scientifico e le nuove tecniche ed apparati di ricerca cambiarono le dimensioni della ricerca oceanografica. Nella tabella sottostante, sono elencate alcune delle campagne oceanografiche pi\u00f9 importanti dal <strong><span style=\"color: #008000;\">H.M.S. Challenger<\/span><\/strong> alle immersioni profonde con l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Alvin<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/campagne-oceanografiche-storiche.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-17653\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/campagne-oceanografiche-storiche.jpg\" alt=\"campagne oceanografiche storiche\" width=\"750\" height=\"773\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/campagne-oceanografiche-storiche.jpg 461w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/campagne-oceanografiche-storiche-291x300.jpg 291w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">oceanografia biologica<\/span><\/strong>, iniziata come scienza descrittiva basata sulle osservazioni degli organismi marini e dei loro ambienti, continua comunque ad essere un aspetto importante dell&#8217;oceanografia generale. Gli apparati ad emissione acustica (sonar e side scan sonar), sviluppati in ambito militare durante la seconda guerra mondiale, sono oggi impiegati con successo per studiare la topografia del fondo marino, identificare i movimenti nel volume di grandi animali e branchi di pesci, e seguire le concentrazioni di zooplancton maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, grazie alla possibilit\u00e0 di registrare con degli idrofoni (strumenti di ascolto ambientale) i suoni dell\u2019ambiente subacqueo, \u00e8 possibile studiare le comunicazioni tra i mammiferi marini ed i loro metodi caccia. Si \u00e8 ad esempio scoperto che alcuni di essi impiegano le emissioni sonore non solo per localizzare i branchi di pesce ma anche per cacciarli. Questi mammiferi, giunti nelle loro prossimit\u00e0, sono infatti in grado di modificare le frequenze e la potenza di emissione, utilizzando i suoni come armi acustiche che stordiscono i branchi rendendoli facili prede. Non ultimo va menzionato l\u2019uso delle immagini satellitari per mappare in tempo quasi-reale i parametri fisici oceanici. I dati raccolti vengono quindi analizzati da sistemi di calcolo sempre pi\u00f9 veloci che hanno notevolmente ridotto il tempo necessario per analizzarli. I sistemi disponibili sono sempre maggiori ed annoverano sistemi totalmente autonomi sia subacquei che di superficie ed aerei (i cosiddetti droni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel campo oceanografico biologico l\u2019impiego di tali sistemi ha permesso la valutazione complessiva di vaste aree. Di particolare interesse sono gli effetti del cambiamento ambientale valutati tramite l&#8217;impiego di <strong><span style=\"color: #008000;\">immagini satellitari<\/span><\/strong> per l\u2019ottenimento di modelli globali di produzione vegetale sulla superficie del mare. La conoscenza degli aspetti ecologici dei mari diventa sempre pi\u00f9 essenziale per affrontare con maggiore sicurezza e determinazione le emergenze future inerenti lo sfruttamento delle risorse marine e l\u2019inquinamento.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff; font-size: 12pt;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff; font-size: 12pt;\">,<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: dal XIX secolo ad oggi AREA: DIDATTICA parole chiave: Storia dell&#8217;oceanografia . La campagna oceanografica del HMS Challenger avvenuta nel 1870 dur\u00f2 1.000 giorni e coprendo oltre 68.000 miglia nautiche. Molti la considerano la prima vera spedizione oceanografica perch\u00e9 produsse in maniera sistematica un&#8217;enorme quantit\u00e0 di informazioni sull&#8217;ambiente marino. 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