{"id":42115,"date":"2020-05-22T00:08:00","date_gmt":"2020-05-22T00:08:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=42115"},"modified":"2024-06-01T10:42:35","modified_gmt":"2024-06-01T08:42:35","slug":"la-storia-della-navigazione-da-xv-al-xviii-secolo-parte-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/42115","title":{"rendered":"La storia dei sistemi di navigazione: dal XVI al XVIII Secolo &#8211; parte IV"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XI &#8211; XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: il problema della longitudine<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Il problema della longitudine<\/span><\/strong><br \/>\nSe la latitudine poteva essere ricavata relativamente facilmente questo non si poteva dire per la longitudine. Era necessario possedere dei <strong><span style=\"color: #008000;\">cronometri sincronizzati e precisi<\/span><\/strong>. Tuttavia, gli orologi pi\u00f9 precisi disponibili per quei primi navigatori erano solo delle clessidre, strumenti che restarono in servizio fino al 1839. Dai portolani antichi si arriv\u00f2 a documenti sempre pi\u00f9 completi, descrittivi delle coste, delle condizioni marine e oceanografiche. Nel 1584 <span style=\"color: #008000;\"><strong>Lucas Waghenaer<\/strong><\/span> pubblic\u00f2 lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Spieghel der Zeevaerdt (The Mariner&#8217;s Mirror)<\/span><\/strong>, che divenne il modello di tali pubblicazioni per diverse generazioni di navigatori, tanto famosi da esser chiamati dai marinai come &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Waggoners<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-42852\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mariners-mirror-1.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1189\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mariners-mirror-1.jpg 850w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mariners-mirror-1-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mariners-mirror-1-732x1024.jpg 732w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mariners-mirror-1-768x1074.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1537, Pedro Nunes pubblic\u00f2 il suo <strong><span style=\"color: #008000;\">Tratado da Sphera<\/span><\/strong> che diede origine ad una nuova disciplina scientifica: la &#8220;navigazione teorica o scientifica&#8221;. Nel 1545, Pedro de Medina pubblic\u00f2 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Arte de navegar<\/span><\/strong> che fu tradotto in francese, italiano, olandese e inglese. La cartografia fece per\u00f2 un passo avanti nel 1569 quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Gerardus Mercator<\/span> <\/strong>pubblic\u00f2 una mappa del mondo con una proiezione cartografica rivoluzionaria nella quale i paralleli ed i meridiani venivano rappresentati mediante un reticolato cartesiano di rette tra di loro ortogonali, nella quale veniva rispettata l\u2019isogonia ovvero gli angoli uguali nella rotta. Questa proiezione, detta &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">di Mercatore<\/span><\/strong>&#8220;, \u00e8 ancora usata per le carte nautiche odierne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-42307\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mercatore.630x360.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mercatore.630x360.jpg 630w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mercatore.630x360-300x163.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La scoperta del solcometro<\/span><\/strong><br \/>\nNel 1578, fu registrato un brevetto per un dispositivo che avrebbe misurato la velocit\u00e0 della nave contando i giri di una ruota montata sotto la linea di galleggiamento della nave. Avendo tempo, distanza e rotta si sarebbe potuto valutare la navigazione di altura con precisione. La velocit\u00e0 era infatti un dato fondamentale per poter effettuare la navigazione stimata (in inglese chiamata<strong><span style=\"color: #008000;\"> dead reckoning<\/span><\/strong>).<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una curiosit\u00e0: perch\u00e9 in inglese il solcometro \u00e8 chiamato LOG? Il termine LOG in inglese significa tronco di legno; nel XVIII secolo si misurava la velocit\u00e0 della nave utilizzando un \u2026 tronchetto di legno&nbsp; legato&nbsp; ad una cima lungo la quale si vedevano a distanza regolare dei nodi &#8230; il numero di nodi fuori bordo in un certo tempo fisso di tempo indicava, approssimativamente, la velocit\u00e0 della nave. Cos\u00ec si comprende anche perch\u00e9 usiamo il termine nodi (o Knots) per misurare la velocit\u00e0 di una nave (da cui deriva anche la convenzione di indicare la velocit\u00e0 di una nave in nodi).<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Quadrante di Davis<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1594, <strong><span style=\"color: #008000;\">John Davis<\/span><\/strong> pubblic\u00f2 un opuscolo di 80 pagine chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">The Seaman&#8217;s Secrets <\/span><\/strong>che, tra le altre cose, descrisse la grande navigazione circolare, che era stata usata da <strong><span style=\"color: #008000;\">Sebastiano Caboto<\/span><\/strong> nella traversata del Nord Atlantico. Davis descrisse anche un nuovo strumento, chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">quadrante di Davis<\/span><\/strong>, che poteva essere usato dando le spalle al Sole \u2013 da cui il nome inglese di <strong><span style=\"color: #008000;\">Back-Staff<\/span><\/strong> \u2013 per misurare l\u2019altezza dell\u2019astro senza esserne abbagliati.<\/p>\n<table style=\"border-collapse: collapse; width: 100%;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 100%;\">\n<h5><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>[wpedon id=17555]<\/strong><\/span><\/h5>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Questo articolo ti interessa? Su OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0, troverai numerosi articoli di storia navale e marittima per conoscere eventi del passato che difficilmente potrai trovare sui libri di scuola. Se hai suggerimenti o domande puoi lasciarci un commento in calce all\u2019articolo oppure scriverci alla nostra mail: <a style=\"color: #0000ff;\" href=\"mailto:infoocean4future@gmail.com\">infoocean4future@gmail.com<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42308 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/astrolabio-a_cross-staff_and_a_back-staff-sestante-di-davis-.jpg\" alt=\"\" width=\"2020\" height=\"1212\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>astrolabio, cross staff e back staff&nbsp; (o sestante di Davis) disegno pubblicato nel 1624 da Edmund Gunter Credit:<\/strong> <a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/wellcomeimages.org\">Wellcome Library, London. Wellcome Images<\/a><\/span>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel XVI secolo fu ideato il <strong><span style=\"color: #008000;\">Notturlabio<\/span><\/strong>, descritto per la prima volta nel 1581, impiegato per determinare l\u2019ora anche di notte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Nocturlabe_Vienne_IMG_8668-683x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Nocturlabe_Vienne_IMG_8668-683x1024.jpg\" width=\"842\" height=\"1262\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">notturlabio, Vienna, Observatory of Paris <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nocturlabe_Vienne_IMG_8668.jpg\">Nocturlabe Vienne IMG 8668.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1631, <strong><span style=\"color: #008000;\">Pierre Vernier<\/span> <\/strong>descrisse un quadrante da lui inventato che portava la precisione di misura ad un minuto di arco. In teoria, <strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;impiego della scala graduata avrebbe potuto fornire una linea di posizione entro un miglio nautico dalla posizione effettiva del navigatore<\/span><\/strong>. In realt\u00e0 si trattava del perfezionamento del<strong><span style=\"color: #008000;\"> nonio<\/span><\/strong>, inventato da <strong><span style=\"color: #008000;\">Pedro Nunes,<\/span><\/strong> matematico, cosmografo e cartografo portoghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Nonio_originale.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Nonio_originale.jpg\" width=\"210\" height=\"280\">Nunes aveva accertato nel 1534 la natura corretta della linea di rotta, ponendo le basi per il <strong><span style=\"color: #008000;\">calcolo della navigazione lossodromica<\/span><\/strong>. Il Nonio venne poi&nbsp;chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">verniero<\/span><\/strong>&nbsp;dal nome del matematico francese&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Pierre Vernier<\/span><\/strong>&nbsp;che nel&nbsp;1631 perfezion\u00f2 l&#8217;idea originale di Pedro Nunes. Ma esiste anche un&#8217;altra teoria per la quale il nome deriverebbe dal latino&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>nonus<\/i><\/span><\/strong>, poich\u00e9 i noni decimali avevano inizialmente una scala di nove linee di fede. In pratica, il nonio (ancora utilizzato su calibri, micrometri, sestanti, telescopi e in generale <strong><span style=\"color: #008000;\">su ogni strumento a scala graduata quando sia richiesta buona precisione di lettura<\/span><\/strong>) \u00e8 un corsoio mobile che scorre a lato della scala graduata principale, sul quale \u00e8 incisa una seconda scala graduata di ampiezza complessiva pari ad una frazione di quella principale.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Unico nonio esistente in versione originale di Pedro Nu\u00f1ez <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nonio_originale.jpg\">Nonio originale.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ottante<\/span><\/strong><br \/>\nNel 1731 <strong><span style=\"color: #008000;\">John Hadley<\/span> <\/strong>present\u00f2 alla Royal Society il primo strumento costruito sul principio della <strong><span style=\"color: #008000;\">doppia riflessione<\/span><\/strong>: l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ottante<\/span><\/strong>, anche detto quadrante riflettente, che aveva l\u2019ampiezza di un ottavo di circonferenza e permetteva di misurare angoli fino a 90\u00b0. Sperimentato in mare nel 1732, poteva fornire dei dati con una precisione di 1-2 primi, fino ad allora impensabili. In pratica Hadley mont\u00f2 uno specchio indice sul braccio indice. Sullo strumento erano poi presenti due specchi d&#8217;orizzonte: montando i due specchi ad angolo retto, l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, con il movimento del telescopio, il navigatore poteva quindi misurare angoli da 0 a 90 \u00b0 con uno specchio e da 90 \u00b0 a 180 \u00b0 con l&#8217;altro.&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42313\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/773px-Hadleys_reflecting_quadrant.png\" alt=\"\" width=\"837\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/773px-Hadleys_reflecting_quadrant.png 773w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/773px-Hadleys_reflecting_quadrant-300x233.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/773px-Hadleys_reflecting_quadrant-768x596.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 837px) 100vw, 837px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>l&#8217;ottante di Hadley. <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">L&#8217;ottante, chiamato anche quadrante riflettente, \u00e8 uno strumento riflettente utilizzato nella navigazione. <\/span><\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Il nome ottante deriva dal latino <em>ottans<\/em> che significa L&#8217;ottava parte di un cerchio. <\/span><\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Il nome <em>quadrante riflettente<\/em> deriva dal fatto che lo strumento utilizzava specchi per riflettere il percorso della luce verso l&#8217;osservatore e, cos\u00ec facendo, raddoppiava l&#8217;angolo misurato.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Ci\u00f2 consentiva allo strumento di utilizzare un ottavo di giro per misurare un quarto di giro o quadrante.<\/span><\/span><\/strong><\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Hadley%27s_reflecting_quadrant.png\">Hadley&#8217;s reflecting quadrant.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><strong>Ma il problema della longitudine permaneva.<\/strong><\/span><br \/>\nSe da un lato potevano essere effettuate delle misure di altezza degli astri molto precise, mancava la possibilit\u00e0 tecnologica di misurare il tempo dell&#8217;osservazione con precisione. Nel 1714 il Parlamento inglese istitu\u00ec il <strong><span style=\"color: #008000;\">Board of Longitude<\/span> <\/strong>e offr\u00ec un cospicuo premio in denaro (Longitude rewards) a chiunque fosse stato in grado di trovare un metodo semplice e pratico per la determinazione precisa della longitudine di una nave. Tra il 1737 e il 1828, la Commissione erog\u00f2 numerosi premi, per oltre 100000 sterline.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42317 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LONGITUDE_photo_by_Caryn_B-Davis.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"647\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LONGITUDE_photo_by_Caryn_B-Davis.jpg 1000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LONGITUDE_photo_by_Caryn_B-Davis-300x194.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LONGITUDE_photo_by_Caryn_B-Davis-768x497.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Navigare in maniera accurata &#8211; photo credit Caryn B. Davis<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una svolta molto importante per un\u2019accurata determinazione della longitudine arriv\u00f2 finalmente a seguito dell&#8217;invenzione del cronometro marino da parte di <strong><span style=\"color: #008000;\">John Harrison<\/span><\/strong>, un carpentiere dello Yorkshire. Harrison present\u00f2 un progetto nel 1730 e, nel 1735, invent\u00f2 un orologio basato su una coppia di travi contro-oscillanti collegate da molle, il cui movimento non era influenzato dalla gravit\u00e0 o dal movimento di una nave.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/John-Harrison-1-clockH1_low_250.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 John-Harrison-1-clockH1_low_250.jpg\" width=\"842\" height=\"990\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span class=\"jCAhz JxVs2d\"><span class=\"ryNqvb\">Cronometro marino H1 di John Harrison.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d\"><span class=\"ryNqvb\">Harrison impieg\u00f2 circa cinque anni per sviluppare questo cronometro.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">La sua prova in mare ebbe luogo nel 1735 sulla HMS Centurion diretta a Lisbona e sulla HMS Orford di ritorno in Inghilterra.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d\"><span class=\"ryNqvb\">Pesa 34 chilogrammi (75 libbre) ed era originariamente alloggiato in una custodia di legno smaltato di circa 120 centimetri (3,9 piedi) di ciascuna dimensione. <\/span><\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Invece del pendolo, impiega una coppia di barre oscillanti con sfere all&#8217;estremit\u00e0 e vincolate da molle elicoidali.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Il movimento uguale e contrario di queste barre era meno suscettibile di essere influenzato dal movimento di una nave rispetto a quanto lo sarebbe stato un pendolo.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Lo scappamento a cavalletta di Harrison collega le barre al resto del meccanismo.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Alcune ruote dentate sono realizzate in legno che ha propriet\u00e0 autolubrificanti.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">I Gridiron forniscono la compensazione della temperatura modificando la lunghezza effettiva delle molle elicoidali. <\/span><\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Per questa invenzione Harrison ricevette 250 sterline (rispetto alle 20.000 sterline offerte per una soluzione completa) dal Board of Longitude.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:H1_low_250.jpg\">H1 low 250.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente il geniale inventore realizz\u00f2 due orologi marini (H1 e H2 nel 1741) ma risultarono essere troppo sensibili alla forza centrifuga per cui non sarebbero mai stati abbastanza precisi in mare a causa delle oscillazioni legate al moto ondoso. Nel 1761, Harrison risolse creando un cronometro di dimensioni molto minori rispetto ai primi modelli. Il cronometro utilizzava un bilanciere controllato da una molla a spirale con compensazione delle variazioni di temperatura. Queste caratteristiche dei cronometri marini restarono in uso fino alla creazione degli oscillatori elettronici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Experienced_sextant-768x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Experienced_sextant-768x1024.jpg\" width=\"842\" height=\"1123\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">L&#8217;ammiraglio John Campbell, avendo utilizzato l&#8217;ottante di Hadley nelle prove in mare del metodo delle distanze lunari, scopr\u00ec che l<\/span><\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">&#8216;angolo di 90\u00b0, sotteso dall&#8217;arco dello strumento, era insufficiente per misurare alcune delle distanze angolari richieste dal metodo.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Sugger\u00ec di aumentare l&#8217;angolo a 120\u00b0, ottenendo il sestante.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">John Bird realizz\u00f2 il primo sestante di questo tipo nel 1757 &#8211; S<\/span><\/span>estante d&#8217;epoca della met\u00e0 del XX secolo. Questo mostra un design standard del telaio a tre anelli<\/strong><\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Experienced_sextant.jpg\">Experienced sextant.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sestante<\/span> <\/strong><\/span><br \/>\nNel 1757 <strong><span style=\"color: #008000;\">John Bird<\/span><\/strong> realizz\u00f2 il primo <strong><span style=\"color: #008000;\">sestante<\/span><\/strong> che sostitu\u00ec il quadrante di Davis e l&#8217;ottante e divenne il principale strumento di navigazione. Il sestante permetteva di applicare un metodo di calcolo della longitudine basato sulla distanza lunare ovvero sulla distanza angolare tra la Luna e un altro corpo celeste con maggiore precisione. Tramite questo angolo ed un almanacco nautico (effemeridi) era quindi possibile calcolare il tempo di Greenwich. Quel tempo calcolato poteva essere usato per risolvere, partendo dalle altezze misurate degli astri, le rette di altezza e risolvere il triangolo sferico. In condizioni favorevoli, gli osservatori esperti potevano misurare distanze lunari entro un quarto di minuto dall&#8217;arco, con un errore fino a un quarto di grado in longitudine. Una soluzione interessante ma limitata nel caso il cielo fosse nuvoloso o in caso di novilunio. Il metodo, pubblicato nel 1763, fu utilizzato fino al 1850 quando fu sostituito dall\u2019introduzione del cronometro marino di Harrison.<strong> <span style=\"color: #008000;\">Finalmente i naviganti potevano calcolare la longitudine con una precisione maggiore.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte IV &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Andrea Mucedola<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">in anteprima un a<\/span><span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\" style=\"color: initial; font-weight: revert; font-size: 18px;\"><span class=\"ryNqvb\">strolabio persiano in ottone del XVIII secolo, conservato presso il Whipple Museum of the History of Science a Cambridge, Inghilterra.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz JxVs2d ChMk0b\" style=\"color: initial; font-weight: revert; font-size: 18px;\"><span class=\"ryNqvb\">L&#8217;astrolabio \u00e8 costituito da un disco su cui sono incise le posizioni dei corpi celesti. <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:Astrolabe-Persian-18C.jpg\">Astrolabe-Persian-18C.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">[wpedon id=17555]<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Ti \u00e8 piaciuto questo articolo? Se s\u00ec, puoi fare una piccola donazione (anche un euro) per sostenere il nostro portale. Basta poco, per aiutarci a sostenere le spese di OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0. La donazione pu\u00f2 essere singola o puoi decidere di renderla automatica ogni mese. 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Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE PERIODO: XI &#8211; XVIII SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: il problema della longitudine . Il problema della longitudine Se la latitudine poteva essere ricavata relativamente facilmente questo non si poteva dire per la longitudine. Era necessario possedere dei cronometri sincronizzati e precisi. 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