{"id":41905,"date":"2020-05-09T00:35:13","date_gmt":"2020-05-09T00:35:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=41905"},"modified":"2025-03-17T18:06:11","modified_gmt":"2025-03-17T17:06:11","slug":"i-fdv-del-secondo-dopo-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/41905","title":{"rendered":"Lo sviluppo dei Swimmer Delivery Vehicle (SDV) nel dopo guerra (RUSSIA) &#8211; parte III"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: MARINE MILITARI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX-XXI SECOLO <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: mezzi trasportatori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RUSSIA<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn Unione Sovietica il concetto moderno dell&#8217;impiego di forze speciali subacquee, integrate nelle <strong><span style=\"color: #008000;\">Brigate Navali Spetsnaz, <\/span><\/strong>si svilupp\u00f2 negli anni \u201950 ovvero in piena guerra fredda. Nella dottrina sovietica, l\u2019impiego classico delle forze speciali subacquee era di dislocare gli Spetsnaz con il lancio da paracadute direttamente nella zona di operazioni. Quindi, a differenza dei colleghi occidentali, l\u2019impiego di trasportatori occulti per raggiungere l&#8217;obiettivo veniva effettuato dopo essere entrati in acqua con il paracadute, talvolta con i trasportatori legati ai loro corpi. Sembrerebbe che i Russi non abbiano mai adottato sistemi <strong><span style=\"color: #008000;\">Dry Deck Shelter (DDS),<\/span><\/strong> ovvero moduli rimovibili collegati ad un sottomarino per consentire ai subacquei di fuoriuscire dai battelli immersi. Secondo la dottrina di Mosca, gli Spetsnaz dovevano fuoriuscire dai tubi lanciasiluri, un metodo pericoloso e scomodo che richiedeva, tra le altre cose, che il sottomarino fosse portato ad una quota vicina alla superficie, con conseguente rischio di essere avvistato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14647\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/spetsnaz_tubes.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/spetsnaz_tubes.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/spetsnaz_tubes-300x113.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tempi pi\u00f9 moderni questi reparti di elite hanno aggiunto alla lista delle loro operazioni anche compiti di anti-terrorismo nel settore marittimo impiegando diverse piattaforme per l\u2019avvicinamento occulto agli obbiettivi. Questi sistemi, molto simili agli scooter subacquei, <strong><span style=\"color: #008000;\">DPV (Diver propulsion vehicle)<\/span><\/strong>, sono semplicemente costituiti da un involucro impermeabile a tenuta stagna contenente un motore elettrico a batteria che aziona un\u2019elica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">DPV<\/span><\/strong><br \/>\nEssi si differenziano dai SDV, veri e propri trasportatori subacquei pi\u00f9 simili ad un sommergibile che ad uno scooter subacqueo, per i costi meno elevati e le dimensioni molto pi\u00f9 piccole. Sono particolarmente interessanti per effettuare missioni over-the-beach one shot (ovvero impiegati per l\u2019avvicinamento e poi abbandonati).\u00a0L&#8217;equivalente pi\u00f9 vicino ai mezzi russi nelle forze NATO \u00e8 lo <strong><span style=\"color: #008000;\">STIDD DPD<\/span> <\/strong>(Dispositivo di Propulsione per Diver) che nacque per il trasporto di uno o due subacquei dando la possibilit\u00e0 di rimorchiare i contenitori stagni contenenti armi e materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">VSON \u00a0&#8211; 55<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_VSON-55.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-14665 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_VSON-55.jpg\" alt=\"Rus_VSON-55\" width=\"644\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_VSON-55.jpg 400w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_VSON-55-300x102.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><\/a>Il primo veicolo trasportatore sovietico ad uso individuale conosciuto fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">VSON-55<\/span><\/strong>. che fu sviluppato nella met\u00e0 degli anni &#8217;50. Consisteva in un corpo cilindrico lungo il quale si appoggiava il subacqueo. Era dotato di un motore elettrico che permetteva la propulsione dell&#8217;elica posta tra \u2026 le gambe del sommozzatore.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">PROTON<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuesto primo mezzo fu seguito dalla fortunata serie <strong><span style=\"color: #008000;\">Proton<\/span><\/strong>.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton-modular.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14645\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton-modular.jpg\" alt=\"proton-modular\" width=\"940\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton-modular.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton-modular-300x103.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sistema poteva trasportare uno o due subacquei in una posizione parzialmente esposta su percorsi relativamente brevi, godendo di una certa modularit\u00e0 che consentiva di adattarli al profilo di missione. I sistemi potevano essere quindi accoppiati in differenti configurazioni. Sebbene le specifiche dei <strong><span style=\"color: #008000;\">Proton-3<\/span><\/strong> non sono note, si pensa che probabilmente non differivano molto da quelle degli odierni scooter subacquei commerciali, con una velocit\u00e0 intorno ai due nodi\u00a0 ed una portata di dieci miglia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Spetsnaz_Proton-940-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14646\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Spetsnaz_Proton-940-1.jpg\" alt=\"Spetsnaz_Proton-940 (1)\" width=\"940\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Spetsnaz_Proton-940-1.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Spetsnaz_Proton-940-1-300x71.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong><span style=\"color: #008000;\"> Proton-3 U<\/span><\/strong> era un singolo propulsore subacqueo che veniva guidato dal sommozzatore alloggiato su una specie di sella posta davanti al modulo motore. L&#8217;operatore era protetto nel moto nell&#8217;acqua da uno scudo semisferico ed aveva a disposizione un sistema elementare di navigazione. La versione <strong><span style=\"color: #008000;\">Proton 5<\/span><\/strong> (\u041f\u0440\u043e\u0442\u0435\u0439-5) era alimentata elettricamente da sei batterie al piombo non sigillate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Protei-5a1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14648 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Protei-5a1.jpg\" alt=\"Protei-5a\" width=\"644\" height=\"255\" \/><\/a>A differenza delle versioni precedenti, il mezzo veniva &#8220;mantenuto&#8221; sotto il subacqueo da una clip su ogni spalla ed una tra le gambe. Il suo involucro era in alluminio. Sembrerebbe che il principio del Proton fosse di trasportare velocemente l\u2019operatore verso l&#8217;obiettivo a scapito della sua manovrabilit\u00e0 subacquea \u2026 in altre parole doveva andare dritto sulla preda. Nei modelli venduti commercialmente sembra che nel mezzo non esisteva alcun controllo della velocit\u00e0. Viste le sue dimensioni, un operatore equipaggiato con un rebreather <strong><span style=\"color: #008000;\">IDA71<\/span><\/strong> in sella ad un <strong><span style=\"color: #008000;\">Proteus-5<\/span><\/strong> sarebbe potuto passare attraverso un foro di 0,9 metri. Se ne conoscono solo due\u00a0 esemplari conservati fuori della Russia; un modello a New York e l\u2019altro, ancora funzionante, New Jersey, USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">modelli 5 (Proteus &#8211; 5 \/ 5M \/ 5MU)<\/span><\/strong> furono di fatto un miglioramento dei sistemi precedenti, in particolare per la propulsione, adottando eliche di maggiori dimensioni\u00a0 e sistemi per la riduzione del rumore, essenziali per l&#8217;infiltrazione nei porti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14644\" aria-describedby=\"caption-attachment-14644\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton_modular_torp.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14644\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton_modular_torp.png\" alt=\"proton_modular_torp\" width=\"750\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton_modular_torp.png 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/proton_modular_torp-300x194.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14644\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sistema Proteus in cui i moduli erano montati in sequenza<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curioso che la definizione in russo \u00a0per &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">veicolo trasportatore di subacqueo<\/span><\/strong>&#8221; \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">\u0431\u0443\u043a\u0441\u0438\u0440\u043e\u0432\u0449\u0438\u043a buksirovshchik<\/span><\/strong> ovvero \u201cun sistema\u00a0che rimorchia&#8221;, decisamente una definizione adattissima alle sue strutture.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">COM-1 DPV<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_14649\" aria-describedby=\"caption-attachment-14649\" style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/China_DPV.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14649 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/China_DPV.jpg\" alt=\"China_DPV\" width=\"940\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/China_DPV.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/China_DPV-300x154.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14649\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">COM 1 &#8211; le caratteristiche principali sono: caratteristiche sono: lunghezza: 2.2 m &#8211; diametro 0.44 m \u2013 larghezza: 0.53 m con un peso di 66 kg. Pu\u00f2 viaggiare sott&#8217;acqua ad una velocit\u00e0 massima di 2 kts (con due subacquei) con 6 ore di autonomia &#8211; profondit\u00e0 massima: 40 metri. nella foto una versione cinese\u00a0<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fratello minore del Proton-3, il <strong><span style=\"color: #008000;\">COM-1<\/span><\/strong> ha un peso pi\u00f9 leggero e non sembra essere dotato di uno schermo di protezione al moto dell\u2019acqua. Probabilmente le sue prestazioni sono pi\u00f9 basse ma le dimensioni lo rendono adatto per un rapido rilascio da un gommone. Esiste una fotografia di una versione cinese dalla quale si possono osservare meglio gli elementi. \u00c8 probabile che questo mezzo sia ancora in servizio con gli Spetsnaz e sia stato adottato da altre forze speciali non solo russe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SDV<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPassiamo ora ai sistemi <strong><span style=\"color: #008000;\">SDV<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">swimmer delivery vehicle<\/span><\/strong>. Questi mezzi sono dei mini sommergibili (midget)\u00a0progettati per trasportare i sommozzatori delle Forze Speciali subacquee su lunghe distanze verso il loro obbiettivo. Genericamente gli SDV trasportano un pilota, un co-pilota ed il team di attacco. Per missioni a lungo raggio, possono trasportare una dotazione di aria compressa a bordo per estendere l&#8217;autonomia degli operatori senza fargli intaccare quella dei rebreather personali. Genericamente parlando, ne esistono due tipi: il tipo &#8220;umido&#8221;, dove i nuotatori di combattimento restavano all&#8217;esterno (sempre esposti all&#8217;acqua) e uno &#8220;asciutto&#8221;, dove gli operatori restano all&#8217;interno del mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SIRENA<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Il progetto Sirena fu, per alcuni aspetti, un precursore degli SDV in quanto il mezzo poteva essere trasportato e rilasciato dai sottomarini. Sembrerebbe che i sommergibili sovietici classe Kilo furono modificati per lanciarli attraverso i tubi lanciasiluri. Un altra modalit\u00e0 di rilascio era esternamente allo scafo. Di fatto questo mezzo aveva ben poco dei SLC italiani o britannici della guerra.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14651\" aria-describedby=\"caption-attachment-14651\" style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14651 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM.jpg\" alt=\"Sirena_UM\" width=\"940\" height=\"705\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14651\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Photo credit Pavlo1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_14652\" aria-describedby=\"caption-attachment-14652\" style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14652 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM1.jpg\" alt=\"Sirena_UM1\" width=\"940\" height=\"705\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM1.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_UM1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14652\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Photo credit Pavlo1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_14650\" aria-describedby=\"caption-attachment-14650\" style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_inside.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14650 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_inside.jpg\" alt=\"Sirena_inside\" width=\"940\" height=\"748\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_inside.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Sirena_inside-300x239.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14650\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Photo credit Pavlo1<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>Questo mezzo\u00a0aveva un diametro di 532 mm ed una lunghezza di circa 8.6 metri con un peso di circa 1.367 kg. La sua \u00a0velocit\u00e0 variava da 2 a 4 kts con un autonomia di due ore &#8211; Profondit\u00e0: 40 metri \u2013 massima dislocazione 8 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">LA SERIE TRITON<\/span><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Un passo avanti nei progetti sovietici fu il primo mezzo Triton, che si avvicinava concettualmente ai mezzi italiani della seconda guerra mondiale. In realt\u00e0 non ebbe molto successo e non entr\u00f2 mai in servizio. Questa foto lo mostra durante le prove in mare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14661\" aria-describedby=\"caption-attachment-14661\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_Triton.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14661 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_Triton.jpg\" alt=\"Rus_Triton\" width=\"750\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_Triton.jpg 750w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_Triton-300x132.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14661\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Triton in sperimentazione &#8211; photo credit <a href=\"http:\/\/www.atrinaflot.narod.ru\/81_publications\/2009_proton.htm\">fonte<\/a>\u00a0<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito venne realizzato il progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">Triton 1 M<\/span><\/strong> (progetto 907) con capacit\u00e0 di trasporto di due sommozzatori. Il mezzo fu costruito negli anni &#8217;70 su disegno della societ\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Marin Design Bureau Malakhit<\/span><\/strong> di San Pietroburgo. Lo scopo del <strong><span style=\"color: #008000;\">Triton 1 M<\/span><\/strong> era ovviamente il trasporto di operatori subacquei su lunghi percorsi in operazioni clandestine. Secondo le fonti ufficiali, ne furono realizzati solo 32, ora sono stati in gran parte dismessi. Aveva un abitacolo &#8220;bagnato&#8221; (non pressurizzato) e l&#8217;equipaggio indossava l&#8217;attrezzatura durante le missioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-1m.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14659\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-1m.jpg\" alt=\"triton-1m\" width=\"940\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-1m.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-1m-300x94.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Lunghezza<\/td>\n<td>\u223c5\u00a0m<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Larghezza<\/td>\n<td>1,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>massima altezza<\/td>\n<td>1,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>massima profondit\u00e0<\/td>\n<td>40 metri<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>autonomia<\/td>\n<td>6 ore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>max velocit\u00e0 in immersione<\/td>\n<td>6 nodi<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>equipaggio<\/td>\n<td>2 sommozzatori<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>range<\/td>\n<td>35 miglia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>scafo<\/td>\n<td>lega alluminio magnesio<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua evoluzione fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Triton 2<\/span><\/strong>, un mezzo decisamente pi\u00f9 voluminoso. Costruito in lega di alluminio e magnesio, trasportava 6 operatori, operando fino ad una profondit\u00e0 massima di 40 metri, con un&#8217;autonomia di 12 ore e un raggio operativo di 60 miglia nautiche. Sembrerebbe che ne furono costruiti ben tredici esemplari che entrarono in servizio tra il \u00a01975 ed il 1985.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42277\" aria-describedby=\"caption-attachment-42277\" style=\"width: 1200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42277 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rus_Project908Triton-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"586\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rus_Project908Triton-2.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rus_Project908Triton-2-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rus_Project908Triton-2-1024x500.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rus_Project908Triton-2-768x375.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-42277\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Caratteristiche Triton 2 : Lunghezza: 9.5 m \u2013 larghezza: 1.8 m &#8211; Velocit\u00e0: 5.5 nodi con un&#8217;autonomia di 60 nm &#8211; sensori: sonar MGV-11, sistema di comunicazione subacqueo MGV-6V, sistema di navigazione Samur. photo da wikipedia<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente non pi\u00f9 in servizio attivo, fu un importante programma SDV dei sovietici durante la guerra fredda.\u00a0 Anche se si trattava di un mezzo \u00a0bagnato, era costruito come un sottomarino per consentire una differenza di pressione tra l&#8217;acqua all&#8217;interno ed all&#8217;esterno dello scafo. Il pilota e il navigatore sedevano nella parte anteriore ed i quattro operatori passeggeri all\u2019interno posti su \u00a0due file nella parte posteriore del veicolo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Triton NN<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14658\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-nn1.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-nn1.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/triton-nn1-300x109.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modello interessante fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Triton-NN<\/span><\/strong>, derivato da un progetto nato per consentire una ridislocazione a medio lungo raggio, indipendente dalle navi o dai sottomarini madre, delle forze speciali. Questo comportava dall&#8217;altro lato, una limitazione delle prestazioni subacquee per cui la maggior parte della missione veniva condotta in superficie. Il Triton NN, una volta immerso, si comportava come un mini sommergibile utilizzando gli stessi propulsori usati in superficie. Si presume che il mezzo si dirigesse, parzialmente sommerso, verso l\u2019obiettivo, per poi immergersi nella sua vicinanza per rilasciare gli operatori. \u00c8 improbabile che il progetto Triton-NN sia mai entrato in servizio attivo con gli Spetsnaz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Progetto Piranha<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><b><\/b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Rus_Piranha_SDVs.jpg\" alt=\"\" width=\"644\" height=\"532\" \/> Tra i progetti russi di un certo interesse, va menzionato il progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">Piranha<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">865<\/span><\/strong>), denominato in campo <strong><span style=\"color: #008000;\">NATO<\/span><\/strong> progetto <strong><span style=\"color: #008000;\">LOSOS<\/span><\/strong>. Lo scafo di questi mini sommergibili \u00e8 realizzato in una lega di titanio cosa che ne riduce la segnatura magnetica riducendo il rischio di attivazione delle mine magnetiche. Inizialmente era prevista la costruzione di ben dodici unit\u00e0, poi il numero fu ridotto a sei ed infine a due soli esemplari, entrambi costruiti nei cantieri dell&#8217;Ammiragliato di San Pietroburgo. I due sottomarini, dopo un impiego nel Mar Baltico, vennero posti in riserva una prima volta nel 1993. Rientrarono in servizio nel 1995 ma furono definitivamente radiati nel 1997. I Losos erano stati progettati per svolgere operazioni speciali, in particolare oltre le linee nemiche, essendo in grado non solo di rilasciare gli Spetsnaz in acque avversarie, ma anche di dargli un appoggio diretto durante le operazioni. L&#8217;autonomia era di dieci giorni, ma poteva essere prolungata di ulteriori dieci in seguito ad un rifornimento della durata di sole otto ore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-42276\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Piranha865.jpg\" alt=\"\" width=\"1187\" height=\"636\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Piranha865.jpg 1187w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Piranha865-300x161.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Piranha865-1024x549.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Piranha865-768x411.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1187px) 100vw, 1187px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potevano rilasciare, attraverso un\u2019apertura posta sulla caratteristica gobba del minisommergibile, due mezzi. In realt\u00e0 non ebbero molto successo e rimasero in servizio solo pochi anni, nonostante fossero relativamente poco costosi e ben equipaggiati.\u00a0 La <strong><span style=\"color: #008000;\">Malakhit Central Marine Engineering Design Bureau<\/span><\/strong> di San Pietroburgo continua per\u00f2 a commercializzarli e sono stati oggetto di una campagna promozionale nel 2005, rivolta in particolare alle marine asiatiche in tre versioni: <strong><span style=\"color: #008000;\">Piranya, Piranya-T<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Piranya 2<\/span><\/strong>, modelli che sembrano essere diversificati fra loro dalle caratteristiche di autonomia e velocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Progetto 650\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe forze di operazioni speciali (SOF) della Marina russa riceveranno i pi\u00f9 recenti midget sottomarini P-650. Queste batteli di solo 720 tonnellate saranno in grado di rilasciare consegnare segretamente SOF e recuperarli al termine della missione. Il sommergibile, presentato al IMDS naval show di San Pietroburgo, \u00e8 stato progettato da Malakhit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viktor Karavaev, designer leader di Malakhit, ha dichiarato a Izvestia che il battello\u00a0 &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8230; prevede l&#8217;installazione di siluri per consentire al personale SOF di lasciare il sottomarino e un compartimento speciale chiudibile (lock out) per poterli poi recuperare. La nave ha un design modulare, che consente di impiegare ulteriormente diversi tipi di armi, siluri e mine da fondo.<\/span><\/strong>&#8220;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-42268\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine.jpg\" alt=\"\" width=\"1240\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine.jpg 1240w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine-300x83.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine-1024x282.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine-768x212.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P-650-russia-submarine-1200x331.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1240px) 100vw, 1240px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">P-650<\/span><\/strong> ha una lunghezza di 55 metri con una larghezza di 6,4 m. La profondit\u00e0 massima di immersione dichiarata \u00e8 di 300 m. La sua propulsione \u00e8 alimentata assicurata da due generatori diesel che generano energia elettrica per un motore di propulsione molto silenzioso. La sua portata \u00e8 di 2.000 miglia nautiche. Sempre secondo la Malakhit, il battello avr\u00e0 un equipaggio di nove persone ed un compartimento alloggio per sei SOF. Grazie alla sua modularit\u00e0 il P650 assicurer\u00e0 alla Marina russa un ampio spettro di missioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte III &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>le immagini, se non specificato, sono estratte da <a href=\"http:\/\/www.hisutton.com\/\">Covert shores<\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/41888\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51621\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/41905\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/51632\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/42200\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: MARINE MILITARI PERIODO: XX-XXI SECOLO AREA: SUBACQUEA parole chiave: mezzi trasportatori RUSSIA In Unione Sovietica il concetto moderno dell&#8217;impiego di forze speciali subacquee, integrate nelle Brigate Navali Spetsnaz, si svilupp\u00f2 negli anni \u201950 ovvero in piena guerra fredda. 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